Terrorismo
Il terrore torna in Kashmir: attacco con almeno 25 morti
Un attacco terroristico nella regione indiana del Jammu e Kashmir ha causato la morte di almeno 25 persone e il ferimento di altre 20.
L’ attacco è avvenuto nella prateria di Baisaran, una popolare meta turistica a circa 6 km dalla città di Pahalgam. Testimoni oculari hanno riferito che gli aggressori, armati di carabine M4 e AK-47, hanno aperto il fuoco a distanza ravvicinata contro i turisti impegnati in attività come picnic e passeggiate sui pony.
Tra le 25 vittime finora segnalate, 24 turisti indiani provenienti da diversi stati. Tra le vittime confermate c’è anche un cittadino nepalese. Tra i feriti figurano persone provenienti da Gujarat, Tamil Nadu e Maharashtra. L’ultimo grave attacco ai visitatori in Kashmir risale al giugno 2024, quando un autobus che trasportava pellegrini indù fu preso di mira dai terroristi, che precipitarono in un burrone e causarono la morte di nove persone e il ferimento di altre 33.
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Secondo quanto riferito, il Fronte della Resistenza, un gruppo militante affiliato al gruppo pakistano Lashkar-e-Taiba, attualmente al bando, ha rivendicato la responsabilità dell’ultimo attacco.
In Jammu e Kashmir si sta osservando un blocco totale delle attività per protesta. Si tratta della prima protesta del genere nella valle del Kashmir contro un attacco terroristico in 35 anni.
J&K Lockdown: Crowds of Travellers Were Held at Pahalgam Checkpoint on Tuesday as Security Forces Responded to Terror
Footage shows armed soldiers guarding roads & patrolling the surrounding areas in armoured vehicles, while medics rushed victims to a hospital in Anantnag. https://t.co/5JGiJDPYT8 pic.twitter.com/UBHJYuAaBY
— RT_India (@RT_India_news) April 23, 2025
In seguito all’incidente, una squadra di polizia, insieme all’esercito e alle forze paramilitari, è giunta rapidamente sul posto per evacuare i turisti e avviare un’operazione di ricerca per rintracciare i militanti responsabili.
Si tratta del primo attacco ai turisti nella regione quest’anno. L’ultimo episodio del genere si è verificato a maggio dello scorso anno, sempre a Pahalgam, quando due turisti sono rimasti feriti in un attacco di militanti.
Il primo ministro indiano Narendra Modi e altri funzionari hanno condannato l’attacco. «I responsabili di questo atto atroce saranno processati… non saranno risparmiati», ha dichiarato Modi su X. «Il loro piano malvagio non avrà mai successo. La nostra determinazione a combattere il terrorismo è incrollabile e diventerà ancora più forte».
Parlando mercoledì a Nuova Delhi, il Ministro della Difesa indiano Rajnath Sing ha dichiarato: «voglio assicurare ai miei connazionali che il governo adotterà tutte le misure necessarie. Non solo raggiungeremo gli autori di questo atto, ma anche i responsabili dietro le quinte… Gli imputati riceveranno presto una risposta forte e chiara, voglio assicurare il Paese».
L’incidente segna uno degli attacchi più mortali nella regione dopo l’attentato di Pulwama del 2019, che uccise 40 soldati indiani. In risposta, Nuova Delhi ha condotto un «attacco chirurgico» contro il gruppo terroristico a Balakot, in Pakistan. Più tardi, nel 2019, Islamabad ha declassato le sue relazioni con Nuova Delhi dopo che il governo federale guidato da Modi ha revocato lo status speciale della regione.
L’attacco ai turisti nei pressi di Pahalgam ha anche suscitato parallelismi con il massacro di Chittisinghpura avvenuto 25 anni fa.
Alcuni esperti e analisti della sicurezza hanno messo in dubbio la tempistica dell’attacco, che ha coinciso con la visita in corso del vicepresidente statunitense J.D. Vance in India e con la visita di Stato del primo ministro indiano Narendra Modi in Arabia Saudita.
Entrambi gli incidenti sono avvenuti durante visite di alti dignitari statunitensi: l’ultimo attacco è avvenuto durante il viaggio in India del vicepresidente statunitense JD Vance, mentre il massacro di Chittisinghpura del 1998 si è verificato durante una visita dell’allora presidente statunitense Bill Clinton.
Analogamente, nel novembre 2010, secondo quanto riportato, le truppe indiane uccisero almeno sei persone sospettate di aver pianificato atti di violenza pochi giorni prima del viaggio nel Paese dell’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama.
Come riportato da Renovatio 21, sei mesi fa soldati indiani erano stati uccisi in un’imboscata vicino al confine pakistano.
Pakistan e India sono potenze atomiche. La questione del Kashmir mai è stata risolta e si presenta, secondo alcuni osservatori, come possibile innesco di scontro termonucleare. A inizio anno i due Paesi erano finiti in una querelle riguardo ad un missile supersonico lanciato dalle forze di Islamabad.
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L’India durante il 2024 è entrata nel piccolo gruppo di Paesi in grado di lanciare missili MIRV, ossia testate nucleari multiple consegnate con un unico missile balistico intercontinentale.
Come riportato da Renovatio 21, un soldato indiano era stato rapito ed assassinato mesi fa al confine col Pakistan.
Due mesi Nuova Delhi aveva dichiarato di aver sventato un tentativo di infiltrazione di terroristi in Kashmir. Il ministro della Difesa indiano Rajnath Sing ha dichiarato lo scorso mese che il Pakistan costituisce una «fabbrica del terrorismo».
Come riportato da Renovatio 21, India e Cina, altro Paese con cui ci sono stati scontri fra soldati al confine, avrebbero raggiunto un accordo.
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Immagine screenshot da Twitter
Terrorismo
Anche un arcivescovo faceva parte della delegazione europea attaccata dai coloni ebraici
«Hanno spinto a terra un sindaco francese che era con noi e hanno attaccato il veicolo del Console Generale belga. Hanno sfondato il finestrino dell’auto e ci hanno inseguito con i quad», ha raccontato, aggiungendo che se i coloni si sentissero autorizzati ad attaccare i diplomatici con le loro squadre di sicurezza, «immaginate come avrebbero trattato i palestinesi oggi se non ci fosse stata la presenza internazionale». Pouliot ha inoltre riferito che, nonostante la presenza sul campo di giornalisti, attivisti per la pace e missioni diplomatiche, «oggi a Taybeh si sono verificati diversi attacchi. Per citarne solo alcuni, un ragazzino è stato colpito alla testa da un colono e ha avuto bisogno di punti di sutura. Una bambina di sette anni è stata presa a calci e gettata a terra, e ripetutamente minacciata e intimidita». Inoltre, nella vicina Birzeit, terroristi israeliani hanno aggredito, picchiato selvaggiamente e ricoverato in ospedale la fotoreporter del Washington Post Heidi Levine. Il sindaco francese Bernard Baudoux, 78 anni, di Aulnoye-Aymeries, che si trovava a Taybeh per formalizzare un accordo di gemellaggio e partecipare alla vendemmia, ha confermato l’aggressione. Indossando la sua fascia cerimoniale tricolore francese, è stato preso a calci e picchiato con sbarre di ferro o di metallo prima di essere gettato a terra. «Sono arrivati tre veicoli. Diversi individui mascherati, armati di spranghe di metallo, sono scesi e si sono diretti verso di noi con estrema aggressività», ha dichiarato Baudoux. «Sono stato colpito con delle sbarre di metallo e preso a calci prima di essere gettato a terra». In seguito ha dichiarato all’AFP che la violenza dimostrava «la tolleranza del governo israeliano» e che «il mondo intero deve sapere cosa sta succedendo lì. Per quanto mi riguarda, tornerò nel mio Paese e tutto andrà bene. Chi continua a soffrire di più è chi si trova qui». Ha descritto gli aggressori come arrivati «completamente furiosi» e ha previsto che l’incidente sarebbe rimasto impunito. Secondo quanto riportato dal Guardian e da altre testate, si sarebbero verificati ulteriori feriti tra i civili durante gli stessi eventi: terroristi coloni israeliani avrebbero prima attaccato un gruppo di raccoglitori di olive sui pendii inferiori, rubando olive, prendendo a calci e aggredendo una donna palestinese settantenne e picchiando un uomo così violentemente da richiedergli sei punti di sutura per una ferita alla testa. Anche l’arcivescovo cattolico Vincent Dollmann di Cambrai, in Francia, che faceva parte della delegazione, e altri membri della delegazione sono stati minacciati. Circa sette uomini mascherati, alcuni armati di bastoni o spranghe e a bordo di quad o veicoli fuoristrada, hanno affrontato il convoglio, hanno chiesto i documenti d’identità, hanno lanciato pietre contro i veicoli e hanno infranto il finestrino di un’auto consolare belga. Il ministro degli Esteri belga Maxime Prevot ha condannato l’attacco, affermando: «I palestinesi affrontano questa violenza ogni giorno. I coloni prendono di mira anche i giornalisti che ne parlano e i diplomatici. La raccolta delle olive, il giornalismo o lo svolgimento di incarichi diplomatici non dovrebbero mai mettere nessuno a rischio di essere attaccato». Il ministro belga ha collegato la vicenda alla «politica di insediamento illegale» di Israele, ha affermato che, in quanto potenza occupante, le autorità israeliane devono proteggere i civili e i diplomatici, e ha dichiarato: «L’impunità per i coloni violenti deve finire. Il Belgio continuerà a fare pressione affinché l’UE adotti sanzioni contro i responsabili di questa violenza e coloro che li sostengono». Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha definito l’aggressione «oltraggiosa» e ha chiesto a Israele di reprimere questa «violenza criminale» dopo che Baudoux «è stato violentemente aggredito da coloni estremisti». «Le autorità israeliane devono arrestare i responsabili di questi atti ripugnanti e consegnarli alla giustizia. Devono porre fine con urgenza a questa violenza criminale e garantire la sicurezza delle popolazioni civili, come sono tenute a fare dal diritto internazionale», ha dichiarato.Armed Israeli settlers launch a violent assault on the Palestinian Christian village of Taybeh, in the occupied West Bank.
According to Palestinian writer Ihab Hassan, Israeli settlers are targeting visiting French and Belgian diplomats, smashing their vehicle windows with… pic.twitter.com/cEKSgEgZgE — The Cradle (@TheCradleMedia) October 17, 2026
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Terrorismo
Coloni israeliani armati picchiano e rapinano fotografo dell’agenzia France Presse
Coloni israeliani armati avrebbero picchiato e derubato un fotografo dell’AFP, identificato come giornalista, in Cisgiordania occupata. Sul posto c’erano una dozzina di soldati delle Forze di difesa israeliane, che, come spesso accade, non sono intervenuti.
Il fotografo palestinese Jaafar Ashtiyeh, 58 anni, è stato ricoverato dopo essere stato colpito più volte con il calcio di un fucile. L’aggressione è l’ultima di una serie crescente di attacchi ai giornalisti in Cisgiordania. Il Comitato per la protezione dei giornalisti ha documentato almeno 16 episodi che hanno coinvolto 35 giornalisti palestinesi, israeliani e internazionali solo nei primi otto mesi del 2026, già più dei 13 episodi e 25 giornalisti registrati in tutto il 2025.
L’attacco è avvenuto martedì vicino al villaggio di Aqraba, mentre Ashtiyeh e il collega dell’AFP John Wessels documentavano la raccolta delle olive. Secondo l’agenzia, i due hanno visto un soldato israeliano fermare un palestinese, poi un uomo su un quad si è avvicinato e ha aperto il fuoco. Un palestinese è stato colpito al piede e ricoverato, ha riferito la Mezzaluna Rossa Palestinese.
🚨🇵🇸🇮🇱 An AFP photographer was BEATEN with rifle butts while trying to get into a car marked “PRESS.”
Palestinian photographer Jaafar Ashtiyeh was BRUTALLY attacked by armed Israeli settlers while covering violence in the West Bank.
He suffered injuries to his head and torso…
— Mario Nawfal (@MarioNawfal) October 7, 2026
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Durante la raccolta annuale i coloni prendono spesso di mira gli agricoltori, si impossessano dei raccolti o li distruggono, insieme agli alberi, che per molte famiglie sono una fonte di reddito essenziale. Almeno altri sei uomini armati si sono poi scagliati contro i giornalisti sparando. Mentre Ashtiyeh cercava di salire su un veicolo chiaramente contrassegnato «Stampa», due uomini lo hanno placcato e colpito più volte con i calci dei fucili.
«Potevo sentire le sue urla», ha detto Wessels, a sua volta minacciato con una pistola mentre gli aggressori prendevano l’attrezzatura di Ashtiyeh. Il fotografo ha riportato contusioni alla testa e al torso. Secondo Wessels, una dozzina di soldati israeliani in assetto completo erano a circa 500 metri e non sono intervenuti. L’AFP ha chiesto un commento all’esercito.
«Condanniamo fermamente l’ennesimo grave attacco contro giornalisti che cercavano di documentare gli eventi in Cisgiordania e chiediamo un’indagine completa», ha detto Phil Chetwynd, direttore delle notizie globali dell’AFP. Ha definito «inaccettabile» che i giornalisti possano essere picchiati e derubati da coloni armati senza che le forze di sicurezza israeliane intervengano.
L’episodio si colloca in un’intensificazione delle violenze dei coloni contro i residenti locali: attacchi, furti e vandalismi sono segnalati quasi ogni giorno negli ultimi mesi. Secondo alcune fonti, coloni estremisti si sarebbero anche impossessati di oliveti palestinesi.
Chi documenta questi fatti finisce sempre più spesso coinvolto. Ad agosto coloni hanno attaccato una squadra di tre persone dell’AFP a est di Betlemme, lanciando pietre, colpendo un giornalista con un bastone e danneggiando il veicolo. Pochi giorni prima il giornalista di Haaretz Matan Golan e il fotografo Itay Rom erano stati aggrediti vicino a Qusra: secondo il Comitato, i coloni hanno circondato l’auto, uno ha preso a calci e sputato addosso a Golan, e i soldati vicini non sono intervenuti. Nemmeno chi lavora per i media israeliani è stato risparmiato.
All’inizio dell’anno giornalisti palestinesi sono stati picchiati, minacciati o costretti a lasciare il lavoro in altri incidenti; anche troupe di CNN, Reuters, Al Jazeera e Anadolu sono state affrontate o attaccate dai coloni.
Gli attacchi arrivano in un contesto già letale per la stampa. Secondo il CPJ, Israele è stato responsabile di 86 dei 129 giornalisti e operatori dei media uccisi nel mondo nel 2025, un record, circa due terzi del totale globale, in pratica allo Stato Ebraico va la maggior parte degli omicidi di membri della stampa su scala planetaria.
Come riportato da Renovatio 21, secondo calcoli Israele avrebbe ucciso il 75% di tutti i giornalisti morti nel 2023 mentre coprivano zone di conflitto.
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Nel conflitto sono stati assassinati vari giornalisti del network quatariota Al Jazeera, tra cui ucciso il giornalista Ismail al-Ghoul, che lo Stato Ebraico ha sostenuto essere un terrorista.
Come riportato da Renovatio 21, nel 2024 fa si era avuto il caso di cinque giornalisti uccisi a Gaza in un unico attacco.
Poche settimane prima, soldati israeliani avevano fatto irruzione negli uffici di Al Jazeera a Ramallah, in Cisgiordania. Il governo israeliano l’anno scorso aveva votato per chiudere il canale televisivo del Qatar. Tre anni fa vi fu lo scandalo del corteo funebre della celebre giornalista cristiana di Al Jazeera Shireen Abu Akleh attaccato dalla polizia israeliana.
Nel 2025 l’agenzia AFP che a Gaza i suoi giornalisti collaboratori stanno morendo di fame. Un’inchiesta del giornale britannico Guardian ha scoperto che l’esercito israeliano considererebbe legittimi obiettivi militari i media affiliati alla resistenza al genocidio di Gaza.
Anche la stampa israeliana potrebbe non essere lontana dagli obbiettivi politici attuali: mesi fa era emerso che il governo israeliano voleva sanzionare anche il più antico quotidiano del Paese, Haaretz.
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Terrorismo
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