Pensiero
I misteri del nuovo Yom Kippur. Cui prodest?
Il 6 ottobre 1973, cioè esattamente mezzo secolo fa, gli eserciti di Egitto e Siria attaccarono di sorpresa Israele, avanzando, nelle prime fasi della guerra, tra le difficoltà israeliane. La chiamano la guerra dello Yom Kippur, perché cadeva esattamente nella festività giudaica dell’espiazione.
Le truppe dello Stato ebraico riuscirono a passare alla controffensiva, ma in pochissimo tempo la guerra si spense con il cessate il fuoco chiesto da USA e URSS. Nessun vero avanzamento sul campo, per le parti in lotta, ma una cascata di caos per il resto del mondo, sconvolto dalla decisione dei Paesi arabi OPEC di aumentare il prezzo del petrolio per sostenere Il Cairo e Damasco. Gli effetti della crisi petrolifera si propagarono per tutto il decennio.
La scelta di Hamas di far partire l’operazione «Tempesta di al-Aqsa» nell’anniversario del Kippur potrebbe non essere casuale. Vi sono però molte differente: qui l’attacco non è perpetrato da uno Stato-Nazione, né da un esercito, ma da un’organizzazione ritenute «terrorista» da USA, UE etc. – pur con un sostegno straniero che è stato pure rivendicato da qualche portavoce.
A differenza del nuovo Kippur, l’incipit non è uno scontro militare, ma un massacro di civili con rapimenti di massa mai visti – un vero ratto collettivo, come solo avevamo letto nei libri di storia antica.
Tuttavia con la guerra del Kippur c’è una similitudine impressionante: anche stavolta, i vertici israeliani sono stati presi di sorpresa. Un po’ troppo, forse.
Sabato sera il New York Times iniziava il suo pezzo proprio con lo stupore riguardo il fallimento assoluto dell’Intelligence di Tel Aviv: il Mossad è uno dei più potenti e temuti servizi, molto ben finanziato, e, come noto, con infiltrati in tutti i gruppi nemici, pure ad alto livello – qualche anno fa emerse che gli israeliani avevano piazzato una spia vicino ai vertici di Hezbollah.
Possibile che si siano fatti prendere di sorpresa? La domanda rimbalza in rete, dove quantità di utenti con passato nell’esercito e nell’Intelligence militare israeliana dicono che una cosa del genere è impossibile. Una giovane dice di aver passato le notti sui sistemi di sorveglianza sul muro, e se passava un uccello, lo trovavi e ne discutevi con i superiori.
Sostieni Renovatio 21
Ora, l’infiltrazione più spettacolare l’hanno fatta con i parapendii motorizzati, di cui ora Hamas ha diffuso un video trionfalistico di alta qualità, girato presumibilmente nei giorni scorsi.
Nessuno che prevedesse la cosa? Nessuno che avesse sentore del più grande attacco in mezzo secolo?
Israele possiede la tremenda Unità 7200, probabilmente uno dei gruppi di hacker più potenti al mondo. Essa è preposta, sin dagli anni Settanta, alla sorveglianza elettronica delle comunicazioni nemiche. I malware spionistici per telefonini – i trojan più efficaci – derivano in genere da personale che è appartenuto all’Unità.
Nemmeno loro sapevano nulla? A quanto pare, no. Altrimenti ci saremmo risparmiati le centinaia di morti ai raid, le famiglie rapite, il cadavere della ragazza tedesca portata in parata per le strade di Gaza con la folla esaltata e «Allahu Akbar» a ripetizione, e pure gli sputi.
È un bel mistero. La catastrofe più grande è in agguato, e non la sai prevedere. Come Pearl Harbor, o, evento più consonante qui, l’11 settembre.
A questo punto, possiamo solo cercare di figurarci cosa può succedere d’ora in avanti. Così da cercare di rispondere a quella che è la domanda fondamentale, sempre: cui prodest? A chi giova?
Innanzitutto, va specificato che, per effetto di questo massacro, le proteste contro Netanyahu sono levate. Ricordate? Migliaia e migliaia di cittadini in protesta contro l’eterno premier per la sua riforma della giustizia, membri dell’esercito e pure del Mossad che si pronunciano contro Bibi, e strali lanciati su giornali internazionali dal filosofo del World Economic Forum Yuval Harari.
Ricordate e manifestazioni oceaniche? Ad una certa, avevano perfino assediato casa Netanyahu, tra tensioni e bandiere israeliane.
A noi sembrava in tutto e per tutto una rivoluzione colorata. Netanyahu non si è pigliato con Biden, questo si è capito. E, a dire il vero, neanche con l’altro grande motore delle colored revolutions, George Soros, che non sappiamo qui quanto c’entri, ma il cui odio per Bibi è notissimo, tanto che il giovane figlio del premier israeliano fa meme in rete in cui Soros comanda perfino gli alieni rettiliani – gli hanno dato, immantinente, dell’antisemita, ed è figlio di Netanyahu.
In questo momento il golpe colorato contro Netanyahu può dirsi bello che finito: se fanno massacri ai rave, che carneficina può divenire una marcia pubblica?
Aiuta Renovatio 21
Pensate a cosa parlerà nei prossimi mesi l’opinione pubblica israeliana: parlerà di riforme giudiziarie, o delle sorti delle famiglie rapite? Un dramma del genere non si sgonfia facilmente, se si pensa al caso dell’ambasciata USA a Teheran lo si comprende subito. E questo è molto peggio, perché sono persone rapite in casa, sono famiglie, donne e bambini, e una capacità di uccidere già espressa con chiarezza dal nemico.
Per cui, fine delle proteste. Adesso si pensa ad altro. Specie se il nemico ha dimostrato di essere così belluino, animato da una feralità è che emerge con forza dai video agghiaccianti.
Nessuno sa ora quale sarà la vera risposta di Tel Aviv. I raid aerei scattati immantinente sono in realtà pure reazioni pavloviane. Devastare Gaza, come promesso da Netanyahu è difficile se si considera il numero di ostaggi che Hamas si è portata via. A meno che non si intenda radere al suolo tutto, pronti ad accettare i «danni collaterali» degli ebrei uccisi.
Lo stallo quindi potrebbe protrarsi per mesi – anni. L’effetto politico immediato è la polarizzazione partitica, l’esclusione di ogni avvicinamento con la parte araba, e pure il rafforzamento di tecnologie si sorveglianza sempre più stringenti. Come noto, proprio di un uso eccessivo dei software di riconoscimento facciale Israele è stato accusato da Amnesty International.
Quei partiti che predicano la radicale separazione tra ebrei e non-ebrei – partiti che Netanyahu ha portato ora al potere – realizzano la loro agenda politica. Il ministro delle finanze Bezalel Smotrich a inizio anno aveva dichiarato che non esiste alcun popolo palestinese. Il ministro per la sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, che ad un certo punto aveva bandito le bandiere palestinesi in quanto «incoraggiano il terrorismo», trova conferma della sua ideologia: il suo partito deriva dal Kach, il dissolto partito politico fondato dal rabbino american Meir Kahane, che esigeva che tutti gli arabi lasciassero Eretz Israel, la Terra di Israele secondo gli ideali dell’estrema destra israeliana.
Si tratta di quelle fazioni che rivendicano lo sputo libero sui pellegrini cristiani, un tema caldo, assieme ad altri attacchi anticristiani e profanazioni, in questi mesi, ma che scomparirà in brevissimo tempo.
Questo per quanto riguarda l’interno dello Stato Ebraico.
Fuori di esso, il rivolgimento è ancora più contorto. Innanzitutto, l’amministrazione Biden – quella che forse stava sobillando le masse contro Netanyahu – è umiliata. Sotto la sua supervisione è avvenuto il più grande massacro di israeliani del XXI secolo; sotto il suo sguardo ecco che ti scoppia, ufficialmente, un’altra guerra.
Circola in rete un video della settimana scorsa in cui Jake Sullivan, il giovane clintoniano advisor per gli Esteri di Biden (a cui forse si deve il North Stream), dice che oggi il Medio Oriente è un posto più sicuro che mai. Eccerto. Si vede proprio.
Sullivan, e Biden con lui, sono colpiti nel momento in cui Washington stava aprendo all’Iran, «liberando» per Teheran 5 miliardi di dollari e scambiando ostaggi. Un ritorno all’accordo nucleare dei tempi di Obama, del quale si dice Sullivan fu l’architetto.
Come abbiamo visto, le accuse all’Iran come fiancheggiatore dell’attacco sono partite subito, dettagliate in un articolo del Wall Street Journal che cita fonti militari americane e israeliane, ovviamente non felicissime dell’operato di Biden. Da Teheran prima sono arrivate congratulazioni ad Hamas per l’attacco, poi una smentita riguardo gli aiuti nella preparazione.
Sia come sia, gli accordi per la rinuclearizzazione dell’Iran ora andranno in stallo: ecco un’altra bella conseguenza immediata su cui riflettere. L’incubo di Netanyahu dell’Iran atomico, quello per il quale si presentò all’ONU con una bomba disegnata su una lavagna, si allontana un pochino – e sai che sospiro di sollievo per chi, non dichiarate, ha qualche centinaia di testate atomiche, magari a Dimona, nel deserto meridionale di Israele.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
A chi giova un altro spezzone della guerra mondiale? Non bastava l’Ucraina, il Nagorno, l’Africa Occidentale, il Kosovo?
È difficile dirlo con esattezza. Sia gli USA che la Russia stanno alzando le mani in questo momento: un altro casino forse non vogliono trovarsi a risolvere. Eppure, la situazione potrebbe precipitare: si continua a parlare degli Hezbollah che potrebbero attaccare da Nord.
La Siria, che da mesi e mesi è oggetto di raid israeliani – persino di giorno, persino in piena città, persino appena dopo il terremoto – starà a guardare, giusto? Perché alla Siria (che è tornata nella Lega Araba…) è connessa, lì sì, la Russia, che ricordiamo è pure un Paesi di enorme influenza in Israele, visto che il 15% della popolazione è russofona. Gli USA la guerra ad Assad la farebbero subito, ma Mosca si muoverebbe mai a combattere attivamente Israele? Negli ultimi tempi abbiamo visto solo condanne a parole e poco altro.
E allora, è tutta una filiera per tirare dentro l’Iran, e organizzare un’altra enorme guerra in Medio Oriente? Potete solo, se volete, speculare.
Di certo c’è che il pattern dello shock petrolifero ce lo abbiamo anche stavolta. L’Arabia Saudita, che pochi giorni fa aveva dichiarato di voler «normalizzare» ufficialmente i rapporti con Israele come hanno fatto gli altri Paesi arabi degli Accordi di Abramo, ora ritira tutto.
Gli effetti sui prezzi petroliferi sono già stati ipotizzati, e vanno letti all’interno del quadro più ampio della crisi energetica, che era iniziata – tenetelo sempre a mente – prima della guerra ucraina, e che abbiamo pagato sulla nostra pelle con le bollette impazzite.
Sostieni Renovatio 21
Chi è dietro a questo massacro vuole affondare ancora di più l’Occidente nello shock petrolifero, di modo da deindustrializzare completamente il suo tessuto produttivo e piegare definitivamente la sua popolazione, lasciandola in stato di povertà ineludibile?
Non è impossibile pensarlo, se cerchiamo di rispondere davvero alla domanda più importante, cui prodest. Su queste pagine abbiamo già avuto modo di veder analizzata la correlazione tra gli shock petroliferi indotti e i piani per il controllo delle nascite.
C’è qualcosa che va detto riguardo allo spirito generale che sta animando la situazione – e lasciando perdere per il momento i discorsi sulle origini di Hamas, cioè dei Fratelli Musulmani, e i legami di questi con agenzie di Intelligence occidentali, etc.
Né Hamas né i partiti della zeloteria sionista in questo massacro perdono qualcosa – se il loro intento è l’annientamento dell’avversario, la sua distruzione pura e semplice. Israele non deve esistere, dicono gli uni, gli arabi non devono stare in Israele, sostengono gli altri. Non c’è compromesso possibile, quindi non c’è più politica: c’è solo la volontà di devastazione, l’impulso di morte.
È la Necrocultura che si fa geopolitica: solo il sacrificio umano dell’altro, non assimilabile, si dà come via da seguire. Si deve, quindi, aumentare la morte, la distruzione, i programmi di annientamento.
Non è diverso per chi appartiene a gruppi di decisori che stanno molto più in alto dei personaggi arabi ed israeliani di questa storia. Ve lo stano dicendo da mo’: siete troppi, consumate troppo, andate ridotti, controllati, cancellati, scioccati, braccati, assetati, pervertiti, sterminati. Andate sacrificati.
A chi giova, allora? Giova ai signori della morte. E quindi riguarda, anche e soprattutto, voi stessi, e la vostra prole.
Roberto Dal Bosco
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Pensiero
«Cattolico» e omofemminista, l’ultimo prodotto delle cucine del potere britannico
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Ambiente
Morti di caldo, morti di inciviltà
Conosciamo tutti la lagna goscista, che da oltreoceano si spande anche da noi, limitando le libertà degli europei e degli italiani: la libera vendita delle armi, dice il grillo parlante progressista con tutti i suoi giornaloni e propalatori decerebrati salariati, genera stragi. Eccerto.
È ovvio, no? Se permetti al cittadino di comprarsi pistole e fucili, magari per difendersi dall’anarco-tirannia migratoria, magari per difendersi da lupi ed orsi reimmessi nel suo balcone di casa dallo Stato moderno, magari addirittura, sia mai, per impedire – come saggiamente prevedevano gli estensori della Costituzione USA – da un governo perverso e totalitario installatosi al potere (Tommaso Jefferson: «Quando il popolo ha paura del governo, c’è tirannia. Quando il governo ha paura del popolo, c’è libertà»), stai decisamente preparando la strada ad ecatombi indiscriminate, di quelle che si leggono nelle cronache.
Le quali cronache, il lettore di Renovatio 21 lo sa, sono ricche di tanti dettagli (beh, un po’ meno recentemente che gli assissinii di massa sono perpetrati spesso da ragazzini trans et similia), tranne che quelli che riguardano gli psicofarmaci che, gratta gratta, al fine si scopre che tutti gli stragisti armati ingollano ad abundantiam.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Ecco che i partiti «democratici» con i loro Soloni intellettuali (cioè, indirettamente o direttamente impiegati statali, per lo più) ci snocciolano le cifre: vi sarebbero, dicono le statistiche degli enti anti-armi, ben 30.000 decessi per armi da fuoco, ma nel calderone ci buttano suicidi, omicidi e incidenti, cioè anomalie di sistema che non riguardano il cittadino medio, che però va privato dei suoi mezzi di difesa.
Insistono: vi sono ben 13 decessi ogni 100.000 abitanti, pensate, ma meglio non dire che la percentuale più alta dei decessi totali da arma da fuoco negli Stati Uniti è storicamente riconducibile ad atti di autolesionismo e suicidio, due fenomeni, guarda guarda, intimamente legati al consumo massivo di psicofarmaci di cui sopra.
Ebbene, sarebbe il caso di tirare fuori ora un’altra statistica, secondo noi assai significativa: quella dei morti di caldo in Europa.
Diamo i numeri: nel 2024 le morti stimate legate al caldo sarebbero state 62.800, nel 2023 50.800, nel 2022 ben 67.900. Le persone over 75 e le donne sono le più colpite. Due terzi circa dei decessi avvengono nell’Europa meridionale. L’Italia è costantemente il Paese con il numero assoluto più alto (oltre 19.000 nel 2024), seguita da Spagna e Germania.
Secondo dati Bloomberg, la situazione 2026, ovviamente in via di abissale aggiornamento in questi giorni di canicola estrema in tutto il Vecchio Continente, vedono oltre 25.000 morti legate al caldo dall’inizio dell’anno, 11.900 nella sola Germania da aprile). Le statistiche EuroMOMO (ve lo ricordate? L’ente statistico per le euromorti da cui piluccavano per le nostre analisi piccanti durante tempesta delle menzogne vaccinali COVID e relativi malori) dicono di diecine di migliai di morti in eccesso durante l’ondata di calore di fine giugno, con 10.000-14.000 decessi in più nella settimana di picco – e figuriamoci ora.
In sintesi numerica: negli ultimi anni si parla di 50.000–70.000 morti per caldo ogni estate in Europa, con l’Italia spesso in testa per numero assoluto.
In sintesi sociopolitica: il caldo uccide in Europa più di quanto uccidano le armi da fuoco in America. Parliamo, praticamente, di multipli: il calore da noi ammazza molta, molta più gente della supposta emergenza della libera circolazione di pistole e fucili negli Stati Uniti.
Sostieni Renovatio 21
A questo punto, chiediamoci, cercando di uscire dalla cappa mentale del «Cambiamento Climatico» (prima lo chiamavano «Riscaldamento globale», poi dopo eventi come la conferenza sul Clima COP15 di Copenhagen, dove la neve bloccò gli aeroporti, hanno fischiettosamente cambiato nome e natura del fenomeno): perché la gente muore di caldo?
Risposta semplicissima: gli anziani, i deboli, tutti quanti stanno morendo in questi giorni lo fanno perché privi dell’aria condizionata. Non è più complicato di così: più condizionatori, più vita.
Rendiamoci conto, quindi, di quanto facile dovrebbe essere salvare le esistenze di questi cittadini. Realizziamo: basta un apparecchio, che non costa tanto più che quelli che il sistema sanitario passa a certi pazienti anziani, per evitare stragi di migliaia di persone.
Basta una piccola tecnologia per far vivere gli esseri umani, e l’uso e la diffusione di tale tecnologia dovrebbero essere, in una civiltà, un fatto scontato. Una civiltà è fatti di esseri umani, per cui la loro preservazione dovrebbe essere l’obiettivo primigenio di tutti i suoi sistemi.
Nessuno, tuttavia ci pensa. Il motivo è semplicissimo: viviamo una fase di decomposizione della civiltà, di inciviltà. Non può essere altrimenti: la civiltà invasa dalla Necrocultura diviene anti-civiltà, sistema volto all’eliminazione programmatica degli esseri umani.
Lo Stato moderno, che ha fatto della Necrocultura il suo sistema operativo, dà una mano. Per cui, pensare che esso possa riconoscere la semplice causa di questa strage e fornire la soluzione – che è a scaffale – è errato.
Politici, giornali sembrano ignorare la questione se non per lanciare le solite geremiadi sul Cambiamento Climatico, la nuova religione copiata da quella cattolica – al posto di Dio abbiamo la dea Gaia, al posto del peccato abbiamo l’impronta carbonica, distribuita perfino come peccato originale, e al posto dell’espiazione abbiamo la riduzione delle attività degli uomini se non la loro eliminazione – , che nell’animo vacuo di qualche gonzo panciafichista con stipendio parastatale ha magari pure attecchito.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
I condizionatori sono maledetti: consumano tanto solo per dare benessere fisico agli esseri umani che, secondo il culto climatico globale, devono invece espiare, soffrire, morire.
Anche fuori dalla civiltà tecnologica del refrigerio le cose vanno male: se volete andare al fiume che solca la vostra provincia è facile che le forze dell’ordine vi multino, con la motivazione per cui l’acqua è inquinata o perché la balneazione lì è vietata punto e basta. Altri specchi d’acqua (laghetti, torrenti, idroscali) sono pieni di immigrati che anarcotirannicamente se ne fottono dei richiami e continuano a prodursi in grigliatine e talvolta in qualche atto di violenza.
Voi dite, le piscine pubbliche: come no, abbiamo visto come – fenomeno rilevabile in tutta Europa – esse siano oramai ostaggio di bande di giovinastri immigrati, con molestie di ragazzine che ciclicamente riempiono le pagine dei giornali e generano improbabili racconti della stampa locale su improbabili provvedimenti anti-bulli, cioè anti-maranza, che i gestori sono ora spinti, riluttantemente, ad adottare.
Tema importante quello delle piscine, perché interseca, con evidenza, quello del servizio pubblico vitale. Esse dovrebbero essere infatti potenziate ed espanse, ne andrebbero costruite di nuove, visto il benefizio fisico che ne trae la popolazione morente, senza contare come, per tutto l’anno, il nuoto («lo sport più completo», dice l’insopportabile luogo comune) garantisca salute a tantissimi.
E invece, assistiamo ad una contrazione nel settore: nella mia città c’era una piscina zonale che offriva, oltre alle vasche sportive, anche uno spazio spiaggesco estivo, con scivoli e acqua bassa, per la felicità dei bambini e dei genitori. Il luogo era divenuto famoso perché era lì che aveva cominciato a nuotare Thomas (cioè, Tommaso) Ceccon, loquace olimpionico medaglia d’oro alle drammatiche Olimpiadi di Parigi, della cui organizzazione egli giustamente si lamentò molto, arrivando a dormire in istrada perché, appunto, l’Olympiade macroniana ambientalmente corretta non considerava bene i condizionatori per gli atleti (ne abbiamo scritto su Renovatio 21: queste crudeltà, come quella di farli nuotare nelle acque fecali della Senna, costituiscono una bella riedizione delle angherie ai ragazzini delle 120 giornate di Sodoma dell’eroe rivoluzionario francese marchese De Sade).
Oggi questa piscina non esiste più: il bando del comune per la gestione è andato deserto. L’amministrazione potrebbe quindi scaricare la colpa ai privati che si tirano indietro. La realtà è che l’intero progetto, vista l’importanza letteralmente vitale, andrebbe preso in mano dallo Stato punto e basta – ma lo Stato moderno, lo sappiamo, non ha come fine il vostro benessere. Per cui, ecco che un danno non irrilevante, sociale e biologico, viene portato al tessuto umano locale, e l’anticiviltà dei morti di caldo nemmeno immagina che dovrebbe porvi rimedio.
Ripenso con rabbia alle illuminanti parole di Mario Draghi, che il 6 aprile 2022, a poche settimane dallo scoppio della guerra ucraina che ha privato l’Italia dell’energia russa a basso costo, ebbe il coraggio di chiedere oscenamente in conferenza stampa «Preferiamo la pace o il condizionatore acceso?»
Aiuta Renovatio 21
Ma di cosa stava parlando l’eurodrago, forse il peggiore premier mai avuto dal Paese? Stava dicendo che rifiutando il gas russo – e quindi la capacità di alimentare i condizionatori che non fanno morire la gente – avremo avuto la pace? Chissà se ora capisce quanto vacue e avventate sono le sue parole: abbiamo rifiutato il gas russo, mandando in malora l’intera economia manifatturiera italiana ed europea, e uccidendo di conseguenza un po’ di deboli, e abbiamo avuto che cosa?
Abbiamo avuto la realizzazione di un scenario di conflitto ancora più estremo, dove si parla con sempre maggiore tranquillità di guerra atomica tra Mosca e l’Europa.
C’è quindi una cifra geopolitica, anzi metapolitica, nell’Europa morta di caldo. Essa respinge la Russia (che è considerabile, come detto anche da Putin, uno Stato-civiltà) in quanto civiltà che ancora ha interesse a difendere la prosperità dei suoi esseri umani, al punto di andare in guerra per difendere i russofoni del Donbass. L’Europa della Cultura della morte no, non può concepirlo, nemmeno se si tratta dell’aria condizionata.
La realtà è che probabilmente, dai partiti non solo di sinistra alle stanze degli eurobottoni, lo Stato moderno vuole che moriate anche di caldo.
E ogni goccia di sudore che vi riga il corpo è una lacrima della nostra Civiltà cristiana che muore.
Roberto Dal Bosco
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Pensiero
Maldini, povera Italia
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Gender1 settimana faMons. Viganò: la chiesa sinodale ha l’ordine di normalizzare la sodomia. E ricorda Don Milani…
-



Arte6 giorni faPatti Smith avrebbe dato in adozione sua figlia con la promessa che non fosse cresciuta cattolica. Ora è accolta dal papa
-



Gender2 settimane faMons. Viganò: una lobby di pervertiti incistata nel corpo ecclesiale vuole legittimare la sodomia anche nel Clero
-



Immigrazione1 settimana faL’invasione è incontrovertibile. Immagini da Ceuta
-



Ambiente1 settimana faLa Xylella come prova generale del COVID. Intervista al professor Luca Marini
-



Salute1 settimana faI malori della 31ª settimana 2026
-



Animali2 settimane faLe orche di Gibilterra affondano una barca dopo averne attaccate altre tre: tra quanto cominceranno ad uccidere?
-



Epidemie6 giorni faMons. Viganò: Vaticano complice di Fauci










