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Animali

Le belve in terrazza. Per il sacrificio umano totemico

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Abbiamo visto la forte presenza degli orsi in Trentino. Magari potete finirci pure contro in auto senza dovervi nemmeno avventurare nei boschi come successo pochi giorni fa a Villa Lagarina, a pochi chilometri da Rovereto nord. 

 

Del resto a Calliano, ridente comune della stessa valle, già nel 2020 un signore si è ritrovato l’orso sul balcone: i plantigradi sono spesso ottimi arrampicatori. Quindi, con buona pace dell’idiozia animalista per cui è sempre l’uomo a importunare l’animale entrando di proposito o per sbaglio nel suo habitat naturale, gli orsi ci vengono a cercare nelle nostre case, nella nostra quotidianità, nel luogo dei nostri affetti.

 

E fossero solo gli orsi. La continua e pervasiva presenza del lupo non più solo in zone pedemontane, montane o boschive è senza precedenti.

 

Nessuno, pastori compresi, si sarebbe aspettato che i lupi potessero sferrare i loro attacchi a Valeggio sul Mincio, in piena campagna veronese, ai confini col mantovano, come accaduto qualche giorno fa o a pochi passi da Verona sud mentre nei paesi del Garda li si può ormai incontrare per strada

 

Non c’è da stupirsi, è ciò che fanno i «grandi carnivori» e i nostri nonni o forse bisnonni e antenati lo sapevano bene tant’è che fino a qualche decennio fa difficilmente un lupo avrebbe osato avvicinarsi ad un centro abitato anche per non rimetterci la pellaccia

 

Ora la musica è cambiata e chiunque, anche uscendo per andare a bere un bicchiere e giocare una mano di briscola all’osteria, può trovarsi davanti ad una belva in cerca per l’appunto di carne.

 

E così l’inquietudine e la paura serpeggiano tra trentini, veneti e non solo, tra gli escursionisti, gli appassionati di montagna, gli amanti delle passeggiate col cane, i cicloturisti della domenica.

 

Sembra dunque che, ai predatori bipedi che percorrono senza sosta grandi e piccoli centri urbani liberati dei governi europei ad assediarci ci siano pure le belve e vere e proprie, un pensiero che ci eravamo lasciati alle spalle da anni o addirittura da secoli.

 

La paura, il terrore, l’insicurezza diffusa fanno parte di una strategia di cui si è già parlato su Renovatio 21 che attiene al principio massonico dell’«Ordo ab Chao». Non ci deve essere pace e tranquillità nemmeno nei luoghi dell’escursione in montagna o della gita fuori porta. 

 

Ma ci sono altri elementi di cui si è parlato in più occasioni, tra cui il ritorno del paganesimo e del sacrificio umano ad esso connaturato. 

 

Gli animali totemici del paganesimo euro-asiatico, l’orso e il lupo, sembrano diventati intoccabili come mostra anche la sentenza del Tar di Trento che ha accolto le istanze degli animalisti impedendo la soppressione dell’orsa responsabile della morte di Andrea Papi.

 

Secondo un interessante articolo apparso in rete – un articolo che non esita a parlare di sacrificio umano nel caso della morte del ragazzo trentino – di orsi ve ne sarebbero addirittura 200 nella sola Provincia Autonoma di Trento, un numero impressionante.

 

L’articolo pubblicato dal sito Ruralpini menziona anche la «sfacciata propaganda istituzionale, pagata dal contribuente» in una situazione che appare gravissima, e tuttora pericolosa per gli esseri umani.

 

Nel frattempo l’offensiva animalista continua con minacce, intimidazioni, proposte di boicottaggio di prodotti trentini e commenti emblematici sui social media come quello secondo cui la vita di un orso vale più di quella di mille uomini.

 

Si tratta dell’ennesimo tassello di quella Cultura della Morte che impera in ogni aspetto della vita quotidiana.

 

È un odio senza fine contro la vita umana che porta a desiderare un mondo distopico dominato dalle fiere in cui l’uomo diviene la preda, la vittima.

 

È una bestemmia contro la Creazione Divina che ha dato all’uomo la custodia della terra e dei suoi essere viventi da far fruttare per il proprio sostentamento senza che, ovviamente, ne abusi.

 

È un’assurdità che nega la realtà per cui è l’azione umana, instancabile e coerente con i ritmi della natura ad aver creato quei paesaggi e quegli equilibri tra uomo e ambiente in cui sono cresciuti i nostri nonni

 

I nostri benemeriti antenati non avrebbero esitato a difendere sé stessi e i loro cari da ogni tipo di belva, a due o a quattro zampe.

 

E noi, come ci vogliamo comportare?

 

 

 

 

Animali

Israele sta pianificando di utilizzare coccodrilli per i detenuti palestinesi

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Secondo alcune fonti, Israele avrebbe riclassificato i coccodrilli del Nilo come animali «da accudire», aprendo potenzialmente la strada al loro utilizzo come parte del sistema di sicurezza carceraria.

 

La controversa proposta di circondare le prigioni con fossati pieni di coccodrilli sarebbe stata avanzata alla fine dello scorso anno dal ministro della Sicurezza Nazionale di estrema destra Itamar Ben-Gvir, il quale sosteneva che i rettili avrebbero rafforzato la sicurezza e scoraggiato i tentativi di evasione. Il piano è stato inizialmente ritenuto legalmente irrealizzabile dall’Autorità israeliana per la natura e i parchi, poiché i coccodrilli del Nilo sono classificati come animali selvatici che possono essere tenuti solo in zoo e riserve naturali.

 

Secondo quanto riportato venerdì dai media israeliani, tale ostacolo legale sarebbe stato rimosso questa settimana, quando il ministro della Protezione Ambientale Idit Silman ha riclassificato il coccodrillo del Nilo come «animale selvatico da tenere in cattività». La nuova classificazione consente di detenere questi rettili in una gamma più ampia di strutture, potenzialmente anche nelle carceri.

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La nuova designazione sarebbe arrivata nonostante gli avvertimenti del consulente legale del ministero, il quale aveva comunicato a Silman che non aveva l’autorità di decidere unilateralmente sullo status dei coccodrilli e di gettare le basi per il loro trasferimento nelle carceri. Alcune settimane fa, Ben-Gvir e Silman avrebbero incontrato il consulente legale e la direttrice dell’Autorità per la Natura e i Parchi, Raya Soraki, facendo pressioni su di loro affinché accettassero il discutibile piano.

 

Secondo quanto riportato dai media israeliani, Ben-Gvir vorrebbe introdurre i rettili inizialmente nel carcere di Ketziot, un penitenziario nel sud di Israele che ospita principalmente detenuti palestinesi. Dopo la sua proposta, il Servizio Penitenziario Israeliano (IPS) l’ha esaminata e all’inizio di gennaio ha inviato degli agenti all’allevamento di coccodrilli di Hamat Gader per familiarizzare con i rettili.

 

Secondo quanto riferito, l’IPS ha accolto favorevolmente la proposta del ministro, considerando di optare per esemplari più piccoli, il cui costo si aggirerebbe intorno agli 8.000 dollari a capo, anziché per rettili più anziani che costerebbero circa 20.000 dollari.

 

«Si tratta di una somma relativamente modesta rispetto all’investimento in sicurezza necessario per un carcere, e i risultati sarebbero persino migliori», ha dichiarato all’epoca una fonte dell’IPS al quotidiano Maariv, aggiungendo che i piccoli rettili, «peraltro pericolosi», finirebbero per crescere all’interno del complesso carcerario.

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Il Crocodylus niloticus (coccodrillo del Nilo, o nilotico) non è il più grande loricato al mondo, primato che spetta al coccodrillo marino australiano(Crocodylus porosus), che può superare i 6 metri e i 1000 kg. Tuttavia, il niloticus è il più grande e temibile predatore d’acqua dolce dell’Africa, raggiungendo facilmente i 5-6 metri di lunghezza e un peso fino a 750 kg.

 

È tra i coccodrilli che mietono più vittime umane al mondo, con centinaia di morti all’anno in Africa. Esso possiede un morso devastante stimato intorno ai 16.460 newton.

 

L’idea di utilizzare i coccodrilli a guardia delle carceri sembra attingere dalle fantasie infantili di castelli circondati da fossati irti di loricati (e l’immancabile ponte levatoio) così come dall’idea, tutta trumpiana, di creare un’«Alligator Alcatraz», ossia un carcere per criminali immigrati nelle palludi floridiane, nota per la presenza dei grandi rettili assassini.

 

L’Alcatrazza alligatoresca era stata inaugurata nei primi giorni di luglio del 2025, ma ha tuttavia chiuso definitivamente i battenti nel giugno del 2026, quando le autorità federali e statali ne hanno disposto lo sgombero e il trasferimento dei detenuti

 

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Immagine di Kramthenik27 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International


 

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Animali

Orso ruba mazze da golf: non pensavamo gli piacesse questo sport orrendo

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Un orso ladro è stato recentemente colto in flagrante su un campo da golf nella Columbia Britannica, mentre si portava via una sacca piena di mazze.   Un video pubblicato domenica sul subreddit r/golf mostra un orso nero che raccoglie la sacca e si allontana con nonchalance, mentre il golfista esclama «Quelle sono le mie mazze, amico!» e un testimone intima «Rimettile a posto!».   L’incidente è avvenuto al Golden Eagle Golf Club di Pitt Meadows. L’orso trascina le mazze verso alcuni cespugli e alberi appena fuori dal campo, presumibilmente per cercarvi qualcosa da mangiare, dove un secondo orso lo attende impazientemente. Non è chiaro se i golfisti abbiano recuperato le loro mazze o se gli orsi si siano dedicati a un nuovo hobby.  

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Non avevamo un’idea sempre rosa del mondo degli orsi –  viste le aggressioni anche mortali compiute anche dalle nostri parti dove sono stati, al pari degli immigrati afroislamici, introdotti di peso dallo Stato autogenocida – tuttavia vedere un loro interesse per lo sport del golf ce le fa scadere quasi al livello delle orche assassine.   Renovatio 21 crede che il golf sia infatti uno sport che va disprezzato quasi quanto il curling. «Il golf è il sistema migliore per rovinare una bella passeggiata nei prati». Questa celebre affermazione, storicamente attribuita a Mark Twain ma nata nel panorama anglosassone nel secolo scorso, riassume l’essenza delle critiche culturali e ambientali rivolte a questo sport.   I danni fisici del golf sono molteplici. Un campo da golf standard richiede un quantitativo enorme di acqua giornaliero, aggravando il deficit idrico locale in tempi di siccità. A livello globale si destina più terra ai campi da golf rispetto a quella utilizzata per gli impianti di energia rinnovabile (eolica e solare). L’abbattimento della flora locale originaria e il trattamento chimico massiccio impoveriscono il suolo biologico nel lungo periodo. L’uso intensivo di pesticidi e diserbanti chimici per mantenere il prato perfetto può contaminare le falde acquifere sotterranee.   Sono tante le voci del passato che, fuor di questioni ambientalistiche, hanno denunziato la stupidità del golfo.   Lo scrittore britannico George Bernard Shaw ebbe a dire che «per giocare a golf non è necessario essere imbecilli. Però aiuta molto».   Per il celebre statista Winstone Churchill «il golf è un gioco il cui scopo è colpire una pallina molto piccola in una buca ancora più piccola, con armi singolarmente mal progettate per lo scopo».   Il golf è odioso sostanzialmente anche perché primigenio sport dell’oligarcato, con i suoi club costosissimi (che hanno fatto la fortuna rampicante di Donaldo Trump) e le orde di figli di papà di tutte le età che si trasmettono geneticamente, oltre che l’inutilità esistenziale e il parassistismo sociale di rentiers, anche le partecipazioni ai clubini con i loro campetti malefici.   Lo aveva detto, con più leggerezza rispetto a noi, Groucho Marx: «non mi sento bene: ho immediatamente bisogno di un dottore. Telefona al più vicino campo di golf».   Il lettore conosce cosa pensiamo dei medici su questa testata.  

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Bufalo imbufalito scaglia in cielo un povero turista

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Un turista è rimasto gravemente ferito dopo essere stato scaraventato in aria da un bisonte a circa due metri e mezzo di altezza nel Parco Nazionale di Yellowstone. L’attacco è stato ripreso in video dal fotografo Mike Macleod.

 

Le scioccanti immagini stanno facendo il giro della rete.

 

Vi si vede, in chiarezza, come il crimine sia premeditato: l’ungulato, che poco prima sembrava annoiarsi in disparte, si mette alla caccia del povero bipede bartbuto, facendolo volare per aria.

 

 

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Si tratta, con ogni evidenza, di un caso di bufalo imbufalito.

 

I bufali (specialmente il bufalo nero africano) sono animali territoriali molto aggressivi se minacciati, feriti o durante la stagione degli accoppiamenti. Causano circa 200 morti all’anno. Gli attacchi avvengono spesso durante battute di caccia o quando i turisti si avvicinano troppo alle mandrie.

 

Casi di violenza bufalina si sono registrati in ispecie in Sudafrica. Ad esempio, il caso del 2025 dove un cacciatore texano di 52 anni è stato incornato e ucciso da un enorme bufalo di 1.300 kg durante una battuta di caccia nel Limpopo. L’animale ha caricato dopo essere stato inseguito.

 

Si registrano spesso casi nei villaggi vicini alle riserve naturali. Ad esempio, a Nongoma (KwaZulu-Natal), un bufalo solitario ha terrorizzato la comunità locale attaccando e uccidendo una persona e ferendone altre.

 

Questi animali possono superare i 900 kg di peso e correre fino a 56 km/h. Grazie alla loro corporatura massiccia e alle corna affilate, sono considerati tra gli erbivori più pericolosi al mondo

 

Come noto al lettore di Renovatio 21, il titolo di belva vegetariana più violenta è da giocarsi con un’altra fiera assassina, l’ippopotamo, prima causa di morte per animale in Africa.

 

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