Geopolitica
Partita la guerra in Terra Santa
Senza che nessuno se ne accorgesse – stranamente – è partito un altro spezzone della guerra globale.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che il Paese è in guerra, nei suoi primi commenti dopo che il gruppo armato palestinese Hamas ha lanciato un grave attacco a sorpresa contro Israele sabato scorso.
«Cittadini di Israele, siamo in guerra. E vinceremo», ha detto Netanyahu in un discorso video. «Il nemico pagherà un prezzo mai visto prima», ha promesso, riferendosi ad Hamas.
Netanyahu ha promesso di «vendicarsi di questa giornata nera» e di devastare ogni sito utilizzato da Hamas in «rovine»: «tutti i luoghi in cui Hamas si nasconde e in cui opera, li trasformeremo in rovine», ha detto il premier. «Andatevene da lì adesso».
«L’Esercito ha dichiarato lo stato di guerra», ha detto in una dichiarazione video il portavoce capo delle forze di difesa israeliane, il contrammiraglio Daniel Hagari, ha affermato che Israele è in uno “stato di guerra” dopo l’attacco a sorpresa di Hamas di sabato mattina. «Siamo in uno stato di guerra».
«L’Esercito israeliano sta inondando l’area di truppe. Stiamo concentrando i combattimenti sul confine di Gaza», ha detto Hagari. «Abbiamo avviato una diffusa chiamata alle armi in tutte le parti. Anche l’aeronautica militare sta colpendo a Gaza».
NEW: Israel PM Benjamin Netanyahu tells Gaza residents to “GET OUT NOW” as he vows to use all IDF capabilities to destroy Hamas.
“We will win this war, but the price will be unbearably heavy. Hamas wants to murder us all,” Netanyahu said.
“Murdering children and mothers in… pic.twitter.com/jnyAeRklbf
— Collin Rugg (@CollinRugg) October 7, 2023
I militanti del gruppo islamico hanno lanciato razzi da Gaza nel sud e nel centro di Israele sabato mattina, ha detto l’Esercito. Secondo quanto riferito, almeno cinque persone sarebbero state uccise. «Hamas ha effettuato un’operazione combinata che prevedeva il lancio di razzi e infiltrazioni di terroristi nel territorio israeliano», ha affermato l’Esercito israeliao in una nota. L’esercito israeliano ha quindi avvertito che i terroristi si sono infiltrati in Israele da Gaza. Immagini video mostrerebbero combattimenti sulle strade.
Hamas terrorists seen clashing with Israeli forces in southern Israel. pic.twitter.com/uJWd07xpVO
— Emanuel (Mannie) Fabian (@manniefabian) October 7, 2023
Almeno 100 israeliani sarebbero stati uccisi, secondo l’israeliana N12 News, mentre «centinaia di terroristi sono stati eliminati» nel Sud di Israele e a Gaza. Il ministero della Sanità di Gaza ha riferito di 198 morti e oltre 1.600 feriti.
La televisione Al Jazeera ha mostrato una torre residenziale colpita da un attacco aereo mentre uno dei suoi giornalisti riferiva in diretta dalla scena nel centro di Gaza City.
Israeli jets level the Palestine Tower, one of the largest buildings in Gaza.
The tower had more than 100 apartments, plus offices of media outlets.
A clear war crime. pic.twitter.com/QN8g0jZJFQ
— Alan MacLeod (@AlanRMacLeod) October 7, 2023
Remember it’s not a warcrime when Israel and NATO allies do it#USA #EU #Britain #Palestine #Gaza pic.twitter.com/yCVa28Ga52
— K Boz (@KBoz3) October 8, 2023
Secondo il quotidiano Times of Israel, sono in corso scontri a fuoco dentro e intorno alle città di Kfar Aza, Sderot, Sufa, Nahal Oz, Magen, Be’eri e nella base militare di Re’im delle forze di difesa israeliane. Secondo quanto riportato, anche il capo della città di Sha’ar HaNegev, Ofir Liebstein, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco in uno scontro a fuoco con militanti di Hamas. «Ofir è stato ucciso mentre andava a difendere una città durante l’attacco terroristico», ha detto l’amministrazione locale.
Alcuni video non verificati caricati online durante la giornata mostrano presumibilmente un certo numero di soldati israeliani uccisi e catturati dai combattenti di Hamas. Ci sono anche filmati e foto sui social media di quello che sembra essere un carro armato israeliano – un Merkaba, di cui spesso si vantava l’imbattibilità – in fiamme e palestinesi che celebrano il sequestro di un veicolo militare Humvee di fabbricazione statunitense.
Palestinian fighter targeted an Israeli Merkava-4 tank with an Iranian-made RPG-7 near Gaza border, and tank's Trophy system failed to protect it. pic.twitter.com/0Zv6SpO1aC
— Iran Observer (@IranObserver0) October 8, 2023
Palestinian youth burning an Israeli tank#Israel #hamas #Lebanon#IronDome #Hamas #Gaza#SupportGaza #طوفان_الأقصى#فلسطين #Lebanonnews #Gaza #AlAqsaFlood #حماس #Hezbollah #arab #اسرائیل
#Israel #طوفان_القدس #FreePalestine pic.twitter.com/LYrTRF0m9U— M Ahmad ???? (@m_ahmad_ad1) October 8, 2023
Secondo il portavoce dell’esercito di Tel Aviv, da Gaza sono stati lanciati più di 2.200 razzi. Hamas ha affermato di aver utilizzato più di 5.000 missili solo nei primi 20 minuti del suo attacco. Le sirene dei razzi sono state udite in molti luoghi in tutto Israele, tra cui Gerusalemme, Tel Aviv, Beersheba e Ashkelon.
MOMENTS AGO: Hamas fired a barrage of rockets from Gaza into Tel Aviv.
Hamas is targeting civilians. Israel is targeting terrorists. That's the difference. pic.twitter.com/MRRfqyw2Nz
— Hananya Naftali (@HananyaNaftali) October 7, 2023
NEW VIDEO : Israel 's Iron Dome intercepting rockets coming from Gaza #Israel #Palestine #Hamas #طوفان_الأقصى #Palestinian #حماس pic.twitter.com/Rh6I9OyUec
— Hareem Shah (@_Hareem_Shah) October 8, 2023
La reazione immediata è stata una pioggia di attacchi aerei su Gaza. L’esercito dello Stato Ebraico ha affermato di aver condotto decine di raid aerei israeliani per colpire obiettivi di Hamas a Gaza.
I palestinesi avrebbero quindi rapito un grande numero di cittadini israeliani.
Un portavoce di Hamas, Khaled Qadomi, ha detto che l’incursione del gruppo è stata una rappresaglia per decenni di «atrocità». «Vogliamo che la comunità internazionale fermi le atrocità a Gaza, contro il popolo palestinese e contro i nostri luoghi santi come Al-Aqsa», ha detto Qadomi ad Al Jazeera.
«Tutte queste cose sono la ragione per cui è iniziata questa battaglia». Qadomi ha aggiunto che i soldati e i civili israeliani presi prigionieri «non sono ostaggi» ma «prigionieri di guerra».
«Abbiamo un gran numero di prigionieri israeliani, tra cui alti ufficiali», ha detto sabato ad Al Jazeera il vice capo di Hamas Saleh al-Arouri, aggiungendo che i prigionieri saranno usati come leva per forzare il rilascio dei palestinesi incarcerati in Israele: «per quanto riguarda i nostri prigionieri, dico, la vostra libertà incombe. Ciò che abbiamo in mano ti vedrà liberato. Più a lungo continuano i combattimenti, maggiore sarà il numero dei prigionieri».
Secondo una stima del gruppo di attivisti Addameer, quasi 5.200 palestinesi sono attualmente detenuti nelle carceri e nei centri di detenzione israeliani.
Lo scoppio della guerra ha portato la reazione di tante Nazioni del pianeta.
Un certo numero di stati arabi hanno chiesto «moderazione» e una riduzione della violenza dopo il lancio del più grande attacco degli ultimi anni sul territorio israeliano sabato mattina presto.
Il Qatar, uno Stato del Golfo che non ha relazioni diplomatiche con Israele (ma sono riportati molti contatti in via riservata), ha rilasciato sabato una dichiarazione tramite il suo ministero degli Esteri in cui afferma che la responsabilità ultima dell’operazione cosiddetta «Tempesta Al-Aqsa» condotta da Hamas ricade sugli israeliani. governo. Doha ha aggiunto nella sua dichiarazione il desiderio che entrambe le parti in conflitto diano prova di moderazione, e ha invitato la comunità internazionale a garantire che Israele non utilizzi l’evento come scusa per una risposta «sproporzionata» contro i palestinesi a Gaza.
Anche l’Arabia Saudita, un altro stato che attualmente non ha legami formali con Israele, ha rilasciato una dichiarazione su Twitter in cui afferma che sta «seguendo da vicino gli sviluppi senza precedenti» tra «fazioni palestinesi e forze di occupazione israeliane». Il ministero degli Esteri saudita ha inoltre affermato di aver ripetutamente «messo in guardia dai pericoli» che potrebbero verificarsi «come risultato della continua occupazione» e della «privazione del popolo palestinese dei suoi diritti legittimi».
Nelle ultime settimane, sia la leadership dell’Arabia Saudita che quella di Israele hanno segnalato il desiderio di normalizzare le relazioni, con gli Stati Uniti che stanno negoziando attivamente i dettagli. All’inizio di questa settimana, Hamas ha espresso la sua «incrollabile posizione di rifiuto di ogni forma di normalizzazione e di contatto con l’occupazione israeliana».
In Turchia, il cui il governo si dice abbia relazioni forti con Hamas – organizzazione nata dai Fratelli Musulmani – vi sono state manifestazioni di massa a favore della Palestina, con tanto di richieste di mandare soldati turchi a Gaza.
Massive crowds gathered in Istanbul last night, chanting:
"send Turkish soldiers to Gaza!”
Long Live Palestine pic.twitter.com/CFe19TjwFX
— Jannat amin khan (@jannataminkhan) October 8, 2023
BREAKING: This is Istanbul right now. They have gathered to celebrate the atrocities to Israel. ????????????????#Hamas #Palestine #Palestinian #IronDome #Gaza #TelAviv pic.twitter.com/5NkUWfqcwB
— Libs Fails ???????? (@LibsFails) October 7, 2023
Un alto consigliere della guida suprema iraniana Ali Khamenei ha offerto le sue «congratulazioni» ai militanti palestinesi che sabato hanno lanciato un attacco a sorpresa sul territorio israeliano, secondo l’organizzazione giornalistica semi-ufficiale iraniana ISNA. «Ci congratuliamo con i combattenti palestinesi», ha detto il maggiore generale Yahya Rahim Safavi, secondo la fonte di notizie, promettendo che Teheran «rimarrà al loro fianco fino alla liberazione della Palestina e della Santa Gerusalemme».
Celebrations are taking place in Palestine Square in Tehran, Iran ????????
Women and children were KILLED in cold blood and yet they celebrate like this ????We Indians Stand With Israel ???????? ????????#IsraelUnderAttack #Israel #Gaza #Palestine #Hamaspic.twitter.com/t1mxdfJyvb
— Aanchal (@SweetLilQueen) October 8, 2023
Intervenendo sabato nella capitale iraniana Teheran alla sesta Conferenza internazionale sulla solidarietà con i bambini e gli adolescenti palestinesi, Safavi ha anche affermato che «sosteniamo l’operazione Tempesta di Al-Aqsa».
Il Pakistan ha chiesto la fine immediata dello spargimento di sangue tra i militanti di Hamas e Israele, scoppiato sabato mattina. Allo stesso tempo, alti funzionari pakistani hanno condannato Israele per la «brutalizzazione» dei palestinesi. «Siamo preoccupati per il costo umano dell’escalation della situazione», ha affermato in una nota il ministero degli Esteri di Islamabad, sottolineando come il Pakistan abbia «coerentemente» chiesto una soluzione a due Stati per Israele e Palestina. «Uno Stato di Palestina vitale, sovrano e contiguo dovrebbe essere istituito sulla base dei confini precedenti al 1967», ha affermato il ministero. Il presidente pakistano Arif Alvi ha chiesto «un cessate il fuoco immediato». Tuttavia, oggi ha scritto su Twitter che la pace non potrebbe essere raggiunta «senza la condanna dell’usurpazione e della brutalizzazione dei diritti e del popolo palestinese da parte di Israele». Il presidente ha quindi accusato lo Stato Ebraico della «continua annessione di terre».
Si segnalano anche le reazioni delle comunità musulmane in Europa. Immagini di festa arrivano per esempio da Londra e da Toronto, in Canada.
Muslims in London celebrate the atrocities in Israel. #Israel #Hamas #Palestine #Palestinian #IronDome #Gaza #TelAviv pic.twitter.com/0rySuFpge8
— Paul Golding (@GoldingBF) October 7, 2023
This is not Gaza or Palestine, this is Toronto Canada #Israel #hamas #Lebanon#IronDome #Hamas #Gaza#SupportGaza #طوفان_الأقصى#فلسطين #Lebanonnews #Gaza #AlAqsaFlood #حماس #Hezbollah #arab #اسرائیل
#Israel #طوفان_القدس #FreePalestine pic.twitter.com/fsu279MK2e— Palestine Times ???? (@Palestine_time) October 8, 2023
Russia e Ucraina, coinvolte in un grave conflitto da più di un anno e mezzo, hanno reagito all’escalation delle ostilità tra Israele e Hamas in modo diverso.
Sabato il viceministro degli Esteri russo Mikhail Bogdanov ha esortato entrambe le parti in conflitto a cessare immediatamente le ostilità. La posizione della Russia sull’ultima escalation israelo-palestinese è stata ulteriormente delineata dalla portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, che ha rilasciato una dichiarazione speciale sulla questione.
«Chiediamo alle parti palestinese e israeliana un cessate il fuoco immediato, la rinuncia alla violenza, l’esercizio della necessaria moderazione e l’avvio, con l’assistenza della comunità internazionale, di un processo negoziale volto a stabilire un accordo globale, duraturo e tanto atteso pace in Medio Oriente», ha detto la Zakharova. L’escalation nella regione è l’ennesima manifestazione del «ciclo chiuso di violenza», ha osservato il portavoce, aggiungendo che la Russia ritiene che il conflitto che dura da 75 anni non possa essere risolto con mezzi militari. La riacutizzazione è «il risultato di un cronico mancato rispetto delle pertinenti risoluzioni dell’ONU e del Consiglio di Sicurezza», nonché di un deragliamento del processo di pace da parte dell’Occidente collettivo, ha spiegato Zakharova.
Nel frattempo, Kiev ha proclamato il suo pieno sostegno a Israele, denunciando Hamas come «terrorista».
«L’Ucraina condanna fermamente gli attacchi terroristici in corso contro Israele, compresi gli attacchi missilistici contro la popolazione civile a Gerusalemme e Tel Aviv. Esprimiamo il nostro sostegno a Israele nel suo diritto di difendere se stesso e il suo popolo», ha scritto il ministro degli Esteri ucraino su Twitter.
Questa posizione è stata amplificata dal presidente ucraino Zelens’kyj, che si è rivolto a Telegram per esortare «il mondo intero» a sostenere Israele nella sua lotta contro i palestinesi. «Rapporti orribili da Israele. Le mie condoglianze a tutti coloro la cui famiglia e i cui amici sono morti nell’attacco terroristico… Il diritto alla difesa di Israele è fuori ogni dubbio», ha affermato Zelens’kyj.
Secondo l’ex presidente russo Dmitrij Medvedev, la politica estera statunitense è in parte responsabile dell’ultima violenta fiammata tra Israele e palestinesi. Il funzionario, attualmente vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, ha affermato che Washington avrebbe dovuto incanalare le proprie energie per garantire una pace duratura in Medio Oriente, ma ha scelto invece di concentrarsi sull’Ucraina.
Commentando l’escalation di sabato tra Israele e il gruppo militante Hamas di Gaza, Medvedev ha scritto sul suo canale Telegram che questi eventi erano prevedibili. «Questo è ciò che Washington e i suoi alleati avrebbero dovuto affrontare», ha spiegato, aggiungendo che il conflitto israelo-palestinese dura da decenni e gli Stati Uniti sono «un attore chiave». Secondo Medvedev, invece, «questi idioti sono entrati nella nostra regione e aiutano attivamente i neonazisti, mettendo l’uno contro l’altro due popoli vicini». L’ex presidente ha concluso il suo discorso con il pensiero che «apparentemente solo una guerra civile sul territorio degli Stati Uniti» potrebbe aiutare a sedare «la passione maniacale dell’America di accendere conflitti in tutto il pianeta».
Va segnalato anche il quotidiano tedesco Bild, che è parso voler collegare il compleanno del presidente russo Vladimir Putin all’inizio dell’escalation di sabato tra Hamas e Israele. Il bizzarro collegamento è stato fatto dal quotidiano in un editoriale filo-israeliano, scritto da Marion Horn, presidente della redazione della Bild, e intitolato «Niente più soldi tedeschi per questi barbari!» «Questo vile attacco arriva nel giorno del compleanno di Putin e 50 anni dopo l’inizio della guerra dello Yom Kippur, lanciata dai vicini arabi di Israele con l’obiettivo di distruggere Israele», si legge nell’editoriale.
Come sia possibile che gli israeliani si siano fatti sorprendere da un simile attacco – che ricorda da vicino la dinamica dello scoppio della guerra del Yom Kippur, di cui si celebra il 50° anniversario – rimane un mistero. Ci interrogheremo su di esso in un altro articolo.
Geopolitica
Lavrov: l’Europa ha perso l’occasione di mediare nel conflitto ucraino
I Paesi europei hanno più volte disatteso gli accordi volti a risolvere il conflitto tra Russia e Ucraina, compromettendo così la loro credibilità come potenziali garanti di pace. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergejy Lavrov.
Mosca aveva già dichiarato che i funzionari europei non avrebbero preso parte ai prossimi colloqui di pace mediati dagli Stati Uniti ad Abu Dhabi.
Nel corso di una conferenza stampa a margine del vertice del G20 ad Atlanta, in Georgia, venerdì, Lavrov ha dichiarato che «gli europei vogliono inserirsi nel processo negoziale».
«Ciò che conta non è quello che vogliono gli europei, ma il valore aggiunto che possono effettivamente apportare».
Lavrov ha accusato i governi europei di non aver rispettato gli accordi volti a risolvere la crisi, a cominciare da quello del febbraio 2014 tra l’allora presidente ucraino Viktor Yanukovich e i leader dell’opposizione. Francia, Germania e Polonia contribuirono a mediare l’accordo, che avrebbe dovuto porre fine a mesi di proteste e scontri mortali a Kiev. Yanukovich fu deposto poco dopo, un evento che, secondo Mosca, spinse la Crimea a separarsi dall’Ucraina e ad unirsi alla Russia, scatenando al contempo una rivolta nel Donbass, regione a maggioranza russofona.
Secondo Lavrov, Francia e Germania non sono riuscite a garantire che l’Ucraina attuasse le riforme politiche e concedesse uno status speciale al Donbass in base agli accordi di Minsk del 2014-2015, che avevano contribuito a negoziare.
La presenza di Lavrov al vertice del G20 negli Stati Uniti ha suscitato l’ira dei diplomatici europei, molti dei quali avrebbero minacciato di boicottare la foto di gruppo. Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul si era opposto a essere fotografato accanto a Lavrov, ma alla fine è stato immortalato nella stessa foto.
Lavrov è arrivato ad Atlanta, in Georgia, venerdì per l’incontro di due giorni che precede il vertice dei leader del G20 previsto per metà dicembre in Florida.
Il presidente statunitense Donald Trump ha espresso la speranza che il presidente russo Vladimir Putin partecipi al vertice, sebbene Mosca non abbia ancora deciso se accettare l’invito, stando a quanto riferito dal Cremlino.
La presenza di Lavrov alla riunione ministeriale si è rivelata particolarmente controversa per diverse delegazioni europee, che si sono opposte alla decisione di Washington di invitare funzionari russi.
«Non ci sarà nessuna foto di gruppo che ritragga i nostri partner europei insieme al signor Lavrov», ha dichiarato il Wadephul ai giornalisti, insistendo sul fatto che «dobbiamo evitare di inviare segnali visivi sbagliati».
Secondo diverse fonti mediatiche, il Segretario di Stato americano Marco Rubio avrebbe infine rinunciato alla tradizionale foto di gruppo dopo che i ministri degli esteri europei si sarebbero rifiutati di posare accanto a Lavrov e avrebbero minacciato di abbandonare la sala. Tuttavia, il ministro tedesco non è riuscito a evitare di apparire nella stessa inquadratura del suo omologo russo.
Una fotografia della prima sessione plenaria del G20, pubblicata venerdì su X dal corrispondente di DW Benjamin Alvarez, mostra Wadephul che lancia un’occhiata di sottecchi a Lavrov. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha colto al volo l’occasione, suggerendo in un post su Telegram che i giornalisti occidentali avessero ignorato le obiezioni del diplomatico tedesco fotografando i due ministri insieme. La Zakharova ha inoltre sottolineato che il Wadephullo stesso aveva richiesto un incontro dell’ultimo minuto con Lavrov a margine dell’81ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite appena un mese prima.
L’incontro è stato il primo tra i due dall’escalation del conflitto in Ucraina nel 2022. Lavrov ha poi definito la discussione deludente, affermando che la sua controparte tedesca si è limitata a ripetere le solite posizioni anti-russe di Berlino.
La controversia di Atlanta fa seguito alle precedenti obiezioni europee alla decisione di Washington di ripristinare la partecipazione della Russia ai vertici del G20. Quando il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov ha partecipato ai colloqui del G20 alla fine di agosto, diventando il primo ministro delle Finanze russo a farlo dal 2022, Trump ha difeso l’approccio della sua amministrazione.
«Ci piace andare d’accordo con tutti. Uno dei motivi del mio successo è che vado d’accordo con tutti», disse all’epoca il presidente degli Stati Uniti.
Lavrov ha partecipato per l’ultima volta a una riunione ministeriale del G20 nel settembre 2025, a margine dell’80ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Nonostante gli sforzi occidentali per isolare diplomaticamente Mosca, ha mantenuto un’agenda internazionale fitta di impegni, tra cui visite ufficiali in diversi paesi africani e asiatici.
L’ultimo incontro si svolge inoltre in vista del quarto round di negoziati trilaterali mediati dagli Stati Uniti, che coinvolgeranno Russia, Ucraina e Stati Uniti e che dovrebbe tenersi il mese prossimo.
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Yuri Ushakov, collaboratore del Cremlino, ha dichiarato mercoledì che i rappresentanti europei saranno esclusi dai colloqui, nonostante i loro sforzi per ottenere un posto al tavolo negoziale.
L’ex cancelliera tedesca Angela Merkel e l’ex presidente francese François Hollande hanno riconosciuto, in interviste separate rilasciate nel dicembre 2022, che gli accordi avevano dato all’Ucraina il tempo di rafforzare le proprie forze armate. Mosca ha citato le loro dichiarazioni come prova del fatto che i governi occidentali non avevano mai avuto intenzione di attuare gli accordi in buona fede.
Lavrov ha anche citato il vertice di Parigi del dicembre 2019, dove i leader di Russia, Ucraina, Francia e Germania hanno ribadito il loro impegno ad attuare gli accordi di Minsk. Il processo diplomatico, tuttavia, non è riuscito a produrre una soluzione duratura.
«Negli ultimi 12 anni hanno avuto più che sufficienti opportunità. Con i loro fatti, hanno dimostrato che il loro curriculum non può essere ignorato la prossima volta che cercheranno di agire come ‘garanti’», ha affermato Lavrov.
Le sue dichiarazioni sono seguite a una rara conversazione telefonica avvenuta martedì tra il presidente russo Vladimir Putin, il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Store. La telefonata di 90 minuti, incentrata sul conflitto in Ucraina e sui prossimi negoziati di pace, ha suscitato critiche da parte di diversi leader europei. La prima ministra danese Mette Frederiksen ha affermato che l’iniziativa non era stata coordinata con gli altri paesi europei; il primo ministro svedese Ulf Kristersson ha dichiarato di non essere stato informato in anticipo.
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Putin ha accolto con favore il contatto, descrivendolo come un passo verso l’instaurazione di «una sorta di dialogo costruttivo».
Lavrov ha partecipato alla riunione dei ministri degli Esteri del G20 ad Atlanta su invito degli Stati Uniti, nonostante le obiezioni di alcuni governi europei alla partecipazione della Russia. Anche il presidente statunitense Donald Trump ha invitato Putin al vertice dei leader del G20 previsto per dicembre a Miami.
L’opposizione europea alla partecipazione della Russia è stata evidente venerdì, quando la tradizionale foto di gruppo del G20 è stata annullata dopo che diversi diplomatici europei si sono opposti a posare accanto a Lavrov.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
Geopolitica
Rubio: Trump non ha ancora deciso se effettuare nuovi attacchi contro l’Iran
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Geopolitica
Putin racconta la telefonata con i vertici di Finlandia e Norvegia
Il presidente russo Vladimiro Putin ha dichiarato di aver accolto con favore la rara telefonata dei leader di Finlandia e Norvegia, aggiungendo che Mosca ha sempre sostenuto gli sforzi per normalizzare le relazioni con i Paesi europei. Lo riporta la stampa russa.
Il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Store hanno parlato con Putin martedì, rompendo con la prassi consolidata tra i leader europei di evitare contatti diretti con Mosca dall’escalation del conflitto in Ucraina nel febbraio 2022. L’iniziativa ha suscitato critiche da parte della prima ministra danese Mette Frederiksen, che ne ha messo in dubbio l’efficacia e ha affermato che non era coordinata con i partner europei.
In una conferenza stampa al Cremlino giovedì, Putin ha affermato di accogliere con favore il dialogo con i Paesi occidentali, nonostante il loro sostegno militare all’Ucraina e le sanzioni imposte alla Russia.
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«Credo che sia stata la cosa giusta da fare. Dopotutto, in Europa ci sono persone che, a differenza di altre, non vogliono infliggere una “sconfitta strategica” alla Russia, ma desiderano invece instaurare una sorta di dialogo costruttivo», ha affermato, aggiungendo che la Russia sosterrà «qualsiasi iniziativa volta a ripristinare relazioni complete e a pieno titolo» con i paesi europei, sia attraverso l’UE che su base bilaterale.
Putin ha ribadito che la Russia non cerca un conflitto più ampio con l’UE o la NATO. «Non vogliamo alcuna guerra con l’Europa. Se alcuni di loro la desiderano, che si preparino. Ma non hanno raggiunto il loro obiettivo di infliggere una ‘sconfitta strategica’ alla Russia, ed è improbabile che ciò sia possibile entro il 2030», ha affermato.
«E se le cose dovessero spingersi troppo oltre, non ci sarebbero vincitori. Che nessuno lo dimentichi».
I leader di Norvegia e Finlandia hanno dichiarato di voler trasmettere messaggi direttamente a Putin «riguardo ai futuri negoziati per contribuire a porre fine alla guerra», in vista dei colloqui tra Russia e Ucraina mediati dagli Stati Uniti, che dovrebbero tenersi ad Abu Dhabi a breve. Hanno descritto la conversazione come un seguito al loro incontro con il leader ucraino Volodymyr Zelens’kyj a Oslo il 20 ottobre.
La Norvegia e il Cremlino hanno contestato un articolo del Financial Times secondo cui Putin avrebbe trascorso gran parte della telefonata a impartire lezioni ai suoi interlocutori sulla storia russa e slava.
Stubb ha coltivato uno stretto rapporto con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, con il quale ha discusso frequentemente del conflitto in Ucraina, guadagnandosi il soprannome di «uomo che sussurra a Trump» da parte dei media.
Il leader finlandese ha ricordato la lunga esperienza del suo Paese nei rapporti con la Russia. La Finlandia condivide un confine di 1.340 chilometri con il suo vicino orientale e ha mantenuto relazioni pacifiche, seppur a volte tese, con Mosca durante tutta la Guerra Fredda.
La telefonata è giunta in un clima di crescente tensione tra Kiev e Washington, dopo che Trump ha revocato le sanzioni sulle esportazioni di diesel russo e successivamente ha sospeso ulteriori restrizioni a seguito del rifiuto di Zelensky di interrompere gli scioperi nelle raffinerie di petrolio russe, che Trump ha indicato come causa dell’impennata dei prezzi del carburante.
Mosca ha accusato i leader europei di sabotare i colloqui di pace con l’Ucraina previsti per il 2022 e di cercare di minare gli sforzi in corso di Trump per raggiungere un accordo.
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Immagine di President of Russia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0)
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