Pensiero
L’equazione del collasso
Albert Hirschman era, a suo tempo, un economista famoso. La sua specialità era l’economia dello sviluppo. Tuttavia, Hirschman passerà alla storia per un lavoro del 1970 che parla di qualcosa che sviluppo non è: Exit, Voice and Loyalty: Response to Decline in Firm, Organizations, and States, tradotto in italiano da Il Mulino come Lealtà, defezione, protesta. Rimedi alla crisi delle imprese, dei partiti e dello Stato.
Il libro di Hirschmann fu il primo a descrivere in modo dettagliato come le organizzazioni rispondono al declino.
Nel modello proposto dallo studio, le persone reagiscono alla decadenza patente dell’istituzione in cui operano in tre modi diversi.
Il primo modo, è, semplicemente, andarsene – quella che lo studioso chiama opzione Exit, tradotta in italiano come «defezione».
Il secondo tipo di reazione è lamentarsi e cercare di ottenere un cambiamento nel contesto – Hirschman chiama questa possibilità Voice, o «protesta».
La terza modalità è la continuazione nella obbedienza all’istituzione, perché c’è ancora fede nella causa e si ha l’ambizione di migliorare quello che non va – nel gergo del saggio, Loyalty.
Da economista, Hirschman spiega che le tre componenti sono dosate a seconda del loro costo. In pratica, è possibile comprendere il collasso di un sistema sociale a partire da semplici equazioni.
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Facciamo degli esempi: se si è un investitore in un’azienda che si considera gestita male, si può tranquillamente vendere le proprie quote e investire in altro – ecco l’Exit, parola usata anche in termini finanziari per il disinvestimento. A meno che non vi sia un contesto particolare, l’azionista può scegliere di andarsene senza grandi costi, e non è quindi motivato a partecipare alla vita della società.
Diverso è il caso per un dipendente dell’azienda, che condivide l’opinione per cui l’azienda non è diretta in modo adeguato: per qualcuno che da quell’istituzione tira lo stipendio che consente la sopravvivenza sua e della famiglia (i bambini vanno nutriti, vestiti, mandati a scuola), il costo di uscita è straordinariamente alto. Ecco che il lavoratore quindi si trova ad optare per l’opzione Voice, il coinvolgimento critico: le proteste parasindacali, in teoria, almeno in origine, rappresentavano proprio questo caso.
Nel terzo caso, quello della Loyalty, della lealtà, semplicemente le cose vanno avanti come prima, perché il declino viene interpretato come un fenomeno superficiale, quindi transitorio, che non intacca la dimensione ideale della propria appartenenza all’organizzazione. La squadra può perdere dieci partite di fila, ma il tifoso continua ad andare allo stadio, perché la sua lealtà va al di là delle contingenze di una stagione. Qui paradossalmente, il costo per uscire è praticamente nullo, eppure, a livello psicologico, altissimo: perché la convinzione è qualcosa che definisce il carattere profondo della persona.
È chiaro da subito che quella della lealtà è una categoria complessa, e potente. Di fatto, la lealtà è richiesta, per legge, dallo Stato stesso (che comprende il reato di tradimento) e perfino all’interno di un matrimonio civile – con l’esclusione degli omosessuali che, nelle unioni civili introdotte con la Cirinnà, non hanno obbligo di fedeltà (quindi, sì, si potrebbe dire che tecnicamente godono di un diritto in più rispetto agli eterosessuali, ma non ditelo al generale Vannacci).
La Loyalty, l’obbedienza, interviene in realtà come ingrediente anche nelle altre opzioni.
L’opzione Voice, la protesta, è più efficace quando l’Exit è possibile, ma non tropo facile da conseguire. Tuttavia, per generare l’opposizione, giocoforza si ha bisogno di una qualche quantità di lealtà.
Se non c’è lealtà e l’uscita è impossibile, quello che avviene è che la gente soffre in silenzio – per decenni. È il caso dei Paesi comunisti e della repressione totale, dove più nessuno ha un briciolo di lealtà verso un governo disfunzionale e tirannico, ma al contempo teme la violenza dello Stato e non riesce ad immaginare come attraversare il filo spinato per fuggire. Al di fuori della storia dei totalitarismi, non è sbagliato pensare che tante esistenze siano incasellabili in questo modo, e la nostra personale e non scientifica idea è che, prima che il vaccino creasse il turbocancro, gran parte degli eventi oncologici potrebbero essere legati a tale disperazione soffocata per anni.
Vi è anche il caso in cui la lealtà è totale. In quel caso, nessuno, o quasi, dà voce all’opposizione. I primi anni dei totalitarismi europei, dove i dittatori avevano indici di gradimento spaventosi, cadono in questa fattispecie. Pur ricorrendo alla repressione violenta, i totalitarismi potevano soffocare le proteste semplicemente sommergendole con manifestazioni massive di fede nello Stato e nel partito.
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In pratica, è possibile misurare la prossimità al collasso di una società osservando queste variabili. Il collasso ha un’equazione, che è spesso pienamente visibile.
Quando, dopo il muro, l’URSS cominciò a crollare, la corruzione dilagò in tutto l’enorme Paese, e in modo sempre più evidente. È qui che nascono gli oligarchi, che si comprano – da funzionari corrotti che li svendono – immensi gruppi energetici o industriali, magari utilizzando i danari occidentali: si dice che Khodorkovskij, l’oligarca anti-Putin liberato da questi poco prima delle Olimpiadi di Sochi, fosse spalleggiato dai Rothschild, verso uno dei quali fece pure testamento prima di essere messo in galera nel 2004.
Non solo: i costi di Exit per l’élite sovietica erano bassissimi. Chi poteva, mandava i capitali accumulati all’estero. Davanti alla distruzione dell’URSS vari politici avevano vie di fuga evidenti: Eltsin da presidente del Soviet Supremo poté diventare Presidente della Federazione Russa; il ministro degli Esteri Eduard Shevarnadze avrebbe avuto la presidenza della Georgia divenuta indipendente.
L’opzione della protesta, Voice, fu quella a Mikhail Gorbachev, che, pur corteggiato in tutti i modi in Occidente dove era assurto a celebrità bonaria, scelse di rimanere nel Partito Comunista dell’Unione Sovietica. Di fatto, nel collasso dell’URSS, la sua posizione fu quella perdente.
Restava dentro lo Stato russo, tuttavia, una base di funzionari che mantenevano un senso di lealtà, se non all’URSS, alla patria russa, cioè allo Stato senza il quale non era possibile per loro vivere. Vengono chiamati i siloviki, gli uomini della «forza» («sila»), cioè gli agenti degli apparati di sicurezza e di Intelligence come il KGB e il GRU. Chiaramente, l’esempio più noto di questo tipo, è Vladimir Putin.
Putin stette per qualche tempo al gioco degli oligarchi, e poi agì ripristinando il primato della politica sulla corruzione, che magari non è sparita, ma è sottomessa al potere (un esempio: un oligarca che, per un piccolo incidente stradale, insultò, senza saperlo, la figlia e il genero di Putin, ebbe a pentirsene).
Il risultato fu spettacolare: le pensioni aumentarono anche di sette volte, gli stipendi ancora oggi fanno impressione agli ucraini (quando la Crimea venne riannessa, gli insegnanti, si disse, videro triplicati i loro stipendi). La lealtà dei russi verso Putin e lo Stato russo stesso divenne un fatto statistico inoppugnabile.
Il collasso era stata fermato.
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Nella sua intervista con Oliver Stone, Putin descrive a sorpresa quello che dice essere un ingrediente base dello spirito russo, ossia l’incapacità di vivere al di fuori dell’istituzione che governa la Russia, sia esso l’impero dello Zar, l’Unione Sovietica o la Federazione dei nostri anni.
Di fatto, quello che suggerisce l’esempio russo è che la lealtà è l’unica possibilità di fermare il collasso di una società, di uno Stato, di una Civiltà.
La lealtà, il senso di appartenenza, l’obbedienza ad un principio che trascende la condizione visibile sono ciò che mantiene unito un gruppo umano – e lo fa prosperare.
Ora, bisogna guardare con franchezza a cosa sta accadendo qui, oggi, in Italia, in Europa, in Occidente.
Fateci caso: tutti i vostri politici hanno opzioni di Exit garantite: dai ministri e commissari e capi di partito che vengono assunti da Università straniere (perché?) al bestiario grillino che, vittima della regola autoinflitta del limite dei due mandati, si è ritrovato seduto comodamente in nuove ricche poltrone parastatali, abbiamo visto che di fatto a guidare la loro azione politica, più che la lealtà agli ideali (quali? Dove?) o agli elettori, è la preparazione, magari da parte di poteri noti, dell’uscita assicurata, stipendio d’oro e privilegi inclusi.
Considerate anche la seconda categoria: in realtà, più nessuno fa davvero opposizione. La riprova è l’attuale principale partito di governo italiano: in teoria, era all’opposizione ai tempi di vaccini, green pass etc., ma una volta salito al potere si è preso per ministro della Salute uno specialista del CTS che prima in teoria contestava, tanto per dire. Lo schiacciamento della Meloni su ogni tema sostenuto anche dal PD, dall’aborto all’Ucraina, parla del fatto che no, l’opposizione non esiste più.
O meglio, più nessuno dispone della voce per fare opposizione, anche da dentro al sistema. La censura totale a cui siamo stati sottoposti in questi anni su internet e su ogni altro mezzo d’informazione fa comprendere che il caso mediano, quello in cui si può uscire ma si rimane abbastanza leali da restare, non deve più esistere.
Hirschman chiamava la facoltà di protestare davanti al declino Voice, ma nel momento dove siete imbavagliati, perfino elettronicamente, parlare non è più possibile.
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Cosa resta quindi? Semplice: un mondo fatto di exit, cioè di una classe dirigente corrotta (oltre ai politici, pensate ai vari capitalisti nazionali che in Italia non hanno più alcuna sede, pur continuando a trarre profitto dal Paese) con sotto, senza filtro, una popolazione di beoti normaloidi che si bevono ancora, per lealtà, qualsiasi cosa: il successo del programma di vaccinazione in Italia sta tutto qui, nel fatto che la popolazione, senza voce né possibilità di vedere uscite possibile, è rimasta nella casella dell’obbedienza, sparandosi in tranquillità multiple dosi di sieri genici sperimentali.
Perché, di fatto, il costo per uscire dal sistema a quel punto lo avevano aumentato: se non volevi obbedire, ti mettevano alla fame, niente lavoro, niente vita sociale, stigma collettivo a go-go.
Renovatio 21 ha spesso chiamato l’insieme delle persone che bovinamente si sono fatte pascolare verso i campi dell’mRNA massa vaccina.
La realtà è che la massa vaccina è perfettamente funzionale, come torniamo a ripetere, alla ridefinizione del mondo in corso. Niente di intermedio deve esistere, tra l’élite e ciò che resta del popolo. Ecco perché è stata disintermediata la classe media, quella che è in grado di pensare e reagire, dando voce all’opposizione pur mantenendo la lealtà e l’incapacità davvero di uscire dal sistema (perché la casa paterna, perché la famiglia, la tradizione etc.)
La distruzione della classe media, economica e morale, è di fatto la censura di ogni voce in grado di reagire al sistema in via di caricamento.
Il collasso dell’Italia e dell’intero mondo occidentale parte da qui: dall’impoverimento di famiglie un tempo prospere, e dalla trasformazione, con l’immigrazione pro-anarco-tirannide, delle masse in accozzaglie tristi che, non avendo via di fuga, soffrono in silenzio.
Ognuna delle persone che ci stanno sopra può andarsene. Non vive nei quartieri sempre più infestati dalla mafia nigeriana, non tornerà mai a lavorare come voi se le cose dovessero andare male, e in caso arrivasse davvero il caos, hanno pronte magari case all’estero.
Messa così, potrebbe sembrare che la situazione sia disperata, non più recuperabile.
Forse a questa fenomenologia del declino di Hirschman manca una categoria: quella in cui la decadenza è arrestata, combattuta e vinta.
Lasciamo al lettore pensare come ciò possa avvenire. Noi abbiamo già detto troppo.
Roberto Dal Bosco
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Pensiero
Peter Thiel: Benedetto XVI «credeva di vivere negli ultimi tempi»
L’investitore miliardario Peter Thiel, che ha recentemente tenuto una serie di conferenze sull’anticristo a Roma, a due passi dal Vaticano, ha spiegato che il motivo principale per cui ha parlato pubblicamente dell’anticristo è «perché nessun altro ne parla», aggiungendo che, per gran parte della storia cristiana, sarebbe sembrato un chiaro segno del suo imminente arrivo (2Pietro 3, 3-4).
In un lungo saggio intitolato «Il papa e l’anticristo», pubblicato sulla prestigiosa testata cattolica statunitense First Things, Thiel afferma che papa Benedetto XVI credeva di vivere negli ultimi tempi.
Thiel ha introdotto il suo articolo per First Things, scritto in collaborazione con il Sam Wolfe, affermando: «Non spetta a me dire alla Chiesa che ora è», aggiungendo: «Benedetto lo ha già fatto».
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La fascinazione del magnate già socio di Elone Musk per le opinioni di papa Benedetto sull’anticristo e sulla fine dei tempi è sorprendente, considerando che è nato in una famiglia protestante (i genitori sono tedeschi immigrati in America, e sono religiosi, a quanto è dato di sapere) che ha accumulato un’enorme ricchezza – ha co-fondato PayPal, è stato uno dei primi investitori di Facebook e ora è a capo di Palantir – e che è anche omosessuale «sposato» con un uomo e con figli ottenuti via utero in affitto.
Pur non essendo cattolico, Thiel si è chiaramente immerso negli insegnamenti e nella storia della Chiesa cattolica ben oltre la media dei fedeli cattolici, nota LifeSite. È noto ai lettori di Renovatio 21, tuttavia, che egli sia stato discepolo diretto all’Università di Stanford del filosofo cattolico Réné Girard, di cui ha assimilato certamente la teoria del sacrificio così come quella della teoria mimetica, che sembra aver guidato la sua fortunatissima carriera di investitore in grado di discernere tra un investimento rilevante e uno fatto perché è desiderato anche da altri.
Nell’articolo su First Things Thiel ha espresso rammarico per il fatto che Benedetto XVI sia rimasto in silenzio sull’anticristo durante tutto il suo pontificato e abbia aspettato fino alle sue dimissioni per esprimere il suo parere. Come riportato da Renovatio 21, ciò non è del tutto vero.
Thiel ha osservato che solo quando il papa emerito è diventato anziano ha «iniziato a parlare con la chiarezza che fino ad allora aveva negato a tutti tranne che ai suoi lettori più intimi». In un’intervista del 2018 ha affermato che «la società moderna sta formulando un credo anticristiano e opporsi ad esso viene punito con la scomunica sociale. È naturale temere questo potere spirituale dell’anticristo e ha davvero bisogno dell’aiuto delle preghiere di un’intera diocesi e della Chiesa mondiale per resistergli».
Tre anni prima, inaspettatamente, il politico slovacco Vladimír Palko aveva ricevuto una lettera da Benedetto XVI che elogiava il suo libro Die Löwen Kommen («Arrivano i leoni»). La lettera includeva queste parole: «Vediamo come il potere dell’anticristo si stia espandendo e non possiamo che pregare che il Signore ci dia pastori forti che difendano la sua Chiesa in quest’ora di bisogno dal potere del male».
«Il cristiano sa che nulla dura per sempre, perché questo mondo ha un inizio e una fine. L’apocalisse, la rivelazione di tutti i segreti e la fine di tutte le interpretazioni, prima o poi arriverà», ha osservato Thiel a conclusione del suo avvincente saggio. «C’è un tempo e un luogo per l’esoterismo, il cui contrario è la rivelazione. Ma non in questioni che riguardano il destino del mondo e delle nostre anime. Perché quando il tempo stringe e l’ora è tarda, chi può sperare nella salvezza nella reticenza filosofica?»
Come riportato da Renovatio 21, a giugno il Festival di Vienna aveva revocato la prevista partecipazione di Thiel, a causa delle crescenti critiche da parte degli sponsor e del massiccio ritiro di altri partecipanti. Thiel avrebbe dovuto parlare di anticristo, tema che lo ossessione pubblicamente al punto da essere canzonato lungo un’intera stagione del popolarissimo cartone satirico americano South Park.
Palantir Founder Peter Thiel makes his first appearance on South Park, mocking his recent lectures in San Fransisco on the Antichrist pic.twitter.com/8leMiG4IBV
— HOT SPOT (@HotSpotHotSpot) October 16, 2025
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Due settimane fa il Thiel ha alzato il tiro sul papato dichiarando, ad un incontro elitario ad Aspen che papa Leone XIV «lavora per i comunisti cinesi».
Come riportato da Renovatio 21, in settimana è emerso che Thiel, in previsione di un collasso statunitense o mondiale, si è trasferito in Argentina.
Le tensioni tra il miliardario del settore tecnologico e il Vaticano non sono una novità. A marzo, il Thiel ha tenuto una serie di conferenze sull’Anticristo a Roma, a pochi isolati dalla Santa Sede, su invito. Le conferenze avrebbero innervosito il Vaticano e spinto due università cattoliche a dichiarare pubblicamente di non essere coinvolte nell’organizzazione degli eventi.
Thiel, cofondatore di Palantir e PayPal, è stato uno dei primi sostenitori del presidente Donald Trump nella Silicon Valley, contribuendo al lancio della carriera del vicepresidente JD Vance: Vance, convertito al cattolicesimo, lavorava presso Mithril Capital, una società di investimenti cofondata da Thiel, prima che quest’ultimo appoggiasse il suo ingresso in politica.
In realtà, a differenza di quanto creduto da Thiel, Ratzinger aveva esposto anche prima del suo ritiro idee precise, e complesse, sull’anticristo e sui tempi ultimi – e sul ruolo che avranno le macchine.
Come riportato da Renovatio 21, il 15 marzo 2000 il cardinale Joseph Ratzinger parlò a Palermo in un incontro con sacerdoti e seminaristi.
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«Nel loro orrore, [i campi di concentramento] hanno cancellato, cancellato volti e storia, nomi, cancellato persone. Hanno trasformato l’uomo in un numero, l’uomo non è che un numero, è un pezzo di un macchinario, l’uomo non è che un pezzo di un macchinario, di un ingranaggio, non è più che una funzione» aveva detto il futuro papa Benedetto.
«Ai nostri giorni non dovremmo dimenticare che queste mostruosità della storia hanno prefigurato il destino di un mondo che corre il rischio di adottare la stessa struttura dei campi di concentramento, se viene accettata la legge universale della macchina»
«Le macchine che sono state costruite impongono questa stessa legge, questa stessa legge che era adottata nei campi di concentramento. Secondo la logica della macchina, secondo i padroni della macchina, l’uomo deve essere interpretato da un computer, e questo è possibile solamente se l’uomo viene tradotto in numeri» aveva continuato colui che un lustro dopo sarebbe salito al Soglio di Pietro.
«La Bestia è un numero, e ci trasforma in numeri. Dio nostro Padre invece ha un nome, e chiama ciascuno di noi per nome. È una persona, e quando guarda ciascuno di noi vede una persona, una persona eterna, una persona amata». Ecco che, parlando della Bestia e di numeri Benedetto sembra avvicinarsi al pensiero di Thiel su anticristo e AI.
Mentre molti nel mondo cattolico esprimono fastidio per le riflessioni di Thiel, si tratta, come evidenti, di questioni che ora vanno poste senza esitazione. Perché l’apocalisse potrebbe essere davvero alle porte, e non possiamo confidare nella capacità di guida e di lotta di un Vaticano occupato da modernisti invertiti.
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Immagine di Gage Skidmore via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic
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Ecône e il vero ordine mondiale
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Le famiglie felici, diceva Leone Tolstoj, si assomigliano tutte. È la verità: il maschio, spesso giovane, è in giacca e cravatta, magari con un elegante cappello di paglia in testa, mentre i figli – in genere quattro o più – gli corrono biondissimi innanzi, sotto lo sguardo attento della madre, che, fasciata in un tipo di mise che qualcuno chiama lefebvrian-hippy-chic (cioè vestito leggero lungo con stampa, apparentemente spensierato e al contempo estremamente femminile, materno. Va anche aggiunto: le persone in sovrappeso sono pochissime. Persone con sguardo triste praticamente non ci sono.
È una pianta viva, vitale, sana, rigogliosa. La sua energia, moltiplicata a migliaia, è travolgente.
Ho passato buona parte delle sei ore di cerimonia di consacrazione a pochi metri dall’altare, dove avevano messo, invisibile a tutti, un gabbiotto per la stampa. Se dico «gabbiotto» è perché in effetti era una vera prigione per i giornalisti – sì, una razza infida: conveniamo – accreditati. In pratica si era a poche file di suore di distanza dall’altare, ma non si poteva uscire: se beccavano un giornalista sul prato, i ragazzotti bénévoles, frutto dell’esercito elvetico dove militano almeno 20 giorni l’anno, lo rimandavano indietro scortato.
«On se sent controllés», mi ha sussurrato sardonica la vecchia inviata del giornale ultragoscista e rothschildiano Libération. Ho realizzato, tuttavia, che con questa precisione logistica e di sorveglianza, se volessero fare un golpe in Vaticano potrebbero compierlo in trenta minuti netti.
La cerimonia è durata più di cinque ore. La precisione liturgica, la ricchezza di paramenti sacri, la potenza del canto gregoriano che risuonava in tutta la valle, erano solo alcuni degli elementi che rendevano questa cerimonia come la più impressionante mai vista. Un sacerdote della Fraternità mi ha raccontato che, tra i riti perduti con il Concilio, c’è proprio quello della consacrazione dei vescovi, che ora nella Chiesa modernista è liturgicamente corrotto.
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Il celebrante, monsignor De Gallareta (il vescovo più anziano rimasto degli ordinati da monsignor Lefebvre) stava consacrando l’ostia. Il cielo da qualche minuto era divenuto nerissimo, e pareva di essere dentro una nuvola scura, e del resto siamo praticamente in montagna.
Ecco che quando il vescovo abbassa l’ostia dopo averla consacrata un tuono squarcia l’aria. Il fragore è potentissimo, scuote le ossa delle migliaia di persone. La portata simbolica della scena, con il cielo che urla nel momento più sacro di questa messa così importante, è innegabile, si innesta direttamente nella mente di chiunque.
Io stesso, che ero inginocchiato come altri giornalisti nel gabbiotto-stampa, ricordo di aver tremato. Cosa sta succedendo?
In verità c’era chi stava messo peggio di me. Il tizio di una celeberrima agenzia stampa internazionale, che se ne stava seduto lì a fianco a gambe incrociate, si gira e mi guarda sconvolto: era in cerca, anche da uno sconosciuto, di una spiegazione a ciò che aveva appena vedute. Io, sempre genuflesso, mi sono limitato ad assentire in silenzio, beffardo ed anche soddisfatto, guardandolo di sottecchi per un attimo: «caro mio, benvenuto laddove il Cielo è qualcosa di concreto, e il Cielo reagisce alla Terra. Il Cielo e la Terra sono legati. Il Cielo e la Terra sono ordinati. Benvenuto nella realtà». Era il sottotitolo invisibile che, spero, abbia recepito.
A quel punto si è scatenata una tempesta immane. Pioggia a catinelle, che rimbalzava sul tendone principale e scendeva a cascate sulla sala stampa, obbligando quanti avevano telecamere e macchine fotografiche a spostarsi di colpo. Qualche giornalista fedele resta inginocchiato in mezzo all’acqua, come l’inviata di LifeSite che si inzuppa il gonnellone in maniera irreparabile.
La cerimonia doveva quindi prevedere la comunione per i 17.000 fedeli partecipanti, ma, con quel tempo avverso, non era possibile. Si è deciso così di procedere con un rosario, che parte cantato da preti, suore e masse di fedeli. Monsignor De Gallareta sta seduto sul trono, irradiando un misto di concentrazione e forza, una gravitas, come mai ho visto prima. «Ave Maria, grazia plena / dominus tecum…»Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/9HLHEUHqhy
— Renovatio 21 (@21_renovatio) July 17, 2026
Mi affaccio a guardare le migliaia di fedeli sul prato. Pochissimi sono andati a rifugiarsi nei tendoni preparati per il pranzo. La totalità è rimasta ferma dov’era, inginocchiata nel fango. I fedeli FSSPX non mollano la barca nella tempesta. Questo è il primo significato, direttamente evangelico, che viene alla mente guardando la scena. Esso spiega tutto, illustra tutto, riassume tutto. Dal Vangelo secondo Matteo (8, 23-27) «Entrato poi nella barca, lo seguirono i suoi discepoli. Ed ecco sollevarsi una tempesta tanto grande che la barca era coperta dalle onde; e siccome egli dormiva, i discepoli gli si accostarono e lo svegliarono, gridando: “Salvaci, o Signore, che siam perduti!”. Gesù disse loro: “Perchè temete, uomini di poca fede?”. E, alzatosi in piedi, comandò ai vènti e al mare, e subito si fece una gran calma. Del che meravigliati, tutti dicevano: “Chi è costui, al quale ubbidiscono anche i vènti e il mare?”». I fedeli della Fraternità hanno fede nei comandi di Gesù, e nella sua potenza reale.Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/xqKM7l2sEe
— Renovatio 21 (@21_renovatio) July 17, 2026
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«Quando si contemplano queste magnifiche cattedrali, si scorgono rappresentazioni artistiche della vita: viti, vegetazione, acqua che scorre. Non si tratta semplicemente di elementi naturali, ma di simboli della vita soprannaturale che ci giunge attraverso la Chiesa cattolica (…) Se la Chiesa cattolica, nella sua Tradizione, genera vita, la Chiesa modernista è un deserto. Uccide, uccide tutto ciò che tocca, uccide la vita soprannaturale, distrugge le fonti della grazia, fa appassire ogni cosa. Perché? Perché ha posto l’uomo al posto di Dio e si è così allontanato dalle fonti stesse della vita». La potenza divina della vita mi è stata chiara guardando queste migliaia di famiglie stupende, da ogni parte del globo terracqueo, che perseverano nonostante possano piovere su di esse, e sulla propria progenie, tempeste e scomuniche. Mi è subito evidente la valutazione politica da fare: lo Stato moderno non dispone, e non può disporre, di simili cittadini, e questa è esattamente la sua condanna, la ragione della sua inevitabile disintegrazione. E quindi, lo Stato del futuro, lo Stato che agisca come garante della continuazione della vita umana, non può che essere uno Stato cristiano. In assenza di un simile popolo, ogni tentativo di creare consorzi nazionali ed internazionali è destinato a fallire nella miseria e nella morte.New SSPX bishop +Michael Goldade preaching at Vespers:
If the Catholic Church in her Tradition brings forth life, the modernist church is a desert that kills everything that it touches It kills the supernatural life, the sources of grace & has placed man in the place of God. pic.twitter.com/TaO9hKgEIq — Michael Haynes 🇻🇦 (@MLJHaynes) July 1, 2026
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