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Necrocultura

Montini ha aiutato la bomba atomica. Bergoglio la bomba a mRNA

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Sta per finire anche questo triduo atomico 2022. Non è una ricorrenza molto sentita qui, ci rendiamo conto: il bombardamento di Hiroshima il 6 agosto 1945 e di Nagasaki tre giorni dopo non colpisce l’immaginario di tutti – solo di qualche apocalittico che realizza la portata del fenomeno, ossia l’introduzione del concetto di potenziale annientamento dell’intero genere umano. In pratica, sì, l’apocalisse.

 

In questi tre giorni, a Hiroshima c’è una grande manifestazione serale, capeggiata dal sindaco, dove tutti, hibakusha (i «sopravvissuti alla bomba») in testa, depongono origami lungo il fiume, a lato del genbaku dome, un palazzo liberty che hanno lasciato devastato per farne un simbolo del martirio atomico della città.

 

A Nagasaki, la città cattolica, è diverso – malgrado la distruzione sia stata perfino maggiore, e assuma uno strano sapore religioso: la bomba cadde sulla cattedrale di Urakami, durante l’orario delle confessioni. Pochi metri più in là, la piazzetta dove trovarono il martirio decine di cristiani giapponesi – tra cui alcuni bambini – tra il XVI e il XVII secolo. Nagasaki, per qualche motivo, non pare intaccata del «dolorismo» che si respira ad Hiroshima.

 

Tuttavia, dico che sono rimasto ore a fissare, nel museo sotto la cattedrale ricostruita, un rosario dissolto dalla bomba atomica.

 

A pochi importa, perché in fondo la maggior parte delle persone ha confinato la possibilità di sterminio termonucleare alle due città giapponesi bombardate dal massone Truman. Al massimo, c’era da avere un po’ di paura durante la Guerra Fredda. Ma ora? Tutto è alle spalle. Giusto?

 

La realtà è che un uomo che possa dirsi tale non può non pensare alla possibilità di distruzione del mondo, anche più volte al giorno.

 

Quindi, non è lecito abbandonare il monito mostruoso di Hiroshima e Nagasaki.

 

Noi lo facciamo a modo nostro. Ogni anno, ripubblichiamo un articolo in particolare (quest’anno lo abbiamo segnalato nella Newslettera di sabato), quello secondo cui il Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI, avrebbe stoppato il canale per gli accordi di pace che Tokyo voleva creare con Washington per tramite della Santa Sede, in cui da pochi mesi (abbiamo visto pochi anni fa una cerimonia per il 75° delle relazioni: un rito pagano in Vaticano) il Giappone aveva un ambasciatore, Ken Harada, e un rappresentante  piuttosto operativo, Masahide Kanayama. La storia dice, più o meno, che gli sforzi dei diplomatici nipponici si scontrarono contro il muro di Montini, noto per essere vicino al capo dei servizi americani James Jesus Angleton.

 

In pratica, il futuro papa, che all’epoca sostituto della Segreteria di Stato, non trasmise il programma di pace giapponese a Pio XII – il risultato fu la continuazione della guerra fino al suo doppio climax nucleare, una trovata americana utile a spaventare l’Unione Sovietica che da pochissimi giorni (cose che molti non sanno…) aveva  dichiarato guerra al Giappone, preparandosi con probabilità ad invadere la grande isola settentrionale dell’Hokkaido.

 

Il destino del Giappone poteva quindi essere quello di una Paese diviso in due da una spartizione delle superpotenze, come la Germania, e poi la Corea, il Vietnam, etc.

 

Ciò non accadde, perché la dimostrazione della potenza dell’atomo diede agli americani un vantaggio militare e decisionale sulla nuova epoca.

 

Quindi, qualcuno può arrivare a dire che, con le sue azioni volte forse a favorire gli USA, il Montini aprì la strada alla distruzione atomica delle due cittadine giapponesi, una delle quali pure l’unica cattolica in tutto il Sol Levante.

 

Si tratta di una visione storica abissale: un futuro papa… responsabile dello distruzione nucleare? Qualche studioso americano ammicca. Quali forse i motivi del favore concesso da Montini agli uomini di Washington, è motivo di speculazione. Ci sono quelli che, convinti, ricordano che si tratta del Paese con la bandiera piena di stelle a 5 punte, e che un identico pentacolo si trova anche nella mano della sue effigie scolpita in bronzo sulla Porta del Bene e del Male posta in uno degli ingressi del Vaticano.

 

 

Questa storia di Vaticano atomico, che in Italia praticamente abbiamo raccontato solo noi, ci è costata vari attacchi, lettere infuocate di persone indignate, qualche insulto.

 

È comprensibile. Se ciò fosse vero, riconosciamo quanto potrebbe essere difficile da accettare. Un uomo che diviene papa non può aver lavorato per la morte di centinaia di migliaia di persone – non è possibile.

 

Tuttavia, è un pensiero che deve tornarci in mente oggi, quasi 80 anni dopo.

 

Bergoglio, a quanto possiamo sapere, non ha tramato per accelerare l’annientamento cattolico di alcune città, tuttavia è innegabile che si sia speso, anche apertamente, per una bomba dagli effetti ancora più massivi: la bomba all’mRNA.

 

In molti hanno sottolineato che la campagna di vaccinazione mondiale, fatta senza conoscere i rischi a lungo termine di una tecnologia di modifica genetica mai prima provata sull’uomo,  possa dirsi una potenziale «bomba ad orologeria».

 

Non sappiamo quando scoppierà: al momento possiamo solo, come tentiamo di fare qui, registrare il numero impressionante di morti e feriti, dati che trovano la loro via nonostante la spirale del silenzio dei media, della politica e dell’infame classe medica che ora, per spiegare il massacro in corso, si è inventata la «morte in culla» per adulti.

 

Possiamo ritenere, tuttavia, che siamo solo all’inizio. Potremmo vedere altri effetti nei prossimi mesi, o anni. Per esempio, un calo delle nascite, dovuto al fatto oramai certo – nonostante i mesi di smentite dall’alto – che il vaccino possa interferire con il ciclo delle donne.

 

La bomba mRNA, quindi, possiamo dire che è bella che innescata.

 

Sappiamo come il Bergoglio abbia dato una grande mano. Ha cacciato chi in Vaticano si opponeva al siero genico. Ha creato il primo volo interamente vaccinato della storia, quello che lo ha portato in Iraq. Ha incontrato in segreto due volte Albert Bourla, il CEO di Pfizer. Ha fatto campagna per il vaccino in ogni modo, al punto da sembrare, come è stato detto, un piazzista di Big Pharma.

 

Soprattutto, Bergoglio ha agito con lo strumento definitivo per vaccinare tutti: il silenzio.

 

Il silenzio papale sull’origine maligna del siero – l’uso di linee cellulare da feto abortito – ha disintegrato l’unico scudo rimasto a chi voleva evitare la siringa, l’obiezione di coscienza. Questa grande foglia di fico della morale moderna, a cui però grati si sarebbero attaccati in milioni in tutto il mondo.

 

Non avvicinandosi nemmeno al tema, il papa ha direttamente reso inservibile l’argomento: medici, infermieri, soldati, in Italia come negli USA e ovunque, si sono visti così rigettate le proprie richieste di esenzione. È inutile ricordare che non era mai successo: l’obiezione di coscienza, qui come oltreoceano, era una vacca sacra, una riserva indiana che il potere della Cultura della Morte aveva deciso di lasciare intatta.

 

Ora, grazie a Francesco, non è più così.

 

Una parte considerevole dell’umanità, grazie al papa, è ora stata iniettata con una sostanza sintetica, che in natura è talmente potente da poter trasformare il bruco in farfalla: l’mRNA. Ossia, una molecola della vita, sempre più vicina a quella utilizzata dal Signore per creare l’uomo e la natura, che nei preti dovrebbe quindi incutere riverenza e timore.

 

Sappiamo dalle gole profonde scappate dalla filiera intorno a Pfizer quanto i laboratori reputassero importante quel che pensava la gerarchia cattolica, e quindi non è un mistero che la storia delle linee cellulari da aborto sia stata occultata, o passata nei media come una fake news. Non lo è.

 

Possiamo dire, di nostro, che questo è il lavoro che nel 2017, 2018 e 2019 aveva cominciato a fare Renovatio 21: spingere il mondo cattolico, cardinali inclusi, a rendersi conto del problema etico dei vaccini fatti con pezzi di bambino innocente. Se avessimo avuto successo, se dall’altra parte non vi fosse stato solo un Vaticano quasi interamente occupato dalle forze del male, possiamo dire che avremo dato un contributo nemmeno piccolo alla follia del 2021: sarebbe bastata una parola, da parte cattolica, e le esenzioni di milioni di persone in tutto il mondo sarebbero divenute valide.

 

Non è andata così. Abbiamo fallito noi. Soprattutto, però ci siamo scontrati ingenuamente con un piano che il papa stava già portando avanti da anni, visibilmente, per quanto ci riguarda, dal 2017, quando vescovi e preti si buttarono a pesce a difendere la legge Lorenzin.

 

Il papa aveva un suo disegno da portare avanti, evidentemente. Voleva arrivare, abbiamo scritto, a universalizzare quel «battesimo di Satana» che è il vaccino.

 

Ci è riuscito.

 

La bomba genetica è detonata in tutto il pianeta, in larga parte grazie a lui, che non ha concesso ai suoi fedeli di obiettare secondo lo Spirito.

 

Ora, se dovessimo fare un calcolo utilitarista… Montini e le bombe atomiche che (forse) avrebbe contribuito più o meno involontariamente ad organizzare, oppure Bergoglio, e i suoi spot in mondovisione al siero genico, la sua protervia nel punire i non vaccinati, la sua insistenza nell’infettare il gregge con l’mRNA alieno… ?

 

Ecco, non vogliamo dare una risposta. Il lettore se la dia da sé.

 

L’importante per noi era significare che c’è la bomba atomica, ma c’è anche la bomba genica. Non c’è solo la distruzione nucleare, ma anche la distruzione biomolecolare. E il papa ha decisamente le sue responsabilità in materia.

 

Il tema, ad ogni modo, è sempre lo stesso: la Necrocultura, che ha sovvertito anche i palazzi della divina istituzione fondata per combatterla.

 

Scrivevamo, all’inizio di questo articolo, di quegli uomini che, in quanto uomini, temono l’apocalisse.

Vi sono, con evidenza, uomini che l’apocalisse la desiderano.

 

Chi servono?

 

Chi è il signore di costoro?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Immagine di Dark-Wayfarer via Deviantart pubblicata su licenza Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-NC-SA 3.0); immagine modificata nel colore.

 

 

 

Necrocultura

Ai politici non importa nulla del vostro voto. Dovreste averlo capito

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Questa foto è stata presa in una città dell’Alta Italia ieri sera. Tuttavia, a quanto ci scrivono i lettori, la medesima scena può essere scattata in ogni parte del Paese, in ogni angolo urbano ed extraurbano.

 

Ovunque vi siano spazi per le affissioni elettorali, quelli sono rimasti vuoti.

 

Le pubblicità elettorali dei partiti sono sparite. O meglio, quest’anno, per un’elezione che sulla carta dovrebbe essere decisiva per le sorti della Nazione, non sono mai partite.

 

Non siamo i soli a notarlo. Sull’argomento sono iniziate prima le lettere ai giornali locali, poi qualche timido articolo sulla stampa. Tuttavia, non ci sembra davvero che si colga il valore di questo segno inedito.

 

Pannelli vuoti, vuotissimi. Rimane solo il riflesso metallico dell’osservatore: che proprio questo sia il messaggio? Rimandare al popolo un’immagine opaca ed incomprensibile di se stesso? Di mostrarlo come un enigma visto attraverso uno specchio scuro?

 

Ammettiamo: non avevamo mai visto il metallo sotto i poster elettorali.

 

 

Ricordate? Fino a qualche anno fa si aveva il problema contrario. I partiti – tutti – piazzavano poster anche dove non potevano. Venivano talvolta puniti con una pecetta che le autorità gli piazzavano sopra, che recitava qualcosa come «affissione abusiva», o giù di lì.

 

Ora avviene il contrario. I partiti non vogliono occupare alcuno spazio. Tecnicamente, non vogliono comunicare con i propri elettori. E non stiamo solo parlando del grado zero della propaganda elettorale che è il poster stradale: vi facciamo una domanda rapida, quanti comizi avete visto nelle vostre città? Avete visto palchetti con i candidati (i fortunati sfuggiti all’orrenda strage dei parlamentari votata da PD e 5 stelle) che si presentano e vi chiedono il voto? Avete visto qualche grande leader calare perfino nella vostra piccola cittadina, esausti dopo tour in cui magari parlano in dieci posti diversi in un giorno, e prendersi almeno gli applausi dei militanti zonali?

 

Avete visto dalle vostre parti Letta, Berlusconi, Conte, Salvini, la Meloni?

 

Non diciamo niente di originale se ci spieghiamo la cosa semplicemente con il fatto che ai partiti non frega più nulla degli elettori.

 

Alla politica non importa più nulla di voi. Dovreste averlo capito.

 

Ogni interfaccia, perfino i manifesti elettorali, devono sparire: perché avere il popolo fra le scatole, quando alla fine si deve solo portare avanti un progetto dettato dall’alto (il «pilota automatico» di cui parlava Draghi) è una bella seccatura.

 

Il popolo potrebbe addirittura chiedere che si faccia il suo bene, o addirittura – anatema sit! – quello che vuole la gente, cioè quello per cui vota.

 

Meglio chiudere ogni finestra tra la politica e la società: chissà mai che quest’ultima possa entrare in casa dei partiti e rovinare il party.

 

La politica è divorziata dalla realtà, e lo sapevamo. È che molti si illudevano che per un po’ avrebbe finto che gli importasse di qualcosa. Non è più il caso.

 

La politica è divenuta una macchina in grado di vivere senza il suo padrone. Anzi, il padrone potrebbe essere divenuto un problema ingombrante, addirittura un avversario: figuratevi la Skynet di Terminator, una macchina che, divenuta senziente ed autosufficiente, considera l’umanità sua creatrice come il nemico da abbattere.

 

Non c’è molto da scherzare sull’argomento: su Renovatio 21 crediamo che questo sia esattamente il cuore dello Stato moderno, lo Stato dominato dalla Cultura della Morte.

 

Lo Stato moderno, lo Stato della Necrocultura non tende al bene dei suoi cittadini, tende alla loro distruzione. La sua sanità uccide vecchi, malati, nascituri e perfino persone che hanno avuto incidenti d’auto, che vengono immantinente squartati per predarne gli organi. La sua scuola insegna la confusione sessuale e famigliare. I suoi servizi sociali preparano i bambini a trattamenti sterilizzanti. La sua politica estera attacca i suoi stessi fornitori di energia, che pure dispongono del più grande arsenale termonucleare del pianeta. Le sue leggi sottomettono e alterano geneticamente la popolazione.

 

Quindi, non c’è molto da stupirsi se i suoi aspiranti kapò non vogliono rivolgervi la parola.

 

Voi siete il problema della politica moderna.

 

Voi, esseri umani, siete la variabile che potrebbe far fallire il piano di cui sperano di essere i maggiordomi.

 

Custodite al costo del sangue la vostra umanità.

 

Perché essa un giorno spazzerà via la boria di coloro che la disprezzano, al punto di nemmeno più chiedervi il voto, nemmeno più volervi stringervi la mano, guardarvi in faccia.

 

Fottetevene di loro – più di quanto loro se ne fottono di voi.

 

Preparatevi, trovate la pace interiore. L’ora si avvicina.

 

L’umanità trionferà su chi la vuole umiliare

 

È un programma che non ha bisogno di manifesti, sul quale non dovrete nemmeno votare. E sarà portato a termine dall’unico potere che conta: quello del Dio vivente.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

 

 

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Alimentazione

State notando anche voi i campi incolti?

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Chiediamo l’aiuto dei lettori, perché potrebbe essere solo una nostra impressione, e di numeri forniti da qualche ente per questo 2022 non abbiamo trovato traccia.

 

Si chiamano tecnicamente «campi a riposo», normalmente li chiamiamo «campi incolti». Quando li noti non fa un bell’effetto: erbacce, piante inutili che crescono in modo disordinato, indiscriminato, laddove prima invece c’era la regolarità di una coltivazione agricola.

 

Non più spighe dorate: erbacce verdastri, fiori indefinibili, gramigna.

 

Ci sta capitando spesso: quelli che eravamo abituati a vedere come campi coltivati, sono ora lasciati incolti. Possiamo dire che in tutti i casi non era mai successo nella vita. In questo 2022, sì.

 

Si tratterebbe di un segno inquietante, molto anche. Siamo abituati a vedere i centri storici dove chiudono negozi e cinema, e non riaprono più: rimane lo spazio vuoto, coltri drammatiche di polvere sulle vetrine dietro la serranda abbassata ad aeternum.

 

Ora, questo segno di chiusura biologica non lo avevamo ancora visto – e sono tanti anni che annotiamo i dettagli che mostrano sempre meno sommessamente la decadenza di questo Paese.

 

Chiediamo ai lettori: capita anche a voi? Vedete anche voi i campi incolti?

 

Se sì, ditecelo, mostratecelo. Scrivetecelo.

 

Noi non sappiamo che pensare. O meglio, abbiamo paura di pensarlo: siamo il sito che più di ogni altro vi ha parlato del ritorno della fame, che tanti enti oramai ritengono inevitabile.

 

Vi abbiamo parlato della sempre più bizzarra storia dei fertilizzanti, dell’aumento folle del loro e del fatto che in larga parte hanno ingredienti che vengono da Russia e Bielorussia). L’incremento di prezzo vertiginoso del fertilizzante un qualcosa che precede la guerra in Ucraina e che potrebbe essere un vero disegno di Morte programmato dal nemico: vi abbiamo parlato di «attacco organizzato alle forniture globali» 10 mesi fa.

 

Se il contadino non può comprare i fertilizzanti, non coltiva il terreno. È questo? È quello che stiamo vedendo anche nel campo vicino casa?

 

Quale effetto avrà questo non ora, ma tra qualche mese, nei supermercati, sulle nostre tavole, nell’alimentazione dei nostri bambini?

 

Abbiamo paura anche di questa domanda. Potete, come abbiamo fatto noi e come fanno tanti nostri lettori che seguono i nostri consigli, aver messo via un po’ di cibo, ma nessuno è davvero preparato per una cosa del genere.

 

Un crollo della quantità di cibo distribuita, cosa provocherebbe nella società?

 

Come la prenderebbero, per esempio, i milioni di immigrati attualmente da noi mantenuti con ogni benefit per non si sa quale motivo?

 

Come agirebbe, dinanzi ad una carestia, la criminalità organizzata che regna in alcuni territori del Sud e non solo del Sud?

 

Come si comporterebbero le forze dell’ordine dinanzi a proteste massive per il cibo?

 

Domande che abbiamo già fatto, ma che ci intimoriscono sempre di più.

 

Diteci cosa ne pensate. Anche perché oramai è ora di aver idee chiare sul da farsi.

 

Perché se vi aspettate che il potere che dovrebbe proteggervi abbia intenzione davvero di farlo, state freschi: c’è, con estrema probabilità, una missione contraria. Non difendervi, ma liberarsi di voi.

 

Ve lo ripetiamo: il problema dell’ora presente è la Cultura della Morte, è una struttura affondata nello Stato moderno, nella società e nelle sue élite che spinge alla vostra eliminazione.

 

Vi cancelleranno attraverso la fame? Possibile. La fame mette in piede uno spettacolo sanguinario  che fa godere il sadico signore del Male. La carestia mette l’uno contro l’altro. Egoismo, violenza, disperazione. Cioè, la negazione della vita, resa condizione di esistenza quotidiana, resa unità di base del collasso della società.

 

Fin qui, pochi lo avevano capito. Fin qui, anche chi lo aveva capito, lo ha concesso – non ha fatto nulla per combattere il processo alla radice.

 

Non siamo sicuri che potrà continuare così.

 

O combatteremo la Necrocultura, o essa ci ucciderà. E nel frattempo, renderà deformi i nostri figli con la denutrizione, o ucciderà anche loro.

 

Cosa avete intenzione di fare, quindi?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

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Necrocultura

I medici stanno rimuovendo l’utero delle braccianti indiane per aumentare la loro produttività

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

 

Questa è una storia dell’orrore dall’India sull’intersezione tra povertà, sessismo, sfruttamento, norme di genere ed etica medica.

 

Il rapporto investigativo su BehanBox, un sito web femminista con sede in India, descrive le condizioni spaventose in cui le donne lavorano come taglialegna nello stato del Maharashtra.

 

Il rapporto si concentra sull’igiene mestruale delle donne. A causa di infezioni ricorrenti e dolore, il 17% delle donne taglialegna nel distretto di Beed ha avuto isterectomie.

 

Un rapporto della Society for Promoting Participative Ecosystem Management pubblicato nel 2020 descriveva le condizioni disumane in cui lavorano le donne:

 

«Il 72% delle donne ha affermato di lavorare tra le 13 e le 18 ore al giorno (in media 15 ore) durante il taglio delle canne da zucchero. Il 98% delle donne ha affermato che l’orario di lavoro non è fisso e che dovrà iniziare alle prime luci dell’alba o continuare fino a mezzanotte quando richiesto. Non ottengono ferie settimanali e continuano a lavorare. L’onere del lavoro sulle donne senza interruzione da 3 a 4 mesi. Le donne difficilmente si prendono una pausa durante la malattia, le mestruazioni, la gravidanza o il parto, il che influisce sulla loro salute».

 

Lo studio ha rilevato che il 92% di queste donne era in età riproduttiva e il 17% aveva partorito un bambino nel mezzo di un canneto.

 

Quasi tutte le donne hanno riferito di non poter prendersi del tempo per affrontare la gravidanza, le mestruazioni o la malattia. Molte delle donne usavano degli stracci, spesso umidi, come assorbenti; questo spesso provoca infezioni.

 

Ma invece di affrontare le infezioni, alcuni medici fanno isterectomie. «Senza un esame approfondito del paziente, i medici negli ospedali privati ​​suggeriscono l’isterectomia che costa almeno 35 mila rupie. Creano paura tra queste donne avvertendole che potrebbero sviluppare tumori e tumori», ha detto a BehanBox Manisha Ghule, un’attivista.

 

È difficile abbozzare un quadro accurato di situazioni come questa in India. Il giornalismo tende ad essere sensazionalistico; gli attivisti esagerano; i rapporti del governo non sono completamente affidabili. Ma negli ultimi tre anni ci sono stati molti articoli sulla stampa locale e straniera sulla difficile situazione delle donne taglialegna.

 

Un altro articolo di inchiesta nel 2019 di The Hindu è stato particolarmente feroce sul coinvolgimento dei medici.

 

Affermava che «gli appaltatori del taglio delle canne da zucchero non sono disposti ad assumere donne che hanno le mestruazioni, quindi le isterectomie sono diventate la norma».

 

«Sposate all’età di 15 o 16 anni, le ragazze nella regione di Marathwada colpita dalla siccità diventano madri nei prossimi due anni. E poi, quando hanno 22 o 23 anni, hanno un’isterectomia, un intervento chirurgico per rimuovere l’utero. Da allora in poi queste donne taglialegna diventano “macchine da lavoro viventi” per tutta la loro vita».

 

In un altro articolo, The Hindu ha citato un medico della comunità, Shashikant Ahnkari. «Dietro questo non ci sono solo gli appaltatori di canna da zucchero, ma anche gli interessi commerciali acquisiti dei medici. [Effettuare] isterectomie non indicate è contro l’etica medica. I medici hanno diffuso il timore nella regione che una scarica bianca o rossa possa provocare il cancro».

 

Un funzionario locale ha spiegato che le donne si raccontano la procedura: «l’intervento chirurgico è popolare tra le ragazze per fermare le scariche bianche. C’è una tendenza qui per cui le ragazze si sposano all’età di 15-16 anni, poi hanno due figli, poi la pianificazione familiare e poi un’isterectomia».

 

 

Michael Cook

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

 

Immagine di IRRI via Rice Today pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-NC-SA 3.0)

 

 

 

 

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