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Pensiero

All’ombra del paganesimo papale

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Considero Corrado Guzzanti uno tra i più grandi artisti italiani, e da decenni. Lo ho scritto varie volte anche su queste pagine.

 

Il suo genio è tale che ho sopportato anche la cifra anticristiana di molti suoi sketch del passato. Avevo notato che c’era sempre qualcosa di eccessivamente acido, come se fosse in cerca di una vera dimensione di blasfemia, anche quando, di questi tempi, essa non è più interessante.

 

Tuttavia, c’è da dire che la verve comica anticattolica ad un certo punto generò un personaggio interessante, Padre Pizarro. Egli è l’emblema del prete modernista, che non crede più a nulla (al punto che non sa nemmeno bene cosa sia il crocefisso che ha al collo: «‘na specie de più»), che è imbevuto di teorie moderne che ritiene abbiano sepolto la credenza nella religione («teoria dee superstringhe, «buchi neri supermassivi… quasar, pulsar, oceani de materia oscura, de fasci neutrini, de antimateria», etc.), che considera la chiesa moderna come un grande spettacolo, al pari delle serie TV tipo Il trono di spade, che, ad un certo punto, stava per soffiare al Vaticano il personaggio di Padre Georg Gaenswein.

 

 

Padre Pizarro mi è stato citato da un sacerdote tradizionalista, il più acuto che abbiamo, in una recente conversazione: lo considera un esempio perfetto, molto realistico, dell’odierno zeitgest pretesco. Non credono più a nulla, e lo dicono pure, non se ne vergognano. Con più o meno capacità, «gestiscono» qualcosa di indefinito, una baracca che è toccata loro in sorte. Non è sbagliato farsi scappare una risata.

 

Non è Padre Pizarro però lo sketch anticattolico che più mi ha colpito dell’opera di Guzzanti.

 

Attorno all’era Monti, se n’era uscito con un altro programma TV, non riuscitissimo. Del resto fa così: forse per questioni interiori, sparisce per lunghi periodi, dove sembra meditare personaggi e scenette, talvolta con una profondità inopportuna.

 

Ecco che tra i tanti siparietti, non tutti divertenti, ne salta fuori uno disturbante.

 

Guzzanti interpreta papa Ratzinger, allora regnante, che scende delle cupe scale, inabissandosi nei sotterranei vaticani con in mano una candela. Il papa mormora fra se, con stridulo accento tedesco, alcune frasi. «La khiesa è in crande difficoltàh… gli skantali ci stanno tvavolgendoh»

 

Quindi vediamo Ratzinger tirare fuori da un muro statuine di divinità pagane antiche.

 

«Tuh Minervah, tea tella sapienzah, concedimi il lume della tua saccezzah… e tuh Marte, Tio della Gveva, fai a pezzi i miei nemicci attei e blasfemi… e tuh cupido, smetti di scagliare fvecce tra omo e omo».

 

«O antiki dei… vi abbiamo copevto per dvemila anni dietvo qvesto monoteismo di facciata, lasciandovi in pacce, come d’accovdo… adesso solennemente vi implovo, tovanate per un solo giorno al vostvo posto»

 

 

Lo sketch non fa ridere – oggi soprattutto, ma neanche allora. Il significato pesantissimo della scenetta, immagino, è che la chiesa ha esaurito il suo potere, e incapace di capire come fare, invece che rivolgersi a Dio – che ovviamente non esiste, è la finzione baracconesca tenuta in piedi dai padre Pizarro – tenta di ripiegare sugli dèi del paganesimo.

 

Guzzanti, anche in questo caso, ha più ragione di quanto non sappia.

 

Quella che per lui è satira anticattolica, è verità accertata. Lo è oggi, ma lo era anche quando pensava lo sketch. Da «laico» egli non può comprenderlo. Del resto, se lo capisse, non cercherebbe di farne spezzoni divertenti: perché quando la realtà è più deformata della finzione comica, c’è poco da ridere.

 

Ora, che il ritorno del paganesimo sia una cifra del papato di Bergoglio, crediamo non è più disputabile.

 

Ricordiamo, per esempio, lo spettacolo di videomapping sulla Basilica di San Pietro del dicembre 2015.

 

Animali, bestie feroci, proiettate sulla Santa Sede – ecco la scimmia, che secondo la, fino a poco fa, era una bestia che si associava al Diavolo (simia Dei) e da cui certamente l’uomo non discende. Ecco il leone – questo particolarmente interessante, perché San Pietro sorge laddove i cristiani, pur di non abiurare alla Vera Fede, accettavano di essere sbranati. Un’immagine che sa di vendetta. A produrre, una congerie di sigle, alcune con nomi di divinità pagane, con qualche nome interessante che spunta, come quello di un Rothschild.

 

 

Rammentiamo la storia della Pachamama.

 

La divinità amazzonica che doveva riassumere la portata «sudamericana» del nuovo papato, perché al contempo dea della Terra – quindi «ecologica», surrogato indio di Gaia, il malevolo titano greco adotatto dall’ambientalismo occidentale  – e della giungla, dove le fiere sbranano gli uomini, e gli uomini vivono come selvaggi (con qualche parroco in cerca della dispensa per il cuncubinato amazzonico, ma questa è un’altra storia).

 

L’avvento della Pachamama nei discorsi religiosi fu sconvolgente. Preghiere alla Pachamama, lo sappiamo, arrivarono anche nelle parrocchie più semplici – arrivarono soprattutto là, con milioni di fedeli che, probabilmente, sono andati quindi in chiesa per pregare un idolo pagano.

 

L’istituzione del culto della Pachamama non è stato un affare secondario per il Vaticano. Quando a fine ottobre 2019 un giovane cattolico austriaco prese le statuette della Pachamama disposte nella chiesa di Santa Maria Traspontina e le buttò nel Tevere, fu scioccante vedere la reazione: fu comunicato, praticamente subito, il ritrovamento da parte dei Carabinieri.

 

 

Un attimo: hanno mandato i carabinieri a recuperare gli idoli?

 

E volete dirci che le hanno ritrovate davvero? Bisogna quindi riaggiornare Eraclito: «non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume… ma trovare nello stesso punto le effigi della Pachamama sì». Tutto scorre, tranne le Pachemame – grazie ai caramba.

 

Chi ha trovato la storia incogrua, ha dovuto ricredersi. Perché a parlarne fu lo stesso papa Bergoglio, che «come vescovo della diocesi», chiese «perdono alle persone che sono state offese da questo gesto».

 

Insomma: ne parla il Pontefice stesso. È coinvolta l’Arma dei Carabinieri. Viene annunciata ai media l’integrità dei simulacri pagani spariti.

 

A questa Pachamama, anzi, al suo culto, la nuova chiesa cattolica sembra tenerci tantissimo. Troppo.

 

È stato notato che le statuette della dea sudamericana, che «erano lì senza intenzioni idolatriche» ( incredibile excusatio non petita dalle auguste labbre dello stesso Bergoglio), stavano a Santa Maria Traspontina, ai limiti del Vaticano. Perché dicevano i fini osservatori, non avevano ancora il coraggio di portare un culto pagano dentro le Sacre Mura. Ci sarebbero arrivati per Draghi, come in una finestra di Overton dello stradario Roma-Vaticano.

 

Invece, almeno un vero rito pagano nel Sacro Palazzo c’era già stato. Non parliamo della famosa leggendaria Messa Nera che si sarebbe tenuta mezzo secolo fa, ma di un episodio molto recente.

 

Nell’estate 2017 si tenne una serata di spettacoli giapponesi in Vaticano. L’occasione, par di capire, era la celebrazione del 75° anniversario dei rapporti diplomatici fra lo Stato Città del Vaticano e il Giappone.

 

La compagnia del tradizionale Teatro Nō era in Italia per una data al Teatro Olimpico di Vicenza, dove presentava il dramma classico Hagoromo a cui aggiungeva un secondo momento dello spettacolo, chiamato Okina.

 

 

Okina, leggiamo nelle comunicazioni date a Vicenza all’epoca «non è, propriamente, uno spettacolo di Teatro Nō (…)Si tratta, piuttosto, di una rappresentazione rituale in cui gli attori interpretano delle divinità, che danzano per la pace e la prosperità».

 

«Il rituale inizia ancor prima dell’entrata in scena. L’interprete di Okina deve purificarsi prima di iniziare la rappresentazione, preparando il corpo e la mente. Tra le offerte che vengono presentate all’altare ci sono il men-bako (il baule delle maschere) che contiene le maschere usate per la rappresentazione e il sake che viene usato per il rituale».

 

«Okina ha l’atmosfera del tutto particolare e il pubblico diviene testimone di una cerimonia sacra che lo introduce in un’aura mistica e sacrale».

 

Un rituale. Una cerimonia. Una funzione religiosa. Insomma: un atto pagano, un rito di un culto non cristiano. Dentro al Vaticano.

 

Praticamente, fummo i soli al mondo ad esserne sconvolti, anche solo per il fatto che lo scoprimmo vedendone un breve video dal profilo Instagram di un’amica che vi aveva partecipato. Di tracce di questo evento ce ne sono pochissime.

 

Tuttavia, è successo. Rito pagano in Vaticano. Laddove c’erano coloro che avevano combattuto e vinto il paganesimo, sono tornati i seguaci degli altri dèi. Laddove c’è la casa dei cristiani, hanno rimesso i leoni. Il principio ci è chiarissimo.

 

Ora, qualcuno si sta scandalizzando per questo «rito di purificazione» degli indiani canadesi (pardon, first people) al quale si sarebbe sottoposto Bergoglio, arrivato laggiù per chiedere scusa (sport nazionale della chiesa conciliare, et pour cause) per quella che pare proprio essere una bufala smontata poco tempo fa: il genocidio di bambini autoctoni da parte delle istituzioni cattoliche.

 

Ma che importa se non è vero? Oramai sappiamo che la verità, come la realtà,  non sono fondamentale: fatti il vaccino di due anni fa in tre dosi, anche per le varianti nuovissime. Non rileva nulla che non ha senso alcuno: fallo e basta, altrimenti ti licenzio. E il papa, il lettore lo sa bene, è esattamente di questa partita.

 

 

Quindi, eccotelo a chiedere scusa per una fake news anticattolica, una poverissima leggenda nera istantanea. O forse, il papa, sta facendo qualcos’altro? Non è che sta chiedendo scusa perché i suoi predecessori hanno convertito gli indiani? Non è che, quindi, sta chiedendo scusa al paganesimo?

 

La foto del papa gesuita con il copricapo pennuto dice tantissimo, sì. L’aspetto pateticamente carnevalesco, così plasticamente espresso, è quello che ci dice meno.

 

Quello che sentiamo dirci dal papa, a chiare lettere, è che il paganesimo deve ritornare.

 

Questo è il papato del ritorno del paganesimo. Dubbi a riguardo, non possono essercene.

 

Il lettore potrebbe chiedere: ma quindi, che senso ha questo paganesimo papale?

 

Ebbene, la risposta che troverete su Renovatio 21 la potete immaginare. Che cos’è il paganesimo? In termini semplici, è un culto in cui l’uomo è sottomesso ad una moltitudine di esseri potenti e capricciosi, dove non è Dio che si sacrifica per l’uomo (come Nostro Signore Gesù Cristo) ma è l’uomo che deve sacrificare agli dèi.

 

E cosa deve sacrificare l’uomo alle divinità pagane?

 

Beh, lo sapete, qual è il sacrificio più prezioso che si possa offrire: è il sacrificio umano.

 

Il sacrificio dei bambini, soprattutto. Come ai tempi di quel dio pagano chiamato Moloch, ma anche di molti altri, di tutti gli altri dèi di ogni culto precristiano. E postcristiano.

 

Il lettore può aver capito cosa lega l’aborto, la pedofilia, le vaccinazioni pediatriche, il suicidio medico e il nuovo corso della Chiesa. Tutto questo è un unico vero disegno, è il problema dell’ora presente.

 

Ne parliamo spesso qui, fino alla nausea. Siamo nel tempo del ritorno del sacrificio umano.

 

Qualcuno lassù deve averlo capito: se torna il paganesimo, torna anche il sacrificio umano. È questo è l’obbiettivo finale.

 

Un mondo in cui la dignità dell’uomo – questa cosa preziosa, insegnata ai cristiani da Dio stesso – è finalmente tolta di mezzo. Cancellata. Resa spendibile. Puoi sfruttare l’uomo (la donna, il bambino, il vecchio) come desideri: sfruttarlo, stuprarlo, schiavizzarlo, ingannarlo. Ucciderlo, se ti va. O, ancora meglio: convincerlo a uccidere, ad uccidersi – legalmente.

 

Di questo stiamo parlando: della perversione di ogni fibra dell’essere umano. Della Necrocultura. Della dimensione, oramai raggiunta, dove si potrà dare la morte a piacere. E quindi, procedere con quantità massive di sacrifici umani.

 

Questo è quello che vogliono gli «dèi». Ve lo abbiamo già raccontato. In Ucraina oggi ciò è divenuto piuttosto visibile.

 

Ma chi sono questi dèi?

 

Qui possono rispondere le scritture. Salmo 95, versetto 5: Omnes dii gentium daemonia, «gli dèi dei gentili sono demoni». Questo versetto è oggi tradotto dalla Bibbia CEI come «Tutti gli dèi delle nazioni sono un nulla». Capito: non sono demoni. Sono «un nulla». Non esistono. 

 

Adesso realizziamo: si tratta di negare la loro esistenza, per spalancare loro la porta e lasciarli di nuovo liberi nel mondo degli uomini. Il pastore che invita il lupo, lo evoca, e gli indica il gregge.

 

Il mondo ri-paganizzato (dall’ecologismo, dal modernismo e dall’idolatria tout court promossa dal paganesimo papale) non può che riportare in superficie i vecchi prìncipi di questo mondo, assetati di sangue più che mai dopo la lunga pausa.

 

Sono gli esseri a cui l’umanità assassina e pervertita non può che finire a consacrare i suoi figli sopravvissuti. 

 

La ripaganazzazione è la ri-possessione diabolica del mondo – con il contorno di milioni di sacrifici umani.

 

Questo pare proprio essere il compito del Vaticano bergogliano.

 

Fino a quando il Signore della Vita non lo spazzerà via.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

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Israele e la guerra atomica dell’Armageddon per istituire il governo mondiale

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William Cooper (1943-2001) è stato per decenni uno dei punti di riferimento di chi volveva vedere negli eventi del mondo qualcosa di più di quanto detto da giornali e libri dell’establishment – in pratica, quello che chiamavano e continuano a chiamare, con disprezzo, un teorico del complotto.

 

Cooper, che aveva trascorsi militari, è conosciuto soprattutto per un libro autopubblicato nel 1991, Behold a Pale Horse (dal Libro dell’Apocalisse, 6, 2: «E vidi apparire un cavallo bianco»), che descrive lo stato delle cose in modo radicalmente diverso – coinvolgendo, tra i tanti filoni discussi, anche gli UFO – e che fu bollato come «il manifesto del movimento delle milizie», ossia delle organizzazioni paramilitari americane, che negli USA sono legali e perfino auspicate dallo stesso Secondo Emendamento della Costituzione.

 

Cooper rappresenta l’arcaico nume tutelare (perché gli anni Ottanta e Novanta, per chi si occupa di queste cose, sono vera preistoria) dell’apocalittica del Nuovo Ordine Mondiale.

 

Negli ultimi mesi ha preso a circolare un segmento di circa 30 secondi in cui, probabilmente a inizio anni Novanta – cioè, tre decadi fa – parla della guerra in Israele.

 


«Quale ruolo gioca Israele in Medio Oriente in tutto questo?» chiede un anonimo intervistatore al Cooper.

 

La replica è immediata e semplice:

 

«Israele è stato creato come lo strumento per portare avanti la battaglia dell’Armageddon e il compimento della profezia, una guerra così terribile, dove saranno usate bombe nucleari, così che i cittadini americani e gli altri popoli del mondo, si metteranno in ginocchio e imploreranno perché non ci siano più guerre».

 

«E qual è la risposta a questo? Gli sarà detto che l’unico modo di garantire niente più guerre è se distruggiamo la sovranità delle nazioni e ci uniamo come una sola umanità in un unico governo mondiale».

 

In un momento in cui ministri israeliani e persino politici americani parlano apertamente di nuclearizzare Gaza, e voci israeliane sussurrano dell’atomo anche guardando all’Iran, vale la pena di meditare queste parole.

 

Perché ricordiamo che il Cooper, il 28 giugno 2001, disse agli ascoltatori della sua trasmissione Hour of the Time che Osama bin Laden – all’epoca uno sconosciuto per la popolazione mondiale – stava per essere accusato di «un grave attacco» contro una grande città. In pratica, aveva preconizzato l’11 settembre, e quello che ne sarebbe seguito.

 

Il giorno dopo che ciò accadde, con il crollo delle Torri Gemelle, Cooper aveva avvertito che il prezzo della sua intuizione sarebbe stato la sua stessa vita. «Verranno qui nel cuore della notte e mi spareranno a morte, proprio davanti alla mia porta», aveva dichiarato.

 

Il 5 novembre 2001 anche questo si avverò. Il 5 novembre 2001, agenti dello sceriffo della contea di Apache tentarono di arrestare Cooper nella sua casa di Eagar, in Arizona, con l’accusa di aggressione aggravata con un’arma mortale e pericolo derivante da controversie con i residenti locali. Dopo uno scambio di colpi di arma da fuoco durante il quale Cooper sparò alla testa a uno dei vicesceriffi, Cooper fu colpito a morte.

 

Di lui ci resta qualche libro, qualche registrazione audio del suo programma radio, e questi video sgranati e impresentabili. Che, però, chissà quanta verità indicibile contengono.

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Sterminio e «matrice satanica del piano globalista»: Mons. Viganò invita a «guardare oltre» la farsa psicopandemica

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Monsignor Carlo Maria Viganò ha inviato un suo intervento al convegno «La morte negata», svoltosi il 10 Maggio 2024 presso l’Auditorium Gavirate (Varese).   «Uno degli effetti più immediati dell’infernale operazione manipolatoria psicopandemica è costituito dal rifiuto delle masse di riconoscere di essere state oggetto di una colossale frode» dice l’arcivescovo nel suo messaggio.   Sotto pretesto di impedire la diffusione di un virus, presentato come mortale e incurabile «si sono costretti miliardi di persone a subire l’inoculazione con un farmaco sperimentale che si sapeva essere inefficace per lo scopo dichiarato. E per fare ciò, le autorità preposte non hanno esitato a screditare le cure esistenti, che di quel siero genico avrebbero reso impossibile l’autorizzazione al commercio».

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«Il motivo di questo istintivo rifiuto delle masse di riconoscersi vittima di un vero e proprio crimine contro l’umanità non toglie però l’evidenza delle intenzioni degli autori di questo crimine. Queste intenzioni, dichiarate da decenni sulla base di una grottesca falsificazione della realtà, si concretizzano in un’azione sistematica volta a favorire la depopolazione del Pianeta mediante pandemie, carestie, guerre e scontri tra diverse fasce della popolazione, impoverimento delle classi più deboli e drastica riduzione di quei servizi pubblici – tra i quali la Sanità e la Previdenza sociale – che lo Stato dovrebbe garantire ai propri cittadini».       «Ma se una lobby di personaggi ricchissimi dichiara di voler ridurre la popolazione mondiale mediante vaccinazioni di massa che provochino sterilità, malattie e morte; e se queste vaccinazioni provocano effettivamente sterilità, malattie e morte in milioni di inoculati, credo dovremmo noi tutti – e rivolgo il mio appello agli illustri giuristi e intellettuali, oltre che ai medici e agli scienziati – alzare lo sguardo e non limitarci ad un’indagine che abbia come unico oggetto gli effetti avversi e mortali del siero sperimentale» dice il prelato.   «Se non inquadriamo la gestione della psicopandemia nel contesto più vasto del piano criminale che l’ha progettata, ci precludiamo la possibilità non solo di comprendere la premeditazione del crimine, ma anche di vedere su quali altri fronti siamo o saremo oggetto di nuovi attacchi, che però hanno in comune con questa l’obiettivo finale, ossia l’eliminazione fisica di miliardi di persone».   «Le falle del capillare sistema di censura che va instaurandosi in quasi tutti gli Stati occidentali – o meglio: di quelli che soggiacciono ai diktat dell’OMS e della cupola eversiva del World Economic Forum – hanno consentito a molti di noi di vedere dimostrato un dato incontestabile: questi sieri, prodotti da enti governativi usando virus geneticamente modificati con il Gain of Function e sottoposti al segreto militare, non solo non servono a curare la fantomatica malattia da COVID-19, ma inducono gravi effetti avversi e anche la morte; e questo non è dovuto soltanto alla nuova tecnologia mRNA con cui vengono prodotti, ma alla presenza di sostanze che non hanno alcuna attinenza con la dichiarata finalità di combattere il virus» dichiara Viganò.   Sostanze, sostiene monsignore, «che guarda caso sono oggetto di brevetti a dir poco inquietanti, depositati ben prima del lancio dell’operazione pandemica».

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«Premesso dunque che questi sieri non fanno quanto dichiarato in sede di approvazione da parte delle agenzie sanitarie, ma che al contrario si dimostrano efficacissimi nell’indurre patologie anche gravissime, nel provocare la morte e nel determinare la sterilizzazione degli inoculati, occorre compiere il passo successivo – che è quello maggiormente temuto dal Sistema che li ha imposti – e dunque denunciare il dolo e la premeditazione – la mens rea, direbbero gli esperti di diritto – di chi ha deliberatamente usato una falsa pandemia per sterminare la popolazione, coerentemente ad una visione folle e antiumana che considera l’umanità come il cancro del Pianeta».   «Ecco perché vi invito a compiere il passo successivo, in questa meritoria operazione di verità e di denuncia nella quale siete coraggiosamente impegnati».   «Non fate le domande sbagliate, perché ne avrete risposte sbagliate. Se partite dal presupposto che le Autorità sanitarie abbiano agito con scopi leciti e che gli errori commessi siano dovuti ad imperizia o alla pressione dell’emergenza; se date per scontato che i produttori del siero genico abbiano come finalità la cura delle malattie e non il più cinico profitto e la creazione di malati cronici, finite col falsificare la realtà e le conclusioni cui giungerete saranno necessariamente fuorvianti».   «Abbiate piuttosto un approccio forense, per così dire, in modo che appaia evidente la perfetta coerenza tra gli strumenti adottati e i risultati ottenuti, a prescindere dagli scopi dichiarati; sapendo che le vere motivazioni, proprio per la loro intrinseca volontà di nuocere, non potevano che essere dissimulate e negate. Chi mai ammetterebbe, prima di imporre fraudolentemente una terapia genica di massa, che l’obiettivo che intende raggiungere è far ammalare, uccidere o rendere sterile una vastissima fascia della popolazione mondiale?»   «Ma se questo è ciò che l’ideologia neomalthusiana si prefigge; se vi sono prove che dolosamente sono stati nascosti gli effetti avversi dei sieri; se nei differenti lotti sono presenti sostanze che non hanno alcuna giustificazione profilattica ma che al contrario inducono patologie e consentono manomissioni del DNA umano, le conclusioni logiche non possono non evidenziare la volontà criminale, e quindi la complicità colpevole di Istituzioni pubbliche, enti privati, addirittura dei vertici della Gerarchia cattolica, dei media (…) della intera classe medica (…) in un’operazione di sterminio di massa» dice ancora Monsignore.   «La domanda che ora dobbiamo porci – e che dobbiamo porre a chi pretende di governarci e di imporci norme e comportamenti che influiscono direttamente sulla nostra vita quotidiana e sulla nostra salute – non è perché i sieri siano stati imposti ancorché dimostratamente dannosi e mortali, ma per quale motivo nessun organo dello Stato – il cui fine ultimo è il bene comune, la salute e il benessere dei cittadini – abbia posto fine a questo crimine, ed anzi se ne sia reso complice giungendo a violare i diritti fondamentali e a calpestare la Costituzione» continua il prelato.   «Quis custodiet ipsos custodes? chiede Giovenale (Satire, VI, 48-49). Se un sistema di governo giunge a strutturarsi in modo tale che chi è costituito in autorità possa nuocere a coloro che devono obbedirgli; se forze non legittimate da alcun mandato politico o sociale riescono a manovrare interi governi e istituzioni sovranazionali con l’intento di appropriarsi del potere e di concentrare nelle proprie mani ogni strumento di controllo e ogni risorsa – finanza, salute, giustizia, trasporti, commercio, alimentazione, istruzione, informazione; se una cupola eversiva può vantarsi pubblicamente di avere premier, ministri e funzionari al proprio servizio, dobbiamo aprire gli occhi e denunciare il venir meno di quel patto sociale che sta alla base della convivenza civile e che legittima la delega dell’autorità da parte del popolo ai propri rappresentanti».

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«Da qui, inevitabilmente, dovrà scaturire la consapevolezza che la pandemia – così come l’emergenza climatica e tutte le altre pseudocatastrofi prospettate a scopo intimidatorio dalla medesima lobby – costituisce un tassello fondamentale nel quadro di un più vasto colpo di Stato globale cui occorre opporsi, che è imprescindibile denunciare e i cui responsabili – tanto ai vertici di queste organizzazioni eversive quanto nei Governi, nelle Istituzioni pubbliche e nella Chiesa Cattolica – andranno inesorabilmente processati e condannati per alto tradimento e per crimini contro l’umanità» sostiene il religioso.   «Ma per fare questo – dovrete darmene atto, dopo quattro anni – è indispensabile comprendere che questa lobby criminale agisce per il Male, serve il Male, persegue la morte non solo del corpo ma anche dell’anima di ciascuno di noi; che i suoi emissari sono servi di Satana, votati alla distruzione di tutto ciò che ricorda anche lontanamente l’opera perfetta della Creazione, che rimanda all’atto generoso e gratuito con cui il Creatore infonde la vita. Satana è omicida sin dal principio (Gv 8, 44) e chi lo serve non può che volere la morte, qualsiasi sia il mezzo con cui infliggerla».   «Fingere di aver a che fare con dei vili mercanti interessati solo al denaro e non vedere la matrice satanica del piano globalista costituisce un imperdonabile errore che nessuno di noi può compiere, se vogliamo davvero fermare la minaccia incombente sull’umanità intera» conclude monsignor Viganò.  

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Verso il liberalismo omotransumanista. Tucker Carlson intervista Dugin

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Il giornalista americano Tucker Carlson ha pubblicato una potente intervista con il filosofo russo Aleksandr Dugin. La conversazione è stata pubblicata lunedì sul sito Tucker Carlson Network e sul suo canale YouTube.

 

L’incontro è avvenuto durante in viaggio di Carlson a Mosca – città nella quale Dugin gli dà il benvenuto – per la notoria intervista che il californiano ha ottenuto con il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin.

 

Come riportato da Renovatio 21, Dugin in un editoriale aveva sottolineato l’intervista di Carlson a Putin come un evento epocale in grado di riunire due anime della società russa, sia quella tradizionalista che quella filo-occidentale. Durante il suo soggiorno a Mosca – dove secondo alcuni sarebbe pure scampato ad un attentato, cosa di cui non vuole parlare – Tucker ha voluto incontrare Dugin, perché, racconta, curioso delle sue idee.

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Nella sua introduzione, il giornalista statunitense – dopo aver detto di credere ai servizi segreti americani quando dicono che la figlia di Dugin, Darja Dugina, è stata uccisa dagli ucraini – racconta di essere interessato a sentire qualcuno i cui libri sono stati proibiti dall’amministrazione Biden: quando lavorava ancora a Fox, Carlson fece un servizio sull’improvvisa sparizione dei libri di Dugin da Amazon, fenomeno notato da Renovatio 21 due mesi prima.

 

Parlando con il filosofo, ha quindi deciso di filmare i discorsi. Secondo Alex Jones, Carlson avrebbe filmato molto materiale, di cui è uscito questo segmento editato.

 

La conversazione pubblicata, della durata di 20 minuti, è stata particolarmente ricca di spunti di pensiero.

 

 

Carlson chiede a Dugin cosa sta succedendo nei paesi di lingua inglese: «gli Stati Uniti, il Canada, la Gran Bretagna, la Nuova Zelanda, l’Australia hanno deciso all’improvviso di rivoltarsi contro se stessi con questo grande tumulto. E alcuni comportamenti sembrano molto autodistruttivi. Da dove pensa, come osservatore, che provenga questo?»

 

«Credo che tutto sia iniziato con l’individualismo» risponde Dugin. «L’individualismo era una comprensione sbagliata della natura umana, della natura dell’uomo. Quando si identifica l’individualismo con l’uomo, con la natura umana, si tagliano tutti i suoi rapporti con tutto il resto. Quindi si ha un’idea molto particolare del soggetto, del soggetto filosofico come individuo».

 

Qui Dugin offre una visione in linea con quella del tradizionalismo cattolico: «tutto è iniziato nel mondo anglosassone con la riforma protestante e prima ancora con il nominalismo: l’atteggiamento nominalista secondo cui non esistono idee, ma solo cose, solo cose individuali» spiega il filosofo.

 

«Quindi l’individuo, era la chiave ed è tuttora il concetto chiave che è stato posto al centro di un’ideologia liberale e del liberalismo poiché, nella mia lettura, è una sorta di processo storico e culturale, politico e filosofico di liberazione, dell’individuo, di qualsiasi tipo di identità collettiva, collettiva o che trascenda quella individuale».

 

«Tutto è iniziato con il rifiuto della Chiesa cattolica come identità collettiva, dell’impero, dell’impero occidentale come identità collettiva. Successivamente si è trattato di una rivolta contro uno Stato nazionalista come identità collettiva a favore di una società puramente civile. Dopo quella guerra, nel XX secolo ci fu la grande battaglia tra liberalismo, comunismo e fascismo. E il liberalismo ha vinto ancora una volta. E dopo la caduta dell’Unione Sovietica è rimasto solo il liberalismo».

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«Francis Fukuyama ha giustamente sottolineato che non esistono più ideologie all’infuori del liberalismo… il liberalismo, cioè la liberazione degli individui da ogni tipo di identità collettiva» spiega Dugin, citando il politologo noto negli anni Novanta per la nozione di «fine della Storia» a seguito del crollo del blocco sovietico.

 

«Erano rimaste solo due identità collettive da cui liberarsi: l’identità di genere perché è identità collettiva. Sei un uomo o una donna collettivamente (…) Quindi una liberazione dal genere. E questo ha portato ai transgender, alla comunità LGBT e a una nuova forma di individualismo sessuale. Quindi il sesso è qualcosa di facoltativo».

 

«Questa non era solo una deviazione del liberalismo. Erano elementi necessari per l’attuazione e il vincitore di questa ideologia liberale. E l’ultimo passo non ancora compiuto è la liberazione dall’identità umana. L’umanità è facoltativa. E ora stiamo scegliendo te in Occidente. Stai scegliendo il sesso che vuoi, come vuoi».

 

«L’ultimo passo in questo processo di liberalismo, nell’attuazione del liberalismo, significherà proprio l’umano come opzionale. Quindi puoi scegliere la tua identità individuale per essere umano, e per essere non umano. Questo ha un nome. Transumanesimo. Postumanesimo. Singolarità. Intelligenza artificiale».

 

«Klaus Schwab, Harari, dichiarano apertamente che il futuro dell’umanità è inevitabile. Arriviamo così alla storica stazione terminale: cinque secoli fa, siamo saliti su questo treno ed ora stiamo finalmente arrivando all’ultima stazione. Quindi questa è la mia lettura».

 

«Tutti gli elementi, tutte le fasi di questo, tagliano la tradizione con il passato. Quindi non sei più protestante. Sei un materialista ateo laico. Non hai più lo Stato nazionale che servì ai liberali per liberarsi dall’impero. Ora lo Stato nazionale diventa a sua volta un ostacolo. Ti stai liberando dallo Stato nazionale. Infine, la famiglia viene distrutta a favore di questo individualismo».

 

«E poi l’ultima cosa, il sesso, che è già quasi superato. Sesso facoltativo. E nella politica di genere c’è solo un passo per arrivare agli estremi di questo processo di liberazione, di liberalismo, cioè l’abbandono dell’identità umana come qualcosa di prescritto. Quindi essere liberi dall’essere umani, avere la possibilità di scegliere tra essere e non essere umani».

 

«Questa è l’agenda politica, l’agenda ideologica di domani. Ecco perché, come vedo il mondo anglosassone che mi ha chiesto» dice Dugin a Carlson. «Penso che sia solo avanguardia, perché è iniziato con gli anglosassoni, l’empirismo, il nominalismo, il protestantesimo. E ora siete in vantaggio con gli anglosassoni che sono più prosciugati dal liberalismo rispetto agli altri europei».

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Carlson procede con una domanda di approfondimento: «quindi le opzioni – per come le concepivo crescendo – erano l’individuo che può seguire la propria coscienza, dire quello che pensa, difendersi dallo Stato contro lo statalismo, il totalitarismo incarnato nel governo contro cui si lottava: il governo sovietico. E penso che la maggior parte degli americani la pensi in questo modo. Qual è la differenza?»

 

«Penso che il problema risieda in due definizioni di liberalismo» puntualizza Dugin. «C’è il vecchio liberalismo, il liberalismo classico. E nuovo liberalismo. Quindi il liberalismo classico era a favore della democrazia. Democrazia intesa come potere della maggioranza, del consenso, della libertà individuale. Ciò dovrebbe essere combinato in qualche modo con la libertà dell’altro».

 

«Ora siamo già completamente nella prossima stazione, nella fase successiva: il nuovo liberalismo. Ora non si tratta del governo della maggioranza, ma del governo delle minoranze. Non si tratta di libertà individuale, ma di wokismo. Quindi puoi essere così individualista da criticare non solo lo Stato, ma anche l’individuo, la vecchia concezione dell’individuo. Quindi ora hai bisogno di essere invitato a liberarti dall’individualità per andare oltre in quella direzione».

 

Dugin ricorda di averne parlato con Fukuyama in TV, «Come ha già detto in precedenza, la democrazia significa il governo della maggioranza. E ora si tratta del dominio delle minoranze contro la maggioranza, perché la maggioranza potrebbe scegliere Hitler o Putin. Quindi dobbiamo stare molto attenti con la maggioranza, e la maggioranza dovrebbe essere tenuta sotto controllo e le minoranze dovrebbero governare sulla maggioranza. Non è democrazia, è già totalitarismo».

 

«Ora non si tratta della difesa della libertà individuale, ma della prescrizione di essere woke, di essere moderni, di essere progressisti. Non è un tuo diritto essere o non essere progressista. È tuo dovere essere progressisti e seguire questo programma. Quindi sei libero di essere un liberale di sinistra. Non sei più abbastanza libero per essere un liberale di destra. Devi essere un liberale di sinistra. E questo è una sorta di dovere. È una prescrizione. Il liberalismo ha lottato nel corso della sua storia contro ogni tipo di prescrizione. E ora è diventato a sua volta totalitario, prescrittivo e non più libero com’era».

 

«E le crede che questo processo sia stato inevitabile? Sarebbe comunque successo?» domanda il Tucker.

 

«Percepisco qui una sorta di logica. Quindi un tipo di logica che non è solo un ritorno o una deviazione. Inizi con uno scopo: vuoi liberare l’individuo. Quando arrivi al punto in cui è possibile, viene realizzato. Quindi è necessario andare oltre. Da questo momento inizia la liberazione dalla vecchia comprensione dell’individuo in favore di concetti più progressisti. Non ci si poteva fermare qui. Questa è la mia visione».

 

«Quindi se dici “Oh, preferisco il vecchio liberalismo”, direbbero, i progressisti, direbbero, non si tratta del vecchio liberalismo, ma di fascismo: divieni il difensore del tradizionalismo, del conservatorismo, del fascismo. Quindi fermati qui. O divieni progressista liberale o sei finito, o ti cancelleremo. Questo è ciò che osserviamo».

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«E vedere i sedicenti liberali bandire il suo libro, che non è un manuale per fabbricare bombe o invadere l’Ucraina» dice Carlson. «Sai, queste sono opere filosofiche. Ti dice che non è, ovviamente, non è liberale in alcun senso. Mi chiedo però, quando si arriva al punto in cui l’individuo non riesce più a liberarsi da nulla, quando non è nemmeno più umano. Qual è il prossimo passo?»

 

«Ciò è descritto nei film, nei film americani, nei film, in molti modi. Quindi penso che, sai, tutta la fantascienza, quasi tutta quella del XIX secolo, è stata realizzata nella realtà negli anni Venti. Quindi non c’è niente di più realistico della fantascienza. E se consideriamo Matrix o Terminator, abbiamo tantissime versioni del futuro più o meno coincidenti, il futuro con la situazione post-umana o umana opzionale o con l’Intelligenza Artificiale», replica Dugin.

 

«Hollywood ha realizzato molti, molti, molti film. Penso che rappresentino correttamente la realtà del prossimo futuro. Ad esempio, se consideriamo l’uomo, la natura umana, come una specie di animale razionale, allora con la nostra tecnologia si può produrli, così da poter creare animali razionali o combinarli o costruirli con l’Intelligenza Artificiale».

 

«È una specie di re del mondo. Direi che non solo può manipolare, ma creare realtà perché le realtà sono solo immagini, solo sensazioni, solo sentimenti. Quindi penso che il futurismo post-umanista sia non solo una sorta di descrizione realistica di un futuro molto possibile e probabile, ma anche una sorta di manifesto politico. Questo è un pio desiderio».

 

«Il fatto che i film non descrivono un brillante futuro tradizionale. Non conosco nessun film sul futuro e sull’Occidente che dipinga un ritorno alla vita tradizionale, alla prosperità, alle famiglie con molti figli… e tutto è abbastanza nell’ombra, abbastanza oscuro. Quindi, se sei abituato a dipingere tutto di nero soprattutto nel futuro, quindi questo futuro nero una volta arriva e penso che sia il fatto che non abbiamo altra scelta. O Matrix o Intelligenza Artificiale o qualcosa del genere o Terminator. Quindi la scelta è già fuori dai limiti dell’umanità. E questa non è solo fantasia, credo. Questo è una sorta di progetto politico. Ed è facile immaginarlo, poiché abbiamo visto i film, seguono più o meno da vicino questa agenda progressista, direi».

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Carlson procede con un’ultima domanda, chiedendo del fenomeno per cui «per oltre 70 anni un gruppo di persone in Occidente e negli Stati Uniti, liberali, hanno difeso efficacemente il sistema sovietico e lo stalinismo, e molti vi hanno partecipato personalmente spiando per Stalin, lo ha sostenuto nei nostri media» dice il giornalista. «Amavano Boris Eltsin perché era ubriaco. Ma nel 2000, la leadership di questo Paese è cambiata e la Russia è diventata il loro principale nemico. Quindi, dopo 80 anni e passa di difesa della Russia, si sono messi ad odiare la Russia. Che cosa è tutto questo? Perché il cambiamento?»

 

«Penso che, prima di tutto, Putin sia un leader tradizionale. Quando Putin salì al potere, fin dall’inizio, ha cominciato a sottrarre il nostro Paese, la Russia, all’influenza globale. Così ha iniziato a contraddire l’agenda progressista globale. E queste persone che sostenevano l’Unione Sovietica erano progressisti, che hanno avuto la sensazione di avere a che fare con qualcuno che non condivide l’agenda progressista e che ha tentato con successo di restaurare i valori tradizionali, la sovranità dello Stato, il cristianesimo, la famiglia tradizionale».

 

«Questo non era evidente fin dall’inizio, da fuori. Ma quando Putin ha insistito sempre di più su questa agenda tradizionale, direi, sulla particolarità e spiritualità della civiltà russa come un tipo speciale di regione del mondo che aveva e ha ora, pochissime somiglianze con i progressisti, gli ideali progressisti. Quindi penso che abbiano scoperto, abbiano identificato cosa esattamente è Putin. È una sorta di leader, un leader politico che difende i valori tradizionali».

 

Solo di recente, un anno fa, Putin ha emanato un decreto di difesa politica dei valori tradizionali. É stato un punto di svolta, direi. Ma gli osservatori del campo progressista in Occidente, penso che lo abbiano capito correttamente fin dall’inizio del suo governo. Quindi, questo odio non è solo casuale, qualcosa di casuale o uno stato d’animo. Non lo è… È metafisico».

 

«Quindi, se il tuo compito principale e il tuo obiettivo principale è distruggere i valori tradizionali, la famiglia tradizionale, gli stati tradizionali, le relazioni tradizionali, le credenze tradizionali e qualcuno con l’arma nucleare – questo non è l’argomento più piccolo, ma nemmeno il meno importante – può resistere e difendere i valori tradizionali che stai per abolire… Ecco, penso che ci sia qualche fondamento per questa russofobia e per l’odio per Putin. Quindi non è solo un caso. Non si tratta di un cambiamento irrazionale dal filosovietismo alla russofobia. È qualcosa di più profondo direi. Questa è la mia ipotesi».

 

Tanto, tanto materiale su cui riflettere.

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Immagine screenshot da Tucker Carlson Network

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