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Linee cellulari

Prime note sull’obiezione di coscienza all’obbligo vaccinale

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Da sempre, allorché il legislatore intervenga a disciplinare una materia che investe principi fondamentalissimi aventi a che fare con l’essenza stessa dell’uomo, si pone il problema del possibile conflitto tra la norma positiva e la legge naturale. L’ordinamento giuridico contempla questo possibile conflitto e lo compone attraverso l’istituto della obiezione di coscienza, il quale, a determinate condizioni, valorizza l’imperativo interiore che si ponga in contrasto con il comando dell’autorità.

 

Le caratteristiche della fattispecie delineata dal dl 44/2021 sono tali da ritenere senz’altro esercitabile il diritto all’obiezione di coscienza contro l’imposizione dell’obbligo vaccinale.

 

 

L’articolo 4 del decreto legge 44/2021 rappresenta un attacco frontale non soltanto a fondamentali garanzie costituzionali (in primis, diritto alla salute, diritto all’autodeterminazione terapeutica, diritto al lavoro) e ai principi generali di libertà che informano l’ordinamento positivo ma, ancor prima, al nucleo essenziale di valori che precede le contingenti norme scritte e che integra, rispetto ad esse, un criterio autonomo e superiore di giudizio. Sì che al loro destinatario deve ritenersi lecito, in base a quel criterio, sindacare la giustizia sostanziale delle norme stesse ed eventualmente, in coerenza col proprio orizzonte morale, sottrarsi alla loro applicazione.

 

Il citato articolo, com’è noto, stabilisce per il personale sanitario un obbligo, anche se indiretto – in quanto assistito da sanzioni che incidono sul diritto al lavoro fino a travolgerlo –, di sottoporsi alla cosiddetta «vaccinazione» anti COVID 19, ovvero di subire l’inoculazione di un farmaco tuttora in fase di sperimentazione

 

Premesso che i prodotti in questione portano un nome non corrispondente alla funzione tipica che a quel nome si riferisce, non è revocabile in dubbio che di tutti i nuovi «vaccini» si ignorino (per ovvie ragioni) i possibili effetti avversi a medio e lungo termine, e che la quantificazione e la stima degli effetti avversi a breve termine dipenda dalle segnalazioni registrate a seguito della somministrazione su larga scala, che è in corso.

 

Così come è notorio, allo stato, essere questione irrisolta tanto se il vaccinato sia suscettibile di essere infettato e con quale probabilità ciò si verifichi, quanto se egli sia in grado di infettare altri e con quale contagiosità.

 

Allo stato prevarrebbe la teoria che al «vaccino» si possa ricondurre una funzione di protezione individuale verso le forme gravi della malattia, ma non una funzione di impedimento alla propagazione.

 

Senza contare, inoltre – visto che già si preannunciano come ineludibili ulteriori innumerevoli richiami e nuove vaccinazioni in conseguenza della presunta diffusione delle cosiddette varianti (1.200.000 ad oggi) – che del tutto incerti appaiono anche i tempi della (eventuale) protezione conferita dal trattamento. Si parla di richiami a sei mesi dalla seconda dose, per inseguire le varianti.

 

È pacifico, insomma, come quelli imposti ex lege ai sanitari siano farmaci dalla efficacia e dal grado di rischio in gran parte sconosciuti – lo dichiarano apertis verbis le stesse case produttrici – e rimesse agli esiti della attuale sperimentazione. 

 

L’ampio margine di incertezza, e correlativamente di rischio, connesso alla somministrazione di questi «vaccini», dipende anche dal carattere innovativo delle tecnologie messe in campo per la loro produzione. Tema cui è connesso quello degli ingredienti utilizzati in fase di sperimentazione e/o produzione dei medesimi, che spalanca questioni di imponente rilievo etico-morale, in particolare a causa dell’impiego di linee cellulari sia di origine animale sia ricavate da aborti.  

 

Già solo alla luce di queste scarne ma incontestabili considerazioni, appare evidente come l’obbligo introdotto tramite decretazione d’urgenza, a prescindere dalla sua sfera di incidenza e dalle condizioni della sua operatività – l’una e le altre nient’affatto chiare secondo il dettato della norma –, non possa che scontrarsi con irrinunciabili motivi di coscienza, tali da non ammettere di essere elusi o misconosciuti dall’istituzione e tali da essere in grado di fondare, per la loro rilevanza oggettiva, un interesse giuridicamente tutelato in capo a chiunque intenda farsene portatore al fine di evitare di sottoporsi alla somministrazione del farmaco o (eventualmente) di inocularlo a terzi.

 

Il rifiuto di obbedire a un precetto dalle implicazioni tanto gravi ripropone il tema fondamentale del conflitto tra la norma positiva e la fedeltà a convinzioni profonde che neghino, di quella, il fondamento di valore; conflitto che riflette l’antico problema del rapporto tra norme scritte e norme non scritte, cioè del nesso sempre pericolante tra legge e giustizia, tra nomos e dike.

 

È il riconoscimento di questa possibile dicotomia, insieme all’esigenza di una sua composizione in seno al sistema, ad aver dato origine, negli ordinamenti moderni, all’istituto della obiezione di coscienza. Esso si delinea quale figura di contraddizione intrinseca al diritto, ma ugualmente da esso codificata a difesa di principi superiori considerati come insopprimibili.

 

In altri termini, con la valorizzazione della personalità e quindi della libertà dell’individuo, il conflitto tra nomos e dike, ovvero tra diritto positivo (quello che trova in se stesso e nella autorità costituita il proprio fondamento) e legge naturale (criterio guida superiore dei comportamenti umani) si risolve nella tensione tra nuclei di interessi contrapposti: da una parte l’interesse contingente tutelato dalla norma generale; dall’altro l’interesse valorizzato volta per volta dalla coscienza individuale – in quanto legato a un’intima esigenza di contenuto morale – capace di assumere rilevanza proprio in quanto ancorato a dei parametri oggettivi assoluti. Al riparo dunque dall’arbitrio, dall’ideologia, dalla convenienza o da ogni asfittico interesse individualistico. 

 

Un fenomeno per certi versi analogo a quello che, nel diritto penale, si verifica con il sistema delle cause di giustificazione del reato, tipicamente la legittima difesa e lo stato di necessità. Dove, nel bilanciamento degli interessi in gioco, ben si coglie come, a contrastare la norma incriminatrice, debba porsi un valore riconoscibile come oggettivo, capace di prevalere, per forza propria, su quello tutelato dalla fattispecie penale. 

 

 

Il legislatore italiano ha previsto espressamente varie ipotesi di obiezione di coscienza, in ambiti tra loro molto diversi.

 

  • La prima ipotesi, introdotta dalla legge 772/1972 (poi abrogata nel 1998 in seguito alla abolizione della leva obbligatoria), riguardava il servizio civile in sostituzione di quello militare. I motivi di coscienza dovevano essere attinenti «ad una concezione generale basata su profondi convincimenti religiosi, o filosofici, o morali professati dal soggetto».

 

  • Nel 1978 è intervenuto il caso esemplare dell’obiezione di coscienza previsto della legge 194 «Norme per la tutela sociale della maternità e sulla interruzione volontaria della gravidanza», dove l’evidenza dell’interesse collettivo alla conservazione e alla difesa della vita umana ha determinato, e determina, il diritto riconosciuto agli operatori sanitari di sottrarsi alle pratiche abortive. 

 

  • Pressoché sovrapponibile a quella appena riferita, l’ipotesi di obiezione contenuta nella legge 40/2004 in materia di procreazione medicalmente assistita. Anche in questo caso il personale sanitario obiettore «non è tenuto a prendere parte alle procedure per l’applicazione delle tecniche di fecondazione artificiale».

 

  • Nella seconda metà degli anni Ottanta del secolo scorso si collocano poi le Intese (successivamente trasfuse in legge) tra lo Stato Italiano e alcune confessioni religiose, come le Comunità Israelitiche Italiane, dove viene espressamente trattato il tema della libertà di coscienza riconoscendosi, per esempio, il diritto degli ebrei a osservare il riposo sabbatico.

 

  • Ma la fattispecie più rilevante ai fini dell’argomento in questione è quella introdotta dalla legge 413 del 1993 recante «Norme sull’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale» il cui primo articolo, intitolato «Diritto all’obiezione di coscienza», enuncia solennemente: «I cittadini che, per obbedienza alla coscienza, nell’esercizio del diritto alle libertà di pensiero, coscienza e religione riconosciute dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, dalla Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dal Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, si oppongono alla violenza su tutti gli esseri viventi, possono dichiarare la propria obiezione di coscienza ad ogni atto connesso con la sperimentazione animale». 

 

Significativo l’ultimo comma dell’art. 3, che suona: «Tutte le strutture pubbliche e private legittimate a svolgere sperimentazione animale hanno l’obbligo di rendere noto a tutti i lavoratori e gli studenti il loro diritto ad esercitare l’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale. Le strutture stesse hanno inoltre l’obbligo di predisporre un modulo per la dichiarazione di obiezione di coscienza alla sperimentazione animale a norma della presente legge».

 

Per concludere con l’art. 4, intitolato «Divieto di discriminazione», che merita di essere riportato integralmente:

 

«1. Nessuno può subire conseguenze sfavorevoli per essersi rifiutato di praticare o di cooperare all’esecuzione della sperimentazione animale. 2. I soggetti che ai sensi dell’art. 1 dichiarino la propria obiezione di coscienza alla sperimentazione animale hanno diritto, qualora siano lavoratori dipendenti, pubblici e privati, ad essere destinati, nell’ambito delle dotazioni organiche esistenti, ad attività diverse da quelle che prevedono la sperimentazione animale, conservando medesima qualifica e medesimo trattamento economico. 3. Nelle università gli organi competenti devono rendere facoltativa la frequenza alle esercitazioni di laboratorio in cui è prevista la sperimentazione animale. All’interno dei corsi sono attivate, entro l’inizio dell’anno accademico successivo alla data di entrata in vigore della presente legge, modalità di insegnamento che non prevedano attività o interventi di sperimentazione animale per il superamento dell’esame. Le segreterie di facoltà assicurano la massima pubblicità del diritto all’obiezione di coscienza alla sperimentazione animale». 

 

Quest’ultimo tema della discriminazione degli obiettori di coscienza, espressamente disciplinato dalla citata legge 413/1993, era già emerso con la legge 772/1972 di cui sopra, che in origine effettivamente discriminava quanti rifiutassero la leva obbligatoria, stabilendo che essi dovessero prestare servizio «per un tempo superiore di otto mesi alla durata del servizio di leva cui sarebbero stati tenuti». La norma fu dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 470 del 1989, perché «la differente durata del servizio sostitutivo rivestirebbe chiaramente quel significato di sanzione nei confronti degli obiettori che già si è stigmatizzato, ledendo, altresì, i fondamentali diritti tutelati dal primo comma dell’art. 3 e dal primo comma dell’art. 21 della Costituzione, in quanto sintomo di una non giustificabile disparità di trattamento per ragioni di fede religiosa o di convincimento politico e, nello stesso tempo, freno alla libera manifestazione del pensiero».

 

[In tale quadro, del tutto irragionevoli per carenza dei presupposti di fatto, quanto inique in una prospettiva sistematica, appaiono le misure a carattere sanzionatorio previste dal dl 44 e volte a coartare la volontà dei destinatari della norma: esse infatti sono foriere di una evidente disparità di trattamento, e quindi una ingiusta discriminazione, tra quanti ottengano una certificazione di esenzione per accertato pericolo per la salute (ex art. 4 co. 2); e quanti, per qualsiasi motivo e anche a parità di condizioni, ne permangano sprovvisti. I primi, infatti, potranno continuare a svolgere il proprio lavoro, eventualmente adibiti a mansioni diverse e previa eventuale integrazione dei presidi di sicurezza personali, in ogni caso senza decurtazione della retribuzione (art. 4 co. 10 e 11); mentre i secondi saranno costretti a subire il demansionamento o la sospensione e quindi, rispettivamente, la decurtazione o il venir meno della retribuzione (art 4 co. 6 e 8)].

 

A margine del quadro legislativo riguardante l’obiezione di coscienza, pare rilevante menzionare la recente giurisprudenza della Corte di Cassazione che, con sentenza numero 29469 del 4/12/2020, ha accolto il ricorso di una paziente testimone di Geova trasfusa contro la sua volontà.

 

La Corte ha enunciato il seguente principio di diritto: «Il testimone di Geova, che fa valere il diritto di autodeterminazione in materia di trattamento sanitario a tutela della libertà di professare la propria fede religiosa, ha il diritto di rifiutare l’emotrasfusione pur avendo prestato il consenso al diverso trattamento che abbia successivamente richiesto la trasfusione, anche con dichiarazione formulata prima del trattamento medesimo, purché dalla stessa emerga in modo inequivoco la volontà di impedire la trasfusione anche in ipotesi di pericolo di vita».

 

Con ciò, la Cassazione ha riconosciuto le ragioni della parte attrice secondo cui «il rifiuto delle emotrasfusioni espresso da un testimone di Geova non costituisce una mera autodeterminazione sanitaria, ma una vera e propria forma di obiezione di coscienza, radicata in ragioni religiose»; sì che «non si tratta solo di rispettare il corpo nella sua fisicità, ma la persona umana nella sua interezza, ossia nei suoi valori morali, etici, religiosi»: l’osmosi dei due principi costituzionali – quello di autodeterminazione circa il trattamento sanitario e quello alla libera professione della propria fede religiosa – non incontrerebbe quindi alcuna necessità di bilanciamento con principi di segno contrario (inclusa la tutela della salute e della stessa vita).

 

Per tutto quanto sopra esposto, la posizione propria dei sanitari di fronte alla recente imposizione in via di urgenza dell’obbligo di sottoporsi a un trattamento sanitario si inscrive nel quadro di una obiezione di coscienza legittima, perché del tutto coerente con i principi incardinati nell’ordinamento e ormai pienamente consolidati. Essa non potrà non essere riconosciuta anche dal diritto positivo, o attraverso un urgente intervento del Parlamento in sede di conversione in legge, o di caducazione in toto del decreto. 

 

Le ragioni, di ordine morale o filosofico, legittimatrici del diritto di sottrarsi al comando normativo appaiono invero inconfutabili. Se infatti l’obiezione prevista per la sperimentazione sugli animali fa leva sulla esigenza morale di non contribuire a ridurre questi a meri strumenti materiali, a maggior ragione tale esigenza vale per l’uomo, chiamato a mantenere in ogni caso la propria dignità di essere superiore moralmente razionale: la protesta degli operatori sanitari poggia quindi su ragioni inoppugnabili di difesa della dignità umana propria, e di chiunque sia indotto ad assumere un ruolo di cavia inconsapevole in ciò che si configura come un vero e proprio procedimento di sperimentazione di massa. Ridurre un qualunque essere umano ad oggetto di sperimentazione, travalicando la sua volontà libera, attuale e informata, significa reificarlo e segnare in tal modo un salto di qualità incommensurabile anche a fronte dell’uso delle cavie animali; tale da profanare quella bandiera della dignità umana che sventola da decenni in tutte le carte, interne e sovranazionali, dei diritti.

 

L’opposizione dei sanitari acquista così un valore che trascende la categoria, perché riguarda tutti e impone a tutti di ricordare cosa abbia potuto significare la sperimentazione sull’uomo nel tempo in cui era praticata, con il consenso politico, da un certo dottor Mengele di cui ultimamente si sente parlare sempre meno. 

 

Del resto, è evidente come le prospettive aperte oggi dalla ricerca scientifica e l’avanzamento tecnologico incontrollato non possano che generare, sempre più, nuove occasioni di conflitto tra le normative di riferimento e incomprimibili esigenze morali.

 

Sì che, di fronte a inedite realtà giuridicamente rilevanti, si profilano e devono di necessità trovare riconoscimento anche nuove istanze oppositive coerenti con i principi fondamentalissimi radicati nella natura umana e, per questo, meritevoli continuativamente di presidiare il diritto.

 

 

Elisabetta Frezza

 

 

 

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Pfizer e le cellule di aborto del vaccino mRNA

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In una scioccante intervista a Jim Hale di Lifesitenews, la whistleblower («informatrice») Melissa Strickler, ex dipendente della filiera Pfizer, dopo aver indicato la presenza dell’enzima della bioluminescenza luciferasi nei sieri da lei esaminati, ha parlato abbondantemente anche riguardo alle linee cellulari da feto abortito usate nella creazione del vaccino, un tema di cui, come riportato da Renovatio 21, aveva trattato quando aveva fatto le prime rivelazioni ai giornalisti d’inchiesta di Project Veritas.

 

Sarebbero fondamentalmente «cellule cancerose» di un bambino abortito, dice la Strickler

La Strickler durante il video afferma che le cellule HEK-293 sono state scelte per la loro capacità di crescere e che, a suo dire, sarebbero fondamentalmente «cellule cancerose» di un bambino abortito.

 

Queste parole riportano alla mente il fatto che le linee cellulari, per essere «immortalizzate», sono trattate con oncogeni, cioè sostanze che inducono il cancro.

 

«Mi ha fatto venire il mal di stomaco perché, se mentono su una cosa del genere, che altro? – dice contrita la Strickler – in realtà è una delle cose che se il pubblico sapesse, lo farebbe preoccupare».

 

«Rimangono in silenzio perché sanno che se dicessero “sì, abbiamo usato linee cellulari fetali nello sviluppo di questa cosa”, non potrebbero negare le esenzioni religiose»

Il tema non è di poco conto. Riguarda la distruzione della possibilità (in USA ancora prevista in almeno 47 Stati) di una esenzione religiosa, cioè un’obiezione di coscienza a questi vaccini.

 

Scrive Lifesitenews:

 

«Migliaia di persone hanno chiesto esenzioni dai mandati di vaccino COVID sul posto di lavoro per motivi di esenzioni religiose o di coscienza citando l’uso di cellule fetali nello sviluppo di vaccini COVID e le loro richieste sono state respinte. Le piattaforme di social media hanno regolarmente cancellato i post sul tessuto fetale nello sviluppo del vaccino contro il COVID e i media tradizionali hanno riportato rapporti “verificati dai fatti” come “disinformazione”. Strickler sostiene che Pfizer lo sa».

 

«Secondo me è sbagliato trarre beneficio da un aborto. Non credo che Dio vorrebbe che facessimo queste cose. Ma l’inganno pubblico va più in profondità e stanno cercando di darlo ai bambini»

Nell’intervista la Stricker è chiara sul fatto che si tratta di un comportamento «deceitful»: disonesto, ingannevole.

 

«Sono semplicemente ingannevoli. Voglio dire, potrebbero porre fine alle teorie della cospirazione, potrebbero correggere i fact-checker sui social media, ma rimangono in silenzio perché sanno che se dicessero “sì, abbiamo usato linee cellulari fetali nello sviluppo di questa cosa”, non potrebbero negare le esenzioni religiose. Penso che sia di questo che si tratta».

 

«Secondo me è sbagliato trarre beneficio da un aborto. Non credo che Dio vorrebbe che facessimo queste cose. Ma l’inganno pubblico va più in profondità e stanno cercando di darlo ai bambini».

 

 

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La questione della moralità dei vaccini COVID: l’uso della linea cellulare criminale HEK 293

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Renovatio 21 pubblica questo saggio di padre Joseph, ordinato nella Fraternità San Pio X nel 1993, già Superiore del Distretto di Francia e ora cappuccino nel convento di Morgon, sempre collegato all’opera della Fraternità San Pio X. L’articolo è uscito sulla rivista francese Civitas e sul sito belga Médias-Presse Info.

 

 

 

 

In omaggio alla dottoressa Alexandra Henrion-Caude e a Madame Pamela Acker per il loro coraggio.

 

 

 

«Se uno, tanto de’ figli di Israele quanto de’ forestieri dimoranti in Israele, offrirà un suo figliuolo all’idolo Moloc, sia messo a morte (…) Io mi metterò contro di lui, lo reciderò di mezzo al suo popolo, per aver egli dato un de’ suoi figli a Moloc, contaminato il mio santuario, e profanato il mio santo nome» (1)

 

«(…) Quelli che vivono conformandosi in tutto alla Legge divina, si astengono da quei rimedi che non risultino ordinati da Dio alla guarigione. Anche se a loro sia manifesta la probabile guarigione proveniente dall’uso di quei rimedi, tuttavia li aborriscono, come malie e arti magiche del demonio.».

 

Queste parole sono tratte dal Catechismo del Concilio di Trento nella sua spiegazione della settima richiesta della Preghiera domenicale. Ci portano a interrogarci, oltre che alla reazione istintiva di molti cattolici, su queste informazioni geniche – impropriamente chiamate vaccini – il cui sviluppo deriva da cellule umane di un feto abortito.

 

Il fatto non è in discussione. La signora Pamela Acker, nelle sue successive interviste su LifeSiteNews e nel suo libro Vaccination: a Catholic Perspective ci fornisce una documentazione della massima importanza sull’argomento e che utilizzeremo per il nostro studio, che si limiterà essenzialmente a stimare la moralità dell’accettazione a farsi vaccinare quando il vaccino richiede cellule HEK-293 nella sua fabbricazione (2).

 

La ringraziamo per averci trasmesso anche le riflessioni di Alvin Wong in The Ethics of HEK-293 e per averci così dato l’opportunità di scoprire altri autori americani che da quasi vent’anni comunicano un’argomentazione teologica sulla questione. Bisogna riconoscere che i cattolici degli Stati Uniti, negli ambienti conservatori o tradizionali, hanno preso un forte vantaggio su di noi su questo tema e che sarebbe molto sbagliato trascurare il loro pensiero.

 

Nel presente lavoro, dopo aver descritto l’origine della linea cellulare HEK-293 (I), e spiegato le sue relazioni nella fabbricazione e produzione di vaccini contro il COVID (II), cercheremo di identificare ed enumerare i peccati commessi durante la preparazione dei vaccini (III) e poi proporremo una riflessione di ordine morale sulla conduttività del peccato (IV).

 

Infine, si cercherà di stimare a quale distanza stia il consenso a vaccinarsi dai peccati commessi (V).

 

 

1) Sull’origine delle cellule HEK-293

«HEK» è l’acronimo per «rene embrionale umano». Ci sono prove qui che l’origine della linea cellulare che porta questo nome proviene dal rene di un embrione umano.

 

Il numero 293 ci dice il numero di esperimenti precedenti che sono stati necessari per portare allo sviluppo stabile e quasi immortale di questa linea cellulare.

 

«Questo non significa che ci siano stati 293 aborti, ma per 293 esperimenti ci vuole più di un aborto. Probabilmente stiamo parlando di centinaia di aborti» (3).

 

Per dare un ordine di grandezza, sappiamo che per la linea cellulare WI38, ugualmente derivante da un feto abortito, ci sono voluti 32 aborti. (4)

 

Questa proporzione è più o meno la stessa nel caso di molte altre linee. Se ci si basa su questa proporzione, ci sarebbero stati più o meno 246 aborti prima di quello del feto abortito nel 1972 nei Paesi Bassi e da cui ha avuto origine la cosiddetta linea cellulare HEK-293.

 

Se si trattasse di un aborto spontaneo, che ci sono pochissime possibilità di poter intervenire in tempo. Solo l’aborto consente di estrarre l’agognato rene con grande rapidità

Nel suo libro The Ethics of HEK-293, Alvin Wong cita un’intervista al dottor Alex van der Eb che fu coinvolto nello sviluppo di questa linea e che specifica, per quanto ricorda, che il feto all’origine di questa linea era perfettamente normale. Le ragioni di questo aborto probabilmente gli erano note ma non le ricorda (5). Questo feto era quello di una bambina.

 

Wong fornisce le molte ragioni convincenti per cui è estremamente probabile che l’aborto iniziale del lignaggio HEK-293 non fosse un aborto spontaneo ma un aborto volontario. Va notato soprattutto, come spiega Pamela Acker, che i ricercatori hanno bisogno di ottenere tessuto umano entro cinque minuti dall’aborto in modo che sia certamente utilizzabile (6). Rimuovere il rene un’ora dopo la morte del feto non è più utile.

 

Tuttavia, è ovvio, se si trattasse di un aborto spontaneo, che ci sono pochissime possibilità di poter intervenire in tempo. Solo l’aborto consente di estrarre l’agognato rene con grande rapidità.

 

In questa logica si comprende il desiderio dei ricercatori che i bambini vengano messi al mondo tramite taglio cesareo. È infatti quando vengono recuperati vivi che le possibilità di estrarre il rene nelle migliori condizioni sono ottimali.

 

Il rene viene quindi estirpato da un corpo fetale il cui cuore spesso batte ancora.

Il rene viene quindi estirpato da un corpo fetale il cui cuore spesso batte ancora.

 

L’eradicazione dell’organo avviene normalmente senza anestesia per non creare perturbazioni cellulari. Si possono anche esercitare pressioni sulle madri per ritardare la data dell’aborto al fine di raccogliere un rene più sviluppato.

 

 

2) Sull’utilizzo delle cellule HEK-293 nella fabbricazione del «vaccino» contro il COVID (8)

Per arrivare ai vaccini commercializzati dai laboratori, dobbiamo distinguere tre diversi usi dalle cellule HEK-293.

 

Il primo avviene nella fase di progettazione e produzione del vaccino.

 

Il secondo avviene nella fase di sperimentazione della sua efficacia e il terzo per consentire i test di efficacia dei lotti di vaccini prima di utilizzarlo.

 

Spieghiamo brevemente in cosa consistono nel differenziare i vaccini convenzionali dai cosiddetti vaccini ad RNA messaggero per le fasi di progettazione e produzione.

 

Per i vaccini basati su un vettore virale, le cellule HEK-293 possono essere utilizzate in tutte le fasi della loro preparazione: per la progettazione e produzione del vaccino mediante trasfezione di dette cellule.

 

Al contrario, per i cosiddetti vaccini a RNA messaggero, anche se l’acido nucleico è prodotto mediante biotecnologia dal cariotipo del Coronavirus, gli scienziati sono stati costretti a creare geneticamente una proteina spike più resistente di quella che esiste in natura. Tuttavia, gli esperimenti al fine di ottenere le mutazioni desiderate nella proteina sono stati inizialmente condotti in cellule HEK-293. Pamela Hacker conclude: «la proteina spike codificata dai vaccini è stata originariamente sviluppata in cellule fetali abortite». (8)

 

Sebbene i «vaccini» offerti dai laboratori che utilizzano cellule HEK-293 non contengano teoricamente alcun residuo di queste cellule umane, in pratica non lo si può affermare con certezza

Successivamente, prima di tentare di iniettare il vaccino in un essere umano, si è iniziato testandolo in coltura cellulare in laboratorio perché è molto più economico e meno pericoloso che provare a testarlo sull’uomo. È stato quindi possibile verificare che l’mRNA prodotto artificialmente permetteva di ottenere la produzione voluta della proteina. Lo stesso vale per i vaccini convenzionali. Ora, queste verifiche sono state effettuate su cellule HEK-293.

 

Infine, ogni volta che vengono prodotti nuovi lotti, o molto spesso, se ne constata per la prima volta l’efficacia sulle cellule HEK-293.

 

Concludiamo dicendo che, sebbene i «vaccini» offerti dai laboratori che utilizzano cellule HEK-293 non contengano teoricamente alcun residuo di queste cellule umane, in pratica non lo si può affermare con certezza.

 

Infatti, la purificazione dei vaccini viene generalmente effettuata mediante centrifuga perché questo processo è poco costoso. Se si volesse una perfetta garanzia di purezza, si dovrebbero usare mezzi ben più costosi.

 

 

3) Identificazione ed enumerazione dei peccati commessi per portare alla commercializzazione di «vaccini».

Ora siamo in grado di distinguere, enumerare e identificare la serie dei peccati passati e presenti per portare i vaccini sul mercato, e quelli prevedibili in futuro per alimentare il mercato.

 

1)Peccati passati

1. In origine, gli aborti

Abbiamo ipotizzato l’intervallo plausibile del numero di aborti necessari per ottenere le cellule renali in buone condizioni ricercate: tra 240 e 250 e abbiamo indicato le ragioni per escludere l’ipotesi di aborti spontanei.

 

Se è vero che un singolo aborto è un crimine abominevole, la fossa comune di bambini che scopriamo all’origine della linea cellulare HEK-293 si aggiunge singolarmente a questo orrore e sottolinea il cinismo dei mercanti di carne umana, degli habitué al crimine.

 

Anche se gli aborti non sono stati decisi in vista dell’ottenimento di cellule umane, si vede che il metodo utilizzato è stato scelto con questa intenzione.

 

2. Vivisezione sugli esseri umani

Non conoscendo un termine più appropriato, usiamo qui la parola che designa le dissezioni che si fanno su animali vivi, ma che vengono in questo caso praticate su bambini che sono stati strappati dal grembo materno.

 

Questa macelleria sui bambini vivi viene probabilmente ripetuta tante volte quanti sono stati gli aborti.

Hanno un rene o l’altro rimosso, se possibile mentre sono ancora vivi, in modo che il tessuto raccolto sia di migliore qualità.

 

Si evita addirittura di procedere ad un’anestesia preliminare per non rischiare una rottura delle cellule.

 

Questa macelleria sui bambini vivi viene probabilmente ripetuta tante volte quanti sono stati gli aborti.

 

3. Privazione di entrambe le vite

Tutti questi bambini muoiono senza essere battezzati e vanno nel limbo.

 

Gli omicidi li privano non solo della loro esistenza terrena, ma anche della speranza della beatitudine celeste.

 

Allo stesso tempo, privano Dio di tutti coloro che avrebbero potuto essere suoi figli per grazia e suoi adoratori in Cielo.

 

Chi guarda le cose secondo Fede deve riconoscere in questo terzo peccato il colmo dell’abominio.

 

4. Furto e furto di organi

I bambini scuoiati ovviamente non hanno dato il loro consenso all’estrazione dei reni per l’uso nella scienza, nella ricerca o nell’industria. E, ammettendo che una madre abbia accettato che il suo bambino fosse consegnato vivo agli scorticatori, il suo consenso, dopo quello che ha dato per l’omicidio del suo bambino, è ingiusto, privo di qualsiasi valore.

 

Il segno indiscutibile di questa usurpazione risiede nella lettura del DNA di qualsiasi cellula della linea HEK-293. Dimostrerebbe in modo infallibile che il DNA è quello di una persona unica, quello di questo embrione ucciso nel 1972 nei Paesi Bassi.

Sarebbe ammissibile che la pratica della vivisezione escludesse definitivamente ogni legittimità per il recupero degli estratti di questi reni?

 

Vi è quindi, all’origine, il furto criminale di organi umani. Va aggiunto qui che non c’è solo furto ma anche usurpazione, perché c’è davvero un’appropriazione indebita dei diritti su questi organi.

 

Il segno indiscutibile di questa usurpazione risiede nella lettura del DNA di qualsiasi cellula della linea HEK-293. Dimostrerebbe in modo infallibile che il DNA è quello di una persona unica, quello di questo embrione ucciso nel 1972 nei Paesi Bassi.

 

Se è vero che l’uomo ha solo l’usufrutto del suo corpo e che il suo usufrutto cessa dalla sua morte fino alla risurrezione dei corpi, i resti di questo corpo appartengono solo a Dio e devono essere deposti in terra. Nel corso dei secoli, i saprofagi e scorticatori sono stati puniti con la morte.

 

2)Peccati presenti

5. Ricettazione e sfruttamento illegittimo di cellule umane:

La ricettazione è il possesso ingiusto di ciò che non ci appartiene. I laboratori in possesso di cellule HEK-293 sono colpevoli di ricettazione di cellule umane.

 

La loro attività a partire da queste cellule rimane illegittima sulla base dell’iniziale usurpazione criminale e nessuna prescrizione può essere ammessa in tale materia.

 

Il triplice utilizzo che viene fatto di queste cellule per la progettazione, produzione e verifica dell’efficacia del vaccino e della qualità dei suoi lotti immessi sul mercato è quindi illegittimo.

 

6. Collaborazione all’industrializzazione del corpo umano

I laboratori, eredi di furti criminali, usurpatori di organi umani, ricettatori e sfruttatori di questi tessuti, sono ovviamente attori della gigantesca impresa di mercificazione del corpo umano.

 

I laboratori, eredi di furti criminali, usurpatori di organi umani, ricettatori e sfruttatori di questi tessuti, sono ovviamente attori della gigantesca impresa di mercificazione del corpo umano.

Pur essendo attori, sono allo stesso tempo complici, formalmente complici di questa terrificante e multiforme attività di strumentalizzazione dei corpi delle persone umane più deboli e quindi in particolare di quelle ancora intrauterine.

 

Se è vero che questa complicità non entra direttamente nella genealogia dei peccati che separano gli aborti iniziali dai vaccini proposti, è comunque necessario tenerne conto.

 

7. Iniezione di un vaccino contenente scorie umane

I laboratori non possono garantire che i vaccini non contengano scorie di cellule umane. Esiste quindi il rischio di un’iniezione di frammenti di DNA, anche se presenti solo in quantità infinitesimali.

 

Si tratta quindi in definitiva di sfruttare direttamente qui qualcosa del feto abortito nel vaccino.

 

Questa volta non si tratta più semplicemente della strumentalizzazione del corpo umano al servizio della fabbricazione del vaccino ma dell’iniezione di frammenti umani recuperati a seguito di un omicidio.

 

È facile capire che consideriamo qui una nuova specie di gravità. Non si può ribattere che le scorie umane si trovano in quantità infinitesimali, perché il più piccolo filamento di DNA è sufficiente per caratterizzare la natura umana.

 

3. Peccati a venire

8.Incoraggiare il circolo vizioso della creazione di nuove linee cellulari fetali:

Sebbene siano qualificate come immortali, le linee cellulari in realtà non lo sono. Non durano indefinitamente e, naturalmente, quando si esauriscono, i laboratori dovranno crearne altre. Allora ricomincia la serie degli stessi peccati commessi e ricomincerà sempre di nuovo finché la protesta non si farà sentire.

 

 

4) Considerazioni generali sulla conduttività del male morale:

1. Il nostro obiettivo ora è indagare sulla moralità del consenso a ricevere un vaccino che è stato realizzato utilizzando cellule HEK-293. Immaginiamo che non ci sia altra difficoltà nel ricevere questo vaccino (il che non è vero) se non quella della serie dei peccati che abbiamo appena enunciato: la domanda è se sia legittimo vaccinarsi. Non possiamo dire che si tratta principalmente di peccati che appartengono al passato, che dobbiamo certamente deplorare ma che il danno è fatto e che ricevere o meno il vaccino non cambierà più nulla?

 

Sebbene siano qualificate come immortali, le linee cellulari in realtà non lo sono. Non durano indefinitamente e, naturalmente, quando si esauriscono, i laboratori dovranno crearne altre. Allora ricomincia la serie degli stessi peccati commessi e ricomincerà sempre di nuovo finché la protesta non si farà sentire.

2. Con un esempio di facile comprensione, vediamo che non è perché un peccato è avvenuto in passato, senza che noi vi abbiamo preso parte, che non possiamo esserne moralmente contaminati. Prendiamo un uomo che ha rubato un milione di euro. Lui muore. Il figlio – consapevole del furto del padre – eredita e non restituisce la somma rubata. Lui a sua volta muore ed eredita il figlio, consapevole del furto del nonno… Sono amico di questo nipote che mi regala un’auto comprata con questi soldi, avvertendomi della sua provenienza rubata. Ho diritto a ricevere l’auto? No. Se la accettassi, ruberei. Possiamo quindi vedere chiaramente che c’è una trasmissione dei peccati passati che può avere un forte impatto sulla moralità dei peccati presenti. Per certi atti che compiamo, si svolge come una sorta di appropriazione di atti precedenti altrui, la cui moralità ridonda sulla nostra.

 

3. Può essere sufficiente approvarli per farli ricadere su di noi. Ma la loro risonanza in noi diventa ancora più penetrante quando entriamo nel compiacimento che deriva dalla fruizione di questi atti passati. Se si tratta di peccati, l’appropriazione di questi atti rischia di avvenire in modo molto profondo.

 

4. Tuttavia, ci sembra sbagliato parlare di cooperazione con il male quando si vuole parlare della connessione che si stabilisce tra un atto del presente e un atto del passato. Infatti, la nozione di cooperazione presuppone l’esercizio di una causalità, di un’influenza reale su un peccato. Quindi dovrebbe essere usata solo in caso di peccato presente o futuro.

 

5. Nonostante questa differenza tra atti passati da un lato e atti presenti e futuri dall’altro, si deve riconoscere, tuttavia, che le distinzioni che individuano la natura della cooperazione e la sua liceità sono utili anche per analizzare la questione del diritto di godere dei frutti di un peccato.

 

6. Ricordiamo quindi che la cooperazione al peccato non è mai possibile se è formale, cioè se il cooperante ha fatto sua la cattiva intenzione dell’attore del peccato. È anche illecita se è immediata. Per immediatezza si intende la cooperazione nell’atto stesso del peccato. Questa cooperazione immediata è ovviamente illecita, tanto se è una cooperazione formale quanto solo materiale, cioè senza che vi sia partecipazione all’intenzione dell’agente principale, perché l’azione alla quale partecipa il cooperatore sarebbe peccato. Rimane il caso di una cooperazione mediata dove si apporta un contributo indiretto al peccato e senza entrare nell’intenzione di chi lo commette. La cooperazione materiale e mediata è ordinariamente illecita, ma se remota può talvolta essere lecita per motivi proporzionatamente gravi.

 

7. Ma come sapere che questi motivi proporzionatamente gravi esistono e sono sufficienti per ammettere una cooperazione mediata e remota? Il giudizio prudenziale da formulare è delicato e complesso. Tutte le circostanze devono essere prese in considerazione e i seguenti criteri devono essere analizzati.

 

Il motivo deve essere tanto più grave:

  • quanto più grave è il peccato cui cooperiamo,
  • quanto l’atto cui cooperiamo provocherà scandalo tra i deboli,
  • quanto l’atto cui si coopera è vicino al peccato,
  • quanto il peccato in cui cooperiamo sarebbe evitato senza la nostra cooperazione,
  • quanto l’obbligo di prevenire questo peccato è maggiore in ragione della natura delle cose, delle circostanze, della situazione personale del cooperatore.

 

Si può notare che due di questi criteri (il non commettersi del peccato senza la nostra collaborazione e l’obbligo di prevenirlo) sono rilevanti solo se si tratta di cooperazione. Nel caso in cui si tratta di sapere se si può godere delle conseguenze del peccato, questi criteri non entrano più in gioco poiché i peccati sono già avvenuti.

 

8. Infine, dobbiamo attirare l’attenzione sulla nozione di scandalo. Bisogna chiamare scandaloso «ogni fatto, omissione, parola, qualunque azione che abbia almeno un aspetto meno buono e capace di produrre negli altri una colpa morale”. Se questo non accade, il fatto scandaloso sarà almeno occasione di uno stupore doloroso e di riprovazione. Di conseguenza, ogni scandalo voluto o permesso senza ragione proporzionata è, per sua natura, una colpa più o meno grave contro la carità cristiana» (10).

 

Se non si occorre tenere conto dello scandalo farisaico, che si provoca negli altri a causa delle loro cattive disposizioni personali, ci si deve preoccupare di non scandalizzare i deboli che, a causa della loro ignoranza, possono essere scandalizzati anche in occasione di azioni di per sé lecite. È per questo motivo che San Paolo, mentre sostiene che le carni che sono state consacrate agli idoli possono essere mangiate senza scrupoli, conclude però che se questa manducazione dovesse scandalizzare i deboli, allora bisognerebbe astenersi da essa. (11)

 

Un altro esempio, molto illuminante, è nella vita di San Pasquale Baylon, un fratello laico francescano del XVI secolo.

 

Mentre era portiere del suo convento ed era venuto ad avvertire il suo superiore che lo cercavano, quest’ultimo gli chiese di dire ai visitatori che non era presente.

 

Sappiamo che questa risposta è un modo convenzionale per lasciare intendere che la persona richiesta non è disponibile.

 

Ma il santo, dopo aver cercato di ottenere di poter dare un’altra risposta, scontrandosi con il suo superiore, finì per dirgli: «Padre, sarebbe una menzogna e quindi un peccato, e il peccato è l’offesa a Dio» (12) E per l’unica volta nella sua vita, non obbedì.

 

A questo aneddoto bisogna aggiungere che, se l’umile fratello laico non aveva studiato, Dio gli aveva donato una conoscenza infusa così grande che i più grandi teologi del tempo vennero a consultarlo e si stupirono dell’estensione e della profondità della sua scienza!

 

Il che – bisogna ammetterlo – non depone troppo a favore delle restrizioni mentali.

 

5) Valutazione dell’esistenza di un motivo commisurato per ricevere questo vaccino HEK-293

Dei peccati che abbiamo elencato, quasi tutti sono peccati passati. Abbiamo spiegato come questi peccati possano contaminarci, anche qualora noi non abbiamo cooperato al loro compimento.

 

Uno di questi, tuttavia, è un peccato sempre presente: è la ricettazione di cellule umane originariamente trafugate dal crimine.

 

Lo stesso vale per lo sfruttamento illegittimo di queste cellule e in particolare, nel caso del vaccino contro il COVID, per l’uso che ne è stato fatto durante la progettazione della produzione e dei test di qualità in occasione dell’immissione sul mercato di nuovi lotti di vaccini, nonché durante la vaccinazione.

 

Come abbiamo scritto, due dei cinque criteri per giudicare se ci sono ragioni proporzionate per la cooperazione materiale mediata non hanno più senso se si tratta di peccati passati. Considereremo quindi questi i due criteri solo per i peccati ancora presenti. Esaminiamo quindi i cinque criteri.

 

1 °criterio di giudizio: gravità dei peccati con cui si entra connessione, sia di quelli che sono stati commessi in passato, sia di quelli che continuano ad esserlo.

Il primo criterio da considerare è la gravità dei peccati ai quali si coopera, siano essi presenti o futuri, o da cui si trae profitto, se sono peccati passati. E si capisce che la maggiore gravità dei peccati rende tanto più difficile che sia lecito cooperare o trarre frutto da essi.

 

Infatti, il legame che si instaura con essi stabilisce una sorta di connessione, di complicità, tanto più problematica quanto più grave è il peccato.

 

È ovvio che la gravità dei peccati con cui entra in connessione chi decide di ricevere questo tipo di vaccino, è estrema.

Ora è ovvio che la gravità dei peccati con cui entra in connessione chi decide di ricevere questo tipo di vaccino, è estrema.

 

Pensiamo un po’ ad un’esplosione nucleare, la cui irradiazione è tale che anche chi è molto lontano dall’epicentro ne subisce gli effetti. Per porre la domanda in modo diverso: anche se si tratta di preservare i beni più grandi come la salute o la vita, è legittimo accettare anche una minima complicità con tali peccati?

 

Sebbene questo criterio da solo non permetta ancora, a quanto ci sembra, di rispondere a questa domanda, è però sufficiente a mostrare già quanto sia moralmente pericolosa l’accettazione di questo vaccino.

 

2 ° criterio di giudizio: valutazione dello scandalo causato dall’accettazione del vaccino

Mettiamo da parte lo scandalo farisaico, che ci sembra assente dalle reazioni a cui stiamo assistendo. Due reazioni molto diverse si manifestano quando si apprende che delle autorità ecclesiastiche considerano possibile il vaccino, per ragioni proporzionate.

 

La prima è un malinteso, una rivolta, un’indignazione contro l’ammissione di una collusione che li scandalizza. I ragionamenti non servono a molto. Il fatto che il Vaticano si sia dichiarato favorevole alla possibilità di utilizzare questi vaccini è oggi considerato, da una notevole frangia di cattolici, un ulteriore segno per il rifiuto dell’utilizzo, tanto è immenso il discredito della Roma conciliare, e non solo negli ambienti tradizionalisti.

 

Mutatis mutandis, si pensi alla reazione di San Pasquale Baylon… Questa reazione è del resto già accreditata anche da delle prese di posizioni a favore della linea intransigente. Aggiungiamo che spesso è motivata anche da altri aspetti, medici e/o politici che non affrontiamo in questo articolo.

 

Al contrario, la seconda reazione è un sospiro di sollievo. Possiamo, in coscienza, ricevere il vaccino. Il che toglie lo spettro di tante ansie e di un futuro difficile che avevamo immaginato…

 

C’è una sottomissione a diktat sempre più restrittivi che porta gli uomini, e i cattolici in particolare, a dover accettare complicità sempre maggiori e ad allontanarsi dalla linea del «non possumus»

C’è stato un effetto scandaloso tra coloro che reagiscono in questo modo?

 

Si sente in loro il timore che la morale un giorno imporrà loro qualcosa che renderebbe molto difficile, se non impossibile, la loro integrazione civica, ma la loro voglia di trovare sempre degli accordi non finisce per prevalere sul giudizio morale?

 

C’è una sottomissione a diktat sempre più restrittivi che porta gli uomini, e i cattolici in particolare, a dover accettare complicità sempre maggiori e ad allontanarsi dalla linea del «non possumus».

 

Anche se pensassimo di dover concludere che questo vaccino è possibile, non dovremmo aggiungere, come San Paolo a proposito degli idolotiti, che è comunque meglio astenersi da esso per non ferire la coscienza di coloro che sentivamo deboli? Questo sarebbe un primo motivo. Ma non ce n’è uno maggiore che attiene al bene comune, e cioè che l’aggravarsi della cooperazione ci indebolisce sempre più e ci rende sempre meno capaci di opporre i principi cattolici alla barbarie?

 

Non concluderemo ancora qui il dibattito, anche se riteniamo essenziale tener conto dell’effetto scandaloso.

 

3° criterio di giudizio: valutazione della vicinanza del consenso al vaccino  con i peccati elencati .

Come dicevamo, sono attuali tre peccati: la ricettazione di cellule umane senza e contro il consenso dell’usufruttuario, lo sfruttamento di queste cellule in particolare nella progettazione, produzione e realizzazione dei test di qualità sui vaccini contro il Covid, e la vaccinazione stessa, data la presenza di scorie umane nel vaccino.

 

Con un esempio più eloquente, immaginiamo un’azienda nota per operare su un grave furto iniziale di materiali da cui sarebbero realizzati tutti i prodotti che vende. Ci sembra logico che si potrebbero acquistare questi prodotti solo per motivi molto seri e nella misura in cui non avessimo altra possibilità.

 

Ci troviamo in una situazione simile con questi laboratori, tranne che c’è un’aggravante nel loro caso. È evidente che il loro furto, la loro usurpazione iniziale, il loro attuale sfruttamento non è quello di materiali ma di cellule umane provenienti da un bambino vivo sezionato.

 

Il consenso al vaccino non ci collegherebbe solo a un furto, ma anche a un crimine. Ma a che distanza?

 

Considerando la gravità degli aborti iniziali e della vivisezione, non ha nessuna rilevanza la distanza nel tempo, nello spazio e l’incognito del bambino

Considerando la gravità degli aborti iniziali e della vivisezione, non ha nessuna rilevanza la distanza nel tempo, nello spazio e l’incognito del bambino.

 

Che si tratti di un bambino abortito nel 1972 ad Amsterdam o di una bambina abortita un’ora fa a Parigi e di cui si conosce il nome non cambia affatto la questione. La nozione di distanza morale non ha a che fare con questi fattori. La lontananza morale è che colui che viene vaccinato è effettivamente lontano dall’atto iniziale di cui beneficia in modo mediato e distante.

 

D’altra parte però, la distanza dal peccato è molto minore se si considera la ricettazione criminale e lo sfruttamento delle cellule. È da questi laboratori ricettatori e criminali, sfruttatori illegittimi di cellule umane, che proviene il suddetto vaccino. Se si trattasse solo di comune materiale trafugato, potrebbero sussistere motivi proporzionalmente gravi per acquistarne i prodotti; ma non si troverà nessun motivo sufficiente a legittimare la complicità, che non è più remota – e ancor meno remotissima –, con i delitti di ricettazione e sfruttamento.

 

Ma ora dobbiamo chiederci se l’accettazione di ricevere un vaccino che contenga frammenti di DNA non sia costitutiva di una cooperazione materiale, ma immediata, in questo peccato «indicibile» che consiste nell’accettare che l’uomo si faccia «consumatore» di elementi del corpo risultanti da un crimine.

 

4 ° e 5 ° criterio: speranza di evitare il peccato se non si entra in connessione con esso e dovere più o meno stretto di prevenirlo

Mettiamo insieme questi ultimi due criteri, che ci fanno sentire più duramente degli altri quanto il peccato abbia invaso il mondo, poiché dobbiamo riconoscere sia che il rifiuto individuale di ricevere il vaccino non impedirà ai laboratori di continuare a sviluppare la loro attività immorale, sia che ci sentiamo impotenti per opporci.

 

diventa chiaro che un rifiuto coraggioso sta già scuotendo il sistema e aiutando a indebolire il Golia dell’iniquità che sfida il mondo cattolico

Questa osservazione non deve però condurci al ragionamento perverso che consisterebbe nel ritenere che sia quindi inutile opporvisi e subire tutti i danni che deriverebbero dal nostro rifiuto. Ciascuno di noi deve agire secondo la sua coscienza formata secondo la legge divina e non fare ciò che è sbagliato, anche se fosse l’unico al mondo ad opporvisi.

 

D’altra parte, l’esempio eroico che così si darebbe, avrebbe in realtà una portata esemplare incomparabile, come mostra la storia degli eroi e dei santi. Diciamo infine che non abbatteremo le mura di questa Gerico del male con l’utopia dei numeri, ma con la forza di Dio e la nostra disponibilità ad essere suoi docili strumenti in questa lotta.

 

In questa luce realistica perché soprannaturale, diventa chiaro che un rifiuto coraggioso sta già scuotendo il sistema e aiutando a indebolire il Golia dell’iniquità che sfida il mondo cattolico.

 

Non abbiamo affrontato in questo articolo né l’aspetto medico né l’aspetto politico della vaccinazione, che meriterebbe pure l’attenzione della morale.

 

Quanto all’aspetto medico, va ricordato che l’uomo, essendo solo l’usufruttuario del proprio corpo, non deve rassegnarsi ad essere usato come cavia dalla scienza. Ora, voci distinte e coraggiose come quella della signora Alexandra Henrion-Caude, e molte altre ancora, ci avvertono delle conseguenze potenzialmente gravi di queste nuove terapie geniche non controllate.

 

non esitiamo a scrivere che questa manipolazione del patrimonio genetico costituisce una ragione morale per opporsi al vaccino, ancora più grave di quella dell’uso di cellule umane da bambini sacrificati

I nomi dei virologi più illustri sembrano avvertirci dei cambiamenti genetici che deriveranno dai vaccini mRNA. A rischio di sorprendere qualcuno, non esitiamo a scrivere che questa manipolazione del patrimonio genetico costituisce una ragione morale per opporsi al vaccino, ancora più grave di quella dell’uso di cellule umane da bambini sacrificati.

 

Non è difficile, infine, dimostrare che i sostenitori più determinati di questa vaccinazione obbligatoria, tra coloro che detengono il potere finanziario e politico, sono molto spesso allo stesso tempo i militanti di un’umanità azzerata e di uno spopolamento forzato.

 

La riflessione morale su questi aspetti medici e politici della vaccinazione potrebbe solo rafforzare la nostra conclusione morale su HEK-293.

 

Tuttavia, in questo tempo di smarrimento delle autorità ecclesiastiche, siamo ben consapevoli di poter esprimere un solo parere. Vale quanto valgono gli argomenti che abbiamo fornito. Altre voci hanno concluso diversamente.

 

Possa questo articolo dare il suo modesto contributo al dibattito di fondo che la gravità della questione merita.

 

 

Padre Joseph o.f.m.cap.

 

 

NOTE

1) Lv. 20; 2-3.

2) Tra i laboratori che utilizzano queste cellule HEK-293 una o più volte nella produzione di vaccini e prima della loro commercializzazione, citiamo Astrazeneca, Sputnik V, Novavax, Moderna, Pfizer.

3) Pamela Acker in un’intervista con John-Henry Westen di Life Site News e tradotta da Jeanne Smit, sul suo blog il 23 gennaio 2021.

3) Ibidem.

4) Alvin Wong in The Ethics of HEK-293, The National Catholic Bioethics Quarterly , 2006, p. 274.

6) Pamela Acker, ibidem.

7) Come hanno sottolineato diverse autorità scientifiche, e in particolare la dott.ssa Alexandra Henrion-Caude, la parola «vaccino» è infatti inadeguata. Bisognerà parlare piuttosto di «informazione genica». Usiamo la parola «vaccino» per comodità.

8) Pamela Acker, ibidem.

9) In libera vendita sul sito ATCC, si possono comprare 10 µg di HEK-293 per € 439.

10) J.M. Vittrant, Theologie Morale, Beauchesne 1954, n° 150, p.97.

11) I, Cor. VIII.

12) Padre Louis Antoine de Porrentavy, Saint Pascal Baylon , Plon 1899, p.142.

 

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Farmaci

Su quali cellule è testata la nuova pillola anti-COVID?

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I giornali hanno gridato al miracolo per il Molnupiravir (conosciuto anche come MK-4482), il nuovo farmaco antivirale orale prodotto da colosso farmaceutico Merck che sarebbe in grado di curare il COVID.

 

Secondo gli studi di Merck, il Molnupiravir avrebbe ridotto il rischio di ospedalizzazione o morte di circa il 50% rispetto al placebo per i pazienti con COVID-19 lieve o moderato nell’analisi intermedia  dello studio di fase 3.

 

Merck e Ridgeback Biotherapeutics (le due aziende dietro allo sforzo scientifico, assieme alla Emory University di Atlanta) hanno  annunciato l’intenzione di chiedere all’ente di regolazione farmaceutica americano FDA l’autorizzazione all’uso in emergenza.

 

«Abbiamo appena finito di esaminare lo sviluppo del trattamento antivirale somministrato per via orale da Merck per il COVID-19. È stato derivato eticamente»

Il gruppo Children of God for Life ha provato a capire se anche questo farmaco per essere progettato e testato ha dovuto passare per le linee cellulari da feto abortito utilizzate praticamente da tutti i vaccini approvati in occidente.

 

«Abbiamo appena finito di esaminare lo sviluppo del trattamento antivirale somministrato per via orale da Merck per il COVID-19. È stato derivato eticamente» scrive il CEO di COG Jose Trasancos.

 

«Due team di ricerca indipendenti hanno studiato il farmaco, con un team che si è basato su modelli di furetto e l’altro su modelli di criceto dorato. Uno dei team di ricerca ha utilizzato una linea cellulare di cancro epiteliale del polmone umano adulto (Calu-3) nei suoi test; tutti gli altri test e il lavoro di propagazione del virus sono stati eseguiti nelle cellule Vero E6».

 

Come noto, la linea cellulare Vero è stata isolata da cellule epiteliali renali estratte da una scimmia verde africana nel 1962 all’Università di Chiba, Giappone. La linea Vero E6, anche nota come Vero C1008 è un clone della precedente linea derivata Vero 76, creata nel 1968. La cellule Vero E6 sono considerate adatta alla propagazione di virus che si replicano lentamente. Le cellule vero sono utilizzate nella produzione di vari vaccini; nel caso del COVID, il vaccino cinese CoronaVac di Sinovac Biotech utilizza cellule vero nella produzione, come scritto nel contenitore del siero.

 

Tornando a quando scrivono i COG:

 

«Il primo articolo è stato pubblicato sulla rivista Nature nel dicembre del 2020 e il secondo è stato pubblicato sulla stessa rivista nell’aprile del 2021. Entrambi gli studi hanno rilevato che il farmaco era un forte mutageno dell’RNA, che induceva una catastrofe genetica nel virus SARS-CoV-2. In altre parole, Molnupiravir uccide effettivamente il virus, a differenza dei vaccini mRNA».

«Entrambi gli studi hanno rilevato che il farmaco era un forte mutageno dell’RNA, che induceva una catastrofe genetica nel virus SARS-CoV-2. In altre parole, Molnupiravir uccide effettivamente il virus, a differenza dei vaccini mRNA»

 

«È disponibile in forma di capsule, molto più conveniente della somministrazione endovenosa. Gli studi di fase 3 sono iniziati poco tempo fa – agosto 2021 – con una data di completamento stimata per aprile 2022».

 

Restiamo in attesa di vedere gli sviluppi: un farmaco che uccide il virus, invece di riprogrammare l’organismo umano a combatterlo attraverso una sorta di malattia autoimmune indotta per via genetica, ci sembra la buona notizia che aspettavamo.

 

Anche perché l’esistenza di questo farmaco disintegrerebbe la necessità dello Stato di emergenza e l’obbligo vaccinale, se non l’uso di questi vaccini sperimentali (approvati solo in via di emergenza) in toto.

 

Un simile ritrovato farmaceutico distruggerebbe, con la necessità dell’emergenza proclamata, anche tutto il sistema politico-informatico di sorveglianza adottato dagli Stati: in Italia, si chiama green pass.

 

Stiamo a vedere.

 

Merk è forse la più grande società farmaceutica al mondo, con una storia intensa riguardo ai vaccini – il primo antivaiolo Merck fu venduto nel 1898. È il produttore del molto controverso vaccino anti-papillomavirus (HPV) Gardasil. Ha in preparazione anche un vaccino per l’Ebola. Merck aveva fatto sapere di aver rinunziato allo sviluppo del suo vaccino COVID lo scorso gennaio.

 

Le questioni etiche, come vediamo, non si limitano alle linee cellulari in uso.

La società ha affrontato diverse cause per altri farmaci, pagando milioni di dollari in danni. In particolare, si sono avuti problemi Fosamax, Januvia, e Propecia, nonché l’anello anticoncezionale Nuvaring.

 

Il caso più noto è tuttavia quello del Vioxx, farmaco che fu ritirato. Il Vioxx era venduto come antidolorifico ma sarebbe poi stato associato a problemi cardiovascolari e infarti. L’antidolorifico era sul mercato da cinque anni prima che Merck lo togliesse dal mercato. La FDA ha approvato Vioxx nel 1999. Si stima che 25 milioni di americani abbiano usato il farmaco. Il Vioxx è stato accusato di oltre 3.400 morti. Merck ha pagato quasi 7 miliardi di dollari per risolvere decine di migliaia di cause legali e per coprire sanzioni civili e penali.

 

Al di là della questione farmaceutica, c’è da pensare anche a quella politica: possibile pensare che anche questo farmaco, se approvato, possa indurre gli Stati a renderlo obbligatorio per la popolazione?

 

Le questioni etiche, come vediamo, non si limitano alle linee cellulari in uso.

 

 

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