Pensiero
L’abisso del mondo moderno
Vorrei scrivere qui di ciò che più di ogni altra cosa plasmerà le nostre vite nel XX secolo: lo Stato Moderno. Ogni Paese, sulla carta, ha un suo Stato – qui in Ispagna abbiamo un Regno, altrove abbiamo repubbliche, «democrazie», autocrazie più o meno occulte, satrapie di ogni sorta – tuttavia non possiamo notare, grazie al biennio pandemico, come tutte le nazioni terrestri, con pochissime eccezioni, abbiano proceduto nel medesimo modo, facendo le stesse cose.
Lockstep: Robert F. Kennedy jr. ha detto, fra gli altri, che con il COVID siamo entrati di fatto in una fase post-costituzionale dello Stato. Abbiamo visto in Italia, in Germania e perfino negli Stati Uniti, articoli fondamentali della Costituzione violati impunemente dai governi e dai giudici.
Libertà di pensiero, libertà di espressione, libertà di cura, libertà di movimento, libertà di lavoro, libertà di associazione… il catalogo è lunghissimo.
Abbiamo visto tutti i Paesi, basati su carte relativamente nuove (come l’Italia) o antiche (come gli Stati Uniti), disintegrare i loro stessi fondamenti giuridici, come l’habeas corpus: fa ridere pensare alla libertà corporea nel contesto in cui nemmeno le nostre cellule ci appartenevano più.
Davanti a nostri occhi abbiamo visto caricarsi in tutte le società un programma di apartheid biotica, un’apartheid molecolare, un sistema di discriminazione che arrivava a giudicare, ed escludere, il cittadino su base subcellulare. Se non avevi accettato nelle tue cellule il mRNA della siringa genica sperimentale, potevi, di fatto, essere abbandonato dall’intera società e dalla sua autorità.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Abbiamo testimoniato il contratto sociale andare in meltdown. In realtà, e questa è una delle cose che voglio dire qui, non si è trattato solo di un processo di distruzione dello status quo. Mi è stato evidente, quasi da subito, come tutta l’esperienza pandemica non fosse altro che l’attuazione di un piano di ridefinizione politica generale.
L’idea del cittadino come latore di diritti, sanciti dalle Costituzioni, è stata, ovunque, dissolta. Lo Stato non esisteva più per garantire che il cittadino godesse di questi diritti (quelli che gli americani dicono derivare direttamente da Dio). Lo Stato infligge al cittadino violenze che vanno contro i suoi diritti, ergo lo Stato non si basa più sul diritto, ma su altro: lo Stato si basa quindi sullo Stato stesso come ente scisso dalla sua stessa popolazione, che può considerare quindi come sua stessa nemica.
Lo Stato quindi diventa non più la somma delle volontà in equilibrio dei suoi cittadini, come vuole la pia illusione democratica. Diventa un qualcosa di separato dagli esseri umani che dovrebbe proteggere.
Il risultato finale è una semplice quanto terrificante inversione dell’intera architettura sociale occidentale: se non è lo Stato che serve il cittadino, è il cittadino che deve servire lo Stato, a costo della sua stessa libertà. E colui che non è libero ha, nei secoli, un nome preciso: schiavo.
Abbiamo assistito di fatto ad un cambio di paradigma incontrovertibile, quello per cui è lo Stato moderno stesso, sedicente «democratico», a portare il suo popolo alla schiavitù.
Lo Stato moderno è un ente per lo più invisibile, ma onnipervadente: siamo soggetti allo Stato moderno anche lontano dai suoi uffici e dalle sue caserme, siamo sottomessi alle sue leggi anche prima di nascere: lo sanno quei milioni di esseri umani che, per tramite delle leggi dello Stato moderno, non sono venuti al mondo, di fatto ucciso dallo Stato stesso, uno Stato-Moloch, uno Stato-Erode, che da decenni ha fatto capire la sua intenzione di controllare, dominare la vita umana, al punto da poterla spegnere a piacimento – bambini o vecchi, embrioni, feti, uomini o donne che siano.
Lo Stato moderno è un essere che ha una volontà propria, ha un programma preciso. Esso decide, si muove, vive, uccide, anche in autonomia rispetto agli esseri umani. Di fatto, lo Stato moderno è una macchina. Di qui l’attrazione assoluta, che abbiamo visto in Italia ma ancora di più a Brusselle, che la politica odierna ha per i tecnocrati: economisti, super-avvocati, super-ragionieri, super-medici, «esperti».
Andiamo oltre il governo dei tecnocrati, con l’attuazione della tecnocrazia nel senso letterale, etimologico: il governo della tecnica, più che dei tecnici, e quindi un governo macchinale, senza più esseri umani.
Il destino inevitabile che quindi ci tocca sarà quello di vedere, tra pochissimo tempo, l’Intelligenza Artificiale al potere, uploadata nei gangli dello Stato a decidere della nostra vita e della nostra morte. Non possiamo dire che questo non fosse già teorizzato due secoli fa dal marchese d’Alveydre con la sua sinarchia, che parlava dello Stato come sistema vivente ed armonioso, della società come un grande congegno, del governo una macchina guidata dall’intelletto e dal sapere iniziatico infuso da un’élite in armonia spirituale con le leggi universali, cioè da una classe sacerdotale vera e propria – una casta di bramini del potere che, capiamo meglio ora guardando i burocrati impettiti di Davos, serve solo ad avviare il sistema, che poi può procedere ancora meglio senza di essa.
Lo Stato Moderno quindi cessa di essere umano, forse non lo è mai stato: nato secoli fa da rivoluzioni guidate da movimenti segreti – che si vogliono laici ma che in realtà costituiscono fondamentalismi mistici aberranti – lo Stato moderno ha progressivamente rimosso Dio – perfino nella Costituzione Italiana scritta dopo la Guerra dai democristiani, veri grandi nemici della politica cristiana nel nome dell’idolo del progresso, e con esso cancellando via via sempre più evidentemente la Sua immagine, l’essere umano, Imago dei.
Togliendo Dio dallo Stato si è tolto l’uomo come suo principio: e ciò è vero, ancora prima dei nostri anni di poteri malthusiani, anche per i totalitarismi del primo Novecento. Senza Dio, senza il Logos di San Giovanni, lo Stato perde la ragione, diviene preda dell’irrazionalismo più folle e devastante, fino a divenire autodistruttivo: è il caso del nazismo, che pure da una prospettiva ultranatalista – il Lebensraum di cui Hitler ha cominciato a scrivere praticamente da subito – condivisa con l’Italia fascista e il Giappone Imperiale, ha scatenato guerre e stermini in tutto il continente, compreso l’assassinio della sua stessa popolazione condotta nella fornace del conflitto. È stato detto, a guidare lo Stato totalitario non è più la ratio cristiana, ma uno spirito di altro tipo, uno spirito dionisiaco, uno spirito di sacrificio – di sacrificio umano.
Ecco che ci appare più chiara una verità che striscia in fondo alla mente di tanti di noi: lo Stato democratico-liberale postbellico ha forse – per lo meno, al momento, russofobie rimilitarizzanti Von der Leyen permettendo – ridotto il numero delle guerre e quindi dei loro morti. Tuttavia, è evidente che lo Stato moderno ha sostituito la morte militare con quella indotta dalle sue nuove pratiche antiumane: l’aborto uccide, nei Paesi sviluppati, un bambino su quattro o forse su tre (e, in vari Paesi non solo nordici, il 100% degli affetti da sindrome di down), l’eutanasia, che vedo si sta scatenando in Spagna sta divenendo una delle principali cause di morte in Canada, così come in Belgio, Olanda (dove costituisce il 6% dei decessi) e ora anche in Francia e Gran Bretagna, e coinvolge sempre più chiaramente non più solo malati terminali, ma chiunque: persone tristi (perché non sufficientemente abbienti, perché angosciate dal cambiamento climatico), veterani disabili, persone in una lista di attesa per operazione chirurgica, persone che si oppongono alla loro stessa terminazione eutanatica, danneggiati dal vaccino COVID, e poi, chiaro, i bambini, vuoi perché malati, vuoi perché autistici, vuoi perché recanti altri difetti che la famiglia borghese eugenetica oggi non tollera più.
Sostieni Renovatio 21
Per non parlare di un’altra pratica sterminatrice incoraggiata dallo Stato moderno, il trapianto degli organi, che sarebbe più giusto chiamare predazione degli organi, che può avvenire solo se il cuore dell’espiantato batte ancora, coperto dalla menzogna convenzionale escogitata ad Harvard della «morte cerebrale».
Va considerato come tutte queste modalità di massacro siano sempre più legate fra loro: la provincia canadese del Quebecco, capofila globale per il suicidio assistito, oggi è anche capofila per il trapianto di organi, di cui, grazie alla morte di Stato, dispone in estrema abbondanza.
E l’aborto, abbiamo visto in chiarezza nello stesso decennio, va ad alimentare, negli USA e non solo, un’immensa filiera di ricerca universitaria e biomedica, al punto che è possibile comprare in tranquillità tessuti di bambino abortito a scopo scientifica, e vi sono donne che li vendono o che, si dice, addirittura arrivino a prendersi incinte ed uccidere i bambini per fare un favore al collega ricercatore, che farà così esperimenti con il feto squartato.
Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant, scriveva Publio Cornelio Tacito. dove fanno il deserto, lo chiamano pace. Producono immani massacri, oceani di micromorte, ecatombi di innocenti, e li chiamano «diritto» e «progresso». In passato ho ricordato come durante la Guerra Fredda lo scienziato atomico Herman Kahn coniò il termine di megadeath, unità di misura per ogni milione di morti ottenuto da un attacco atomico. Dalla depenalizzazione parziale dell’aborto in Spagna del 1985, secondo i dati ufficiali, vi sono stati 2,8 megadeath. In Italia, dalla legge 194/1978, più di sei – in pratica intere regioni fatte sparire. Consideriamo che a Hiroshima si sono registrate circa 0,14 megamorti (ovvero 140.000 morti). Lo Stato moderno, al momento, uccide più della bomba atomica.
E quindi, non possiamo fingere di non vedere come lo Stato moderno sia sempre più chiaramente un sistema di ritorno del sacrificio umano. Non poteva essere altrimenti, è la diligente conseguenza di un’altra inversione: se cacci quel Dio che si sacrifica per gli uomini, arrivano quegli dei che dagli uomini pretendono sacrifici. Non più Dio che muore per gli uomini, ma gli uomini che devono morire per gli dèi. Come ai tempi antichi, con Baal e Moloch, e in ogni religione precristiana. La guerra globale al cristianesimo – specie quello che ancora crede nel miracolo dell’eucarestia – è tutta qui. E la fascinazione che la cultura mainstream mostra per il paganesimo mesoamericano, con i suoi sacrifici umani massivi, non è davvero casuale.
L’idea quindi è quella di concepire la macchina dello Stato moderno, senza Dio e senza uomo, come una macchina di morte. Il suo stesso codice, e lo vediamo in chiarezza in tutte le leggi bioetiche, è intriso di quella che Giovanni Paolo II chiamava Cultura della Morte, e che io sintetizzo in un’unica parola come Necrocultura.
La Necrocultura è il sistema operativo del mondo moderno. È la sua legge di gravità: opporsi a qualsiasi delle sue pratiche antiumane è considerato come una bestemmia democratica, perché la morte oggi è un «diritto». Così, andando perfino oltre il pensiero utilitarista di massimizzazione del piacere pubblico con eventuale sacrificio della minoranza, giustificano i nuovi stermini per gli antichi dèi.
Ci stupiamo, allora, se si riaffaccia, proprio in quella che è definita una democrazia, anzi, la più grande democrazia del Medio Oriente – dove, per inteso, il Dio dei cristiani è bandito, sputato, dissacrato – si riaffaccia la pratica del genocidio?
POSIWID. The purpose of a system is what it does, il fine di un sistema è quello che fa, diceva Stafford Beer. I nostri Stati oggi producono morte in quantità, al punto da generare autogenocidi o genocidi tout court: l’importanza, ripeto, sembra solo quella di aumentare le cifre della morte e della sofferenza.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Andiamo pure oltre i fenomeni della bioetica e della guerra, e consideriamo qualcosa di più mondano. Era stato persino ammesso dall’ONU, in un suo documento di anni fa, che l’immigrazione in corso negli ultimi decenni è una immigrazione di sostituzione. Possono linciare Renaud Camus e chiunque usi il termine «grand remplacement», o grande sostituzione, ma ciò è la realtà delle cose nelle città europee, totalmente ridisegnate dagli immigrati.
Tale sostituzione non arriva senza dolore , anzi, pare che la violenza delle giovani masse immigrate sia organizzata proprio come strumento di controllo politico della popolazione locale, una volta di più depredata dei suoi diritti (come quello di libera circolazione: uno Stato può dirsi tale se perde il controllo di suoi territori, come le cosiddette no-go zone), e privato di aspirazioni politiche e di benessere dalla minaccia costante della società divenuta giungla.
Lo scrittore americano Sam Francis chiamava questo fenomeno anarco-tirannia: anarchia per l’immigrato terzomondista, tirannia di tasse e altro (pensiamo al COVID) per il cittadino. Prima di lui, aveva preconizzato, forse programmato, l’intera situazione il conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Kalergi, che – lui si profondamente razzista, ma per qualche ragione ancora celebratissimo nelle stanze di Bruxelles – auspicava la creazione di una nuova razza europea tramite l’immissione genetica dell’elemento afroasiatico, di modo da sostituire l’attuale popolazione con una più sentimentale e dunque, diceva, più docile.
Vorrei andare oltre l’idea, che tanto piace ai partiti di destra che tuttavia non fanno davvero nulla per risolvere, dell’immigrazione come sostituzione.
Perché nello Stato moderno la sostituzione dell’uomo avverrà a prescindere dagli immigrati, cioè dall’uomo stesso. Ora tutti stanno parlando dell’apocalisse lavorativa dell’Intelligenza Artificiale. Vediamo già migliaia di licenziamenti di persone altamente qualificate come i programmatori informatici. A breve, sappiamo che spariranno i camionisti, i tassisti, e già da anni sappiamo che si licenziano in massa i giornalisti. I lavori manuali, tuttavia, non sono al riparo per niente: gli idraulici, gli imbianchini, saranno rimpiazzati da robot umanoidi, che saranno come le auto di Ford, venduti ad ogni famiglia, o meglio noleggiati – si parla di 600 dollari al mese, il prezzo scenderà, ma calerà catastroficamente anche il numero di famiglie che se lo potranno permettere, se non il numero di famiglie tout court.
Ancora: è evidente che i robot sostituiranno i soldati (nel teatro di guerra ucraino è già così), e un domani (in realtà progetti pilota vi sono già oggi) i poliziotti: saremo, come in un film di fantascienza distopica, sorvegliati da androidi e robocani, come quelli visti pattugliare Shanghai e Singapore durante il lockdown COVID.
Andiamo pure oltre, perché la Necrocultura della sostituzione non si ferma qui: non abbiamo il tempo per parlare della questione della riproduzione artificiale. La provetta, non solo legale ma garantita dallo Stato in moltissimi Paesi, a causa degli embrioni scartati, uccide più dell’aborto, e al contempo ingenera fenomeni come quello delle chimere umane: gli embrioni impiantati si fondono creando esseri umani con due DNA, con il gemello minore che va a formare alcuni organi del maggiore (compresi quelli sessuali) e può continuare a crescere mostruosamente dentro il fratello ospite.
Ma l’umanità fatta in vitro non è l’ultima fermata, né lo è l’eugenetica CRISPR iniziata pubblicamente anni fa con le gemelle cinesi resistenti all’HIV (e, cosa sottaciute, dotate di un gene che aumenta le capacità mentali) prodotte dal biofisico cinese He Jiankui.
Oltre si va nella proposta di George Church, lo scienziato harvardiano MIT coautore della tecnologia CRISPR e fiancheggiatore dei progetti di de-estinzione del mammuth via clonazione. Nel suo libro Regenesis, Church parla della possibilità di creare dei mirror-humans, umani-specchio, ossia esseri umani dalla biochimica totalmente invertita, quindi non suscettibili, in teoria, di alcuna malattia, che dovranno, per vivere, mangiare cibro anch’esso biochimicamente invertito, o chiralizzato. Si tratta di una specie inimmaginabile perfino per la letteratura fantastica: eppure, potrebbe essere alla portata della tecnica tra pochi anni.
La popolazione di uomini sintetici di cui va popolandosi la terra riporta alla mente oscuri versi dell’Apocalisse di San Giovanni.
«La bestia che hai visto era ma non è più, salirà dall’Abisso, ma per andare in perdizione. E gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo, stupiranno al vedere che la bestia era e non è più, ma riapparirà» (Ap 17, 8)
Aiuta Renovatio 21
Lo Stato moderno, Stato della Necrocultura, pare proprio dirigere verso la distruzione del libro della vita.
Federico Nietzsche, un filosofo sopravvalutato, anzi programmaticamente diffuso per infettare con l’irrazionalismo esoterico dopo la destra anche la sinistra, aveva tirato fuori questo aforisma, davvero usato un po’ troppo.
«Chi lotta contro i mostri deve guardarsi dal non diventare egli stesso un mostro. E se guarderai a lungo in un abisso, anche l’abisso vorrà guardare dentro di te».
Ebbene, l’abisso dello Stato moderno già guarda in noi, e lo sappiamo dall’imperativo di sorveglianza bioelettronica divenuto patente con il COVID e che sarà ancora più evidente con l’imminente introduzione dell’euro digitale (che creerà, curiosamente, sulla piattaforma informatica prestata a quella del green pass COVID).
E noi non dobbiamo aver paura di guardare nell’abisso, noi dobbiamo sfidarlo, noi dobbiamo vincerlo. Dobbiamo riformulare completamente la macchina di morte dello Stato moderno, riscriverla a partire dal dato più fondamentale: la vita e il suo mistero. Ecco il vero principio trascendente ed indiscutibile su cui dovrebbe fondarsi lo Stato per gli esseri umani.
Dobbiamo farlo per noi e per i nostri figli, e per gli esseri umani che verranno dopo di loro.
Roberto Dal Bosco
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Pensiero
Elogio degli Stati Uniti, vera nazione
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Sostieni Renovatio 21
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Pensiero
Scomunicati anche i fedeli FSSPX. Ecco il genocidio tirannico del Vaticano moderno
Un incredibile documento rilasciato in queste ore dal Dicastero della Fede (DDF) diretto da Victor Manuel «Tucho» Fernandez illustra in maniera definitiva come la scomunica contro la FSSPX non riguardi solo i vescovi, come delineato nel decreto uscito sempre ieri, ma anche i sacerdoti e perfino i fedeli della FSSPX.
Il documento è apparso sul sito del DDF con il titolo «Prassi per la riconciliazione di fedeli appartenenti alla Fraternità San Pio X». Esso sarebbe stato trasmesso alle nunziature apostoliche, e conterrebbe «e indicazioni da seguire per i sacerdoti e i fedeli laici appartenenti alla Fraternità San Pio X che desiderano ristabilire la piena comunione con la Chiesa».
Per quanto riguarda i sacerdoti, la procedura che il Dicastero per la Dottrina della Fede adotta, a decorrere dal 1° luglio 2026, stabilisce che il sacerdote il quale abbia scelto di abbandonare la Fraternità Sacerdotale San Pio X, pronto ad accogliere il Concilio Vaticano II e la legittimità del novus ordo Missae pur restando legato al rito antico, debba «trovare un Ordinario (Vescovo diocesano, Superiore maggiore degli Istituti religiosi di diritto pontificio clericali e delle Società di vita apostolica di diritto pontificio clericali ecc.) disposto ad accoglierlo ad experimentum».
Pertanto il sacerdote dovrà «scrivere di proprio pugno al Santo Padre una lettera nella quale si presenta e chiede la remissione delle censure incorse a motivo dell’Ordinazione ricevuta da un Vescovo scomunicato o irregolare, o essendo stato ordinato validamente e legittimamente, sia entrato successivamente a far parte della Fraternità Sacerdotale San Pio X».
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Il sacerdote dovrà inoltre allegare il certificato di ordinazione sacerdotale e accludere, firmate e datate, «la Professio fidei e la Formula adhaesionis, datate e firmate». Si tratta della Professione che sintetizza i contenuti della fede cattolica e della Formula di adesione con la quale il sacerdote promette fedeltà al Papa impegnandosi a non attaccare pubblicamente lui e il suo magistero.
Il sacerdote dovrà far inviare i documenti (la lettera con il certificato, la Professione e la Formula di adesione) dall’Ordinario «il quale manifesterà nella lettera di accompagnamento la disponibilità ad accoglierlo ad experimentum nella propria Diocesi o nel proprio Istituto». Appena ricevuti i documenti dall’Ordinario, il Dicastero redige un Rescritto di remissione delle censure, autorizzando l’Ordinario ad accogliere il sacerdote richiedente «per un periodo di prova di almeno un anno e non più di tre, al termine del quale, si potrà procedere alla sua incardinazione».
Il primo modulo di adesione allegato, chiamato «Professio Fidei», notiamo, è in latino. «Ego ______ firma fide credo et profiteor omnia et singula quae continentur in Symbolo fidei, videlicet Credo in unum Deum Patrem omnipotentem (…)».
L’allegato B si chiama invece Formula Adhaesionis, e rende con più chiarezza quale sia il problema: l’accettazione del Concilio Vaticano II, considerato in pratica come dogma ineludibile della Chiesa attuale. «Accipio doctrinam, quae in n° 25 Constitutionis dogmaticae Lumen Gentium Concilii Vaticani II de Magisterio Ecclesiae et de adhaesione illi debita docetur», scrive. «Accetto la dottrina che viene insegnata nel n° 25 della Costituzione dogmatica Lumen Gentium del Concilio Vaticano II sul Magistero della Chiesa e sull’adesione a esso dovuta».
Il modulo dichiara inoltre di ritenere valida la celebrazione della Messa secondo i riti promulgati da Paolo VI e Giovanni Paolo II e di aderire alle norme del Codice di Diritto canonico promulgato da Giovanni Paolo II. «Declaro etiam me accipere validitatem Sacrificii Missae et Sacramentorum celebratorum cum intentione faciendi quod facit Ecclesia, et secundum ritus qui inveniuntur in editionibus typicis Missalis Romani necnon Ritualium a Summis Pontificibus Paulo VI et Ioanne Paulo II editis» («Dichiaro anche di accettare la validità del Sacrificio della Messa e dei Sacramenti celebrati con l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa, e secondo i riti che si trovano nelle edizioni tipiche del Messale Romano e dei Rituali editi dai Sommi Pontefici Paolo VI e Giovanni Paolo II»).
C’è poi la parte più umanamente spinosa, che riguarda i fedeli della FSSPX, che sono più di 600 mila in tutto il mondo, ma sono coinvolte certamente più persone – financo milioni – che partecipano saltuariamente alle celebrazioni della Fraternità o simpatizzano.
Secondo il documento, la prassi di riconciliazione «afferisce alla questione della imputabilità o grado di responsabilità soggettiva dei fedeli laici che hanno aderito formalmente o frequentano la Fraternità Sacerdotale San Pio X e che chiedono di entrare nella piena comunione con la Chiesa Cattolica».
«L’imposizione della pena a laici appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X non può essere presunta in modo automatico, ma deve essere valutata caso per caso» scrive il testo del DDF, che procede enucleando una morfologia del fedele FSSPX.
«Poiché l’imputabilità richiede piena avvertenza e deliberato consenso, esempi di imputabilità comprovata possono riguardare: 1. Laici facenti parte del Terz’Ordine della Fraternità Sacerdotale San Pio X; 2. Laici che partecipano abitualmente alle celebrazioni della Fraternità Sacerdotale San Pio X, condividendone formalmente le posizioni dottrinali. Al contrario, non sono da ritenersi imputabili: 3. Laici che abbiano frequentato la Fraternità Sacerdotale San Pio X solo per motivi liturgici o spirituali; 4. Laici che, pur consapevoli delle tensioni con la Santa Sede, non rifiutano il Magistero o l’autorità del Romano Pontefice».
«L’eventuale procedura da seguire per i laici appartenenti alla Fraternità Sacerdotale San Pio X ai quali è stata imposta una pena e che chiedono di entrare nella piena comunione con la Chiesa Cattolica implica un atto formale di piena adesione alla dottrina e obbedienza alla gerarchia cattolica, sotto la giurisdizione dell’Ordinario del luogo, garante dell’unità della Chiesa particolare».
«Pertanto, un fedele laico, di cui ai nn. 1-2, che ha deciso di lasciare la Fraternità Sacerdotale San Pio X deve: • Presentare all’Ordinario del luogo la Professio fidei e la Formula adhaesionis, datate e firmate (cf. allegati A-B)». Si tratta del modulo di autocritica (i pensieri qui vanno al comunismo, alla Rivoluzione Culturale di Mao Zedong…) di cui sopra.
«Una volta ottenuta la documentazione, l’Ordinario del luogo provvederà ad accogliere il fedele laico nei tempi e nei modi che riterrà più opportuni, servendosi ad esempio del Rito dell’ammissione alla piena comunione della Chiesa cattolica di coloro che sono già stati validamente battezzati, debitamente adattato. Per quanto riguarda il fedele laico, di cui ai nn. 3-4, basterà che si rivolga ad un sacerdote in piena comunione, con la decisione di non frequentare in futuro la Fraternità Sacerdotale di San Pio X».
Il documento chiarisce una volta per tutte che, diversamente da quanto detto con le scomuniche del 1988 (quando, a mo’ di spaventapasseri avevano fatto spargere la voce che sarebbero stati colpiti tutti, ma si trattava probabilmente di una tattica per spaventare la gente), questa volta è interessato direttamente ed ufficialmente tutto il popolo dei fedeli FSSPX.
Sostieni Renovatio 21
Come abbiamo visto anche per il decreto, anche qui ci sono incongruenze, non sequitur, «buchi» vari nella sceneggiatura modernista: che cos’è una «condivisione formale» delle posizioni teologiche della FSSPX? A parte il Concilio – e di conseguenza il rito della Santa Messa – c’è altro che allontana la Fraternità dalla Chiesa?
E come mai nei confronti di Williamson e dei vescovi da lui consacrati negli ultimi anni non vi è stata alcuna scomunica comunicata dal Sant’Uffizio? Quindi i fedeli della cosiddetta Resistenza, a differenza di quelli della FSSPX, non incappano nella scomunica?
E ancora: i sedevacantisti, sempre a differenza dei fedeli lefebvriani, non sono scomunicati, pur essi rigettando con giusta virulenza il Concilio?
E i bambini? Sono scomunicati? In teoria no: il Canone 1323 stabilisce che chi non ha ancora compiuto i 16 anni di età non è passibile di alcuna pena ecclesiastica, inclusa la scomunica, dichiarando totalmente incapaci di commettere un delitto canonico coloro che mancano abitualmente dell’uso della ragione.
Tuttavia, possiamo fidarci della banda Tucho? Come abbiamo visto nel caso delle scomuniche al popolo fedele (e nella Fiducia Supplicans e nelle sue correzioni dopo lo scandalo, e in tante altre sconce occasioni), no, in nessun modo possiamo fidarci. Perché la cintura modernista che governa il pontificato, slatentizzatasi con gli ultimi papati, si ritiene legibus soluta, può decretare qualsiasi cosa, non solo contro il Magistero eterno della Chiesa, ma anche contro il diritto canonico: ecco il diritto assoluto del vertice, che in una parola si può definire tirannia.
È, chiaramente, l’istituzione di un sistema totalitario: l’autorità comanda e il popolo obbedisce anche contronatura e contra legem, pena la sua eliminazione – in questo caso, per scomunica.
Riflettendo, ciò ci porta fuori dall’equivoco del «ritardo cattolico». Il Vaticano conciliare non arriva dopo le tendenze sociopolitiche del mondo moderno, ma le anticipa (così come il Concilio Vaticano II con evidenza precorreva la dissoluzione della morale vista col ’68 e negli anni successivi).
Ecco quindi spiegato come, ad esempio, la città Stato del Vaticano sia divenuta, il Paese con il più terrificante obbligo vaccinale al mondo (in pratica, un grande laboratorio Pfizer, con espulsione a chi non si sottometteva alla dittatura pandemica e alla siringa genica).
Il Vaticano moderno stato paragonato, a quell’epoca, ad un altro Stato religioso, lo Stato di Israele, dove pure vaccini e lockdown – e danni mostruosi correlati – erano prosperati senza limiti. Notiamo qui un’altra similitudine, che ci mostra davvero la cifra moderna di ambo le realtà, che ne fanno vere espressioni dello Stato moderno: il genocidio.
Che cos’è, se non un genocidio spirituale, la scomunica di mezzo milione di persone?
Come possiamo aver rispetto di un potere che vuole eliminare il suo stesso popolo?
Come possiamo non reagire?
Roberto Dal Bosco
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine screenshot da YouTube
Pensiero
Incongruenze nel decreto di scomunica della FSSPX
Sostieni Renovatio 21
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
-



Intelligence2 settimane faL’AI è «a pochi mesi di distanza» dal rovesciare i governi: parlano le agenzie di Intelligence
-



Bioetica1 settimana faPegoraro vescovo, FSSPX scomunicata: ecco la chiesa moderna
-



Immigrazione2 settimane faEfferato omicidio di un adolescente francese da parte di una ghenga di immigrati
-



Immigrazione1 settimana faIrlanda, centro islamico in fiamme dopo l’incendio all’antico convento di San Patrizio
-



Arte1 settimana faSorrentino, Mattarella, eutanasia, Pulcinella
-



Misteri1 settimana faLa strana storia delle 70 bambine della scuola ebraica perse nei tunnelli sotterranei
-



Pensiero5 giorni faScomunicati anche i fedeli FSSPX. Ecco il genocidio tirannico del Vaticano moderno
-



Salute2 settimane faI malori della 26ª settimana 2026









