Vaccini
Vaccino COVID imposto dal Vaticano ai giornalisti che vogliono viaggiare sull’aereo papale
Il Vaticano sta ancora imponendo le iniezioni di COVID-19 ai giornalisti che desiderano accompagnare Papa Francesco nel suo prossimo viaggio apostolico in Congo e Sud Sudan.
Nei documenti forniti ai giornalisti che desiderano accompagnare il Papa nel suo viaggio, la Sala Stampa della Santa Sede rivela che la vaccinazione per il COVID-19 è obbligatoria. Questo nonostante l’obbligo in larga parte decaduto nel resto del mondo e l’ormai provata inefficacia del siero genico sperimentale nell’impedire la trasmissione del virus, funzione che la stessa Pfizer ha dichiarato di non aver studiato prima del lancio del vaccino.
La prova di aver ricevuto un numero sufficiente di iniezioni mRNA dovrà essere mostrata alla Sala Stampa della Santa Sede, oltre che all’operatore aereo.
Tuttavia, dai dettagli forniti dal Vaticano risulta che la prova della vaccinazione non è solo per il volo, ma è per tutti coloro che “partecipano al viaggio apostolico”, indipendentemente da quale fase o da quanto strettamente si uniscono a lui: anche chi va su un altro aereo, o arriva in Africa in macchina o a piedi, dovrà quindi sottoporsi alla siringa pandemica.
«Poiché alcune situazioni impreviste al di fuori del controllo dell’organizzazione del viaggio possono rendere difficile il rispetto delle necessarie misure di protezione personale da COVID-19, soprattutto per quanto riguarda il distanziamento sociale, per partecipare al Viaggio Apostolico di Sua Santità Francesco nella Repubblica Democratica Repubblica del Congo e Sud Sudan (Pellegrinaggio Ecumenico di Pace in Sud Sudan) è necessario essere sottoposti alla vaccinazione contro il COVID-19 nei tempi previsti» scrivono i dettagli logistici impartiti dal Vaticano.
I giornalisti che vogliono unirsi al Volo Papale, e quindi poter viaggiare con il papa e fargli domande durante le sue controverse udienze mediatiche ad alta quota, sono tenuti a presentare alla Sala Stampa un «relativo certificato di vaccinazione».
Il Vaticano osserva inoltre che «durante le procedure di check-in per i voli, è obbligatorio presentare il certificato di vaccinazione prescritto».
Nonostante la clausola del Vaticano relativa alle iniezioni di COVID per unirsi al viaggio, né la Repubblica del Congo né il Sud Sudan impongono le iniezioni per entrare nel Paese. Come riportato da Renovatio 21, l’Africa ha in larga parte rifiutato il vaccino COVID, riuscendo comunque, misteriosamente, ad evitare l’apocalisse sanitaria prospettata nell’Occidente dei lockdown – nonostante la presenza di élite locali che volevano il popolo iniettato dai seri procurati da enti transnazionali finanziati da Bill Gates, sui quali l’Africa, visto come sta andando con la polio, potrebbe cominciare a nutrire qualche diffidenza.
L’ulteriore obbligo imposto dal Vaticano è in linea con la sua continua promozione delle iniezioni, su cui ricordiamo, dovrebbe pesare il fatto che il farmaco sperimentale è stato realizzato utilizzando cellule di feto abortito – qualcosa sul quale, ha rivelato un ex dipendente di un laboratorio, i produttori erano molto attenti a non significare, timorosi specificamente della reazione cattolica.
Bergoglio ha più volte paragonato l’assunzione del siero genico a un dovere morale: «Credo che, eticamente, tutti dovrebbero prendere il vaccino», ha dichiarato nei primi giorni del 2021. Insieme al defunto Benedetto XVI, l’argentino è stato uno dei primi a sottoporsi alla siringa, con il Vaticano che disponeva di una subitanea quantità di vaccini Pfizer che di fatto scarseggiavano ancora fuori dalle mura leonine.
Come riportato da Renovatio 21, il primo volo interamente vaccinato è stato proprio quello che da Roma ha portato il papa e lo stuolo di gerarchia e giornalisti portati con lui nella visita apostolica in Iraq a inizio 2021.
Renovatio 21 ha inoltre rivelato la storia della guardia svizzera che ha lasciato Roma perché messo di fronte all’impossibilità di rifiutare il vaccino COVID imposto a tutto il personale vaticano.
Come riportato, il papa ha incontrato più volte l’amministratore delegato di Pfizer Albert Bourla, il quale però, pur avendo relazioni dirette con la presidente della Commissione UE Ursula Van der Leyen, rifiuta di presentarsi al Parlamento europeo.
La pervicacia con cui questo pontefice ha portato avanti il programma vaccinale è difficile da spiegare se non si cercano risposte di tipo morale, metafisico, metastorico.
Risposte che possono essere sconvolgenti.
Immagine screenshot da YouTube
Vaccini
Pfizer blocca i fondi del controllo del traffico aereo per la controversia con Polonia e Romania sul vaccino COVID
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.
Una sentenza del tribunale di aprile ha imposto a Polonia e Romania di pagare a Pfizer circa 1,5 miliardi di dollari e 640 milioni di dollari, rispettivamente, oltre a interessi e commissioni, per le dosi aggiuntive di vaccino contro il COVID-19 che i due Paesi erano obbligati ad acquistare in base a un contratto firmato nel 2021 con la Commissione europea. I Paesi si sono rifiutati di ricevere ulteriori consegne di vaccino nel 2022, adducendo come motivazione il calo della domanda.
Una controversia contrattuale relativa a un vaccino tra Pfizer e l’Unione Europea (UE) ha portato Pfizer a congelare miliardi di dollari di fondi destinati al controllo del traffico aereo in Polonia e Romania.
Eurocontrol, un’organizzazione intergovernativa che coordina la gestione del controllo del traffico aereo in tutta Europa, ha notificato all’inizio di questo mese alle agenzie di controllo del traffico aereo di Polonia e Romania il congelamento dei fondi, a seguito dell’esecuzione da parte di Pfizer di una sentenza emessa ad aprile da un tribunale di Bruxelles.
La sentenza del 1° aprile impone a Polonia e Romania di pagare a Pfizer circa 1,5 miliardi di dollari e 640 milioni di dollari, rispettivamente, oltre a interessi e commissioni, per dosi aggiuntive di vaccino, in base a un contratto firmato nel 2021 tra la Commissione europea – l’organo esecutivo dell’UE – e Pfizer.
Secondo Bloomberg, la Polonia e la Romania hanno rifiutato ulteriori consegne di vaccini contro il COVID-19 nel 2022, adducendo come motivazione il calo della domanda. La Polonia ha anche citato le difficoltà finanziarie derivanti dall’accoglienza dei rifugiati in fuga dal conflitto in Ucraina.
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Secondo quanto riportato da Brussels Signal, la Polonia ha venduto o donato parte delle sue dosi di vaccino in eccesso. Secondo il politologo rumeno Dragos Moldovean, «la Romania era tra i Paesi europei con i tassi di vaccinazione contro il COVID-19 più bassi».
Queste azioni hanno indotto Pfizer a citare in giudizio i paesi nel 2023, culminando nella sentenza del 1° aprile.
In una dichiarazione rilasciata a The Defender, il Warsaw Enterprise Institute (WEI) ha affermato che il caso, tuttora in corso in attesa dell’appello dei due Paesi, viene discusso in Belgio perché il contratto dell’UE è regolato dalla legge belga.
Le autorità polacche e rumene hanno annunciato che presenteranno ricorso contro la sentenza. L’emittente pubblica polacca TVP World ha riferito che la Polonia aveva chiesto una sospensione dell’esecuzione della sentenza del 1° aprile in attesa dell’esito del ricorso, ma che il tribunale belga ha respinto la richiesta.
L’avvocata olandese Meike Terhorst, che non è coinvolta nella causa, ha definito le azioni di Pfizer «oltraggiose e non etiche», sostenendo che «potrebbero potenzialmente mettere a repentaglio la sicurezza dei voli da e per la Polonia e/o la Romania» privando le autorità di controllo del traffico aereo di quei Paesi dei finanziamenti necessari per le loro operazioni.
Łukasz Wojdyga, direttore del Centro di studi strategici del WEI, ha espresso un’opinione diversa. Ha affermato che, sebbene Pfizer stia esercitando i propri diritti previsti dalla legge, che le consentono di congelare i fondi contestati anche a fronte dei ricorsi previsti, l’attenzione dovrebbe concentrarsi sulle lacune del contratto con l’UE. Ha dichiarato:
«Anche se questa forma di applicazione della legge è consentita dal diritto belga, colpire la principale fonte di finanziamento di un’istituzione responsabile della sicurezza del traffico aereo mi sembra sproporzionato e irresponsabile».
Allo stesso tempo, un creditore ha il diritto di far rispettare una sentenza del tribunale e di tutelare gli interessi dei propri azionisti con ogni mezzo lecito.
«Per questo motivo, l’attenzione principale non dovrebbe essere rivolta a incolpare Pfizer per aver portato avanti la sua rivendicazione. Dovrebbe invece concentrarsi su come il contratto è stato negoziato, approvato e firmato in primo luogo».
Alcuni esperti legali e politici interpellati da The Defender hanno suggerito che Pfizer avesse a disposizione altre opzioni oltre al congelamento immediato dei fondi dei due Paesi detenuti in Belgio. Altri esperti sostengono che il contratto tra l’UE e Pfizer sia di per sé invalido, in quanto firmato attraverso una procedura dubbia e potenzialmente illegale.
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L’UE non ha rivelato i messaggi di testo dell’amministratore delegato di Pfizer, nonostante la sentenza
Il contratto tra l’UE e Pfizer è da tempo oggetto di critiche. Per Wojdyga, la questione centrale non è se Pfizer abbia diritto a riscuotere quanto le è dovuto, bensì come le autorità europee e nazionali abbiano permesso la firma di un accordo così «ampio, costoso e unilaterale, lasciando ai contribuenti la maggior parte del rischio».
Secondo Brussels Signal, il contratto da 35 miliardi di euro tra l’UE e Pfizer «è stato uno dei più grandi nella storia degli appalti pubblici dell’UE». È stato firmato in un contesto di «accuse secondo cui l’UE potrebbe aver pagato fino a quindici volte il costo di produzione per dose, sollevando preoccupazioni sul fatto che miliardi di fondi pubblici siano stati versati in eccesso».
Sussistono inoltre interrogativi su come la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen abbia negoziato il contratto con l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, e su potenziali conflitti di interesse tra le due parti.
Lo scorso anno, la Corte di giustizia europea ha stabilito che la Commissione Europea ha violato il diritto dell’UE negando al New York Times la richiesta di visionare i messaggi di testo relativi al contratto tra von der Leyen e Bourla.
La Commissione Europea ha affermato di non essere in possesso dei messaggi di testo. Tuttavia, secondo la sentenza, la Commissione non ha fornito «spiegazioni plausibili» per giustificare «l’inesistenza o il mancato possesso» dei documenti. In precedenza, la Commissione aveva sostenuto che i messaggi non potevano essere considerati documenti, secondo quanto riportato da Politico.
Nel 2024, la Corte di giustizia europea ha stabilito che la decisione della Commissione di oscurare in modo significativo parti cruciali dei contratti per i vaccini contro il COVID-19 stipulati con le aziende farmaceutiche durante la pandemia violava le norme sulla trasparenza.
Nel 2023, il Parlamento Europeo ha bloccato un tentativo di controinterrogare von der Leyen in merito ai messaggi di testo. L’anno precedente, Bourla si era rifiutato di testimoniare davanti al Parlamento europeo sui termini del contratto.
Secondo Brussels Signal, «l’attenzione si è concentrata su potenziali conflitti di interesse che coinvolgono la famiglia di von der Leyen», poiché suo marito Heiko «è il direttore medico di Orgenesisi, un’azienda biotecnologica che ha ricevuto finanziamenti dall’UE e ha collaborato con Pfizer».
Secondo l’attivista Frederic Baldan, CEO di CEBiz:
«Ursula von der Leyen, senza alcun mandato, scavalcò le commissioni e negoziò direttamente con Albert Bourla tramite messaggi Signal programmati per autodistruggersi. In questo modo eluse le garanzie anticorruzione della sua stessa Commissione. Il prezzo aumentò in modo inspiegabile e le quantità ordinate divennero folli».
Wojdyga ha osservato che la Commissione non ha impugnato in tempo la sentenza del 2025, «rendendola definitiva». Tuttavia, i messaggi di testo non sono ancora stati resi pubblici. Gheorghe Piperea, membro del Parlamento europeo, ha affermato che «il contenuto di quei messaggi rimane segreto tuttora».
Documenti trapelati nel 2022 hanno dimostrato che funzionari statunitensi ed europei hanno fatto pressioni sulle autorità di regolamentazione farmaceutica europee affinché accelerassero l’approvazione del vaccino anti-COVID-19 di Pfizer-BioNTech, nonostante le preoccupazioni sulla sua sicurezza.
Secondo il politologo rumeno Dragos Moldoveanu, restano dei dubbi su come le parti abbiano determinato il numero di dosi che ciascun Paese avrebbe ricevuto in base all’accordo.
«La Romania ha ordinato 120 milioni di dosi di vaccino, basandosi su una “strategia adottata a livello UE”, nonostante la sua popolazione sia inferiore a 20 milioni di persone», ha affermato Moldoveanu.
Secondo Piperea, il contratto tra l’UE e Pfizer «non avrebbe mai dovuto esistere», perché l’UE si è arrogata poteri che non le competono in base ai trattati dell’Unione Europea.
«La Commissione ha violato il principio di sussidiarietà che disciplina le competenze condivise tra la Commissione e gli Stati membri. La politica sanitaria rientra nelle competenze degli Stati membri, non della Commissione. Gli Stati membri possono essere supportati in queste politiche sanitarie, ma non possono essere sostituiti dalla Commissione», ha affermato Piperea.
Ciò significa anche che, se Pfizer riteneva che i termini del contratto fossero stati violati, avrebbe dovuto chiedere un risarcimento danni all’UE, non a singoli Stati come la Romania e la Polonia.
Tuttavia, citare in giudizio l’UE avrebbe rivelato «che la cerchia estremamente ristretta di persone che ha condotto i negoziati — von der Leyen… insieme a due o tre direttori anonimi dell’Agenzia europea per i medicinali — non possedeva né la competenza né il mandato per vincolare gli Stati membri ai pagamenti», ha affermato Piperea.
Wojdyga ha affermato che tutti i 27 governi dell’UE erano rappresentati nel comitato direttivo, mentre il gruppo negoziale congiunto con Pfizer «comprendeva la Commissione e sette Stati membri, tra cui la Polonia».
Secondo i termini dell’accordo, gli Stati membri erano responsabili dell’effettuazione degli ordini, dei pagamenti e dell’accettazione delle consegne.
Tuttavia, «il processo decisionale è importante», ha affermato Wojdyga. «Una volta presentati i termini di un accordo, uno Stato membro aveva solo cinque giorni lavorativi per recedere», dopodiché la sua accettazione era considerata giuridicamente vincolante.
Ha aggiunto:
«In teoria, quindi, i governi avevano una scelta. In realtà, avevano solo pochi giorni per valutare impegni finanziari complessi e pluriennali nel bel mezzo di una pandemia, sotto un’intensa pressione politica e nel timore di una carenza di vaccini. Ciò ha sottoposto i governi nazionali a una notevole pressione temporale e ha limitato la loro capacità di effettuare una revisione completa dal punto di vista legale, finanziario e della salute pubblica».
Baldan, che nel 2023 ha avviato un procedimento penale contro Pfizer contestando il contratto, ha affermato che, in una seduta a porte chiuse, gli avvocati di Ungheria e Polonia hanno confermato di «non aver mai conferito alcun mandato negoziale a von der Leyen» e che gli ordini di vaccini erano stati effettuati a livello UE e risultavano «inspiegabili» ai loro occhi.
Baldan ha affermato che il caso ha portato a una relazione di 1.000 pagine redatta dall’unità anticorruzione della Polizia federale belga, la quale ha concluso che «vi sono elementi sufficienti per accertare i reati».
Tuttavia, la polizia belga ha affidato l’indagine alla Procura europea, che ha chiesto l’annullamento del procedimento.
«È questo che ha permesso a Pfizer di riprendere le sue azioni legali civili e ottenere sentenze contro gli Stati membri che si rifiutavano di pagare», ha affermato Baldan.
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Pfizer ha messo in pericolo il traffico aereo e la sicurezza pubblica in Polonia e Romania?
Rimangono dubbi sul fatto che il congelamento da parte di Pfizer dei fondi destinati al controllo del traffico aereo di Polonia e Romania, gestiti da Eurocontrol, possa mettere a rischio i viaggi aerei e la sicurezza pubblica.
Secondo TVP World, i fondi congelati «sono cruciali» perché costituiscono oltre l’80% delle entrate dell’agenzia polacca per il controllo del traffico aereo, la Polish Air Navigation Services Agency (PANSA, o PAZP).
Senza i fondi, l’agenzia «potrebbe perdere rapidamente liquidità finanziaria, rendendo impossibile pagare centinaia di controllori del traffico aereo, il cui lavoro è essenziale per ogni aereo passeggeri che decolla, atterra o sorvola in sicurezza lo spazio aereo polacco», ha riportato Brussels Signal.
PANSA potrebbe inoltre perdere la capacità di mantenere infrastrutture critiche, tra cui installazioni radar e sistemi di comunicazione. «Per i cittadini comuni, ciò potrebbe significare voli cancellati e persino la chiusura dello spazio aereo polacco», ha riportato Brussels Signal.
Secondo quanto riportato da Romania Insider, i fondi congelati equivalgono allo 0,2% del PIL, rappresentando «un onere significativo in un momento in cui il governo sta cercando di ridurre il deficit fiscale».
Piperea ha affermato che la sentenza di aprile «è giunta in un momento quanto mai inopportuno per la Romania, nel pieno di una recessione e di un grave deficit di bilancio».
«La Pfizer mette in pericolo la salute pubblica lasciando senza fondi l’agenzia di controllo del traffico aereo ROMATSA e il bilancio statale, già insufficiente e incapace di far fronte a pensioni, indennità, sussidi per le persone con disabilità e simili».
Wojdyga ha affermato che le azioni di Pfizer sono legali, ma sollevano dei dubbi.
«Non equiparerei automaticamente il congelamento dei fondi dovuti alle agenzie di navigazione aerea di Polonia e Romania a una minaccia immediata per la sicurezza dei passeggeri. Entrambe le agenzie sono ancora operative ed entrambi i governi hanno affermato che proteggeranno la loro stabilità finanziaria e manterranno i servizi attivi. Pfizer ha inoltre il diritto di far valere le proprie pretese attraverso mezzi legali».
«Detto questo, colpire la principale fonte di finanziamento delle agenzie responsabili della sicurezza del traffico aereo è destinato a sollevare preoccupazioni, soprattutto considerando che nessuna delle due agenzie era parte del contratto per i vaccini».
«È improbabile che Pfizer chiuda lo spazio aereo polacco. Tuttavia, prendendo di mira i ricavi di PAZP, ha dimostrato come un contratto pubblico mal concepito possa creare problemi che vanno ben oltre l’oggetto originario dell’accordo», ha scritto il WEI.
Michael Nevradakis
Ph.D.
© 30luglio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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Immagine di János Korom Dr. via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)
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Padre australiano ha ricevuto un risarcimento di 4,5 milioni di dollari per danni causati dal vaccino anti-COVID
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La campagna di vaccinazione contro l’HPV del governo indiano è oggetto di contestazione legale.
Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense.
Un’alta corte indiana esaminerà un ricorso presentato da diverse parti preoccupate per i decessi avvenuti durante precedenti sperimentazioni cliniche di un vaccino contro l’HPV. Il ricorso mira a tutelare i diritti costituzionali delle giovani ragazze alla libertà personale, all’autonomia corporea e al consenso informato, sanciti dalla Costituzione indiana. A marzo, il Primo Ministro Narendra Modi ha lanciato la campagna di vaccinazione contro l’HPV, rivolta a 150 milioni di ragazze adolescenti.
Un’alta corte indiana esaminerà un ricorso legale contro l’avvio a livello nazionale del programma di vaccinazione contro il papillomavirus umano (HPV) per le ragazze adolescenti, utilizzando il vaccino Gardasil 4 della Merck, secondo quanto riportato da The Indian Express.
Mercoledì, l’Alta Corte di Delhi ha accettato di esaminare un ricorso di interesse pubblico presentato da diverse parti preoccupate per i decessi avvenuti durante le sperimentazioni cliniche del vaccino contro l’HPV negli stati indiani del Gujarat e dell’Andhra Pradesh. I decessi sono stati segnalati nel 2010.
Un’azione legale di interesse pubblico consente ai cittadini di chiedere al tribunale di autorizzarli a presentare denunce per conto degli «oppressi ed emarginati» che potrebbero non avere i mezzi finanziari per intentare cause legali personalmente.
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Non è necessario che la persona che presenta la denuncia sia direttamente colpita dal problema. Nel caso dell’HPV, diverse persone hanno presentato denuncia: la dottoressa Sujata Mittal, ginecologa e ostetrica; Jitendra Chouksey, imprenditore nel settore sanitario; e gli avvocati Gyanendra Kumar e Rohit Kumar.
Hanno affermato di voler proteggere i diritti costituzionali delle giovani ragazze alla libertà personale, all’autonomia corporea e al consenso informato, sanciti dagli articoli 19 e 21 della Costituzione indiana, come riportato da The Hawk.
A febbraio, il primo ministro Narendra Modi ha dato il via alla campagna nazionale di vaccinazione contro l’HPV, rivolta a 150 milioni di ragazze adolescenti.
Per 90 giorni, le strutture governative di tutto il Paese hanno programmato di offrire una singola dose gratuita del vaccino Gardasil 4 della Merck alle ragazze di 14 anni. Successivamente, le vaccinazioni vengono somministrate nelle giornate di vaccinazione di routine.
Il governo indiano sta collaborando con GAVI, l’Alleanza per i Vaccini, sostenuta dalla Fondazione Gates, che dal 2023 ha fornito al governo centinaia di milioni di dollari per includere i vaccini coniugati contro l’HPV e il tifo nel programma nazionale di immunizzazione dell’India.
Il Programma per le Tecnologie Appropriate in Sanità (PATH), finanziato dalla Fondazione Gates, era dietro la precedente sperimentazione clinica del vaccino contro l’HPV che aveva portato a gravi eventi avversi e decessi tra le ragazze adolescenti. Un’importante inchiesta parlamentare sui decessi ha portato all’interruzione definitiva della distribuzione del vaccino.
I firmatari della petizione hanno espresso preoccupazioni in merito agli eventi avversi associati alle vaccinazioni, visti i gravi problemi riscontrati in precedenza e la mancanza di accesso ai dati sugli eventi avversi legati alla campagna di vaccinazione in corso.
Il presidente della Corte Suprema DK Upadhyaya e il giudice Tejas Karia, che hanno esaminato la petizione, hanno definito la questione «una questione molto seria».
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Secondo l’Indian Express, hanno affermato: «ci si vaccina per non contrarre l’infezione. Non mettiamo in dubbio le vostre intenzioni, ma si tratta di un problema serio che riguarda tutte le bambine, le donne in generale… È una questione molto importante… La vaccinazione è un buon sistema, ma se si verificano eventi avversi dobbiamo essere prudenti».
I legali dei ricorrenti hanno richiesto che i dati relativi agli eventi avversi vengano condivisi con il tribunale. Tuttavia, ottenere tali dati è difficile perché non sono disponibili al pubblico.
Kumar ha affermato che esiste un dipartimento che registra tali eventi. Nel 2013, il dipartimento ha segnalato così tanti eventi avversi associati al vaccino contro l’HPV che il progetto PATH è stato interrotto.
«Nel 2026 è stato lanciato lo stesso vaccino», ha detto Kumar. Si è chiesto se «potrebbero almeno fornire i dati sugli eventi avversi riscontrati tra gli 11,5 milioni di persone a cui è stato somministrato finora».
Kumar ha sollecitato la corte a ordinare alle autorità di inserire nel verbale i dati relativi a tale evento avverso.
Il tribunale ha chiesto al Ministero della Salute e del Benessere Familiare, al Consiglio Indiano per la Ricerca Medica e all’Organizzazione Centrale per il Controllo degli Standard dei Farmaci di rispondere alle questioni sollevate nella petizione.
Hanno inoltre ordinato allo stato di inserire nei verbali i dati relativi agli eventi avversi entro la prossima settimana.
La prossima udienza si terrà il 29 luglio 2026.
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Precedentemente classificato come «abuso su minori» da un’indagine governativa
A partire dal 2006, PATH ha violato le leggi indiane per testare segretamente Gardasil e il vaccino contro l’HPV Cervarix di GlaxoSmithKline su 24.000 ragazze indiane di età compresa tra i 10 e i 14 anni.
Il progetto è stato finanziato anche da Merck e GlaxoSmithKline ed è stato condotto in collaborazione con l’Indian Council of Medical Research (ICMR) e i governi statali in cui il farmaco è stato testato.
Il governo ha sospeso il progetto nel 2010 in seguito alle proteste per la morte di sette ragazze che avevano ricevuto il vaccino. La Commissione parlamentare permanente per la salute e il benessere familiare ha avviato un’inchiesta e ne ha pubblicato i risultati nel 2013.
Il comitato ha riscontrato negligenza da parte di molte delle istituzioni coinvolte, tra cui PATH e l’ICMR. Sebbene gli sponsor avessero definito la campagna di vaccinazione un «progetto dimostrativo», il comitato ha stabilito che si trattava in realtà di una sperimentazione clinica.
È emerso che il progetto «ha violato tutte le leggi e i regolamenti stabiliti dal governo per le sperimentazioni cliniche. Nel farlo, il suo unico scopo è stato quello di promuovere gli interessi commerciali dei produttori di vaccini contro l’HPV, che avrebbero tratto enormi profitti se PATH fosse riuscita a far includere il vaccino contro l’HPV nel Programma di Immunizzazione Universale (UIP) del Paese».
Secondo il rapporto, non vi è stato alcun consenso informato né per le ragazze né per i loro genitori, e non sono stati effettuati né controlli di follow-up né segnalazioni adeguate degli eventi avversi e degli eventi avversi gravi associati al vaccino.
La commissione ha concluso che il processo costituiva un «caso accertato di abuso su minori» e ha raccomandato al governo di intraprendere azioni contro PATH.
PATH contestò le conclusioni della commissione. Non furono mai presentate accuse penali.
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La storia si ripete: stesso vaccino, stesse domande senza risposta
La nuova campagna rappresenta un ulteriore passo avanti verso l’inclusione del vaccino contro l’HPV nel Programma di Immunizzazione Universale.
Secondo il Business Standard, una versione indiana del vaccino, denominata Cervavac, è attualmente in fase di sperimentazione clinica e si prevede che verrà presa in considerazione per l’inclusione nel programma dopo il 2027.
Quando la campagna è stata lanciata a febbraio, Donthi Narasimha Reddy, Ph.D., visiting senior fellow presso l’Impact and Policy Research Institute, ha richiesto una revisione scientifica indipendente dell’ultima campagna di vaccinazione contro l’HPV in una lettera del 1° marzo indirizzata al Ministro della Salute indiano JP Nadda.
Reddy ha sollevato alcune delle stesse preoccupazioni delineate nella causa di interesse pubblico, sostenendo che in India esistono gravi e persistenti problemi relativi al vaccino contro l’HPV.
Ha affermato che nella nuova campagna manca la trasparenza e non esiste un meccanismo chiaro per la segnalazione degli eventi avversi. Non sono state indicate misure a livello distrettuale per la segnalazione degli eventi avversi, né metodi di segnalazione cartacei per le aree non coperte dal servizio sanitario nazionale, né la divulgazione pubblica obbligatoria dei dati aggregati sugli eventi avversi.
«L’assenza di segnalazioni non è sinonimo di sicurezza», ha scritto nella sua lettera al ministro della Salute.
Il vaccino Gardasil è stato collegato a una miriade di eventi avversi. Alcuni dei danni più comuni includono patologie autoimmuni e neurologiche invalidanti in modo permanente, come la sindrome da tachicardia ortostatica posturale (POTS), la fibromialgia e l’encefalomielite mialgica/sindrome da fatica cronica.
Sono state segnalate migliaia di reazioni avverse in tutto il mondo. La letteratura scientifica peer-reviewed proveniente da Stati Uniti, Australia, Danimarca, Svezia, Francia e Giappone, nonché le statistiche pubblicate dalle agenzie di sanità pubblica di ciascuno di questi paesi, dimostrano plausibili associazioni tra la vaccinazione contro l’HPV e le malattie autoimmuni.
Di recente, la Merck ha raggiunto un accordo extragiudiziale negli Stati Uniti in centinaia di cause intentate contro di lei per gravi effetti collaterali causati dal vaccino.
Le vendite di Gardasil sono in caduta libera : -40% a livello globale tra il 2024 e il 2025, in parte a causa del crollo della domanda in Cina, poi un ulteriore calo del 22% nel primo trimestre del 2026, con cali notevoli in Giappone e negli Stati Uniti.
Contemporaneamente, è in corso una campagna internazionale, finanziata in gran parte dalla Fondazione Gates, per vaccinare 86 milioni di ragazze nei paesi a basso e medio reddito contro l’HPV.
Brenda Baletti
Ph.D.
© 23 luglio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.
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