Immigrazione
Immigrazione e stupro sistemico: la guerra contro la donna e la società è qui
L’ultimo caso è quello della bella modella scampata per un pelo da una molestia del branco.
«Mi hanno inseguita e hanno iniziato a toccarmi. Ho cercato in tutti i modi di oppormi, ma erano troppi» dice la vittima nei virgolettati finiti sulla stampa.
I giornali sono prodighi di dettagli, tranne uno. Cioè, ci dicono come si chiama la ragazza, da dove viene (Polonia) che lavoro fa (la modella: a quanto pare esistono ancora, ma l’IA si mangerà questa professione nel giro di pochi mesi), quanti anni ha (30), dove è accaduto il fattaccio (Milano, Porta Romana, anzi per precisione via Livenza), dove stava andando (al supermercato), dove è stata colpita (è stata picchiata «con pugni al volto e all’addome»), e ci viene raccontato anche perché come si sarebbe salvata – un giovane sconosciuto avrebbe ingaggiato una colluttazione con il gruppo di malintenzionati, mettendoli, pare di capire, in fuga.
L’eroismo del piccolo guerriero samaritano («giovane alto e robusto, sembrerebbe italiano» scrive il Corriere lasciandosi sfuggire qualcosa) si prende il centro della notizia: visto, esistono ancora persone coraggiose, si buttano da soli contro la ridda dei molestatori, e vincono. Anzi, dalla cronaca nera, a questo punto la notizia viene ritorta ancora più pazzescamente verso la cronaca rosa: ora la ragazza – una modella, quindi bellissima, praticamente una principessa – vuole conoscere il suo salvatore, il cavaliere senza volto.
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Tutto fantastico, letteralmente. Guardate dove ci sta portando la forza impressa nell’architettura di questa notizia: è l’happy ending, è la favola. Evviva: tutti vivranno felici e contenti – soprattutti i lettori, i cittadini contribuenti per cui questa fiaba è confezionata con cura.
Manca solo un dettaglio: chi erano i molestatori? Negli articoli che circolano sulla vicenda non ce n’è traccia. Il lettore non affetto da formi ingravescenti di prosciutto oftalmico lo presente: ma non è che… il gruppo di molestatori… è di origine straniera? In realtà, quando parlano dell’eroe che «sembrerebbe italiano» sembrano implicitamente ammetterlo. Ma chissà.
Lo spettro di una parola aleggia in ogni riga dei resoconti: maranza. Eppure, il lemma non è di quelli usati ad abundantiam recentemente, al punto che lo stesso Corriere aveva dedicato articoli alla loro «moda», con tanto di analisi delle «maranzine», cioè le ragazze finite nei gruppi di ragazzini afroislamici.
Ora, il lettore di Renovatio 21 sa che il giornalista diligente, che voglia tenersi stretti il suo tesserino dell’Ordine, deve attenersi a ai dettami della Carta di Roma, cioè il «Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti» oggi parte integrante del «Testo unico dei doveri del giornalista».
Secondo la deontologia giornalistica, titolare scrivendo la provenienza etnica di un aggressore, in quest’ottica, è sbagliato: «è necessario ribadire che la provenienza o l’appartenenza culturale di una persona vanno specificate solo quando è strettamente necessario al fine della comprensione della notizia». «Evitare di “etnicizzare” le notizie non significa censurare certe informazioni?» si domandano le linee guida della Carta. «Non si chiede di censurare informazioni, ma di selezionare, tra le varie caratteristiche proprie di una persona, solo quelle veramente pertinenti a capire cosa è successo».
L’associazione Carta di Roma è un ente nato nel 2011 per attuale tale «protocollo deontologico per una informazione corretta sull’immigrazione». La pagina internet «Chi siamo» nel 2018 riportava il supporto del UNHCR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), dell’Otto per Mille Chiesa Valdese e di Open Society Foundation, il sistema di fondazioni di George Soros. La stessa pagina oggi non vede più inserito il logo dell’ente di Soros, sostituito da quello dell’UNAR.
Sappiamo che la tendenza non è solo italiana: pensiamo ad esempio alla Francia, dove l’anno passato un gruppo di deputati verdi e di sinistra aveva denunciato la «strumentalizzazione politica» dei fatti di cronaca nera, per cui si chiedeva ai media pubblici di «effettuare una revisione editoriale del ruolo delle notizie nella copertura mediatica».
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Il testo proposto dai goscisti dell’Assemblée Nationale citava il caso di Lola, 13 anni, violentata e uccisa a Parigi da una migrante algerina con un ordine di espulsione nel 2022, e quello di Thomas, assassinato da una banda di migranti a Crépol nel 2023.
Colpisce ad ogni modo che l’attenuazione mediatica sia richiesta anche per uno dei crimini più orrendi, specie considerando la sensibilità femminista arrivata a permeare gli ambiti istituzionale: la violenza sessuale.
Questo perché alla sinistra, ai giornali, non può riuscire di vedere il fenomeno nella sua essenza. I guardiani della soglia non vogliono che le masse arrivino a comprendere la tragica verità: e cioè che uno stupro non è solo uno stupro.
Uno stupro, in determinati contesti, non costituisce un atto isolato di violenza, ma è uno strumento politico. Chi conosce la storia lo sa: fuori dalla sua natura ferale, lo stupro nei secoli viene utilizzato deliberatamente come arma per affermare dominio, umiliare il nemico, distruggere comunità e consolidare il controllo.
Ciò è particolarmente evidente contesti di guerra o oppressione, lo stupro non riguarda principalmente le pulsioni belluine del maschio (che sono, a loro, volta, strumenti, come tutte le forze non sottoposte alla ragione) bensì il potere, l’umiliazione e la distruzione del tessuto sociale preesistente.
La violenza sessuale a terrorizzare e demoralizzare la popolazione nemica, compresi civili e famiglie. Un popolo terrorizzato e demoralizzato è incline alla resa e alla sottomissione: ciò è vero con i bombardamenti aerei (non solo di bombe: pure i volantini, a dimostrazione che si tratta di una battaglia psicologica) così come gli stupri sistematici visti nelle zone di guerra.
Lo stupro, sin dall’epoca più antica di cui abbiamo traccia, simboleggia la conquista: violando le donne, viste storicamente come simbolo dell’onore del gruppo, si afferma la superiorità del vincitore e l’impotenza del perdente. In epoca pre-aborto, ma anche ora in vari contest, esso era chiaramente impiegato anche per alterare la composizione demografica attraverso gravidanze forzate (cioè pulizia etnica tramite il ventre delle donne conquistate, cioè genocidio per sostituzione etnogenetica), per aumentare il morale delle truppe – perché la guerra tira fuori il peggio di qualsiasi uomo – e per devastare i legami sociali, provocando traumi collettivi e stigma che fa implodere il gruppo sociale.
Il fenomeno, lo sappiamo è antico. Già nell’Iliade e nelle conquiste dell’antichità e del Medioevo, lo stupro delle donne dei vinti faceva parte del bottino di guerra.
Fino al Novecento era spesso considerato un «danno collaterale» o addirittura un diritto del vincitore. Solo con le Convenzioni di Ginevra e, soprattutto, con i tribunali internazionali degli anni Novanta, lo stupro è stato esplicitamente riconosciuto come crimine di guerra e crimine contro l’umanità, talvolta, ufficialmente, come strumento di genocidio.
È stato durante la Seconda Guerra Mondiale che ha cominciato a notarsi i contorni del fenomeno: nel Massacro di Nanchino i soldati giapponesi stuprarono decine di migliaia di donne cinesi. Il museo dello stupro di Nanchino, che lo scrivente ha visitato, è un titanico e dedalico monumento a queste crudeltà efferate: il Giappone ridusse in schiavitù sessuale («donne di conforto», erano chiamate) circa 200.000 donne.
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L’Armata Rossa in Germania commise centinaia di migliaia di violenze sessuali come forma di vendetta e terrore. Negli anni Novanta, durante le guerre jugoslave, gli stupri sistematici in Bosnia (soprattutto di donne musulmane) furono organizzati come strumento di pulizia etnica, tanto da essere riconosciuti come crimine contro l’umanità dal Tribunale dell’Aja.
Nel genocidio del Ruanda del 1994 lo stupro fu usato massicciamente contro le donne vatusse. Casi simili si sono ripetuti in Congo, Tigray, Birmania, Siria e molti altri conflitti contemporanei, dove lo stupro viene impiegato ancora oggi come arma di guerra a basso costo.
L’Italia stessa dovrebbe ricordare le «marocchinate» nel 1944, una delle pagine più tragiche e controverse della campagna d’Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. Con questo termine quasi giocoso, si indicano stupri di massa, violenze sessuali, saccheggi e omicidi compiuti principalmente dai goumiers (truppe coloniali marocchine, ma anche algerine e di altre origini nordafricane) inquadrati nel Corpo di Spedizione Francese in Italia (CEF), comandato dal generale Alphonse Juin.
I fatti si concentrarono soprattutto dopo la battaglia di Montecassino, tra maggio e giugno 1944. Dopo aver contribuito in modo decisivo allo sfondamento della Linea Gustav, le truppe francesi avanzarono nella Ciociaria (provincia di Frosinone) e nel basso Lazio, estendendo poi le violenze fino a parti della Campania e della Toscana meridionale. Secondo numerose testimonianze e rapporti dell’epoca, ai soldati fu concessa una sorta di «carta bianca» per circa 50 ore come ricompensa per le pesanti perdite subite a Cassino. Questo permise saccheggi sistematici e violenze incontrollate sulla popolazione civile italiana, considerata «nemica» per via dell’alleanza precedente con la Germania nazista.
Le vittime furono soprattutto donne di ogni età: dalle bambine di 11 anni alle anziane di oltre 80. Molte furono stuprate a turno da gruppi di soldati (spesso da 2-3 fino a decine o centinaia in casi estremi), picchiate e in alcuni casi uccise. Non furono risparmiati nemmeno uomini e bambini: centinaia di maschi furono sodomizzati e assassinati, spesso per aver tentato di difendere le proprie familiari. Interi paesi furono devastati, con furti, incendi e distruzioni.
I comandi alleati (americani e britannici) erano a conoscenza dei fatti, ma intervennero in modo limitato per non creare tensioni con i francesi. In Italia l’evento rimase a lungo in ombra per non offuscare il racconto della cosiddetta «Liberazione». Solo nel 1952 la deputata comunista Maria Maddalena Rossi lo denunciò in Parlamento. Il caso divenne noto al grande pubblico grazie al romanzo La Ciociara di Alberto Moravia e al film di Vittorio De Sica con Sophia Loren.
Tutta la questione degli stupri che finiscono (se vi finiscono) nella cronaca dei giornali può divenire comprensibile solo se realizziamo che non si tratta più, con evidenza, di immigrazione, ma di invasione. In termini logici, non si tratta di un processo sociale, ma di un processo bellico. Gli stupri quindi non sono crimini sociali, magari legati al disagio: sono veri e proprio strumenti di guerra, utilizzati, coscienti o no che siano, dalle truppe di occupazione terzomondiali, così da disintegrare il morale degli autoctoni e sabotarne il tessuto sociale a partire dall’elemento fondante della società, la donna.
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Le statistiche parlano piuttosto chiaro. In Italia, secondo i dati del Ministero dell’Interno e dell’ISTAT relativi al 2022, gli stranieri rappresentano circa l’8,5-10% della popolazione residente. Tuttavia, nel 2022 su 5.775 autori noti di violenze sessuali denunciati o arrestati, il 42,2% erano stranieri. Gli immigrati risultano quindi sovrarappresentati rispetto al loro peso demografico, con un fattore di 4-5 volte superiore. Questa sovrarappresentazione è ancora più marcata tra i giovani e nei reati commessi da sconosciuti. Gli irregolari mostrano tassi particolarmente elevati in vari studi.
In Europa il quadro è analogo in diversi Paesi con alti livelli di immigrazione. In Svezia, che ha uno dei tassi di denuncia di stupro più alti del continente, studi e inchieste mostrano che tra il 58% e i due terzi dei condannati per stupro hanno background immigrato (prima o seconda generazione), con forte sovrarappresentazione da Medio Oriente, Africa e Afghanistan.
In Germania gli stranieri sono sovrarappresentati nei reati sessuali, con un aumento evidente dopo il 2015. A Parigi, in Francia, nel 2023 il 77% dei stupri risolti aveva autori di nazionalità straniera. Tendenze simili emergono anche in Gran Bretagna e in altri Paesi europei per quanto riguarda i reati sessuali commessi da sconosciuti o di gruppo.
A livello europeo Eurostat registra un forte aumento generale delle denunce di violenze sessuali e stupri negli ultimi dieci anni. I Paesi con maggiore immigrazione extra-europea tendono a mostrare una maggiore incidenza di autori stranieri nei reati predatori.
In breve, abbiamo importato a casa nostra lo stupro sistemico. Lo abbiamo pagato con le nostre tasse, abbiamo lasciato che lassù qualcuno lo programmasse per ferire le nostre donne e quindi far collassare la nostra società.
Questo è evidente leggendo le cronache dei giornali, in ispecie quelli locali.
Agosto 2025: «Violenza di gruppo su una 19enne a Padova: stupro in un edificio abbandonato. Tre stranieri arrestati». Marzo 2026, provincia di Bergamo: «La colpisce con una sciabola e la stupra ripetutamente: arrestato a Bottanuco marocchino di 43 anni». Rovigo, luglio 2025: «Stupro a Rovigo, preso anche il secondo aggressore: arrestato un 19enne egiziano». Catania: «13enne stuprata da sette egiziani. Confermata la condanna a 12 anni per uno degli aggressori». Liguria, ottobre 2025: «25enne sequestrata e stuprata nell’entroterra di Chiavari: la ragazza ha lottato per un’ora». Napoli, stesso mese: «Napoli, turista stuprata a Porta Capuana: arrestato 29enne marocchino». Milano, settembre 2025: «impiegata trascinata nel bosco e violentata mentre fa jogging: allo stupratore altro sconto di pena in Appello». Novembre 2025: «Donna violentata nel centro di Firenze, due arrestati per stupro di gruppo». Abruzzo, poche ore fa: «Avezzano, egiziano stupra una 16enne nel parcheggio della scuola».
È solo un mazzetto. Possiamo andare avanti per giorni, raccogliendo orrori raccapriccianti. sia nel passato che nel futuro.
Ora, perché nessuno parla delle nuove «marocchinate»? Perché sui giornali non esiste ancora il termine «maranzate»?
C’è questa tendenza, a non vedere la questione migratoria come un vero e proprio fenomeno militare, una guerra neanche più tanto occulta in pieno svolgimento in Occidente.
Eppure, per tanti immigrati è tutto logico: Dar al-Harb è il termine classico della giurisprudenza islamica che significa letteralmente «dimora della guerra». Storicamente, indicava i territori al di fuori del controllo islamico (Dar al-Islam) non governati dalla legge coranica e abitati da non musulmani, con cui non esistevano trattati di pace o alleanze.
E quindi, per l’islamismo nemmeno patentemente jihadista – dove, dopo qualche bisboccia e qualche arresto, confluiscono per forza di gravità tutti gli sbandati afroislamici, e non solo loro – è chiaro che se il Paese non è sottomesso all’Islam, allora è terra di guerra, e quindi, per conseguenza naturale, di stupro.
Tutti i fatti di cronaca che leggete, e quelli che non leggerete perché non riportati, o trasformati in favolette, vengono da questa matrice metapolitica ancestrale.
Lo stupro come sistema per disintegrare le società cristiane, dove vigeva la sicurezza del cittadino e la dignità dell’essere umano: ecco la cifra sessuale dell’anarco-tirannia e del suo programma di violenza totalista.
Roberto Dal Bosco
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Immigrazione
Cosa contiene il rapporto sulle «Grooming gang» di pakistani pedofili che tormentano la Gran Bretagna?
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Immigrazione
La polizia britannica manganella chi manifesta contro uno stupratore immigrato
Martedì a Glasgow, in Iscozia, la polizia britannica ha estratto i manganelli durante uno scontro con alcuni residenti inferociti nel corso di una protesta, mentre gli agenti allontanavano dalla folla due uomini accusati di stupro.
Secondo il Glasgow Times, i manifestanti si sono radunati davanti a un condominio nella zona est della città, preoccupati che una persona residente nell’edificio rappresentasse un pericolo per la collettività.
I video della protesta mostrano la polizia che spinge via decine di residenti inferociti mentre scorta due giovani fuori dall’edificio e li fa salire su un furgone della polizia, mentre i due cercano di coprirsi il volto.
48 hour ban for posting this video of Sudanese Illegal Jebril Abdelrahman who has been charged with raping a Scottish girl in Glasgow city centre being removed from accommodation in Royston Glasgow under heavy police protection 🤦🏼♀️😡 so here’s the video again 😊 pic.twitter.com/VAWyF2EbUE
— Elaine-M Save our Kids (@ElaineCeltic96) July 5, 2026
The people of cranhill,Glasgow have came together and got rid of these disgusting convicted rapists well done for standing up for your community and shame on police Scotland for protecting these scumbags 👏🙏🏻💪🏴 @ScottishCA @SnoopDegB @DRestoreGlasgow @ACSPARTAN1 @cr pic.twitter.com/BA1lFVTAeu
— P Maguire (@p_maguire10) July 7, 2026
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Si sente la folla gridare «Bestia! Bestia! Bestia!». Nel gergo scozzese, la parola si riferisce a uno stupratore o a un pedofilo. Quando un manifestante si è scagliato contro uno degli uomini e lo ha colpito, la polizia ha estratto i manganelli e ha gridato «indietro» alla folla.
Un uomo di 50 anni è stato incriminato in relazione a un’aggressione a un agente di polizia dopo l’incidente, ha dichiarato un portavoce della polizia in un comunicato citato dai media.
La protesta è scoppiata settimane dopo che due uomini erano stati incriminati in relazione allo stupro di una donna in un vicolo del centro città.
Jebril Abdelrahman, 19 anni, è stato accusato di stupro e Denison Charles, 20 anni, di aggressione presso il tribunale dello sceriffo di Glasgow, secondo quanto riportato mercoledì dal quotidiano Scottish Sun.
Abdelrahman, che secondo il Sun è originario di Glasgow, sarebbe stato posto in custodia cautelare. Tuttavia, alcuni account sui social media locali, tra cui quello dell’attivista britannico anti-immigrazione Tommy Robinson, lo hanno definito un migrante.
«Da ragazzo di Cranhill, posso dire che quello a cui abbiamo assistito ieri è l’ennesimo segnale di frustrazione della comunità nei confronti di un’istituzione che ha voltato loro le spalle», ha dichiarato Thomas Kerr, vice leader di Reform UK Scotland, a X. «Gli abitanti del posto dicono basta, spero che chi è al potere stia ascoltando.»
Il partito anti-immigrazione Reform di Nigel Farage ha compiuto progressi significativi negli ultimi mesi, conquistando oltre 1.452 seggi alle elezioni locali in tutta l’Inghilterra a maggio, in un contesto di calo di popolarità per il Partito Laburista.
La crescente rabbia nei confronti dell’immigrazione ha alimentato proteste e disordini in tutto il Regno negli ultimi anni, esacerbati da una serie di crimini violenti e casi di aggressione sessuale di alto profilo che hanno coinvolto migranti e richiedenti asilo, come nel caso, non ancora finito, delle cosiddette grooming gang.
Come riportato da Renovatio 21, scontri a Glasgow si erano avuti tra sedicenti antirazzisti e la popolazione contraria all’invasione migrante anche tre settimane fa.
La popolazione britannica pare sempre più convinta di vivere in un sistema two-tier, cioè a due livelli, in cui gli immigrati sono privilegiati e i cittadini autoctoni puniti e perseguitati anche solo per l’espressione di una loro idea.
Il fenomeno della società two-tier è perfettamente spiegato dal concetto, sottolineato sempre da Renovatio 21, di anarco-tirannia, la fase sociopolitica di disgregazione che sembrano voler implementare in Occidente con l’immigrazione massiva.
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Immagine screenshot da Twitter
Immigrazione
Riemerge il ricordo dell’immigrato clandestino incontrato da Bergoglio che uccide un sacerdote e incendia una cattedrale
Pope Leo shook the hands of each of these 20 migrants who just arrived to Europe during his visit to Lampedusa on July 4th, reminding everyone that all human life carries immeasurable worth. A powerful moment of compassion at Europe’s doorstep. pic.twitter.com/Tk36O7HBS7
— EWTN News (@EWTNews) July 4, 2026
The Trump Administration wanted Pope Leo XIV to visit the United States for our 250th anniversary.
Instead, he visited the Italian migrant island of Lampedusa and lifted up the plight of those who undertake a dangerous journey to new lands in search of a better future for their… pic.twitter.com/J51DOUhAWW — Christopher Hale (@ChristopherHale) July 4, 2026
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Pope Leo visited Lampedusa today to highlight the humanitarian crisis for the migrants arriving there.
He prayed for the migrants who have died at sea, called for compassion, safe harbors and legal pathways for migrants. He laid a wreath at a migrant cemetery, visited the… pic.twitter.com/HHmQ18b3Pv — Visegrád 24 (@visegrad24) July 4, 2026
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