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Immigrazione

Immigrazione e stupro sistemico: la guerra contro la donna e la società è qui

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L’ultimo caso è quello della bella modella scampata per un pelo da una molestia del branco.

 

«Mi hanno inseguita e hanno iniziato a toccarmi. Ho cercato in tutti i modi di oppormi, ma erano troppi» dice la vittima nei virgolettati finiti sulla stampa.

 

I giornali sono prodighi di dettagli, tranne uno. Cioè, ci dicono come si chiama la ragazza, da dove viene (Polonia) che lavoro fa (la modella: a quanto pare esistono ancora, ma l’IA si mangerà questa professione nel giro di pochi mesi), quanti anni ha (30), dove è accaduto il fattaccio (Milano, Porta Romana, anzi per precisione via Livenza), dove stava andando (al supermercato), dove è stata colpita (è stata picchiata «con pugni al volto e all’addome»), e ci viene raccontato anche perché come si sarebbe salvata – un giovane sconosciuto avrebbe ingaggiato una colluttazione con il gruppo di malintenzionati, mettendoli, pare di capire, in fuga.

 

L’eroismo del piccolo guerriero samaritano («giovane alto e robusto, sembrerebbe italiano» scrive il Corriere lasciandosi sfuggire qualcosa) si prende il centro della notizia: visto, esistono ancora persone coraggiose, si buttano da soli contro la ridda dei molestatori, e vincono. Anzi, dalla cronaca nera, a questo punto la notizia viene ritorta ancora più pazzescamente verso la cronaca rosa: ora la ragazza – una modella, quindi bellissima, praticamente una principessa – vuole conoscere il suo salvatore, il cavaliere senza volto.

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Tutto fantastico, letteralmente. Guardate dove ci sta portando la forza impressa nell’architettura di questa notizia: è l’happy ending, è la favola. Evviva: tutti vivranno felici e contenti – soprattutti i lettori, i cittadini contribuenti per cui questa fiaba è confezionata con cura.

 

Manca solo un dettaglio: chi erano i molestatori? Negli articoli che circolano sulla vicenda non ce n’è traccia. Il lettore non affetto da formi ingravescenti di prosciutto oftalmico lo presente: ma non è che… il gruppo di molestatori… è di origine straniera? In realtà, quando parlano dell’eroe che «sembrerebbe italiano» sembrano implicitamente ammetterlo. Ma chissà.

 

Lo spettro di una parola aleggia in ogni riga dei resoconti: maranza. Eppure, il lemma non è di quelli usati ad abundantiam recentemente, al punto che lo stesso Corriere aveva dedicato articoli alla loro «moda», con tanto di analisi delle «maranzine», cioè le ragazze finite nei gruppi di ragazzini afroislamici.

 

Ora, il lettore di Renovatio 21 sa che il giornalista diligente, che voglia tenersi stretti il suo tesserino dell’Ordine, deve attenersi a ai dettami della Carta di Roma, cioè il «Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti» oggi parte integrante del «Testo unico dei doveri del giornalista».

 

Secondo la deontologia giornalistica, titolare scrivendo la provenienza etnica di un aggressore, in quest’ottica, è sbagliato: «è necessario ribadire che la provenienza o l’appartenenza culturale di una persona vanno specificate solo quando è strettamente necessario al fine della comprensione della notizia». «Evitare di “etnicizzare” le notizie non significa censurare certe informazioni?» si domandano le linee guida della Carta. «Non si chiede di censurare informazioni, ma di selezionare, tra le varie caratteristiche proprie di una persona, solo quelle veramente pertinenti a capire cosa è successo».

 

L’associazione Carta di Roma è un ente nato nel 2011 per attuale tale «protocollo deontologico per una informazione corretta sull’immigrazione». La pagina internet «Chi siamo» nel 2018 riportava il supporto del UNHCR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), dell’Otto per Mille Chiesa Valdese e di Open Society Foundation, il sistema di fondazioni di George Soros. La stessa pagina oggi non vede più inserito il logo dell’ente di Soros, sostituito da quello dell’UNAR.

 

Sappiamo che la tendenza non è solo italiana: pensiamo ad esempio alla Francia, dove l’anno passato un gruppo di deputati verdi e di sinistra aveva denunciato la «strumentalizzazione politica» dei fatti di cronaca nera, per cui si chiedeva ai media pubblici di «effettuare una revisione editoriale del ruolo delle notizie nella copertura mediatica».

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Il testo proposto dai goscisti dell’Assemblée Nationale citava il caso di Lola, 13 anni, violentata e uccisa a Parigi da una migrante algerina con un ordine di espulsione nel 2022, e quello di Thomas, assassinato da una banda di migranti a Crépol nel 2023.

 

Colpisce ad ogni modo che l’attenuazione mediatica sia richiesta anche per uno dei crimini più orrendi, specie considerando la sensibilità femminista arrivata a permeare gli ambiti istituzionale: la violenza sessuale.

 

Questo perché alla sinistra, ai giornali, non può riuscire di vedere il fenomeno nella sua essenza. I guardiani della soglia non vogliono che le masse arrivino a comprendere la tragica verità: e cioè che uno stupro non è solo uno stupro.

 

Uno stupro, in determinati contesti, non costituisce un atto isolato di violenza, ma è uno strumento politico. Chi conosce la storia lo sa: fuori dalla sua natura ferale, lo stupro nei secoli viene utilizzato deliberatamente come arma per affermare dominio, umiliare il nemico, distruggere comunità e consolidare il controllo.

 

Ciò è particolarmente evidente contesti di guerra o oppressione, lo stupro non riguarda principalmente le pulsioni belluine del maschio (che sono, a loro, volta, strumenti, come tutte le forze non sottoposte alla ragione) bensì il potere, l’umiliazione e la distruzione del tessuto sociale preesistente.

 

La violenza sessuale a terrorizzare e demoralizzare la popolazione nemica, compresi civili e famiglie. Un popolo terrorizzato e demoralizzato è incline alla resa e alla sottomissione: ciò è vero con i bombardamenti aerei (non solo di bombe: pure i volantini, a dimostrazione che si tratta di una battaglia psicologica) così come gli stupri sistematici visti nelle zone di guerra.

 

Lo stupro, sin dall’epoca più antica di cui abbiamo traccia, simboleggia la conquista: violando le donne, viste storicamente come simbolo dell’onore del gruppo, si afferma la superiorità del vincitore e l’impotenza del perdente. In epoca pre-aborto, ma anche ora in vari contest, esso era chiaramente impiegato anche per alterare la composizione demografica attraverso gravidanze forzate (cioè pulizia etnica tramite il ventre delle donne conquistate, cioè genocidio per sostituzione etnogenetica), per aumentare il morale delle truppe – perché la guerra tira fuori il peggio di qualsiasi uomo – e per devastare i legami sociali, provocando traumi collettivi e stigma che fa implodere il gruppo sociale.

 

Il fenomeno, lo sappiamo è antico. Già nell’Iliade e nelle conquiste dell’antichità e del Medioevo, lo stupro delle donne dei vinti faceva parte del bottino di guerra.

 

Fino al Novecento era spesso considerato un «danno collaterale» o addirittura un diritto del vincitore. Solo con le Convenzioni di Ginevra e, soprattutto, con i tribunali internazionali degli anni Novanta, lo stupro è stato esplicitamente riconosciuto come crimine di guerra e crimine contro l’umanità, talvolta, ufficialmente, come strumento di genocidio.

 

È stato durante la Seconda Guerra Mondiale che ha cominciato a notarsi i contorni del fenomeno: nel Massacro di Nanchino i soldati giapponesi stuprarono decine di migliaia di donne cinesi. Il museo dello stupro di Nanchino, che lo scrivente ha visitato, è un titanico e dedalico monumento a queste crudeltà efferate: il Giappone ridusse in schiavitù sessuale («donne di conforto», erano chiamate) circa 200.000 donne.

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L’Armata Rossa in Germania commise centinaia di migliaia di violenze sessuali come forma di vendetta e terrore. Negli anni Novanta, durante le guerre jugoslave, gli stupri sistematici in Bosnia (soprattutto di donne musulmane) furono organizzati come strumento di pulizia etnica, tanto da essere riconosciuti come crimine contro l’umanità dal Tribunale dell’Aja.

 

Nel genocidio del Ruanda del 1994 lo stupro fu usato massicciamente contro le donne vatusse. Casi simili si sono ripetuti in Congo, Tigray, Birmania, Siria e molti altri conflitti contemporanei, dove lo stupro viene impiegato ancora oggi come arma di guerra a basso costo.

 

L’Italia stessa dovrebbe ricordare le «marocchinate» nel 1944, una delle pagine più tragiche e controverse della campagna d’Italia durante la Seconda Guerra Mondiale. Con questo termine quasi giocoso, si indicano stupri di massa, violenze sessuali, saccheggi e omicidi compiuti principalmente dai goumiers (truppe coloniali marocchine, ma anche algerine e di altre origini nordafricane) inquadrati nel Corpo di Spedizione Francese in Italia (CEF), comandato dal generale Alphonse Juin.

 

I fatti si concentrarono soprattutto dopo la battaglia di Montecassino, tra maggio e giugno 1944. Dopo aver contribuito in modo decisivo allo sfondamento della Linea Gustav, le truppe francesi avanzarono nella Ciociaria (provincia di Frosinone) e nel basso Lazio, estendendo poi le violenze fino a parti della Campania e della Toscana meridionale. Secondo numerose testimonianze e rapporti dell’epoca, ai soldati fu concessa una sorta di «carta bianca» per circa 50 ore come ricompensa per le pesanti perdite subite a Cassino. Questo permise saccheggi sistematici e violenze incontrollate sulla popolazione civile italiana, considerata «nemica» per via dell’alleanza precedente con la Germania nazista.

 

Le vittime furono soprattutto donne di ogni età: dalle bambine di 11 anni alle anziane di oltre 80. Molte furono stuprate a turno da gruppi di soldati (spesso da 2-3 fino a decine o centinaia in casi estremi), picchiate e in alcuni casi uccise. Non furono risparmiati nemmeno uomini e bambini: centinaia di maschi furono sodomizzati e assassinati, spesso per aver tentato di difendere le proprie familiari. Interi paesi furono devastati, con furti, incendi e distruzioni.

 

I comandi alleati (americani e britannici) erano a conoscenza dei fatti, ma intervennero in modo limitato per non creare tensioni con i francesi. In Italia l’evento rimase a lungo in ombra per non offuscare il racconto della cosiddetta «Liberazione». Solo nel 1952 la deputata comunista Maria Maddalena Rossi lo denunciò in Parlamento. Il caso divenne noto al grande pubblico grazie al romanzo La Ciociara di Alberto Moravia e al film di Vittorio De Sica con Sophia Loren.

 

Tutta la questione degli stupri che finiscono (se vi finiscono) nella cronaca dei giornali può divenire comprensibile solo se realizziamo che non si tratta più, con evidenza, di immigrazione, ma di invasione. In termini logici, non si tratta di un processo sociale, ma di un processo bellico. Gli stupri quindi non sono crimini sociali, magari legati al disagio: sono veri e proprio strumenti di guerra, utilizzati, coscienti o no che siano, dalle truppe di occupazione terzomondiali, così da disintegrare il morale degli autoctoni e sabotarne il tessuto sociale a partire dall’elemento fondante della società, la donna.

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Le statistiche parlano piuttosto chiaro. In Italia, secondo i dati del Ministero dell’Interno e dell’ISTAT relativi al 2022, gli stranieri rappresentano circa l’8,5-10% della popolazione residente. Tuttavia, nel 2022 su 5.775 autori noti di violenze sessuali denunciati o arrestati, il 42,2% erano stranieri. Gli immigrati risultano quindi sovrarappresentati rispetto al loro peso demografico, con un fattore di 4-5 volte superiore. Questa sovrarappresentazione è ancora più marcata tra i giovani e nei reati commessi da sconosciuti. Gli irregolari mostrano tassi particolarmente elevati in vari studi.

 

In Europa il quadro è analogo in diversi Paesi con alti livelli di immigrazione. In Svezia, che ha uno dei tassi di denuncia di stupro più alti del continente, studi e inchieste mostrano che tra il 58% e i due terzi dei condannati per stupro hanno background immigrato (prima o seconda generazione), con forte sovrarappresentazione da Medio Oriente, Africa e Afghanistan.

 

In Germania gli stranieri sono sovrarappresentati nei reati sessuali, con un aumento evidente dopo il 2015. A Parigi, in Francia, nel 2023 il 77% dei stupri risolti aveva autori di nazionalità straniera. Tendenze simili emergono anche in Gran Bretagna e in altri Paesi europei per quanto riguarda i reati sessuali commessi da sconosciuti o di gruppo.

 

A livello europeo Eurostat registra un forte aumento generale delle denunce di violenze sessuali e stupri negli ultimi dieci anni. I Paesi con maggiore immigrazione extra-europea tendono a mostrare una maggiore incidenza di autori stranieri nei reati predatori.

 

In breve, abbiamo importato a casa nostra lo stupro sistemico. Lo abbiamo pagato con le nostre tasse, abbiamo lasciato che lassù qualcuno lo programmasse per ferire le nostre donne e quindi far collassare la nostra società.

 

Questo è evidente leggendo le cronache dei giornali, in ispecie quelli locali.

 

Agosto 2025: «Violenza di gruppo su una 19enne a Padova: stupro in un edificio abbandonato. Tre stranieri arrestati». Marzo 2026, provincia di Bergamo: «La colpisce con una sciabola e la stupra ripetutamente: arrestato a Bottanuco marocchino di 43 anni». Rovigo, luglio 2025: «Stupro a Rovigo, preso anche il secondo aggressore: arrestato un 19enne egiziano». Catania: «13enne stuprata da sette egiziani. Confermata la condanna a 12 anni per uno degli aggressori». Liguria, ottobre 2025: «25enne sequestrata e stuprata nell’entroterra di Chiavari: la ragazza ha lottato per un’ora». Napoli, stesso mese: «Napoli, turista stuprata a Porta Capuana: arrestato 29enne marocchino». Milano, settembre 2025: «impiegata trascinata nel bosco e violentata mentre fa jogging: allo stupratore altro sconto di pena in Appello». Novembre 2025: «Donna violentata nel centro di Firenze, due arrestati per stupro di gruppo». Abruzzo, poche ore fa: «Avezzano, egiziano stupra una 16enne nel parcheggio della scuola».

 

È solo un mazzetto. Possiamo andare avanti per giorni, raccogliendo orrori raccapriccianti. sia nel passato che nel futuro.

 

Ora, perché nessuno parla delle nuove «marocchinate»? Perché sui giornali non esiste ancora il termine «maranzate»?

 

C’è questa tendenza, a non vedere la questione migratoria come un vero e proprio fenomeno militare, una guerra neanche più tanto occulta in pieno svolgimento in Occidente.

 

Eppure, per tanti immigrati è tutto logico: Dar al-Harb è il termine classico della giurisprudenza islamica che significa letteralmente «dimora della guerra». Storicamente, indicava i territori al di fuori del controllo islamico (Dar al-Islam) non governati dalla legge coranica e abitati da non musulmani, con cui non esistevano trattati di pace o alleanze.

 

E quindi, per l’islamismo nemmeno patentemente jihadista – dove, dopo qualche bisboccia e qualche arresto, confluiscono per forza di gravità tutti gli sbandati afroislamici, e non solo loro – è chiaro che se il Paese non è sottomesso all’Islam, allora è terra di guerra, e quindi, per conseguenza naturale, di stupro.

 

Tutti i fatti di cronaca che leggete, e quelli che non leggerete perché non riportati, o trasformati in favolette, vengono da questa matrice metapolitica ancestrale.

 

Lo stupro come sistema per disintegrare le società cristiane, dove vigeva la sicurezza del cittadino e la dignità dell’essere umano: ecco la cifra sessuale dell’anarco-tirannia e del suo programma di violenza totalista.

 

Roberto Dal Bosco

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Immigrazione

Cosa contiene il rapporto sulle «Grooming gang» di pakistani pedofili che tormentano la Gran Bretagna?

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Il parlamentare britannico Rupert Lowe ha pubblicato un «Rapporto sulle grooming gang», ossia le bande di stupratori pedofili pakistani che imeprversavano nel Regno  per decenni senza nessuna reazione da parte delle autorità britanniche, che, anzi, hanno insabbiato l’enorme e terrificante caso con indicibili violenze su almeno un quarto di milione di ragazzine britanniche.   Lowe, già deputato del partito di Nigel Farage Reform UK che ha ora creato un nuovo partito politico chiamato Restore Britain,è apparso in settimana in uno dei podcast più seguito del pianeta, il Joe Rogan Show, spiegando il rapporto. Il podcaster Joe Rogan sta ora subendo critiche per aver ospitato il Lowe.   Durante la conversazione Lowe ha illustrato le dinamiche dell’immigrazione selvaggia subita dalla Gran Bretagna, indicandone specificatamente la composizione e il fenomeno delle società parallele islamiche. Il deputato ha parlato della natura two-tier (a due livelli) dello Stato britannico attuale, con meccaniche grottesche come la precedenza degli immigrati per le cure dentali mentre i cittadini britannici vengono messi in lista di attesa.   Nel podcast il Lowe sostiene che il numero di un quarto di milione di vittime è «il minimo», ma si può sospettare che esso sia «molto più alto».  

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Secondo il rapporto di Lowe, almeno 250.000 ragazze britanniche hanno subito orribili abusi sessuali da parte delle ghenge pakistane, che, con la complicità della polizia, degli assistenti sociali e persino dell’ex primo ministro Keir Starmer (che ha ricoperto il ruolo di Director of Public Prosecutions, cioè il capo del Crown Prosecution Service dal novembre 2008 al 2013), hanno potuto commettere «stupri di minori su scala industriale».   Pubblicato lo scorso mese, il rapporto di 218 pagine offre una lettura sconvolgente che descrive in dettaglio gli abusi, protrattisi per decenni, subiti da centinaia di migliaia di ragazze britanniche bianche – e da un numero minore di ragazzi bianchi e ragazze sikh – per mano di bande organizzate di adescatori pakistani in 149 distretti del Regno.   Le testimonianze descrivono gli atti più depravati di violenza sessuale, tra cui stupri di bambine in età preadolescenziale centinaia di volte, minacce di morte e penetrazioni e  sodomizzazioni da parte di cani, avvenuti di fatto sotto gli occhi delle autorità incaricate di prevenirli.   Il rapporto, redatto in poco più di un anno e costato 600.000 sterline (704.000 euro), si è basato su interviste a centinaia di vittime e migliaia di richieste di accesso agli atti, eppure non ha ricevuto alcuna copertura mediatica da parte dei principali organi di informazione. Nel contesto dell’oscuramento mediatico nel Regno Unito, ecco cosa c’è da sapere:   Il governo britannico aveva già condotto diverse indagini sugli abusi sessuali su minori commessi dalle cosiddette grooming gang (letteralmente, «bande di adescatori») Nel nord dell’Inghilterra, in particolare l’inchiesta Jay e l’inchiesta Telford. Tuttavia, entrambe le indagini si sono concentrate su aree specifiche e non hanno concluso che le bande fossero un fenomeno diffuso a livello nazionale.   A differenza dei rapporti Telford e Jay, quello di Lowe non è stato finanziato con denaro pubblico e si è concentrato sull’intera Gran Bretagna, anziché solo sull’Inghilterra settentrionale. L’indagine è stata finanziata tramite crowdfunding e il rapporto si basa su studi precedenti, documenti giudiziari e interviste con le vittime per concludere che bande di stupratori prevalentemente pakistane operavano in 149 distretti amministrativi locali in Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord, quasi la metà dei 317 comuni del Regno Unito.   Il rapporto di Lowe inquadra esplicitamente gli abusi come motivati da ragioni razziali e religiose, descrivendoli come «un male che è stato, e continua ad essere, perpetrato principalmente da uomini musulmani pakistani contro giovani donne e ragazze bianche vulnerabili».   Precedenti studi avevano stimato che circa 250.000 donne e ragazze fossero state violentate da bande di adescatori a partire dal 2000, sulla base di dati estrapolati da città come Rotherham e Telford. Il rapporto di Lowe definisce questa cifra «un minimo indispensabile», sottolineando il problema della sottostima dei casi riscontrato in altri studi e il fatto che «gli abusi sessuali di ogni genere tendono a essere sottostimati».   Considerato che il primo caso di stupro di gruppo commesso da uomini pakistani in Gran Bretagna è stato segnalato nel 1955, «le vittime devono essere centinaia di migliaia», afferma il rapporto Lowe.   La maggior parte del rapporto è costituita dalle testimonianze dei testimoni. Con poche eccezioni, tra cui il caso di un ragazzo violentato da una banda di uomini bianchi britannici, i casi seguono uno schema simile: una ragazza bianca della classe operaia, vittima di traumi o abusi in famiglia, viene adescata da uomini musulmani più anziani che le forniscono alcol, droghe e regali. Una volta conquistata la sua fiducia, la ragazza viene ripetutamente violentata e abusata fisicamente, spesso da centinaia di uomini.   All’inizio di giugno, Lowe ha letto ad alta voce alcune delle testimonianze più strazianti durante una sessione parlamentare, e il rapporto entra ulteriormente nei dettagli, in modo esplicito. Ragazze anche di soli 11 anni sono state prese di mira da uomini di 40 e 50 anni, alcuni dei quali hanno invitato i propri parenti a partecipare allo stupro di gruppo.   «Michelle afferma di essere stata violentata da un numero di uomini compreso tra seicento e settecento diversi nell’arco di tre anni» dice una testimonianza scritta nel rapporto. «È stata… violentata da un cane mentre gli uomini scommettevano se l’animale le avrebbe penetrato la vagina o l’ano (…) È stata sottoposta a penetrazione con oggetti. Le hanno urinato addosso. Le hanno tenuto le gambe divaricate. È stata morsa sulla schiena, ferita a una gamba e strangolata».   «Sono stata intimidita con delle pistole e minacciato che mi avrebbero amputato parti del corpo con dei coltelli» continua il testimone nel rapporto. «Sono stata picchiata, piena di lividi, violentata. Non solo violentata sessualmente con le loro stesse parti del corpo, ma anche con oggetti. Sono stata portata al pronto soccorso perché la mia vagina era stata lacerata da una bottiglia di vetro».

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Diverse vittime hanno raccontato di essere state trasportate in tutto il Regno da un gruppo di aggressori all’altro, alcune trascorrendo mesi interi passate di mano in mano tra stupratori e violentatori. «In ogni casa in cui andavo c’erano solo ragazze bianche. E voglio dire, ho visto ragazze rinchiuse… Ricordo un uomo che apriva il retro di un furgone e ho visto forse 15 o 20 ragazze rinchiuse in gabbie per cani. Sembrava che fossero drogate».   Diverse vittime hanno affermato che quasi tutti i loro stupratori erano musulmani di origine pakistana, e una di loro ha dichiarato: «Il 98% di loro erano musulmani pakistani. Altrimenti, erano musulmani iracheni o curdi».   Nei casi che hanno portato a un procedimento penale, «circa l’87% dei condannati portava nomi tipicamente musulmani», afferma il rapporto, citando ricerche precedenti. Ulteriori ricerche condotte dal dottor Taj Hargey, imam della Congregazione Islamica di Oxford, hanno stimato che il 95% dei sospettati nei casi di sfruttamento sessuale di minori da parte di bande criminali «sono di fede musulmana».   Il Lowe collega esplicitamente lo stupro all’immigrazione, sottolineando che nel 2000 sono stati denunciati 8.593 casi di stupro, un numero che è salito a oltre 70.000 «quando è iniziata l’era dell’immigrazione di massa su larga scala nel paese sotto Blair».   Il Rapporto Jay del 2022 criticava la polizia e le autorità locali per non essere intervenute per «paura di essere considerate razziste». Alcune testimonianze contenute nel rapporto di Lowe si spingono oltre, accusando il personale sanitario delle case di cura di sfruttare sessualmente le ragazze, permettendo a uomini pakistani di prelevare le ragazze dalle strutture a loro piacimento, e gli assistenti sociali di rimandare i bambini a vivere con bande di stupratori in alloggi forniti dal governo.   Le ragazze che si presentavano in commissariato dopo essere state violentate venivano spesso trattate come prostitute minorenni che avevano acconsentito ad avere rapporti sessuali con i loro aggressori adulti. Una ragazza è stata violentata da un sergente di polizia, mentre a un’altra è stato ordinato di ritirare la denuncia da un agente musulmano che in seguito è stato condannato per abusi sessuali su minori.   I genitori che hanno tentato di intervenire sono stati ignorati. Una madre che ha denunciato alla polizia che sua figlia era stata abusata da «uomini asiatici» si sarebbe sentita dire: «Non può definirli uomini asiatici perché è razzista. Dovrebbe essere contenta che a sua figlia venga insegnata una cultura diversa» (in Gran Bretagna, il termine «asiatico» si riferisce in genere a persone di origine sud-asiatica, come quelle di origine indiana, pakistana, bengalese o cingalese).   Il rapporto Jay accusava le autorità locali di Rotherham di aver insabbiato i diffusi abusi sessuali su giovani ragazze, e i governi che si sono succeduti sono stati accusati di aver ignorato il problema e di aver rallentato le indagini ufficiali sulla portata degli abusi. Nel 2025, i parlamentari laburisti hanno votato in massa contro una mozione conservatrice che chiedeva un’inchiesta nazionale obbligatoria sulle bande criminali. Il partito di Starmer alla fine ha fatto marcia indietro e ha aperto un’indagine all’inizio di quest’anno.   Il rapporto di Lowe descrive questa indagine come «un’operazione di contenimento», concentrandosi solo su poche aree circoscritte e omettendo qualsiasi analisi dei fattori demografici e religiosi alla base degli abusi. Il Partito Laburista di Starmer, afferma il rapporto, è stato direttamente coinvolto nell’insabbiamento dello scandalo.   Almeno quattro consiglieri e parlamentari laburisti sono stati condannati per abusi su minori, mentre altri «o non sono riusciti a reprimere le bande di stupratori o hanno ostacolato gli sforzi in tal senso». Tra questi figurerebbero, secondo il rapporto, il consigliere laburista Shaun Wright, che è rimasto a capo dei servizi per l’infanzia a Rotherham nonostante fosse a conoscenza delle attività delle bande di stupratori in città;  il sindaco di Londra Sadiq Khan, di origini pakistane, ha negato l’esistenza di bande di sfruttatori sessuali nella capitale britannica, nonostante avesse prove del contrario l’ex premier Keir Starmer, che come direttore della pubblica accusa tra il 2008 e il 2013, ha lasciato andare 13.000 pedofili con delle lettere di avvertimento invece di perseguirli.

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Il rapporto di Lowe sostiene che gli abusi siano stati alimentati dalla cultura «clanica» dei pakistani britannici, che ha fatto sì che famiglie e parenti rimanessero in silenzio e proteggessero gli stupratori all’interno delle loro comunità. Questo aspetto della società pakistana era già emerso in precedenti indagini, con il Rapporto Telford che concludeva che la «mancanza di coinvolgimento da parte della comunità asiatica» rendeva impossibile stabilire la reale portata degli abusi.   Il documento attribuisce inoltre la colpa agli «atteggiamenti di supremazia razziale» e alla «mentalità del “noi contro loro” dei musulmani», affermando che il Corano istruisce i credenti a trattare «i non musulmani con disprezzo», permette la schiavitù sessuale dei non musulmani e scoraggia i musulmani dal parlare apertamente, per timore di «danneggiare l’immagine della comunità musulmana o di disonorare l’Islam».   Le testimonianze delle vittime suggeriscono che molti aggressori abbiano tentato di giustificare i loro crimini con riferimenti coranici. Alcune venivano chiamate «puttane bianche», «feccia bianca» o «cagne infedeli» che meritavano una punizione, e a una di loro è stato detto che «il suo Dio l’aveva abbandonata».   «Mi era stato detto che le ragazze musulmane sono buone e pure e rimangono vergini fino al matrimonio, mentre tutte le ragazze bianche sono delle poco di buono e vanno a letto con centinaia di persone», ha ricordato una vittima. «Sono peggio della merda sotto la scarpa. Non obbediscono ad Allah, quindi meritano di essere punite».   Il rapporto raccomanda una «formazione annuale obbligatoria sullo sfruttamento sessuale di gruppo dei minori» per tutti gli operatori dei servizi di emergenza e sociali, nonché il perseguimento penale di coloro che hanno reso possibile l’abuso. Ogni cittadino straniero condannato per abusi sessuali su minori dovrebbe «come minimo essere espulso», afferma il rapporto, sebbene Lowe abbia promesso che, qualora il suo partito Restore Britain dovesse mai salire al potere, «con l’approvazione del popolo britannico, li metterebbe a morte».   Tuttavia, Lowe è l’unico parlamentare di Restore Britain, e il partito rimane un movimento marginale. Reform UK di Nigel Farage domina l’elettorato di destra nel Regno Unito, con un consenso attuale del 26%, mentre Restore Britain è fermo al 3%.   Il rapporto di Lowe non è stato riconosciuto né dal Partito Laburista, né dai Conservatori, né da Reform, e la sua pubblicazione è stata accolta da un quasi totale silenzio mediatico. Tuttavia, la sua influenza sui social media – in particolare su X, dove viene regolarmente ritwittato da Elon Musk – sta crescendo rapidamente. Secondo il Financial Times, i post di Lowe sulla piattaforma generano regolarmente un coinvolgimento dieci volte superiore a quello di Farage, nonostante abbia la metà dei follower del leader di Reform UK.   Lowe ha promesso di trasformare questa attenzione in azioni concrete. Il mese scorso ha annunciato l’intenzione di «denunciare pubblicamente i colpevoli e i loro complici», con l’obiettivo di «mandare queste persone in prigione». Lowe ha inoltre affermato di star fornendo alle forze dell’ordine le prove necessarie per riaprire i vecchi casi e di incoraggiare le vittime a intentare cause civili contro i loro aggressori.   Il rapporto evidenzia una totale inadempienza da parte del governo britannico nel suo dovere di tutela dei minori, delegittimando completamente le istituzioni dello Stato britannico e i suoi leader.

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Le precedenti denunce sono state insabbiate sia dai governi laburisti che da quelli conservatori, e con i principali partiti del paese che hanno ignorato le audizioni di Lowe, ci sono pochi motivi per pensare che la reazione a questa denuncia sarà diversa. Tuttavia, mentre il governo e i media mainstream possono ignorare la denuncia o liquidare Lowe come un eccentrico razzista, lo scandalo delle bande di stupratori ha macchiato in modo permanente la fiducia del pubblico britannico nello Stato.   Secondo un sondaggio YouGov del 2025, solo il 43% dell’opinione pubblica si fida dell’inchiesta ufficiale del governo laburista sullo scandalo, mentre il 42% si fida del sistema giudiziario, il 29% dei servizi sociali e il 22% di Starmer nella gestione della questione.   «Riguarda il potere, riguarda la servitù» ha spiegato Lowe durante il podcast di Rogan dopo aver elencato una serie di orrori, tra ragazzine filmate mentre venivano stuprate in ogni orifizio da cani e costrette a leccare i piedi dei pakistani stupratori. «Gli uomini musulmani sono istruiti a sentirsi superiori a quelli che considerano essere infedeli» ha teorizzato il deputato, «e il loro lavoro è effettivamente diffondere l’Islam e punire gli infedeli», ha continuato citando le Crociate e l’offerta fatta ai cavalieri cristiani sconfitti di convertirsi o venire uccisi.   «Molte di queste ragazze sono state ingravidate e hanno dovuto convertirsi all’Islam. Alcune sono state trafficate in Arabia Saudita, Pakistan e altre parti del mondo» ha raccontato il parlamentare.   La questione delle grooming gang, che è vecchia di quasi trenta anni, è tornata prepotentemente negli ultimi anni, soprattutto dopo interventi di Elon Musk e critiche da parte dei conservatori. Starmer ha difeso il suo record dicendo di aver «affrontato la questione di petto» e di aver aumentato le condanne per abusi sessuali su minori.   Nel frattempo, il Regno continua a ribollire. Poche ore fa la polizia britannica ha estratto i manganelli contro una folla inferocita per la liberazione per un presunto stupratore immigrato a Glasgow, in Iscozia.  

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Immigrazione

La polizia britannica manganella chi manifesta contro uno stupratore immigrato

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Martedì a Glasgow, in Iscozia, la polizia britannica ha estratto i manganelli durante uno scontro con alcuni residenti inferociti nel corso di una protesta, mentre gli agenti allontanavano dalla folla due uomini accusati di stupro.

 

Secondo il Glasgow Times, i manifestanti si sono radunati davanti a un condominio nella zona est della città, preoccupati che una persona residente nell’edificio rappresentasse un pericolo per la collettività.

 

I video della protesta mostrano la polizia che spinge via decine di residenti inferociti mentre scorta due giovani fuori dall’edificio e li fa salire su un furgone della polizia, mentre i due cercano di coprirsi il volto.

 

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Si sente la folla gridare «Bestia! Bestia! Bestia!». Nel gergo scozzese, la parola si riferisce a uno stupratore o a un pedofilo. Quando un manifestante si è scagliato contro uno degli uomini e lo ha colpito, la polizia ha estratto i manganelli e ha gridato «indietro» alla folla.

 

Un uomo di 50 anni è stato incriminato in relazione a un’aggressione a un agente di polizia dopo l’incidente, ha dichiarato un portavoce della polizia in un comunicato citato dai media.

 

La protesta è scoppiata settimane dopo che due uomini erano stati incriminati in relazione allo stupro di una donna in un vicolo del centro città.

 

Jebril Abdelrahman, 19 anni, è stato accusato di stupro e Denison Charles, 20 anni, di aggressione presso il tribunale dello sceriffo di Glasgow, secondo quanto riportato mercoledì dal quotidiano Scottish Sun.

 

Abdelrahman, che secondo il Sun è originario di Glasgow, sarebbe stato posto in custodia cautelare. Tuttavia, alcuni account sui social media locali, tra cui quello dell’attivista britannico anti-immigrazione Tommy Robinson, lo hanno definito un migrante.

 

«Da ragazzo di Cranhill, posso dire che quello a cui abbiamo assistito ieri è l’ennesimo segnale di frustrazione della comunità nei confronti di un’istituzione che ha voltato loro le spalle», ha dichiarato Thomas Kerr, vice leader di Reform UK Scotland, a X. «Gli abitanti del posto dicono basta, spero che chi è al potere stia ascoltando.»

 

Il partito anti-immigrazione Reform di Nigel Farage ha compiuto progressi significativi negli ultimi mesi, conquistando oltre 1.452 seggi alle elezioni locali in tutta l’Inghilterra a maggio, in un contesto di calo di popolarità per il Partito Laburista.

 

La crescente rabbia nei confronti dell’immigrazione ha alimentato proteste e disordini in tutto il Regno negli ultimi anni, esacerbati da una serie di crimini violenti e casi di aggressione sessuale di alto profilo che hanno coinvolto migranti e richiedenti asilo, come nel caso, non ancora finito, delle cosiddette grooming gang.

 

Come riportato da Renovatio 21, scontri a Glasgow si erano avuti tra sedicenti antirazzisti e la popolazione contraria all’invasione migrante anche tre settimane fa.

 

La popolazione britannica pare sempre più convinta di vivere in un sistema two-tier, cioè a due livelli, in cui gli immigrati sono privilegiati e i cittadini autoctoni puniti e perseguitati anche solo per l’espressione di una loro idea.

 

Il fenomeno della società two-tier è perfettamente spiegato dal concetto, sottolineato sempre da Renovatio 21, di anarco-tirannia, la fase sociopolitica di disgregazione che sembrano voler implementare in Occidente con l’immigrazione massiva.

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Immigrazione

Riemerge il ricordo dell’immigrato clandestino incontrato da Bergoglio che uccide un sacerdote e incendia una cattedrale

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L’incontro di Papa Francesco con un immigrato clandestino che in seguito ha incendiato una cattedrale francese e assassinato un prete cattolico sta ricevendo nuova attenzione, mentre il Vaticano continua a incoraggiare l’immigrazione di massa.   I commentatori hanno notato il collegamento tra Francesco e l’assassino, il richiedente asilo ruandese Emmanuel Abayisenga, in risposta a un video diventato virale che mostrava Papa Leone XIV dare il benvenuto a un gruppo di migranti appena arrivati in Sicilia via mare.   Come noto, lo scorso 4 luglio, Leone ha declinato l’invito di partecipare ai festeggiamenti per il quarto di millennio del suo Paese, gli USA, per fare mostrarsi tra gli immigrati nell’isola di Lampedusa, e posare pure con un’opera d’arte contemporanea discutibile, la «Porta d’Europa» di Mimmo Paladino.    

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Alcuni ora si chiedono se alcuni di questi personaggi africani che stringono la mano al papa potrà diventare un persecutore materiale del cristianesimo in terra europea.   Francesco aveva salutato Abayisenga nel 2016 durante un’udienza per «persone socialmente escluse». L’evento in Vaticano si era svolto nell’ambito del «Festival europeo della gioia e della misericordia» durante il Giubileo della Misericordia indetto da Papa Francesco.   Il quotidiano francese La Croix ha riportato l’incontro nel 2021, dopo l’arresto di Abayisenga per il brutale omicidio di padre Olivier Maire. Quel giorno di agosto, il migrante picchiò a morte padre Maire, il superiore provinciale francese dei Missionari di Montfort.   Abayisenga aveva trascorso diversi mesi in prigione per aver appiccato il fuoco alla cattedrale di Nantes, risalente al XV secolo, l’anno precedente. L’incendio, per domare il quale ci vollero circa 100 vigili del fuoco, distrusse l’organo principale della chiesa e mandò in frantumi le vetrate.   Secondo La Croix, «arrivato in città nel 2012, il ruandese si è posto sotto la protezione della comunità cristiana locale».   Abayisenga è stato rilasciato nel maggio 2021 a condizione che risiedesse nella comunità montfortiana di padre Maire a Saint-Laurent-sur-Sèvre. Ha ucciso il sacerdote poco dopo essere tornato nella comunità in seguito a un ricovero psichiatrico. Il processo ad Abayisenga si è concluso lo scorso gennaio. Un tribunale francese lo ha condannato a 30 anni di carcere e all’espulsione dal Paese al termine della pena.   Secondo quanto riportato da La Croix, la famiglia del migrante aveva partecipato al genocidio ruandese contro il popolo dei Vatussi.   Nel 2016, in occasione del «Giubileo per le persone socialmente escluse», Francesco aveva affermato che i poveri sono «più inclini a essere artefici di pace». Aveva inoltre rilasciato numerose altre dichiarazioni discutibili e provocatorie, come ad esempio che «tutte le religioni devono crescere nella pace» e che «tutte le religioni sono messaggere di pace». «Aiutateli, ciascuno secondo la propria religione», aveva detto il pontefice detto ai partecipanti.   Bergoglio era noto per il suo approccio radicale all’immigrazione, insistendo sul fatto che i migranti dovessero essere «accolti, accompagnati, sostenuti e integrati». In particolare, paragonò «la situazione dei migranti» all’uccisione di centinaia di milioni di bambini non ancora nati a causa dell’aborto.

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Papa Leone ha continuato la forte enfasi di Francesco sull’immigrazione e, come Francesco, ha criticato aspramente le politiche di frontiera dell’amministrazione Trump, pur mantenendo un atteggiamento conciliante nei confronti dei politici di sinistra che promuovono l’aborto, l’ideologia LGBT e altri gravi mali.   L’immigrazione di massa verso l’Europa negli ultimi anni, in particolare dai paesi a maggioranza musulmana, ha portato a un aumento della violenza islamica anticristiana, anche in Francia, dove i jihadisti hanno assassinato e picchiato sacerdoti e altri cattolici e attaccato numerose chiese.   In una scena pregna di significato della visita lampedusana del pontefice, finita in TV, si vede il vento portare via la papalina a Leone.    

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Immagine da Twitter @ArnaudBedat
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