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Monsignor Viganò: «il vero Grande Reset è il ritorno a Dio»

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Renovatio 21 riprende da Duc in Altum questo scritto dell’arcivescovo Carlo Maria Viganò.

 

 

 

 

Venite, faciamus nobis civitatem et turrim,

cujus culmen pertingat ad caelum.

Gen 11, 4

«Verrà un tempo in cui gli uomini impazziranno,

ed al vedere uno che non sia pazzo, gli si avventeranno contro dicendo:

tu sei pazzo! a motivo della sua dissomiglianza da loro».

Sant’Antonio Abate

 

 

Sono molto grato al dottor Patrick Coffin per l’opportunità che mi è stata offerta di prender parte al world summit Truth Over Fear: The Vaccine and the Great Reset (7-9 maggio 2021) (1). Mentre mi appresto a prendere la parola, desidero salutare ognuno dei partecipanti e benedire il loro impegno al servizio della verità, soprattutto in queste ore di grande confusione, di oscuramento delle menti e delle coscienze. Avete sicuramente preso conoscenza delle mie dichiarazioni del 25 marzo scorso (2), con le quali ho voluto in qualche modo lanciare questo evento e anticipare i temi, trattandone alcuni in modo più articolato. La presente esposizione tocca altri aspetti e intende completare il mio precedente intervento.

 

 

 

I media, i politici, i manager delle grandi aziende e addirittura i sacerdoti e i Vescovi ci parlano ossessivamente di un mondo connesso, in cui le facoltà del corpo umano sono amplificate da una serie di appendici tecnologiche che ci permettono di parlare all’automobile, di accendere la luce del salotto parlando con un cilindro di plastica, di ricevere da Alexa informazioni sul traffico, di ordinare il sushi dal cellulare, di sapere se il latte che abbiamo in frigo è prossimo alla scadenza. Secondo loro, questo mondo rappresenta una conquista ed un progresso per l’umanità. Molte delle meraviglie che ci aspettano sono già disponibili, altre sono imminenti, già brevettate e pronte ad essere immesse sul mercato.

 

Immaginiamo per un istante che uno di noi, per un caso fortuito, all’inizio dello scorso anno si sia trovato a vivere isolato da tutto questo.

 

Immaginiamo che abbia deciso di ritirarsi in uno chalet di montagna per scrivere un libro, o di chiudersi in un monastero per un periodo di meditazione e preghiera. Niente televisione, niente giornali, niente social, niente notizie dell’ultim’ora sul cellulare. Solo i ritmi della natura, il canto degli uccelli, il soffio del vento, lo scroscio del torrente, il rintocco di una campana. Fino al momento in cui, dopo più di un anno, questo fortunato amico conclude il suo periodo di isolamento e torna nel mondo, credendo di trovarlo come lo ha lasciato.

 

Dinanzi a cosa si trova, questa persona rimasta lontana mentre noi eravamo rinchiusi in casa per i lockdown imposti da quasi tutti i Governi del mondo?

 

Ebbene, il nostro amico scoprirà che mentre si dedicava al suo romanzo o alla meditazione dei Padri della Chiesa il mondo è letteralmente impazzito.

 

Una sindrome influenzale, che dai dati ufficiali causa lo stesso numero di decessi tra gli anziani e le persone debilitate di una normale influenza stagionale, è stata usata come pretesto per seminare terrore tra la popolazione, grazie alla complicità dei politici, dei media, dei medici, delle forze dell’ordine.

Una sindrome influenzale, che dai dati ufficiali causa lo stesso numero di decessi tra gli anziani e le persone debilitate di una normale influenza stagionale, è stata usata come pretesto per seminare terrore tra la popolazione, grazie alla complicità dei politici, dei media, dei medici, delle forze dell’ordine.

 

Si vedrà circondato da persone che indossano una mascherina anche all’aperto, perché qualcuno ha detto che serve per impedire il contagio. Quando, rientrato a casa, vorrà andare a fare la spesa verrà scacciato dal negozio di alimentari perché non porta quella ridicola museruola, e non potrà pranzare al ristorante senza essersi sottoposto ad un tampone che, fino all’anno scorso, era indicato come inefficace per scopi diagnostici.

 

Si sentirà dire che questa «pandemia» ha causato milioni di morti, anche se nel 2020 in tutti gli Stati del mondo i decessi sono stati praticamente gli stessi di quelli degli anni precedenti. E che, per un virus influenzale notoriamente mutante come qualsiasi virus Corona, le autorità mondiali hanno acquistato dalle case farmaceutiche miliardi di dosi di vaccini dichiaratamente inutili, visto che non garantiscono immunità ed anzi hanno gravi effetti collaterali, che però nessuno vuole riconoscere.

 

Il nostro amico rimarrà sconcertato nell’apprendere che, al primo insorgere dei contagi in una remota località della Cina, anziché bloccare i voli e le comunicazioni con l’estero, c’era chi gridava al razzismo e si preoccupava di testimoniare solidarietà andando a mangiare involtini primavera al ristorante cinese, con uno stuolo di reporter e fotografi al seguito.

 

Potete immaginare quanto l’assurdità di tutto questo, per una persona che non è stata bombardata quotidianamente dalle notizie terroristiche dei media, suoni incomprensibile

Apprenderà dai giornali che molti Stati, da più di un decennio, avevano depotenziato la sanità pubblica, chiuso ospedali, lasciato il piano pandemico non aggiornato. E non si capaciterà del fatto che siano state vietate le cure efficaci e l’assistenza domiciliare, aspettando che i contagiati peggiorassero per essere ricoverati nei reparti di terapia intensiva e fatti morire con i ventilatori per la respirazione profonda. Rimarrà scandalizzato quando gli diranno che i morti sono stati privati dell’autopsia e sottoposti a cremazione senza funerali religiosi, come se chi li ha lasciati morire non volesse lasciare tracce dei propri misfatti.

 

Potete immaginare quanto l’assurdità di tutto questo, per una persona che non è stata bombardata quotidianamente dalle notizie terroristiche dei media, suoni incomprensibile. E come sia incomprensibile la passività e la rassegnata obbedienza delle masse ai diktat delle autorità civili e religiose.

 

Perché il nostro amico scoprirà che anche in chiesa le cose sono cambiate: non c’è più la pila dell’acqua benedetta, gli inginocchiatoi sono scomparsi per far posto a sedie distanziate con cartelli che indicano dove ci si può sedere, quante persone possono entrare, e che la Comunione dev’essere ricevuta nella mano per ragioni igieniche.

 

Apprenderà che non solo i parroci e i Vescovi si sono adeguati alla follia collettiva, ma vi hanno dato un contributo personale, giungendo in certi casi a imporre tamponi e vaccini per chi vuole assistere alle funzioni.

 

Gli mostreranno il famoso video di Bergoglio da solo in piazza San Pietro, o l’intervista in cui sponsorizza i vaccini come un «dovere morale», anche se sono prodotti con materiale fetale proveniente da aborti. E gli diranno che la Congregazione per la Dottrina della Fede si è premurata di dichiarare moralmente leciti quei vaccini.

 

Quando parlerà con gli amici che non sente da più di un anno, il nostro amico verrà a sapere che è stato loro vietato di uscire, di incontrarsi per le feste, di celebrare la Pasqua e il Natale, di andare a Messa, di confessarsi, di ricevere i Sacramenti; che lo Stato ha imposto lockdown e coprifuoco, chiudendo negozi e ristoranti, musei e palestre, scuole e biblioteche.

Tutto chiuso, per il terrore di un virus influenzale che poteva esser curato – che può essere curato – con terapie che l’OMS e gli altri «esperti» hanno proibito, ordinando la «vigile attesa»

 

Tutto chiuso, per il terrore di un virus influenzale che poteva esser curato – che può essere curato – con terapie che l’OMS e gli altri «esperti» hanno proibito, ordinando la «vigile attesa».

 

E se chiederà perché nessuno abbia protestato, si sentirà dire che le manifestazioni di dissenso sono state parimenti vietate e represse dalla polizia a colpi di manganello. Gli diranno che in alcuni Stati sono stati costruiti centri di detenzione per chi non vuole sottoporsi alla vaccinazione, mentre si è cercato di rendere obbligatoria una app che consente il tracciamento dei movimenti dei cittadini e oggi si teorizza l’uso di un microchip sottocutaneo che rileverebbe la positività al virus o di un passaporto vaccinale, grazie al quale sarebbe possibile viaggiare in aereo o andare al ristorante.

 

E tutto questo è stato possibile grazie al silenzio dei magistrati, mentre anonimi comitati scientifici spadroneggiavano con protocolli assurdi e inefficaci.

E tutto questo è stato possibile grazie al silenzio dei magistrati, mentre anonimi comitati scientifici spadroneggiavano con protocolli assurdi e inefficaci.

 

Milioni di persone confinate agli arresti domiciliari avrebbero dovuto ridurre il numero dei contagi, mentre in realtà i Paesi in cui il lockdown non è stato imposto hanno avuto meno morti.

 

Milioni di persone costrette a non lavorare, ridotte in miseria da decisioni illegittime e incostituzionali, hanno obbedito aspettando ridicole elemosine promesse mille volte e mai arrivate.

 

Milioni, miliardi di persone hanno subito le decisioni di pochi «filantropi», che sono riusciti ad imporre i vaccini prodotti da case farmaceutiche di cui essi sono i principali azionisti, con l’approvazione di organi di controllo che essi finanziano per la maggior parte. Nessun conflitto di interessi, nessun crimine contro l’umanità, nessuna violazione delle libertà naturali e dei diritti fondamentali dei cittadini. Tutto è filato liscio, come in un film distopico.

Milioni di persone confinate agli arresti domiciliari avrebbero dovuto ridurre il numero dei contagi, mentre in realtà i Paesi in cui il lockdown non è stato imposto hanno avuto meno morti.

 

Ebbene, quello che il nostro amico si trova dinanzi è il fantastico mondo voluto dal Great Reset, dai fautori del Nuovo Ordine Mondiale, dagli adepti della setta globalista. Un mondo transumano, in cui gli algoritmi partoriti da menti malate, diaboliche, decidono se si può uscire di casa, quali cure devono essere somministrate, quali attività possono aprire, quali persone hanno il diritto di lavorare.

 

E mentre eravamo imprigionati senza sbarre nelle nostre case, credendo ai farneticanti annunci della televisione e dei social, col favore delle tenebre c’era chi installava ovunque i ripetitori del 5G, per rendere possibile quella svolta tecnologica che dovrebbe connettere tutti e tutto, dal frullatore all’iPad, dall’auto elettrica alle lezioni a distanza. Con l’obbligo perpetuo di mantenere il «distanziamento sociale» e di esser vaccinati ogni sei mesi, ben che vada, in nome di una pandemia di cui non si vedono i danni se non nella narrazione mediatica e nella sciagurata gestione da parte dei politici e dei medici di regime.

 

Milioni di persone costrette a non lavorare, ridotte in miseria da decisioni illegittime e incostituzionali, hanno obbedito aspettando ridicole elemosine promesse mille volte e mai arrivate.

Il nostro amico non è un medico, ma siccome non ha vissuto questo anno e mezzo di delirio sanitario subendo l’assordante bombardamento mainstream della televisione e dei social, riesce a cogliere la follia di quanto è accaduto a tutti noi, assieme al piano criminale che è stato perpetrato dall’élite.

 

Né gli sfuggirà – come non sfugge a noi – il ruolo che ha avuto la Gerarchia cattolica nell’imporre la narrazione ufficiale, usando l’autorità della Chiesa per ratificare un crimine mostruoso, una frode colossale contro Dio e contro l’uomo.

 

Se facciamo un confronto tra come vivevamo a Gennaio 2020 e come ci siamo ridotti a vivere oggi, non possiamo non riconoscere il successo di questo piano infernale, accettato dalla maggior parte delle persone come ineluttabile.

 

Milioni, miliardi di persone hanno subito le decisioni di pochi «filantropi», che sono riusciti ad imporre i vaccini prodotti da case farmaceutiche di cui essi sono i principali azionisti, con l’approvazione di organi di controllo che essi finanziano per la maggior parte

Vi è chi, non potendo accettare l’intrinseca irrazionalità dei provvedimenti adottati dai governanti, sospende il giudizio e si consegna ai propri carnefici. Altri, cercando un senso soprannaturale alla follia collettiva, invoca da Dio la fine di una pestilenza inesistente o si adegua alle nuove liturgie pagane COVID.

 

Altri ancora, più combattivi, non riescono a rassegnarsi alla mostruosità di quanto avviene e sperano in un intervento divino.

 

Se solo avessimo il buonsenso di pensare autonomamente, di usare la razionalità di cui ci ha dotati il Padreterno, comprenderemmo immediatamente che questo orrore non è altro che il «mondo alla rovescia» voluto dall’eterno Nemico del genere umano, l’inferno in terra vagheggiato dai servi di Satana, il Nuovo Ordine Infernale che prelude all’avvento dell’Anticristo e alla fine dei tempi. Solo così potremmo capire l’apostasia dei vertici della Chiesa, tutti presi a dar prova di obbedienza all’ideologia globalista al punto da rinnegare Cristo in croce e preferire, al soave giogo di Cristo, le pesanti catene di Lucifero.

 

Se facciamo un confronto tra come vivevamo a Gennaio 2020 e come ci siamo ridotti a vivere oggi, non possiamo non riconoscere il successo di questo piano infernale, accettato dalla maggior parte delle persone come ineluttabile

Se vi è un «Grande Ripristino» di cui l’umanità ha davvero bisogno, questo può solo avvenire nel ritorno a Dio, in una vera e propria conversione degli individui e delle società a Cristo Re, che da troppo tempo abbiamo lasciato spodestare in nome di una perversa libertà che tutto concede e tutto legittima fuorché il Bene.

 

Quel «Great Reset» si è compiuto sul Golgota, nel momento in cui Satana ha creduto di mettere a morte il Figlio di Dio e di impedire la Redenzione, mentre in realtà egli siglava la propria definitiva sconfitta.

 

Quello a cui assistiamo oggi è solo un doloroso strascico della battaglia tra Cristo e Satana, tra la stirpe della Donna rivestita di luce di cui parla l’Apocalisse e la stirpe maledetta dell’antico Serpente.

 

Così, nell’avvicinarci alla persecuzione degli Ultimi Tempi, noi abbiamo la certezza soprannaturale che anche questa grottesca pandemia, miserabile pretesto per l’instaurazione di una sinarchia antiumana e anticristica, è destinata alla sconfitta, perché Cristo ha già vinto l’eterno Sconfitto, con una vittoria schiacciante e inesorabile.

Questo orrore non è altro che il «mondo alla rovescia» voluto dall’eterno Nemico del genere umano, l’inferno in terra vagheggiato dai servi di Satana, il Nuovo Ordine Infernale che prelude all’avvento dell’Anticristo e alla fine dei tempi

 

Forti di questa vittoria epocale, di cui vedremo il trionfo forse molto presto, noi dobbiamo combattere sotto le insegne di Cristo Re e sotto la protezione della Regina delle Vittorie, alla Quale il Signore ha dato il potere di schiacciare il capo del Maligno.

 

Se torneremo a Cristo, iniziando da noi stessi e dalla nostra famiglia, riusciremo non solo ad aprire gli occhi per comprendere l’assurdità di quanto avviene intorno a noi, ma sapremo anche combattere efficacemente con le armi invincibili della Fede. «Omne, quod est ex Deo, vincit mundum: et haec est victoria, quae vincit mundum, fides nostra. Poiché tutto quello che è nato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede» (1Gv 5, 4). Allora la nuova torre di Babele, il castello di carte del COVID, la farsa dei vaccini, la frode del Great Reset crolleranno inesorabilmente, manifestando nella sua natura diabolica il piano omicida dell’Avversario e dei suoi servi.

 

Guardiamo alla Nuova Gerusalemme che discende dal cielo, la Santa Chiesa, che nella visione di San Giovanni appare «come una sposa adorna per il suo sposo» (Ap 21, 2). Ascoltiamo la gran voce che annunzia: «E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi, e non ci sarà più la morte, né cordoglio né grido né fatica, perché le cose di prima sono passate» (Ap 21, 4). Il nostro «Great Reset» si compie in Nostro Signore: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose» (Ap 21, 5), «Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine» (Ap 21, 6).

Quello a cui assistiamo oggi è solo un doloroso strascico della battaglia tra Cristo e Satana, tra la stirpe della Donna rivestita di luce di cui parla l’Apocalisse e la stirpe maledetta dell’antico Serpente

 

Possa l’intera Corte celeste assisterci e proteggerci in questa battaglia epocale, nella quale ci gloriamo di militare sotto le insegne di Cristo Re e di Maria Regina.

 

 

+ Carlo Maria Viganò, arcivescovo

già nunzio apostolico negli Stati Uniti d’America

 

 

NOTE

1) La piattaforma che ospitava l’evento, in programma dal 30 aprile al 1° maggio 2021, è stata colpita dalla censura di Regime e messa fuori uso. L’evento è stato rilanciato una settimana più tardi. https://www.restoretheculture.com/library

2) https://www.marcotosatti.com/2021/03/25/vigano-the-pandemic-the-suspect-of-a-disturbing-criminal-conspiracy/

 

 

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Ambiente

Morti di caldo, morti di inciviltà

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Conosciamo tutti la lagna goscista, che da oltreoceano si spande anche da noi, limitando le libertà degli europei e degli italiani: la libera vendita delle armi, dice il grillo parlante progressista con tutti i suoi giornaloni e propalatori decerebrati salariati, genera stragi. Eccerto.

 

È ovvio, no? Se permetti al cittadino di comprarsi pistole e fucili, magari per difendersi dall’anarco-tirannia migratoria, magari per difendersi da lupi ed orsi reimmessi nel suo balcone di casa dallo Stato moderno, magari addirittura, sia mai, per impedire – come saggiamente prevedevano gli estensori della Costituzione USA – da un governo perverso e totalitario installatosi al potere (Tommaso Jefferson: «Quando il popolo ha paura del governo, c’è tirannia. Quando il governo ha paura del popolo, c’è libertà»), stai decisamente preparando la strada ad ecatombi indiscriminate, di quelle che si leggono nelle cronache.

 

Le quali cronache, il lettore di Renovatio 21 lo sa, sono ricche di tanti dettagli (beh, un po’ meno recentemente che gli assissinii di massa sono perpetrati spesso da ragazzini trans et similia), tranne che quelli che riguardano gli psicofarmaci che, gratta gratta, al fine si scopre che tutti gli stragisti armati ingollano ad abundantiam.

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Ecco che i partiti «democratici» con i loro Soloni intellettuali (cioè, indirettamente o direttamente impiegati statali, per lo più) ci snocciolano le cifre: vi sarebbero, dicono le statistiche degli enti anti-armi, ben 30.000 decessi per armi da fuoco, ma nel calderone ci buttano suicidi, omicidi e incidenti, cioè anomalie di sistema che non riguardano il cittadino medio, che però va privato dei suoi mezzi di difesa.

 

Insistono: vi sono ben 13 decessi ogni 100.000 abitanti, pensate, ma meglio non dire che la percentuale più alta dei decessi totali da arma da fuoco negli Stati Uniti è storicamente riconducibile ad atti di autolesionismo e suicidio, due fenomeni, guarda guarda, intimamente legati al consumo massivo di psicofarmaci di cui sopra.

 

Ebbene, sarebbe il caso di tirare fuori ora un’altra statistica, secondo noi assai significativa: quella dei morti di caldo in Europa.

 

Diamo i numeri: nel 2024 le morti stimate legate al caldo sarebbero state 62.800, nel 2023 50.800, nel 2022 ben 67.900. Le persone over 75 e le donne sono le più colpite. Due terzi circa dei decessi avvengono nell’Europa meridionale. L’Italia è costantemente il Paese con il numero assoluto più alto (oltre 19.000 nel 2024), seguita da Spagna e Germania.

 

Secondo dati Bloomberg, la situazione 2026, ovviamente in via di abissale aggiornamento in questi giorni di canicola estrema in tutto il Vecchio Continente, vedono oltre 25.000 morti legate al caldo dall’inizio dell’anno, 11.900 nella sola Germania da aprile). Le statistiche EuroMOMO (ve lo ricordate? L’ente statistico per le euromorti da cui piluccavano per le nostre analisi piccanti durante tempesta delle menzogne vaccinali COVID e relativi malori) dicono di diecine di migliai di morti in eccesso durante l’ondata di calore di fine giugno, con 10.000-14.000 decessi in più nella settimana di picco – e figuriamoci ora.

 

In sintesi numerica: negli ultimi anni si parla di 50.000–70.000 morti per caldo ogni estate in Europa, con l’Italia spesso in testa per numero assoluto.

 

In sintesi sociopolitica: il caldo uccide in Europa più di quanto uccidano le armi da fuoco in America. Parliamo, praticamente, di multipli: il calore da noi ammazza molta, molta più gente della supposta emergenza della libera circolazione di pistole e fucili negli Stati Uniti.

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A questo punto, chiediamoci, cercando di uscire dalla cappa mentale del «Cambiamento Climatico» (prima lo chiamavano «Riscaldamento globale», poi dopo eventi come la conferenza sul Clima COP15 di Copenhagen, dove la neve bloccò gli aeroporti, hanno fischiettosamente cambiato nome e natura del fenomeno): perché la gente muore di caldo?

 

Risposta semplicissima: gli anziani, i deboli, tutti quanti stanno morendo in questi giorni lo fanno perché privi dell’aria condizionata. Non è più complicato di così: più condizionatori, più vita.

 

Rendiamoci conto, quindi, di quanto facile dovrebbe essere salvare le esistenze di questi cittadini. Realizziamo: basta un apparecchio, che non costa tanto più che quelli che il sistema sanitario passa a certi pazienti anziani, per evitare stragi di migliaia di persone.

 

Basta una piccola tecnologia per far vivere gli esseri umani, e l’uso e la diffusione di tale tecnologia dovrebbero essere, in una civiltà, un fatto scontato. Una civiltà è fatti di esseri umani, per cui la loro preservazione dovrebbe essere l’obiettivo primigenio di tutti i suoi sistemi.

 

Nessuno, tuttavia ci pensa. Il motivo è semplicissimo: viviamo una fase di decomposizione della civiltà, di inciviltà. Non può essere altrimenti: la civiltà invasa dalla Necrocultura diviene anti-civiltà, sistema volto all’eliminazione programmatica degli esseri umani.

 

Lo Stato moderno, che ha fatto della Necrocultura il suo sistema operativo, dà una mano. Per cui, pensare che esso possa riconoscere la semplice causa di questa strage e fornire la soluzione – che è a scaffale – è errato.

 

Politici, giornali sembrano ignorare la questione se non per lanciare le solite geremiadi sul Cambiamento Climatico, la nuova religione copiata da quella cattolica – al posto di Dio abbiamo la dea Gaia, al posto del peccato abbiamo l’impronta carbonica, distribuita perfino come peccato originale, e al posto dell’espiazione abbiamo la riduzione delle attività degli uomini se non la loro eliminazione – , che nell’animo vacuo di qualche gonzo panciafichista con stipendio parastatale ha magari pure attecchito.

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I condizionatori sono maledetti: consumano tanto solo per dare benessere fisico agli esseri umani che, secondo il culto climatico globale, devono invece espiare, soffrire, morire.

 

Anche fuori dalla civiltà tecnologica del refrigerio le cose vanno male: se volete andare al fiume che solca la vostra provincia è facile che le forze dell’ordine vi multino, con la motivazione per cui l’acqua è inquinata o perché la balneazione lì è vietata punto e basta. Altri specchi d’acqua (laghetti, torrenti, idroscali) sono pieni di immigrati che anarcotirannicamente se ne fottono dei richiami e continuano a prodursi in grigliatine e talvolta in qualche atto di violenza.

 

Voi dite, le piscine pubbliche: come no, abbiamo visto come – fenomeno rilevabile in tutta Europa – esse siano oramai ostaggio di bande di giovinastri immigrati, con molestie di ragazzine che ciclicamente riempiono le pagine dei giornali e generano improbabili racconti della stampa locale su improbabili provvedimenti anti-bulli, cioè anti-maranza, che i gestori sono ora spinti, riluttantemente, ad adottare.

 

Tema importante quello delle piscine, perché interseca, con evidenza, quello del servizio pubblico vitale. Esse dovrebbero essere infatti potenziate ed espanse, ne andrebbero costruite di nuove, visto il benefizio fisico che ne trae la popolazione morente, senza contare come, per tutto l’anno, il nuoto («lo sport più completo», dice l’insopportabile luogo comune) garantisca salute a tantissimi.

 

E invece, assistiamo ad una contrazione nel settore: nella mia città c’era una piscina zonale che offriva, oltre alle vasche sportive, anche uno spazio spiaggesco estivo, con scivoli e acqua bassa, per la felicità dei bambini e dei genitori. Il luogo era divenuto famoso perché era lì che aveva cominciato a nuotare Thomas (cioè, Tommaso) Ceccon, loquace olimpionico medaglia d’oro alle drammatiche Olimpiadi di Parigi, della cui organizzazione egli giustamente si lamentò molto, arrivando a dormire in istrada perché, appunto, l’Olympiade macroniana ambientalmente corretta non considerava bene i condizionatori per gli atleti (ne abbiamo scritto su Renovatio 21: queste crudeltà, come quella di farli nuotare nelle acque fecali della Senna, costituiscono una bella riedizione delle angherie ai ragazzini delle 120 giornate di Sodoma dell’eroe rivoluzionario francese marchese De Sade).

 

Oggi questa piscina non esiste più: il bando del comune per la gestione è andato deserto. L’amministrazione potrebbe quindi scaricare la colpa ai privati che si tirano indietro. La realtà è che l’intero progetto, vista l’importanza letteralmente vitale, andrebbe preso in mano dallo Stato punto e basta – ma lo Stato moderno, lo sappiamo, non ha come fine il vostro benessere. Per cui, ecco che un danno non irrilevante, sociale e biologico, viene portato al tessuto umano locale, e l’anticiviltà dei morti di caldo nemmeno immagina che dovrebbe porvi rimedio.

 

Ripenso con rabbia alle illuminanti parole di Mario Draghi, che il 6 aprile 2022, a poche settimane dallo scoppio della guerra ucraina che ha privato l’Italia dell’energia russa a basso costo, ebbe il coraggio di chiedere oscenamente in conferenza stampa «Preferiamo la pace o il condizionatore acceso?»

 

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Ma di cosa stava parlando l’eurodrago, forse il peggiore premier mai avuto dal Paese? Stava dicendo che rifiutando il gas russo – e quindi la capacità di alimentare i condizionatori che non fanno morire la gente – avremo avuto la pace? Chissà se ora capisce quanto vacue e avventate sono le sue parole: abbiamo rifiutato il gas russo, mandando in malora l’intera economia manifatturiera italiana ed europea, e uccidendo di conseguenza un po’ di deboli, e abbiamo avuto che cosa?

 

Abbiamo avuto la realizzazione di un scenario di conflitto ancora più estremo, dove si parla con sempre maggiore tranquillità di guerra atomica tra Mosca e l’Europa.

 

C’è quindi una cifra geopolitica, anzi metapolitica, nell’Europa morta di caldo. Essa respinge la Russia (che è considerabile, come detto anche da Putin, uno Stato-civiltà) in quanto civiltà che ancora ha interesse a difendere la prosperità dei suoi esseri umani, al punto di andare in guerra per difendere i russofoni del Donbass. L’Europa della Cultura della morte no, non può concepirlo, nemmeno se si tratta dell’aria condizionata.

 

La realtà è che probabilmente, dai partiti non solo di sinistra alle stanze degli eurobottoni, lo Stato moderno vuole che moriate anche di caldo.

 

E ogni goccia di sudore che vi riga il corpo è una lacrima della nostra Civiltà cristiana che muore.

 

Roberto Dal Bosco

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Pensiero

Maldini, povera Italia

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Siamo un Paese vittima dell’odio e del risentimento nei confronti di chi cerca un piano culturale superiore, in qualsiasi campo, compreso quello sportivo. Una vendetta verso coloro che riescono a emergere, verso chi fa quel qualcosa in più che lo eleva dal mare di mediocrità massificata in cui gran parte del Belpaese è immerso.   Il caso Maldini, ultimamente onnipresente sulle pagine di tutti i giornali nazionali – sportivi e non – mi ha fatto tornare alla mente quell’odio atavico dell’italiano medio per chi, per cultura o capacità, riesce a spiccare. Paolo Maldini è uno dei nostri calciatori più rispettati e conosciuti a livello internazionale, e vanta un palmares e una carriera da giocatore del Milan che pochissimi altri al mondo possono solo vagamente sognare.

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Si è letto di tutto in questi giorni sul toto-CT della Nazionale italiana di calcio. Pare che Maldini – affiancato dal sempreverde Leonardo – esponendo un piano per rilanciare l’esanime struttura calcistica italiota, sia stato messo tempestivamente da parte in favore di quello che di fatto è uno status quo inscalfibile: il neopresidente FIGC Malagò ha imposto il nome di Roberto Mancini, il quale fuggì dall’Italia dopo l’amara esclusione dai Mondiali attratto da dorate sirene arabeggianti. Una sorta di mossa di badogliana memoria.   Dopo aver sondato il terreno sfoggiando profili d’immagine per la piazza quali Pep Guardiola e Carletto Ancelotti, Paolino e Leo hanno annunciato di volere il «maestro» Andrea Pirlo alla guida della selezione azzurra.   Nome che, giustamente, ha fatto storcere il naso ai più, in quanto il curriculum del bresciano come coach è poca cosa rispetto alle figure sopracitate, compreso lo stesso Mancini. Non dobbiamo dimenticarci che Luis de la Fuente, fresco campione del mondo con la Spagna, e Lionel Scaloni, vice campione del mondo con l’Argentina e campione del mondo con l’albiceleste nel 2022, al momento del loro approdo sulle panchine delle rispettive nazionali avevano un modesto curriculum da coach.   Per rimanere a casa nostra, Enzo Bearzot e Azeglio Vicini, non erano certo mister blasonati prima di dirigere la Nazionale (il primo campione del mondo nel 1982 e il secondo ci ha portato a un passo dal sogno a Italia Novanta).   Pirlo è stato fatto fuori dal palazzo e prontamente bollato come «filorusso», per suoi legami commerciali con una società di scommesse sportive che parla la lingua di Dostoevskij, Fonbet.   È bastata questa scusa per mandare in aria il piano Maldini e timbrare quello già probabilmente preconfezionato del presidente Malagò. Il marchio di «filorusso» è ancor oggi sinonimo di emarginazione da qualsivoglia dibattito. Un po’ come l’etichetta di «no-vax», tirata da sempre fuori per impallinare persone apparentemente scomode al sistema e metterle ai margini.   Vale la pena leggere l’articolo de La Gazzetta dello Sport per comprendere da dove arriva il fuoco amico.   «Fonbet è infatti una società russa e la Russia come noto è un Paese da cui l’Italia ha preso le distanze dopo l’attacco all’Ucraina. «Chi fa o ha fatto propaganda per la Russia dopo il 2022 non dovrebbe ricoprire cariche nazionali», ha commentato il leader di Azione, Carlo Calenda, scrive la Gazza.   «Dopo l’ennesima disfatta e un’altra qualificazione mondiale mancata, il calcio italiano avrebbe avuto bisogno di una rivoluzione culturale, etica e gestionale. La scelta di Andrea Pirlo – ha postato su X la vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno – va nella direzione opposta. Pirlo è stato un campione straordinario. Da allenatore, fin qui, ha mostrato ben poco. E c’è un tema che non può essere liquidato come irrilevante».   «Non interessa se Pirlo sia filorusso o meno. Conta ciò che ha scelto di fare: prestare, liberamente e ripetutamente, il proprio prestigio a un’operazione di normalizzazione del regime di Putin, partecipando a iniziative sfruttate dalla propaganda del Cremlino mentre l’Ucraina veniva bombardata. Per questo la scelta di Pirlo è stata un grave errore. E la scelta della FIGC lo è ancora di più. Non il piano B di Guardiola. Il piano Z del calcio italiano».

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Arriva poi il deputato di +Europa, Benedetto Della Vedova: «Pirlo pochi mesi fa ha fatto una scelta per me incomprensibile e sbagliata, quella di diventare ambasciatore nel mondo di Fonbet, prima agenzia di scommesse in Russia. Il settore delle scommesse non è colpito dalle sanzioni europee, ma questo non toglie che un personaggio pubblico della levatura di Andrea Pirlo dovrebbe riflettere sul significato pubblico di scelte private e di affari».   «Personalmente mi auguro che il nuovo CTdella Nazionale senta l’esigenza di rescindere il contratto con Fonbet, anche considerando la posizione attuale dell’Italia nei confronti della Russia. Anzi, voglio pensare che lo abbia già fatto».   Arriva quindi anche Mauro Berruto, responsabile Sport nella segreteria del Partito Democratico ed ex CT della nazionale maschile di pallavolo: «i auguro con tutto il cuore che se Pirlo fosse scelto come ct la prima cosa che farà sarà quella di risolvere questo imbarazzo rinunciando a questo suo ruolo. Parla a un movimento, a un mondo, ha un ruolo istituzionale che richiede una modalità di esecuzione esemplare».   C’è da aggiungere, come sottolineato da Sky TG24, che «un eventuale incarico come commissario tecnico degli Azzurri avrebbe posto infatti un evidente problema di compatibilità con il contratto sottoscritto con un operatore di scommesse», ma sarebbe bastato semplicemente risolvere quel contratto e avrebbe potuto serenamente allenare.   Sul piano etico il discorso potrebbe anche reggere, ma basta aprire un qualsivoglia sito per vedere calciatori che prestano liberamente il proprio volto ad agenzie di scommesse. C’è di più: due dei nostri big azzurri, quali Sandro Tonali e Nicolò Fagioli, sono stati travolti da un giro di scommesse clandestine con pesanti sanzioni comminate ad entrambi. La moralità e l’etica vengono spesso tirate per la giacchetta a seconda delle convenienze e degli interessi del momento.   Evidenzio inoltre che l’etica e la moralità nel calcio sono da sempre patinate e a tratti fortemente ipocrite. Come ha sottolineato il giornalista Giorgio Terruzzi proprio su Renovatio 21, il calcio è l’antitesi della correttezza: «non ho interesse per uno sport che tratta i simulatori come normali, che tratta gente che protesta con l’arbitro come normale, oppure gli allenatori che fanno continuamente queste scene a bordo campo inutili. Aggiungo anche che i rapporti tra alcuni uomini di calcio e gli ultras mi fanno schifo».    «È uno sport che non si modernizza. Se un presidente fosse veramente evoluto, ogni suo giocatore che prende un’ammonizione per proteste dovrebbe pagare cinquecento mila euro di multa, vedrai poi che non succede più. Ognuno che simula, cento mila euro di multa. Ma purtroppo ciò non accade».

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Questo direttivo della FIGC, che oggi vuole moralizzare oltremodo tacciando Andrea Pirlo come sgradito per un discorso d’immagine, forse un piccolo esame di coscienza dovrebbe farselo.   L’intervento del giornalista Paolo Bargiggia sui suoi canali social va più al fondo della questione. «Il progetto di Maldini e Leonardo era un progetto veramente profondo che avrebbe potuto forse con pazienza cambiare il calcio italiano. Chi lo ha visto, chi ha capito come sarebbe andato, dava fastidio. A chi dava fastidio? Dava fastidio soprattutto ai club di serie A, alle persone che muovono più le fila, De Laurentiis, Marotta e poi si è aggiunto Cairo, il presidente del Torino. Dava fastidio alla Lega e anche all’Assocalciatori, guarda caso i due grandi elettori di Giovanni Malagò alla presidenza della Federcalcio. Perché dava fastidio direte voi? Perché andava a spostare i privilegi, lo status quo, la gestione delle convocazioni, dei raduni, dei giovani… avrebbe in pratica smosso un sistema incrostato da anni, marcio, ma di potere e di finanza che contraddistingue tutto il calcio italiano e i suoi apparati».   «Il progetto era molto buono, quantomeno era un progetto abbastanza sostanzioso visto che qui non se ne fanno da oltre dieci anni. Poi esce il nome di Pirlo. Si scatenano le penne armate; cominciano a scrivere contro Pirlo un po’ tutti i giornali, ma in particolare il Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport. Hanno attaccato Pirlo […] per attaccare Maldini e Leonardo e attaccare quel progetto e metterli nella condizione di andarsene. Perché questo fuoco di fila si è scatenato in particolare sul Corriere della Sera e sulla Gazzetta? L’editore di questi due giornali è Urbano Cairo, […] perché essendo un presidente di un club di serie A, ha i suoi interessi o la sua volontà a fare convergenza di opinioni. Malagò per non far partire Maldini e Leonardo ha aperto all’ingaggio di Thiago Motta, perché era la seconda scelta di Maldini e Leonardo. Maldini e Leonardo bene hanno fatto, capito qual è l’aria impestata, capito che il calcio italiano non vuole cambiare, capito che è un ambiente pericolosissimo e scivoloso, se ne sono andati. Malagò […] avrebbe dovuto tenere il punto e prendere Pirlo. Malagò è ostaggio dei suoi grandi elettori».    Si ha la netta sensazione che Paolo Maldini sia stato prontamente messo da parte perché la sua idea era troppo a lungo termine, con una visione di rifondazione del sistema orientata al dopodomani e non al domani del «tutto e subito». Mi pare abbia alzato lo sguardo a qualcosa di serio, di programmato con uno scadenzario che con molta probabilità avrebbe richiesto più tappe e più tempo; basta osservare i risultati della Nazionale e il livello del campionato di Serie A per capire che viviamo un tempo di arretratezza, di mediocrità, di crisi economica, di crisi d’identità e di consapevolezza.   Invece c’è uno sport ideologico praticato da troppe persone: quello del discredito, dell’autocommiserazione e della vacua autocritica fine a se stessa. Molti italiani pare godano nel piangersi addosso e nel sentirsi masochisticamente inferiori agli altri. Un malcostume le cui radici andrebbero ricercate a qualche decennio fa. Lascio ai sociologi volenterosi questa palla avvelenata.   Questo perenne clima svalutante si riverbera nello sport, tant’è che molti campioni nostrani sono stati, e sono, oggetto di pareri da bar che tendono a svilire e infangare l’immagine di tali fuoriclasse.

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Andando indietro di pochi anni, ricordo il campionissimo di ciclismo Marco Pantani: tutti lo hanno applaudito dopo le prodezze eterne dell’estate 1998, per poi crocifiggerlo ed etichettarlo come dopato dopo il blitz notturno al Giro d’Italia dell’anno successivo.   Penso infine alle due fazioni create da Valentino Rossi, leggenda del motociclismo: una sequela di tifosi accaniti contro uno stuolo di detrattori altrettanto feroci.   Oggi c’è il tennista Jannik Sinner che sta facendo numeri assoluti in una disciplina sportiva che per troppi anni è stata nell’ombra a livello internazionale, rinvigorendo fortemente un sistema che oggi richiama numerosissimi giovani. Sinner stesso è tacciato di non essere italiano per via delle sue origini altoatesine, della sua freddezza caratteriale, della residenza a Montecarlo per non pagare le draconiane gabelle di Stato e persino per non aver partecipato ad alcuni tornei.   Con questo non dico che tutti dobbiamo o dovremmo tifare i nostri sportivi, ma quantomeno evitare di affossarli gratuitamente, anche perché tengono alto il nome del nostro Paese con risultati e prestigio riconosciuti in tutto il mondo.   Concludo tornando a Maldini. Non c’è da stupirsi per ciò che è avvenuto, perché sembra proprio che l’elevazione culturale di questa povera Italia non esista più. La politica stessa – a cui andrebbe attribuito questo compito, di concerto con le altre istituzioni – ha svuotato il suo respiro culturale a favore di gretti clientelismi. Il calcio, che è lo sport più nazional-popolare che abbiamo, è lo specchio perfetto delle storture italiane che pervadono ogni ganglio della nostra società e della nostra quotidianità.   Francesco Rondolini  

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Geopolitica

Le bande degli stupratori pakistani e oltre. Intervista video al direttore di Renovatio 21

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Il direttore di Renovatio 21 Roberto Dal Bosco è stato intervistato sulla questione delle grooming gang dalla trasmissione YouTube «Spunti di Riflessione» condotta dal giornalista Paolo Arigotti.

 

Nell’intervista è stato spiegato il fenomeno delle ghenghe degli stupratori pedofili pakistani che tormentano l’Inghilterra e il Galles analizzandone storia e morfologia, discutendo se si tratti di un fenomeno organico e decentrato o, per pura ipotesi, di qualcosa che ha una regia altrove.

 

Nel video si discute inoltre la posizione del Pakistan, Stato islamico terzomondiale e potenza atomica, negli equilibri sociali britannici e pure in quelli geopolitici mondiali.

 

Inoltre si è parlato della natura degli atti di violenza sessuale, e il ruolo sociomilitare degli stupri nei conflitti contemporanei, con similiarità di elementi tra i fatti britannici ed episodi rivoltanti usciti dalle cronache di Gaza.

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«Lo stupro non è solo la sottomissione di un membro del gruppo avversario, ma è anche il danno che fai all’intero insieme: una volta che hai stuprato ripetutamente sei andato ad interrompere il tessuto sociale contro cui combatti (…) rimandi in società un elemento grandemente traumatizzato» dichiara il direttore.

 

«Ciò fa parte di una tendenza sempre più chiara, vista anche in politica, che è quella della disumanizzazione dell’avversario (…) l’effetto politico militare della disumanizzazione del nemico è quello di rendere sacrificabile l’intero suo gruppo sociale».

 

«Questo non riguarda più solo temi militari ed etnici (…) la disumanizzazione dell’avversario riguardano la nostra società: se io ritengo che l’altro non è un essere umano, io posso eliminarlo. Se io ritengo – l’espressione tedesca è lebensunwertes leben – che un bambino anche alle ultime settimane di gravidanza non è davvero vivo perché non ancora nato, lo posso uccidere, eliminare, prima che nasca. Un vecchio che non è in grado di vivere da solo, può essere eliminato» sostiene il Dal Bosco.

 

«È una cultura, questa, che chiamo Necrocultura (Giovanni Paolo II la chiamava Cultura della Morte) che si  è impadronita del mondo moderno, si è impadronita del mondo. Per cui la svalutazione della vita umana e della sua dignità è visibile in guerra ma soprattutto in pace».

 

«Questa trasformazione della società in senso di morte sta succedendo. E le sue manifestazioni sono di tutti i tipi: criminali, militari, geopolitiche, bioetiche, politiche in senso stretto, sociali. Ovunque è visibile che la barriera della dignità umana sta cadendo o è già caduta in alcuni del caso del tutto».

 

«Ciò rende possibile non solo uccidere la gente, ma ancora prima sfruttarla, stuprarla, farla lavorare senza pagarla nulla. Finché ti servono. Finché non arrivano i robot» conclude il direttore di Renovatio 21.

 

«È un grande disegno in cui è visibile la volontà di rendere l’uomo sacrificabile. Che significa, essenzialmente, tornare ai sacrifici umani. A ciò che precedeva la civiltà cristiana, dove invece l’uomo è ad immagine di Dio, e Dio si fa uomo».

 

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