Pensiero
L’arresto di Trump può portare alla pace mondiale?
Donald Trump potrebbe essere arrestato questo martedì. Dopo alcune voci trapelate ai media, lo ha dichiarato lui stesso sul suo social Truth.
L’ex presidente Donald Trump ha annunciato sabato che si aspetta di essere arrestato da un procuratore distrettuale di Nuova York la prossima settimana e ha invitato i suoi sostenitori a sollevarsi in protesta.
«Fughe di notizie illegali da un ufficio del procuratore distrettuale di Manhattan corrotto e altamente politico, che ha permesso di stabilire nuovi record di crimini violenti e il cui leader è finanziato da George Soros, indicano che, senza che nessun crimine possa essere provato, e sulla base di un vecchia e completamente sfatata (da numerosi altri pubblici ministeri) favola, il candidato repubblicano di gran lunga leader ed ex presidente degli Stati Uniti d’America, sarà ARRESTATO martedì della prossima settimana», ha scritto Trump, tutto in caratteri maiuscoli.
L’ex presidente sarebbe incriminato per questioni legate ad un presunto pagamento per il silenzio – in America lo chiamano hush money – alla pornostar Stormy Daniels, con la quale avrebbe passato una nottata molti anni fa. Il cavillo starebbe nel fatto che quello potrebbe essere danaro elettorale.
Il riferimento a George Soros nel messaggio di Trump riguarda una dinamica sconosciuta in Italia, dove il finanziere magiaro è noto più che altro per gli aiuti alle ONG dell’immigrazione e per la megaspeculazione che distrusse la lira italiana nel 1992. In America George Soros ha implementato in questi anni una tecnica nuova: sostiene i candidati procuratori, così da modificare completamente gli equilibri cittadini (i criminali vengono messi subito in libertà, talvolta anche senza cauzione, ritenuta ora «razzista»).
La notizia dell’arresto di un ex presidente non ha precedenti nella storia americana. Ne ha, tuttavia, in quella dei Paesi del Terzo Mondo. Trump lo ha notato nel proseguo del suo messaggio.
«La nostra nazione ora è il terzo mondo e sta morendo. Il sogno americano è morto! Gli anarchici di sinistra radicale hanno rubato le nostre elezioni presidenziali e, con esse, il cuore del nostro Paese. I patrioti americani vengono arrestati e tenuti in cattività come animali, mentre criminali e teppisti di sinistra possono vagare per le strade, uccidendo e bruciando senza punizione. Milioni di persone stanno invadendo i nostri confini aperti, molti provenienti da carceri e istituti psichiatrici. La criminalità e l’inflazione stanno distruggendo il nostro stesso stile di vita».
L’effetto, al momento, è stato quello di ricompattare il Partito Repubblicano attorno a Trump, che affronta la sfida impegnativa da parte della candidatura del posato, e amatissimo, governatore della Florida Ron De Santis. La destra americana istituzionale ora parla di Banana Republic e si trova giustificata nel farlo da questo inedito assoluto di un ex presidente messo in manette. La simpatia va comunque al di là del partito. Elon Musk ha scritto che se Trump verrà arrestato vincerà le prossime elezioni con una valanga di voti.
Si specula in rete su quali possano essere i motivi di una mossa del genere. I democratici vogliono creare un diversivo – un’arma di distrazione di massa – così da distogliere l’attenzione del popolo dal collasso bancario che sta travolgendo le piccole banche americane, in attesa che si possano contagiare le grandi? Vogliono essere liberi di salvare con i soldi dei contribuenti gli istituti amici?
Oppure si tratta del problema di Biden? Il Partito Repubblicano ha appena rivelato un’ulteriore tassello nella saga della corruzione del clan Biden: milionate dai cinesi (quelli con cui Washington ora minaccia la guerra per Taiwan… ma a cui ha di fatto lasciato l’Afghanistan e i suoi trilioni minerari) sarebbero finite anche a Hallei Biden, la vedova di Beau Biden, il figlio morto di Joe, la quale ha pensato bene, in una squallida soap opera di terz’ordine, di mettersi con il cognato drogato e depravato, Hunter Biden.
Sui media il nuovo scandalo di estrema corruzione dei Biden non attacca, ma sempre più in realtà cominciano a scoprirlo (non i lettori di Renovatio 21, che ne sono informati da anni e anni, anche e soprattutto riguardo le trame cinesi dei Biden, che passa per barili di petrolio delle riserve USA venduti stranamente ora a Pechino e pericolose centrali nucleari cinesi in cui ha investito Biden jr.).
E quindi, di cosa si tratta davvero? Non abbiamo certezza. Ma ci sono voci che girano che sono allucinanti – o incoraggianti, non sappiamo bene dire. Secondo Alex Jones, che cita fonti che è facile credere che abbia, Trump sarebbe già in contatto con la procura di Manhattan per costituirsi martedì. Perché mai dovrebbe farlo?
Trump è un uomo di spettacolo, e quindi ha ben presente la teatralità e il significato di tutto il processo mediatico-giudiziario: ti mettono le manette, ti leggono i tuoi diritti (come nei film, sì), ti portano dentro per prenderti le impronte digitali… in America vi è inoltre l’abitudine della perp walk: le forze dell’ordine fanno sfilare in luogo pubblico l’accusato ammanettato, portato via da orde di agenti armati, mentre telecamere e obiettivi fotografici riprendono tutto, tra giornalisti che urlano domande e popolani che urlano e basta. Curiosamente, la pratica fu popolarizzata negli Ottanta da un famoso procurato di Nuova York, Rudolph Giuliani, che poi diverrà avvocato di Trump (e tra i primi depositari del laptop dall’inferno di Hunter Biden).
Donald sta allora cercando di spettacolizzare il suo arresto? Lo fa per motivi elettorali – la persecuzione potrebbe sbaragliare chiunque alle primarie – o ha in mente altro?
«Protestate, riprendetevi la nostra Nazione!» scriveva Trump in chiusura del messaggio. È un messaggio particolarmente rilevante: perché l’ultima volta che lo ha detto, è finito nei guai, accusato di aver fomentato il J6, ossia la protesta del 6 gennaio 2021 al Campidoglio di Washington. Anche qui, c’è una sfumatura da considerare: come riportato da Renovatio 21, la narrativa ufficiale sugli eventi di Capitol Hill – quella dei democratici – sta crollando sotto l’esposizione dei video di sorveglianza, finora incredibilmente secretati, che mostrano la polizia aiutare i manifestanti, i quali dentro al Palazzo si comportano pacificamente. Il fatto che nella massa vi fosse una grande quantità di agenti FBI è oramai indiscutibile verità pubblica accettata dalle stesse testate dell’establishment.
Trump sta chiedendo un’altra sollevazione popolare, questa volta in tutto il Paese?
Qui sta, in verità, la chiave di volta non solo per la politica americana, ma per il destino del pianeta. Non crediamo di esagerare.
Il mondo non è mai stato così vicino alla guerra termonucleare, nemmeno a Cuba con Kennedy e Krushev (che, da uomini, risolsero la cosa), nemmeno durante tutta la Guerra Fredda. Questo sta a significare che il problema, per lo Stato profondo di Washington, non è mai stato il comunismo… è, forse, l’odio totale per la Russia e per l’Europa, è l’odio per la vita e per la Civiltà, è l’hybris distruttiva che possiede le menti di chi dispone segretamente di tanto potere. Non abbiamo dubbi a dire che questa pulsione è una pulsione demoniaca.
Trump in questi giorni si è scagliato, e a più riprese, contro l’apparato militare e diplomatico statunitense, facendo nomi e cognomi (i neocon e Victoria Nuland), annunciando la sua cancellazione in caso di vittoria elettorale.
Ha detto pure che con lui al potere la guerra non sarebbe mai iniziata, e che lui sarebbe in grado di risolverla in 24 ore. Gli crediamo. E per un semplice motivo: come ha rivendicato lui stesso, è di fatto uno degli unici presidenti USA che non ha iniziato guerre nel suo mandato.
Ora, una crisi della politica interna americana, esacerbata dall’arresto e magari perfino dall’imprigionamento dell’idolo di milioni di americani working e middle-class oramai disgustati irreversibilmente dalle élite e dal sistema, non potrebbe che togliere la pressione USA sull’Ucraina. E di qui, si arriverebbe subito alla fine della guerra: perché abbiamo imparato che sono gli angloamericani a non volere la pace, come dimostrato dalla visita di Boris Johnson ad aprile 2022, quando pareva che Mosca e Kiev avessero trovato l’accordo, per far saltare tutto.
Lo scenario di caos in America può andare dalla protesta pacifica (come il J6) alla vera guerra civile, la Seconda Guerra Civile americana tanto annunciata in questi anni praticamente da politici, investitori, utenti social e dagli stessi interessati Trump e Biden. La società è polarizzata in modo inguaribile, le posizioni – su ogni argomento, e pensate solo alla questione dell’aborto alla Corte Suprema – sono inconciliabili. In America convivono due tribù antropologicamente opposte. Gli hutu e i tutsi del Ruanda nel 1994.
Non che l’amministrazione non abbia fatto le debite preparazioni: appena iniziata l’era Biden era cominciata la conversione degli obiettivi delle agenzie di sicurezza (come l’FBI): non più i terroristi, ma i «terroristi domestici», e cioè genitori che si oppongono agli indottrinamenti gender-razzisti nelle scuole, dissidenti pandemici, persone dubbiose del voto elettronico, utenti social «conservatori», più ovviamente i sostenitori del MAGA… ultimamente si è appreso che pure i cattolici della Messa in latino erano nel mirino dell’FBI.
Lo scontro tra le parti può diventare conflitto aperto. Hutu e vatussi d’improvviso non convivono più.
A quel punto, il drone americano, invece che volare sul Mar Nero (e farsi pisciare addosso dal Su-27 russo) potrebbe ripiegare nel lavoro, ben più orribile, di sorvegliare e bombardare qualche fattoria in Ohio, Wyoming, Idaho, il paesino della Florida, il ranch nello Utah, la cittadina del Wisconsin… il fatto che gli americani, grazie al Primo Emendamento della loro Costituzione, sia armati fino ai denti, può essere ovviato dal potere solo con l’uso di tecnologie come quelle degli UAV (in attesa di robocani e slaughterbots). È una prospettiva orrenda, tuttavia è quella che sposterebbe indietro le lancette dello sterminio atomico.
Sì, una guerra civile americana può salvare il pianeta dalla distruzione terminale. Il gioco in cui si è messo Trump è questo.
Trump è un personaggio principale di questa storia pazzesca. È l’uomo che può riportare la pace e l’ordine sulla Terra. Ha bisogno di una mano, perché non può nulla da solo: ciò che egli può fare è possibile solo grazie al fatto che egli rappresenta un intero popolo.
Non abbiamo idea di cosa dobbiamo aspettarci. Potrebbe succedere di tutto, così come tutto potrebbe risolversi in un puf. Solo cani che abbaiano, per guadagni di carriera o calcoli di politica spettacolo. Oppure potrebbe innescarsi il cambiamento di cui il mondo ha disperatamente bisogno in quest’ora buia.
Abbiamo bisogno che i ragazzi ucraini e i ragazzi russi non muoiano più. Abbiamo bisogno di ridare impulso alla nostra economia devastata, ridare energia alle imprese ormai sfinite, finire di impiccare la povera gente alle bollette. Abbiamo bisogno di far ripartire una Civiltà della vita che si opponga alla Cultura della Morte.
Preghiamo perché ciò avvenga, per qualsiasi via.
In passato Renovatio 21 ha fatto dire delle Messe per il presidente Trump. Ora ne faremo dire una per il popolo americano, che, solo, ha in mano la possibilità di far capitolare il vero Impero del Male che ci minaccia tutti.
Che il Signore ci aiuti in quest’ora di tenebra. Che il Signore ci aiuti a vincere sull’Impero della Morte.
Roberto Dal Bosco
Pensiero
Trump contro Meloni, il deal dietro la discordia
Con il passare delle ore è divenuto chiaro che non si è trattato di un lapsus: l’intento del presidente degli Stati Uniti era di fatto quello di ferire, umiliare il presidente del Consiglio italiano. L’escalation è stata tale che ora ci sembra che il nostro rappresentante ci stia chiedendo pietà.
Giorgia, di suo, ci ha messo dapprima tutta l’insipienza diplomatica possibile, con tono lamentoso di chi si deve difendere, invece che quello baldante di chi attacca. Il video-selfie acidulo in cui risponde immediatamente è, quello sì, un errore ormonale, uno sbaglio di incontinenza di quelli che, un po’ stupidamente, si ascrivono a Trump.
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E poi la valanga di disdette: il ministro degli Esteri Tajani cancella il viaggio negli USA, il collega Giorgetti non va all’assemblea della Camera di Commercio americana a Milano, e tutto prima che sia convocato l’ambasciatore, come dovrebbe essere prassi. Lo stesso ambasciatore che, di qui a due settimane, per il 4 luglio invita l’universo mondo politico a Villa Taverna per servire succulenti hamburgerri ai rappresentati dello Stato a sovranità limitata.
È un vero incidente diplomatico, anzi non è nemmeno un incidente, perché, pare chiaro, è stato provocato da una delle due parti.
C’è una manovra precisa – possibilmente un futuro deal – dietro la mossa di Trump. Possono definirlo, come stanno facendo i giornaloni italiani appecoronati, come un narciso egomane. Può darsi: resta il fatto che in fondo alla strada della discordia The Donald vede sempre un accordo da fare. Ask Repubblica Islamica dell’Iran, ask famiglia Khamenei: c’è aggressione e distruzione, violenza anche indicibile, poi però arriva l’affare.
Il Corrierone, impagabili nello sparare in queste ore in ogni direzioni filogovernativa possibile, svela un retroscenone: «sembra che siano stati diffusi troppi video di Meloni e Trump, troppi e non tutti autorizzati dallo staff americano. In primo luogo uno in cui la premier italiana gesticola e sembra, con l’indice puntato verso Trump, volergli spiegare qualcosa. È diventato virale negli Stati Uniti tra gli elettori democratici».
メローニさん強いw pic.twitter.com/nT4zNvosl9
— あお (@yuritotsubasa37) June 16, 2026
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Eccerto, la spiegazione è la personalità narcisoide dell’Uomo della Casa Bianca. Eccertissimo: ecco che il giornalissimo di via Solferino tira fuori pure Mary Trump, psicologa e nipote del presidente (è figlia del fratello maggiore Fred junior, morto alcolizzato: il motivo per cui Donald non tocca nulla di alcolico, né fuma), un grande classico di quando si vuole attaccare sul piano personale e psicopatologico l’uomo: la signora, esperta in «razzismo sistemico», ha qualche problema con la famiglia, e non parla con lo zio presidente dal 2017, epperò ha scritto un libro di sputtanation famigliare nel 2020, che l’altro zio, Robert Trump, tentò pure di bloccare.
Quando dice «un uomo in declino, cognitivamente, psicologicamente ed emotivamente (…) Donald è un misogino. Non rispetta le donne, ha dei problemi con loro, in particolare con quelle forti» consideriamo un po’ la fonte. Comunque, il fine da ottenere è evidente: buttarla nella caciara psicologica, ed estromettere la politica, dove invece l’amato governo sarebbe tenuto a rispondere dinanzi ad una crisi diplomatica simile.
Dito e Luna. Macché narcisismo e psichiatria. Guardate invece alla politica, alla geopolitica. Il presidente statunitense nelle successive dichiarazioni di attacco ha specificato apertis verbis nelle ultime ore la sua irritazione con l’Italia che non gli ha concesso le basi per Ormuzzo. Ora che la crisi parrebbe risolta, passa all’incasso.
«La premier italiana Gigiorgia [sic] Meloni mi ha chiesto ripetutamente di fare una foto con lei durante il vertice del G7 in Francia» ha scritto su Truth. «La sua popolarità in Italia è scarsa, forse perché ha rifiutato l’offerta degli Stati Uniti d’America, un Paese che ama e protegge veramente l’Italia, quando si è trattato di impedire all’Iran di ottenere o sviluppare un’arma nucleare (ma lo ha fatto anche la NATO, del resto!). Non ci ha nemmeno permesso di usare le piste di atterraggio italiane, un enorme inconveniente logistico, e questo nonostante gli Stati Uniti contribuiscano con centinaia di miliardi di dollari all’anno alla protezione dell’Italia e di altri cosiddetti alleati della NATO. Ora, dopo la sconfitta militare dell’Iran da parte degli Stati Uniti, vuole tornare ad essere amica per “aumentare i suoi consensi”. No grazie!!! Presidente DJT»
La sparata contro l’alleato romano può servire, effettivamente, a trattare sul prezzo: come con Corea e Giappone, già dal primo mandato, il Donaldo rovescia la questione delle basi militari su suolo straniero: noi stiamo lì a difendere, quindi pagate. Schiaffi diplomatici, per poi dire: facciamo un deal. In questo senso vanno lette pure le parole del fido segretario della Guerra Peter Hegseth, proferite poche ore dopo la scenata di Trump: diminuzione delle truppe in Europa, anche in Italia.
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Donald sa perfettamente che minacciare di togliere i soldati dalle basi italiane, o le basi stesse, non rappresenta un processo indolore per gli italiani: vi sono decine di migliaia di cittadini impiegati, decine di migliaia di italiani che affittano – a prezzi altissimi – la casa ai soldati USA, ci sono ancora più connazionali che lavorano in un indotto di servizi e forniture che vale almeno mezzo miliardo l’anno, e in cui in passato si era detto si era piazzata anche qualche coop rossa, coinvolta negli appalti miliardari per la costruzione e l’ampliamento delle basi militari – esempio, la base costruita sull’aeroporto Dal Molin a Vicenza: 2008 la gara internazionale bandita dal governo statunitense per l’edificazione del mega-complesso militare fu vinta da una joint venture che includeva colossi storici della Legacoop (la lega nazionale storicamente vicina ai partiti della sinistra).
La torta è grossa, anche se non si vede. Donald lo sa, così come immagina che non c’è tutta questa fregola sovranista per vedere l’occupante – che dalla Caduta del Muro di Berlino sta qui senza più una vera ragione – che se ne va.
Come dire che il pungolo è prima verbale, poi fisico: non aver fatto quello che dovevi fare, ti costa, e non solo in reputation. Tra un po’, Donald dirà: torniamo al tavolo. È una tecnica di cui parla nel suo libro Art of the Deal («L’arte dell’accordo»). È la walkway scene, la scena in cui la contrattazione va in stallo e tu fingi di volertene andare, lasciando la negoziazione. Quante volte lo ha fatto già, The Donald?
Leggiamo fra le righe del suo messaggio. È evidentissimo, anche dalle parole di insulto alla Meloni, che al contempo c’è un’altra questione perennemente sul piatto di Trump: la NATO, e la mancata spesa militare promessa dagli alleati europei. Abbiamo visto, in passato, scenate ancora più sgradevoli riguardo a questo fatto. Ricordiamo l’allora segretario atlantico Jens Stoltenberg preso a pesci in faccia fino a renderlo pessimista e depresso sul futuro dell’alleanza.
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Viene da pensare che, in un disegno ancora più grande e complesso – gli scacchi 5D di cui vagheggiano i Trump-credenti rimasti – gli insulti alla Meloni servano proprio alla NATO, ma per distruggerla.
È un vecchio progetto di Trump, primo NATO-scettico alla Casa Bianca, erede di una tradizione non evidentissima ma ben presente nel pensiero politico-diplomatico americano, da George Kennan in giù.
Irritare gli alleati (il nostro presidente del consiglio non è il primo) per forsennare l’Alleanza, e far saltare, un’incazzatura alla volta, l’intero Patto Atlantico. Chissà se è qualcosa che ha proposto, o vuole proporre, a Putin – al quale nelle ultime ore ha riaperto la porta del G7-G8. L’arte del deal di Trump è multidimensionale e, lo abbiamo appena visto con l’Iran ed Israele, imprevedibile totalmente.
La NATO disintegrata apre infinite possibilità di redenzione della crisi mondiale. L’Italia, Paese anomalo capace di alleanze varie e in apparenza contraddittorie (pensiamo ai saldi giri mondiali e terzomondiali di Mattei, o, in altro ambito, alle parole di Andreotti: «l’Italia ha una moglie americana e un’amante russa… »), potrebbe giovarne non poco, e pensiamo, innanzitutto, alle bollette delle famiglie, e delle aziende, massacrate dalla follia della guerra ucraina e dal megaterrorismo delle sanzioni e del Nord Stream.
Fine della NATO, fine dell’Occidente…? Ma che davvero davvero?
Massì: fine della finzione dell’Occidente laico, cioè decristianizzato, cioè massonico. Fine del giogo euroamericano. Fine, magari, anche della bufala del giudeo-cristianesimo. Immaginiamo la liberazione: l’Italia libera di trattare con chi vuole, per il gas o il legno, per l’uranio (prima o poi arriva il momento…) o per le nostre esportazioni che languono da anni di masochismo atlantico: il calcolo fatto dal 2014 è di una contrazione diretta del proprio export verso la Russia stimata in circa 3-4 miliardi di euro all’anno rispetto ai massimi storici precedenti all’avvio delle sanzioni contro Mosca. Nel 2013 l’export italiano verso Mosca aveva raggiunto il picco storico di 10,7 miliardi di euro.
Secondo l’esperto di politica e internet Mike Benz, è proprio da manovre più o meno occulte della NATO che, sempre all’altezza del fatale 2014 della riannessione della Crimea, e poco dopo della sorpresa della Brexit, è partito il sistema di censura sui social e non solo culminato con il bavaglio inferto a tutti noi durante il biennio pandemico. Benz sostiene che in ambienti atlantici sarebbe maturato un cambio di paradigma particolarmente significativo: difendere la democrazia non significherebbe più difendere il popolo e il suo volere, ma difendere le «strutture democratiche», cioè le istituzioni esistenti, anche a costo di reprimere il popolo che in teoria dovrebbero servire.
Fuori dalla NATO, quindi, il nostro Paese può riprendersi più dimensioni sovranità vitali per il popolo italiano. E quindi, dite, Roma dovrebbe assecondare questo movimento delle cose… no?
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Qui casca tutto. Perché nella suo video-selfie stizzito di risposta al vertice della superpotenza atomica (il formato giusto, non c’è che dire) Giorgia accusa Trump di non essere un vero leader dell’Occidente, di essere deboli con i nemici dell’Occidente.
Non so francamente perché il presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati e non è del resto la prima volta che accade» Dice la Meloni nel grandangolone del telefonino messo in verticale. «Posso solo dire che dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell’Occidente, con i nemici degli Stati Uniti, con leadership con le quali invece si dimostra molto più accondiscendente».
Cos’è? Un attacco a Trump perché ha fatto la pace con l’Iran? E allora perché non ha concesso le basi?
Oppure è un attacco, classico per l’eurosinistra che si è evidentemente pappata anche l’eurodestra, per i rapporti con Putin? (A proposito: possibile che non esista una foto della Meloni assieme a Putin? Quando il russo calava a Roma, o in Sardegna, per incontrare l’amico Silvio Berlusconi al governo, possibile che non gli sia mai stato fatto incontrare a favor di flash l’allora ministro della Gioventù?)
Riascoltiamo il videino: pare balbetti quasi, che si stia arrampicando sugli specchi, come se fosse in cerca di un insulto con cui controbattere, ma decisamente non ha il talento del boss. Per cui, eccoci che perfino nel momento del decoupling, la Repubblica Italiana tira fuori il suo ruolo servile, invoca questo astratto padrone più grande, «l’Occidente», pigola dimostrandosi logicamente incapace di pensarsi come indipendente, o di più, come potenza – e si tratterebbe dell’erede che all’Italia aveva fornito, per quanto nel placido mondo delle faccette nere-belle-abissine, di un impero multicontinentale.
Ecco perché l’insulto di Trump, rivolto alla serva Italia, ha centrato il segno, più che mai. È un’offesa centrata nel profondo della psicologia della Repubblica Italiana, quella nata dalla Resistenza, cioè dalle bombe angloamericane e da James Jesus Angleton. Il biondo offende perché vuole qualcosa dall’Italia repubblicana: vuole che si sieda al tavolo a rinegoziare – in realtà, è già più di quanto hanno fatto tanti altri presidente, che facevano calare sull’Italia, nell’oscurità e nel silenzio, i loro ordini, assieme alle loro armi nucleari da fare stazionare sul nostro territorio.
Trump nel suo libro sugli affari lo spiega: devi giocare con la fantasia del tuo interlocutore, devi essere in grado di guidarla, di modo da ottenere un deal migliore. Qui sta esattamente il nostro problema: è palese che la classe politica italiana di fantasia non ne ha più, e da decenni.
Crediamo che il problema del Paese sia essenzialmente questo: senza fantasia, quindi senza volontà, senza futuro. E dobbiamo ringraziare Donaldo che ce lo ha ricordato.
Roberto Dal Bosco
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Pensiero
Il cardinale Ruini muore. La devastazione neodemocristiana resta
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Intelligenza Artificiale
Elone trilionario, verso Marte e l’apocalisse
Elon Musk è divenuto il primo trilionario della storia umana. L’avvenimento è così unico che l’italiano non ha nemmeno una parola certa per il fenomeno: alcuni giornali scrivono triliardario. La confusione sul termine è generale: secondo l’uso, un trilione 10¹² è composto da mille miliardi nella scala anglosassone, oppure 10¹⁸ (un milione di bilioni, o un miliardo di miliardi) nell’italiano classico; un triliardo è 10²¹, cioè mille miliardi di miliardi, secondo la cosiddetta scala lunga della nostra lingua.
Come a dire che la cultura umana, la mente umana stessa, non è preparata per simili cifre: come l’elevazione a potenza, di cui difficilmente si percepisce la misura al di fuori della concentrazione matematica.
Il trilione raggiunto da Musk è 1.000 miliardi di dollari (se usassimo la scala ufficiale italiana, Musk sarebbe definito un «bilionario»), anzi per la precisione 1,11 trilioni, ottenuti grazie alla storica quotazione in borsa (IPO, nel gergo finanziario anglo) di SpaceX, l’azienda che produce razzi e satelliti – e non solo per uso civile.
Si realizza così la profezia proferita anni fa dal futurologo Peter Diamandis, fondatore di XPRIZE e serial entrepreneur nel settore spaziale (tra cui Planetary Resources per l’estrazione mineraria di asteroidi): il primo trilionario sarà un imprenditore spaziale. Eccolo.
Secondo i dati spalmati, tra stupore ed indignazione, sulla stampa mondiale, la crescita della fortuna di Musk nell’ultimo anno è stata di 1 milione di dollari al minuto. Secondo Oxfam, il patrimonio di Elon ha superato la ricchezza combinata del 46% più povero della popolazione mondiale (circa 3,8 miliardi di persone). Spendendo 1 miliardo di dollari all’anno (circa 2,7 milioni al giorno), Musk impiegherebbe oltre 1.000 anni a esaurire il suo intero patrimonio.
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Secondo i calcoli attuali, Musk ha superato i record storici dell’era moderna come John D. Rockefeller, il petroliere fondatore della Standard Oil considerato l’uomo più ricco della storia americana ed europea degli ultimi secoli. Rockefeller – discendente di una famiglia già dedita all’antiumanismo, contro il cui immane impero economico lo Stato americano lanciò delle leggi antitrust all’inizio del Novecento, quando sembrava potersi pigliare l’intera economia USA e non solo – al suo picco (circa nel 1937) controllava una ricchezza stimata oggi tra i 400 e i 500 miliardi di dollari se adeguata all’inflazione. Alcuni storici, calcolando la sua quota rispetto al PIL statunitense dell’epoca (circa l’1,5%), spingono il valore teorico fino a 900 miliardi. Elone ha superato stabilmente queste cifre.
Elon a questo punto vale tre volte il PIL del natìo Sudafrica (circa 400 miliardi di dollari), Paese con cui è in lotta, per il razzismo antibianco e perché lo esclude dai business come quelli di Starlink. Figuriamoci anche qualche proporzione europea: il PIL del Belgio ha un valore nominale di circa 776 miliardi di dollari, il PIL della Svezia si attesta a circa 760 miliardi di dollari, il PIL dell’Irlanda è 598 miliardi di dollari, il PIL della Danimarca è di circa 500 miliardi di dollari, il PIL del Portogallo è di circa 380 miliardi di dollari, il PIL della Svizzera ammonta a circa 935-940 miliardi di dollari. Il PIL nominale dell’Italia si aggira oggi intorno ai 2.370 miliardi di dollari (circa 2.200 miliardi di euro).
A questo punto, all’orizzonte può apparire solo Marco Licinio Crasso, il magnate della Roma antica che possedeva una fortuna stimata pari all’intero bilancio annuale dello Stato romano. Crasso, come diremo più sotto, è un esempio ben presente nella mente di Musk (cultore della Roma antica e indagatore della sua caduta), ma non per questioni di ricchezza economica.
La questione è che tutto questo Elone lo ha meritato. Un dato incontrovertibile che pure i goscisti con la bava alla bocca dovrebbero riconoscere: tutte le sue aziende hanno ottenuto risultati di crescita mai prima veduti. Qualcuno, in queste ore, ricorda quando non tanti anni fa, nel 2012, le azioni Tesla valevano 2 dollari: ora stanno a 406.
In quegli anni conosciuto ingegneri aerospaziali, con dottorati complicatissimi e una passione tale da mettersi a disegnare razzi durante le vacanze, che hanno tentato di spiegarmi che l’idea del razzo riutilizzabile era fisicamente impossibile, e Musk era quindi, semplicemente, «un pazzo»: ora grazie alla tecnologia – mai raggiunta dalle superpotenze nucleari durante la Guerra Fredda e dopo – SpaceX effettua più lanci orbitali di tutte le altre agenzie spaziali e aziende aerospaziali del mondo messe insieme. Con circa 170 lanci annui (eseguiti tramite la flotta Falcon e Starship), l’azienda domina incontrastata il mercato globale dei vettori spaziali, mentre l’intera Cina si aggira intorno ai 50 lanci e la Russia e l’Europa ne effettuano molte meno. La ragione è semplice: l’idea di Elone di rendere riutilizzabili i razzi ha abbattuto i costi della messa in orbita.
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Così SpaceX si è preso più di un primato, ma un nodo strategico globale, storico: lo Stretto di Ormuzzo verso lo spazio. Ha popolato l’orbita bassa (LEO) di circa 10.400 satelliti Starlink attivi e funzionanti, su un totale di oltre 12.100 satelliti lanciati da SpaceX a partire dal 2019. Può offrire internet ad altissima velocità a chiunque, in qualsiasi punto del globo. In pratica, un giorno potrebbe schioccare un dito e far sparire tutti i colossi telefonici della Terra – è un immane monopolio sulle telecomunicazione ancora solo potenziale, sottaciuto.
Ora Musk prepara, in relativo silenzio, un altro monopolio, forse ancora più determinante: quello sull’Intelligenza Artificiale. Lo spazio, è saltato fuori, sarà fondamentale per lo sviluppo delle macchine pensanti. Perché nello spazio il raffreddamento è gratis, come lo è, e ad abundantiam, l’energia solare – un grande pallino anche aziendale di Musk (aveva fondato la ditta di pannelli Solar City, poi confluita in Tesla), il quale è seguace convinto delle teorie dell’astronomo sovietico Nikolaj Kardashev, che ancora negli anni Sessanta classificava le civiltà possibili nell’universo in base alla capacità di controllare e sfruttare l’energia degli astri vicini al proprio pianeta di origine prima e poi di tutta la galassia.
Non si tratta più di fantascienza. Lo ha spiegato, in chiarezza, uno degli investitori più noti della nuova Silicon Valley, Shawn Maguire, già noto per il suo aperto supporto a Trump nonché per le posizioni sioniste ed anti-iraniane (la moglie è un’esule persiana).
«Nel 2019 era prevedibile che Starlink avrebbe funzionato e generato enormi profitti, e avevamo ragione. Ora ci troviamo in una situazione molto simile a quella di Starlink nel 2019 per quanto riguarda le infrastrutture di Intelligenza artificiale e il calcolo orbitale» ha dichiarato il Maguire al momento dell’IPO. «Credo che si stia sottovalutando il livello di sviluppo raggiunto dal prodotto di calcolo orbitale».
Shaun Maguire on @SpaceX IPO: “Starship is the railroad to space.”
“In 2019, it was very predictable that Starlink would work and produce a massive amount of revenue, and we called that right.”
“We’re now in a very similar point to where Starlink was in 2019 with AI… pic.twitter.com/K1YTTHhqXl
— KanekoaTheGreat (@KanekoaTheGreat) June 12, 2026
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Riguardo al mercato potenziale totale (TAM) di 22 trilioni di dollari cui aspirerebbe SpaceX, Maguire ha risposto: «qual è secondo lei il TAM per l’intelligenza artificiale? E per tutte le infrastrutture di calcolo tra 50 anni? (…) Si sta sottovalutando la quantità di infrastrutture che verranno costruite nello spazio e la facilità con cui sarà possibile accedere all’energia spaziale (…)Siamo all’inizio di quest’era dell’Intelligenza Artificiale e raddoppieremo o triplicheremo la quantità totale di informazioni a cui avremo accesso nel prossimo decennio, quindi sì, credo fermamente nel TAM, e oserei dire che è addirittura una sottostima».
E quindi, due tasselli dell’opera di Musk, lo spazio e l’AI, si stanno incontrando – producendo una potenza finanziaria, e non solo, mai vista. Non sono i soli. È ancora più rilevante capire come si inseriranno gli altri pezzi: ad esempio i robot umanoidi, prodotti da Tesla, che verranno certamente animati con l’IA di xAI, la quale, possiamo immaginare, ingurgita dati da X (fu Twitter), da Grok, e dai milioni di auto elettriche in circolazione – nell’attesa che un ulteriore salto di machine learning sia reso possibile a partire dai cervelli umani connessi al computer tramite il chip Neuralink.
Optimus, l’androide che Tesla sta mettendo in produzione, sarà, ha spiegato Musk, il più grande prodotto di sempre: ogni casa ne vorrà uno, perché fare le pulizie e gli altri lavori che i cittadini non vogliono più fare: ecco la disruption, la disintermediazione, non solo delle COLF ma anche della retorica degli immigrati.
È cosa nota che tali robot, una volta perfezionati, costituiranno la base per la colonizzazione di Marte, il fine dichiarato di Musk da quando, più di due decadi fa, si presentò ad una riunione della Mars Society (un’associazione, che raccoglieva anche qualche ex NASA, di menti che peroravano la causa dell’uomo sul pianeta rosso) lasciando giù una donazione da 5000 dollari, cifra mai vista prima dai marzianisti organizzati.
Musk ora ha il razzo per arrivare in terra marziana lo Starship, nota precedentemente come BFR («Big Fucking Rocket», «razzo fottutamente grande»), un astronave grande come un edificio, il cui lanciatore può pure riutilizzare. I primi a toccare il pianeta potrebbero essere non umani, ma umanoidi. Anche qualora per questioni di spettacolo ci mandassero degli astronauti, è chiaro che a rimanerci e fare il lavoro di costruire le basi dell’avamposto marziano saranno i robotti. Il Terraforming del pianeta rosso, cioè la sua trasformazione in ambiente antropico, con aria respirabile, passerà attraverso le aziende di Musk. Si tratta, materialmente, del più grande cambiamento prodotto dall’umanità, ed è pubblicamente incluso nella mission di SpaceX già nel 2022: «rendere la vita multiplanetaria», lo slogan ripetuto ancora oggi ad ogni pié sospinto dall’imprenditore auto-robo-informatico-spaziale.
Qui c’è da fare il primo caveat, che non crediamo altri stiano considerando – Elon Musk, ultra-natalista che meritoriamente attacca la Cultura della Morte e della sterilità arrivando a dire la verità sulla pillola, sugli psicofarmaci SSRI e sul catastrofismo malthusiano, forse non è solo concentrato sul primato della vita umana, ma su qualcosa che la trascende: la coscienza.
È quanto emerge da alcuni suoi discorsi riguardo alle sue credenze filosofiche e la loro storia all’interno del suo percorso umano. Da ragazzo, bullizzato e fors’anche traumatizzato dal divorzio dei genitori, andò in depressione nera, contemplando le cose estreme. Si lesse tutti i possibili testi sacri senza trovare la risposta, dice. Passò alla filosofia, fa il nome del filosofo spiritualista Arturo Schopenhauer, ma anche qui non trovò niente.
Fu un altro libro che, inaspettatamente, gli ha dato quell’ispirazione che pare animarlo ancora oggi: la Guida Galattica per gli autostoppisti, un romanzo umoristico di fantascienza dello scrittore satirico britannico Douglas Adams. Elon rimase stregato per sempre dall’idea che la vita, e quindi la coscienza siano una sorta di macchina sorta evolutivamente dal cosmo per cercare «risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto».
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Non si tratta di un pensiero banale. In filigrana, dietro questro trilione si vedono in chiarezza i temi della Guida Galattica. I robot, i viaggi spaziali, il futuro, l’umorismo (che, nelle cose di Musk, abbonda spesso). Teniamo presente che la coscienza qui può essere anche non umana. Ci sono gli alieni (nei quali Musk non crede: anzi dice che se ci sono li troveremo morti nelle loro case dei loro pianeti spazzati via da dispositivi di realtà virtuale come quelli che fa il suo rivale Mark Zuckerberg) ma ci sono anche le macchine pensanti…
È facile, considerando i pezzi posti sulla scacchiera, capire quanto questa prospettiva possa essere spaventosa. Si tratta di un transumanismo soft, montato su aziende miliardarie e una simpatia che, tra meme e polemiche centratissime (perfino sui giudici del nostro Paese!), l’uomo esprime in maniera continua ed organica, e questo a differenza di ogni altro oligarca toccatoci, da Bill Gates a George Soros in giù. Abbiamo intravisto, da certe allusioni del presidente della Repubblica italiano, quanto Elone sia distante da certi vecchi poteri costituiti.
E quindi, Musk, certo, può essere una figura distopica. Renovatio 21 aveva valutato, ancora anni fa, l’idea che possa trattarsi dell’anticristo, con il problema che l’iniquo, secondo la scrittura, dovrà piacere a tutti (persino agli eletti, dice l’Apocalisse di San Giovanni), mentre Elone ai sinistroidi, che purtroppo sono ancora una fetta consistente della popolazione occidentale, fa venire l’orticaria. Lui ci sguazza, nell’orticaria sinistrata e pure nelle allusioni anticristiche: eccotelo che ad Halloween va alle feste vestito da Bafometto.
Ripetiamo, come abbiamo fatto in passato, quello che si è lasciato sfuggire più volte negli ultimi tempi.
«Quest’anno, speriamo di riuscire a produrre circa 5.000 robot Optimus », aveva detto Musk agli investitori Tesla durante la riunione plenaria di Tesla del primo trimestre del 2025. «Tecnicamente puntiamo ad avere abbastanza componenti per produrne 10.000, forse 12.000, ma dato che si tratta di un prodotto completamente nuovo, con un design completamente nuovo, direi che ci riusciremo se riusciremo a raggiungere la metà dei 10.000 pezzi».
🚨ELON MUSK: “This year we hope to make about 5,000 Optimus robots…but even 5,000 robots is the size of a Roman legion FYI. That’s a scary thought, a legion of robots. I think we’ll literally build a legion of robots this year, and maybe 10 legions next year? It’s kind of a… pic.twitter.com/R992X5OA8r
— Autism Capital 🧩 (@AutismCapital) March 21, 2025
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«Ma anche 5.000 robot, sono le dimensioni di una legione romana, per vostra informazione, il che è un pensiero un po’ spaventoso» ha continuato significativamente Elon. «Come un’intera legione di robot, direi “wow”. Ma penso che costruiremo letteralmente una legione, almeno una legione di robot quest’anno, e poi probabilmente 10 legioni l’anno prossimo. Penso che sia un’unità piuttosto interessante, sapete? Unità di legione. Quindi probabilmente 50.000 circa l’anno prossimo».
Notiamo ancora una volta riferimento al concetto di legione e alla storia di Roma fa venire in mente altre considerazioni espresse dal Musk negli anni scorsi, quando gli avevano chiesto di paragonare la sua ricchezza a quella – presunta – di Vladimir Putin (il quale, per inciso, sembra apprezzare molto l’imprenditore). Quattro anni fa ancora il suo networth era di circa 240 miliardi (meno di un quarto dell’attuale) Elon fu intervistato per un documentario della testata germanica Welt, dove corresse il giornalista che lo descriveva come l’uomo più ricco della Terra.
«Io penso che Putin sia significativamente più ricco di me», alluse Elon. «Sì lo penso davvero. Io non posso andare ad invadere altri Paesi. Credo ci sia una vecchia citazione… forse da Crasso… non sei davvero ricco sino a che non puoi permetterti una legione».
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Ecco che torna Crasso, l’uomo la cui ricchezza era pari all’intera economia dello Stato della Roma antica. Elon lo ha ben presente, perché è arrivato – chissà da quanti anni – alla realizzazione che il danaro, in ultima analisi, non conta nulla: è la potenza materiale di ciò che esso può o non può comperare che conta.
E quindi: Musk le sue legioni se le sta costruendo da sé, e le chiama pure così: eserciti interi di robot pronti a combattere, pure nello spazio, pure su altri pianeti: chi vi arriverà vi troverà ad accoglierlo, o a cancellarlo, gli androidi muskiani.
Di fatto torna alla mente la Scrittura, che parla del «falso profeta» che ingannerà tutti, e sarà servito da coloro «il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo» (Ap, 17,8). Senza il suo marchio – senza il suo chip cerebrale, che ci connetterà magari ad un sistema che tutto assorbe e controlla, come pare avvenire con i dati delle sue aziende informatiche ed automobilistiche – potrebbe divenire impossibile qualsiasi attività: «e che nessuno possa comprare o vendere, se non chi ha il marchio, il nome [cioè] della bestia o il numero del suo nome» (Ap, 13, 17).
Non è il solo tratto che ci inquieta. Da anni registriamo la sua inclinazione sregolata per la riproduzione artificiale, che produce esseri che qualcuno può categorizzare come ulteriori casi di esseri apocalittici «il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo». Forse spinto dal dramma del primogenito, Nevada, deceduto per SIDS (la morte in culla: ci siamo già chiesti, non è che… era vaccinato?) Elone ha calcolato matematicamente come vantaggioso l’uso estensivo della provetta. Ecco i primi due gemelli IVF avuti dalla prima moglie, poi i trigemini, altri sono usciti da concubine varie – tra cui la geniale cantante canadese Claire Boucher, nota come Grimes – anche per tramite dell’utero in affitto, che qualcuno dice potrebbe essere stato usato anche nel caso della problematica attrice hollywoodiana Amber Heard, che avrebbe avuto un figlio surrogato il cui padre spermatozoico, dicono le malelingue finite su testate di gossip internazionali, sarebbe proprio Musk.
È curioso che il bambino che si porta sempre addietro, con relativo dramma legale con la genitrice, pare essere nato non da provetta: il piccolo X potrebbe essere stato concepito e partorito naturalmente, ma non ne abbiamo certezza, solo la sensazione data dalla madre che durante la gravidanza nel 2019 aveva pubblicata una canzona ipnotica, struggente e bellissima intitolata «So heavy I fell through the Earth» («così pesante che sono caduta attraverso la terra»).
È altrettanto significativo che i figli in provetta siano stati portati da Musk in udienza col papa Bergoglio, il quale non ha avuto problemi a farsi fotografare sorridente con ragazzi che provengono da un’attività ancora tecnicamente ritenuta immorale dalla dottrina cattolica. All’epoca Renovatio 21, vi vide un chiaro segno del papato del gesuita di «aprire» alla fecondazione in vitro, così come del resto sembrava fare la Pontificia Accademia per la Vita diretta da monsignor Paglia.
Honored to meet @Pontifex yesterday pic.twitter.com/sLZY8mAQtd
— Elon Musk (@elonmusk) July 2, 2022
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È il mondo a cui i trilioni di Musk ci sta preparando. Androidi, umanoidi, transumanismo funzionale, implicito, ovunque. Anzi, i mondi: pensiamo al finale del film Interstellar (2013), dove viene mostrato, e con una certe indifferenza, che trovato un pianeta ospitale, la sopravvissuta vi rigenererà l’umanità utilizzando embrioni e utero artificiali portati fin lì con l’astronave.
No, non è più fantascienza. Da un certo punto di vista, siamo sollevati. La storia sta prendendo una piega precisa, molto visibile, in un certo senso persino razionale.
Quello che manca adesso è una forma concreta di pensiero e di azione, per affrontare questa ultima torsione cosmica del mondo moderno. Guardatevi intorno: nessuno, davvero, ci sta pensando, forse perché nessuno è in grado di pensarlo.
Eppure, sono ottimista: se avete letto fin qui, e avete realizzato quanto vado scrivendo, c’è grande probabilità che siate elementi della possibile resistenza, e quindi, della speranza dell’umanità.
Ciò vale più di tutto il danaro del mondo.
Roberto Dal Bosco
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