Connettiti con Renovato 21

Pedofilia

«Pedopornografia nel computer del figlio di Biden»

Pubblicato

il

 
L’ex sindaco di Nuova York Rudy Giuliani ha nuovamente affermato che il computer portatile appartenente ad Hunter Biden, il figlio del presidente degli Stati Uniti Joe Biden, conterrebbe materiale pedopornografico e che gli investigatori non hanno fatto nulla al riguardo.<   I commenti dell'ex sindaco di New York City arrivano giorni dopo che il sito di sinitra Politico ha confermato che il materiale proveniente dal laptop era autentico e che quindi non un’operazione di disinformazione russa come avevano affermato dai media durante le elezioni del 2020.

 

Quello che Giuliani chiama «il computer portatile dall’inferno» è emerso durante le ultime fasi delle elezioni 2020. Nell’hard disk del PC vi sarebbero informazioni sugli accordi commerciali internazionali che Hunter aveva concluso mentre suo padre era vicepresidente, oltre a materiale inquietante che coinvolgeva la tossicodipendenza di Biden e le avventure sessuali con le prostitute.

 

Giuliani ha ripetuto le accuse in una intervista televisiva con il canale Newsmax.

 

 

Giuliani attacca inoltre la famiglia Biden (che lui definisce «Biden Crime Family», come si trattasse di una famiglia mafiosa di quelle che come noto Giuliani ha distrutto nel suo lavoro di procuratore di New York) raccontando della corruzione della famiglia.

 

Nell’intervista Giuliani arriva persino a dare un numero al danaro che sarebbe arrivato ai Biden.

 

«I Biden possono farla franca con la pornografia infantile. È vergognoso»

«Semplice somma, hanno guadagnato circa 30 milioni di dollari vendendo il suo ufficio di senatore, vendendo il suo ufficio di vicepresidente. Sono totalmente corrotti. E tutto questo è anche un po’ perverso. C’è della pornografia infantile su quel disco rigido… Gliel’ho portato. Ho mostrato loro le foto della ragazza senza vestiti. Non hanno fatto un cazzo a riguardo. Perché i Biden possono farla franca con la pornografia infantile. È vergognoso. Non c’è da stupirsi che sia un presidente orribile. L’uomo è immorale», ha dichiarato Giuliani nel segmento TV sul canale Newsmax lo scorso mercoledì.

 

All’epoca, Giuliani aveva già fatto delle dichiarazioni esplosive nel suo podcast YouTube Common Sense. Il laptop, aveva dichiarato Giuliani, conteneva immagini sessualmente esplicite di minori.

 

«Quello che abbiamo trovato sono state una serie di fotografie che ci hanno molto preoccupato. Ci hanno dato molto fastidio perché c’erano fotografie di ragazze minorenni. Le ragazze minorenni erano vestite in modo molto provocante… pochissimi bikini e pose sessualmente provocanti».

 

«Ciò era preoccupante in sé e per sé, ma poi ce n’era una che era una vera e propria pornografia infantile. Semplicemente quella – voglio dire, come una volta [il giudice associato della Corte Suprema USA] Potter Stewart ha descritto la pornografia: “non puoi definirla, ma la riconosci quando la vedi”».

 

«Sapevamo anche quali erano i nostri obblighi perché Bernie [Kerik, vicepresidente senior di Giuliani Partners ed ex ministro dell’Interno iracheno ad interim dopo l’operazione Iraqi Freedom, ndr] era stato un poliziotto, e io ero stato assistente procuratore degli Stati Uniti e sindaco».

 

«Da pubblico ufficiale, se lo vedo, dovrei denunciarlo. Sarei obbligato a riportarlo come lo sono i medici,  quando si vede materiale pedopornografico, o si vedono le  prove che abbiamo visto anche nei messaggi di testo e nelle e-mail di un ambiente non sicuro per i bambini».

 

«Un ambiente notevolmente pericoloso per i bambini. Ancora una volta, non entrerò nei dettagli sul perché. È per la polizia del Delaware» aveva detto pubblicamente mesi fa Giuliani.

 

Come riportato da Renovatio 21, Biden avrebbe caricato alcune sue prodezze sessuali sul sito a luci rosse Pornhub. Altri messaggi che sono emersi dal PC abbandonato rivelebbero che l’uomo ha una visione eugenetica della società.

 

Alcuni, ai tempi delle polemiche, arrivarono a dichiarare che Biden, e di conseguenza la famiglia, fosse in affari più o meno diretti con il presidente cinese Xi Jinping. Un professore cinese aveva rivelato ad un incontro pubblico a Pechino che i miliardi che investitori cinesi avevano dato al fondo internazionale di Biden jr. facevano parte di un programma per reinserirsi nel nucleo del potere USA, dopo che vi era stata una disconnessione con l’era del presidente anticinese Donald Trump.

 

Nel frattempo gli affari dei Biden vanno avanti: pochi mesi fa la società di Private Equity di Hunter Biden ha investito milioni di dollari in una società che opera le centrali nucleari statali cinesi, che negli ultimi tempi hanno dato segno di essere pericolose.

 

Hunter Biden, che di recente ha fatto una bizzarra mostra dove ha venduto a caro prezzo i suoi quadri, è stato oramai mollato anche dall’establishment e dalla sinistra: il Washington Post ha pubblicato vignette contro di lui, mentre perfino un commentatore della CNN lo ha definito «swamp creature», ossia un mostriciattolo della palude della politica affaristica di Washington.

 

Tuttavia, in Italia per lui invece le PR vanno benissimo: Solferino, casa editrice del gruppo RCS-Corriere della Sera, ha pubblicato l’autobiografia di Hunter Biden Cose belle, un libro che molti americani considerano uno dei più goffi tentativi di lavaggio di reputazione mai visti.

 

Nel libro sono fatte confessioni – la droga, le prostitute, l’essere andato con la moglie del fratello morto – che non rivelano nulla di nuovo, tuttavia, grazie alla sozzura raccontata (e dalla quale il nostro sarebbe disintossicato, redento), l’attenzione viene spostata dall’argomento più scottante, ossia dal danaro che il giovane Biden, già misteriosamente chiamato a far parte del board del gigante ucraino del gas Burisma, potrebbe aver ricevuto dall’estero – e magari, secondo le accuse, girato in parte ad altri membri del clan.

 

Nel frattempo, escono i selfie di Hunter dal dentista che si rifà i denti distrutti dal crack.

 

Che dire. In effetti, sono cose belle.

 

 

 

 

Immagine di Gage Skidmore via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-SA 2.0)

 

Continua a leggere

Pedofilia

Apple scansionerà le vostre foto in cerca di materiale pedofilo

Pubblicato

il

Da

 

 

 

Giovedì Apple ha svelato le modifiche agli iPhone progettate per scovare casi di abusi sessuali su minori.

 

Entro la fine dell’anno, gli iPhone inizieranno a utilizzare una tecnologia complessa per individuare immagini  pedopornografiche, che gli utenti caricano sul servizio di archiviazione iCloud di Apple, ha affermato la società di Cupertino, fino a ieri conosciuta come baluardo della Privacy, specie in rapporto agli agguerriti concorrenti Facebook e Google.

 

Per individuare il materiale pedopornografico, o CSAM, caricato su iCloud, gli iPhone utilizzeranno una tecnologia chiamata hash di immagini, ha affermato Apple. Il software riduce una foto a un insieme univoco di numeri, una sorta di impronta digitale dell’immagine.

 

Il sistema operativo iPhone memorizzerà presto un database di hash di materiale pedopornografico noto fornito da organizzazioni come il National Center for Missing & Exploited Children, ed eseguirà tali hash contro gli hash di ogni foto in iCloud di un utente per vedere se c’è è una corrispondenza.

Dietro al nobile intento di combattere la pedofilia, non è difficile vedere che si tratta di un nuovo limite eroso dal capitalismo di sorveglianza

 

Una volta che c’è un certo numero di corrispondenze, le foto verranno mostrate a un dipendente Apple per assicurarsi che siano effettivamente immagini di abusi sessuali su minori. In tal caso, verranno inoltrati al National Center for Missing & Exploited Children e l’account iCloud dell’utente verrà bloccato.

 

Pare di capire che se Apple dovesse captare nell’apparecchio di un utente un’immagine pedofila, lo riporterebbe alle autorità. La legge statunitense impone alle aziende tecnologiche di segnalare alle autorità i casi di abusi sessuali su minori

 

Non c’è da rabbrividire solo per gli inevitabili casi di errore – ad esempio, se qualcuno riceve un’immagine non desiderata via Whatsapp, che scarica direttamente tutto sul telefono, oppure qualcuno che carica delle foto dei propri nipotini che fanno il bagnetto – ma per l’impianto generale filosofico e giuridico della proposta, che non prevede la possibilità di introdurre e giudicare i contenuti privati del consumatore, in una scalata verso un mondo di psicopolizia dove nemmeno il foro interiore è al riparo dal potere.

 

Insomma, dietro al nobile intento di combattere la pedofilia, non è difficile vedere che si tratta di un nuovo limite eroso dal capitalismo di sorveglianza.

 

«Hanno venduto la privacy al mondo e hanno fatto sì che le persone si fidassero dei propri dispositivi», ha dichiarato al New York Times Matthew D. Green, professore di crittografia alla Johns Hopkins University. «Ma ora stanno fondamentalmente capitolando alle peggiori richieste possibili di ogni governo. Non vedo come faranno a dire di no da qui in avanti».

 

Perché, se è possibile spiare e riportare allo Stato le foto dei cittadini per una causa giusta come la pedofilia, perché un domani non allargarsi anche ad altre cause giustissime, come l’evasione fiscale?

 

E uno Stato dove l’adulterio è ancora reato (in alcuni Paesi, come la modernissima Corea del Sud, lo era fino a pochi anni fa), perché non colpire gli adulteri osservandone le foto? Perché non individuare i dissidenti politici a partire dalle loro foto? (Questa cosa, in realtà, già la fanno con i social media, con o senza le potenti tecnologie di riconoscimento facciale come Clearview AI)?

 

Perché non colpire gli omofobi guardando direttamente dentro al loro telefono?

 

Ribaltatela come volete: perché non colpire gli omosessuali, o gli ebrei, o i musulmani, o i cattolici, o gli amanti della pizza con l’ananas guardando direttamente nelle loro foto personali?

 

Riassume il professor Green: «Cosa succede quando altri governi chiedono ad Apple di usarlo per altri scopi? Cosa dirà Apple?».

 

Ce lo chiediamo tutti, visto anche come tutte le grandi aziende tecnologiche si siano piegate plurime volte alle richieste isteriche del Partito Comunista Cinese. Proprio quest’anno Apple ha compromesso i dati privati ​​dei suoi utenti cinesi in Cina e censurato in modo proattivo le app nel Paese in risposta alle pressioni del governo della Repubblica Popolare.

 

È davvero curioso che, mentre montano queste operazioni di psicopolizia per una supposta lotta alla pedofilia, QAnon sia stato censurato in ogni piattaforma elettronica, che della lotta agli orchi ha fatto la sua primigenia raison d’etre.

Hanno iniziato a coltivare il terreno per questa spinta verso la disintegrazione della privacy, utilizzando come grimaldello l’incubo della pedofilia, ègià diversi anni fa.

 

Giornali come il New York Times pubblicavano reportage dove accusavano le grandi società tecnologiche, le quali «non sono riuscite a controllare adeguatamente le loro piattaforme» e quindi «la quantità di tali contenuti stava aumentando drasticamente».

 

C’è da notare che pochi anni fa Apple si rifiutò di sbloccare un iPhone appartenente alla coppia di coniugi terroristi responsabili del massacro di San Bernardino (2015). L’azienda fondata da Steve Jobs resistette alle imposizioni dell’FBI, tuttavia ogni informatica sa che si trattava di puro teatro: sbloccare un iPhone è qualcosa che può riuscire ad un hacker qualsiasi.

 

Si trattava, nel migliore dei casi, di un tentativo dell’autorità – la polizia federale – di stabilire la primazia dello Stato su Big Tech; nel peggiore dei casi era una pantomima per far credere che Apple tiene alla vostra Privacy e quindi che i vostri dati sono in sicurezza.

 

A noi tuttavia viene un altro pensiero: è davvero curioso che, mentre montano queste operazioni di psicopolizia per una supposta lotta alla pedofilia, QAnon sia stato censurato in ogni piattaforma elettronica, che della lotta agli orchi ha fatto la sua primigenia raison d’etre.

 

La spiegazione, che Renovatio 21 in passato ha già cercato di dare, è semplice, anche se non immediatamente intuitiva: da decenni è in corso sui media una lotta contro l’orco pedofilo, che si nasconde nelle chat dei ragazzini e nella tenebra del dark web, e soprattutto si nasconde fra le mura domestiche – il caso Veleno insegna molto in questo senso. Stranamente, le storie che vogliono che la pedofilia sia soprattutto un affare delle élite, non tirano più di tanto.

 

Prendete il caso Epstein: fu arrestato e condannato con accuse di traffico sessuale di minorenni a metà degli anni 2000. Nessun giornale, se non qualche sito «complottista», se ne occupò davvero, al punto che la pressione sul caso talmente poca che il Principe Andrea d’Inghilterra andò a trovarlo a Nuova York appena Epstein uscì di galera. Diciamo pure che anche oggi il caso, dopo l’ancora più pazzesco colpo di scena del suo suicidio mentre doveva essere guardato a vista, raccoglie molto meno interesse di quel che dovrebbe.

Se provi ad ipotizzare, anche in modo fantasioso, che le élite abbiano questo coté pedofilo, ti ridicolizzano, ti bandiscono, ti disintegrano. Se invece vuoi dimostrare che la pedofilia riguarda il volgo, ti danno il permesso di spiare nei cellulari degli altri

 

Poco tempo fa fu arrestato e condannato per pedofilia George Nader, uno degli uomini di collegamento tra gli USA e gli alleati del Golfo Persico. Non era la prima volta che lo beccavano. Nader fu un testimone importante dell’inchiesta anti-Trump chiamata Russiagate, che finì come noto in una bolla di sapone.

 

E per rimanere in Italia, ci sono rimaste impresse le parole che l’anno passato proferì il sostituto procuratore Ornella Galeotti, ascoltata dalla Commissione d’inchiesta parlamentare, dove si ricostruivano gli anni dell’inchiesta Forteto riaperta nel 2011: «Ho ricevuto un genere di atteggiamenti e pressioni che non mi è mai più capitato».

 

Tanti altri episodi, legati alla pedofilia tra le cerchie di enti transnazionali sono ancora più ignorati dei casi che abbiamo riportato sopra.

 

Come mai? Chiedetelo a QAnon. Se provi ad ipotizzare, anche in modo fantasioso, che le élite abbiano questo coté pedofilo, ti ridicolizzano, ti bandiscono, ti disintegrano.

 

Se invece vuoi dimostrare che la pedofilia riguarda il volgo, ti danno il permesso di spiare nei cellulari degli altri.

Ricordatelo: oggi ti spiano per la pedofilia, domani per il tuo orientamento politico, o per qualsiasi altro intimo fattore deciso dal potere costituito

 

E ricordatelo: oggi ti spiano per la pedofilia, domani per il tuo orientamento politico, o per qualsiasi altro intimo fattore deciso dal potere costituito.

 

Sarebbe questa la democrazia del XXI secolo? Davvero?

 

 

 

 

 

Continua a leggere

Arte

Don Camillo no-vax: Guareschi e l’antivaccinismo

Pubblicato

il

Da

 

 

 

 

 

Il 22 luglio 1968 moriva a Cervia Giovannino Guareschi, l’autore del celeberrimo Don Camillo. Giornalista, caricaturista, umorista, il grande emiliano risulta essere ad oggi scrittore italiano più tradotto al mondo.

 

I più ignorano il fatto che una prima vera riflessione di carattere spirituale sui vaccini in Italia la fece proprio Guareschi.

 

Il vaccino come «zanna del gran Mostro, lo Stato, che uncina una nuova tenera vittima»

Ad alcuni incontri passati di Renovatio 21 abbiamo avuto modo di leggere questa pagina dei suoi scritti, che ancora oggi sorprende per la la lucidità e l’attualità del suo pensiero.

 

In queste righe Guareschi ci racconta della Pasionaria , che è il soprannome affibbiato alla figlia Carlotta. Dall’età del suo ingresso nella scuola – di cui qui si parla in queste pagine – Giovannino si riferiva alla bambina utilizzando il pronome «me».

 

Scrive Guareschi in un testo ora contenuto in un libro della figlia (La famiglia Guareschi, Rizzoli):

 

La comprensione delle «donnette dei lontani paesi del mezzogiorno che si mettevano in rivoluzione per impedire che vaccinassero i loro bambini». Ecco le mamme no-vax di cento anni fa, quelle per cui l’unica legge possibile era la legge naturale…

Io, un tempo, quando sfogliavo le vecchissime Domeniche del Corriere leggevo sorridendo la spiegazione de Le nostre pagine a colori e mi facevano pena le donnette dei lontani paesi del mezzogiorno che si mettevano in rivoluzione per impedire che vaccinassero i loro bambini. Ma allora non capivo un accidente e pensavo alla greve ignoranza, e alle nebbie grasse della superstizione che inducevano le povere donnette a reputare i medici governativi emissari di chi sa mai quale paurosa centrale di maleficio. E invece le donnette agivano per istinto e credevano di difendere le loro creature dal maleficio, mentre le difendevano dal sopruso dello Stato.

 

È un sopruso necessario ma la lancetta del medico che, per legge, inocula il benefico vaccino nel braccino di vostro figlio, è una zanna del gran mostro, lo Stato, che uncina una nuova tenera vittima.

 

Adios, Pasionaria: io adesso abbandonerò la tua mano tiepida e ti sacrificherò al dio crudele creato dalla gente che non crede in Dio perché, se vi credesse, potrebbe vivere felice all’ombra delle sue Eterne Leggi.

 

Adios, Pasionaria: lo Stato fa le strade e fa camminare le ferrovie e illumina le città, di notte, ma ci toglie la libertà, e regola i nostri atti e anche i nostri pensieri, e sempre più ci avvince nella matassa ormai inestricabile  delle sue leggi e dei suoi regolamenti, e sempre più ci trasforma in trascurabili ingranaggi di un’orrenda macchina che consuma sangue e serve solo a macinare aria. 

 

L’idea che il cittadino contribuente che vuole «difendere la propria personalità e quella dei suoi figlioli» in realtà «quel mostro… egli stesso ha contribuito a creare e che egli stesso alimenta, togliendosi il pane di bocca». Le nostre tasse che finanziano la Necrocultura di Stato, la devastazione umana e biologica del nostro Paese… Guareschi lo aveva stupendamente compreso 70 anni fa

E io che mi indigno se il treno ritarda di cinque minuti, il treno dello Stato, io ora sono pieno di amarezza perché debbo permettere che lo Stato mi porti via la mia bambina per insegnarle l’abicì governativo.

 

Quale tempesta nel tenero cranio di un povero borghese che cerca di difendere la propria personalità e quella dei suoi figlioli da quel mostro che egli stesso ha contribuito a creare e che egli stesso alimenta, togliendosi il pane di bocca.

 

Adios, Pasionaria.

 

 

Lasciamoci qualche momento affinché queste parole affondino un po’ nel nostro essere.

 

Il vaccino come «zanna del gran Mostro, lo Stato, che uncina una nuova tenera vittima». Lo Stato Moloch di cui vi abbiamo scritto tante volte, quello che ci chiede il sacrificio umano dei nostri figli…

 

La comprensione delle «donnette dei lontani paesi del mezzogiorno che si mettevano in rivoluzione per impedire che vaccinassero i loro bambini». Ecco le mamme no-vax di cento anni fa, quelle per cui l’unica legge possibile era la legge naturale…

Peppone, come Don Camillo, è morto pugnalato: al suo posto abbiamo Di Maio e Zan, il gender e il niente, Conte e Letta, l’Euro e il lockdown, Grillo e Speranza, la globalizzazione e la decrescita del genere umano

 

L’idea che il cittadino contribuente che vuole «difendere la propria personalità e quella dei suoi figlioli» in realtà «quel mostro… egli stesso ha contribuito a creare e che egli stesso alimenta, togliendosi il pane di bocca». Le nostre tasse che finanziano la Necrocultura di Stato, l’autodevastazione umana e biologica del nostro Paese… Guareschi lo aveva stupendamente compreso 70 anni fa.

 

Si tratta di parole che rimbombano potenti più che mai in questo Anno del Signore 2021. Dove la chiesa di Don Camillo lo ha tradito vigliaccamente, e dove non esiste più nemmeno Peppone – cioè un comunista che, per lo meno, crede nella famiglia, nel lavoro e nella materia. Peppone, come Don Camillo, è morto pugnalato: al suo posto abbiamo Di Maio e Zan, il gender e il niente, Conte e Letta, l’Euro e il lockdown, Grillo e Speranza, la globalizzazione e la decrescita del genere umano.

 

 

Invece di Marx ora c’è Bill Gates. Invece di Stalin, Jeff Bezos e Xi Jinping – ma non è detto che i loro soldatini politici locali lo sappiano

Invece di Marx ora c’è Bill Gates. Invece di Stalin, Jeff Bezos e Xi Jinping – ma non è detto che i loro soldatini politici locali lo sappiano, perché non hanno totalmente contezza di ciò che fanno, pardon, di ciò che eseguono.

 

E invece di Pio XII, abbiamo Bergoglio… questo è il quadro per la strage dei Don Camillo, per la loro estinzione. Queste sono le precondizioni che hanno consentito l’instaurarsi dello Bioterrorismo di Stato per tramite del virus cinese e della siringa genetica.

 

Vogliamo ricordare Guareschi anche per un’altra vicenda, che ci pare pure oggi assai importante. Guareschi, oltre che un profeta della mostruosità dello Stato vaccinale che vuole divorare i nostri figli, è anche un vero martire della libertà di parola. Qualcosa che ora manca a ognuno di noi, scrittore o no.

 

E invece di Pio XII, abbiamo Bergoglio… questo è il quadro per la strage dei Don Camillo, per la loro estinzione. Queste sono le precondizioni che hanno consentito l’instaurarsi dello Bioterrorismo di Stato per tramite del virus cinese e della siringa genetica

Nel 1950, la rivista di Guareschi Candido pubblicò una vignetta satirica che canzonava il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, ritratto in caricatura circondato, al posto della guardia d’onore presidenziale – cioè i corazzieri –, da gigantesche bottiglie di vino Nebbiolo, che Einaudi produceva proprio nei suoi terreni in Piemonte. Le bottiglie erano etichettata con il logo istituzionale e la dicitura senatore.

 

La vignetta fu stata giudicata «in disprezzo del presidente» dal giudice epoca. Guareschi, in quanto direttore della rivista, fu ritenuto responsabile e condannato a otto mesi di carcere. Incensurato, non andò in galera – per stavolta.

 

Guareschi, oltre che un profeta della mostruosità dello Stato vaccinale che vuole divorare i nostri figli, è anche un vero martire della libertà di parola. Qualcosa che ora manca a ognuno di noi, scrittore o no

Finì diversamente nel 1954, quando lo scrittore fu accusato di diffamazione dopo aver pubblicato il facsimile di due lettere in tempo di guerra di Alcide De Gasperi. Nelle missive, De Gasperi chiedeva che gli Alleati bombardassero la periferia della capitale per «per infrangere l’ultima resistenza morale del popolo romano». Si trattava degli stessi quartieri sulle cui rovine fumanti papa Pio XII si inginocchiò a braccia aperte. Coincidenza, Pio XII giammai concesse un’udienza al fondatore della Democrazia Cristiana, nemmeno quando egli divenne per otto volte Primo Ministro. Egli morì ancora gonfio di indignazione per questo sgarbo diplomatico. Forse che proprio nelle rivelazioni di Guareschi  possa essere cercato il motivo dello sgarbo diplomatico del Pontefice nei confronti di De Gasperi?

 

Ad ogni modo, il perito calligrafico del tribunale di Milano dichiarò che si trattava di lettere autentiche, uscite dalla penna dello «statista» trentino.

 

Tuttavia, dopo due mesi il processo si risolse in modo favorevole a De Gasperi. Guareschi rifiutò di impugnare il verdetto e trascorse 409 giorni nel carcere di San Francesco di Parma, e altri sei mesi in libertà vigilata ai domiciliari.

 

Ammirate: che esempio enorme, Giovannino Guareschi.

 

Aggiungiamoci pure il fatto che fosse un cultore del tabarro, come testimonia la foto di Guareschi «tabarro e nebbia» nel 1953, e tante immagini dipinte nei suoi racconti («Don Camillo, preso il pesante tabarro, se ne avvolse e inforcò la bicicletta…”»).

Caro Peppone che ti rivolti nella tomba, guarda cosa ti è toccato: ripetiamo,. non c’è Stalin, c’è Draghi, c’è Speranza, Renzi, Luxuria… Non c’è l’Internazionale, c’è il GAVI di Bill Gates. Non c’è il Patto di Varsavia, c’è la Open Society Foundation di Soros

 

Quindi piangiamo ancora più forte: perché non abbiamo più intellettuali così?

Chissà cosa avrebbe pensato Giovannino vedendo che lo Stato-macchina è diventato un superstato mondialista, i cui ingranaggi siamo sempre noi, ma il cui fine è la nostra stessa distruzione

 

Perché ora ci toccano i Michele Serra, gli Emanuele Trevi, i Roberto Saviano, e tutti coloro che i vaccini non li vogliono combattere, ma imporre, e che i presidenti non li vogliono criticare, ma esaltare come nemmeno gli scrivani di partito ai tempi di Stalin.

 

Perché, caro Peppone che ti rivolti nella tomba, guarda cosa ti è toccato: ripetiamo,. non c’è Stalin, c’è Draghi, c’è Speranza, Renzi, Luxuria… Non c’è l’Internazionale, c’è il GAVI di Bill Gates. Non c’è il Patto di Varsavia, c’è la Open Society Foundation di Soros.

 

Ha scritto Guareschi «Lo Stato fa le strade e fa camminare le ferrovie e illumina le città, di notte, ma ci toglie la libertà, e regola i nostri atti e anche i nostri pensieri, e sempre più ci avvince nella matassa ormai inestricabile  delle sue leggi e dei suoi regolamenti, e sempre più ci trasforma in trascurabili ingranaggi di un’orrenda macchina che consuma sangue e serve solo a macinare aria»

 

Don Camillo, prega per noi – prega per darci la forza di resistere al superstato globale della Cultura della Morte sotto il quale siamo finiti tutti

Chissà cosa avrebbe pensato vedendo che lo Stato-macchina è diventato un superstato mondialista, i cui ingranaggi siamo sempre noi, ma il cui fine è la nostra stessa distruzione.

 

Don Camillo, prega per noi – prega per darci la forza di resistere al superstato globale della Cultura della Morte nel quale siamo stati inghiottiti tutti.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

PER APPROFONDIRE

Abbiamo parlato di


In affiliazione Amazon

Continua a leggere

Essere genitori

Coro gay: «Convertiremo i vostri figli, stiamo venendo a prenderli». Alcuni dei cantanti potrebbero avere precedenti per molestie a minori

Pubblicato

il

Da

 

 

 

La scorsa settimana il San Francisco Gay Men’s Chorus ha pubblicato un video musicale intitolato «Message From the Gay Community» («messaggio dalla comunità gay»).

 

Il video inizia con un cantante che introduce la melodia dicendo: «Mentre celebriamo l’orgoglio [«pride», ndr] e i progressi che abbiamo fatto negli ultimi anni, c’è ancora del lavoro da fare. Quindi a quelli di voi là fuori che stanno ancora lavorando contro la parità di diritti, abbiamo un messaggio per voi».

 

Il testo dice letteralmente:

 

Abbiamo un messaggio per voi:

Pensate che corromperemo i vostri figli, se la nostra agenda non viene confermata.

Bene. Solo per questa volta, avete ragione: convertiremo i vostri figli… Non c’è davvero modo di sfuggire.

Abbiamo un messaggio per voi:

Pensate che corromperemo i vostri figli, se la nostra agenda non viene confermata.

Bene. Solo per questa volta, avete ragione: convertiremo i vostri figli… Non c’è davvero modo di sfuggire.

 

In seguito il video è stato cancellato, o quantomeno reso «privato» nel canale YouTube. La motivazione, hanno fatto sapere, è per le numerose «minacce» che sarebbero arrivate all’indirizzo del coro. Al momento in cui pubblichiamo questo articolo il video parrebbe tornato visibile su YouTube ma non è possibile metterlo in condivisione su altri siti.

 

Nel frattempo, il paroliere della canzone – oramai conosciuta universalmente come «We’ll convert your children, we’re coming for them» («Convertiremo i vostri figli, stiamo venendo a prenderli») – ha assicurato su Twitter che si trattava di una parodia, di satira. Come nota Lifesitenews, anche se ciò fosse vero, questo non significa che il messaggio sia forte e chiaro: abbiamo vinto la guerra culturale, dicono i gay, e le spoglie di questa guerra sono i vostri stessi figli, che ora non possono sfuggire (letteralmente) all’indottrinamento omotransessualista a scuola e perfino nei cartoni, con le Drag Queen che raccontano fiabe a bambini piccoli e perfino lo sport e la Chiesa che mandano in continuazioni messaggi pro-Sodoma.

 

Tuttavia questa scusa della satira ricorda a Renovatio 21 un caso identico, avvenuto anni fa. Nel febbraio 1987, comparve sulla testata americana Gay Community News un testo (che non sarebbe sbagliato etichettare come un vero hate speech eterofobo, ma per quello la legge non c’è e non ci sarà mai) intitolato Gay Manifesto. Lo firmava un certo Michael Swift, che alcuni credono fosse solo uno pseudonimo.

 

L’incipit di questo «Manifesto omosessuale» recitava:

 

Gay Manifesto, 1987: «sodomizzeremo i vostri figli, emblema della vostra debole mascolinità, dei vostri sogni superficiali e delle bugie volgari. Li sedurremo nelle vostre scuole, nei vostri dormitori, nelle vostre palestre, nei vostri spogliatoi, nei vostri palazzetti dello sport, nei vostri seminari, nei vostri gruppi giovanili, nei bagni dei vostri cinema, nei vostri dormitori dell’esercito, nelle vostre fermate dei camion, nei vostri club per soli machi, nelle vostre Camere dei Deputati, ovunque gli uomini stiano assieme agli uomini. I vostrif igli diventeranno i nostri servi e obbediranno ai nostri ordini. Saranno riplasmati a nostra immagine. Verranno a desiderarci e ad adorarci»

«Sodomizzeremo i vostri figli, emblema della vostra debole mascolinità, dei vostri sogni superficiali e delle bugie volgari. Li sedurremo nelle vostre scuole, nei vostri dormitori, nelle vostre palestre, nei vostri spogliatoi, nei vostri palazzetti dello sport, nei vostri seminari, nei vostri gruppi giovanili, nei bagni dei vostri cinema, nei vostri dormitori dell’esercito, nelle vostre fermate dei camion, nei vostri club per soli machi, nelle vostre Camere dei Deputati, ovunque gli uomini stiano assieme agli uomini. I vostrif igli diventeranno i nostri servi e obbediranno ai nostri ordini. Saranno riplasmati a nostra immagine. Verranno a desiderarci e ad adorarci».

 

Anche in questo caso, qualcuno ha detto che si trattava solo di uno scherzo, una parodia, non c’era da credere a quelle parole. Satira. (Satira di cosa, poi, non è dato saperlo)

 

Allora non c’erano musica e faccioni di omosessuali sorridenti, quella volta, e il messaggio era espresso con una crudezza totale: tuttavia, ci chiediamo, quanto si discosta da quello appena andato in onda su YouTube?

 

Riguardo al video «Convertiremo i vostri figli» di questi giorni, Rod Dreher, autore del famoso libro L’opzione Benedetto, ha scritto ha scritto sull’American Conservative:

 

«Il disprezzo che questi uomini mostrano nei confronti dei genitori che non la pensano come loro è al centro di tutto questo. La provocazione che dice, qualunque siano le vostre convinzioni religiose, ruberemo i cuori e le menti dei vostri figli, e non c’è niente che voi stupidi possiate fare per fermarci. Dà via il gioco. Dà via il gioco per loro e per tutti i loro alleati aziendali».

 

Dreher forse non immagine che potrebbe trattarsi non di una semplice provocazione. Il sito Western Journal sostiene che «alcuni dei membri di un coro di uomini gay che hanno pubblicato il  controverso video virale in cui i cantanti hanno promesso di “corrompere i tuoi figli” e “convertire i tuoi figli” sembrerebbero essere condannati per pedofilia».

«Usando la  Wayback Machine , il Western Journal ha ottenuto l’elenco apparentemente cancellato dei membri del coro e ha incrociato quei nomi con un database  di autori di reati sessuali registrati in California».

Il sito Western Journal sostiene che «alcuni dei membri del coro di uomini gay sembrerebbero essere condannati per pedofilia»

 

«Mentre alcuni nomi potrebbero essere una coincidenza – alcuni trasgressori potrebbero essere omonimi dei membri del coro  – il Western Journal ha portato alla luce almeno quattro partite credibili».

 

Uno di essere potrebbe essere stato condannato per «atti osceni o lascivi con un bambino di età inferiore ai 14 anni» nel 1985.

 

Un altro nome ha ricevuto una identica condanna per «atti osceni o lascivi con un bambino di età inferiore ai 14 anni» nel 2001.

«Convertiremo i tuoi figli / succede poco a poco / con calma e sottilmente e tu lo noterai a malapena / Stiamo venendo a prenderli / Stiamo venendo a prendere tuoi bambini / Stiamo venendo a prendere i vostri figli.»

 

Stessa sentenza del giudice per un terzo nome condannato nel 2018 e rilasciato nel 2020.

 

Un quarto nome potrebbe essere stato condannato nel 1998; come nel caso precedente, si potrebbe trattare, sostiene il sito americano, di un omonimo di un membro del consiglio di amministrazione del coro.

 

«Convertiremo i tuoi figli / succede poco a poco / con calma e sottilmente e tu lo noterai a malapena» canta il coro nella canzone. Per poi concludere.

 

Stiamo venendo per loro.

Visto che sono gli LGBT che parlano direttamente di bambini, non può più essere chiaro – specie oggi, con la discussione del DDL Zan in Senato – che la tematica non riguarda solo la loro libertà sessuale, e neppure solo la nostra libertà di parola: riguarda la nostra dimensione dell’essere genitori, la difesa ultima della nostra prole di fronte a chi vuole privarci anche di quest’ultima sovranità, quella sulla nostra famiglia, sulla continuazione biologica e morale di ciò che siamo

Stiamo venendo a prendere i tuoi bambini.

Stiamo venendo a prenderli.

Stiamo venendo a prendere i tuoi figli.

 

Visto che sono gli LGBT che parlano direttamente di bambini, non può più essere chiaro – specie oggi, con la discussione del DDL Zan in Senato – che la tematica non riguarda solo la loro libertà sessuale, e neppure solo la nostra libertà di parola.

 

No: riguarda la nostra genitorialità, la dimensione dell’essere genitori (che, una volta che accade, ci definisce per sempre), la difesa ultima della nostra prole di fronte a chi vuole privarci anche di quest’ultima sovranità, quella sulla nostra famiglia, sulla continuazione biologica e morale di ciò che siamo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Continua a leggere

Più popolari