Terrorismo
Attentato a Trump, immagini e testimonianze
Hanno cercato di uccidere Donald Trump, ma hanno fallito.
L’immagine di forza che ha rimandato il presidente, sopravvissuto all’attentato, è incontrovertibile.
Nuovi video lo mostrano alzare il pugno verso la folla pure mentre lo mettono nel SUV del suo motorcade, il corteo presidenziale.
This is the Secret Service protection they provided to Trump? Holy sh*t.
Time for private security. ASAP.
— End Wokeness (@EndWokeness) July 14, 2024
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Deve ancora stabilirsi una narrativa sul tentato assassinio di Trump. I media mainstream annaspano: la maggior parte delle testate americane, è stato notato, stanno rifiutando di chiamarlo «attentato».
Come abbiamo visto, lo stesso ha fatto Biden durante il discorso alla nazione chiesto per l’occasione, dove ha usato parole di circostanza verso il candidato sfidante.
Joe Biden won’t call it an assassination attempt ???? pic.twitter.com/k7A9enqAY3
— Hodgetwins (@hodgetwins) July 14, 2024
Una commentatrice della CNN è arrivata a dire che il messaggio di Trump rialzatosi – «Fight» – sia sbagliato.
CNN’s Jamie Gangel attacks Trump for saying “Fight! Fight! Fight!” after someone tried to murder him.
Literally, she complains about what he did 5 seconds after he was shot
“That’s not the message that we want to being sending right now. We want to tamp it down” pic.twitter.com/GHhU2lLI2Z
— Ryan Saavedra (@RealSaavedra) July 14, 2024
La dottoressa Gold, di cui si ricorda la battaglia in prima linea contro la pandemia e vaccini e la partecipazione al 6 gennaio (cosa per cui è stata condannata) ha mostrato immagini di Times Square, la grande piazza di Nuova York con schermi e mediafacciate ovunque, dove da nessuna parte veniva trasmessa la notizia dell’attentato al candidato ex presidente.
I am in the center of Times Square.
Not a single video monitor reporting that President Trump has been shot.
The depth of the censorship and propaganda is astounding. pic.twitter.com/e5u9fG7HMc
— Dr. Simone Gold (@drsimonegold) July 13, 2024
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Trump nel frattempo è già stato dimesso dall’ospedale ed è volato in New Jersey.
????JUST IN: President Trump’s motorcade leaves hospital pic.twitter.com/yiMm62xEw5
— Benny Johnson (@bennyjohnson) July 14, 2024
Iniziano ad emergere anche le testimonianze che testimoniano il fiasco totale della sicurezza. La BBC intervista un testimone che dice di aver allertato subito polizia e Servizio Segreto quando ha visto l’attentatore armato salire sul tetto. Dice di essere rimasto due o tre minuti con il dito puntato verso lo sparatore, prima di sentire i colpi.
This man warned the police and Secret Service that there was a suspicious man with a rifle. They ignored him.
The head of Trump’s Secret Service needs to RESIGN! pic.twitter.com/OAdqyhLTbM
— Libs of TikTok (@libsoftiktok) July 14, 2024
So many witnesses saying they alerted police and Secret Service of a suspicious man on the roof with a gun.
They did nothing.
Unbelievable failure. The head of Secret Service needs to resign. pic.twitter.com/JOMVNdI9aq
— Libs of TikTok (@libsoftiktok) July 14, 2024
???????? | Un médico de urgencias en el mitin de Trump en Pensilvania dice que realizó procedimientos para salvarle la vida a una persona entre la multitud que estaba sentada detrás del expresidente Donald Trump, que había recibido un disparo y estaba en mal estado. pic.twitter.com/iohwE8Rn8u
— Alerta News 24 (@AlertaNews24) July 14, 2024
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In un’inquadratura che riprende il palco, è possibile vedere i cecchini delle forze dell’ordine sopra il tetto mirare probabilmente il tiratore. Poi si odon gli spari.
Here’s footage the moment sniper shot the shooter at Trump rally ???? pic.twitter.com/rIimNj4Its
— Shannonnn sharpes Burner (PARODY Account) (@shannonsharpeee) July 14, 2024
In rete girano immagini cruente dell’attentatore morto, e NON GUARDATE SE SIETE SENSIBILI.
Le prime notizie lo descrivevano come un repubblicano vicino alle posizioni pro-armi libere. Alcuni ora sostengono avesse donato una modica cifra alla campagna di Joe Biden. Dell’attentatore stanno circolando anche video fake.
This is the Trump assassin
We need to find out EVERYTHING about him pic.twitter.com/CDkAuxNTSI
— DC_Draino (@DC_Draino) July 14, 2024
Una foto drammatica mostra anche del sangue sugli spalti.
Someone lost his life. Donald Trump survived, but the assassination attempt had more than one victim.
This is no longer just an attempt. pic.twitter.com/QEvcSHxOF3— Naomi Seibt (@SeibtNaomi) July 13, 2024
Fotografie di impatto incredibili intanto mostrano il momento storico che stiamo vivendo. Su tutte, quella che probabilmente è la foto del secolo, che abbiamo pensato essere generata con l’AI, invece pare essere proprio vera.
— Tucker Carlson (@TuckerCarlson) July 13, 2024
— ALX ???????? (@alx) July 13, 2024
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I meme pure fioccano senza requie
Truth: #MAGA pic.twitter.com/yy6z0c2zDb
— I Love America News (@ILA_NewsX) July 14, 2024
unconfirmed photo of suspect pic.twitter.com/6y5UxQmKHT
— Jon Gabriel (@exjon) July 13, 2024
NOT TODAY, DEEP STATE!!!???????????? pic.twitter.com/7wslIRO45z
— il Donaldo Trumpo (@PapiTrumpo) July 13, 2024
They are not the same. pic.twitter.com/HM0pxyEINO
— Planet Of Memes (@PlanetOfMemes) July 14, 2024
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Immagine da Twitter
Terrorismo
Autobombe in Colombia pochi giorni prima che il leader sostenuto da Trump «el Tigre» prenda il potere
Desde otros puntos de Cúcuta también fueron captadas las explosiones en contra del comando de la Policía de Norte de Santander.
El atentado estaría dirigido contra la Unidad de Operaciones Especiales Jungla. Video: cortesía 99.9FM📻 pic.twitter.com/aLmuGXOfAt — Caracol Radio Cúcuta (@CaracolCucuta) August 1, 2026
#EnDesarrollo | Al menos una decena de personas heridas, entre uniformados y civiles, deja un violento ataque con exposivos contra el comando de la Policía Norte de Santander, en Cúcuta.
Los hechos ocurrieron en la madrugada de este sábado cuando fueron activadas varias cargas… pic.twitter.com/CjpANSGbVc — Metropolitano Noticias (@metropolitano_X) August 1, 2026
🔴Un atentado con explosivos se registró en la madrugada de este sábado 1 de agosto en inmediaciones del comando del Departamento de Policía de Norte de Santander, en Cúcuta.
Imágenes en el video 📹 Más detalles aquí ⬇️https://t.co/cJSBEPpC25 pic.twitter.com/E46Y09q18x — EL TIEMPO (@ELTIEMPO) August 1, 2026
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Terrorismo
Scontro tra Repubblica Democratica del Congo e Ruanda sul piano di disarmo dei ribelli
La Repubblica Democratica del Congo (RDC) e il Ruanda si sono scambiati accuse reciproche in merito a un piano proposto per disarmare un gruppo militante attivo sul lato congolese del confine condiviso, mettendo in luce nuove tensioni sull’accordo di pace mediato dal presidente statunitense Donald Trump.
Martedì Kinshasa ha annunciato che le Forze Democratiche per la Liberazione del Ruanda (FDLR) hanno firmato un protocollo che disciplina il disarmo, la smobilitazione e il trasferimento in aree di accampamento designate.
Il ministro congolese per l’integrazione regionale, Floribert Anzuluni, ha dichiarato che i membri delle FDLR non saranno rimpatriati forzatamente in Ruanda, e che i combattenti e i loro familiari potranno trasferirsi in un paese terzo qualora non vengano soddisfatte le condizioni per il rimpatrio volontario. Ha aggiunto che non esiste una stima concordata del numero di persone coinvolte e che i siti di accampamento e il calendario di attuazione sono ancora in fase di definizione.
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Le FDLR, formate da combattenti di etnia Hutu, alcuni dei quali legati al genocidio ruandese del 1994, operano nella Repubblica Democratica del Congo orientale da decenni. Kigali ha accusato le forze congolesi di collaborare con il gruppo, che considera una minaccia per il Ruanda.
Il portavoce del governo congolese, Patrick Muyaya, ha descritto il protocollo come una «svolta fondamentale» nella gestione della questione delle FDLR, affermando che è conforme agli Accordi di Washington e dimostra i progressi compiuti da Kinshasa nel rispetto dei propri impegni e accusando il Ruanda di aver usato la presenza delle FDLR come pretesto per giustificare l’aggressione contro la Repubblica Democratica del Congo per 30 anni.
Il ministro degli Esteri ruandese Olivier Nduhungirehe ha respinto il protocollo definendolo una «manovra dilatoria» di Kinshasa, sostenendo che le FDLR non sono parte degli Accordi di Washington, bensì il gruppo armato preso di mira dalle relative disposizioni in materia di sicurezza.
«I responsabili del genocidio delle FDLR non sono parte di questi accordi; ne sono invece soggetti», ha scritto su X, aggiungendo che il principale obbligo di sicurezza della Repubblica Democratica del Congo avrebbe dovuto essere adempiuto entro 90 giorni.
Nduhungirehe ha inoltre accusato Kinshasa di aver intensificato il sostegno militare alle FDLR e di aver integrato molti dei suoi combattenti nell’esercito congolese da quando gli accordi sono stati firmati il 4 dicembre 2025. La Repubblica Democratica del Congo ha precedentemente negato di sostenere il gruppo armato.
Lo scorso dicembre, nella capitale statunitense, i leader della Repubblica Democratica del Congo e del Ruanda hanno formalizzato gli Accordi di Washington per la Pace e la Prosperità. L’accordo impegna entrambe le parti a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale dell’altra, a cessare le ostilità, a sostenere il disimpegno delle forze armate, a facilitare il ritorno dei rifugiati e a promuovere la cooperazione economica regionale. Prevede inoltre che Kinshasa neutralizzi le FDLR e che il Ruanda revochi le sue «misure difensive», che secondo la Repubblica Democratica del Congo equivalgono al ritiro delle truppe ruandesi dal suo territorio.
Le relazioni tra i due stati africani sono tese da decenni a causa della guerra civile nel Congo orientale. Kinshasa ha ripetutamente accusato Kigali di sostenere il gruppo ribelle M23, accuse che il governo ruandese ha sempre respinto.
Migliaia di persone sono state uccise e centinaia di migliaia sfollate da quando gli scontri tra l’M23 e le forze congolesi si sono intensificati nel gennaio 2025, con i ribelli che hanno conquistato Goma, capitale del Nord Kivu, e Bukavu, capitale del Sud Kivu.
Come riportato da Renovatio 21, quest’anno le autorità della RDC orientale hanno rinvenuto fosse comuni contenenti almeno 172 corpi nei dintorni della città di Uvira, dopo il ritiro del gruppo ribelle M23, formato precipuamente da vatussi, che aveva occupato temporaneamente la zona alla fine del 2025. La scoperta è avvenuta pochi giorni dopo l’uccisione del portavoce militare dell’M23, Willy Ngoma, in un attacco con droni attribuito presumibilmente all’esercito congolese nel vicino Nord Kivu.
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A settembre 2025 un eccidio si era verificato nel villaggio di Ntoyo, nella zona orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC). I membri delle Forze Democratiche Alleate (ADF), affiliate allo Stato Islamico, si sono presentati travestiti da civili per mescolarsi tra la popolazione, per poi scatenare all’improvviso una strage aprendo il fuoco e aggredendo i cristiani con asce e machete.
Il Movimento 23 marzo (M23) è un gruppo ribelle armato attivo nell’est della Repubblica Democratica del Congo, soprattutto nelle province del Nord e Sud Kivu. È composto principalmente da tutsi (cioè vatussi) congolesi e prende il nome dall’accordo di pace del 23 marzo 2009 tra il governo congolese e il CNDP (Congresso Nazionale per la Difesa del Popolo), accordo che il M23 accusò di essere stato violato.
L’ideologia ufficiale del M23 si basa sulla difesa dei diritti dei tutsi congolesi (Banyamulenge e altri gruppi), trattati come «stranieri» e minacciati da milizie hutu (FDLR, eredi dei genocidari ruandesi del 1994). Denuncia corruzione governativa, discriminazione etnica e mancata integrazione. In pratica, è considerato da molti un proxy ruandese, ora retto dai vatussi di Paul Kagame), sia per motivi di sicurezza (contro il FDLR) e pure economici (controllo dell’estrazione del coltan, dell’oro e altre miniere). Vari accusano M23 di etnonazionalismo tutsi e di alimentare un ciclo di violenza etnica legato al genocidio ruandese del 1994.
Come riportato da Renovatio 21, alcune voci hanno accusato il Ruanda di essere dietro l’assassinio nel 2021 dell’ambasciatore italiano in Congo Luca Attanasio
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Bioetica
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