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Pensiero

La piramide miliardaria dei nuovi bisogni

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C’era una volta la piramide di Maslow. Nel suo volume Motivation and Personality (1954), lo psicologo americano Abrahm Maslow creò il concetto di «gerarchia dei bisogni». Lo studioso distinse 5 livelli, a partire dai più fondamentali (come quelli legati alla fisiologia e alla sicurezza) verso quelli via via più complessi (appartenenza, autorealizzazione), passando dal respiro alla creatività, dall’alimentazione all’autostima, dal sonno all’amicizia.

 

Ebbe l’intuizione di raffigurare lo schema in forma di piramide, per significare visivamente che quanti non abbiano risolto le prime due o tre fasi non accedono a una vita «piena» o, come si suol dire in certi ambienti, “degna di essere vissuta” – riformuliamo: una vita che assomigli in qualche modo a quella che era possibile vivere fino a poco tempo fa. 

L’ora presente, di fatto, nega i bisogni di appartenenza (amicizia, affetto familiare, intimità) arrivando addirittura a proibire, dopo aver tenuto a distanza le persone per mesi, di trascorrere il Natale in famiglia

 

L’ora presente, di fatto, nega i bisogni di appartenenza (amicizia, affetto familiare, intimità) arrivando addirittura a proibire, dopo aver tenuto a distanza le persone per mesi, di trascorrere il Natale in famiglia – o con gli amici, o con chiunque altro uno desideri – tanto che il Viminale sguinzaglierà 70 mila poliziotti per le strade a sorvegliare le feste altrui.

 

L’ora presente nega la sicurezza morale, familiare, della proprietà e perfino fisica: il governo non nasconde la voglia matta di fare irruzione nelle case della gente su delazione dei vicini, o di distribuire TSO ai dissidenti e ai dubbiosi. Persino il respiro, primigenio atto vitale di tutti gli organismi viventi, è sotto attacco, ammesso solo se filtrato da una benda. Ne sanno qualcosa i bambini.

 

L’ora presente nega la sicurezza morale, familiare, della proprietà e perfino fisica

Mentre vengono demolite le basi dell’esistenza umana e la società appare talmente sfibrata da far presagire un collasso improvviso, le autorità ci regalano finalmente un’idea di come lo Stato, l’ente deputato a proteggere i suoi cittadini, pensa di riedificare la piramide dell’essere umano. Una schermata impietosa del principale TG nazionale ci mostra come saranno allocati i 196 miliardi netti del Recovery Fund, detto anche «dispositivo di ripresa e resilienza». 

 

Per lo Stato biototalitario la salute non è un tema fondamentale: il totalitarismo esige il controllo del cittadino, non gli preme la sua salute, anzi

Alla salute, cioè al problema per il quale l’universo intero è stato messo in clausura, saranno assegnati 9 miliardi, cioè il 4,6% della somma complessiva. Ma come, direte voi: hanno bloccato tutto a causa della carenza di terapie intensive, già tagliate dalla scure di Monti e dei governi piddini del «ce lo chiede l’Europa», e ora ci informano che i futuri investimenti volgeranno altrove. 

 

Sì, è davvero così, perché per lo Stato biototalitario la salute non è un tema fondamentale: il totalitarismo esige il controllo del cittadino, non gli preme la sua salute, anzi.

 

Questi soldi, peraltro, è prevedibile non finiranno tanto negli ospedali (visto che il virus è per lo più curabile in casa con farmaci a buon mercato), quanto nelle tasche delle solite multinazionali farmaceutiche, pronte a incassare il corrispettivo di centinaia di milioni di dosi di vaccini (si prevedono infatti più richiami) a sperimentazione diffusa, nel senso che è la popolazione stessa a fare da cavia. 

 

Questi soldi, peraltro, è prevedibile non finiranno tanto negli ospedali (visto che il virus è per lo più curabile in casa con farmaci a buon mercato), quanto nelle tasche delle solite multinazionali farmaceutiche, pronte a incassare il corrispettivo di centinaia di milioni di dosi di vaccini (si prevedono infatti più richiami) a sperimentazione diffusa, nel senso che è la popolazione stessa a fare da cavia. 

Ma allora, i restanti 187 miliardi dove andranno a finire?

 

17.1 miliardi, cioè l’8,7%, il doppio del COVID, se li becca la parità di genere – vale a dire il gender, perché oramai si è detto sino allo sfinimento come il femminismo non sia altro che la porta d’ingresso per l’imposizione dell’omotransessualismo in ogni ambito della società.

 

A occhio, quindi, l’emergenza pare essere più quella del genere che quella del virus. E chiediamoci che fine farà, materialmente, questa montagna di danaro: non è difficile prevedere che si concretizzerà in miriadi di corsi di indottrinamento scolastico sulle bellezze dell’omoerotismo e del trasloco da un sesso all’altro, o magari anche in appalti per le strutture rieducative auspicate dal ddl Zan, o in altre belle iniziative propagandistiche di cui, in tempi di emergenza totale, in effetti sentivamo tutti la mancanza. 

 

Saliamo ancora. L’istruzione prenderà 19,2 miliardi, cioè l’8,8% dei fondi. Visto che ci stanno dicendo in tutte le lingue che il presente e il futuro dei nostri figli secondo lorsignori si chiama DAD, al punto da promuovere le meraviglie delle gite virtuali, su quali obiettivi verranno impiegati tutti questi denari?

 

27,7 miliardi (il 14,1% del totale) riguarderanno non meglio identificate «infrastrutture per una mobilità sostenibile». Non è dato sapere se significhi qualcosa di diverso dai monopattini cinesi distribuiti quest’anno con allegata promessa di rimborso. Possiamo tuttavia testimoniare che, ad esempio per l’auto elettrica, il governo pentastellato – che già cantava della fine imminente del motore termico – non aveva avviato alcun progetto per ottenere il litio, ed è possibile che molti deputati grillini non sappiano nemmeno che il litio, materia ora assai contesa, sia necessario per far andare il mondo a batterie.

 

17.1 miliardi, cioè l’8,7%, il doppio del COVID, se li becca la parità di genere – vale a dire il gender, perché oramai si è detto sino allo sfinimento come il femminismo non sia altro che la porta d’ingresso per l’imposizione dell’omotransessualismo in ogni ambito della società

Nostra signora la digitalizzazione prende la bellezza di 48,7 miliardi, cioè il 24,90%. Una fetta mica indifferente. Digitalizzare, per questo governo e per i suoi pupari globalisti, vale 5 volte il curare. Torna il vecchio sogno del defunto Casaleggio: un mondo dematerializzato, dove la gente trascorre la vita – comprensiva di guerre programmate a tavolino e pestilenze genocide – connessa alla protesi informatica e da essa adeguatamente profilata, controllata, stordita. 

 

Perché digitalizzare significa rendere deboli. Significa, letteralmente, diventare attaccabili dai virus. Non è un caso che il massimo protagonista di questa era di epidemie e vaccini sia un informatico: il computerista più ricco del mondo ha soltanto cambiato dominio, transitando dalle macchine agli esseri viventi, ma il suo lavoro è rimasto lo stesso, si occupa pur sempre della penetrazione di virus nell’uomo a fini di controllo totale.

 

Del resto, la vulnerabilità di mondo digitale è sotto gli occhi di tutti: solo negli ultimi anni gli hacker hanno attaccato le linee elettriche dell’Ucraina, i laboratori atomici dell’Iran, le basi militari in Turchia, e milioni di aziende con i cosiddetti ransomware. È notizia di pochi giorni fa quella dell’ennesimo attacco agli ospedali americani: spariscono più cartelle cliniche e dati, e più di qualcuno ovviamente ci muore. Infine, basti guardare cosa è successo nelle elezioni americane. Nel frattempo, i nostri illuminati governanti consegnano noi e le nostre vite al dominio elettronico.

Digitalizzazione: torna il vecchio sogno del defunto Casaleggio: un mondo dematerializzato, dove la gente trascorre la vita – comprensiva di guerre programmate a tavolino e pestilenze genocide – connessa alla protesi informatica e da essa adeguatamente profilata, controllata, stordita.

 

 

La magna pars se la becca la “transizione ecologica”: 74,3 miliardi, il 37,9%. È la rivoluzione verde la vera emergenza dei padroni del mondo. È Gaia che vince: anche qui, il programma di Casaleggio e del suo brodo di coltura mondialista, si realizza appieno nell’incubo econazista in gestazione, già munito di madrina svedese prodotta in laboratorio.

 

Con cifre del genere, diventa chiaro che negare l’emergenza ecologica o il dogma del cambiamento climatico diventerà reato, proprio come pensare che i sessi siano due e che servano entrambi per generare un cucciolo d’uomo.

 

Ecco, la piramide miliardaria dei nuovi bisogni è questa.

 

Come previsto dalla modernità digitale, siamo di fronte al rovesciamento della realtà biologica. La cura dell’essere umano passa in subordine alle esigenze del post e transumano e, anzi, il bisogno primario è considerato quella spinta ecologica che mira a ridurre l’uomo tanto nella sua attività quanto nella sua riproduzione.

 

Digitalizzare significa rendere deboli, diventare attaccabili dai virus. Non è un caso che il massimo protagonista di questa era di epidemie e vaccini sia un informatico: il computerista più ricco del mondo ha soltanto cambiato dominio, transitando dalle macchine agli esseri viventi

La trasmutazione di tutti i valori preconizzata da Nietzsche cede il passo al tentativo di trasmutazione fisica dell’essere umano che, in ossequio all’agenda globale, va digitalizzato, ecologizzato, sintetizzato, ridotto. 

 

A margine, e per concludere, è interessante notare come ognuna delle voci della piramide rovesciata, costruita peraltro coi nostri soldi, corrisponda a un documento papale: Amoris Laetitia, Laudato Sii, Fratelli Tutti, Querida Amazonia, Chi sono io per giudicare il Monsignore? ciascuno degli sproloqui della accolita bergogliana ha contribuito a spianare la strada alla marcia trionfale della élite globalista, impegnandosi con lucida demenza nel tentativo estremo e disperato di spazzare via dalla faccia della terra ogni residuo ostacolo trascendente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Civiltà

Fine della virtù, fine della Civiltà

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Nel 1981 Alasdair MacIntyre pubblicò un saggio di teoria morale dal titolo drammatico e, al tempo stesso, eloquente dello stato in cui versava l’etica, condensato nel titolo: Dopo la virtù (edito in italiano da Armando Editore).

 

Il grande filosofo scozzese, nato nel 1929, scriveva nell’esergo del libro una frase in gaelico che richiamava alcune iscrizioni sepolcrali e che si può tradurre in: «In attesa che sorga il sole e si diradino le ombre della notte». MacIntyre intendeva così descrivere e spiegare la parabola discendente che aveva conosciuto l’unità classica delle virtù sino all’isolamento della singola virtù e al depotenziamento finale di quest’ultima.

 

Dopo la virtù era quindi l’esito di una dissoluzione, di un processo che aveva visto nella storia la perdita di un quadro organico entro cui collocare l’unità delle virtù (dianoetiche ed etiche).

 

Nel 1908 un grande scrittore inglese, Gilbert Keith Chesterton, scriveva nel saggio Ortodossia (pubblicato originariamente in italiano dalla Morcelliana):

 

«Il mondo moderno è specializzato in divorzi»… La separazione è il motto della modernità»

«Il mondo moderno è pieno di antiche virtù cristiane impazzite: sono divenute pazze perché sono scisse l’una dall’altra e vagano senza meta. Così alcuni scienziati coltivano la verità ed è una verità senza carità; così altri coltivano la carità senza verità». Sia MacIntyre sia Chesterton condividevano lo stesso drammatico scenario nel quale si era persa l’unità delle virtù.

 

Chesterton riassumeva questo sconvolgente esito in una frase: «Il mondo moderno è specializzato in divorzi» (dal saggio del 1910 Ciò che non va nel mondoedito in italiano da Lindau), MacIntyre sottolineava lo stesso concetto in un’altra frase similare: «La separazione è il motto della modernità» e iniziava questo suo straordinario saggio appellandosi all’immaginazione (che non contrasta, anzi rafforza la ragione purché rimanga sana e non diventi capriccio o arbitrio), così come fece Tolkien nel saggio del 1937 Sulle fiabe contenuto in Albero e foglia (edito in italiano da Bompiani):

 

«Immaginate che le scienze naturali debbano subire le conseguenze di una catastrofe. L’opinione pubblica incolpa gli scienziati di una serie di disastri ambientali. Accadono sommosse su vasta scala. Laboratori vengono incendiati, fisici linciati, libri e strumenti distrutti. Infine un movimento politico a favore dell’Ignoranza prende il potere, e riesce ad abolire l’insegnamento scientifico nelle scuole e nelle università, imprigionando e giustiziando gli scienziati superstiti».

 

Questa ipotesi inquietante era ispirata a un romanzo fantascientifico del 1959, dal titolo Un cantico per Leibowitz (Edizioni La tribuna) di Walter Miller, in cui lo scrittore statunitense, già bombardiere dell’Abbazia di Montecassino nel 1944, convertitosi al cattolicesimo successivamente, immaginava un mondo di sopravvissuti a seguito di una catastrofe nucleare, in cui alcuni monaci, tra cui Leibowitz, conservavano e tramandavano alcuni frammenti della sapienza del passato, pur non comprendendoli, nella speranza che gli uomini sarebbero divenuti migliori e che li sapessero utilizzare per il bene comune.

 

MacIntyre ancora scriveva:

 

«Abbiamo, è vero, dei simulacri di morale, continuiamo ad usare molte delle espressioni fondamentali. Ma abbiamo perduto, in grandissima parte se non del tutto, la nostra comprensione, sia teoretica sia pratica, della morale»

«L’ipotesi che voglio sostenere è che nel mondo effettuale in cui viviamo il linguaggio della morale sia nello stesso stato di grave disordine in cui si trova il linguaggio della scienza naturale nel mondo immaginario che ho descritto. Ciò che possediamo, se questa tesi è vera, sono i frammenti di uno schema concettuale, parti ormai prive di quei contesti da cui derivava il loro significato. Abbiamo, è vero, dei simulacri di morale, continuiamo ad usare molte delle espressioni fondamentali. Ma abbiamo perduto, in grandissima parte se non del tutto, la nostra comprensione, sia teoretica sia pratica, della morale».

 

L’opera del grande filosofo e studioso di etica scozzese si concludeva, alla stregua del romanzo di Walter Miller, con la speranza che ancora un monaco con la sua comunità sapesse far riaffiorare dalle tenebre l’antico patrimonio perduto:

 

«È sempre rischioso tracciare paralleli troppo precisi tra un periodo storico e un altro… tuttavia certi parallelismi esistono. Un punto di svolta decisivo in quella storia più antica si ebbe quando uomini e donne di buona volontà si distolsero dal compito di puntellare l’imperium romano e smisero di identificare la continuazione della civiltà e della comunità morale con la conservazione di tale imperium. Il compito che invece si prefissero fu la costruzione di nuove forme di comunità entro cui la vita morale potesse essere sostenuta, in modo che sia la civiltà sia la morale avessero la possibilità di sopravvivere all’epoca incipiente di barbarie e di oscurità. Se la mia interpretazione della nostra situazione morale è esatta, dovremmo concludere che da qualche tempo anche noi abbiamo raggiunto questo punto di svolta. Ciò che conta, in questa fase, è la costruzione di forme locali di comunità al cui interno la civiltà e la vita morale e intellettuale possano essere conservate attraverso i nuovi secoli oscuri che già incombono su di noi. E se la tradizione delle virtù è stata in grado di sopravvivere agli orrori dell’ultima età oscura, non siamo del tutto privi di fondamenti per la speranza. Ed è la nostra inconsapevolezza di questo fatto a costituire parte delle nostre difficoltà. Stiamo aspettando: non Godot, ma un altro San Benedetto, senza dubbio molto diverso».

 

Non era, quella di Alasdair MacIntyre, una asettica fenomenologia di quanto era accaduto nel corso della storia, ma di un progetto (After Virtue Project) nel quale, recuperando la tradizione aristotelica dell’unità delle virtù, si poteva analizzare e comprendere la portata dell’evento «Dopo la virtù» e rileggere la storia alla luce di quell’evento.

 

La «tradizione di ricerca» a cui alludeva MacIntyre, rifacendosi a quella aristotelico-tomista, era un’indagine intellettuale volta alla ricerca della verità, alla riscoperta della natura autentica della stessa nozione di «tradizione». Tradizione quindi come esito di una approfondita discussione nella storia e che si estende nel tempo.

 

«Ciò che conta, in questa fase, è la costruzione di forme locali di comunità al cui interno la civiltà e la vita morale e intellettuale possano essere conservate attraverso i nuovi secoli oscuri che già incombono su di noi.»

Sulla scorta del pensiero aristotelico, MacIntyre prolungava la concezione antropologica dell’«uomo è un animale sociale» in un «un uomo capace di raccontare storie», in una delle pagine più vibranti del saggio:

 

«L’uomo nelle sue azioni e nella sua prassi tanto quanto nelle sue funzioni, è essenzialmente un animale che racconta storie, un narratore di storie che aspira alla verità. Posso rispondere alla domanda: “Che cosa devo fare?”, solo se sono in grado di rispondere alla domanda preliminare: “Di quale storia o di quali storie mi trovo a far parte?”».

 

«Voglio dire che noi facciamo il nostro ingresso nella società umana rivestendo i panni di uno o più personaggi che ci sono stati assegnati e dobbiamo imparare che cosa sono per riuscire a capire come gli altri reagiscono nei nostri confronti e come vanno costruite le nostre reazioni nei loro confronti. È ascoltando storie di perfide matrigne, di re buoni ma mal consigliati, lupe che allattano gemelli, figli cadetti che non ricevono nessuna eredità ma devono farsi strada da soli nel mondo e figli maggiori che dilapidano la loro eredità in un’esistenza dissoluta  e vanno in esilio a vivere con i maiali, che i bambini imparano, nel modo giusto o in quello sbagliato, che cos’è un figlio e cos’è un genitore».

 

E se la tradizione delle virtù è stata in grado di sopravvivere agli orrori dell’ultima età oscura, non siamo del tutto privi di fondamenti per la speranza (…) Stiamo aspettando: non Godot, ma un altro San Benedetto, senza dubbio molto diverso»

«Privando i bambini delle storie, li si trasformerebbe in balbuzienti ansiosi e senza copione, tanto nelle azioni e quanto nelle parole… La mitologia, nel suo significato originario, è il nucleo essenziale delle cose e aveva ragione anche quella tradizione morale che, dalla società eroica fino ai suoi eredi medievali, considera la narrazione di storie come una parte fondamentale della nostra educazione alle virtù».

 

 

Fabio Trevisan

 

 

Articolo previamente apparso su Ricognizioni

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Pensiero

Big Pharma e la decostruzione della Costituzione. Parla Robert Kennedy jr.

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Robert F. Kennedy Jr.  è intervenuto alla trasmissione TV Tucker Carlson Today per discutere del suo nuovo libro The Real Anthony Fauci: Bill Gates, Big Pharma, and the Global War on Democracy and Public Health.

 

Kennedy ha parlato con il conduttore Tucker Carlson dell’imposizione di durante l’era del coronavirus «bizzarri controlli totalitari, una decostruzione della Costituzione».

 

«L’aumento della censura, l’aumento della soppressione della libertà religiosa, dei diritti di proprietà, la chiusura di un milione di attività senza giusto risarcimento o giusto processo, l’abolizione dei processi con giuria, che sono garantiti dal sesto e dal settimo emendamento per qualsiasi azienda di vaccini che ti fa male, tutto questo – e l’ascesa di una sorta di stato di sorveglianza e tracciamento, è una preoccupante per il popolo, sia democratico che repubblicano», ha detto Kennedy.

Kennedy ha parlato con il conduttore Tucker Carlson dell’imposizione di durante l’era del coronavirus «bizzarri controlli totalitari, una decostruzione della Costituzione»

 

Kennedy ha affermato che i suoi anni di pratica come avvocato di temi ambientali hanno mostrato come le agenzie governative si impegnano nella «corporate capture», il  un fenomeno in cui l’industria privata usa la sua influenza politica per assumere il controllo dell’apparato decisionale dello Stato.

 

A volte «le industrie  prendono il controllo sulle agenzie che dovrebbero regolarle e sostanzialmente le trasformano in burattini».

 

«Lavoro sui problemi dei vaccini dal 2005… la FDA ottiene il 45% del suo budget dalle aziende di vaccini e dalla industria del farmaco».

 

A volte «le industrie  prendono il controllo sulle agenzie che dovrebbero regolarle e sostanzialmente le trasformano in burattini».

Kennedy ha paragonato quell’idea a una situazione ipotetica in cui l’EPA – l’ente di protezione dell’ambiente del governo USA –sia  assistita fiscalmente da società di combustibili fossili.

 

RFK ha anche affermato di aver incrociato la strada con il consulente medico di Biden Anthony Fauci più volte nel corso degli anni, a causa del ruolo del defunto zio Edward «Ted» Kennedy , senatore democratico del Massachusetts di lunga data e ex presidente del Comitato per la Salute e l’Istruzione del Senato.

 

«L’agenzia di Tony Fauci possiede metà del brevetto Moderna e sta per guadagnare miliardi e miliardi di dollari dalle vendite del vaccino Moderna», ha affermato Kennedy. Sul tema della lotta per il brevetto mRNA tra governo e Moderna, e sul conflitto di interessi pubblico-privato di Fauci, Renovatio 21 ha pubblicato un articolo oggi.

 

Kennedy ha raccontato  che la sua famiglia e la burocrazia sanitaria federale hanno «intrecci» vecchi di decenni che risalgono a sua nonna, Rose Fitzgerald-Kennedy:

 

Un’eco di questi temi è rimbombato a Milano sabato scorso quando Kennedy ha parlato davanti a migliaia di persone all’Arco della Pace:, indicando un «colpo di Stato planetario» contro la democrazia liberale.

Lo zio di RFK, Ted Kennedy, «ha scritto i budget per Tony Fauci, Francis Collins e tutte queste agenzie per anni. Alcune delle istituzioni chiave all’interno dell’NIH e dell’HHS prendono il nome dai membri della mia famiglia. Quindi, avevo una prospettiva unica su ciò che stava accadendo all’inizio del 2020, ed ero in grado di prevedere come avrebbero gestito questo, come avrebbero soppresso; osservavo Tony: conoscevo Tony Fauci da anni».

 

Un’eco di questi temi è rimbombato a Milano sabato scorso quando Kennedy ha parlato davanti a migliaia di persone all’Arco della Pace:, indicando un «colpo di Stato planetario» contro la democrazia liberale.

 

«La pandemia come pretesto per imporre un controllo totalitario e decostruire la democrazia».

 

«Il green pass, è il loro colpo di Stato. Il green pass è il modo in cui consolidano il loro potere sulle vostre vite… Il green pass non è una misura sanitaria, è uno strumento per il controllo totalitario dei vostri spostamenti, del vostro conto bancario, i vostri movimenti, ogni aspetto della vostra vita»

 

 

 

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Ambiente

Estendere l’emergenza al clima. Il COVID è solo l’antipasto

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Come Renovatio 21 ha già  indicato (articolo «I “Germ Games” bioterroristici di Bill Gates») ci sono tutti gli indizi per sospettare che siano previste altre pandemie, con ben altri patogeni; questo permetterebbe alle élites sovversive di prolungare ulteriormente la sospensione dell’ordine socio-economico  inflittaci dal 2020.

 

Per coloro che hanno seguito le vicende del  recente G20 di Roma e la conferenza sul clima di Glasgow (United Nations Climate Change Conference) è chiaro che si stia andando verso un cambio di passo sul tema dell’ambiente, tema decennale che sta subendo una prepotente accelerazione.

 

Il segnale più evidente di questo cambio di passo è dato dal commitment («impegno») dichiarato dai leader occidentali: lo slogan più ripetuto è  «non c’è più tempo». Non si tratta di un semplice cambio di toni retorico; abbiamo a che fare con prese di posizione pubbliche che risultano vincolanti per chi le fa. Risultano vincolanti soprattutto davanti all’opinione pubblica.

 

D’altra parte, a questo va aggiunto che le stesse élites hanno creato la dialettica per rendere a loro volta le aspettative dell’opinione pubblica vincolanti rispetto all’agenda dell’emergenza climatica, quasi a segnare un punto di non ritorno.

 

Questa operazione di agenda setting e programmazione dell’opinione pubblica è stata gestita attraverso il rilancio deil movimento dei giovani impegnati contro il cambiamento climatico, un movimento rappresentato dall’icona creata a tavolino Greta Thunberg, la quale nelle scorse  settimane è stata  nuovamente invitata dalle élites per farsi accusare di  «bla bla bla» dalla fanciullina nordica.

 

Quella che ad un primo sguardo potrebbe sembrare la solita farsa degna dello spirito dei tempi (dove una ragazzina insolente si rivolge ai capi di Stato come se fossero i suoi cugini), ha una logica politica ben precisa: quando il potere invita un ospite per farsi accusare di «bla bla bla» sta creando agli occhi dell’opinione pubblica una sfida a cui non può più sottrarsi. In altre parole, sta predisponendo la dialettica che intende usare per  condurre hegelianamente l’operazione di sintesi.

 

E in che cosa consisterebbe questa operazione di sintesi?

 

Miliardi di persone sono state «rieducate»a vivere in uno stato di emergenza sanitaria perenne cedendo libertà personali e costituzionali; niente ora potrebbe essere più naturale dell’introduzione delll’emergenza climatica

È fin troppo scontato sospettarlo: miliardi di persone sono state «rieducate»a vivere in uno stato di emergenza sanitaria perenne cedendo libertà personali e costituzionali; niente ora potrebbe essere più naturale dell’introduzione delll’emergenza climatica.

 

Miliardi di persone sono già state addomesticate a prassi  eccezionali (stato di eccezione), adesso ci sono tutte le condizioni per traghettarle nella prossima emergenza; quella climatica pare essere alle porte.

 

Purtroppo non si tratta di ipotesi, perché il piano inizia già a prendere forma tangibile.

 

Dal Corriere dell’11 novembre apprendiamo che l’attivista Greta Thunberg ha avviato una petizione affinché l’ONU dichiari un’emergenza come il COVID.

 

Se abbiamo capito la musica, così come chi reputa eccessivo lo stato di emergenza sanitaria è catalogato come un «negazionista» del COVID, chi rifiuterà la proposta della Greta sarà un negazionista climatico. L’etichetta è bella che pronta.

«La minaccia del surriscaldamento terrestre va affrontata con la stessa serietà e urgenza di quella del COVID: perché è altrettanto grave per l’umanità, se non peggio. È il messaggio rivolto ieri ai vertici dell’ONU, in forma di petizione legale da Greta Thunberg e altri giovani attivisti: delusi dai risultati anticipati in queste ore nella prima bozza di documento finale della Cop26 a un paio di giorni dalla conclusione. Greta ha presentato una petizione al segretario generale António Guterres in cui si chiede che le Nazioni Unite dichiarino una “emergenza globale di livello 3”, il livello più alto disponibile».

 

«Tra i 14 promotori originari della petizione, oltre a Greta Thunberg, figurano militanti della battaglia contro il cambiamento climatico di tutti i continenti, come Ranton Anjain e Litokne Kabua, delle Isole Marshall (che rischiano di finire sommerse), Ridhima Pandey (India), Alexandria Villaseñor (Usa), e Ayakha Melithafa (Sudafrica). L’emergenza climatica, che minaccia ogni persona sul pianeta in un futuro prevedibile, è grave almeno quanto la pandemia globale. Per questo richiede un’urgente azione internazionale analoga».  (Agenzia ANSA, 10 novembre)



La traiettoria è tracciata; milioni di giovani in tutto il mondo chiederanno all’ONU e ai rispettivi governi di proclamare lo stato di emergenza per il loro bene e per il bene del pianeta.

 

Senza scomodare l’anticristo di Soloviev, saranno le stesse masse a consegnarsi spontaneamente al potere prevaricatore globale, in cambio di benessere e sicurezza.

E,  dato che su tutta la stampa mainstream non si fa altro che strillare «non c’è più tempo», questo non può che rappresentare l’appello  delle masse per farsi ulteriormente commissariare.

 

Se abbiamo capito la musica, così come chi reputa eccessivo lo stato di emergenza sanitaria è catalogato come un «negazionista» del COVID, chi rifiuterà la proposta della Greta sarà un negazionista climatico. L’etichetta è bella che pronta.

 

Senza scomodare l’anticristo di Soloviev, saranno le stesse masse a consegnarsi spontaneamente al potere prevaricatore globale, in cambio di benessere e sicurezza.

 

Il nuovo ordine mondiale anticristico verrà instaurato sulla base di una domanda di salvezze fittizia delle masse; non verrà imposto. Verrà imposto unicamente alla minoranza che è consapevole dell’impostura.

Il nuovo ordine mondiale anticristico verrà instaurato sulla base di una domanda di salvezze fittizia delle masse; non verrà imposto. Verrà imposto unicamente alla minoranza che è consapevole dell’impostura.

 

Già vediamo questa dinamica in atto rispetto alla pandemia di un virus che – oltretutto – ha una letalità di poco superiore ad una normale influenza. Nell’agenda verso la costruzione di un nuovo ordine mondiale va da sé che il primo gradino di questa spogliazione di libertà passi per un’emergenza sanitaria.

 

Molti individui hanno paura di perdere la propria salute, mentre molti meno avrebbero barattato le proprie libertà e la propria dignità per questioni ambientali, meno determinabili. Per tale motivo era prima necessario insegnar loro a barattare libertà e dignità con qualcosa di più tangibile, come la salute.

 

Ironia del caso, come insegnano le seduzioni infernali di Faust, questo genere di baratti ha come conseguenza quella di alzare parecchio la temperatura. In questo caso per davvero.

 

 

Gian Battista Airaghi

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