Intelligence
Londra ha il suo primo premier induista. Con origini oscure e mondialiste
Londra ha il suo primo premier di religione non-cristiana. Rishi Sunak, il nuovo primo ministro britannico, ha passato anni a dire che vive il suo essere induista e indiano (cosa che troviamo non del tutto consona, ma va bene) in modo aperto. Non è esattamente così.
Sappiamo con certezza che quando è stato nominato Cancelliere dello Scacchiere – cioè ministro delle Finanze – sotto il governo Johnson, ha giurato non sulla Bibbia ma sulla Baghavad Gita, testo sacro indù.
Si tratta dell’uomo più ricco mai divenuto premier, con in linea teorica una fortuna superiore, hanno scritto, superiore a quella di re Carlo III: circa 800 milioni di sterline. Ha sposato la figlia del fondatore del colosso informatico Infosys NR Narayana Murthy, riccherrimo: l’azienda, la seconda società IT più grande in India e la 602ª al mondo secondo Forbes, è capitalizzata per 100 miliardi di dollari.
Tuttavia, i racconti che girano ci dicono che lui aveva già fatto fortuna da solo nell’altissima finanza. Sunak –come Draghi Monti e tanti altri – ha lavorato per la banca d’affari Goldman Sachs tra il 2001 e il 2004, nel ruolo di analista. Ha poi lavorato per la società di gestione di hedge fund Children’s Investment Fund Management, diventandone partner nel settembre 2006. Società interessante: un fondo nato con enormi ambizioni filantropiche, donando profitti migliorare la vita dei bambini che vivono in condizioni di povertà nei Paesi in via di sviluppo, cosa che lo ha reso nel tempo uno dei più grandi enti di beneficenza nel Regno Unito. Nell’annus horribilis 2008, il fondo subì perdite per il 43%. Il New York Times nel 2014 riporta che l’hedge fund stava terminando i legami con il suo braccio filantropico. Curiosità: al momento in cui in Italia qualche forza tentava di resistere all’ascesa di Renzi, il Corriere della Sera scrisse che The Children’s Fund era domiciliato nel medesimo edificio dell’hedge fund di Davide Serra, che all’epoca appoggiava il rampante rignanese apparendo anche fisicamente alle Leopolde.
Successivamente, avrebbe partecipato con colleghi californiani un nuovo fondo partito con 700 milioni di dollari di asset in gestione, di nome Theleme Partners. La parola «Theleme» richiama l’idea una francesizzazione della parola greca «Thelema», «volontà», un concetto di matrice neotestamentaria di cui si appropriò il noto mago parasatanista inglese Aleister Crowley: ma si tratta forse solo della nostra immaginazione.
Il fondo Theleme fu fondato dall’ex ufficiale di marina francese Patrick Degorce, fondatore a sua volta, assieme all’inglese Chris Hohn, di Children’s Fund, dove fu anche lì boss di Sunak. È interessante notare come il Degorce, due volte capo dell’attuale premier britannico, nel 2011 fu uno dei primi investitori in una piccola azienda farmaceutica chiamata Moderna, che all’epoca aveva circa dieci dipendenti. Il fine, disse, era la speranza di curare la moglie malata di cancro. Il 2011 è anche l’anno nel quale entra in Moderna come CEO un altro francese, Stephane Bancel, il quale fino ad allora era stato il CEO di BioMérieux, l’azienda di Lione che avrebbe poi costruito il famoso laboratorio di Wuhano.
Ma torniamo alle questioni apparentemente più superficiali, che appassionano i giornali e, con qualche ragione, il popolino subcontinentale.
«British Indian è la spunta che metto sul censimento, abbiamo una categoria per questo. Sono completamente britannico, questa è la mia casa e il mio Paese, ma la mia eredità religiosa e culturale è indiana, mia moglie è indiana. Sono aperto sull’essere un indù» aveva detto al Business Standard nel 2015. Il giornale scrive che il giovane finanziere e politico «fa notare, ad esempio, che non mangia carne di manzo “e non è mai stato un problema”».
Quindi, lato cultura indiana tutto OK?
Gli indiani si sono resi subito conto che qualcosa manca nel racconto dato ai giornali, ed è proprio il caso di parlare di elephant in the room. La casta. È illegale da decenni discriminare riguardo l’origine famigliare in India, tuttavia è impossibile trovare un indiano che non faccia menzione, anche solo come retaggio (nei casi, per esempio, dei convertiti al crisitanesimo, religione anti-casta per eccellenza) della propria storia famigliare.
È sospetto, per un indiano, non comunicare apertamente la propria casta. Per cui l’internet indiana è impazzita: di che casta è l’uomo appena divenuto a capo di una potenza nucleare terrestre?
L’Indian Herald scrive che potrebbe esserci un errore di spelling: «molti esperti di nomi indù credono che il nome corretto sia Sounak piuttosto che Sunak. In sanscrito, il nome Sunak è tradotto come “cane”, ma Sounak è il nome di un santo della mitologia indù. Sulle piattaforme dei social media, ci sono diverse discussioni sul nome del nuovo Primo Ministro britannico».
C’è solo un indizio forte: la ricchissima moglie è una bramina. Proviene, cioè dalla casta più alta, quella da cui in origine venivano i sacerdoti indù. I bramini sono noti per essere molto selettivi, e non solo per i matrimoni, cosa che li espone a non poche critiche di discriminazione da parte di certi indiani di altre caste. L’India è ancora un Paese largamente basato sul matrimonio combinato, che avviene all’interno della stessa casta o addirittura della stessa sotto-casta: tuttavia i love marriage, come li chiamano laggiù, pure esistono nel Paese moderno, e le antiche regole a questi quindi non si applicano.
Quindi: se è un bramino, perché lo nasconde? E se non lo è? Non sappiamo: i giornali indiani ammettono di non conoscere la casta del Rishi.
Il dubbio che può assalire è che venga da caste più basse, o addirittura da senza-casta, i paria, gli «intoccabili»…
Quindi abbiamo già una prima menzogna: non è vero che il neopremier vive apertamente la sua origine etnica, culturale e religiosa, come dice. Non sappiamo nulla di quale tipo di induismo segua, cosa che potrebbe aiutare molto a leggere il suo modo di condurre il Regno nei prossimi mesi o anni.
Da un punto di vista occidentale, non ha nulla di cui vergognarsi: nato a Southampton nel 1980, è figlio di un medico e di una farmacista. Entrambe i rami materni e paterni della famiglia vengono dal Punjab, ma attraverso l’Africa, dove i genitori sono cresciuti nelle Colonie e Protettorati britannici in Kenya e Tanganica (oggi Tanzania): fedeli servitori indiani della corona di Londra.
Tuttavia, da un punto di vista indiano, c’è questo buco piuttosto significativo. La casta mai rivelata.
Non è la sola cosa che ci dà da pensare. Renovatio 21 vuole dirigere l’attenzione dei suoi lettori su un altro dettaglio che pochi altri vi faranno notare.
Il Sunak ha studiato a Oxford, come possiamo immaginare, e poi a Stanford, in California, come può capitare con i papaveri della sua generazione, da Chelsea Clinton in giù. Ma è interessante sapere che nella prestigiosa università privata della Silicon Valley Rishi è arrivato con una borsa di studio Fulbright.
Il Fulbright program è un enorme piano di borse di studio di cui posson beneficiare studenti di tutto il mondo. Una sorta di sistema di scambio culturale concepito su scala globale. Il fondatore del programma è il senatore americano James William Fulbright (1905-1995), considerato dai critici come «il Mahatma dei socialisti ed internazionalisti americani». Il Fulbright fu poi con ogni evidenza mentore e protettore di un astro politico nascente proveniente dal suo stesso stato, l’Arkansas: Bill Clinton.
In molti vedono nella dottrina Clinton, che qualcuno ribattezzò come «l’Ulivo mondiale», una diligente continuazione del pensiero politico mondiale di Fulbright. E proprio per facilitare il raggiungimento di siffatte mete globaliste, è evidentemente stato costituito questo fondo miliardario che promuove studenti da tutto il mondo, compresa certamente l’Italia, dove è attiva la U.S.-Italy Fulbright Commission, ente bilaterale che è emanazione del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America (cioè il Ministero degli Esteri statunitense, che svolge, oltre che compiti di assistenza agli americani espatriati anche precisi compiti di Intelligence presso i paesi stranieri) e della Direzione generale per la promozione del sistema paese del Ministero degli Affari Esteri italiano.
È molto istruttivo gettare uno sguardo sulla lista dei borsisti italiani. Vi sono, tra gli altri, l’ex primo ministro socialista Giuliano Amato, l’ex primo ministro Lamberto Dini, l’economista ex membro del comitato esecutivo della BCE Lorenzo Bini Smaghi, l’ex divulgatrice ateista Margherita Hack, il banchiere ex ministro Corrado Passera, il potente diplomatico Umberto Vattani, la deputata montian-piddina Irene Tinagli, il giornalista americanista Gianni Riotta, il bestsellerista Umberto Eco, lo storico dell’ebraismo Paolo Bernardini, il giornalista affiliato alla Loggia Massonica P2 Roberto Gervaso, l’ex deputato catto-montiano Pier Luigi Gigli, il banchiere ex ministro Corrado Passera, e ancora Marcello Pera, Federico Zeri, Lamberto Dini . Nel listone, tra i nomi inaspettati come quelli dell’artista Mimmo Rotella o del Nobel Carlo Rubbia, scorgiamo anche il nome del professore Ugo Mattei.
Sulla Fulbright, questa borsa di studio che aiuta gli studenti ad avere una maggiore consapevolezza del contesto globale, nessuno ha fatto davvero qualche pensiero cattivo – questo a differenza della borsa di studio Rhodes, un programma simile, si sprecano i commenti, compreso quello di Mel Gibson che nel 1995 dichiarò alla rivista Playboy che essa era solo un veicolo per imporre «un nuovo ordine mondiale» di stampo marxista.
Eppure, da qualche parte, ad un certo punto, qualcuno avanzò l’idea che anche il fine del programma Fulbright non fosse completamente innocente. A far suonare il campanello d’allarme fu – guarda caso – proprio il paese che più di tutti ebbe attriti, finanche bellici, con l’«Ulivo mondiale» retto dal fulbrightiano Clinton: la Yugoslavia.
Nell’aprile 1995 compare presso il quotidiano di Belgrado Politika Ekspres un articolo dal titolo «Il Network Fulbright – la Fondazione Scientifica Americana come sponsor di una guerra speciale contro la Repubblica Federale di Yugoslavia». L’occhiello è ancora più chiaro: «Un corso di spie». Nel pezzo l’autore, tale A. Vojvodić rileva come i servizi segreti yugoslavi sapessero dall’inizio che il programma Fulbright fosse un «affare dubbio» e che gli agenti di Belgrado «tentarono di dimostrare agli organi competenti dello Stato che tra gli studenti Fulbright vi fossero alcuni che poi vennero indottrinati con la politica Occidentale e con la filosofia del Nuovo Ordine Mondiale».
Anche l’allora direttore dei Servizi yugoslavi Obren Đorđević (1927-1997) in un testo uscito in Yugoslavia nel 1986 e chiamato Leksikon bezbednosti («Lessico della sicurezza») metteva in guardia contro i «possibili rischi e abusi» del programma Fulbright. Il quotidiano yugoslavo prosegue con una lista di studenti Fulbright: vi sono, oltre che poeti e sociologi, anche diversi fisici nucleari e ingegneri di tecnologia militare. Vi sono, anche qui, scrittori, registi, direttori di museo, storici, politici.
«La loro intelligenza sociale può essere usata molto più efficacemente nel loro stesso paese [in questo caso, La Repubblica socialista federale di Yugoslavia, ndr] specialmente quando essi non abbiano cambiato il proprio impegno politico» dice Vojdović, disegnando così un vero e proprio quadro di infiltrazione: persone che continuano a dirsi socialiste (o cattoliche…) ma in realtà perseguono un’altra agenda.
Si dirà, quella dei Serbi era una tardiva paranoia da Guerra Fredda, una reazione americanofoba stressata dai bombardamenti.
Questo è certamente un modo di vederlo. I serbi, come Putin, so’ pazzi – è un pattern psicologico slavo, eccerto.
Poi però, ti sale alla mente un film di Roman Polanski, Ghost Writer, dove tutto un oscuro network americano viene svelato dietro ad un problematico primo ministro britannico, che di fatto ne è solo una marionetta nemmeno troppo consapevole.
La pellicola, come il romanzo di Robert Harris da cui era tratta, sembra indicare senza far nomi un caso preciso, che con ogni evidenza potrebbe essere quello del premier che appoggiò le guerre americane in Iraq e in Afghanistan.
Ora la guerra che Albione deve appoggiare, o financo provocare, non è contro Paesi islamici del Terzo Mondo: è contro la prima superpotenza nucleare globale, la Russia. Un antico nemico di Londra…
Il lettore può capire, ora, perché l’oscuro induista sia stato piazzato lì. E, probabilmente, cosa farà: magari un diluvio di fiamme termonucleari sul mondo non è nemmeno incompatibile con un suo eventuale credo shivaita, ma della sua religione, contrariamente a quanto dice lui e a quanto ripetono i giornali, non sappiamo nulla.
Ci viene in mente uno strano racconto della storia recente, quello del fisico atomico Robert Oppenheimer, che assistette alla prima esplosione atomica della storia ad Alamogordo, nel Nuovo Messico.
Davanti alla visione della potenza dell’atomo, dice Oppenheimer, gli spettatori reagirono in vari modi.
«Sapevamo che il mondo non sarebbe stato lo stesso. Alcune persone ridevano, alcune persone piangevano, la maggior parte delle persone rimaneva in silenzio. Ho ricordato il verso delle scritture indù, la Bhagavad-Gita. Vishnu sta cercando di persuadere il principe che dovrebbe fare il suo dovere e per impressionarlo assume la sua forma multi-armata e dice: “Ora, sono diventato la Morte, il distruttore di mondi”. Suppongo che tutti lo pensassimo in un modo o nell’altro».
Coincidenza: Sunak, come avete letto sopra, ha giurato proprio sulla Bhagavad-Gita.
Pregate il Dio della Bibbia che quel verso induista ricordato da Oppenheimer non si realizzi sopra le vostre città. Perché non è escluso che Sunak lo abbiano messo lì proprio per quello.
Roberto Dal Bosco
Immagine di HM Treasury via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs 2.0 Generic (CC BY-ND 2.0)
Intelligence
Decapitazioni di massa in Manciuria: crimini giapponesi della Seconda Guerra Mondiale emergono dai docuimenti sovietici
Il 9 agosto 1945, una famigerata unità dell’esercito giapponese giustiziò decine di prigionieri civili nella città di Hailar, proprio il giorno in cui l’Unione Sovietica lanciò un’offensiva contro lo stato fantoccio imperiale giapponese del Manciukuò. La storia è stata rilanciata in questi giorni da testate governative russe.
In occasione della Giornata della Vittoria sul Giappone, le autorità russe hanno pubblicato per la prima volta documenti storici che descrivono dettagliatamente gli eccidi. I documenti furono compilati dal servizio di controspionaggio militare sovietico (SMERSH), che indagò sui crimini e assicurò alla giustizia alcuni dei responsabili.
I documenti provengono dagli archivi sono custoditi da tre istituzioni distinte: l’Archivio Centrale del Servizio di Sicurezza Federale (CA FSB) conserva le trascrizioni degli interrogatori, i fascicoli personali e le dichiarazioni relative al passato di ufficiali e personale medico giapponesi; l’Archivio Militare Statale Russo (RGVA) conserva i documenti operativi militari relativi all’offensiva transbaikaliana dell’Armata Rossa sovietica in Manciuria nell’agosto del 1945; l’Archivio di Stato della Federazione Russa (GARF) conserva i documenti ufficiali dello Stato, le raccolte di prove e la documentazione legale internazionale relativi ai 12 principali criminali di guerra giapponesi processati dall’Unione Sovietica per crimini contro l’umanità nella Cina nord-orientale.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Hailar, all’epoca una città di circa 40.000 abitanti, oggi parte della regione cinese della Mongolia Interna, fu teatro di alcuni dei combattimenti più feroci del conflitto sovietico-giapponese, iniziato il 9 agosto 1945. Un importante complesso fortificato giapponese nella zona, costruito con il lavoro forzato dei cinesi durante l’occupazione, è stato in seguito trasformato in un parco commemorativo.
I crimini descritti nei documenti diffusi dal Servizio di sicurezza federale russo (FSB) si sono verificati altrove, in una prigione segreta della polizia dove le autorità giapponesi detenevano residenti locali sospettati di nutrire simpatie filo-sovietiche.
La Manciuria aveva una storia complessa di insediamenti russi. La sua popolazione comprendeva operai ferroviari, monarchici fuggiti dalla rivoluzione bolscevica e persino «fascisti» russi convinti, desiderosi di allearsi con le potenze dell’Asse.
Nonostante si trovassero su fronti opposti durante la Seconda Guerra Mondiale, l’URSS e il Giappone evitarono lo scontro militare diretto per gran parte del conflitto più sanguinoso della storia umana. Le forze sovietiche fermarono un tentativo giapponese di espansione in Mongolia nel 1939, ma in seguito entrambe le potenze si concentrarono sui rispettivi nemici principali: la Germania nazista per Mosca e gli Stati Uniti per Tokyo.
La sconfitta delle potenze dell’Asse in Europa nel maggio del 1945 modificò gli equilibri strategici, mentre Mosca era anche sotto pressione per onorare l’impegno preso con i suoi alleati di entrare in guerra nella regione Asia-Pacifico.
Nel giro di poche settimane, le forze dell’Armata Rossa, sopraffecero l’Armata del Kwantung giapponese in Manciuria, creando una credibile minaccia di invasione delle isole principali del Giappone.
Il Giappone alla fine scelse di arrendersi agli americani, complici le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, che alcuni, anche a Tokyo, sostengono fossero degli avvertimenti diretti ai russi di modo da impedire l’invasione sovietica dell’Hokkaido che avrebbe quantomeno spezzato in due il Paese, come poi avvenuto in Germania e in Corea.
Con l’aggravarsi della prospettiva di una guerra con l’URSS nel 1944, le autorità di occupazione giapponesi in Manciuria compilarono liste di cittadini sovietici e altri «sovversivi» e iniziarono ad arrestare coloro che erano considerati una minaccia. Il 9 agosto, un’altra ondata di arresti fu seguita da esecuzioni sommarie.
L’organizzazione incaricata dell’operazione era il Tokumu Kikan, o Organizzazioni di Servizio Speciale, una rete di unità militari e civili d’élite specializzate in Intelligence umana e attività di quinta colonna. L’organizzazione decentralizzata traeva origine da una forza creata nel 1904 dall’ufficiale dei servizi segreti giapponesi Akashi Motojiro per condurre operazioni segrete contro l’Impero russo. Fu ristabilita nel 1919, quando Tokyo perseguì i suoi piani di espansione nel continente asiatico.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Il tenente colonnello Amano Isamu, a capo della sezione Tokumu Kikan di Hailar, ordinò l’uccisione di 43 persone il 9 agosto 1945, con l’assistenza della polizia locale comandata dai giapponesi.
Tre settimane dopo, in seguito al crollo del regime di occupazione, gli abitanti del luogo riesumarono i corpi per poter seppellire i propri parenti. Gli investigatori dello SMERSH hanno accertato che molti dei uccisi erano cittadini sovietici residenti ad Hailar.
Il rapporto completo, redatto dal generale di divisione Pyotr Popov, comandante dello SMERSH a Hailar, conteneva oltre 100 pagine di documenti e una raccolta di fotografie. L’FSB ha declassificato e pubblicato circa il 20% del materiale, inclusi estratti del referto del medico legale, trascrizioni di interrogatori di testimoni e sospettati, una descrizione della prigione segreta e gli aggiornamenti che Popov inviò a Mosca nel corso delle indagini.
Secondo i documenti, le forze sovietiche vennero a conoscenza di due fosse comuni riesumate dalla popolazione locale, mentre 19 corpi erano ancora in attesa di sepoltura, consentendo agli investigatori di effettuare le dovute autopsie. Tutti i uccisi furono identificati come russi ed ebrei, ad eccezione di un uomo di etnia mongola.
I messaggi lasciati sui muri delle celle offrono uno spaccato della vita delle persone detenute nel Tokumu Kikan. Molte iscrizioni contengono semplicemente i nomi delle vittime, tra cui una con la scritta «Gosha K». Altre includono dettagli biografici, date di incarcerazione e denunce di torture, malnutrizione e morti all’interno del carcere.
Un giovane di nome Vinokhodov ha lasciato un messaggio di addio dicendo: «Morire per la causa, provo un certo sollievo», lasciando intendere di simpatizzare con l’Unione Sovietica.
Secondo il referto forense, i prigionieri sono stati uccisi mediante decapitazione netta, eseguita con mano ferma da un professionista. Le prove suggeriscono che almeno uno dei carnefici fosse un abile spadaccino.
I documenti affermano che diverse vittime non furono completamente decapitate, con la testa rimasta attaccata al corpo tramite un lembo di pelle all’altezza della gola. Sebbene gli investigatori sovietici non abbiano commentato questo fatto, esso riveste un significato nella tradizione culturale giapponese.
Il seppuku tradizionale, una forma cerimoniale di auto-sventramento che fungeva anche da pena capitale tra i samurai, veniva solitamente eseguito con l’aiuto di una seconda persona. L’assistente tagliava la testa al morente per porre fine alle sue sofferenze. Un taglio tecnicamente difficile, che lasciava la testa parzialmente attaccata, era considerato prova di eccezionale abilità con la spada e aveva lo scopo di preservare la dignità della persona giustiziata.
Il seppuku era stato messo al bando già nel 1945, ed è altamente improbabile che un ufficiale dell’Impero giapponese intendesse concedere ai suoi prigionieri una morte onorevole. Una spiegazione più plausibile è che il boia volesse mettersi in mostra, pensano ora i russi.
Un episodio tristemente noto durante il massacro di Nanchino del 1937 coinvolse due ufficiali giapponesi che, secondo alcune fonti, si sfidarono a chi riuscisse a uccidere per primo 100 persone con una spada. I giornali giapponesi dell’epoca ritrassero le vittime come combattenti sul campo di battaglia, sebbene i ricercatori abbiano concluso che si trattasse quasi certamente di prigionieri di guerra.
Nel novembre del 1945, un tribunale militare sovietico condannò a morte il personale militare e di polizia giapponese coinvolto negli arresti di massa e nelle esecuzioni di Hailar. Tra i giustiziati tramite fucilazione figuravano Amano, capo del Tokumu Kikan, e il maggiore generale Haseki Kageyama, comandante della gendarmeria provinciale.
Il loro destino contrastava con quello di molti altri ufficiali giapponesi, compresi gli ex allievi della Tokumu Kikan, che furono in seguito integrati nell’ordine postbellico sostenuto dagli Stati Uniti. Ex nemici, tra cui individui implicati in crimini di guerra, offrirono le loro conoscenze ed esperienze a Washington all’inizio della Guerra Fredda.
Sostieni Renovatio 21
Un esempio è quello del capo dei servizi segreti imperiali giapponesi Arisue Seizo. Il generale Charles Willoughby, che dirigeva l’intelligence militare statunitense sotto il generale Douglas MacArthur, reclutò Arisue per dare il via alle operazioni anticomuniste in Asia.
La Russia si impegnò a fondo nello sviluppo della Manciuria alla fine del XIX secolo, nel tentativo di ottenere un maggiore accesso ai mercati cinesi. Tuttavia, la sconfitta russa nella guerra russo-giapponese e il crollo dell’Impero russo durante la prima guerra mondiale ridussero drasticamente l’influenza del paese in Estremo Oriente.
Harbin, uno dei principali centri di insediamento russo in Manciuria, divenne un polo di attrazione sia per coloro che non volevano avere nulla a che fare con il nuovo Stato sovietico, sia per chi cercava attivamente di minarlo. Alcuni giovani emigrati russi in Manciuria giunsero a credere che il fascismo potesse offrire una via per la restaurazione della Russia, creando un’organizzazione che al suo apice, negli anni ’30, contava circa 20.000 membri.
La comunità russa in Manciuria rimase tuttavia profondamente divisa sull’Unione Sovietica. Secondo lo storico Sergej Smirnov, negli anni Venti circa 120.000 persone nella regione erano cittadini sovietici o simpatizzavano con il nuovo stato, mentre oltre 100.000 avevano opinioni opposte.
Questa divisione si riflette anche nei documenti recentemente desecretati, che identificano un «emigrato bianco» di cognome Kaevich come membro della polizia giapponese che prese parte al massacro di Hailar.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
Intelligence
Perché il capo della CIA era a Mosca? Lavrov spiega, e racconta anche della visita di monsignor Gallagher
Sostieni Renovatio 21
Yesterday Vatican Archbishop Paul Gallagher -Vatican’s Foreign Minister– met with FM Sergey Lavrov in Moscow. The central issue was the war in Ukraine. There is no way Vatican can be a constructive peace mediator without first coming to terms with the fact that Americans… https://t.co/YomsrwxUQa
— Dr.Sophia Ulgen 🇷🇺☮🇺🇸 (@ulgensophia74) August 26, 2026
Sostieni Renovatio 21
CIA Director John Ratcliffe delivers a warning to Russia over intelligence suggesting Putin is preparing to attack NATO. https://t.co/dK5TUDMtxy pic.twitter.com/kKHMYHzQe3
— PsyopAnime (@PsyopAnime) August 27, 2026
Aiuta Renovatio 21
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Intelligence
Operazioni delle forze speciali USA in Ecuador
Un funzionario ecuadoriano ha confermato che i Berretti Verdi statunitensi erano impegnati in operazioni anti-cartello. All’inizio di quest’anno, il presidente Donald Trump ha costituito una coalizione, denominata Scudo delle Americhe, con l’obiettivo di contrastare i cartelli in America Latina e Sud America.
Un funzionario locale ha dichiarato all’agenzia AFP che le forze speciali statunitensi stanno conducendo operazioni dirette contro presunti cartelli nella provincia di Esmeraldas.
«Siamo con il 7° Gruppo (Forze Speciali) dell’Esercito degli Stati Uniti. Stiamo lavorando insieme nella lotta contro il narcotraffico», ha affermato la scorsa settimana il governatore della provincia di Esmeraldas, Juan Jaramillo. Il ministro della Difesa ecuadoriano Gian Carlo Loffredo ha aggiunto che due navi da guerra statunitensi operano nella regione.
A marzo, il presidente Donald Trump ha dichiarato che una dozzina di nazioni latinoamericane avevano aderito alla coalizione Scudo delle Americhe per combattere i cartelli nella regione. L’Ecuador è membro del blocco. Quel mese, gli Stati Uniti e l’Ecuador condussero operazioni militari congiunte contro presunti obiettivi legati al narcotraffico. «
Le operazioni sono un esempio concreto dell’impegno dei partner in America Latina e nei Caraibi nella lotta contro la piaga del narcoterrorismo», ha dichiarato il Comando Sud degli Stati Uniti dopo il raid.
Sostieni Renovatio 21
Tuttavia, il New York Times ha riferito che l’obiettivo dell’operazione era un caseificio, non un laboratorio di droga. «L’attacco militare sembra aver distrutto un allevamento di bestiame e una fattoria di prodotti lattiero-caseari, non un centro di traffico di droga, stando alle interviste con il proprietario della fattoria, quattro dei suoi dipendenti, avvocati per i diritti umani e residenti e leader di San Martín», spiega il giornale neoeboraceno.
L’attività militare in Ecuador rientra nell’ambito dell’Operazione Lancia del Sud. L’anno scorso Trump ha ordinato al Dipartimento della Guerra di ampliare le operazioni militari in America Latina per contrastare il traffico di stupefacenti verso gli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno condotto decine di raid aerei contro imbarcazioni sospettate di essere utilizzate per il traffico di droga nel Mar dei Caraibi e nell’Oceano Pacifico orientale.
Le operazioni hanno causato la morte di oltre 200 persone e la distruzione di oltre 60 imbarcazioni. La Casa Bianca ha affermato che le imbarcazioni prese di mira sono gestite da narcotrafficanti che tentano di contrabbandare fentanil negli Stati Uniti. Tuttavia, l’amministrazione non ha fornito al popolo americano alcuna prova a sostegno di tale affermazione. Inoltre, alcune prove suggeriscono che almeno alcune delle imbarcazioni attaccate non fossero coinvolte nel traffico di stupefacenti.
I familiari di diverse vittime hanno affermato che i loro parenti uccisi erano pescatori. Il mese scorso, il Washington Post ha riportato di aver esaminato una valutazione della DEA secondo cui gli attacchi alle navi gestite da presunti narcotrafficanti non hanno modificato la quantità o il prezzo della cocaina che entra negli Stati Uniti.
Anche i funzionari militari statunitensi hanno ammesso al Congresso che le operazioni non hanno avuto alcun impatto sulla purezza della droga.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
-



Bioetica2 settimane faKennedy lo ribadisce: sì, i vaccini sono fatti con gli aborti
-



Morte cerebrale2 settimane faMorte cerebrale: donatore o no, decidono loro quando sei morto
-



Pensiero2 settimane faDall’aborto alla strage figlicida, il ritorno della strega Medea
-



Spirito2 settimane faLeone XIV afferma che non dovremmo «chiuderci nelle nostre sicurezze religiose»
-



Pensiero1 settimana faLo Stato Moloch, l’italiano cattivo e i sanitari che ballano. La tragedia della bambina «no-vax» di Palermo
-



Oligarcato2 settimane faPapa Leone nomina consultori che sostengono l’«ordinazione» delle donne e l’agenda di Davos
-



Salute2 settimane faI malori della 35ª settimana 2026
-



Sport e Marzialistica2 settimane faParacadutista russo realizza il record saltando da 11 mila metri








