Pensiero
La guerra civile transumanista è già iniziata
Zoltman Istvan è un ragazzotto americano che spesso finisce sui giornali perché, in uno Stato bipartitico come gli USA, lui ha un suo partito politico indipendente. Nel 2016 corse per diventare presidente con il suo United States Transhumanist Party, il partito transumanista americano (USTP). Nel 2018 ha provato a diventare governatore della California.
A livello elettorale non ha avuto alcun successo, tuttavia ha ottenuto ciò che desiderava: permettere al transumanismo di arrivare al grande pubblico americano, cercando così di sensibilizzarlo riguardo alle possibilità tecnologiche di miglioramento della specie umana. Per Zoltan è necessario «creare una mentalità culturale in America che abbracciare e produrre tecnologia e scienza radicali è nel migliore interesse della nostra Nazione e della nostra specie». Siamo, insomma, nella fase del proselitismo. In teoria. Bisogna spiegare che l’uomo può essere migliorato, può superarsi, divenire, grazie alla scienza, superuomo.
I transumanisti credono proprio questo: la natura può essere riformata, e la vita umana prolungata e migliorata grazie a modifiche tecniche fatte nel corpo umano: bioinformatica, chip cerebrali, biorobotica, farmaceutica, ingegneria genetica. L’essere umano, quindi, grazie alla tecnologia trascende se stesso – divenendo più che umano, cioè transumano.
Lo slogan del partito, creato nel 2014, è particolarmente rilevante: «Mettere la scienza, la medicina e la tecnologia in prima linea nella politica americana». Non è esagerato dire, come faremo fra poco, che l’intero Paese, con Fauci e il COVID, sia quindi divenuto transumanista. Uguale per il resto del mondo: trovatemi un virologo TV o un rappresentante piddino che non sia d’accordo con il motto dell’USTP.
Zoltan non ci ha mai colpito per la sua profondità di pensiero. Ha dichiarato di essere stato fulminato dall’idea del transumanismo in Vietnam: ma non durante la guerra, durante una gita touristica (forse un po’ Dark Tourism) dove gli fu detto che il campo vicino a lui era pericoloso, perché ancora pieno di mine – da qui l’illuminazione della caducità della vita, e quindi invece che pensare all’anima immortale, il nostro a pensato a come immortalizzare il corpo.
Tuttavia, il personaggio ha giocoforza fatto alcuni pensieri interessanti riguardo al destino del transumanismo nella società moderna. Nel suo romanzo filosofico del 2013 The Transhumanist Wager («La scommessa transumanista») pare significare che la minaccia più grande arriverà da «gruppi cristiani», che attaccheranno i transumanisti per far deragliare le magnifiche sorte progressive dell’umanità transumanizzante, scatenando infine una guerra tra le due fazioni.
L’idea della guerra transumanista fu ripetuta dallo Zoltan in un’intervista con la testata Quartz nel 2020:
«Si verificherà una grande guerra transumanista tra coloro che abbracciano la tecnologia radicale nei loro corpi e coloro che non lo fanno. Molti saranno colpiti da questo periodo e alcuni lo chiameranno la fine dei tempi. Vinceranno quelli che si schiereranno con la tecnologia e l’Intelligenza Artificiale».
Il lettore può capire che niente di tutto questo oggi è fantascienza, né il semplice discorsetto di un folclorico personaggio da candidatura presidenziale pazzotica stile Vermine Supreme.
Perché, in primo luogo, il Pentagono – non unico fra gli organi militari – sta portando avanti tutte queste tecnologie di «potenziamento del soldato». Ma lasciando stare gli esperimenti più o meno segreti della DARPA sui soldati, possiamo ricordarci di Klaus Schwab, che preconizza chip cerebrali per tutti in una fusione completa uomo-macchina dove negli aeroporti ti scannerizzano il pensiero. La questione, quindi, è concreta assai.
In secondo luogo, è impossibile non riconoscere che la società è stata transumanizzata: la campagna mondiale di vaccinazione, cioè di modifica genica mRNA, cosa è se non, sulla carta, un immenso processo di supposto miglioramento biotecnologico dell’essere umano? Di questo sono convinti tutti i sierati e le loro autorità: mi sono vaccinato per divenire migliore, per non prendere il COVID, per non morirne.
Sono tutti diventati, più o meno involontariamente, più che esseri umani: sono divenuti esseri transumani.
Per corollario abbiamo avuto la spaccatura totale della società: da una parte gli «ottimizzati» (moderni, aderenti alla grande religione postcristiana della Scienza), dall’altra i no-vax, che invece sono esseri neanderthaliani, inferiori ed imbarazzanti, ineleganti e – soprattutto – pericolosi. Ricordiamo quanti, magari con addosso una vita di voti a sinistra o un giuramento su Ippocrate o sulla Costituzione, ad un certo punto hanno invocato i campi di concentramento, e magari lo Zyklon B.
Ecco, i lager sono qualcosa che si sviluppa con la guerra. In questo caso, la guerra è all’interno della stessa società, dello stesso Paese – di ciascun Paese del mondo in realtà.
In questo sito parliamo spesse volte di guerra civile: è una prospettiva inevitabile, se si riconosce la polarizzazione oramai insanabile della società, e la distanza tra una parte della popolazione e i governi, che sembrano aver perso ogni pudore e gettato la maschera: il potere, abbiamo imparato in questi mesi, non si vergogna più di schiacciare, vessare, e financo eliminare la minoranza che lo contesta. Anzi, non la considera nemmeno una minoranza, perché se così fosse, per imperativo della democrazia moderna, essa avrebbe diritti.
Chi si oppone al corso delle cose – per esempio, ai vaccini mRNA, o, più di recente, al disegno NATO – non ha più alcun diritto, nemmeno quello di avere un account sui social. Camionisti canadesi, cittadini dello Sri Lanka, allevatori olandesi e decine di sabati di protesta e repressione in tutte le città d’Europa e ben oltre ce lo indicano con certezza. L’abisso tra le parti è immane. Nessuno ha idea di come superarlo; nessuno, da nessuna delle due parti, forse vuole più farlo. I social sembrano progettati per aumentare algoritmicamente la divisione nel consorzio umano; i media mainstream sembrano allineati nell’esercizio del capro espiatorio.
È chiaro dunque che la guerra civile transumanista è già qui. Ci ha accompagnato per mesi. Quando le forze dell’ordine vi fermavano in macchina sotto lockdown. Quando litigavate con il parente vaccinato e adirato perché voi avete scelto di mantenere il sangue puro. Quando avete perso il lavoro. Quando non vi hanno fatto entrare all’ospedale a vedere vostro figlio che veniva operato, o vostro padre che moriva. Quando vi hanno deriso, insultato, condannato, a volte pure minacciato fisicamente.
È quella che su questo sito abbiamo chiamato «Apartheid biotica», e poi «guerra civile biotica». Di fatto, ci va bene chiamarla anche guerra civile transumanista: perché coinvolge una parte della popolazione che crede di poter superare tecnologicamente i limiti dell’uomo, e sottomettere coloro che, rifiutando la tecnica, scelgono invece do restare umani.
La guerra civile transumanista non si limiterà solo a modifiche biomolecolari del corpo: il pensiero va ovviamente, va alle piattaforme di gestione informatica della società, come quella del green pass, e quella, che sarà varata a breve, con l’euro digitale. Cioè un sistema che sarà connesso ad ogni aspetto della vostra vita e deciderà per voi cosa potete acquistare, dove, quante volte, perché. Poco più in là, ecco la prossima tappa del transumanismo: l’interfaccia uomo-macchina (HMI), ossia il celeberrimo, inevitabile microchip impiantabile.
Il chip sottocutaneo (o infra-cerebrale) sarà propalato dai governi e dai loro volenterosi carnefici come necessario per combattere i mali della società, dall’epidemia agli sprechi in periodo di razionamento, a cui ci stanno già abituando con generosità. Il no-chip sarà pefettamente sovrapponibile all’odierno no-vax: egoista, parassita, ignorante, bestiale fonte di pericolo.
Un obbligo di microchip per determinate attività vi sembra impossibile? Macché: il lunedì del calcetto con gli amici vuoi farlo senza l’algoritmo che consente di capire che stai per avere un infarto? Sai quante vite salvate? Vuoi nascondere il fatto che hai il COVID? Vuoi che l’autorità non ti possa avvisare se sei in un luogo sbagliato, o vicino alla persona sbagliata? E con le storie atroci di bambini rapiti, davvero vuoi non chippare tuo figlio?
Dopo aver visto una, due, tre, quattro dosi di mRNA sintetico sprizzate in allegria sul deltoide a milioni di persone, qualcuno davvero riesce ad immaginare che una parte cospicua della società non si farà chippare?
Crediamo davvero che il bravo soldatino transumanista non sia già qui fra di noi?
I segni di questo soldatino transumanista, ancorché involontariamente tale, sono oggi pienamente visibili, in attesa del reload invernale: mascherina all’aperto, mascherina al supermercato, mascherina FFP2 mentre si guida, nervosismo in prossimità di altri esseri umani. Sono i casi conclamati, e non sono i più spaventosi. Fanno più paura coloro che appartengono alla massa vaccina, coloro che bovinamente hanno obbedito a tutto, muggendo appena quando qualcuno diceva loro che stavano per essere portati al macello: ma no, tu continua a brucare…
È questa massa ben corposa che, dimostratasi capace di cadere facilmente preda all’ipnosi se non alla psicosi, può diventare estremamente pericolosa. È quella che, toccati i tasti giusti, procede ai pogrom – cioè alla violenza vera e propria.
Cosa succederà, noi non lo sappiamo. Possiamo supporre che, anche qualora vincesse le elezioni italiane il centrodestra, il processo di divisione isterica della società non accennerà a diminuire: anzi.
Proprio per spogliare anche i minimi residui di «populismo» (cioè, di lealtà verso il popolo, pensate lo scandalo…) potrebbe venir lanciato un nuovo ciclo di emergenza e di meccanismi premiali come il green pass, più la piattaforma bioelettronica annessa. Il clima, forse, o un’altra epidemia – magari il vaiolo delle scimmie che adesso interessa per qualche motivo quasi totalmente i partecipanti a feste gay. Poi c’è la guerra in Russia. L’inflazione – qualcuno ricorderà che, come riportato da Renovatio 21, l’anno scorso qualcuno parlò della tentazione dei governi di procedere a «lockdown inflattivi».
Chiunque andrà al governo difficilmente si ribellerà al diktat emergenziale ulteriore – non lo hanno fatto sotto il governo Draghi, figurarsi sotto il loro stesso governo.
Per cui: non pensate che vi sia qualcuno che vi proteggerà. E ci rendiamo conto che questo pensiero mina la stessa idea di Stato nel suo significato più primordiale: l’autorità conferita dagli uomini a qualcuno che li protegga.
No, non sarete protetti – anzi, sapete benissimo che nell’era della Necrocultura realizzata, lo Stato vede il suo popolo come nemico, e invece di farlo prosperare, vuole diminuirlo, sfoltirlo – e sottomettere gli eventuali residui.
A cosa ci dobbiamo preparare? Ci verranno a prendere in casa? Ci nasconderemo nelle catacombe? Verremo cacciati per strada? A questo punto, lo avete capito, la fantascienza è stata superata da un pezzo e Orwell e Huxley son divenuti autori di novelle ottimiste. Possiamo davvero aspettarci di tutto: perché, come dicevamo, i segni di una possibile guerra civile transumanista ci sono tutti. E noi, visti i nostri mezzi, non siamo esattamente dati per vincenti. Qualcuno dirà infatti che forse è ingiusto chiamarla guerra civile: potrebbe rivelarsi solo una persecuzione.
Ecco la persecuzione del XXI secolo: il martirio per mantenere il sangue puro, per rifiutare del marchio biotecnico della Bestia, per fuggire dalla transumanizzazione globale dell’essere umano.
Quindi, possiamo solo dirvi di prepararvi, cercando di realizzare con la mente e con il cuore la natura di questa situazione.
Siete parte di una storia pazzesca, un film fantastico fatto di realismo e distopia al contempo.
Il finale di questa pellicola è solo in mano vostra.
Intanto è importante che capiamo bene la trama. Per cui, su questo sito, continueremo a raccontarvela.
Con recap ad nauseam.
Roberto Dal Bosco
Pensiero
Ecône e il vero ordine mondiale
Quando lo ho compreso, imbottigliato nel traffico, mi è scappata una risata. Sì, avevo finalmente visto l’Europa Unita. In Svizzera. In realtà, avrei capito poi, era persino qualcosa di più, era il mondo unito, o perfino oltre: era il vero ordine cosmico che si manifestava, tuonando e pregando, dinanzi a me e alla storia.
La mattina del primo luglio ero, ovviamente, ad Econe per le consacrazioni dei vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X, la realtà dentro la quale sto crescendo i miei figli.
Ecône è considerata la sede della FSSPX, perché vi, adagiato sulla montagna che scende con dolcezza verso la valle verde e calmissima, il seminario internazionale creato da monsignor Lefebvre. Vi è in pratica una sola superstrada che attraversa il Canton Vallese, e quel giorno, alle sei della mattina, era già intasata. Vi era una fila infinita di macchine con ogni sorta di targa: c’erano le station wagon francesi, c’erano i pulmini tedeschi, e ancora auto spagnole, svedesi, ceche, britanniche, olandesi, belghe, slovacche – e italiane, chiaro. Gli americani, si suppone, erano quelli che le corriere scaricavano in grande copia. Più tardi avrei veduto anche brasiliani, messicani e africani.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Ho, senza rendermene conto, riso: eccotela l’unione europea, eccoti le nazioni unite. Solo basate sul contrario di quello su cui sono basate le istituzioni che portano questi nomi – basate cioè su Gesù Cristo. Ho sorriso pensandoci: i democristiani che azzardano con timidezza riguardo le radici cristiane dell’Europa, negate a Brusselle, dovrebbero vedere questo ingorgo fedele, dove ci sono non solo le radici, ma anche il tronco, i rami, le foglie, i fiori, i frutti.
Usciti dalla coda (dopo aver incontrato ad ogni rondò un giovane volontario FSSPX in pettorina fluorescente che dispensava direttive per il parcheggio), diretti a piedi verso il grande prato delle consacrazioni, l’effetto diventa ancora più evidente: l’albero della Fraternità, cioè di ciò che rimane della Chiesa vera, è fatto di famiglie, famiglie stupende.

Le famiglie felici, diceva Leone Tolstoj, si assomigliano tutte. È la verità: il maschio, spesso giovane, è in giacca e cravatta, magari con un elegante cappello di paglia in testa, mentre i figli – in genere quattro o più – gli corrono biondissimi innanzi, sotto lo sguardo attento della madre, che, fasciata in un tipo di mise che qualcuno chiama lefebvrian-hippy-chic (cioè vestito leggero lungo con stampa, apparentemente spensierato e al contempo estremamente femminile, materno. Va anche aggiunto: le persone in sovrappeso sono pochissime. Persone con sguardo triste praticamente non ci sono.
È una pianta viva, vitale, sana, rigogliosa. La sua energia, moltiplicata a migliaia, è travolgente.
Ho passato buona parte delle sei ore di cerimonia di consacrazione a pochi metri dall’altare, dove avevano messo, invisibile a tutti, un gabbiotto per la stampa. Se dico «gabbiotto» è perché in effetti era una vera prigione per i giornalisti – sì, una razza infida: conveniamo – accreditati. In pratica si era a poche file di suore di distanza dall’altare, ma non si poteva uscire: se beccavano un giornalista sul prato, i ragazzotti bénévoles, frutto dell’esercito elvetico dove militano almeno 20 giorni l’anno, lo rimandavano indietro scortato.
«On se sent controllés», mi ha sussurrato sardonica la vecchia inviata del giornale ultragoscista e rothschildiano Libération. Ho realizzato, tuttavia, che con questa precisione logistica e di sorveglianza, se volessero fare un golpe in Vaticano potrebbero compierlo in trenta minuti netti.
La cerimonia è durata più di cinque ore. La precisione liturgica, la ricchezza di paramenti sacri, la potenza del canto gregoriano che risuonava in tutta la valle, erano solo alcuni degli elementi che rendevano questa cerimonia come la più impressionante mai vista. Un sacerdote della Fraternità mi ha raccontato che, tra i riti perduti con il Concilio, c’è proprio quello della consacrazione dei vescovi, che ora nella Chiesa modernista è liturgicamente corrotto.

Sostieni Renovatio 21
C’è stato quindi un momento davvero metafisico, o meteocinetico, che ha colpito tantissimi – specie i non fedeli. A scriverne, paradossalmente, sono state solo testate «laiche» di fact-checker, che annusando quello che si scriveva in rete in diretta si sono buttati sul bizzarro caso.

Il celebrante, monsignor De Gallareta (il vescovo più anziano rimasto degli ordinati da monsignor Lefebvre) stava consacrando l’ostia. Il cielo da qualche minuto era divenuto nerissimo, e pareva di essere dentro una nuvola scura, e del resto siamo praticamente in montagna.
Ecco che quando il vescovo abbassa l’ostia dopo averla consacrata un tuono squarcia l’aria. Il fragore è potentissimo, scuote le ossa delle migliaia di persone. La portata simbolica della scena, con il cielo che urla nel momento più sacro di questa messa così importante, è innegabile, si innesta direttamente nella mente di chiunque.
Io stesso, che ero inginocchiato come altri giornalisti nel gabbiotto-stampa, ricordo di aver tremato. Cosa sta succedendo?
In verità c’era chi stava messo peggio di me. Il tizio di una celeberrima agenzia stampa internazionale, che se ne stava seduto lì a fianco a gambe incrociate, si gira e mi guarda sconvolto: era in cerca, anche da uno sconosciuto, di una spiegazione a ciò che aveva appena vedute. Io, sempre genuflesso, mi sono limitato ad assentire in silenzio, beffardo ed anche soddisfatto, guardandolo di sottecchi per un attimo: «caro mio, benvenuto laddove il Cielo è qualcosa di concreto, e il Cielo reagisce alla Terra. Il Cielo e la Terra sono legati. Il Cielo e la Terra sono ordinati. Benvenuto nella realtà». Era il sottotitolo invisibile che, spero, abbia recepito.
A quel punto si è scatenata una tempesta immane. Pioggia a catinelle, che rimbalzava sul tendone principale e scendeva a cascate sulla sala stampa, obbligando quanti avevano telecamere e macchine fotografiche a spostarsi di colpo. Qualche giornalista fedele resta inginocchiato in mezzo all’acqua, come l’inviata di LifeSite che si inzuppa il gonnellone in maniera irreparabile.

Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/9HLHEUHqhy
— Renovatio 21 (@21_renovatio) July 17, 2026
La cerimonia doveva quindi prevedere la comunione per i 17.000 fedeli partecipanti, ma, con quel tempo avverso, non era possibile. Si è deciso così di procedere con un rosario, che parte cantato da preti, suore e masse di fedeli. Monsignor De Gallareta sta seduto sul trono, irradiando un misto di concentrazione e forza, una gravitas, come mai ho visto prima.
«Ave Maria, grazia plena / dominus tecum…»
Consacrazione vescovi FSSPX, 1 luglio 2026 pic.twitter.com/xqKM7l2sEe
— Renovatio 21 (@21_renovatio) July 17, 2026
Mi affaccio a guardare le migliaia di fedeli sul prato. Pochissimi sono andati a rifugiarsi nei tendoni preparati per il pranzo. La totalità è rimasta ferma dov’era, inginocchiata nel fango. I fedeli FSSPX non mollano la barca nella tempesta. Questo è il primo significato, direttamente evangelico, che viene alla mente guardando la scena. Esso spiega tutto, illustra tutto, riassume tutto.
Dal Vangelo secondo Matteo (8, 23-27) «Entrato poi nella barca, lo seguirono i suoi discepoli. Ed ecco sollevarsi una tempesta tanto grande che la barca era coperta dalle onde; e siccome egli dormiva, i discepoli gli si accostarono e lo svegliarono, gridando: “Salvaci, o Signore, che siam perduti!”. Gesù disse loro: “Perchè temete, uomini di poca fede?”. E, alzatosi in piedi, comandò ai vènti e al mare, e subito si fece una gran calma. Del che meravigliati, tutti dicevano: “Chi è costui, al quale ubbidiscono anche i vènti e il mare?”».
I fedeli della Fraternità hanno fede nei comandi di Gesù, e nella sua potenza reale.
Iscriviti al canale Telegram ![]()
Quando finisce il rosario, ecco che la bufera si placa completamente. Partono i sacerdoti per tutto il pratone per dare la comunione al popolo. Il terreno non sembra nemmeno troppo fangoso. Qualcuno, poi, mi ha detto: il Cielo ha voluto quel rosario per ricordarci della Santa Vergine. Che, in effetti, è diventato uno dei punti di contesa con la Chiesa di Fernandez, che l’ha privata, sulla strada della protestantizzazione slatentizzata, del titolo di «corredentrice».
Poco dopo, quando ancora i vescovi stanno eseguendo le ultime parti del rito, il bel tempo arriva. La burrasca è davvero finita. Quando i discendenti degli apostoli escono benedicenti fra la folla il tempo è sereno, è persino caldo.
A fine pomeriggio, durante i vespri, il neovescovo americano Michael Goldade fa una breve omelia. Il sole splende, e gli occhi di questo ragazzo dell’Idaho brillano pure, nello zelo e in quello che amo chiamare «sorriso lefebvriano» (guardatevi le foto del monsignore, e dei suoi vescovi: sorrisi più autentici non ne troverete).
Monsignor Goldade fa una breve omelia di lucidità assoluta.
New SSPX bishop +Michael Goldade preaching at Vespers:
If the Catholic Church in her Tradition brings forth life, the modernist church is a desert that kills everything that it touches
It kills the supernatural life, the sources of grace & has placed man in the place of God. pic.twitter.com/TaO9hKgEIq
— Michael Haynes 🇻🇦 (@MLJHaynes) July 1, 2026
«Quando si contemplano queste magnifiche cattedrali, si scorgono rappresentazioni artistiche della vita: viti, vegetazione, acqua che scorre. Non si tratta semplicemente di elementi naturali, ma di simboli della vita soprannaturale che ci giunge attraverso la Chiesa cattolica (…) Se la Chiesa cattolica, nella sua Tradizione, genera vita, la Chiesa modernista è un deserto. Uccide, uccide tutto ciò che tocca, uccide la vita soprannaturale, distrugge le fonti della grazia, fa appassire ogni cosa. Perché? Perché ha posto l’uomo al posto di Dio e si è così allontanato dalle fonti stesse della vita».
La potenza divina della vita mi è stata chiara guardando queste migliaia di famiglie stupende, da ogni parte del globo terracqueo, che perseverano nonostante possano piovere su di esse, e sulla propria progenie, tempeste e scomuniche.
Mi è subito evidente la valutazione politica da fare: lo Stato moderno non dispone, e non può disporre, di simili cittadini, e questa è esattamente la sua condanna, la ragione della sua inevitabile disintegrazione. E quindi, lo Stato del futuro, lo Stato che agisca come garante della continuazione della vita umana, non può che essere uno Stato cristiano.
In assenza di un simile popolo, ogni tentativo di creare consorzi nazionali ed internazionali è destinato a fallire nella miseria e nella morte.
Aiuta Renovatio 21
L’ulteriore considerazione da farsi è di carattere metafisico. Quello a cui ho assistito è, in orizzontale e in verticale, la vera religione. La parola, lo sapete, viene dal latino religare, «legare strettamente», cioè «rilegare». Per alcuni la religione rilega, sul piano terrestre, le genti, unendole. Altri, più mistici, ritengono che la parola esprima il vincolo di unione e dipendenza tra l’essere umano e il divino, tra Cielo e la Terra.
Ecco, le genti di tutta la Terra, unite fra loro, unite al Cielo, che parla loro, agisce nelle loro vite, dentro ad un rito, cioè, secondo la radice indoeuropea réi, al principio dell’ordine. Ecco la religione, l’unica vera.
Ecco il vero ordine mondiale. Ecco il vero ordine cosmico. Come in Cielo così in Terra.
E così sia.
Roberto Dal Bosco
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagini © Renovatio 21
Pensiero
Il Grande Grande Reset: il mondo dei banchieri muore, inizia quello dei costruttori
Perché il mondo dei banchieri sta morendo e perché i costruttori erediteranno il secolo.
Ci troviamo a un punto di svolta storico. E sono profondamente convinto che questa svolta darà vita a un mondo radicalmente migliore. Non “migliore” nel senso degli slogan di Davos. Migliore nel senso più concreto che ci sia: più giusto, più efficiente, più vero. Per capire dove stiamo andando, dobbiamo prima guardare con lucidità da dove veniamo.— Brivael Le Pogam (@brivael) July 7, 2026
Aiuta Renovatio 21
Il vecchio mondo: prenditori e banchieri
Per decenni, il mondo è stato governato da due caste. I predatori e i banchieri. I «prenditori» [takers, ndt] e i banchier. La loro alleanza non ha mai prodotto valore. Ha prodotto sistemi. Sistemi stratificati, narrazioni sovrapposte l’una sull’altra, progettate non per servire ma per estrarre. Un’intera architettura la cui funzione primaria non è mai stata quella di creare, ma di catturare: catturare la rendita, catturare l’attenzione, catturare il potere e poi rendersi indispensabile al flusso stesso che aveva deviato. Quel mondo non produce costruttori. Produce personaggi. Uomini plasmati dalla macchina: selezionati, confezionati, spinti dalle reti intrecciate di finanza, media e istituzioni. Macron, Obama: prodotti puri di quel software. Brillanti manager del nulla. Non hanno mai costruito nulla che esista nel mondo reale. Hanno amministrato, incarnato, interpretato un ruolo scritto altrove, da altri. Il talento era reale, ma era il talento dell’attore, non dell’ingegnere. E la gente lo percepiva. Confusamente, ma con certezza. Percepiva che la correttezza aveva abbandonato i sistemi. Che qualcosa non quadrava nel meccanismo. È da qui che nasce la tensione permanente della nostra epoca: da quell’intuizione condivisa che chi prende le decisioni non sia né competente, né legittimo, né in contatto con la realtà. Ray Dalio ha dedicato la sua vita allo studio dei cicli dei grandi imperi. La sua conclusione è agghiacciante e si riassume in una sola frase: le civiltà non muoiono quasi mai per mano di nemici esterni. Si decompongono dall’interno, attraverso la decadenza delle loro élite, la finanziarizzazione di ogni cosa e il silenzioso crollo della qualità delle loro decisioni. Ed è proprio in questa situazione che ci troviamo. L’incompetenza non è più un’anomalia del sistema. È diventata il sistema operativo.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
L’altra specie di uomo: il costruttore
Naval, il filosofo della Silicon Valley, lo ha riassunto in una frase che ha fatto il giro del mondo: «È l’era dei costruttori. (ci dispiace per i finanzieri e i chiacchieroni)».Soffermiamoci un attimo su quello specchio quasi perfetto. I finanzieri e i chiacchieroni sono esattamente i miei banchieri e i miei prenditori. Due uomini che non si sono mai coordinati, un’intuizione rigorosamente identica. Questo è il segno che ciò che stiamo descrivendo non è un’opinione o un capriccio ideologico, ma un cambiamento epocale che ormai tutti possono percepire sotto i propri piedi. Di fronte a quella casta, è sempre esistita un’altra specie di uomo: il costruttore. Colui che non narra il mondo, ma lo costruisce. Colui per cui la verità non è un’opinione da imporre, ma un vincolo da rispettare. Il reale non negozia: il razzo vola o esplode. L’auto si muove o non si muove. Il software funziona o si blocca. Nessuna narrazione, nessuna rete, nessun bicchiere di champagne salverà un oggetto che non funziona. Questo è ciò che rende incorruttibile il costruttore, laddove il prenditore è infinitamente malleabile: egli risponde a qualcosa di più grande di sé. E l’incarnazione assoluta del costruttore degli ultimi vent’anni, colui che condensa l’intero cambiamento di paradigma in un’unica figura, è Elon Musk.It’s the Age of Builders.
(sorry financiers and talkers) — Naval (@naval) June 18, 2026
Sostieni Renovatio 21
Elon Musk, l’uomo che ha cambiato le regole
Bisogna valutare ciò che rappresenta veramente. Musk non è semplicemente un imprenditore di successo. È la prova vivente che il vecchio mondo era un bluff. Che si possono costruire cose ritenute impossibili – far atterrare verticalmente uno stadio di un razzo, industrializzare l’auto elettrica, connettere il pianeta dall’orbita – non nonostante ci si rifiuti di stare al gioco delle sciocchezze aziendali, ma proprio perché ci si rifiuta di starci. Non è mai entrato nel gioco dello status. Non è mai entrato nel silenzioso teatro delle sale riunioni, nelle reti di favoritismi, nello scambio di favori. Dove il vecchio mondo punta sull’apparenza, lui punta sulla realtà. Dove il vecchio mondo assume in base al pedigree, lui assume in base alla capacità di ottenere risultati. Questa ossessione per il concreto – quasi maniacale – è esattamente ciò che i prenditori non sono mai stati in grado di comprendere, ed è esattamente ciò che li rende obsoleti. Tuttaviala mossa più importante di Musk sta altrove. Non si tratta né di SpaceX né di Tesla. Significa aver compreso che l’ultimo territorio rimasto da conquistare non era quello industriale, bensì quello narrativo. Per decenni, i costruttori hanno regnato sulla produzione e sono rimasti in silenzio sulla storia. Hanno fabbricato la realtà, ma hanno lasciato che i prenditori ne scrivessero la storia. Acquistando la piazza pubblica, rifiutandosi di lasciare il monopolio del discorso alla casta che lo aveva sempre detenuto, Musk ha fatto qualcosa che nessun costruttore aveva mai osato fare: ha portato la guerra sul terreno delle idee. Ha strappato dalle mani dei prenditori l’ultima cittadella. Ecco perché è odiato con tanta intensità. Non perché abbia torto. Perché dimostra, ogni giorno, pubblicamente, che il re è nudo.Iscriviti al canale Telegram ![]()
Un aneddoto che dice tutto
Un’esperienza vissuta in prima persona, che cattura l’intero cambiamento meglio di qualsiasi saggio. Quando lavoravo per Y Combinator [celebre programma della Silicon Valley per la formazione delle startup, ndt], la stragrande maggioranza degli eventi era priva di sfarzo. Niente tartine, niente calici di champagne, niente rituali da alta società. Burritos, pizze, un po’ di birra. Parlavamo di prodotto, di fatturazione, di realizzazione. Pragmatismo allo stato puro, perché questa è la vera cultura dei costruttori: la realtà prima di tutto, il decoro mai. Gli unici eventi sfarzosi erano quelli in cui ricevevamo gli investitori, persone provenienti dal vecchio mondo, più riservato. Allora sì, spuntavano i tartine, lo champagne e gli abiti eleganti. Allora ci lanciavamo nel gioco dello status. Indossavamo la maschera. Ma è proprio questo il punto: è un costume. Un indumento che si indossa per parlare la lingua del vecchio mondo per la durata di un incontro, non un’identità, non una cultura, non un modo di essere. Il prenditore è il suo costume. Chi lo crea lo indossa e lo toglie. L’intera differenza di civiltà risiede in questo dettaglio.Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Quel mondo sta morendo
Diciamolo chiaramente: il vecchio mondo è in agonia. È proprio per questo che resiste con tanta violenza. Un sistema morente non si arrende in silenzio: morde, si chiude a riccio, demonizza, criminalizza. Ciò che scambiamo per potere è spesso solo la resistenza di un corpo che si rifiuta di morire. Ma in fondo, sa già di aver perso. Perché le esigenze del popolo sono cambiate. Non chiedono più discorsi o simboli: chiedono servizi. Sempre più efficienti, sempre più concreti, sempre più rapidi. E le élite sanno, meglio di chiunque altro, di essere strutturalmente incapaci di fornirli. Non si crea efficienza con persone addestrate a gestire la narrazione. Quel terreno appartiene ai costruttori – e come tutto ciò che toccano, se lo prenderanno con le prove, non con il permesso.L’IA ha rimescolato le carte
Eppure, restava un’ultima linea di difesa. Il regno delle idee, dei concetti, della teoria. L’unico terreno in cui il prenditore manteneva un reale vantaggio, perché produrre narrazioni su larga scala era un’arte a sé stante, riservata alla loro casta: giornalisti, comunicatori, intellettuali televisivi, opinionisti. Chi costruiva, storicamente, era muto. Sapeva fare, ma non sapeva dire. Poteva costruire un impero industriale senza mai intervenire nella battaglia culturale. L’IA ha appena fatto saltare quel lucchetto. Ora chi costruisce può anche pensare, scrivere, strutturare e distribuire – su larga scala, senza intermediari, senza dover implorare per avere accesso al microfono. Il monopolio della narrazione è appena crollato. Il costruttore non è più condannato al silenzio. Entra a sua volta nella guerra delle idee e la vincerà, per una ragione semplice e inconfutabile: parla dal reale. Non sta difendendo un’astrazione; sta descrivendo ciò che ha costruito con le proprie mani. È l’ultimo baluardo dei prenditori che crolla. Ed è quello a cui si sono aggrappati con più tenacia.Il vero reset
Ecco perché il vero reset non è quello che ci è stato promesso. Il «Grande Reset» dei banchieri è stata un’operazione di conservazione mascherata da trasformazione: mantenere il potere cambiando il vocabolario, consolidando un ordine morente sotto il linguaggio del progresso. La nostra è l’esatto opposto. È una liberazione. Il trasferimento del potere da chi narra a chi agisce. Da figure costruite ad uomini reali. Da sistemi di sfruttamento a macchine di creazione. Il Grande Grande Reset. Ed è già iniziato. Brivael Le PogamIscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Pensiero
Deputata inglese, cattolica e pro-life, assassinata
Ann Widdecombe, ex parlamentare britannica e star televisiva, è stata assassinata.
La polizia britannica sta indagando sulla morte della Widdecombe, 78 anni, trovata ferita e senza vita nella sua casa nel Devon, in Inghilterra, il 9 luglio. Secondo il Daily Telegraph, la polizia del Devon e della Cornovaglia sta cercando «un uomo bianco» come sospetto della sua morte. La notizia del decesso della Widdecombe è stata diffusa dai giornali britannici questa mattina senza alcun riferimento a un atto criminoso.
Secondo le ultime notizie, un uomo di 26 anni, descritto dalla polizia come un «cittadino britannico bianco», è stato arrestato in relazione al suo omicidio.
Convertita al cattolicesimo e attivista pro-vita, la Widdecombe si è fatta amare dai britannici grazie alle sue apparizioni sorprendentemente popolari nei programmi televisivi Strictly Come Dancing e Celebrity Big Brother.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
La Widdecombe è stata deputata conservatrice dal 1987 al 2010, successivamente membro del Brexit Party e poi del Reform Party.
Si tratta del secondo omicidio di un politico cattolico pro-life di alto profilo in Inghilterra in questo decennio. Sir David Amess, membro del Parlamento per 38 anni e amico di Widdecombe, è stato assassinato sul posto di lavoro nel 2021 dall’islamista Ali Harbi Ali.
La figlia di Amess, Katie, ha rilasciato una dichiarazione. «Sono profondamente addolorata per la scomparsa di Ann Widdecombe», ha scritto. «Ann è stata un’amica leale e di lunga data di mio padre, Sir David Amess, e la nostra famiglia le sarà sempre grata per la gentilezza, la forza e la dignità che ha dimostrato nei momenti più difficili della nostra vita».
«L’elogio funebre che ha pronunciato per mio padre nella Cattedrale di Westminster, e la compassione che ci ha dimostrato nei giorni e nei mesi successivi alla sua scomparsa, hanno rispecchiato il meglio del suo carattere: caloroso, integerrimo e incrollabile nel suo sostegno a coloro a cui voleva bene», ha continuato Katie Amess. «L’amicizia di Ann significava moltissimo per mio padre, e le sue parole hanno portato conforto a tantissime persone che gli volevano bene. Oggi la ricordiamo con affetto e rispetto, e porgiamo le nostre più sentite condoglianze alla sua famiglia e ai suoi amici. Possa riposare in pace».
L’assassino di Amess, secondo alcuni, aveva legami con i terroristi islamisti somali al-Shabbab, ai quali il governo italiano, tempo prima, aveva pagato un lauto riscatto per una cooperante rapita e poi tornata sorridente e convertita all’islam.
Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21
Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
-



Pensiero2 settimane faElogio degli Stati Uniti, vera nazione
-



Spirito1 settimana faMons. Viganò: la Chiesa sostituita da un’entità di matrice massonica asservita all’Anticristo
-



Spirito2 settimane fa«Oggettivamente ingiusta ed invalida». Lettera della FSSPX al papa dopo la scomunica
-



Immigrazione1 settimana faCosa contiene il rapporto sulle «Grooming gang» di pakistani pedofili che tormentano la Gran Bretagna?
-



Gender4 giorni faTutti pazzi per il vecchio spot dei rasoi: quando i maschi avevano un mento non rovinato dalla pillola
-



Pensiero1 settimana faL’abisso del mondo moderno
-



Geopolitica1 settimana faL’Europa verso la guerra contro la Russia. Senza USA e NATO
-



Sanità4 giorni faSanitari stranieri con laurea non riconosciuta nei nostri Pronto Soccorsi: cosa sta accadendo?










