Connettiti con Renovato 21

Essere genitori

Il Tribunale contro una madre no-vax: «per i vaccini della figlia decida il padre»

Pubblicato

il

 

 

La IX sezione famiglia del Tribunale civile di Milano ha autorizzato un padre divorziato a «provvedere in autonomia, senza il consenso della madre» riguardo ai vaccini per la figlia 11enne.

 

Come riporta il Corriere della Sera, secondo il Tribunale la madre «contraria pure a tamponi e mascherine» avrebbe «posizioni oltranzistiche e negazionistiche, di grave pregiudizio per la salute della figlia minore» e quindi «la espone al rischio di contrarre gravi malattie»»

 

Il padre potrà quindi a far vaccinare la bimba con i sieri divenuti obbligatori con la legge Lorenzin e anche per quelli raccomandati (come l’antimeningococcica) nonché a fare i tamponi COVID e farle indossare la mascherina in ore scolastiche e laddove lo prevede la legge.

 

«A suo avviso il COVID sarebbe una influenza scarsamente letale, i vaccini sarebbero pericolosi ed efficaci solo all’1,1%, contrasterebbero addirittura con il codice di Norimberga per la sperimentazione medica su umani redatto nel 1947 nell’ambito del processo contro i crimini di guerra nazisti, e a raccomandarli non sarebbe la vera scienza ma solo una subcategoria “promossa dalla politica, dai media e dai multimiliardari che la controllano”, la stessa che gonfierebbe il numero dei morti e indebolirebbe il sistema immunitario imponendo la mascherina»

Infine, il padre allo scoccare dei 12 anni della piccola, potrà «valutare in autonomia, sempre senza l’accordo della madre, se sia necessario o anche solo opportuno somministrarle il vaccino anti COVID, visti gli approdi della scienza, le autorizzazioni degli enti regolatori, le norme di legge e le raccomandazioni del pediatra».

 

È interessante, nell’articolo del Corsera, l’accenno al decreto dove i giudici esaminano le tesi della madre.

 

«A suo avviso il COVID sarebbe una influenza scarsamente letale, i vaccini sarebbero pericolosi ed efficaci solo all’1,1%, contrasterebbero addirittura con il codice di Norimberga per la sperimentazione medica su umani redatto nel 1947 nell’ambito del processo contro i crimini di guerra nazisti, e a raccomandarli non sarebbe la vera scienza ma solo una subcategoria “promossa dalla politica, dai media e dai multimiliardari che la controllano”, la stessa che gonfierebbe il numero dei morti e indebolirebbe il sistema immunitario imponendo la mascherina» riassume il Corriere.

 

I giudici rispondono argomentando che le «obiezioni della madre alle vaccinazioni facoltative e ai tamponi sono frutto di opinioni personali, ispirate da soggetti non riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale, in parte proposte in modo fuorviante, o basate su notizie non veritiere (come la posizione della Svezia sui tamponi)».

 

Il Tribunale, scrive il quotidiano,  ha quindi azionato contro la madre «la rara clausola della “lite temeraria”, 2.700 euro in aggiunta ai già 2.700 euro di spese legali», provvedendo «ammonirla a non ostacolare l’effettuazione di vaccinazioni e tamponi».

 

Nel racconto del giornale il padre si è spinto a «interessarsi più da vicino alla vita della figlia dopo essere uscito dall’alcolismo», mentre la madre condannata è stata «protagonista anche di una violazione del lockdown per portare la figlia nel ristorante di un amico con altri 10 no vax».

 

Le «obiezioni della madre alle vaccinazioni facoltative e ai tamponi sono frutto di opinioni personali, ispirate da soggetti non riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale, in parte proposte in modo fuorviante, o basate su notizie non veritiere (come la posizione della Svezia sui tamponi)»

Come sa chi segue la battaglia per la libertà vaccinale, in rarissimi casi, una volta arrivati dal giudice, il genitore separato o divorziato antivaccinista si vede dare ragione: spesso la sentenza è a favore del genitore che vuole vaccinare, anzi può essere che l’antivaccinismo dell’ex coniuge sia usato come arma per indicare la sua inadeguatezza al ruolo di genitore.

 

Come riportato da Renovatio 21, il Corriere mesi fa si occupò con una strana insistenza di un caso francese che vedeva al centro una madre in fuga con la sua bambina dopo aver «cominciato a frequentare i gruppi complottisti online aderendo alle tesi no-vax, all’idea che la rete 5G serva al controllo delle menti, e che il mondo sia governato da una setta satanista e pedofila come sostiene il movimento QAnon, fino a progettare quindi il rapimento della figlia»

 

L’identikit del mostro no-vax è sempre più chiaro, ed è ripetuto ad abundantiam ad ogni latitudine.

 

Funziona, anche fuori dai giornali, a quanto sembra.

 

Continua a leggere

Essere genitori

Vaccino, Il CDC prevede i booster per i bambini entro la metà di ottobre

Pubblicato

il

Da

Il CDC [Centro per il controllo delle malattie USA, ndr] prevede che i nuovi vaccini booster bivalenti per il COVID-19 saranno pronti per i bambini dai 5 agli 11 anni entro la metà di ottobre, ha riferito Reuters.

 

L’agenzia ha affermato in un documento pubblicato martedì che emetterà una raccomandazione da inizio a metà ottobre se la FDA autorizzerà il richiamo modificato per questa fascia di età.

 

Il CDC ha affermato che si aspetta che il booster bivalente di Pfizer-BioNTech sia disponibile per i bambini dai 5 agli 11 anni e il booster bivalente di Moderna sia disponibile per i bambini dai 6 ai 17 anni, in attesa dell’autorizzazione della FDA.

 

Il booster bivalente prende di mira sia il ceppo Wuhan originale non più in circolazione che le sottovarianti Omicron BA.4/BA.5. Il CDC si aspetta che i preordini del booster Pfizer inizino la prossima settimana anche se la FDA non ha ancora firmato il vaccino per questa fascia di età.

 

Il booster di Moderna è la stessa formula utilizzata per bambini e adulti e non richiederà un periodo di preordine separato, ha affermato l’agenzia .

 

 

Megan Redshaw

 

 

 

© 23 settembre 2022, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

 

 

Continua a leggere

Essere genitori

Spot dell’ospedale fa sembrare la miocardite una malattia comune fra i bambini

Pubblicato

il

Da

Un ospedale di Nuova York sta pubblicando uno spot pubblicitario per aumentare la consapevolezza della miocardite nei bambini, suggerendo apparentemente che l’infiammazione del cuore nei bambini è una condizione comune.

 

Il video del New York Presbyterian Hospital racconta la storia di una bambina che «aveva un forte mal di pancia che si è rivelato essere una miocardite, una grave infiammazione del cuore (…) ma i dottori mi hanno dato medicine e usato macchinari per controllare il mio cuore» dice la bambina.

 

Il messaggio è rassicurante: «mi hanno salvata», dice la bimba riferendosi ai dottori dell’ospedale.

 

La didascalia del video afferma che «Il nostro team multidisciplinare di terapia intensiva pediatrica ha lavorato per regolare il suo battito cardiaco e l’ha fatta tornare a sentirsi se stessa».

 

I casi di miocardite nei bambini erano fino a poco fa ritenuti assai rari, con studi che indicano che nei bambini ce ne sono da 1 a 2 su 100.000. Di solito essi potevano derivare da virus del raffreddore. La maggior parte di questi casi si risolve da sola o con il trattamento.

 

Ora invece, improvvisamente, le istituzioni sanitarie si sentono di produrre e distribuire uno spot come questo. Dove, badate bene, mai e poi mai viene fatta la parola «vaccino»…

 

 

I casi di bambini ammalatisi di miocardite dopo il vaccino COVID sono stati riportati da Renovatio 21 spesse volte. Ed è nota anche una certa ritrosia da parte di autorità sanitarie come quelle della Svezia riguardo alle vaccinazioni sotto i 12 anni.

 

Lasciamo ai lettori trarre le proprie conclusioni, tuttavia ricordiamo il bambino di miocardite riconosciuto dal CDC, l’ente epidemiologico USA, che tuttavia ha ritenuto di andare avanti con la terza dose dai 5 agli 11 anni.

 

Un documento FDA (l’ente regolatorio per il cibo e i medicinali USA) aveva segnalato con per calcolare il rischio di miocardite post-vaccino nei bambini 5-12 anni servirebbe uno studio di 5 anni.

 

Uno studio preliminare condotto durante la campagna di vaccinazione nazionale thailandese contro il COVID-19 ha mostrato quella che un medico ha descritto come un’associazione «sbalorditiva» tra la miocardite e il vaccino Pfizer-BioNTech.

 

 

La questione dell’infezione cardiaca riguardante il vaccino era stata evidenziata dalla stessa Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ancora nell’estate 2021 negli «aggiornamenti su alcuni punti emersi dalla valutazione del rischio di insorgenza di miocardite e pericardite dopo vaccinazione con vaccini a mRNA».

 

«Dopo la vaccinazione con i vaccini a mRNA anti COVID-19 Comirnaty* e Spikevax* – si legge – sono stati osservati casi molto rari di miocardite e pericardite. I casi si sono verificati principalmente nei 14 giorni successivi alla vaccinazione, più spesso dopo la seconda dose e nei giovani di sesso maschile».

 

«I dati a disposizione – precisa l’ente regolatorio farmaceutico nazionale – suggeriscono che il decorso della miocardite e pericardite dopo la vaccinazione non è diverso da quello della miocardite o della pericardite in generale».

 

«Gli operatori sanitari devono prestare attenzione ai segni e ai sintomi di miocardite e pericardite», raccomanda l’AIFA.

 

«Gli operatori sanitari – aggiunge – devono istruire i soggetti vaccinati a rivolgersi immediatamente al medico qualora dopo la vaccinazione sviluppino sintomi indicativi di miocardite o pericardite, quali dolore toracico, respiro affannoso o palpitazioni».

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

 

Continua a leggere

Essere genitori

Vaccino, il 55% dei bambini piccoli ha avuto una «reazione sistemica» dopo l’iniezione: sondaggio CDC

Pubblicato

il

Da

Più del 55% dei bambini di età compresa tra 6 mesi e 2 anni ha avuto una «reazione sistemica» dopo la prima dose dei vaccini Pfizer-BioNTech o Moderna COVID-19 , secondo i dati diffusi il 1 settembre dai Centers for Disease Control e prevenzione o CDC, l’ente di Stato americano per il controllo delle epidemie. Lo riporta Epoch Times, ripreso da The Defender, organo stampa di Children’s Health Defense, l’associazione di Robert Kennedy jr.

 

Viene inoltre dichiarato che quasi il 60% ha avuto una reazione alla seconda dose del vaccino Moderna, nell’indagine del CDC su oltre 13.000 bambini.

 

Una reazione viene definita «sistemica» quando si ha una risposta che va oltre il sito di iniezione.

 

Le reazioni sistemiche più comuni sono state affaticamento, febbre, irritabilità e pianto.

 

I genitori di oltre il 6% dei bambini nello studio affermano invece che il loro bambino non sarebbe in grado di svolgere le normali attività dopo la seconda dose del vaccino Pfizer-BioNTech o Moderna.

 

Il CDC ha raccolto i dati attraverso un programma chiamato V-Safe , un sistema di monitoraggio basato su smartphone che funziona tramite un’app che i genitori scaricano sui loro telefoni.

 

Tra il 18 giugno e il 21 agosto, i genitori di oltre 10.000 bambini piccoli hanno segnalato reazioni al CDC tramite V-Safe nei sette giorni successivi alla vaccinazione del loro bambino contro il COVID-19 .

 

I genitori di 8.338 bambini di età compresa tra 6 mesi e 2 anni che hanno ricevuto il vaccino Moderna hanno riportato informazioni tramite V-Safe, con il 55,7% che ha riportato una reazione sistemica dopo la prima dose e circa il 58% dopo la seconda dose.

 

Per il vaccino Pfizer, i genitori di 4.749 bambini di età compresa tra 6 mesi e 2 anni hanno presentato rapporti che mostravano che il 55,8% ha avuto una reazione sistemica dopo la prima dose e circa il 47% dopo la seconda dose del vaccino.

 

 

Le reazioni riportate più frequentemente nei bambini di età compresa tra 6 mesi e 2 anni sono state irritabilità o pianto, sonnolenza e febbre. Le reazioni più comuni nei bambini di età compresa tra 3 e 5 anni sono state dolore al sito di iniezione, affaticamento e febbre.

 

 

 

I dati hanno anche mostrato una categoria di reazione più grave etichettata «qualsiasi impatto sulla salute».

 

Circa il 10% di tutti i bambini di età compresa tra 6 mesi e 2 anni ha avuto un «impatto sulla salute» dopo aver ricevuto la prima dose del vaccino Moderna o Pfizer.

 

Oltre a V-Safe, sono stati presentati dati che riassumono i rapporti del Vaccine Adverse Event Reporting System (VAERS) e del Vaccine Safety Data Link (VSD), che include i dati di diverse grandi organizzazioni di manutenzione sanitaria negli Stati Uniti.

 

Le informazioni sono state presentate al Comitato consultivo per le pratiche di immunizzazione del CDC il 1 settembre come parte di una panoramica di tutti i dati relativi alla sicurezza dei vaccini COVID-19.

 

Come riportato da Renovatio 21, un mese fa è emerso che un funzionario CDC avrebbe utilizzato dati di uno studio preliminare errato che esagerava il numero di bambini morti di COVID nelle sue presentazioni ai consulenti CDC e FDA che erano responsabili della raccomandazione dei vaccini Pfizer e Moderna per neonati e bambini piccoli.

 

Sei mesi fa è stato riportato che il CDC avrebbe rimosso decine di migliaia di decessi legati al COVID, inclusi quasi un quarto dei decessi che aveva attribuito a persone di età inferiore ai 18 anni

 

Quattro mesi fa il CDC ha riconosciuto la morte di un bambino morto per miocardite, tuttavia l’autorizzazione per iniettare la terza dose del siero ai bambini dai 5 agli 11 anni è andata avanti. A febbraio il CDC allargò i tempi tra una dose e l’altra per le persone di età superiore ai 12 anni, adducendo come motivazione il fatto che così si può ridurre il rischio di miocardite.

 

A Marzo lo Stato della Florida, governato da Ron De Santis, aveva deciso di rompere come il CDC cominciando a sconsigliare le iniezioni ai bambini sani come invece fa l’ente per il controllo epidemico.

 

Continua a leggere

Più popolari