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Transumanismo

Chip cerebrali per tutti: Klaus Schwab lo diceva 5 anni fa

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Riemerge in rete una vecchia conversazione tra il creatore del World Economic Forum Klaus Schwab e il cofondatore di Google Sergej Brin.

 

L’incontro, tenutosi a Davos nel 2017, ha presto virato su temi che interessano entrambi, come il transumanismo pratico.

 

«Gli strumenti digitali dei Big Data sono al servizio del progresso medico e biologico e avanzano molto velocemente» dice il capo del gruppo di Davos grande e architetto del Grande Reset.

 

 

«Puoi immaginare che tra 10 anni saremo qui seduti avendo un impianto nel nostro cervello, tramite il quale posso immediatamente percepirvi, perché tutti voi avrete degli impianti , misurandovi tutte le vostre onde cerebrali – e posso dirti immediatamente come reagiscono le persone, oppure posso sentire come reagiscono alcune persone alle tue risposte. È immaginabile?» chiede il guru globalista svizzero.

 

«Penso che sia immaginabile», risponde il Brin, che prosegue descrivendo un possibile futuro transumanista in cui la coscienza potrebbe essere trapiantata nelle macchine.

 

«Penso che tu possa immaginare che, beh, verrai trapiantato, sai, su Internet per così dire, per vivere per sempre in un regno digitale. Sai, puoi immaginare che  solo nella tua incarnazione biologica vivrai per un’età molto lunga».

 

Klaus Schwab non è nuovo a inquietanti visioni sui chip cerebrali.

 

Come riportato da Renovatio 21, più volte lo Schwabbo ha insistito, nel suo concetto di Quarta Rivoluzione Industriale, sulla «fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica».

 

Essa passa necessariamente dalla biosensorizzazione del nostro corpo, cioè dalla completa digitalizzazione delle nostre esistenze. L’ingresso di ogni azione, anche involontaria, dell’essere umano in una grande piattaforma di controllo.

 

Schwab era arrivato a suggerire scansioni cerebrali, rese possibile dagli impianti biocibernetici, anche solo per viaggiare:

 

«Anche attraversare un confine nazionale potrebbe un giorno richiedere una scansione cerebrale dettagliata per valutare il rischio per la sicurezza di un individuo».

 

«I dispositivi esterni di oggi, dai computer indossabili alle cuffie per la realtà virtuale, diventeranno quasi certamente impiantabili nel nostro corpo e nel nostro cervello».

 

«I microchip impiantabili attivi che rompono la barriera cutanea del nostro corpo» cambieranno il modo in cui ci interfacciamo con il mondo «e ci costringeranno a chiederci «cosa significhi essere umani», sostiene Schwab.

 

Anche il personaggio di Sergej Brin è assai interessante. Nato da una famiglia ebraica di Mosca, è cresciuto nel Maryland per poi arrivare a Stanford, dove ha subito messo in piedi con il compagno di studi Larry Page il motore di ricerca Google.

 

Meno note sono le connessioni con altre industrie che ha creato negli anni. Al colosso mondiale YouTube, comprato da Google, egli piazzò come CEO la cognata Susan Wojcicki. La moglie Anne Wojcicki invece fu messa a capo di un’azienda di genetica, 23andMe, che diede un contributo fondamentale alla materializzazione di una genomica consumer: ad un prezzo molto abbordabile, una gran parte della popolazione si è sottoposta, talvolta per giuoco, allo screening genetico, per scoprire le loro caratteristiche cromosomiche e – cosa che ha sconvolto non poche vite – dove hanno parenti che non sapevano di avere.

 

Gli utenti di 21andMe, esattamente come Google, nell’usufruire del servizio davano alla società dei dati personali, anzi i più personali possibili: il proprio codice genetico. La quantità di dati genetici stivata ora dall’azienda costituisce un universo di informazioni ulteriore dove l’algoritmo di Google non poteva arrivare, e schiude possibilità di analisi e di azione ancora inesplorate.

 

Come riportato da Renovatio 21 tre anni fa, la Glaxo ha investito in 23andMe 300 milioni di dollari.

 

Sergej Brin è uno Young Global Leader. Fa parte, cioè, della carrellata di giovani di rilevanza politica o economica formato dai corsi del World Economic Forum di Davos.

 

Non è conosciuto al grande pubblico lo sforzo che Google compie tramite la sua società Biotech controllata, Verily, creata da Brin nel 2015 come parte di una grande riorganizzazione aziendale. Verily aveva in progetto di sviluppare lenti a contatto per diabetici in grado di monitorare costantemente il glucosio, un polsino che traccia lo stato della salute nonché una piattaforma di nanoparticelle che fungano da sensori di malattia.

 

Più oscuro, ma presente, il progetto che Verily aveva sulle zanzare: distruggere le specie portatrici di malattie rilasciando nell’ambiente zanzare sterili. Lo chiamano, echeggiando sinistramente nel mondo naturale il linguaggio informatico, progetto Debug.

 

Si tratta praticamente dello stesso progetto di sterilizzazione globale delle zanzare via bioingegneria portato avanti da Bill Gates e dal Pentagono, al quale aveva lavorato, come visibile nel documentario Unnatural History anche il dottor Crisanti.

 

Ciò in cui può tramutarsi un tale progetto, lo lasciamo immaginare al lettore.

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

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Animali

Verso l’immortalità: scienziati trovano i geni nelle meduse. Che dicono i transumanisti?

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Il segreto dell’immortalità potrebbe essere contenuto in una medusa più piccola di un’unghia umana; gli scienziati hanno trascorso gli ultimi decenni cercando di svelare i segreti della Turritopsis dohrnii, più comunemente chiamata la medusa immortale.

 

Recentemente i ricercatori dell’Universidad de Oviedo in Spagna hanno pubblicato una nuova ricerca sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) che potrebbe aiutare a risolvere questo mistero. In buona sostanza la medusa immortale sembra avere il doppio delle copie dei geni associati alla riparazione e alla protezione rispetto alla sua parente, ma mortale cugina, la medusa cremisi nota come Turritopsis rubra.

 

«Mentre l’invecchiamento colpisce la maggior parte degli organismi viventi, l’idrozoo Turritopsis dohrnii è l’unica specie in grado di ringiovanire ripetutamente dopo la riproduzione sessuale, diventando biologicamente immortale», hanno scritto gli autori nel documento. «Abbiamo identificato varianti ed espansioni di geni associati alla replicazione, alla riparazione del DNA, al mantenimento dei telomeri, all’ambiente redox, alla popolazione di cellule staminali e alla comunicazione intercellulare».

 

La riparazione del DNA e i telomeri sono particolarmente importanti per la creatura. Quando i tempi sono difficili o la gelatina sta morendo di fame, riassorbe i propri tentacoli e affonda sul fondo del mare, dove diventa ancora una volta un polipo bambino e sputa fuori altre gelatine che alla fine matureranno in meduse.

 

I telomeri della gelatina agiscono come piccoli elmetti di DNA, proteggendo le estremità dei filamenti cromosomici mentre si riproducono. Normalmente i telomeri si accorciano e vengono «esauriti» durante questo processo, ma questo non è il caso di Turritopsis dohrnii.

 

Non è dato sapere ancora come Turritopsis dohrnii modifichi le sue cellule così facilmente e, a livello filosofico, non è chiaro se le meduse risultanti siano o meno lo stesso individuo.

 

Tuttavia i ricercatori hanno motivo di essere entusiasti: uno dei migliori video esplicativi del web su questa speciale gelatina descrive come imparare a sostituire le cellule cerebrali e potrebbe in un futuro far scoprire nuovi trattamenti per malattie che gli esseri umani non sono ancora stati in grado di curare, come il Parkinson o l’Alzheimer.

 

In una dichiarazione l’autore dello studio e professore dell’Universidad de Oviedo ha confermato che il team spera di scoprire come aiutare gli esseri umani a vivere più a lungo.

 

«Da questa conoscenza speriamo di trovare risposte migliori alle molte malattie associate all’invecchiamento che ci sopraffanno oggi», ha detto Carlos López-Otín.

 

La questione che si pone Renovatio 21 è invece quanto tempo ci impiegheranno i transumanisti – sia quelli aperti rispetto alla propria intenzione di vivere per sempre che quelli che più o meno segretamente invece ci investono milioni – a cominciare a parlare di ibridazione genetica uomo-medusa immortale.

 

Considerando poi che questa si rigenera dopo l’accoppiamento, immaginate quanti magnati corrotti e senza Dio potrebbero prendere due piccioni con una fava – anzi scusate cambiamo espressione: quanti gioirebbero per questa unione di utile e dilettevole.

 

La verità è che, meduse immortali o meno, il progetto, che ha profonde radici storiche, è già molto avanti. E ci tocca tutti. Anzi, come ha scritto Renovatio 21: la guerra transumanista è già iniziata.

 

 

 

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Politica

Onorevole cyborg: eletto il primo senatore materialmente transumanista

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John Fetterman ha vinto il seggio in senato in Pennsylvania, battendo il dottor Mehmet Oz, popolare personaggio TV non graditissimo alla base repubblicana ma con investitura diretta da parte di Donald Trump. Fetterman aveva invece avuto l’appoggio personale di Barack Obama.

 

L’elezione ha dell’incredibile, perché Fetterman non è in grado di comprendere quanto gli si dice senza l’aiuto di un computer. La sua comprensione del mondo e il suo processo decisionale sono mediati attraverso una macchina. Ciò fa di lui il primo senatore transumanista, nel senso materiale del termine, della storia umana.

 

La storia di Fetterman è a tratti molto triste. Figlio di una ricca famiglia, si è dato alla politica con la parte più a sinistra dei democratici, venendo trombato alle elezioni 2016 ma ottenendo titoli più o meno simbolici di sindaco della cittadina di Braddock – una metropoli da 1700 abitanti – e di Lieutenant Governor della Pennsylvania, una carica che porta l’eletto a presiedere il Senato di Stato e poche altre mansioni senza tanto peso.

 

Il 13 maggio 2022, Fetterman ha subito un ictus ischemico ed è stato ricoverato in ospedale. L’ictus sarebbe stato causato ad un coagulo attribuito ad una fibrillazione atriale (ritmo cardiaco irregolare), non dissimile a quei malori che si vedono in giro di recente.. Poiché Fetterman soffriva anche di cardiomiopatia, i suoi medici gli hanno impiantato un pacemaker e un defibrillatore.

 

Vari dottori, alcuni dei quali suoi sostenitori politici e donatori alla sua campagna elettorale, assicurarono che l’ictus non aveva causato alcun danno cerebrale o deficit cognitivo.  Tuttavia, ad un certo punto è divenuto innegabile come l’uomo soffrisse di un disordine al cervello, perché incapace di comprendere quel che gli si dice. Per comprendere le parole altrui, il Fetterman si serve di un dispositivo che «traduce» in  un linguaggio a lui comprensibile.

 

Il fenomeno, inquietante, fu notato perfino dai giornalisti della TV mainstream, cioè naturalmente schiacchiati sulla promozione dei candidati del Partito Democratico. Una giornalista notò che il candidato era incapace perfino di comprendere lo small talk, le chiacchiere, fatte prima di registrare l’intervista. La povera giornalista fu sommersa di insulti e minacce. Si cominciò quindi a parlare di «abilismo», parola della neolingua per descrivere la descriminazione verso i disabili.

 

Ha colpito l’opinione pubblica anche la rivelazione visiva di un’enorme protuberanza creatasi sotto la sua nuca, per la quale non è stata data alcuna spiegazione, e che era stata nascosta per i mesi di campagna elettorale dalle felpe con cappuccio indossate perennemente dal candidato.

 


 

I problemi cognitivi di Fetterman divennero evidenti nel dibattito finale in TV con lo sfidante repubblicano Oz. Fu imbarazzante e doloroso da guardarsi, dissero molti. Nonostante l’aiuto del computer, il Fetterman in vari momenti si espresse molto confusamente o addirittura non riuscì a parlare. La sinistra accusò ovviamente il dottor Oz, che non infierì mai, di crudeltà «abilista».

 

 

Ora Fetterman ha vinto le elezioni. La faccenda va ben al di là della politica locale, o del caso bizzarro. Perché, mentre certuni di chiedono quale autonomia decisionale può avere una persona con evidenti segni di danno cerebrale, alcuni si chiedono cosa può succedere sei il sistema elettronico di cui si serve Fetterman viene hackerato.

 

Si tratta del primo senatore cyborg, il primo vero esempio di transumanismo eletto democraticamente. Gli elettori non hanno votato l’uomo, ma l’insieme uomo-macchina, perché senza il computer Fetterman non è in grado di comunicare compiutamente neanche per le piccole cose. Può quindi la sua mente di decisore essere «dirottata» dove vogliono forze estranee all’elettorato? Può divenire il primo obbiettivo di lobbying cibernetico per interfaccia diretta.

 

Alcuni supporter del Partito Democratico, dietro lo scudo dell’abilismo (ulteriore frontiera del vittimismo del politicamente corretto) hanno dichiarato che se togliamo il computer connesso a Fetterman allora dovremmo togliere anche le sedie a rotelle, gli impianti acustici, gli occhiali agli altri candidati. Ovviamente, l’accusa è talmente stupida che fa credere che i tifosi progressisti non solo non credono all’anima, ma nemmeno alla mente e alla sua autonomia. Con evidenza, un mondo di esseri umani connessi alla macchina, da cui ricevono informazioni ed ordini, va benissimo – e questo può spiegare il rapporto privilegiato tra Partito Democratico USA (e non solo) e i grandi colossi tecnologici.

 

Il futuro è l’uomo connesso alla macchina. L’uomo fa quello che gli dice il computer. Guardando Fetterman, è possibile vedere che chi accetta il trasumanismo realizzato può venire di fatto premiato-

 

Aggiungiamo che, anche quando stava bene (più o meno), l’uomo  aveva dato segno di comportamenti inquietanti.  Nel gennaio 2013, pensando di aver sentito uno sparo, il Fetterman seguì un jogger disarmato, arrestandolo con un fucile. Il jogger, Chris Miyares, un americano di colore, disse  che ciò che il Fettermanno pensava fossero spari era lo scoppio di petardi con cui giocavano dei bambini. Il politico sostiene che non sono  stati trovati detriti che supportano l’idea. Il Miyares ha affermato che Fetterman gli ha puntato il fucile al petto mentre lo caricava e poi gli ha puntato la canna in faccia; quest’ultimo nega di aver puntato il fucile contro Miyares e dice di aver puntato l’arma solo in un modo per dimostrare che era armato. È stato riportato che il neosenatore crede di «aver fatto la cosa giusta» e non si è scusato. Nessuna accusa penale è stata mossa contro nessuno dei due in relazione all’incidente, e Miyares non ha mai presentato una denuncia formale.

 

Se può interessale, l’onorevole cyborgo si è espresso per la «codifica di Roe», cioè per rendere legge l’aborto, a favore della mariujana, per la restrizione della vendita di armi (lui). È un grande sostenitore delle relazioni tra USA e Israele, affermando che la relazione USA-Israele «è speciale che deve essere salvaguardata, protetta, sostenuta e alimentata attraverso la legislazione e tutti gli sforzi diplomatici disponibili nella regione”. Sostiene gli aiuti esteri degli Stati Uniti a Israele, incluso il finanziamento del sistema di intercettazione missilistico Iron Dome.

 

Tutto passa in secondo piano di fronte alla realtà che un insieme uomo e computer è ora eletto al Senato della superpotenza atomica americana.

 

 

 

 

 

Immagine di Governor Tom Wolf via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0); immagine modificata

 

 

 

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Grande Reset

Il Necronomicon di Klaus Schwab: la Quarta Rivoluzione industriale creerà l’inferno sulla Terra

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C’è una frase che mi tocca ripetere spesso, quando vengo interpellato su quando finirà l’emergenza pandemica e quando si potrà tornare a vivere «come prima».

 

La risposta che purtroppo devo dare è questa: «nulla sarà più come prima».

 

Se qualcuno pensasse che questa opinione è esageratamente pessimista, posso dire di avere trovato una autorevole conferma a questa mia tesi che peraltro sostengo già dall’inizio della pandemia in un libro la cui lettura non è assolutamente consigliabile, perché ci vuole uno stomaco davvero forte per affrontarla. È una sorta di Necronomicon, una finestra aperta sull’abisso.

 

Si tratta del volume La Quarta rivoluzione industriale, il cui autore è Klaus Schwab, ingegnere, economista e accademico tedesco, fondatore e presidente del World Economic Forum (WEF).

 

Il Forum è famoso per il suo incontro annuale a Davos, in Svizzera, che attira imprenditori, capi di Stato e politici di tutto il mondo, oltre a intellettuali e giornalisti, per discutere le questioni più importanti e urgenti del pianeta, anche nei settori della salute e dell’ambiente.

 

L’anno scorso l’ottuagenario Schwab pubblicò un volume sull’epidemia da COVID e gli scenari che esso apriva, intitolato Il Grande Reset.

 

Schwab, in questo libro illustra come l’epidemia possa costituire una grande occasione di cambiamento. Altro che un castigo inviato da Dio per colpire la pravità degli uomini, come dicevano alcuni fondamentalisti cristiani nel 2020; altro che un castigo inviato da Madre Natura, umiliata e offesa, come dicevano importanti esponenti della neochiesa cattolica, a partire dall’Arcivescovo di Vienna.

 

L’epidemia è un fattore importante di accelerazione di processi avviati da qualche tempo.

 

E non è complottismo, si badi, perché questi scenari sono illustrati da un esponente del pensiero dominante.

 

Un piano preciso, ufficiale e ben documentato, sul quale istituzioni internazionali, filantropi, organizzazioni non governative e mega-aziende private collaborano apertamente già da tempo.

 

Le nuove abitudini acquisite dalle popolazioni durante la pandemia hanno apportato quell’impulso alla digitalizzazione e all’automazione decisivo per implementare la Quarta Rivoluzione Industriale, che finora stentava a realizzarsi. È l’inizio di una nuova era.

 

E così, sono andato a leggermi questo testo del 2016 di Schwab, in cui si annunciava ad un pubblico ristretto, quasi di addetti ai lavori, cosa si stava annunciando. E se la prefazione all’edizione italiana è di John Elkan, il cui nonno, Gianni Agnelli, il Signore della FIAT, designò prima di morire a suo successore dinastico, e che oggi è amministratore delegato della Exor N.V., una holding di investimento controllata dalla famiglia Agnelli,e a capo di una serie di imprese di innovazione tecnologica, la prima edizione inglese aveva nientemeno che una prefazione di Sua Altezza Reale il Principe (allora) Carlo d’Inghilterra.

 

Il successore della Regina Elisabetta ha una lunga frequentazione con Schwab, il che fa pensare che il nuovo inquilino di Buckingham Palace non abbia passato i suoi primi 74 anni nell’estenuante attesa di succedere alla madre, dedicandosi agli sport ippici e alla frequentazione di Camilla, e ciò significa che la sua ascesa al trono della più inquietante tra le superpotenze possa segnare un altro punto a favore del Grande Reset.

 

Ma di cosa parla questo libro fondamentale per comprendere ciò che sta accadendo e quale sia il futuro che ci attende? La Quarta rivoluzione industriale è una rivoluzione ipertecnologica, che comporterà- negli auspici di Schwab, una profonda trasformazione per l’umanità. Il termine «rivoluzione», secondo l’economista germanico, denota un cambiamento repentino. Tutto si dovrà svolgere in modo veloce, deciso, irreversibile.

 

Nella storia abbiamo avuto diverse rivoluzioni: la prima, migliaia di anni fa, fu quella agricola, con il passaggio dalla caccia come principale attività per sopravvivere all’agricoltura. Poi, dopo molti secoli, nell’800 abbiamo avuto la prima Rivoluzione industriale, quella del vapore per muovere le macchine, per ingrandire le industrie, per fare ricchezza.

 

La seconda Rivoluzione avvenne agli albori del ‘900, e fu quella dell’elettricità.

 

La terza l’abbiamo conosciuta negli ultimi anni del XX –secolo: quella digitale o informatica.

 

La quarta, infine, sta iniziando ora, ed è quella – dice Schwab – dell’IA, Intelligenza Artificiale, delle nanotecnologie, dell’automazione, del mito dello «sviluppo sostenibile». «La Quarta Rivoluzione Industriale conferirà alla tecnologia un carattere pervasivo» (p. 129).

 

Un aggettivo piuttosto curioso, mai usato per indicare una realtà traumatica come una rivoluzione. Che significa pervasivo? Qualcosa che è capace di diffondersi in campi e aspetti un tempo estranei. La Treccani definisce il termine «pervasivo» come «tendente a pervadere, a diffondersi in modo penetrante, così da prevalere o dominare».

 

E quale e come sarà questo nuovo potere pervasivo? Sarà «The Second Machine Age», dice Schwab. La Seconda Era delle macchine, quella della Robotica avanzata, della manifattura additiva, chiamata Stampa 3D, che fabbricherà qualunque cosa, utilizzando anche nuovi materiali (la Chimica dei materiali sta avendo uno sviluppo vertiginoso) come Grafene, come conduttori di calore e elettricità.

 

Con la stampante 3D si potranno anche fabbricare organi umani; già oggi si possono realizzare padiglioni auricolari, ad esempio, ma nel futuro prossimo si potrà produrre ogni tipo di organi, realizzando così il sogno del professor Frankenstein di costruire un uomo in laboratorio.

 

Ci sarà una biologia di sintesi, si svilupperà l’Epigenetica, ovvero quelle tecnologie per cui, come dice l’autore del libro, «il contesto potrà contribuire a modificare l’espressione genica».

 

Quale contesto? Schwab cita uno scienziato italoamericano, James Giordano, che ha dichiarato che «il genoma è il campo di battaglia del futuro». Questo Giordano è professore presso il Dipartimento di Neurologia e responsabile del Programma di Studi di Neuroetica presso il Centro di Bioetica Clinica della Georgetown University, una università cattolica, diretta e amministrata dalla Compagnia di Gesù. È altresì membro del Comitato consultivo per la neuroetica, la legalità e le questioni sociali della Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), un’agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti incaricata dello sviluppo di nuove tecnologie per uso militare.

 

Le sue ricerche si concentrano sull’uso di neurotecnologie avanzate per esplorare la neurobiologia del dolore e altri disturbi dello spettro neuropsichiatrico; la neuroscienza del processo decisionale morale e le questioni neuroetiche derivanti dall’uso delle neuroscienze e delle neurotecnologie nella ricerca, nella medicina clinica, nella vita pubblica, nelle relazioni e politiche internazionali e nella sicurezza e difesa nazionale

 

Giordano quindi lavora per i Gesuiti e per l’apparato militare statunitense, e ha conquistato Schwab con questa affermazione sul genoma come campo di battaglia, che non può non suscitare viva preoccupazione.

 

Modificare il genoma umano è il sogno dei transumanisti, per i quali l’uomo come è uscito dalle mani del Creatore non va affatto bene, perché è difettoso, perché si ammala, perché è debole, fragile, e infine muore.

 

I transumanisti, nel loro delirio gnostico e luciferino, ambiscono all’uomo come macchina perfetta, e possibilmente immortale.

 

La strada per arrivare a questo passa attraverso diverse tappe, che hanno come obiettivo la modifica del DNA, possibile attraverso i processi definiti eufemisticamente come «editing», ovvero creare organismi con determinate caratteristiche la manipolazione genetica.

 

Si parla anche di «bioprinting», ed è singolare l’uso di un linguaggio mutuato dall’editoria per definire il rimaneggiamento e le modificazioni apportate alle creature viventi e all’uomo stesso.

 

In effetti, Schwab, a un certo punto (p. 55), si lascia andare a una strana previsione:  «Prima di quanto si possa prevedere, le principali attività di diverse occupazioni (tra cui medici e giornalisti) potrebbero essere parzialmente o completamente automatizzate».

 

Una frase che fa pensare al ruolo avuto da medici e giornalisti nell’ambito della gestione della pandemia, ruolo che in effetti avrebbe potuto essere tranquillamente rivestito da automi: quasi tutti i giornalisti scrivevano le stesse cose, e quasi tutti i medici avrebbero potuto essere sostituiti da un ripetitore telefonico automatico per dire di prendere il Paracetamolo e andare a vaccinarsi.

 

Medici e giornalisti hanno avuto un ruolo fondamentale nella narrazione pandemica, ma il cantore del Grande Reset ne annuncia la fine.

 

E per finire Schwab annuncia anche altri grandi cambiamenti nella società e nell’uomo. Annuncia una «economia on demand», che caratterizzerà una società sempre più liquida, dove si passerà dalla cultura della proprietà a quella dell’uso comune.

 

Nessuno possiederà nulla, dalla casa all’auto, al lavoro stesso, e dovrà essere felice così. Schwab annuncia la fine di quella istituzione obsoleta – retaggio del vecchio Stato sociale – che è il pensionamento: si dovrà lavorare tutta la vita. Lo Stato sarà molto occupato a mantenere «la sicurezza»: avrà a disposizione nuovi strumenti tecnologici potentissimi di controllo, evoluzione degli attuali green pass.

 

Già, perché l’economista tedesco dice (p. 114) che «il pericolo maggiore per la stabilità globale potrebbe arrivare da gruppi radicali, la cui lotta contro il progresso si traduca in atti di violenza».

 

Per garantire la sicurezza ci saranno Blockchain e sensori identificativi radio frequency. Dovremo indossare apparecchi che monitoreranno la salute, secondo gli intenti del Potere, ma che in realtà serviranno a controllare ed eteroguidare le persone.

 

E non è finita: se non saranno sufficienti gli organismi di polizia, si potrà ricorrere alla guerra. E qui Schwab ci descrive uno scenario che ha già avuto inizio in Ucraina: la guerra – secondo lui – sarà di tipo non convenzionale, senza distinzione tra e civili e soldati. Tutti dovranno prendere le armi per distruggere quanti più nemici possibile. Le guerre, per il tedesco, saranno tecnologiche e biologiche, e prevederanno . «epidemie prodotte da organismi geneticamente modificati».

 

Ci sarà l’uso militare di neurotecnologie (quelle studiate da Giordano), ovvero nanotecnologie che producono «metamateriali», ovvero materiali «intelligenti» che sono in possesso di proprietà create artificialmente.

 

E tutto questo sarà sostenuto, promosso, propagandato come il migliore dei mondi possibili dai media di ogni tipo. Benvenuti all’inferno.

 

 

Paolo Gulisano

 

 

Articolo previamente apparso su Ricognizioni

 

 

 

Immagine Skellator di via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

 

 

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