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Necrocultura

Dalla guerra civile alla «guerra biotica»

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Nei primi anni Novanta uscì un libro del filosofo marxista Robert Kurz intitolato Il collasso della modernizzazione. In esso si rifletteva su cosa sarebbe successo al mondo dopo la fine del blocco socialista.

 

«Il mondo unitario e unificato, infine realizzato e generalmente riconosciuto (…) si rivela nell’orrenda visione di una guerra civile planetaria (Weltbuergerkrieg) in cui non vi saranno più fronti riconoscibili, ma solo una cieca esplosione di violenza ad ogni livello».

 

Kurz non aveva torto: in quei mesi, si assisteva al massacro yugoslavo, di fatto una guerra civile di violenza inaudita basata su una matrice etnica fino a poco prima totalmente impensabile.

«Il mondo unitario e unificato, infine realizzato e generalmente riconosciuto (…) si rivela nell’orrenda visione di una guerra civile planetaria (Weltbuergerkrieg) in cui non vi saranno più fronti riconoscibili, ma solo una cieca esplosione di violenza ad ogni livello»

 

Tuttavia, l’analisi psico-politica dello studioso tedesco voleva andare ancora più a fondo.

 

«Quando uomini, popoli, regioni e stati si accorgeranno che mai più gli si ripresenterà l’occasione di essere vincenti e che, continuando a perdere, saranno infine privati di ogni possibilità accettabile di vita, finiranno col rovesciare il tavolo da gioco e sputare su tutte le regole della cosiddetta Civiltà».

 

Il Kurz insomma prevedeva l’arrivo di una fase di caos sanguinario, quella che il filosofo Réné Girard, nella sua teoria riguardo La violenza e il sacro, chiama «crisi sacrificale».

 

Il mondo sazio avrebbe generato quantità di conflitti che avremmo chiamato «guerre civili», ciascuna tendente verso la barbarie. Non era un pensiero inesatto: a quei tempi vi era la pioggia di sangue sui Balcani (che si protrasse, tra un disastro ONU-NATO e l’altro, per un decennio) ma anche l’Algeria, che dimentichiamo tutti: centinaia di migliaia di morti; bambini, maestre di scuola, donne di Paese, monaci massacrati nel modo più belluino dagli stessi jihadisti che avrebbero affinato l’apprendimento della pragmatica della violenza iniziato con gli sgozzamenti di soldati sovietici in Afghanistan per finire con il granguignolesco circo stragista dell’ISIS della metà degli anni 2010. Non dimentichiamo, del resto, che il libro-guida del jihadismo si chiama Idarat at-Tawahhus, cioè «la gestione della barbarie». (Per inciso: lo sto traducendo, da diversi anni, e spero di finire il lavoro entro pochi mesi).

Barbarie e guerra civile, quindi, sono sfere che nell’ultimo secolo sono finiti quasi per coincidere

 

Barbarie e guerra civile, quindi, sono sfere che nell’ultimo secolo sono finiti quasi per coincidere; il tardo successo del filone revisionista di Pansa sui partigiani crudeli ne è una testimonianza. Il messaggio era semplice, nonostante il tabù imposto dalla Repubblica «nata dalla Resistenza» (e dalla magica manina di James Jesus Angleton, vabbè), anche la «guerra civile» seguita all’8 settembre fu di fatto un momento di estrema barbarie, da tutte le parti. I corpi appesi di Mussolini e della Petacci lo stanno a significare benissimo: la guerra civile è regressione nel primordiale, nel tribale, nel ferale.

 

Kurz avanzava con la sua teoria per trovare il respiro di insurrezione marxista: la guerra civile, storicamente, ha riguardato ceti superiori, con le masse proletarie solo recentemente chiamate alla mobilitazione. Bisogna che questa guerra civile sfoci in una rivoluzione, pensavano i vecchi-nuovi comunisti, bisogna che ne esca la dittatura del proletariato che aspettiamo da secoli, visto che quella che abbiamo vista realizzata in mezzo mondo non possiamo dire a voce alto che non c’è piaciuta tantissimo…

 

Tutti coloro che hanno studiato Marx oggi sono servi del capitale globale – sia da questa parte del muro, che dall’altra, dove i leader politici (per esempio, in Albania) sono invitati al banchetto di nozze di George Soros

Sono passati tanti anni da questo libro, e da queste idee.

 

Tutti coloro che hanno studiato Marx oggi sono servi del capitale globale – sia da questa parte del muro, che dall’altra, dove i leader politici (per esempio, in Albania) sono invitati al banchetto di nozze di George Soros.

 

Il marxismo è rivendicato come la base di movimenti sintetici come Black Lives Matter, sostenuto apertis verbis da miliardari e multinazionali sfruttatrici. La «guerra civile» che è consentita ora ai neri, con imposizione della barbarie a intere aree urbane americane, è applaudita dai politici progressisti sul libro paga della Silicon Valley e i miliardari della finanza.

 

Quindi, la «guerra civile planetaria», questo universo di barbarie perpetua che ci prometteva il filosofo marxista dopo la fine del Patto di Varsavia, si è realizzata in forma di cartapesta: una scenografia intercambiabile, finta, poco profonda, buona per un teatrino che tenga impegnati gli allocchi.

La «guerra civile planetaria», questo universo di barbarie perpetua che ci prometteva il filosofo marxista dopo la fine del Patto di Varsavia, si è realizzata in forma di cartapesta: una scenografia intercambiabile, finta, poco profonda, buona per un teatrino che tenga impegnati gli allocchi

 

O forse non è del tutto così.

 

In realtà, è da tanto tempo che su Renovatio 21 ve lo ripetiamo: si prepara un movimento di contrazione non pacifica della società. Il nostro consorzio umano era stato polarizzato in modo mai visto dapprima per tramite social media: la politica lo sa bene, e l’effetto massimo di quanto sto dicendo è stato Donald Trump, che portò ad una divisione dell’elettorato (e dei media, e degli enti statali) che creò gruppi incapaci anche solo di comunicare fra lodo.

 

Poi è venuta la pandemia. Il gap qui  si è aggravato in modo molto più profondo, e su una linea completamente nuova: non più su un piano politico e civile, ma su un piano biotico. È la vita biologica stessa delle persone – il bios – che adesso è il dato rilevante per le fazioni contrapposte.

 

Poi è venuta la pandemia. Il gap qui  si è aggravato in modo molto più profondo, e su una linea completamente nuova: non più su un piano politico e civile, ma su un piano biotico. È la vita biologica stessa delle persone – il bios – che adesso è il dato rilevante per le fazioni contrapposte

Io ho fatto il vaccino, perché tu no?

 

Io mi proteggo con la mascherina dalla minaccia biologica del millennio, perché tu no?

 

Io accetto le modificazioni cellulari per tramite dell’mRNA, perché tu no?

 

Io sono disposto a rinunziare alla mia privacy sanitaria, perché tu no?

 

Io ho sterilizzato mio figlio, perché tu no?

 

Sono tutte domande che strisciano, più o meno evidenti, sotto ogni discorso pubblico e privato, quando si parla di obblighi, di rischi, di no-vax, questo indicibile, inspiegabile cancro sociale che a nessuno salta in mente di definire, come una volta, «dissidenti», né tantomeno con il (brutto) termine giuridico che vi sarebbe pronto per la bisogna, «obiettori».

I no-vax, questo indicibile, inspiegabile cancro sociale che a nessuno salta in mente di definire, come una volta, «dissidenti», né tantomeno con il (brutto) termine giuridico che vi sarebbe pronto per la bisogna, «obiettori»

 

Ciò che divide ora la popolazione è un dato biologico, non etnico. Ciò che crea insiemi di contrasto all’interno della società, non è un’ideologia, ma una biopolitica.

 

Come visibile a chiunque, una delle due fazioni gode non solo dell’appoggio dello Stato, ma anche di tutto il sistema sovranazionale (OMS, Bill Gates, Big Tech, Big Pharma etc.) che di fatto elargisce ordini e prebende alle élite statali. Lo Stato moderno, dunque, non ha nessuna intenzione di placare lo scontro in seno al suo stesso corpo.

 

L’idea che può avere quindi l’Autorità, forte di un sostegno popolare che non ha avuto in altri periodo , quindi, può essere una e una sola: il sacrificio del segmento ritenuto sbagliato. L’annichilimento della minoranza tossica. La cancellazione del gruppo difforme – le cui idee, come il virus, sappiamo quanto siano contagiose.

 

I calcoli li hanno già fatti: se i dissidenti sono il 30%, come dice qualcuno, cancellandoli otteniamo comunque una situazione che consente la sopravvivenza del sistema.

Ciò che divide ora la popolazione è un dato biologico, non etnico. Ciò che crea insiemi di contrasto all’interno della società, non è un’ideologia, ma una biopolitica

 

È in base a questo conto che i social vi stanno censurando e buttando fuori: come ogni altro sistema (le scuole, gli ospedali, le chiese) hanno già accettato l’idea di fare a meno di voi, perfino del vostro portafogli, e continuare sereni con la massa bovina di chi non si pone problemi e obbedisce in cambio di una brucata qua e là, fino al giorno in cui (appunto) non le mucche non si portano al macello.

 

Voi, che disturbate la ruminazione della mandria e per di più la spaventata con questa storia del macellaio, siete in realtà un problema di cui sbarazzarsi – gli conviene non solo politicamente, ma anche economicamente. E conviene allo Stato che ha come unico sistema operativo la filosofia dell’utilitarismo: massimo godimento dei più tramite accettazione di eventuali sacrifici delle minoranze.

 

Non stupiamoci quindi, se lo Stato, tra gli applausi di chi fa la coda all’hub della siringa genica, ha affidato il processo biopolitico principale in atto ai militari

C’è più di una motivazione valida e concreta, quindi, per sbarazzarsi di voi.

 

Non stupiamoci quindi, se lo Stato, tra gli applausi di chi fa la coda all’hub della siringa genica, ha affidato il processo biopolitico principale in atto ai militari. Abbiamo sentito sui giornali ogni sorta di linguaggio guerresco, con discorsi sulla «caccia ai non vaccinati», e i no-vax «da stanare» etc. Sì, si tratta proprio di un’operazione militare, perché di fondo il manovratore sa che il quadro in arrivo è un quadro di scontro, e quindi ci ha messo i soldati, cioè degli uomini armati.

 

Perché sono in parecchi che, come noi, non si arrenderanno mai, preferendo – sul serio – la morte piuttosto che bruciare il granello d’incenso alla Necrocultura pandemica, alla sua dittatura biosecuritaria, ai suoi farmaci transumanisti.

In parecchi non si arrenderanno mai e non bruceranno il granello d’incenso alla Necrocultura pandemica, alla sua dittatura biosecuritaria, ai suoi farmaci transumanisti

 

«Si prepara una guerra civile, e voi lo sapete» avevano scritto i soldati francesi ai loro politici in una strana lettera qualche settimana fa.

 

Noi la pensiamo un po’ più articolatamente: Si prepara una guerra biotica, e nessuno lo ha ancora capito bene.

 

Per cui, cari lettori, stiamo vicini. Prepariamoci all’urto. Sarà tremendo, anzi, lo è già. Già ora vediamo gli effetti devastanti, sulle vite e sulle famiglie di tanti, del DL 44, la prima vera legge di discriminazione biologica di questo conflitto.

 

Si prepara una guerra biotica, e nessuno lo ha ancora capito bene

Ma ricordatelo sempre: nella guerra biotica planetaria, non siamo noi quelli dalla parte della barbarie.

 

Non siamo noi che facciamo i bambini a pezzi per farci le pozioni.

 

Non siamo noi che imponiamo al prossimo di divenire cavia di un esperimento scientifico.

 

Ricordatelo sempre: nella guerra biotica planetaria, non siamo noi quelli dalla parte della barbarie

Non siamo noi ad aver riempito le terapie intensive per svuotarle senza nessuna autopsia.

 

Non siamo noi che abbiamo cremato i resti di esseri umani senza che nessuno potesse piangerli.

 

Non siamo noi che abbiamo impedito alla gente di vivere, lavorare, abbracciarsi, pregare – per mesi.

 

Noi siamo la Civiltà, la Civiltà della vita – e per essa vale la pena di combattere fino a che avremo il cuore che batte

Non siamo noi quelli che, nemmeno per un istante, pensano alla violenza, pensano a chiamare i militari.

 

Noi siamo la Civiltà, la Civiltà della vita – e per essa vale la pena di combattere fino a che avremo il cuore che batte.

 

 

Roberto Dal Bosco

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Eutanasia

«È diventato tutto blu». Il vero significato del sacrificio umano di Archie Battersbee

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Archie Battersbee è stato assassinato dal sistema sanitario e giudiziario britannico lo scorso 6 agosto.

 

Come riportato da Renovatio 21, i medici hanno staccato le macchine che lo tenevano in vita dopo le sentenze di tutti i gradi di giudizio dei tribunali britannici e la pilatesca decisione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo di «non interferire» con gli omicidi sanitari in Albione.

 

L’uccisione del bambino è stata portata avanti contro la disperata difesa dei genitori, che hanno lottato fino all’ultimo.  Essi sono stati quindi anche testimoni oculari della morte del figlio per mano della Cultura della Morte ospedaliera e dello Stato malvagio.

 

Le macchine sono state staccate alle 10 di quel giorno, ora di Greenwich. Alle 12:15 Archie è spirato.

 

Ella Carter, un’amica di famiglia, era presente. Ha raccontato l’orrore infinito a cui ha assistito.

 

«Gli sono stati tolti tutti i farmaci alle 10 e i suoi valori sono rimasti completamente stabili per due ore» ha detto la ragazza.

 

Poi «è diventato completamente blu».

 

Difficile scrollarsi dalla mente questa immagine: un bambino che cambia colore. E muore.

 

«Non c’è assolutamente nulla di dignitoso nel guardare un membro della famiglia o un bambino soffocare» ha dichiarato la Carter. «Nessuna famiglia dovrebbe mai passare quello che abbiamo passato noi, è barbaro».

 

 

La giovane sconvolta dice il vero. Dice esattamente quello che sta accadendo – e a livello storico, metastorico, metafisico.

 

Casi comi quelli di Archie servono esattamente a questo, ad abituarci alla fine della dignità umana: così, le persone ritenute inservibili potranno essere terminate, scartate, cancellate – se ci pensate è quello che succede già nei Paesi nordici, Islanda in testa, dove non nascono più feti con la sindrome di Down, perché uccisi subito.

 

Forzarci a vedere lo Stato che uccide un nostro parente, ancorché bambino innocente, è un esercizio che, a quanto pare, ritengono dobbiamo fare. Il popolo deve abituarsi: uccideremo i vostri cari, se lo riteniamo, dice il potere. Non c’è Ippocrate, non c’è giudice parruccone, non c’è forza che vi possa salvare. Siete senza scampo.

 

L’amica di famiglia, in lacrime, parla di «barbarie». Anche qui, coglie nel segno.

 

Una società che uccide i propri figli non fa più parte della Civiltà. Il contrario della Civiltà è, appunto, la barbarie – il quadro in cui regna la violenza priva di legge e di morale, una violenza totalmente arbitraria, che può decidere di ferire, violentare, ammazzare chiunque, anche i bambini.

 

La fine della Civiltà è necessaria, perché con la restaurazione della barbarie potrà tornare il sacrificio umano.

 

Il moltiplicarsi di questi casi rivoltanti indica esattamente questo: la celebrazione di sacrifici umani, consumati pubblicamente, a cui dobbiamo assistere tutti, senza fiatare.

 

Fino a che, reimmessa la giusta dose di tributi a Moloch, ciò diverrà normale, diverrà legge – in effetti, legge lo è già.

 

L’assassinio del bambino inglese, diventato tutto blu, è solo «gestione della barbarie». Come da titolo del libro fondamentale dell’ISIS: e infatti, questo ci stanno preparando, un mondo di terrore.

 

Eccoci a guardare attonite le anteprime atroci del crollo della Civiltà, piccole anticipazioni di quello che sarà il futuro del pianeta dominato dalla Necrocultura.

 

Tuttavia non è finita.

 

È possibile fermare questo processo? Sì.

 

E ponetevi anche la domanda successiva: sarà possibile punire i responsabili?

 

Un uomo che non se lo chiede almeno una volta al giorno non è un uomo, è un complice dell’Impero della Morte che ci divora i figli.

 

Una uomo, una donna, che davanti a tale scempio non pensa di reagire ha già abdicato alla sua umanità, entrando già moralmente nel transumano, nel post-umano, nel dis-umano.

 

Guardando questo panorama di devastazione, un essere umano che vuole rimanere tale una cosa sola ha nel cuore: la lotta per la Vita e la Civiltà.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

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Necrocultura

Montini ha aiutato la bomba atomica. Bergoglio la bomba a mRNA

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Sta per finire anche questo triduo atomico 2022. Non è una ricorrenza molto sentita qui, ci rendiamo conto: il bombardamento di Hiroshima il 6 agosto 1945 e di Nagasaki tre giorni dopo non colpisce l’immaginario di tutti – solo di qualche apocalittico che realizza la portata del fenomeno, ossia l’introduzione del concetto di potenziale annientamento dell’intero genere umano. In pratica, sì, l’apocalisse.

 

In questi tre giorni, a Hiroshima c’è una grande manifestazione serale, capeggiata dal sindaco, dove tutti, hibakusha (i «sopravvissuti alla bomba») in testa, depongono origami lungo il fiume, a lato del genbaku dome, un palazzo liberty che hanno lasciato devastato per farne un simbolo del martirio atomico della città.

 

A Nagasaki, la città cattolica, è diverso – malgrado la distruzione sia stata perfino maggiore, e assuma uno strano sapore religioso: la bomba cadde sulla cattedrale di Urakami, durante l’orario delle confessioni. Pochi metri più in là, la piazzetta dove trovarono il martirio decine di cristiani giapponesi – tra cui alcuni bambini – tra il XVI e il XVII secolo. Nagasaki, per qualche motivo, non pare intaccata del «dolorismo» che si respira ad Hiroshima.

 

Tuttavia, dico che sono rimasto ore a fissare, nel museo sotto la cattedrale ricostruita, un rosario dissolto dalla bomba atomica.

 

A pochi importa, perché in fondo la maggior parte delle persone ha confinato la possibilità di sterminio termonucleare alle due città giapponesi bombardate dal massone Truman. Al massimo, c’era da avere un po’ di paura durante la Guerra Fredda. Ma ora? Tutto è alle spalle. Giusto?

 

La realtà è che un uomo che possa dirsi tale non può non pensare alla possibilità di distruzione del mondo, anche più volte al giorno.

 

Quindi, non è lecito abbandonare il monito mostruoso di Hiroshima e Nagasaki.

 

Noi lo facciamo a modo nostro. Ogni anno, ripubblichiamo un articolo in particolare (quest’anno lo abbiamo segnalato nella Newslettera di sabato), quello secondo cui il Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI, avrebbe stoppato il canale per gli accordi di pace che Tokyo voleva creare con Washington per tramite della Santa Sede, in cui da pochi mesi (abbiamo visto pochi anni fa una cerimonia per il 75° delle relazioni: un rito pagano in Vaticano) il Giappone aveva un ambasciatore, Ken Harada, e un rappresentante  piuttosto operativo, Masahide Kanayama. La storia dice, più o meno, che gli sforzi dei diplomatici nipponici si scontrarono contro il muro di Montini, noto per essere vicino al capo dei servizi americani James Jesus Angleton.

 

In pratica, il futuro papa, che all’epoca sostituto della Segreteria di Stato, non trasmise il programma di pace giapponese a Pio XII – il risultato fu la continuazione della guerra fino al suo doppio climax nucleare, una trovata americana utile a spaventare l’Unione Sovietica che da pochissimi giorni (cose che molti non sanno…) aveva  dichiarato guerra al Giappone, preparandosi con probabilità ad invadere la grande isola settentrionale dell’Hokkaido.

 

Il destino del Giappone poteva quindi essere quello di una Paese diviso in due da una spartizione delle superpotenze, come la Germania, e poi la Corea, il Vietnam, etc.

 

Ciò non accadde, perché la dimostrazione della potenza dell’atomo diede agli americani un vantaggio militare e decisionale sulla nuova epoca.

 

Quindi, qualcuno può arrivare a dire che, con le sue azioni volte forse a favorire gli USA, il Montini aprì la strada alla distruzione atomica delle due cittadine giapponesi, una delle quali pure l’unica cattolica in tutto il Sol Levante.

 

Si tratta di una visione storica abissale: un futuro papa… responsabile dello distruzione nucleare? Qualche studioso americano ammicca. Quali forse i motivi del favore concesso da Montini agli uomini di Washington, è motivo di speculazione. Ci sono quelli che, convinti, ricordano che si tratta del Paese con la bandiera piena di stelle a 5 punte, e che un identico pentacolo si trova anche nella mano della sue effigie scolpita in bronzo sulla Porta del Bene e del Male posta in uno degli ingressi del Vaticano.

 

 

Questa storia di Vaticano atomico, che in Italia praticamente abbiamo raccontato solo noi, ci è costata vari attacchi, lettere infuocate di persone indignate, qualche insulto.

 

È comprensibile. Se ciò fosse vero, riconosciamo quanto potrebbe essere difficile da accettare. Un uomo che diviene papa non può aver lavorato per la morte di centinaia di migliaia di persone – non è possibile.

 

Tuttavia, è un pensiero che deve tornarci in mente oggi, quasi 80 anni dopo.

 

Bergoglio, a quanto possiamo sapere, non ha tramato per accelerare l’annientamento cattolico di alcune città, tuttavia è innegabile che si sia speso, anche apertamente, per una bomba dagli effetti ancora più massivi: la bomba all’mRNA.

 

In molti hanno sottolineato che la campagna di vaccinazione mondiale, fatta senza conoscere i rischi a lungo termine di una tecnologia di modifica genetica mai prima provata sull’uomo,  possa dirsi una potenziale «bomba ad orologeria».

 

Non sappiamo quando scoppierà: al momento possiamo solo, come tentiamo di fare qui, registrare il numero impressionante di morti e feriti, dati che trovano la loro via nonostante la spirale del silenzio dei media, della politica e dell’infame classe medica che ora, per spiegare il massacro in corso, si è inventata la «morte in culla» per adulti.

 

Possiamo ritenere, tuttavia, che siamo solo all’inizio. Potremmo vedere altri effetti nei prossimi mesi, o anni. Per esempio, un calo delle nascite, dovuto al fatto oramai certo – nonostante i mesi di smentite dall’alto – che il vaccino possa interferire con il ciclo delle donne.

 

La bomba mRNA, quindi, possiamo dire che è bella che innescata.

 

Sappiamo come il Bergoglio abbia dato una grande mano. Ha cacciato chi in Vaticano si opponeva al siero genico. Ha creato il primo volo interamente vaccinato della storia, quello che lo ha portato in Iraq. Ha incontrato in segreto due volte Albert Bourla, il CEO di Pfizer. Ha fatto campagna per il vaccino in ogni modo, al punto da sembrare, come è stato detto, un piazzista di Big Pharma.

 

Soprattutto, Bergoglio ha agito con lo strumento definitivo per vaccinare tutti: il silenzio.

 

Il silenzio papale sull’origine maligna del siero – l’uso di linee cellulare da feto abortito – ha disintegrato l’unico scudo rimasto a chi voleva evitare la siringa, l’obiezione di coscienza. Questa grande foglia di fico della morale moderna, a cui però grati si sarebbero attaccati in milioni in tutto il mondo.

 

Non avvicinandosi nemmeno al tema, il papa ha direttamente reso inservibile l’argomento: medici, infermieri, soldati, in Italia come negli USA e ovunque, si sono visti così rigettate le proprie richieste di esenzione. È inutile ricordare che non era mai successo: l’obiezione di coscienza, qui come oltreoceano, era una vacca sacra, una riserva indiana che il potere della Cultura della Morte aveva deciso di lasciare intatta.

 

Ora, grazie a Francesco, non è più così.

 

Una parte considerevole dell’umanità, grazie al papa, è ora stata iniettata con una sostanza sintetica, che in natura è talmente potente da poter trasformare il bruco in farfalla: l’mRNA. Ossia, una molecola della vita, sempre più vicina a quella utilizzata dal Signore per creare l’uomo e la natura, che nei preti dovrebbe quindi incutere riverenza e timore.

 

Sappiamo dalle gole profonde scappate dalla filiera intorno a Pfizer quanto i laboratori reputassero importante quel che pensava la gerarchia cattolica, e quindi non è un mistero che la storia delle linee cellulari da aborto sia stata occultata, o passata nei media come una fake news. Non lo è.

 

Possiamo dire, di nostro, che questo è il lavoro che nel 2017, 2018 e 2019 aveva cominciato a fare Renovatio 21: spingere il mondo cattolico, cardinali inclusi, a rendersi conto del problema etico dei vaccini fatti con pezzi di bambino innocente. Se avessimo avuto successo, se dall’altra parte non vi fosse stato solo un Vaticano quasi interamente occupato dalle forze del male, possiamo dire che avremo dato un contributo nemmeno piccolo alla follia del 2021: sarebbe bastata una parola, da parte cattolica, e le esenzioni di milioni di persone in tutto il mondo sarebbero divenute valide.

 

Non è andata così. Abbiamo fallito noi. Soprattutto, però ci siamo scontrati ingenuamente con un piano che il papa stava già portando avanti da anni, visibilmente, per quanto ci riguarda, dal 2017, quando vescovi e preti si buttarono a pesce a difendere la legge Lorenzin.

 

Il papa aveva un suo disegno da portare avanti, evidentemente. Voleva arrivare, abbiamo scritto, a universalizzare quel «battesimo di Satana» che è il vaccino.

 

Ci è riuscito.

 

La bomba genetica è detonata in tutto il pianeta, in larga parte grazie a lui, che non ha concesso ai suoi fedeli di obiettare secondo lo Spirito.

 

Ora, se dovessimo fare un calcolo utilitarista… Montini e le bombe atomiche che (forse) avrebbe contribuito più o meno involontariamente ad organizzare, oppure Bergoglio, e i suoi spot in mondovisione al siero genico, la sua protervia nel punire i non vaccinati, la sua insistenza nell’infettare il gregge con l’mRNA alieno… ?

 

Ecco, non vogliamo dare una risposta. Il lettore se la dia da sé.

 

L’importante per noi era significare che c’è la bomba atomica, ma c’è anche la bomba genica. Non c’è solo la distruzione nucleare, ma anche la distruzione biomolecolare. E il papa ha decisamente le sue responsabilità in materia.

 

Il tema, ad ogni modo, è sempre lo stesso: la Necrocultura, che ha sovvertito anche i palazzi della divina istituzione fondata per combatterla.

 

Scrivevamo, all’inizio di questo articolo, di quegli uomini che, in quanto uomini, temono l’apocalisse.

Vi sono, con evidenza, uomini che l’apocalisse la desiderano.

 

Chi servono?

 

Chi è il signore di costoro?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Immagine di Dark-Wayfarer via Deviantart pubblicata su licenza Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-NC-SA 3.0); immagine modificata nel colore.

 

 

 

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Essere genitori

Hanno ammazzato anche Archie: lo Stato utilitarista uccide il ragazzo «nel suo miglior interesse».

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Archie Battersbee, 12 anni, è morto ieri alle 12.15, ora del meridiano di Greenwich, al London Royal Hospital.

 

È morto soffocato: alle 10 le macchine che gli consentivano di respirare sono state spente, come da decisione dei medici e della magistratura britannica – con l’aggiunta della pilatesca Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, il cui pronunciamento era atteso con fiducia, ma che invece non si è opposta per «non interferire» con la giustizia di Albione.

 

A nulla sono valsi i ricorsi legali della famiglia, l’eco della protesta per mantenere in vita il figlio che ha varcato i confini nazionali. Non è mancata, al solito, l’offerta di spostare il bambino in Italia. Come era successo per Alfie, abbiamo visto quanto serve.

 

Tutti i gradi della magistratura parruccona hanno decretato che non era la famiglia a poter decidere se tenere vivo il bambino (concetto di per sé aberrante, ci rendiamo conto), ma i medici, che hanno agito nel suo «best interest».

 

Lo hanno ammazzato nel suo «miglior interesse». Lo hanno trucidato a suo vantaggio. Uccidere un bambino per «tutelarlo» Questa è l’irrazionalità assassina a cui è arrivato il mondo moderno, che si nutre oramai di oscene contraddizioni che provocano ondate di morte.

 

Il bambino era stato trovato privo di sensi nella sua casa del Sussex  lo scorso 7 aprile. Il lettore può notare, quindi, come i tempi nei quali si svolgono questo tipo di fenomeni – famiglie di comatosi contro medici e magistratura – si stiano accorciando. Non è escluso che a breve vedremo processi eutanatici per direttissima: vere e proprie sentenze di morte, comminate nel giro di poche ore.

 

Ricordiamo che erano stati i medici a chiedere alla magistratura di giudicare se fosse giusto proseguire a tener vivo il ragazzino con la ventilazione artificiale. I dottori infatti erano certi che il bambino non avesse possibilità di guarire.

 

Sappiamo cosa ha ucciso Archie. Non sono solo i medici e i giudici. È ciò che li contiene, li giustifica, li aizza nel loro lavoro di morte.

 

È lo Stato utilitarista. Per la filosofia utilitarista – che nasce proprio a Londra nel Settecento con l’inquietante filosofo Jeremy Bentham – il più debole può essere sacrificato al più forte, qualora quest’ultimo tragga dal sacrificio del primo un grande godimento. È la teoria per cui una minoranza della società è giusto che vada schiacciata a vantaggio del «piacere» (Bentham parla proprio di questo, con calcoli matematici) della maggioranza.  Chi ricorda i discorsi su vaccini, green pass e lockdown può capire di cosa stiamo parlando – perché l’utilitarismo è oramai il sistema operativo di ogni Stato moderno, che odia l’umanità e vuole umiliarla e ridurla.

 

Il più debole sacrificato al più forte. Il minore al maggiore. Tale sistema era perfetto per l’impero genocida che sterminava irlandesi e indiani, con carestie programmate, portandone vie le risorse, per il maggior godimento della società londinese.

 

Ecco quindi che l’utilitarismo diventa eugenetica, e chiama all’assassinio massivo degli stessi bambini britannici (Charlie, Alfie, Archie…): le loro vite sono divenute quelle che nella Germania di Hitler – grande discepolo delle teorie antropologiche angloamericane – veniva chiamata lebensunwerten leben, «vita indegna di essere vissuta».

 

Lo Stato utilitarista è quindi lo Stato della Necrocultura. L’utilitarismo è in fondo solo una elaborazione della Cultura della Morte.

 

Quindi, lo Stato utilitarista neonazista ha ucciso un altro bambino, sì: ma ne ammazza decine di migliaia ogni giorno con aborti, riproduzione in provetta, espianto di organi.

 

Perché è grazie agli orrori permessi dalla Necrocultura che lo Stato moderno può nutrirsi e prosperare.

 

 

 

 

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