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Transumanismo

Ci siamo già convertiti al transumanesimo ma non lo ammettiamo

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire

 

 

Il mondo sta cambiando molto in fretta. Durante l’epidemia di COVID il denaro si è concentrato nelle mani di pochissimi. I nuovi oligarchi sono transumanisti. Senza rendercene conto abbiamo già accettato la loro ideologia e stiamo cominciando a metterla in atto. I medici occidentali hanno rinunciato a curare la malattia e a noi appare ovvio che si punti tutto sul mRNA. Non importa se la strategia è mortifera, abbiamo ormai assimilato questo modo di ragionare.

 

 

 

L’isolamento deciso dalla politica per contrastare il COVID-19 ha favorito una redistribuzione mondiale delle ricchezze a favore di pochi protagonisti della Rete (Microsoft, Alphabet…). Nel medesimo tempo, alcuni fondi d’investimento (Vanguard, Blackrok…), che già gestivano somme astronomiche di denaro e potevano imporre i propri interessi agli Stati, sono passati nelle mani di poche famiglie. Esistono ormai differenze di ricchezza stratosferiche fra un numero esiguo di super-miliardari e il popolo.

 

Le classi medie, che iniziarono lentamente a sgretolarsi dopo la caduta dell’URSS e l’inizio della globalizzazione finanziaria, stanno scomparendo. Di fatto, i sistemi democratici non si oppongono a questi divari di ricchezza, repentini e giganteschi.

 

Le classi medie, che iniziarono lentamente a sgretolarsi dopo la caduta dell’URSS e l’inizio della globalizzazione finanziaria, stanno scomparendo. Di fatto, i sistemi democratici non si oppongono a questi divari di ricchezza, repentini e giganteschi.

Come sempre accade nei periodi di cambiamento di sistema politico, la classe sociale che aspira al potere impone la propria visione.

 

Nel tempo in cui viviamo è il transumanesimo: l’idea che i progressi scientifici consentano una trasformazione della biologia umana fino a vincere la morte. Quasi tutti i cinquanta patrimoni più ingenti del mondo sembrano aderire alla fantasia secondo cui la tecnica sostituirà gli uomini, come la scienza spodestò le superstizioni.

 

Per imporre la nuova doxa, i detentori di queste immense ricchezze hanno iniziato a controllare i nostri pensieri e a costringerci ad agire secondo la nuova ideologia.

 

Il fenomeno più recente è proprio la nostra reazione alla pandemia di COVID-19. Storicamente, e senza eccezioni, nelle precedenti epidemie i medici cercavano di curare i malati. Ma questo è il mondo che fu. Nel nuovo mondo transumanista nessuno deve essere curato, tutti devono essere protetti con una nuova tecnologia, l’mRNA.

 

La maggior parte degli Stati sviluppati vietano ai medici di curare i pazienti e alle farmacie di vendere medicinali che potrebbero aiutare i malati (idrossiclorochina, ivermictina e così via). Una rivista medica di riferimento, The Lancet, ha persino pubblicato un articolo secondo cui un vecchio farmaco utilizzato da milioni di persone uccideva i malati di COVID che lo assumevano. I giganti d’internet censurano gli account che ne fanno l’apologia: a ogni costo bisogna far sì che l’mRNA divenga la sola e unica scelta.

 

Durante l’epidemia di COVID il denaro si è concentrato nelle mani di pochissimi. I nuovi oligarchi sono transumanisti

Non sono un medico. Non conosco l’efficacia di questi farmaci. Ma devo constatare come il dibattito venga chiuso ancor prima d’iniziare. Non m’intrometto nella discussione scientifica, mi limito a prendere atto dell’impossibilità della discussione.

 

Ma la diatriba che oppone l’mRNA alla medicina tradizionale non è conclusa. Il 22 settembre 2021 Joe Biden ha organizzato un vertice globale virtuale per distribuire 500 milioni di dosi di vaccino mRNA. Con generale sorpresa, gli Stati che avrebbero dovuto ricevere un dono tanto generoso hanno boicottato il summit: non pensano che l’mRNA sia la soluzione che fa per loro (1).

 

Per comprenderne la ragione basta una calcolatrice: gli Stati che hanno puntato tutto sull’mRNA hanno una mortalità per milione di abitanti multipla di 20-25 volte di quella degli Stati che invece hanno autorizzato le cure mediche.

 

Ci lasciamo affascinare dal transumanesimo perché non ci poniamo domande sul divieto di curare il COVID. Ma fuori dall’Occidente il transumanesimo non è altrettanto influente.

 

 

Propaganda

La storia ci ha insegnato che per imporre un nuovo regime occorre innanzitutto addomesticare le persone affinché agiscano concordemente alla nuova ideologia. Dopo che i sudditi hanno cominciato a ubbidire, è molto difficile retrocedere. Il dado è tratto.

 

La propaganda ha operato a dovere; non mira infatti a controllare il discorso, ma a usarlo per modificare i comportamenti. (2)

 

Gli Stati che hanno puntato tutto sull’mRNA hanno una mortalità per milione di abitanti multipla di 20-25 volte di quella degli Stati che invece hanno autorizzato le cure mediche

Siccome abbiamo tutti rinunciato a sperimentare cure contro il COVID, tutti abbiamo aderito prima all’mRNA, ora al green-pass.

 

Siamo pronti a entrare nel nuovo regime − da non confondere con la «dittatura», concetto del mondo d’antan − che non sappiamo come sarà, ma che stiamo costruendo.

 

Gli Stati sono minacciati dall’accentramento di grandissime ricchezze possedute da pochissimi, in genere più potenti delle nazioni.

 

Gli Stati sono minacciati dall’accentramento di grandissime ricchezze possedute da pochissimi, in genere più potenti delle nazioni

Infatti, mentre gli Stati hanno spese ineludibili e dispongono di esigui margini di manovra, le nuove concentrazioni di ricchezza possono in qualsiasi momento prendere gli investimenti da qui e spostarli là.

 

Sono molto rari i fondi sovrani che possono competere, quindi quasi tutti ne dipendono.

 

 

I media corporativi

I media corporativi (corporate media) si sono messi di buona lena a servizio del progetto.

 

Da molto tempo, in particolare dopo la fine della guerra fredda, il giornalismo si autodefinisce ricerca dell’obiettività, benché sia noto a tutti si tratti di qualcosa che concretamente non esiste.

 

In un tribunale non viene chiesto ai testimoni di dar prova di obiettività, ma si esige che «dicano la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità».

 

Mentre gli Stati hanno spese ineludibili e dispongono di esigui margini di manovra, le nuove concentrazioni di ricchezza possono in qualsiasi momento prendere gli investimenti da qui e spostarli là

Ognuno di noi percepisce la verità in modo parziale, perché condizionato dalla propria situazione. In un incidente che coinvolge un pedone, la maggior parte dei testimoni-pedoni gli daranno ragione; la maggior parte dei testimoni-automobilisti invece affermeranno che la ragione sta dalla parte della vettura. Soltanto l’insieme delle testimonianze permette di ricostruire l’accaduto.

 

I media corporativi hanno reagito all’avvento dei nuovi protagonisti della comunicazione (blog e social-network), dapprima cercando di screditarli: sono toccanti, ma non sono abbastanza preparati, sono su un piano diverso dal nostro.

 

I giornalisti professionisti hanno stabilito una distinzione fra libertà di pensiero − per tutti − e libertà d’informare − soltanto per loro. Poco a poco si sono trasformati in maestri di scuola: gli unici autorizzati a dare il voto, bello o brutto che sia, a chi tenta d’imitarli. A questo scopo si sono inventati la verifica delle affermazioni (fact checking), come se il loro lavoro fosse assimilabile a un gioco televisivo.

 

Preoccupati che responsabili politici potessero mettersi dalla parte degli elettori, invece che dalla parte dei detentori dei grandissimi patrimoni, i media corporativi hanno esteso la verifica ai politici.

 

on si contano più le trasmissioni dove un leader è sottoposto al fact checking della redazione. Il discorso politico, che dovrebbe essere un’analisi dei problemi della società e dei modi di risolverli, è ridotto a una serie di dati verificabili negli annuari statistici.

 

I media corporativi si sono inizialmente affermati come «quarto potere»; in seguito, dopo aver assorbito gli altri, sono diventati il Principale Potere.

 

Dobbiamo la nozione di Quarto Potere al politico e filosofo britannico del XVIII secolo Edmund Burke: un potere che s’è formato affiancandosi agli altri, ossia ai poteri spirituale, temporale e dei commons (i popolani). Burke, conservatore liberale, non ne contestava la legittimità, che però oggi − e ognuno può constatarlo − non si fonda su valori, bensì sul denaro dei proprietari.

 

La gamma degli argomenti trattati dai media corporativi continua a restringersi, discostandosi sempre più dalle analisi e concentrandosi soltanto su dati verificabili

La gamma degli argomenti trattati dai media corporativi continua a restringersi, discostandosi sempre più dalle analisi e concentrandosi soltanto su dati verificabili.

 

Così vent’anni fa i giornali che contestavano le mie tesi le presentavano sommariamente, per poi immediatamente screditarle, definendole «complottiste». Oggi non osano nemmeno più riassumerle: non sono «verificabili». S’accontentano di liquidarmi come «non affidabile». E di fronte a giornalisti non professionisti più giovani, i media si limitano a insultarli. Il fossato che separa gli uni dagli altri è sempre più profondo.

 

Un fenomeno particolarmente evidente nel caso dei Gilet Gialli, semplici cittadini che protestavano contro quest’evoluzione sociologica del mondo, prima che l’isolamento ne favorisse il trionfo. Ricordo una deputata che, durante un dibattito su una rete televisiva d’informazione continua, chiedeva a un’esponente dei Gilet Gialli quale sussidio avrebbe soddisfatto i manifestanti.

 

Risposta: «non abbiamo bisogno di sussidi, vogliamo un sistema più giusto». I media corporativi si sono rapidamente liberati da individui come la signora, che riflettono sui problemi della società, sostituendoli con altri, portavoce di rivendicazioni concrete e immediate. Hanno fatto tutto il possibile per censurarne il pensiero.

 

 

Voti belli o brutti

Altra soluzione studiata dalla nuova élite dominante: il ripristino dell’Index librorum prohibitorum.

 

Un tempo la Chiesa − che non era soltanto comunità di credenti, ma anche potere politico − pubblicava l’elenco di libri proibiti per tutti, tranne che per il clero. L’intenzione era proteggere il popolo dagli errori e dalle menzogne dei contestatori. L’Indice fu abolito. Per reazione, i credenti privarono la Chiesa del potere politico.

 

Ex responsabili della NATO e dell’amministrazione Bush hanno istituito allo scopo una società newyorkese, NewsGuard, incaricata di stilare una lista dei siti internet non affidabili, fra cui Réseau Voltaire (3). Dal canto loro NATO, Unione Europea, Bill Gates e qualche altro hanno creato CrossCheck, che finanzia in particolare i Décodeurs [decodificatori] di Le Monde (4). Pare che la proliferazione esponenziale delle fonti d’informazione abbia fatto fallire il progetto.

 

Un metodo più recente consiste nel definire a priori non già cosa sia affidabile, ma addirittura cosa sia Verità.

 

Il presidente francese Emmanuel Macron ha varato una «Commissione contro la disinformazione e il complottismo», il cui presidente, il sociologo Gérald Bronner, sostiene che lo Stato dovrebbe istituire un organismo per stabilire la Verità sulla base del «consenso scientifico». Bronner ritiene inaccettabile che la parola di «un professore universitario equivalga a quella di un Gilet Giallo» (5)

 

Certamente un metodo non inedito. Nel XVII secolo Galileo sostenne che la Terra girava attorno al Sole e non viceversa. I predecessori di Bronner gli opposero diversi passaggi delle Sacre Scritture, all’epoca considerate fonte rivelata di conoscenza. Il «consenso scientifico» indusse la Chiesa a condannare Galileo.

 

La storia della scienza brulica di esempi analoghi: quasi tutti i grandi scopritori sono stati avversati dal «consenso scientifico» dell’epoca.

 

Il più delle volte le loro idee sono riuscite a trionfare non già con la dimostrazione, ma grazie alla morte di chi le contrastava: i leader del «consenso scientifico».

 

 

Thierry Meyssan

 

NOTE

1) «Boicottaggio generale del Summit Globale contro il COVID-19», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 28 settembre 2021.

2) «Le tecniche della propaganda militare moderna», di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia), Rete Voltaire, 18 maggio 2016.

3) «UE, NATO, NewsGuard e Réseau Voltaire», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 5 maggio 2020.

4) «Dietro Décodex ci sono NATO e Unione europea», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 16 febbraio 2017.

5) «Emmanuel Macron vara una commissione contro la disinformazione e il complottismo», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 2 ottobre 2021.

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

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Animali

Verso l’immortalità: scienziati trovano i geni nelle meduse. Che dicono i transumanisti?

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Il segreto dell’immortalità potrebbe essere contenuto in una medusa più piccola di un’unghia umana; gli scienziati hanno trascorso gli ultimi decenni cercando di svelare i segreti della Turritopsis dohrnii, più comunemente chiamata la medusa immortale.

 

Recentemente i ricercatori dell’Universidad de Oviedo in Spagna hanno pubblicato una nuova ricerca sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) che potrebbe aiutare a risolvere questo mistero. In buona sostanza la medusa immortale sembra avere il doppio delle copie dei geni associati alla riparazione e alla protezione rispetto alla sua parente, ma mortale cugina, la medusa cremisi nota come Turritopsis rubra.

 

«Mentre l’invecchiamento colpisce la maggior parte degli organismi viventi, l’idrozoo Turritopsis dohrnii è l’unica specie in grado di ringiovanire ripetutamente dopo la riproduzione sessuale, diventando biologicamente immortale», hanno scritto gli autori nel documento. «Abbiamo identificato varianti ed espansioni di geni associati alla replicazione, alla riparazione del DNA, al mantenimento dei telomeri, all’ambiente redox, alla popolazione di cellule staminali e alla comunicazione intercellulare».

 

La riparazione del DNA e i telomeri sono particolarmente importanti per la creatura. Quando i tempi sono difficili o la gelatina sta morendo di fame, riassorbe i propri tentacoli e affonda sul fondo del mare, dove diventa ancora una volta un polipo bambino e sputa fuori altre gelatine che alla fine matureranno in meduse.

 

I telomeri della gelatina agiscono come piccoli elmetti di DNA, proteggendo le estremità dei filamenti cromosomici mentre si riproducono. Normalmente i telomeri si accorciano e vengono «esauriti» durante questo processo, ma questo non è il caso di Turritopsis dohrnii.

 

Non è dato sapere ancora come Turritopsis dohrnii modifichi le sue cellule così facilmente e, a livello filosofico, non è chiaro se le meduse risultanti siano o meno lo stesso individuo.

 

Tuttavia i ricercatori hanno motivo di essere entusiasti: uno dei migliori video esplicativi del web su questa speciale gelatina descrive come imparare a sostituire le cellule cerebrali e potrebbe in un futuro far scoprire nuovi trattamenti per malattie che gli esseri umani non sono ancora stati in grado di curare, come il Parkinson o l’Alzheimer.

 

In una dichiarazione l’autore dello studio e professore dell’Universidad de Oviedo ha confermato che il team spera di scoprire come aiutare gli esseri umani a vivere più a lungo.

 

«Da questa conoscenza speriamo di trovare risposte migliori alle molte malattie associate all’invecchiamento che ci sopraffanno oggi», ha detto Carlos López-Otín.

 

La questione che si pone Renovatio 21 è invece quanto tempo ci impiegheranno i transumanisti – sia quelli aperti rispetto alla propria intenzione di vivere per sempre che quelli che più o meno segretamente invece ci investono milioni – a cominciare a parlare di ibridazione genetica uomo-medusa immortale.

 

Considerando poi che questa si rigenera dopo l’accoppiamento, immaginate quanti magnati corrotti e senza Dio potrebbero prendere due piccioni con una fava – anzi scusate cambiamo espressione: quanti gioirebbero per questa unione di utile e dilettevole.

 

La verità è che, meduse immortali o meno, il progetto, che ha profonde radici storiche, è già molto avanti. E ci tocca tutti. Anzi, come ha scritto Renovatio 21: la guerra transumanista è già iniziata.

 

 

 

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Politica

Onorevole cyborg: eletto il primo senatore materialmente transumanista

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John Fetterman ha vinto il seggio in senato in Pennsylvania, battendo il dottor Mehmet Oz, popolare personaggio TV non graditissimo alla base repubblicana ma con investitura diretta da parte di Donald Trump. Fetterman aveva invece avuto l’appoggio personale di Barack Obama.

 

L’elezione ha dell’incredibile, perché Fetterman non è in grado di comprendere quanto gli si dice senza l’aiuto di un computer. La sua comprensione del mondo e il suo processo decisionale sono mediati attraverso una macchina. Ciò fa di lui il primo senatore transumanista, nel senso materiale del termine, della storia umana.

 

La storia di Fetterman è a tratti molto triste. Figlio di una ricca famiglia, si è dato alla politica con la parte più a sinistra dei democratici, venendo trombato alle elezioni 2016 ma ottenendo titoli più o meno simbolici di sindaco della cittadina di Braddock – una metropoli da 1700 abitanti – e di Lieutenant Governor della Pennsylvania, una carica che porta l’eletto a presiedere il Senato di Stato e poche altre mansioni senza tanto peso.

 

Il 13 maggio 2022, Fetterman ha subito un ictus ischemico ed è stato ricoverato in ospedale. L’ictus sarebbe stato causato ad un coagulo attribuito ad una fibrillazione atriale (ritmo cardiaco irregolare), non dissimile a quei malori che si vedono in giro di recente.. Poiché Fetterman soffriva anche di cardiomiopatia, i suoi medici gli hanno impiantato un pacemaker e un defibrillatore.

 

Vari dottori, alcuni dei quali suoi sostenitori politici e donatori alla sua campagna elettorale, assicurarono che l’ictus non aveva causato alcun danno cerebrale o deficit cognitivo.  Tuttavia, ad un certo punto è divenuto innegabile come l’uomo soffrisse di un disordine al cervello, perché incapace di comprendere quel che gli si dice. Per comprendere le parole altrui, il Fetterman si serve di un dispositivo che «traduce» in  un linguaggio a lui comprensibile.

 

Il fenomeno, inquietante, fu notato perfino dai giornalisti della TV mainstream, cioè naturalmente schiacchiati sulla promozione dei candidati del Partito Democratico. Una giornalista notò che il candidato era incapace perfino di comprendere lo small talk, le chiacchiere, fatte prima di registrare l’intervista. La povera giornalista fu sommersa di insulti e minacce. Si cominciò quindi a parlare di «abilismo», parola della neolingua per descrivere la descriminazione verso i disabili.

 

Ha colpito l’opinione pubblica anche la rivelazione visiva di un’enorme protuberanza creatasi sotto la sua nuca, per la quale non è stata data alcuna spiegazione, e che era stata nascosta per i mesi di campagna elettorale dalle felpe con cappuccio indossate perennemente dal candidato.

 


 

I problemi cognitivi di Fetterman divennero evidenti nel dibattito finale in TV con lo sfidante repubblicano Oz. Fu imbarazzante e doloroso da guardarsi, dissero molti. Nonostante l’aiuto del computer, il Fetterman in vari momenti si espresse molto confusamente o addirittura non riuscì a parlare. La sinistra accusò ovviamente il dottor Oz, che non infierì mai, di crudeltà «abilista».

 

 

Ora Fetterman ha vinto le elezioni. La faccenda va ben al di là della politica locale, o del caso bizzarro. Perché, mentre certuni di chiedono quale autonomia decisionale può avere una persona con evidenti segni di danno cerebrale, alcuni si chiedono cosa può succedere sei il sistema elettronico di cui si serve Fetterman viene hackerato.

 

Si tratta del primo senatore cyborg, il primo vero esempio di transumanismo eletto democraticamente. Gli elettori non hanno votato l’uomo, ma l’insieme uomo-macchina, perché senza il computer Fetterman non è in grado di comunicare compiutamente neanche per le piccole cose. Può quindi la sua mente di decisore essere «dirottata» dove vogliono forze estranee all’elettorato? Può divenire il primo obbiettivo di lobbying cibernetico per interfaccia diretta.

 

Alcuni supporter del Partito Democratico, dietro lo scudo dell’abilismo (ulteriore frontiera del vittimismo del politicamente corretto) hanno dichiarato che se togliamo il computer connesso a Fetterman allora dovremmo togliere anche le sedie a rotelle, gli impianti acustici, gli occhiali agli altri candidati. Ovviamente, l’accusa è talmente stupida che fa credere che i tifosi progressisti non solo non credono all’anima, ma nemmeno alla mente e alla sua autonomia. Con evidenza, un mondo di esseri umani connessi alla macchina, da cui ricevono informazioni ed ordini, va benissimo – e questo può spiegare il rapporto privilegiato tra Partito Democratico USA (e non solo) e i grandi colossi tecnologici.

 

Il futuro è l’uomo connesso alla macchina. L’uomo fa quello che gli dice il computer. Guardando Fetterman, è possibile vedere che chi accetta il trasumanismo realizzato può venire di fatto premiato-

 

Aggiungiamo che, anche quando stava bene (più o meno), l’uomo  aveva dato segno di comportamenti inquietanti.  Nel gennaio 2013, pensando di aver sentito uno sparo, il Fetterman seguì un jogger disarmato, arrestandolo con un fucile. Il jogger, Chris Miyares, un americano di colore, disse  che ciò che il Fettermanno pensava fossero spari era lo scoppio di petardi con cui giocavano dei bambini. Il politico sostiene che non sono  stati trovati detriti che supportano l’idea. Il Miyares ha affermato che Fetterman gli ha puntato il fucile al petto mentre lo caricava e poi gli ha puntato la canna in faccia; quest’ultimo nega di aver puntato il fucile contro Miyares e dice di aver puntato l’arma solo in un modo per dimostrare che era armato. È stato riportato che il neosenatore crede di «aver fatto la cosa giusta» e non si è scusato. Nessuna accusa penale è stata mossa contro nessuno dei due in relazione all’incidente, e Miyares non ha mai presentato una denuncia formale.

 

Se può interessale, l’onorevole cyborgo si è espresso per la «codifica di Roe», cioè per rendere legge l’aborto, a favore della mariujana, per la restrizione della vendita di armi (lui). È un grande sostenitore delle relazioni tra USA e Israele, affermando che la relazione USA-Israele «è speciale che deve essere salvaguardata, protetta, sostenuta e alimentata attraverso la legislazione e tutti gli sforzi diplomatici disponibili nella regione”. Sostiene gli aiuti esteri degli Stati Uniti a Israele, incluso il finanziamento del sistema di intercettazione missilistico Iron Dome.

 

Tutto passa in secondo piano di fronte alla realtà che un insieme uomo e computer è ora eletto al Senato della superpotenza atomica americana.

 

 

 

 

 

Immagine di Governor Tom Wolf via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0); immagine modificata

 

 

 

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Grande Reset

Il Necronomicon di Klaus Schwab: la Quarta Rivoluzione industriale creerà l’inferno sulla Terra

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C’è una frase che mi tocca ripetere spesso, quando vengo interpellato su quando finirà l’emergenza pandemica e quando si potrà tornare a vivere «come prima».

 

La risposta che purtroppo devo dare è questa: «nulla sarà più come prima».

 

Se qualcuno pensasse che questa opinione è esageratamente pessimista, posso dire di avere trovato una autorevole conferma a questa mia tesi che peraltro sostengo già dall’inizio della pandemia in un libro la cui lettura non è assolutamente consigliabile, perché ci vuole uno stomaco davvero forte per affrontarla. È una sorta di Necronomicon, una finestra aperta sull’abisso.

 

Si tratta del volume La Quarta rivoluzione industriale, il cui autore è Klaus Schwab, ingegnere, economista e accademico tedesco, fondatore e presidente del World Economic Forum (WEF).

 

Il Forum è famoso per il suo incontro annuale a Davos, in Svizzera, che attira imprenditori, capi di Stato e politici di tutto il mondo, oltre a intellettuali e giornalisti, per discutere le questioni più importanti e urgenti del pianeta, anche nei settori della salute e dell’ambiente.

 

L’anno scorso l’ottuagenario Schwab pubblicò un volume sull’epidemia da COVID e gli scenari che esso apriva, intitolato Il Grande Reset.

 

Schwab, in questo libro illustra come l’epidemia possa costituire una grande occasione di cambiamento. Altro che un castigo inviato da Dio per colpire la pravità degli uomini, come dicevano alcuni fondamentalisti cristiani nel 2020; altro che un castigo inviato da Madre Natura, umiliata e offesa, come dicevano importanti esponenti della neochiesa cattolica, a partire dall’Arcivescovo di Vienna.

 

L’epidemia è un fattore importante di accelerazione di processi avviati da qualche tempo.

 

E non è complottismo, si badi, perché questi scenari sono illustrati da un esponente del pensiero dominante.

 

Un piano preciso, ufficiale e ben documentato, sul quale istituzioni internazionali, filantropi, organizzazioni non governative e mega-aziende private collaborano apertamente già da tempo.

 

Le nuove abitudini acquisite dalle popolazioni durante la pandemia hanno apportato quell’impulso alla digitalizzazione e all’automazione decisivo per implementare la Quarta Rivoluzione Industriale, che finora stentava a realizzarsi. È l’inizio di una nuova era.

 

E così, sono andato a leggermi questo testo del 2016 di Schwab, in cui si annunciava ad un pubblico ristretto, quasi di addetti ai lavori, cosa si stava annunciando. E se la prefazione all’edizione italiana è di John Elkan, il cui nonno, Gianni Agnelli, il Signore della FIAT, designò prima di morire a suo successore dinastico, e che oggi è amministratore delegato della Exor N.V., una holding di investimento controllata dalla famiglia Agnelli,e a capo di una serie di imprese di innovazione tecnologica, la prima edizione inglese aveva nientemeno che una prefazione di Sua Altezza Reale il Principe (allora) Carlo d’Inghilterra.

 

Il successore della Regina Elisabetta ha una lunga frequentazione con Schwab, il che fa pensare che il nuovo inquilino di Buckingham Palace non abbia passato i suoi primi 74 anni nell’estenuante attesa di succedere alla madre, dedicandosi agli sport ippici e alla frequentazione di Camilla, e ciò significa che la sua ascesa al trono della più inquietante tra le superpotenze possa segnare un altro punto a favore del Grande Reset.

 

Ma di cosa parla questo libro fondamentale per comprendere ciò che sta accadendo e quale sia il futuro che ci attende? La Quarta rivoluzione industriale è una rivoluzione ipertecnologica, che comporterà- negli auspici di Schwab, una profonda trasformazione per l’umanità. Il termine «rivoluzione», secondo l’economista germanico, denota un cambiamento repentino. Tutto si dovrà svolgere in modo veloce, deciso, irreversibile.

 

Nella storia abbiamo avuto diverse rivoluzioni: la prima, migliaia di anni fa, fu quella agricola, con il passaggio dalla caccia come principale attività per sopravvivere all’agricoltura. Poi, dopo molti secoli, nell’800 abbiamo avuto la prima Rivoluzione industriale, quella del vapore per muovere le macchine, per ingrandire le industrie, per fare ricchezza.

 

La seconda Rivoluzione avvenne agli albori del ‘900, e fu quella dell’elettricità.

 

La terza l’abbiamo conosciuta negli ultimi anni del XX –secolo: quella digitale o informatica.

 

La quarta, infine, sta iniziando ora, ed è quella – dice Schwab – dell’IA, Intelligenza Artificiale, delle nanotecnologie, dell’automazione, del mito dello «sviluppo sostenibile». «La Quarta Rivoluzione Industriale conferirà alla tecnologia un carattere pervasivo» (p. 129).

 

Un aggettivo piuttosto curioso, mai usato per indicare una realtà traumatica come una rivoluzione. Che significa pervasivo? Qualcosa che è capace di diffondersi in campi e aspetti un tempo estranei. La Treccani definisce il termine «pervasivo» come «tendente a pervadere, a diffondersi in modo penetrante, così da prevalere o dominare».

 

E quale e come sarà questo nuovo potere pervasivo? Sarà «The Second Machine Age», dice Schwab. La Seconda Era delle macchine, quella della Robotica avanzata, della manifattura additiva, chiamata Stampa 3D, che fabbricherà qualunque cosa, utilizzando anche nuovi materiali (la Chimica dei materiali sta avendo uno sviluppo vertiginoso) come Grafene, come conduttori di calore e elettricità.

 

Con la stampante 3D si potranno anche fabbricare organi umani; già oggi si possono realizzare padiglioni auricolari, ad esempio, ma nel futuro prossimo si potrà produrre ogni tipo di organi, realizzando così il sogno del professor Frankenstein di costruire un uomo in laboratorio.

 

Ci sarà una biologia di sintesi, si svilupperà l’Epigenetica, ovvero quelle tecnologie per cui, come dice l’autore del libro, «il contesto potrà contribuire a modificare l’espressione genica».

 

Quale contesto? Schwab cita uno scienziato italoamericano, James Giordano, che ha dichiarato che «il genoma è il campo di battaglia del futuro». Questo Giordano è professore presso il Dipartimento di Neurologia e responsabile del Programma di Studi di Neuroetica presso il Centro di Bioetica Clinica della Georgetown University, una università cattolica, diretta e amministrata dalla Compagnia di Gesù. È altresì membro del Comitato consultivo per la neuroetica, la legalità e le questioni sociali della Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), un’agenzia governativa del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti incaricata dello sviluppo di nuove tecnologie per uso militare.

 

Le sue ricerche si concentrano sull’uso di neurotecnologie avanzate per esplorare la neurobiologia del dolore e altri disturbi dello spettro neuropsichiatrico; la neuroscienza del processo decisionale morale e le questioni neuroetiche derivanti dall’uso delle neuroscienze e delle neurotecnologie nella ricerca, nella medicina clinica, nella vita pubblica, nelle relazioni e politiche internazionali e nella sicurezza e difesa nazionale

 

Giordano quindi lavora per i Gesuiti e per l’apparato militare statunitense, e ha conquistato Schwab con questa affermazione sul genoma come campo di battaglia, che non può non suscitare viva preoccupazione.

 

Modificare il genoma umano è il sogno dei transumanisti, per i quali l’uomo come è uscito dalle mani del Creatore non va affatto bene, perché è difettoso, perché si ammala, perché è debole, fragile, e infine muore.

 

I transumanisti, nel loro delirio gnostico e luciferino, ambiscono all’uomo come macchina perfetta, e possibilmente immortale.

 

La strada per arrivare a questo passa attraverso diverse tappe, che hanno come obiettivo la modifica del DNA, possibile attraverso i processi definiti eufemisticamente come «editing», ovvero creare organismi con determinate caratteristiche la manipolazione genetica.

 

Si parla anche di «bioprinting», ed è singolare l’uso di un linguaggio mutuato dall’editoria per definire il rimaneggiamento e le modificazioni apportate alle creature viventi e all’uomo stesso.

 

In effetti, Schwab, a un certo punto (p. 55), si lascia andare a una strana previsione:  «Prima di quanto si possa prevedere, le principali attività di diverse occupazioni (tra cui medici e giornalisti) potrebbero essere parzialmente o completamente automatizzate».

 

Una frase che fa pensare al ruolo avuto da medici e giornalisti nell’ambito della gestione della pandemia, ruolo che in effetti avrebbe potuto essere tranquillamente rivestito da automi: quasi tutti i giornalisti scrivevano le stesse cose, e quasi tutti i medici avrebbero potuto essere sostituiti da un ripetitore telefonico automatico per dire di prendere il Paracetamolo e andare a vaccinarsi.

 

Medici e giornalisti hanno avuto un ruolo fondamentale nella narrazione pandemica, ma il cantore del Grande Reset ne annuncia la fine.

 

E per finire Schwab annuncia anche altri grandi cambiamenti nella società e nell’uomo. Annuncia una «economia on demand», che caratterizzerà una società sempre più liquida, dove si passerà dalla cultura della proprietà a quella dell’uso comune.

 

Nessuno possiederà nulla, dalla casa all’auto, al lavoro stesso, e dovrà essere felice così. Schwab annuncia la fine di quella istituzione obsoleta – retaggio del vecchio Stato sociale – che è il pensionamento: si dovrà lavorare tutta la vita. Lo Stato sarà molto occupato a mantenere «la sicurezza»: avrà a disposizione nuovi strumenti tecnologici potentissimi di controllo, evoluzione degli attuali green pass.

 

Già, perché l’economista tedesco dice (p. 114) che «il pericolo maggiore per la stabilità globale potrebbe arrivare da gruppi radicali, la cui lotta contro il progresso si traduca in atti di violenza».

 

Per garantire la sicurezza ci saranno Blockchain e sensori identificativi radio frequency. Dovremo indossare apparecchi che monitoreranno la salute, secondo gli intenti del Potere, ma che in realtà serviranno a controllare ed eteroguidare le persone.

 

E non è finita: se non saranno sufficienti gli organismi di polizia, si potrà ricorrere alla guerra. E qui Schwab ci descrive uno scenario che ha già avuto inizio in Ucraina: la guerra – secondo lui – sarà di tipo non convenzionale, senza distinzione tra e civili e soldati. Tutti dovranno prendere le armi per distruggere quanti più nemici possibile. Le guerre, per il tedesco, saranno tecnologiche e biologiche, e prevederanno . «epidemie prodotte da organismi geneticamente modificati».

 

Ci sarà l’uso militare di neurotecnologie (quelle studiate da Giordano), ovvero nanotecnologie che producono «metamateriali», ovvero materiali «intelligenti» che sono in possesso di proprietà create artificialmente.

 

E tutto questo sarà sostenuto, promosso, propagandato come il migliore dei mondi possibili dai media di ogni tipo. Benvenuti all’inferno.

 

 

Paolo Gulisano

 

 

Articolo previamente apparso su Ricognizioni

 

 

 

Immagine Skellator di via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

 

 

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