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Transumanismo

Ci siamo già convertiti al transumanesimo ma non lo ammettiamo

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Renovatio 21 pubblica questo articolo di Réseau Voltaire

 

 

Il mondo sta cambiando molto in fretta. Durante l’epidemia di COVID il denaro si è concentrato nelle mani di pochissimi. I nuovi oligarchi sono transumanisti. Senza rendercene conto abbiamo già accettato la loro ideologia e stiamo cominciando a metterla in atto. I medici occidentali hanno rinunciato a curare la malattia e a noi appare ovvio che si punti tutto sul mRNA. Non importa se la strategia è mortifera, abbiamo ormai assimilato questo modo di ragionare.

 

 

 

L’isolamento deciso dalla politica per contrastare il COVID-19 ha favorito una redistribuzione mondiale delle ricchezze a favore di pochi protagonisti della Rete (Microsoft, Alphabet…). Nel medesimo tempo, alcuni fondi d’investimento (Vanguard, Blackrok…), che già gestivano somme astronomiche di denaro e potevano imporre i propri interessi agli Stati, sono passati nelle mani di poche famiglie. Esistono ormai differenze di ricchezza stratosferiche fra un numero esiguo di super-miliardari e il popolo.

 

Le classi medie, che iniziarono lentamente a sgretolarsi dopo la caduta dell’URSS e l’inizio della globalizzazione finanziaria, stanno scomparendo. Di fatto, i sistemi democratici non si oppongono a questi divari di ricchezza, repentini e giganteschi.

 

Le classi medie, che iniziarono lentamente a sgretolarsi dopo la caduta dell’URSS e l’inizio della globalizzazione finanziaria, stanno scomparendo. Di fatto, i sistemi democratici non si oppongono a questi divari di ricchezza, repentini e giganteschi.

Come sempre accade nei periodi di cambiamento di sistema politico, la classe sociale che aspira al potere impone la propria visione.

 

Nel tempo in cui viviamo è il transumanesimo: l’idea che i progressi scientifici consentano una trasformazione della biologia umana fino a vincere la morte. Quasi tutti i cinquanta patrimoni più ingenti del mondo sembrano aderire alla fantasia secondo cui la tecnica sostituirà gli uomini, come la scienza spodestò le superstizioni.

 

Per imporre la nuova doxa, i detentori di queste immense ricchezze hanno iniziato a controllare i nostri pensieri e a costringerci ad agire secondo la nuova ideologia.

 

Il fenomeno più recente è proprio la nostra reazione alla pandemia di COVID-19. Storicamente, e senza eccezioni, nelle precedenti epidemie i medici cercavano di curare i malati. Ma questo è il mondo che fu. Nel nuovo mondo transumanista nessuno deve essere curato, tutti devono essere protetti con una nuova tecnologia, l’mRNA.

 

La maggior parte degli Stati sviluppati vietano ai medici di curare i pazienti e alle farmacie di vendere medicinali che potrebbero aiutare i malati (idrossiclorochina, ivermictina e così via). Una rivista medica di riferimento, The Lancet, ha persino pubblicato un articolo secondo cui un vecchio farmaco utilizzato da milioni di persone uccideva i malati di COVID che lo assumevano. I giganti d’internet censurano gli account che ne fanno l’apologia: a ogni costo bisogna far sì che l’mRNA divenga la sola e unica scelta.

 

Durante l’epidemia di COVID il denaro si è concentrato nelle mani di pochissimi. I nuovi oligarchi sono transumanisti

Non sono un medico. Non conosco l’efficacia di questi farmaci. Ma devo constatare come il dibattito venga chiuso ancor prima d’iniziare. Non m’intrometto nella discussione scientifica, mi limito a prendere atto dell’impossibilità della discussione.

 

Ma la diatriba che oppone l’mRNA alla medicina tradizionale non è conclusa. Il 22 settembre 2021 Joe Biden ha organizzato un vertice globale virtuale per distribuire 500 milioni di dosi di vaccino mRNA. Con generale sorpresa, gli Stati che avrebbero dovuto ricevere un dono tanto generoso hanno boicottato il summit: non pensano che l’mRNA sia la soluzione che fa per loro (1).

 

Per comprenderne la ragione basta una calcolatrice: gli Stati che hanno puntato tutto sull’mRNA hanno una mortalità per milione di abitanti multipla di 20-25 volte di quella degli Stati che invece hanno autorizzato le cure mediche.

 

Ci lasciamo affascinare dal transumanesimo perché non ci poniamo domande sul divieto di curare il COVID. Ma fuori dall’Occidente il transumanesimo non è altrettanto influente.

 

 

Propaganda

La storia ci ha insegnato che per imporre un nuovo regime occorre innanzitutto addomesticare le persone affinché agiscano concordemente alla nuova ideologia. Dopo che i sudditi hanno cominciato a ubbidire, è molto difficile retrocedere. Il dado è tratto.

 

La propaganda ha operato a dovere; non mira infatti a controllare il discorso, ma a usarlo per modificare i comportamenti. (2)

 

Gli Stati che hanno puntato tutto sull’mRNA hanno una mortalità per milione di abitanti multipla di 20-25 volte di quella degli Stati che invece hanno autorizzato le cure mediche

Siccome abbiamo tutti rinunciato a sperimentare cure contro il COVID, tutti abbiamo aderito prima all’mRNA, ora al green-pass.

 

Siamo pronti a entrare nel nuovo regime − da non confondere con la «dittatura», concetto del mondo d’antan − che non sappiamo come sarà, ma che stiamo costruendo.

 

Gli Stati sono minacciati dall’accentramento di grandissime ricchezze possedute da pochissimi, in genere più potenti delle nazioni.

 

Gli Stati sono minacciati dall’accentramento di grandissime ricchezze possedute da pochissimi, in genere più potenti delle nazioni

Infatti, mentre gli Stati hanno spese ineludibili e dispongono di esigui margini di manovra, le nuove concentrazioni di ricchezza possono in qualsiasi momento prendere gli investimenti da qui e spostarli là.

 

Sono molto rari i fondi sovrani che possono competere, quindi quasi tutti ne dipendono.

 

 

I media corporativi

I media corporativi (corporate media) si sono messi di buona lena a servizio del progetto.

 

Da molto tempo, in particolare dopo la fine della guerra fredda, il giornalismo si autodefinisce ricerca dell’obiettività, benché sia noto a tutti si tratti di qualcosa che concretamente non esiste.

 

In un tribunale non viene chiesto ai testimoni di dar prova di obiettività, ma si esige che «dicano la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità».

 

Mentre gli Stati hanno spese ineludibili e dispongono di esigui margini di manovra, le nuove concentrazioni di ricchezza possono in qualsiasi momento prendere gli investimenti da qui e spostarli là

Ognuno di noi percepisce la verità in modo parziale, perché condizionato dalla propria situazione. In un incidente che coinvolge un pedone, la maggior parte dei testimoni-pedoni gli daranno ragione; la maggior parte dei testimoni-automobilisti invece affermeranno che la ragione sta dalla parte della vettura. Soltanto l’insieme delle testimonianze permette di ricostruire l’accaduto.

 

I media corporativi hanno reagito all’avvento dei nuovi protagonisti della comunicazione (blog e social-network), dapprima cercando di screditarli: sono toccanti, ma non sono abbastanza preparati, sono su un piano diverso dal nostro.

 

I giornalisti professionisti hanno stabilito una distinzione fra libertà di pensiero − per tutti − e libertà d’informare − soltanto per loro. Poco a poco si sono trasformati in maestri di scuola: gli unici autorizzati a dare il voto, bello o brutto che sia, a chi tenta d’imitarli. A questo scopo si sono inventati la verifica delle affermazioni (fact checking), come se il loro lavoro fosse assimilabile a un gioco televisivo.

 

Preoccupati che responsabili politici potessero mettersi dalla parte degli elettori, invece che dalla parte dei detentori dei grandissimi patrimoni, i media corporativi hanno esteso la verifica ai politici.

 

on si contano più le trasmissioni dove un leader è sottoposto al fact checking della redazione. Il discorso politico, che dovrebbe essere un’analisi dei problemi della società e dei modi di risolverli, è ridotto a una serie di dati verificabili negli annuari statistici.

 

I media corporativi si sono inizialmente affermati come «quarto potere»; in seguito, dopo aver assorbito gli altri, sono diventati il Principale Potere.

 

Dobbiamo la nozione di Quarto Potere al politico e filosofo britannico del XVIII secolo Edmund Burke: un potere che s’è formato affiancandosi agli altri, ossia ai poteri spirituale, temporale e dei commons (i popolani). Burke, conservatore liberale, non ne contestava la legittimità, che però oggi − e ognuno può constatarlo − non si fonda su valori, bensì sul denaro dei proprietari.

 

La gamma degli argomenti trattati dai media corporativi continua a restringersi, discostandosi sempre più dalle analisi e concentrandosi soltanto su dati verificabili

La gamma degli argomenti trattati dai media corporativi continua a restringersi, discostandosi sempre più dalle analisi e concentrandosi soltanto su dati verificabili.

 

Così vent’anni fa i giornali che contestavano le mie tesi le presentavano sommariamente, per poi immediatamente screditarle, definendole «complottiste». Oggi non osano nemmeno più riassumerle: non sono «verificabili». S’accontentano di liquidarmi come «non affidabile». E di fronte a giornalisti non professionisti più giovani, i media si limitano a insultarli. Il fossato che separa gli uni dagli altri è sempre più profondo.

 

Un fenomeno particolarmente evidente nel caso dei Gilet Gialli, semplici cittadini che protestavano contro quest’evoluzione sociologica del mondo, prima che l’isolamento ne favorisse il trionfo. Ricordo una deputata che, durante un dibattito su una rete televisiva d’informazione continua, chiedeva a un’esponente dei Gilet Gialli quale sussidio avrebbe soddisfatto i manifestanti.

 

Risposta: «non abbiamo bisogno di sussidi, vogliamo un sistema più giusto». I media corporativi si sono rapidamente liberati da individui come la signora, che riflettono sui problemi della società, sostituendoli con altri, portavoce di rivendicazioni concrete e immediate. Hanno fatto tutto il possibile per censurarne il pensiero.

 

 

Voti belli o brutti

Altra soluzione studiata dalla nuova élite dominante: il ripristino dell’Index librorum prohibitorum.

 

Un tempo la Chiesa − che non era soltanto comunità di credenti, ma anche potere politico − pubblicava l’elenco di libri proibiti per tutti, tranne che per il clero. L’intenzione era proteggere il popolo dagli errori e dalle menzogne dei contestatori. L’Indice fu abolito. Per reazione, i credenti privarono la Chiesa del potere politico.

 

Ex responsabili della NATO e dell’amministrazione Bush hanno istituito allo scopo una società newyorkese, NewsGuard, incaricata di stilare una lista dei siti internet non affidabili, fra cui Réseau Voltaire (3). Dal canto loro NATO, Unione Europea, Bill Gates e qualche altro hanno creato CrossCheck, che finanzia in particolare i Décodeurs [decodificatori] di Le Monde (4). Pare che la proliferazione esponenziale delle fonti d’informazione abbia fatto fallire il progetto.

 

Un metodo più recente consiste nel definire a priori non già cosa sia affidabile, ma addirittura cosa sia Verità.

 

Il presidente francese Emmanuel Macron ha varato una «Commissione contro la disinformazione e il complottismo», il cui presidente, il sociologo Gérald Bronner, sostiene che lo Stato dovrebbe istituire un organismo per stabilire la Verità sulla base del «consenso scientifico». Bronner ritiene inaccettabile che la parola di «un professore universitario equivalga a quella di un Gilet Giallo» (5)

 

Certamente un metodo non inedito. Nel XVII secolo Galileo sostenne che la Terra girava attorno al Sole e non viceversa. I predecessori di Bronner gli opposero diversi passaggi delle Sacre Scritture, all’epoca considerate fonte rivelata di conoscenza. Il «consenso scientifico» indusse la Chiesa a condannare Galileo.

 

La storia della scienza brulica di esempi analoghi: quasi tutti i grandi scopritori sono stati avversati dal «consenso scientifico» dell’epoca.

 

Il più delle volte le loro idee sono riuscite a trionfare non già con la dimostrazione, ma grazie alla morte di chi le contrastava: i leader del «consenso scientifico».

 

 

Thierry Meyssan

 

NOTE

1) «Boicottaggio generale del Summit Globale contro il COVID-19», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 28 settembre 2021.

2) «Le tecniche della propaganda militare moderna», di Thierry Meyssan, Traduzione Matzu Yagi, Megachip-Globalist (Italia), Rete Voltaire, 18 maggio 2016.

3) «UE, NATO, NewsGuard e Réseau Voltaire», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 5 maggio 2020.

4) «Dietro Décodex ci sono NATO e Unione europea», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 16 febbraio 2017.

5) «Emmanuel Macron vara una commissione contro la disinformazione e il complottismo», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 2 ottobre 2021.

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

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Transumanismo

Biohacker milionario in cerca dell’immortalità si ammala gravamente allo stomaco. Nessuno ricorda che è vaccinato mRNA

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Un ricco imprenditore, che investe oltre 2 milioni di dollari all’anno e che ha ricevuto trasfusioni di sangue dal figlio adolescente oltre che da altri giovani donatori nella sua ricerca dell’immortalità o almeno del rallentamento dell’invecchiamento, sostiene di aver sviluppato una rara malattia che, secondo le sue parole, gli sta causando «l’autodistruzione dello stomaco».

 

Il biohacker Bryan Johnson, fondatore della società di pagamenti online Braintree, ha reso noto sui social media di aver ricevuto una diagnosi di gastrite autoimmune (AIG), una patologia autoimmune incurabile.

 

In un lungo post di quasi 2.000 parole su X, Johnson ha dichiarato: «Il mio stomaco si sta autodistruggendo», ma ha aggiunto che «cercherà di risolvere il problema».

 

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«L’AIG causa danni irreversibili: carenze nutrizionali, anemia e, a lungo termine, un aumento del rischio di cancro», ha affermato Johnson. «Quando l’AIG viene scoperta oggi, la medicina tradizionale ammette la sconfitta, affermando che non si può fare altro che gestire la condizione, indipendentemente da quanto gravi o letali siano gli effetti.»

 

Nel 2023, secondo un articolo di Bloomberg, è emersa la notizia che Johnson aveva coinvolto suo figlio Talmage, all’epoca diciassettenne, per donare un litro intero del suo sangue, che è stato poi separato in plasma liquido e successivamente in globuli rossi, globuli bianchi e piastrine. Il plasma del figlio gli è stato quindi infuso nelle vene. Questo processo, assai diffuso in Silicon Valley, è chiamato parabiosi, ed è da alcuni comparato ad un vampirismo letterale: secondo gerarchia, il vecchio sugge il sangue del giovane, il ricco del povero.

 

In precedenza, il Johnson aveva ricevuto trasfusioni di sangue da giovani donatori anonimi con l’obiettivo di invertire il processo di invecchiamento. Secondo Bloomberg, il Johnsone ha selezionato personalmente i donatori per assicurarsi che avessero un indice di massa corporea ideale, fossero esenti da malattie e seguissero uno stile di vita sano.

 

«Oltre alle trasfusioni di sangue, Johnson segue una rigida routine quotidiana che include il monitoraggio della massa grassa, della variabilità della frequenza cardiaca, degli esami del sangue e delle feci, nonché del numero di erezioni notturne», spiegava un articolo di Fortune del maggio 2023. «Ogni giorno assume anche una ventina di farmaci alle 5 del mattino, consuma 1.977 ‘calorie vegane’ e si allena per un’ora prima di indossare occhiali che filtrano la luce blu e andare a dormire». In un’altra occasione, Johnson ha dichiarato di assumere 54 pillole al giorno.

 


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Johnson ha fondato Braintree, un’azienda di e-commerce che ha venduto a PayPal per una cifra stimata di 800 milioni di dollari nel 2013. Ha accumulato 1,5 milioni di follower su X, 2,6 milioni su Instagram e 2,2 milioni di iscritti su YouTube, tutti interessati a seguire la sua crociata alla ricerca della fonte dell’eterna giovinezza.

 

Dall’inizio dello scorso anno, Netflix trasmette in streaming un documentario di un’ora e mezza sulla ricerca della longevità da parte di Johnson, intitolato Don’t Die: The Man Who Wants to Live Forever («Non morire: l’uomo che vuole vivere per sempre»).

 

«Come specie, accettiamo il nostro inevitabile decadimento, declino e morte», ha affermato Johnson all’inizio del film. «Io voglio sostenere che dovrebbe essere vero il contrario».

 

Dice di voler «neutralizzare l’invecchiamento». Johnson sostiene che, grazie al suo «Project Blueprint», ha raggiunto una salute metabolica pari a quella del miglior 1,5% dei diciottenni, un’infiammazione inferiore del 66% rispetto alla media dei bambini di 10 anni e ha rallentato il processo di invecchiamento di ben 31 anni.

 

I capelli tuttavia sembrano tinti, con quel colore che al pubblico italiano di una certa età fa subito pensare ad Aldo Biscardi.

 

Ad ogni modo, tutto questo ambaradan di cure, con controllo maniacale di ogni dato corporeo, servono a poco se poi il genio miliardario decide che è cosa buona e giusta spararsi il vaccino mRNA., di cui nessuno sa nulla ora come nulla sapeva allora.

 

Il Johnsone infatti L’imprenditore ha documentato la vaccinazione nell’aprile del 2021. Tramite un post pubblicato sul suo profilo ufficiale LinkedIn, Johnson ha annunciato di essersi sottoposto all’iniezione del vaccino Moderna.

 

All’intelligentone, e ai tantissimi che ora stanno parlando del suo drammaticissimo caso, non gli passa per la testa nemmeno per un momento che potrebbe esserci una correlazione – come vi è per tantissimi che dopo l’inizione genica sperimentale hanno avuto malattie autoimmuni (la popolare giornalista Megyn Kelly è stata la prima a parlarne, affrontando il suo caso).

 

 

Quindi la domanda: a fronte della singola scelta sbagliata, ebete come nessun’altra, a cosa è servito tutto ciò? Il vampirismo, i controlli biometrici ultracapillari, i sacrifizi alimentari, i documentari Netflix, i capelli biscardiani?

 

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia

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Transumanismo

Dal trapianto di organi al trapianto dell’uomo: il sogno post-umano di un neurochirurgo italiano

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Il neurochirurgo italiano Sergio Canavero è un personaggio che può apparire in questi ultimi anni ai margini delle cronache dei giornali. Eppure, le sue dichiarazioni e i suoi progetti, per quanto spesso accolti con scetticismo o derisione, rappresentano una delle espressioni più esplicite e coerenti dell’antropologia tecnocratica contemporanea.   Canavero sogna di prolungare la vita umana non mediante la cura dell’organismo, ma attraverso la sua sostituzione. Il suo progetto è radicale: trapiantare la testa, o più precisamente il cervello, di una persona malata o anziana su un corpo più giovane e sano.    Nel 2017 il neurochirurgo attirò l’attenzione internazionale annunciando che in Cina un team da lui supervisionato aveva eseguito lo «scambio di testa» tra due cadaveri. L’operazione non dimostrava alcuna possibilità di successo clinico su pazienti vivi, ma aveva un valore simbolico: l’idea non era più confinata alla fantascienza. Non a caso, molti osservatori definirono Canavero un visionario, altri un provocatore, altri ancora, come il Chicago Tribune, il«P.T. Barnum dei trapianti».

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Negli anni successivi, la figura del chirurgo torinese è progressivamente scomparsa dal dibattito pubblico, ma il progetto che incarna non è affatto morto. Al contrario, secondo le sue stesse parole, riportate da un articolo del MIT Technology Review, l’idea del trapianto di testa sarebbe stata recentemente riscoperta da ambienti legati all’estensione radicale della vita e da startup riservate della Silicon Valley. Il sogno dell’immortalità, una volta abbandonate le illusioni di ringiovanimento molecolare, cerca ora strade più brutali e dirette.   Il suo percorso professionale è rivelatore: dopo oltre vent’anni di carriera presso l’Ospedale Molinette di Torino, Canavero racconta di essere stato di fatto estromesso dal nosocomio per le sue posizioni considerate eccentriche. «Sono un tipo fuori dagli schemi», ammette. Ma ciò che viene presentato come semplice anticonformismo individuale appare piuttosto come l’effetto collaterale di un’ideologia biomedica che non sa ancora come gestire le conseguenze estreme delle proprie premesse teoriche.   Secondo Canavero non esistono alternative credibili all’invecchiamento, tant’è che le promesse di una biotecnologia salvifica, capace di rigenerare i tessuti e ringiovanire l’organismo, si sarebbero rivelate illusorie. Da qui la sua conclusione: bisogna «puntare al tutto per tutto». Pertanto, non un cuore, un rene o un polmone da trapiantare, ma un intero organismo.   Il corpo, in questa visione, non è più costitutivo della persona, ma un supporto intercambiabile, una piattaforma biologica. L’identità umana viene ristretta al cervello, o addirittura a una parte delle sue funzioni superiori e tutto il resto diventa struttura modulare.   La proposta più inquietante riguarda la creazione di cloni umani privi di cervello, destinati a fungere da riserva di organi o da «corpi ospitanti» immunologicamente compatibili. Secondo il neurochirurgo, «ricercatori delle migliori università» sarebbero coinvolti in progetti di questo tipo e il problema, sempre a suo dire, non sarebbe tanto la produzione in laboratorio di esseri umani, per di più incompleti, quanto la complessità tecnica e il costo delle procedure necessarie.   Il lessico utilizzato è rivelatore: uteri artificiali, corpi coltivati, piattaforme biologiche, compatibilità genetica. L’essere umano scompare come soggetto e riemerge come infrastruttura.   Alla domanda su chi finanzierà tutto questo, la risposta è disarmante: i miliardari. L’appello è diretto: «Unitevi. Avrete tutti la vostra parte e diventerete immortali». L’immortalità, dunque, non sarebbe una promessa universale, ma un prodotto riservato a chi può permetterselo.

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Il progetto incarnato da Canavero può apparire oggi irrealizzabile, tecnicamente immaturo e economicamente proibitivo. Tuttavia il suo significato non risiede nella sua fattibilità immediata, bensì nella sua coerenza logica: è la conclusione naturale di un percorso che ha già separato la persona dal corpo, la dignità dall’essere, la vita dalla sua naturalità.   Dal trapianto di organi al trapianto dell’uomo il passo non è concettuale, ma solo tecnico. Quando il corpo diventa un mezzo, nulla impedisce che diventi un ricambio.   E quando l’uomo viene ridotto al suo cervello, la testa diventa il vero «paziente», mentre tutto il resto è materiale scartabile e riciclabile.   Alfredo De Matteo

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Salute

Scimmie immortali o quasi: scienziati rovesciano l’invecchiamento con super-cellule staminali

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Un gruppo di ricercatori dell’Accademia cinese delle scienze ha compiuto una svolta senza precedenti nel campo della biologia dell’invecchiamento, riuscendo a invertire alcuni dei principali segni dell’età in primati anziani.

 

Lo studio, pubblicato lo scorso mese sulla rivista Cell, apre scenari fino a poco tempo fa ritenuti fantascientifici: è possibile riportare un organismo anziano a uno stato biologicamente più giovane, almeno nei macachi.

 

Alla base della ricerca ci sono le cellule progenitrici mesenchimali (MPC), cellule staminali presenti nel midollo osseo e nei tessuti connettivi, con la capacità di rigenerare ossa, cartilagini, muscoli e grasso, oltre a secernere fattori riparativi. Tuttavia, con l’avanzare dell’età, anche queste cellule invecchiano e vanno incontro alla senescenza: smettono di dividersi e iniziano a produrre molecole tossiche e infiammatorie, contribuendo al degrado generale dell’organismo.

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Per contrastare questo processo, gli scienziati si sono concentrati su una proteina chiamata FoxO3, nota per essere un regolatore genetico della longevità. In organismi giovani, FoxO3 attiva la riparazione del DNA, le difese contro lo stress ossidativo e altri meccanismi protettivi. Ma con l’età, la sua attività diminuisce, rendendo le cellule più vulnerabili ai danni.

 

Gli scienziati cinesi hanno quindi modificato geneticamente le cellule MPC affinché FoxO3 restasse costantemente attivo nel nucleo, dando così vita a cellule resistenti alla senescenza (SRC), potenziate anche nei geni legati alla funzione mitocondriale e alla risposta allo stress.

 

Queste cellule sono state trapiantate in macachi anziani — l’equivalente di un essere umano di circa 60 o 70 anni. I risultati sono stati sorprendenti. Le scimmie hanno mostrato un rallentamento, e in alcuni casi una vera e propria inversione, del declino osseo. Dove normalmente si osserva una perdita di densità simile all’osteoporosi umana, gli animali trattati hanno mantenuto o addirittura migliorato la robustezza dello scheletro.

 

Anche a livello cognitivo, i miglioramenti sono stati notevoli: i test di memoria e apprendimento hanno evidenziato un netto vantaggio nei soggetti trattati, capaci di riconoscere oggetti e orientarsi nei labirinti con maggiore efficienza rispetto ai coetanei non trattati.

 

Gli esami del sangue hanno rilevato una forte riduzione dei marcatori infiammatori, un fenomeno significativo se si considera che l’infiammazione cronica (o inflammaging) è uno dei principali motori delle malattie legate all’età. Scansioni e biopsie, infine, hanno rivelato un generale ringiovanimento di numerosi organi, tra cui il cervello e gli apparati riproduttivi.

 

Secondo i ricercatori, questo effetto sistemico sarebbe mediato dagli esosomi, minuscole vescicole rilasciate dalle SRC che trasportano segnali molecolari capaci di stimolare la rigenerazione anche nelle cellule vicine. Come ha spiegato Si Wang, uno degli scienziati a capo del progetto, «vediamo prove evidenti di ringiovanimento».

 

Il valore della scoperta risiede anche nel modello animale scelto. Finora, molte delle terapie anti-invecchiamento testate, come la rapamicina o i mimetici del digiuno, avevano dato risultati convincenti solo nei roditori. I macachi, però, hanno una fisiologia molto più simile a quella umana e una vita più lunga, rendendo i risultati di questo studio particolarmente promettenti.

 

Secondo i ricercatori, l’invecchiamento non sarebbe solo una lenta usura, ma anche un processo in parte programmabile, quindi potenzialmente reversibile. Le MPC rappresentano in questo scenario l’hardware, mentre FoxO3 è il software aggiornato che le mantiene giovani.

 

Restano ancora molte incognite. Le cellule resistenti alla senescenza potrebbero comportarsi in modo imprevedibile nell’organismo umano. È ancora ignoto se i benefici osservati siano duraturi nel tempo, e non è chiaro se la produzione su larga scala di queste cellule sia possibile senza rischi di rigetto immunitario.

 

Inoltre, si aprono interrogativi etici tipici della questione transumanista: come verranno testate queste terapie sull’uomo? Chi potrà accedervi? Quali saranno le implicazioni sociali?

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Un gerontologo indipendente ha commentato così la ricerca: «È una pietra miliare, ma non dobbiamo saltare subito ai titoli sull’immortalità. Il dato veramente rivoluzionario è che l’invecchiamento sistemico nei primati può essere modulato. E questo, di per sé, è un fatto straordinario».

 

Per ora, i macachi continuano a essere monitorati, i loro organismi raccontano con silenziosa eloquenza gli effetti del trattamento. Se in futuro approcci simili si rivelassero sicuri anche per l’uomo, la medicina potrebbe compiere un cambio di paradigma: non più curare le malattie una per una, ma agire alla radice comune dell’invecchiamento.

 

Una possibilità che, fino a ieri, sembrava solo un’ipotesi da narrativa sci-fi. Ma che oggi, per la prima volta, inizia a prendere la forma della realtà.

 

Le conseguenze sociali, e spirituali, di una tale evenienza non sono ancora state ponderate, se non, appunto in romanzi di fantascienza più o meno distopica.

 

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Immagine di Daisuke tashiro via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic

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