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Mons. Strickland: il rapporto del Sinodo sull’omosessualità è un «attacco diretto» all’insegnamento cattolico

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Renovatio 21 traduce e pubblica il messaggio del vescovo Joseph Strickland, già vescovo di Tyler, Texas, apparso su Pillars of Faith

 

Il recente rapporto pubblicato dal Gruppo di Studio 9 del Sinodo sulla Sinodalità è profondamente allarmante e si pone in diretta contraddizione con il costante insegnamento della Chiesa Cattolica in materia di sessualità umana, peccato, matrimonio e legge morale.

 

La Chiesa non può cambiare ciò che Dio stesso ha rivelato.

 

La Sacra Scrittura parla chiaramente riguardo al peccato di sodomia e agli atti omosessuali. San Paolo scrive in Romani 1 che tali atti sono «contro natura», e il Catechismo della Chiesa Cattolica insegna chiaramente che gli atti omosessuali sono «intrinsecamente disordinati» e «contrari alla legge naturale» (CCC 2357). Questo insegnamento non deriva da pregiudizi, politica o consuetudine culturale, ma dalla Divina Rivelazione, dalla Sacra Tradizione e dal magistero perenne della Chiesa.

 

Affermare che il peccato non consista nella relazione omosessuale in sé non è semplicemente un’espressione ambigua. Si tratta di un attacco diretto alla dottrina morale cattolica e alle parole stesse della Scrittura.

 

In ogni epoca, la Chiesa è chiamata ad amare i peccatori senza mai benedire il peccato. L’autentica carità chiama ogni anima al pentimento, alla castità, alla santità e alla conversione attraverso Gesù Cristo. La vera cura pastorale non asseconda le anime in modelli di comportamento che le separano da Dio. Un pastore che vede il pericolo e rimane in silenzio non è misericordioso.

 

Il tentativo di normalizzare o ridefinire le relazioni omosessuali all’interno della vita della Chiesa fa parte di uno sforzo più ampio per trasformare il cattolicesimo in qualcosa di più accettabile per il mondo moderno. Ma la Chiesa non appartiene al mondo moderno. La Chiesa appartiene a Gesù Cristo.

 

La distruzione della dottrina sotto il linguaggio del «discernimento», dell’«ascolto» e dell’«esperienza vissuta» è uno dei pericoli spirituali più gravi del nostro tempo. La verità non è determinata dall’esperienza. La verità è rivelata da Dio.

 

Nostro Signore distrusse Sodoma e Gomorra come monito per ogni generazione contro i gravi peccati sessuali e la ribellione all’ordine stabilito dal Creatore. Eppure ora persino queste verità vengono reinterpretate e minimizzate da voci interne alla Chiesa stessa. Ciò dovrebbe causare profondo dolore e santo allarme tra i fedeli.

 

Ecco perché molti cattolici riconoscono sempre più che stiamo vivendo un’autentica emergenza nella vita della Chiesa. Quando le verità morali fondamentali riguardanti il ​​matrimonio, la sessualità, il peccato, il pentimento e la salvezza vengono considerate questioni aperte, la crisi non è più teorica. È presente e attiva.

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Sono proprio sviluppi come questi che hanno portato molti fedeli cattolici a concludere che la Chiesa stia attraversando una vera e propria emergenza dottrinale e pastorale. Quando verità che i cattolici hanno sempre considerato certe e immutabili vengono improvvisamente trattate come questioni di «discernimento» o di reinterpretazione, la confusione si diffonde rapidamente tra i fedeli.

 

Questa atmosfera di instabilità dottrinale è anche uno dei motivi per cui gruppi come la Fraternità Sacerdotale San Pio X sostengono che siano necessarie misure straordinarie ai giorni nostri. Le loro consacrazioni episcopali programmate senza l’esplicita approvazione romana vengono giustificate come una risposta a quella che percepiscono come una grave emergenza all’interno della Chiesa stessa.

 

Sebbene i cattolici possano dibattere sulla prudenza o sulle questioni canoniche che circondano tali azioni, nessun osservatore onesto può negare che dichiarazioni e documenti come questo rapporto sinodale intensifichino la crisi e acuiscano la preoccupazione di innumerevoli fedeli cattolici in tutto il mondo. Quando voci all’interno della Chiesa mettono in discussione la Divina Rivelazione e il perenne insegnamento morale della Chiesa, il senso di allarme tra i fedeli non è né irrazionale né immaginario.

 

Gli avvertimenti della Madonna di Fatima e dei grandi santi dell’era moderna appaiono oggi più urgenti che mai. Suor Lucia di Fatima scrisse che «la battaglia finale tra il Signore e il regno di Satana sarà per il matrimonio e la famiglia». Stiamo assistendo allo svolgersi di questa battaglia sotto i nostri occhi. L’attacco al matrimonio non riguarda mai solo le relazioni umane; è un attacco a Dio Creatore, all’ordine del creato, alla famiglia come chiesa domestica e, in definitiva, alla salvezza delle anime. Quando il significato del matrimonio viene distorto, viene distorta anche la comprensione dell’uomo stesso.

 

La confusione che si sta diffondendo in alcune frange della Chiesa riguardo alla sessualità, al matrimonio e al peccato non riflette la voce di Cristo Sposo, ma la battaglia spirituale che la Madonna aveva preannunciato. Per questo i fedeli devono ritornare con rinnovato fervore alla preghiera, alla penitenza, al Rosario, alla devozione eucaristica e alla fedeltà alle verità tramandate nei secoli. A Fatima, la Madonna non ha chiamato il mondo ad adattarsi agli errori moderni, ma al pentimento, alla conversione e alla riparazione.

 

Come pastore, oggi esorto tutti i fedeli a rimanere fedeli a Cristo, alla Sacra Tradizione, al Magistero perenne e alle verità che la Chiesa ha sempre insegnato. Nessun sinodo, comitato, gruppo di studio o iniziativa ecclesiastica ha l’autorità di sovvertire la legge di Dio.

 

Dobbiamo pregare e fare penitenza per la Chiesa. Dobbiamo pregare per coloro che seminano confusione, affinché ritornino pienamente alla verità affidata agli apostoli. E dobbiamo chiedere allo Spirito Santo di suscitare pastori con il coraggio di parlare con chiarezza in difesa della fede cattolica, a qualunque costo.

 

«Il Signore Gesù Cristo, che è la Verità stessa, non si contraddice. Ciò che ieri era peccato, oggi non può diventare santo».

 

Possa la Beata Vergine Maria, Distruttrice delle eresie, intercedere per la Chiesa in quest’ora buia.

 

+ Joseph E. Strickland

vescovo

 

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Immagine screenshot da YouTube


 

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Bambino di 7 anni torturato a morte da «mamme transgender»

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Il corpo martoriato e senza vita di un ragazzino è stato ritrovato legato con del nastro adesivo e nascosto in un armadio all’interno dell’abitazione che la madre condivideva con due uomini «transgender». Lo riporta LifeSite.   Il bambino ucciso, di 7 anni, sarebbe stato indottrinato dagli adulti della casa affinché diventasse «transgender».   Secondo le forze dell’ordine, il corpo del ragazzo presentava segni di brutali torture e percosse protrattesi per due mesi.

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Tre persone sono accusate di omicidio e maltrattamenti su minore in relazione alla sua morte e sono detenute con una cauzione di 1,1 milioni di dollari ciascuna: la madre biologica,  38 anni, e i «genitori acquisiti» di 33 anni, e di 23 anni.   Le prime notizie riguardanti l’orribile omicidio descrivevano tutti e tre gli adulti come donne.   «Ho 21 anni di esperienza nelle forze dell’ordine. Questo è stato probabilmente uno degli esempi più inquietanti di abuso su minori a cui abbia assistito nella mia carriera», ha testimoniato in tribunale il detective del dipartimento di polizia di Cincinnati.   «Riteniamo che la vittima sia stata strangolata sott’acqua e tenuta sott’acqua per lunghi periodi», ha dichiarato il detective. «Sono state anche inflitte delle ustioni».   «Diciamo sempre che ci aspettiamo il peggio, e a volte, puntualmente, accade», ha affermato il medico legale della contea di Hamilton, durante una conferenza stampa. «Ho aperto l’anta dell’armadio e sono rimasto paralizzato per un po’».   «La causa della morte di questo bambino è stata un trauma cranico contusivo», ha detto. «Presentava lividi innumerevoli e di diversa età (…) Le ossa erano separate», ha aggiunto.   Il padre del ragazzo era separato dalla madre e gli era stato impedito di vedere il figlio negli ultimi nove mesi. Anche lui è un uomo che si identifica come femmina.   Fox News ha riportato che i nonni hanno affermato che William, che trascorreva con loro i venerdì e molti sabati, circa sei settimane prima della sua morte aveva detto loro di non voler tornare a casa. I nonni hanno dichiarato a WLWT che la casa del nipote si era trasformata in una «casa degli orrori».   Mostruosi casi di abuso di bambini da parte di «genitori» omotransessualisti sconvolgono spesso le cronache, per poi sparire senza produrre conseguenze.   Come riportato da Renovatio 21, in Inghiletta due mesi fa un omosessuale che ha abusato sessualmente e fisicamente e poi ucciso il bambino che aveva adottato con il suo compagno è stato condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale.

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Il caso britannico ricorda quello della coppia omosessuale sposata nello Stato americano della Georgia arrestata due anni fa in relazione all’accusa di aver usato due ragazzini che avevano adottato per produrre materiale pedopornografico.
Come riportato da Renovatio 21, i due uomini di 32 e 35 anni avevano adottato i due giovani fratelli nel 2018, dopo il loro «matrimonio» del 2016. Secondo l’ufficio dello sceriffo della contea di Walton, i due erano stati arrestati per «aver commesso atti sessualmente violenti e video che documentano l’abuso» dei ragazzi che erano stati affidati alle loro cure.
 
Torna alla mente mente anche il caso delle due lesbiche californiane «sposate» che uccisero i sei figli e se stesse gettando volontariamente l’auto in una scarpata, storia di una strage cagionata in un contesto domestico omofilo con dettagli particolarmente disturbanti.

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Ex star della NBA vogliono iscriversi al campionato femminile

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L’ex giocatore NBA Enes Kanter Freedom, alto 2,08 metri e con undici stagioni alle spalle (Utah Jazz, Oklahoma City Thunder, New York Knicks, Portland Trail Blazers e Boston Celtics), ha annunciato di volersi candidare al draft (‘evento annuale in cui le squadre scelgono i nuovi giocatori giovani provenienti dai college o da altre nazioni) del campionato di pallacanestro femminile WNBA del 2027.

 

In un video pubblicato su X ha dichiarato di aver esaminato le linee guida della lega femminile e di ritenersi idoneo: «Se dichiarare chi sei è tutto ciò che serve, allora soddisfo ogni requisito». Ha poi inviato una lettera formale alla commissioner Cathy Engelbert per entrare nel pool dei giocatori.

 

 

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Subito dopo è arrivata la dichiarazione di Royce White, altro ex NBA (pochi minuti di gioco nella sua carriera) e oggi candidato repubblicano al Senato. Lo White, che è nero, ha affermato di identificarsi «a volte come donna ai fini del basket professionistico» e di voler inseguire una carriera in WNBA.

 

 

Il Kanter Freedom aveva già nel 2023 ironizzato: «Dato che sono stato ostracizzato dalla NBA, dovrei mettermi una parrucca, identificarmi come donna e dominare la WNBA?». L’obiettivo dichiarato è evidenziare l’ambiguità delle regole.

 

Enes ha giocato per varie squadre NBA, tra cui gli Utah Jazz di Salt Lake City, dove il direttore di Renovatio 21 ha avuto modo di vederlo e forse pure, ma si ricorda non benissimo, stringergli la mano in un ascensore quando glielo presentò un amico comune.

 

L’attivismo politico non è una novità per il personaggio, che ha aggiunto legalmente il cognome Freedom (libertà in inglese) nel novembre 2021, in occasione del ottenimento della cittadinanza statunitenseper simboleggiare la sua lotta per i diritti umani e la libertà di espressione, dopo essere diventato un esiliato politico ed essere perseguito dal governo turco d’Erdogan a causa delle sue forti critiche.

 

Nel corso di questi anni, il cestista ha criticato apertamente le violazioni dei diritti umani in Cina, in particolare il trattamento degli uiguri e l’uso del lavoro forzato. Si è espresso anche su Turchia, Russia, Iran, Corea del Nord e Venezuela. Il governo di Ankara lo aveva reso apolide e oggetto di mandati di cattura internazionali: va ricordato che a partire dalla seconda elementare, Kanter ha frequentato scuole affiliate a Hizmet, parte del movimento di Fetullah Gulen, prima alleato poi acerrimo nemico di Erdogan. Anche la stella calcistica dell’Inter Hakan Sukur, gulenista che pure ebbe l’Erdogano (e il Guleno) alle sue nozze, si trova in una situazione non dissimile, e farebbe ora il tassista in Silicon Valley.

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Il Collective Bargaining Agreement della WNBA stabilisce semplicemente che «solo le giocatrici che sono donne sono eleggibili». Non definisce però cosa si intenda per «donna» né fornisce criteri medici o biologici chiari sulla partecipazione di persone transgender. Questa lacuna è al centro del dibattito acceso dopo le dichiarazioni della giocatrice Indiana Fever Sophie Cunningham, che ha chiesto di proteggere le atlete biologiche negli spogliatoi e in campo.

 

Nella storia della WNBA l’unica figura apertamente transgender e non binaria è stata Layshia Clarendon (AFAB, nata femmina), che ha giocato per dodici stagioni e si è ritirata nel 2024. Nessun uomo biologico ha mai gareggiato nella lega come donna.

 

La mossa di Kanter Freedom e White ha riacceso lo scontro tra chi chiede politiche basate sul sesso biologico per preservare equità e sicurezza, e chi sostiene l’autoidentificazione. La commissioner Engelbert ha annunciato discussioni interne. Intanto i due ex NBA insistono: «Le regole sono regole». La WNBA si trova ora a dover chiarire, sotto i riflettori, chi può davvero calcare i suoi campi.

 

Si tratta, ad ogni modo, di un momento d’oro per la WNBA, che offre generalmente, come tanti sport femminili, ore ed ore di noia e gioco inguardabile – il lettore di Renovatio 21 ricorderà la notizia del misterioso lancio in campo di vibratori colorati lo scorso anno.

 

La Cunningham aveva destato interesse internazionale, divenendo di fatto un meme, quando in una partita di settimane fa aveva protestato ad un fallo semplicemente puntando l’indice contro l’avversaria per 22 secondi netti, senza proferire parola.

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La bionda occhiocerulea Cunningham, che è in squadra nelle Indiana Fever con Caitlin Clark, un’altra campionessa bianca bersagliata in un campionato dove le negre sono la maggioranza, è stata oggetto di un fallo terrificante da parte di DiJonai Carrington, che in seguito all’espulsione ha parlato di «white privilege», privilegio bianco.

 

 

La situazione quindi si sta spostando dall’asse sessuale a quella razziale. Tutto questo caos polemico ha fatto arrivare finalmente, dicono gli osservatori, un po’ di attenzione per il basket femminile, la cui spettacolarità è seriamente discutibile, ma le cui zuffe (vere irresistibili catfight tra spilungone) stanno ora offrendo materiale da popcorni.

 

La Cunningham nel frattempo si gode la popolarità, al punto da improvvisarsi miss portacartelli ai grandi incontro di MMA dell’UFC.


Non nascondiamo che vedere Kanter e White giocare con delle donne non ci dispiacerebbe, e pensiamo che la naturale conseguenza di questo non potrebbe che essere un campionato di fatto «misto». Cosa che, chiediamoci perché, non potrebbe avvenire nel caso l’NBA ammettesse tra le sue squadre delle donne…

 

Una volta entrati gli uomini, è chiaro che le squadre «femminili», con gli sponsor e la voglia di vincere alle calcagna, non potrebbero che aumentare il numero di maschi in campo: abbiamo visto questo pendìo scivoloso in Italia con il numero di giocatori stranieri in ogni squadra (e il risultato è una nazionale che non va ai mondiali da 12 anni).

 

E quindi, avremmo alla fine due campionati maschili… Questo, cosa dice dell’intera questione gender?

 

E ancora più doloroso: che cosa dice dello sport femminile?

 

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 Immagine di Enes Kanter via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic

 

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Il cardinale arcivescovo di Tokyo elogia la nuova campagna statale giapponese pro-LGBT

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Il cardinale arcivescovo di Tokyo ha espresso apprezzamento per il piano recentemente annunciato dal governo giapponese finalizzato a promuovere l’educazione sulle persone che si identificano come LGBT. Lo riporta LifeSite.   Il cardinale Isao Kikuchi, arcivescovo di Tokyo, ha dichiarato a UCA News che «è significativo che il governo giapponese abbia chiaramente articolato una politica volta ad approfondire la comprensione delle minoranze sessuali».   Il piano, approvato il 16 giugno, deriva dal LGBT Understanding Promotion Act del 2023 e, a quanto pare, «mira a stabilire linee guida fondamentali per governi, scuole e imprese».

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Il cardinal Kikuchi sembrava operare una distinzione tra la moralità dell’omosessualità e la psicologia che ne sta alla base.   Secondo quanto riportato da UCA News, l’approccio della Chiesa cattolica alle minoranze sessuali comporta sia una dimensione etica fondata sulla fede, sia una comprensione più approfondita della vita umana stessa.   Il porporato nipponico ha sottolineato che «una comunità inclusiva che accoglie tutti non è lo scopo del nostro atteggiamento in quanto tale; piuttosto, è il primo passo verso la realizzazione del mondo che Dio ci chiama a costruire». Ha quindi evitato di esprimere in modo esplicito la posizione della Chiesa sull’immoralità degli atti omosessuali.   Kikuchi fu nominato vescovo da Papa Giovanni Paolo II nel 2004 e cardinale da Papa Francesco nel 2024.   Il piano giapponese per il 2026 per la promozione della consapevolezza LGBT prevede un’educazione pubblica che include l’utilizzo da parte del governo di opuscoli, video formativi e altro materiale educativo sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.   Tale programma educativo dovrà estendersi alle scuole, dove gli insegnanti dovranno essere formati per comprendere le tematiche LGBT e per affrontare il bullismo e la discriminazione. Il piano incoraggia inoltre i luoghi di lavoro ad essere accoglienti nei confronti delle persone che si identificano come LGBT e affronta in modo specifico insulti, molestie e la rivelazione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere di qualcuno senza il suo consenso («outing»).   Il Giappone rimane uno dei pochi Paesi del mondo sviluppato, insieme a Paesi come la Corea del Sud e la Repubblica Ceca, a non aver legalizzato il cosiddetto «matrimonio» omosessuale.

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Tuttavia, sebbene anche la premier giapponese, Sanae Takaichi, si opponga al cosiddetto «matrimonio» omosessuale, il Paese, fortemente laico, sostiene in larga parte questa pratica deviante: secondo un sondaggio Pew del 2023, circa il 70% dei giapponesi sarebbe favorevole al «matrimonio» omosessuale, il tasso di accettazione più alto tra tutti i Paesi asiatici presi in esame.   Come riportato da Renovatio 21, a novembre, la Corte di Tokyo ha stabilito che il divieto giapponese di «matrimonio» omosessuale è costituzionale, in una decisione insolita che si discosta da una serie di sentenze dei tribunali del Paese che avevano stabilito che la mancanza di riconoscimento legale del «matrimonio» omosessuale violava la Costituzione. Tuttavia, le alte corti giapponesi non hanno l’autorità di invalidare la legge vigente, il che rende queste sentenze puramente simboliche.   Come riportato da Renovatio 21, il tema dell’ascesa LGBT fu al centro di una notevole frizione tra l’ambasciatore USA a Tokyo nel 2023, l’ebreo obamiano Rahm Emanuel, e la Shinseiren («Associazione Nazionale per la Guida Spirituale»), cioè la maggiore sigla della religione scintoista, che già l’estate precedente aveva distribuito un opuscolo di 94 pagine a una grande riunione per i membri affiliati della Dieta giapponese, appoggiandosi per lo più del Partito Liberal Democratico al governo. Il testo includeva la trascrizione di una conferenza che descriveva l’omosessualità come «un disturbo mentale acquisito, una dipendenza» che poteva essere risolta con la «terapia riparativa».  

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 Immagine di 0713jp via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International  
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