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Cervello

Il marchio magnetico della Bestia

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Quando un paio di settimane fa hanno cominciato a parlarmene, non volevo crederci.

 

«Ma dai. Ma cosa state dicendo? La zona d’iniezione del vaccino COVID adesso diventerebbe magnetica. Ma cosa state dicendo… via». Ero ad un pranzo di amici genitori dell’asilo.

 

Lì per lì mi sono un po’ disperato. Come possiamo cercare di fare un’informazione limpida, se dobbiamo competere con queste panzane mostruose che circolano senza freno?

 

Poi la mamma di un amichetto di mio figlio mi fa vedere il suo telefonino. Sullo schermo c’è la foto di una ragazza, una sanitaria, che si tira su la manica del camice: attaccata al braccio ha una tessera di un supermercato della zona.

 

Non ho motivi per dubitare di quello che dice. La foto è di prima mano

«Questa è una mia collega. La foto l’ho fatta venerdì».

 

Rimango basito. «Ma scusa, hai provato ad attaccartela tu al tuo braccio?».

 

«Sì, niente».

 

«Hai provato allora ad attaccarla in altre parti del corpo della tua collega? Sull’avambraccio, sull’altro braccio…?».

 

«Sì, niente».

 

Il brivido più grande me lo dà la logica: chi diffonde questi video non è un no-vax. In nessun modo. Pensateci: sono persone che hanno appena fatto il vaccino. Se hanno fatto il video da loro stessi, i dubbi sulla siringa li hanno al massimo da pochi minuti

Non ho motivi per dubitare di quello che dice. La foto è di prima mano. Così mi metto a scavare nelle reti delle chat – cosa che detesto, e da cui cerco di tenermi lontanissimo. Scopro che la cosa ha già una quantità di video impressionante, la maggior parte totalmente inequivocabili. Magneti grandi e piccoli si attaccano al punto dell’iniezione. È semplicemente pazzesco.

 

Il brivido più grande me lo dà la logica: chi diffonde questi video non è un no-vax. In nessun modo. Pensateci: sono persone che hanno appena fatto il vaccino. Se hanno fatto il video da loro stessi, i dubbi sulla siringa li hanno al massimo da pochi minuti.

 

A questo punto ammetto di essere anche io – perfino io – sorpreso. Con questa campagna infame di alterazione genetiva massiva, hanno davvero pure magnetizzato gli esseri umani? È una virata che supera la fantascienza programmatica a cui siamo oramai abituati.

 

Bisogna dare un’occhiata a cosa dicono i vaccinisti, penso subito. Avranno sicuramente tirato fuori una spiegazione, avranno fatto parlare qualche dottore o ricercatore che, dando degli analfabeti funzionali a tutti, darà una spiegazione di qualche tipo del fenomeno.

«L’efficienza della somministrazione dei vaccini a DNA è spesso relativamente bassa rispetto ai vaccini proteici – scrivevano gli studiosi sette anni fa – L’uso di nanoparticelle di ossido di ferro superparamagnetico (SPION) per fornire geni tramite magnetofezione mostra risultati promettenti nel migliorare l’efficienza della consegna genica sia in vitro che in vivo»

 

Invece, niente. Per giorni la cosa è totalmente ignorata, non se ne fa menzione in nessun luogo del mainstream, né ci si applicano di debunker, gli sbufalatori, i fact checker, etc.

 

Solo di recente, ecco che mi segnalano un post in una di quelle misteriose pagine di vaccinisti, dove migliaia di elettori del PD (e non solo) vanno a prendere quella boccata d’aria che li fa sentire superiori al prossimo (quindi non mediocri) per qualche minuto (anche questa, in fondo, è un tipo di fantascienza, di genere «escapista»).

 

 

Il post dei vaccinisti è in teoria ironico. Ci piazza Magneto, il cattivo Marvel degli X-Men, un mutante (che tecnicamente è un uomo con alterazione del DNA) in grado di muovere i metalli attraverso il magnetismo. Il post non fa ridere, ma tantissimi commentano soddisfatti quanto schifo fanno quelli che credono a questa stronzata dei siti di iniezione divenuti magnetici. Sganasciano. Fanno anche loro battute, o almeno tentano. Nessuno, davvero nessuno (e alcuni, siamo pronti a giurare, hanno il pezzo di carta che attesta che hanno fatto medicina, o lo stanno per ottenere) tenta di fornire una spiegazione possibile.

Bisogna essere ebeti totali per riuscire a mettersi tranquilli

 

Ad un certo punto, fra i commenti, ne appare uno particolare. Un signora pubblica la foto di suo padre: al braccio ha attaccato un piccolo magnete. Il signore dice che il papà ha fatto da poco l’iniezione, e che questa cosa non se l’aspettavano. Nel messaggio, chiede se qualcuno ha qualche spiegazione. Ribadiamo: chi sta mettendo in circolo foto e video sul fenomeno non può, per logica, essere un no-vax, perché i no-vax il vaccino non se lo fanno.

 

Tuttavia, al povero signore che chiede una mano a capire, viene risposto con una valanga di scherno. Fanno altre battute su magneto. Gli dicono che il padre era sudaticcio. Qualcuno immancabilmente ghigna qualcosa sul 5G. Insomma lo prendono per il culo. Altri mettono in dubbio la foto, e dal sarcasmo irrispettoso si passa all’aggressività.

 

«Le nanoparticelle magnetiche (MNP) possono essere prodotte aggiungendo ossido di ferro a queste bolle lipidiche (…) hanno utilizzato un cosiddetto approccio magnetogenetico, essenzialmente distribuendo MNP che attraversano la barriera emato-encefalica»

Ho poi visto che anche la mediasfera mainstream finalmente è uscita con qualcosa. Un video del giornale agnelliano La Stampa, praticamente senza audio – avete presente, quei video a tesi con la musichetta e i sottotitoli temporizzati, tipici dell’era social. Il video, come annuncia il titolo rimbalzato anche su Dagospia, sostiene di svelare il mistero. È completamente inutile guardarlo tutto, perché non disvela niente. Negli ultimi secondi fa vedere una ragazza che dice di essersi inventata tutto, ha leccato la carta di credito per incollarsela al braccio, era una burla di cui si pente.

 

Capite: questa spiegazione dovrebbe bastarci, e mettere a letto per sempre questa mostruosa dissonanza cognitiva ingeneratasi da questa storia folle.

 

Neanche per sogno. Bisogna essere ebeti totali per riuscire a mettersi tranquilli.

 

Passano i giorni, e il materiale si accumula. Affiorano studi su Pubmed, l’archivio online che funge da Biblioteca pubblica della Medicina USA. Nel 2014 quattro studiosi hanno vergato un articolo  intitolato «Superparamagnetic nanoparticle delivery of DNA vaccine»(«Trasporto di nanoparticelle superparamagnetiche del vaccino a DNA»).

Stefano Montanari, che ha ammesso che anche lui all’inizio non credeva a questi video scioccanti, in una trasmissione TV ha ricordato le lezioni che il dottor Di Bella gli faceva all’università riguardo la possibilità di cambiare il comportamento di un babbuino renderndolo aggressivo grazie a sostanze magnetiche, che di fatto rendevano la sua mente telecomandabile: «le particelle magnetiche fanno di te un’antenna»

 

«L’efficienza della somministrazione dei vaccini a DNA è spesso relativamente bassa rispetto ai vaccini proteici – scrivevano gli studiosi sette anni fa – L’uso di nanoparticelle di ossido di ferro superparamagnetico (SPION) per fornire geni tramite magnetofezione mostra risultati promettenti nel migliorare l’efficienza della consegna genica sia in vitro che in vivo. In particolare, la durata della trasfezione genica, specialmente per l’applicazione in vitro, può essere significativamente ridotta dalla magnetofezione rispetto al tempo necessario per ottenere un’elevata trasfezione genica con protocolli standard».

 

«Le SPION che sono state rese stabili in condizioni fisiologiche possono essere utilizzate sia come agenti terapeutici che diagnostici grazie alle loro caratteristiche magnetiche uniche. Le preziose caratteristiche delle nanoparticelle di ossido di ferro nelle bioapplicazioni includono uno stretto controllo sulla loro distribuzione dimensionale, le proprietà magnetiche di queste particelle e la capacità di trasportare particolari biomolecole verso obiettivi specifici. L’interiorizzazione e l’emivita delle particelle all’interno del corpo dipendono dal metodo di sintesi».

 

I vari specialisti – beninteso, quelli che accettano di parlarne – brancolano nel buio. Salta fuori che ci sarebbe una ditta tedesca che produce questi SPION, ma nel sito scrivono che servono solo ed esclusivamente per ricerca medica ed esperimenti scientifici: qui invece pare che stiano somministrandoli all’intera popolazione mondiale, ma del resto sappiamo tutti che siamo porcellini d’India di un grande esperimento. In questa Norimberga 2.0, il lager è esteso quanto tutto il mondo.

 

La tecnologia, insomma, c’è già: solo che nessuno si immagina che possa essere così totalmente diffusa

 

Potrebbe essere in atto davvero una campagna di marcatura magnetica

Non è finita. Torna alla luce anche un recente studio del MIT, il più prestigioso politecnico USA. L’esperimento aveva il compito di registrare – e influenzare – l’attività cerebrale animale. «Un team di scienziati del MIT ha quindi costruito un tipo di nanoparticella magnetica sensibile al calore in grado di fornire stimolanti chimici in profondità nei tessuti cerebrali e rilasciarli su richiesta, fornendo un nuovo mezzo per modulare a distanza i comportamenti dei soggetti del test» scrive il sito Labroots., riprendendo lo studio finito su Nature Nanotechnology.

 

Tutti coloro che sono vaccinati, cioè magnetizzati, sono riconoscibili immediatamente con l’ausilio di semplici sensori. Non servono «green pass» o app specifiche; non serve la Privacy. Un sensore magnetico ad un tornello di entrata di un concerto, una piscina, un cinema, un ristorante e il problema è risolto: vaccinato, non vaccinato. Non c’è bisogno di scomodare le leggi sulla riservatezza o i diritti costituzionali, in fondo è come la lettura obbligata della temperatura corporea, che è una palese violazione dei nostri diritti, ma oramai è passata

L’articolo del 2019 descrive quello che poi sarebbe divenuto il sistema di trasporto dei vaccini mRNA come Pfizer e Moderna: microbolle di grasso. «Le particelle liposomiali sono minuscole strutture simili a bolle spesso costituite da doppi strati di fosfolipidi. Grazie alla loro biocompatibilità, capacità di intrappolare una varietà di piccole e grandi molecole e versatilità nell’adottare un’ampia gamma di proprietà fisico-chimiche e biologiche, i liposomi sono un vettore popolare nella scienza biomedica, in grado di fornire qualsiasi cosa, dal DNA plasmidico per l’editing genetico, a agenti chemiotossici nella terapia del cancro».

 

È su di esse che si innesta il potere magnetico: «le nanoparticelle magnetiche (MNP) possono essere prodotte aggiungendo ossido di ferro a queste bolle lipidiche (…) hanno utilizzato un cosiddetto approccio magnetogenetico, essenzialmente distribuendo MNP che attraversano la barriera emato-encefalica (BBB) ​​nella regione cerebrale mirata e utilizzando l’energia termica generata dall’ipertermia magnetica per rilasciare stimolanti chimici incapsulati all’interno di queste bolle lipidiche».

 

La tecnologia, insomma, c’è già: solo che nessuno si immagina che possa essere così totalmente diffusa.

 

Stefano Montanari, che ha ammesso che anche lui all’inizio non credeva a questi video scioccanti, in una trasmissione TV ha ricordato le lezioni che il dottor Di Bella gli faceva all’università riguardo la possibilità di cambiare il comportamento di un babbuino renderndolo aggressivo grazie a sostanze magnetiche, che di fatto rendevano la sua mente telecomandabile: «le particelle magnetiche fanno di te un’antenna».

 

 

Non abbiamo mai avuto dubbi sulla vera natura della pratica vaccinale: non un fatto biomedico, ma un fatto politico, psicosociale. La vaccinazione è un referendum: una richiesta di consenso

 

Ora che ci pensiamo, Renovatio 21 ha dato notizia lo scorso marzo di una startup americana che propone una tecnologia per «scavare» il cervello umano con dei magneti. E sappiamo come gli esperimenti su impianti cerebrali in grado di guarire il Parkinson o lo stress post-traumatico (la maggior parte delle cavie sono soldati USA veterani degli orrori di Iraq e Afghanistan) sia finanziata da anni dal settore pubblico e militare – la DARPA, l’avveniristico ente Ricerca & Sviluppo del Pentagono. Sappiamo come tecnologie cerebrali estremamente invasive abbiamo i loro esperimenti spudorati come pure i loro investitori giganti – come Facebook. In Cina, dove sono più avanti, forme non sottocutanee di controllo del pensiero sono utilizzate sui bambini a scuola.

 

Ma stiamo andando troppo oltre. C’è un effetto molto più semplice che possiamo prevedere: tutti coloro che sono vaccinati, cioè magnetizzati, sono riconoscibili immediatamente con l’ausilio di semplici sensori. Non servono «green pass» o app specifiche; non serve la Privacy. Un sensore magnetico ad un tornello di entrata di un concerto, una piscina, un cinema, un ristorante e il problema è risolto: vaccinato, non vaccinato. Non c’è bisogno di scomodare le leggi sulla riservatezza o i diritti costituzionali, in fondo è come la lettura obbligata della temperatura corporea, che è una palese violazione dei nostri diritti, ma oramai è passata.

 

Quindi, potrebbe essere in atto davvero una campagna di marcatura magnetica.

 

Non abbiamo mai avuto dubbi sulla natura di «marchio» dell’atto politico della vaccinazione: qualcuno, un potere stabile e profondo, reclama gli esseri umani a sé, li deve registrare, li deve battezzare…

Non abbiamo mai avuto dubbi sulla vera natura della pratica vaccinale: non un fatto biomedico, ma un fatto politico, psicosociale. La vaccinazione è un referendum: una richiesta di consenso, che ora, nonostante i morti e il teatrino grottesco con militari da Sturmtruppen e professori ridicoli, è stato approvato. Il popolo ha votato Sì: prendeteci pure i diritti, prendeteci pure un pezzo della nostra salute, magari – conformarci nella speranza che si torni alla normalità varrà pure questo sacrificio.

 

E non abbiamo mai avuto dubbi sulla natura di «marchio» dell’atto politico della vaccinazione: qualcuno, un potere stabile e profondo, reclama gli esseri umani a sé, li deve registrare, li deve battezzare… Ora potrebbe aver iniziato a farlo con la forza magnetica.

 

Ci sono due versi dell’Apocalisse di San Giovanni che spesso, negli anni, sono stati citati a sproposito. Quando si parla dell’ascesa della Bestia nei tempi ultimi, ci è detto che essa «faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome» (Ap 13, 16-17)

 

Stiamo vedendo l’applicazione universale del marchio magnetico della Bestia

Ebbene, stavolta non ci pare che suonino male.

 

Stiamo vedendo l’applicazione universale del marchio magnetico della Bestia.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

Immagine da Facebook

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Cervello

La coscienza oltre i traumi cerebrali più devastanti

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Il New York Times ha recentemente pubblicato un necrologio di Terry Wallis, un uomo di 57 anni dell’Arkansas morto in una struttura di riabilitazione il 29 marzo.

 

Ciò che ha reso il signor Wallis straordinario è che era una specie di Rip Van Winkle neurologico: si è svegliato nel 2003 dopo 19 anni in uno stato di minima coscienza.

 

Nel 1984, il signor Wallis, allora ventenne e sposato con una figlia neonata, guidava un pick-up con due passeggeri. Scivolò, si schiantò contro la ringhiera di un ponte sul letto asciutto di un fiume. Un passeggero è morto, l’altro è uscito senza gravi ferite e il signor Wallis è venuto fuori dal rottame in coma e tetraplegico.

 

Veniva regolarmente visitato dalla sua famiglia, ma non rispondeva sempre. Ma all’improvviso, l’11 giugno 2003, salutò sua madre e iniziò rapidamente a comunicare con le persone intorno a lui, comprese sua moglie e sua figlia, che ora ha 19 anni, con un figlio suo.

 

«In un periodo di tre giorni, dopo aver detto “Mamma” e “Pepsi”, aveva riacquistato la fluidità verbale”» ha detto il dottor Nicholas Schiff , neuroscienziato della Weill Cornell Medicine di Manhattan che ha studiato il cervello del signor Wallis. «Era disorientato», ha detto il dottor Schiff al NYT, e «pensava che fosse ancora il 1984, ma per il resto conosceva tutte le persone della sua famiglia e aveva quella scioltezza».

 

Ha anche riguadagnato un po’ di movimento nelle braccia e nelle gambe. Dopo il suo risveglio, è stato accudito dai suoi genitori e da sua figlia. (Il suo matrimonio era finito con il divorzio.)

 

«Penso che l’eredità di Terry alle neuroscienze al più alto livello», ha detto il dottor Schiff, «è quello di infondere il nostro interesse duraturo, non diluito e profondo nella comprensione di come la coscienza umana possa riprendersi dopo una grave lesione cerebrale».

 

Il signor Wallis si è ripreso due anni prima che Terri Schiavo, una donna della Florida con danni cerebrali, fosse lasciata morire di fame nel 2005, un caso che è andato alla Corte Suprema degli Stati Uniti ed è stato denunciato in tutto il mondo.

 

Naturalmente, molte persone hanno chiesto perché anche lei non si fosse ripresa. Alcuni medici hanno insistito sul fatto che fosse possibile; altri, altrettanto fervidamente, che non poteva.

 

Con il senno di poi, sembra che Terry Wallis fosse in uno «stato minimamente cosciente»: la sua ferita era meno grave e parte del suo cervello è riuscito a rigenerarsi. Terri Schiavo potrebbe essere stato in uno stato vegetativo persistente.

 

Qualunque siano i fatti medici, entrambi erano chiaramente vivi, anche se non erano coscienti.

 

La rimozione dell’idratazione e della nutrizione da Terri Schiavo, che ha portato alla sua morte, è stata descritta come un omicidio da molti osservatori.  

 

 

Michael Cook

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

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Bioetica

È possibile trapiantare le teste?

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

 

Il paradiso ha significati diversi per persone diverse. Per alcuni transumanisti HEAVEN è l’acronimo di (HEad Anastomosis VENture), il tentativo di un chirurgo italiano e uno cinese di trapiantare una testa viva su un corpo vivente. Hanno lavorato a questo progetto per diversi anni e affermano di aver avuto un certo successo con gli animali.

 

Questo ambizioso esperimento di Sergio Canavero e Xiaoping Ren solleva tante domande filosofiche quante ne pone domande neurologiche e chirurgiche.

 

L’attuale numero del Journal of Medicine & Philosophy esamina alcune complicazioni, partendo dal presupposto che sia anche possibile rimuovere una testa da un corpo e trapiantarla su un altro corpo.

 

  • Chi si può dire chi sopravviva a una procedura come questa? È la persona il cui corpo è stato usato o la persona la cui testa è ora su un diverso set di spalle?

 

  • Il cervello è davvero il fulcro dell’identità personale?

 

  • Come possiamo valutare la base etica di una simile impresa se non siamo d’accordo su punti fondamentali della metafisica?

 

  • È etico usare una procedura come questa per mantenere in vita una persona indefinitamente, facendo circolare un cervello attraverso un corpo dopo l’altro?

 

Uno dei contributori, J. Clint Parker, della East Carolina University, chiede se il progetto contribuisce alla prosperità umana:

 

«L’iniziativa del dott. Canavero solleva profonde domande su quale tipo di vita vale la pena vivere e, soprattutto, quale tipo di vita vale la pena vivere per sempre. Anche se c’è qualcosa di importante nel resistere, è bene che gli esseri umani durino per sempre come sono ora? La posta in gioco sembra aumentare man mano che si vive più a lungo, e sembra probabile che piuttosto che dare agli esseri umani un’esistenza migliore, il trapianto di testa, almeno per il prossimo futuro, porterebbe probabilmente a un’esistenza ridotta. Anche se ha funzionato perfettamente, sembra ampiamente improbabile che semplicemente anastomizzare un nuovo corpo su una testa manterrebbe il cervello perennemente giovane».

 

 

Michael Cook

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

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Cervello

Impianto cerebrale consente ad un uomo completamente paralizzato di comunicare

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Un uomo di 34 anni – paralizzato al punto di aver  persino perso la capacità di muovere gli occhi a causa della sclerosi laterale amiotrofica (SLA) – ora è in grado di comunicare di nuovo attraverso un impianto cerebrale. Lo riporta il New York Times.

 

Piuttosto che il sistema di tracciamento delle saccadi (i movimenti oculari) alla base della tecnologia attuale per questo tipo di casi,  l’impianto sarebbe in grado di captare l’uomo mentre immagina di muovere gli occhi.

 

Si tratterebbe dunque è un importante risultato della neuroscienza che potrebbe dare ad altre persone affette dalla grave malattia un modo per esprimersi di nuovo. Come scrive Futurism, non è ancora una soluzione del tutto perfetta e risolutiva e che richiederà ulteriore lavoro prima che possa aiutare altri pazienti.

 

L’esperimento è stato condotto nel 2020 da Ujwal Chaudhary, un ingegnere biomedico in pensione all’epoca all’Università di Tubinga, in Germania, e coautore di uno studio sul progetto pubblicato recentemente sulla rivista Nature Communications.

 

«Io stesso non potevo credere che questo fosse possibile», ha detto Chaudhary al NYT.

 

Il paziente aveva delle esigenze specifiche quando ha iniziato a comunicare attraverso l’impianto istallato nella sua testa.

 

«Per il cibo voglio avere curry con patate, poi bolognese e zuppa di patate», avrebbe scritto lettera per lettera, usando un sistema di lettere raggruppate a cui poteva accedere mentalmente.

 

I due neuroscienziati – Chaudhary e Niels Birbaumer, autore principale dello studio e anche ex neuroscienziato dell’Università di Tubinga, – avevano precedentemente condotto due esperimenti simili, sempre secondo quanto riportato dal  NYT, ma entrambi gli studi sono stati ritirati dopo che la Fondazione tedesca per la ricerca ha scoperto che non avevano fornito dettagli sufficienti sulle loro analisi e fatto false dichiarazioni.

 

«Questo lavoro – come anche altri lavori di Birbaumer – dovrebbe essere preso con un’enorme granello di sale data la sua storia», ha detto al giornale Brendan Allison, ricercatore presso l’Università della California di San Diego.

 

Poi c’è il fatto che la soluzione è stata creata appositamente per il paziente in questione, il che significa che non sappiamo quanto bene la stessa tecnica si applicherà ad altri malati affetti dalla medesima malattia. Inoltre non sappiamo per quanto tempo i pazienti come l’uomo in questione potranno utilizzare questo sistema. Nel corso dei tre anni in cui è stato impiantato il dispositivo nel cervello, le sue risposte sono diventate significativamente più lente e difficili da discernere, riporta il NYT, e i suoi caregiver non hanno idea del perché.

 

Tuttavia, lo scienziato ha tagliato corto dicendo: «Avete due opzioni: nessuna comunicazione o comunicazione a un carattere al minuto», ha detto Chaudhary al giornale. «Cosa sceglete?»

 

Siamo di fronte ad una versione sempre più avanzata di quella che chiamano Human-Machine-Interface (HMI), interfaccia uomo macchina, che qui arriva a saldare la tecnologia elettronica con la materia cerebrale.

 

Abbiamo altri casi simili di impianti cerebrali che tentano di aiutare pazienti in condizioni estremamente critiche come quello portato avanti dagli scienziati della Stanford University, che consente ad un uomo con le mani paralizzate di poter «digitare» fino a 90 caratteri al minuto, semplicemente pensando alle parole.

 

Inoltre, una piccola startup neurotecnologica di nome Synchron ha ottenuto recentemente l’approvazione normativa dalla FDA (l’ente regolatore per sostanze e biotecnologie negli USA) per iniziare a testare il suo impianto cerebrale su volontari umani.

 

Impianti cerebrali sono, come noto, l’obiettivo di Neuralink, un’azienda di Elon Musk che ha chippato il cervello di suini e scimmie, rendendo quest’ultime in grado di giocare a Pong senza usare le mani. Per gli esseri umani sembra solo essere questione di tempo.

 

Pochi mesi fa è emerso che gli scienziati sono riusciti a far giocare sempre a Pong anche delle cellule cerebrali in vitro.

 

Chip cerebrali sono stati utilizzati recentemente per comandare piante carnivore.

 

Anche un colosso digitale come Facebook era interessato alla tecnologia del pensiero degli individui.

 

Ciò che viene sviluppato per i paraplegici oggi come cura, domani sarà venduto come potenziamento: siamo alle porte della comparsa di ibridi uomo-macchina in grado di fare cose non possibile ai comuni esseri umani come collegarsi direttamente alla rete e/o comandare arti artificiali, veicoli etc. solo con il pensiero.

 

La trasformazione cibernetica della vita umana è uno dei punto focali del transumanismo, predicato sia da entusiasti della Silicon Valley più o meno innocui che da vertici planetari come il Klaus Schwab, patron del World Economic Forum di Davos, che immagina un mondo dove in aeroporto saranno fatte «scansioni cerebrali» per evitare che il passeggero nutra idee pericolose.

 

«Una fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica» dice lo Schwabbo. Essa passerà anche per la cura delle paralisi: statene certi.

 

Non lo Stato, non la società, non il mondo: ad essere resettato sarà, direttamente, l’essere umano.

 

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