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Cervello

Il marchio magnetico della Bestia

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Quando un paio di settimane fa hanno cominciato a parlarmene, non volevo crederci.

 

«Ma dai. Ma cosa state dicendo? La zona d’iniezione del vaccino COVID adesso diventerebbe magnetica. Ma cosa state dicendo… via». Ero ad un pranzo di amici genitori dell’asilo.

 

Lì per lì mi sono un po’ disperato. Come possiamo cercare di fare un’informazione limpida, se dobbiamo competere con queste panzane mostruose che circolano senza freno?

 

Poi la mamma di un amichetto di mio figlio mi fa vedere il suo telefonino. Sullo schermo c’è la foto di una ragazza, una sanitaria, che si tira su la manica del camice: attaccata al braccio ha una tessera di un supermercato della zona.

 

Non ho motivi per dubitare di quello che dice. La foto è di prima mano

«Questa è una mia collega. La foto l’ho fatta venerdì».

 

Rimango basito. «Ma scusa, hai provato ad attaccartela tu al tuo braccio?».

 

«Sì, niente».

 

«Hai provato allora ad attaccarla in altre parti del corpo della tua collega? Sull’avambraccio, sull’altro braccio…?».

 

«Sì, niente».

 

Il brivido più grande me lo dà la logica: chi diffonde questi video non è un no-vax. In nessun modo. Pensateci: sono persone che hanno appena fatto il vaccino. Se hanno fatto il video da loro stessi, i dubbi sulla siringa li hanno al massimo da pochi minuti

Non ho motivi per dubitare di quello che dice. La foto è di prima mano. Così mi metto a scavare nelle reti delle chat – cosa che detesto, e da cui cerco di tenermi lontanissimo. Scopro che la cosa ha già una quantità di video impressionante, la maggior parte totalmente inequivocabili. Magneti grandi e piccoli si attaccano al punto dell’iniezione. È semplicemente pazzesco.

 

Il brivido più grande me lo dà la logica: chi diffonde questi video non è un no-vax. In nessun modo. Pensateci: sono persone che hanno appena fatto il vaccino. Se hanno fatto il video da loro stessi, i dubbi sulla siringa li hanno al massimo da pochi minuti.

 

A questo punto ammetto di essere anche io – perfino io – sorpreso. Con questa campagna infame di alterazione genetiva massiva, hanno davvero pure magnetizzato gli esseri umani? È una virata che supera la fantascienza programmatica a cui siamo oramai abituati.

 

Bisogna dare un’occhiata a cosa dicono i vaccinisti, penso subito. Avranno sicuramente tirato fuori una spiegazione, avranno fatto parlare qualche dottore o ricercatore che, dando degli analfabeti funzionali a tutti, darà una spiegazione di qualche tipo del fenomeno.

«L’efficienza della somministrazione dei vaccini a DNA è spesso relativamente bassa rispetto ai vaccini proteici – scrivevano gli studiosi sette anni fa – L’uso di nanoparticelle di ossido di ferro superparamagnetico (SPION) per fornire geni tramite magnetofezione mostra risultati promettenti nel migliorare l’efficienza della consegna genica sia in vitro che in vivo»

 

Invece, niente. Per giorni la cosa è totalmente ignorata, non se ne fa menzione in nessun luogo del mainstream, né ci si applicano di debunker, gli sbufalatori, i fact checker, etc.

 

Solo di recente, ecco che mi segnalano un post in una di quelle misteriose pagine di vaccinisti, dove migliaia di elettori del PD (e non solo) vanno a prendere quella boccata d’aria che li fa sentire superiori al prossimo (quindi non mediocri) per qualche minuto (anche questa, in fondo, è un tipo di fantascienza, di genere «escapista»).

 

 

Il post dei vaccinisti è in teoria ironico. Ci piazza Magneto, il cattivo Marvel degli X-Men, un mutante (che tecnicamente è un uomo con alterazione del DNA) in grado di muovere i metalli attraverso il magnetismo. Il post non fa ridere, ma tantissimi commentano soddisfatti quanto schifo fanno quelli che credono a questa stronzata dei siti di iniezione divenuti magnetici. Sganasciano. Fanno anche loro battute, o almeno tentano. Nessuno, davvero nessuno (e alcuni, siamo pronti a giurare, hanno il pezzo di carta che attesta che hanno fatto medicina, o lo stanno per ottenere) tenta di fornire una spiegazione possibile.

Bisogna essere ebeti totali per riuscire a mettersi tranquilli

 

Ad un certo punto, fra i commenti, ne appare uno particolare. Un signora pubblica la foto di suo padre: al braccio ha attaccato un piccolo magnete. Il signore dice che il papà ha fatto da poco l’iniezione, e che questa cosa non se l’aspettavano. Nel messaggio, chiede se qualcuno ha qualche spiegazione. Ribadiamo: chi sta mettendo in circolo foto e video sul fenomeno non può, per logica, essere un no-vax, perché i no-vax il vaccino non se lo fanno.

 

Tuttavia, al povero signore che chiede una mano a capire, viene risposto con una valanga di scherno. Fanno altre battute su magneto. Gli dicono che il padre era sudaticcio. Qualcuno immancabilmente ghigna qualcosa sul 5G. Insomma lo prendono per il culo. Altri mettono in dubbio la foto, e dal sarcasmo irrispettoso si passa all’aggressività.

 

«Le nanoparticelle magnetiche (MNP) possono essere prodotte aggiungendo ossido di ferro a queste bolle lipidiche (…) hanno utilizzato un cosiddetto approccio magnetogenetico, essenzialmente distribuendo MNP che attraversano la barriera emato-encefalica»

Ho poi visto che anche la mediasfera mainstream finalmente è uscita con qualcosa. Un video del giornale agnelliano La Stampa, praticamente senza audio – avete presente, quei video a tesi con la musichetta e i sottotitoli temporizzati, tipici dell’era social. Il video, come annuncia il titolo rimbalzato anche su Dagospia, sostiene di svelare il mistero. È completamente inutile guardarlo tutto, perché non disvela niente. Negli ultimi secondi fa vedere una ragazza che dice di essersi inventata tutto, ha leccato la carta di credito per incollarsela al braccio, era una burla di cui si pente.

 

Capite: questa spiegazione dovrebbe bastarci, e mettere a letto per sempre questa mostruosa dissonanza cognitiva ingeneratasi da questa storia folle.

 

Neanche per sogno. Bisogna essere ebeti totali per riuscire a mettersi tranquilli.

 

Passano i giorni, e il materiale si accumula. Affiorano studi su Pubmed, l’archivio online che funge da Biblioteca pubblica della Medicina USA. Nel 2014 quattro studiosi hanno vergato un articolo  intitolato «Superparamagnetic nanoparticle delivery of DNA vaccine»(«Trasporto di nanoparticelle superparamagnetiche del vaccino a DNA»).

Stefano Montanari, che ha ammesso che anche lui all’inizio non credeva a questi video scioccanti, in una trasmissione TV ha ricordato le lezioni che il dottor Di Bella gli faceva all’università riguardo la possibilità di cambiare il comportamento di un babbuino renderndolo aggressivo grazie a sostanze magnetiche, che di fatto rendevano la sua mente telecomandabile: «le particelle magnetiche fanno di te un’antenna»

 

«L’efficienza della somministrazione dei vaccini a DNA è spesso relativamente bassa rispetto ai vaccini proteici – scrivevano gli studiosi sette anni fa – L’uso di nanoparticelle di ossido di ferro superparamagnetico (SPION) per fornire geni tramite magnetofezione mostra risultati promettenti nel migliorare l’efficienza della consegna genica sia in vitro che in vivo. In particolare, la durata della trasfezione genica, specialmente per l’applicazione in vitro, può essere significativamente ridotta dalla magnetofezione rispetto al tempo necessario per ottenere un’elevata trasfezione genica con protocolli standard».

 

«Le SPION che sono state rese stabili in condizioni fisiologiche possono essere utilizzate sia come agenti terapeutici che diagnostici grazie alle loro caratteristiche magnetiche uniche. Le preziose caratteristiche delle nanoparticelle di ossido di ferro nelle bioapplicazioni includono uno stretto controllo sulla loro distribuzione dimensionale, le proprietà magnetiche di queste particelle e la capacità di trasportare particolari biomolecole verso obiettivi specifici. L’interiorizzazione e l’emivita delle particelle all’interno del corpo dipendono dal metodo di sintesi».

 

I vari specialisti – beninteso, quelli che accettano di parlarne – brancolano nel buio. Salta fuori che ci sarebbe una ditta tedesca che produce questi SPION, ma nel sito scrivono che servono solo ed esclusivamente per ricerca medica ed esperimenti scientifici: qui invece pare che stiano somministrandoli all’intera popolazione mondiale, ma del resto sappiamo tutti che siamo porcellini d’India di un grande esperimento. In questa Norimberga 2.0, il lager è esteso quanto tutto il mondo.

 

La tecnologia, insomma, c’è già: solo che nessuno si immagina che possa essere così totalmente diffusa

 

Potrebbe essere in atto davvero una campagna di marcatura magnetica

Non è finita. Torna alla luce anche un recente studio del MIT, il più prestigioso politecnico USA. L’esperimento aveva il compito di registrare – e influenzare – l’attività cerebrale animale. «Un team di scienziati del MIT ha quindi costruito un tipo di nanoparticella magnetica sensibile al calore in grado di fornire stimolanti chimici in profondità nei tessuti cerebrali e rilasciarli su richiesta, fornendo un nuovo mezzo per modulare a distanza i comportamenti dei soggetti del test» scrive il sito Labroots., riprendendo lo studio finito su Nature Nanotechnology.

 

Tutti coloro che sono vaccinati, cioè magnetizzati, sono riconoscibili immediatamente con l’ausilio di semplici sensori. Non servono «green pass» o app specifiche; non serve la Privacy. Un sensore magnetico ad un tornello di entrata di un concerto, una piscina, un cinema, un ristorante e il problema è risolto: vaccinato, non vaccinato. Non c’è bisogno di scomodare le leggi sulla riservatezza o i diritti costituzionali, in fondo è come la lettura obbligata della temperatura corporea, che è una palese violazione dei nostri diritti, ma oramai è passata

L’articolo del 2019 descrive quello che poi sarebbe divenuto il sistema di trasporto dei vaccini mRNA come Pfizer e Moderna: microbolle di grasso. «Le particelle liposomiali sono minuscole strutture simili a bolle spesso costituite da doppi strati di fosfolipidi. Grazie alla loro biocompatibilità, capacità di intrappolare una varietà di piccole e grandi molecole e versatilità nell’adottare un’ampia gamma di proprietà fisico-chimiche e biologiche, i liposomi sono un vettore popolare nella scienza biomedica, in grado di fornire qualsiasi cosa, dal DNA plasmidico per l’editing genetico, a agenti chemiotossici nella terapia del cancro».

 

È su di esse che si innesta il potere magnetico: «le nanoparticelle magnetiche (MNP) possono essere prodotte aggiungendo ossido di ferro a queste bolle lipidiche (…) hanno utilizzato un cosiddetto approccio magnetogenetico, essenzialmente distribuendo MNP che attraversano la barriera emato-encefalica (BBB) ​​nella regione cerebrale mirata e utilizzando l’energia termica generata dall’ipertermia magnetica per rilasciare stimolanti chimici incapsulati all’interno di queste bolle lipidiche».

 

La tecnologia, insomma, c’è già: solo che nessuno si immagina che possa essere così totalmente diffusa.

 

Stefano Montanari, che ha ammesso che anche lui all’inizio non credeva a questi video scioccanti, in una trasmissione TV ha ricordato le lezioni che il dottor Di Bella gli faceva all’università riguardo la possibilità di cambiare il comportamento di un babbuino renderndolo aggressivo grazie a sostanze magnetiche, che di fatto rendevano la sua mente telecomandabile: «le particelle magnetiche fanno di te un’antenna».

 

 

Non abbiamo mai avuto dubbi sulla vera natura della pratica vaccinale: non un fatto biomedico, ma un fatto politico, psicosociale. La vaccinazione è un referendum: una richiesta di consenso

 

Ora che ci pensiamo, Renovatio 21 ha dato notizia lo scorso marzo di una startup americana che propone una tecnologia per «scavare» il cervello umano con dei magneti. E sappiamo come gli esperimenti su impianti cerebrali in grado di guarire il Parkinson o lo stress post-traumatico (la maggior parte delle cavie sono soldati USA veterani degli orrori di Iraq e Afghanistan) sia finanziata da anni dal settore pubblico e militare – la DARPA, l’avveniristico ente Ricerca & Sviluppo del Pentagono. Sappiamo come tecnologie cerebrali estremamente invasive abbiamo i loro esperimenti spudorati come pure i loro investitori giganti – come Facebook. In Cina, dove sono più avanti, forme non sottocutanee di controllo del pensiero sono utilizzate sui bambini a scuola.

 

Ma stiamo andando troppo oltre. C’è un effetto molto più semplice che possiamo prevedere: tutti coloro che sono vaccinati, cioè magnetizzati, sono riconoscibili immediatamente con l’ausilio di semplici sensori. Non servono «green pass» o app specifiche; non serve la Privacy. Un sensore magnetico ad un tornello di entrata di un concerto, una piscina, un cinema, un ristorante e il problema è risolto: vaccinato, non vaccinato. Non c’è bisogno di scomodare le leggi sulla riservatezza o i diritti costituzionali, in fondo è come la lettura obbligata della temperatura corporea, che è una palese violazione dei nostri diritti, ma oramai è passata.

 

Quindi, potrebbe essere in atto davvero una campagna di marcatura magnetica.

 

Non abbiamo mai avuto dubbi sulla natura di «marchio» dell’atto politico della vaccinazione: qualcuno, un potere stabile e profondo, reclama gli esseri umani a sé, li deve registrare, li deve battezzare…

Non abbiamo mai avuto dubbi sulla vera natura della pratica vaccinale: non un fatto biomedico, ma un fatto politico, psicosociale. La vaccinazione è un referendum: una richiesta di consenso, che ora, nonostante i morti e il teatrino grottesco con militari da Sturmtruppen e professori ridicoli, è stato approvato. Il popolo ha votato Sì: prendeteci pure i diritti, prendeteci pure un pezzo della nostra salute, magari – conformarci nella speranza che si torni alla normalità varrà pure questo sacrificio.

 

E non abbiamo mai avuto dubbi sulla natura di «marchio» dell’atto politico della vaccinazione: qualcuno, un potere stabile e profondo, reclama gli esseri umani a sé, li deve registrare, li deve battezzare… Ora potrebbe aver iniziato a farlo con la forza magnetica.

 

Ci sono due versi dell’Apocalisse di San Giovanni che spesso, negli anni, sono stati citati a sproposito. Quando si parla dell’ascesa della Bestia nei tempi ultimi, ci è detto che essa «faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome» (Ap 13, 16-17)

 

Stiamo vedendo l’applicazione universale del marchio magnetico della Bestia

Ebbene, stavolta non ci pare che suonino male.

 

Stiamo vedendo l’applicazione universale del marchio magnetico della Bestia.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

Immagine da Facebook

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Cervello

Approvato il test per impianti cerebrali negli esseri umani

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Una piccola startup neurotecnologica di nome Synchron ha ottenuto l’approvazione normativa dalla FDA (l’ente regolatore per sostanze e biotecnologie negli USA) per iniziare a testare il suo impianto cerebrale su volontari umani.

 

Si tratta della versione più avanzata di quella che chiamano Human-Machine-Interface (HMI), interfaccia uomo macchina, che qui arriva a saldare la tecnologia elettronica con la materia cerebrale.

 

La notizia mette la nuova Synchron molto più avanti delle società rivali del settore, tra cui Neuralink di Elon Musk che deve ancora fare il salto dalla sperimentazione sugli animali (pur avendo pubblicizzato i suoi esperimenti su scimmie e suini) all’uomo.

 

Dopo il semaforo verde da parte dell’ente regolatore, Synchron ha annunciato con  un comunicato stampa che prevede di iniziare studi preliminari sull’uomo entro la fine 2021 con uno strumento chiamato Stentrode, riporta il sito Insider

 

Lo Stentrode è un impianto neurale che arriva al cervello attraverso la giugulare. L’obiettivo è usarlo come un’interfaccia cervello-computer impiantata per garantire a sei volontari il controllo della paralisi su dispositivi esterni

Lo Stentrode è un impianto neurale che arriva al cervello attraverso la giugulare. L’obiettivo è usarlo come un’interfaccia cervello-computer impiantata per garantire a sei volontari il controllo della paralisi su dispositivi esterni.

 

L’approvazione «riflette anni di test di sicurezza eseguiti in collaborazione con la FDA», ha affermato il CEO di Synchron Thomas Oxley nell’annuncio dell’azienda. 

 

«Abbiamo lavorato insieme per aprire la strada verso la prima approvazione commerciale per un BCI [Brain-Computer-Interface, ndr] permanentemente impiantato per il trattamento della paralisi. Siamo entusiasti di lanciare finalmente una sperimentazione clinica negli Stati Uniti quest’anno».

 

Nel 2019 Oxley descrisse lo Stentrode a Futurism nel 2019, descrivendolo come «una macchina che avrebbe consentito alle persone con paralisi di controllare tutti i tipi di macchinari, dai dispositivi di comunicazione agli arti robotici o agli esoscheletri» scrive il sito.

 

Tutto ciò che in campo medico inizia come beneficio per una nicchia terapeutica finisce per diventare eugenetica di massa

«Cosa c’è dietro la paralisi? L’intenzione di muoversi – diceva all’epoca – Quindi stiamo digitalizzando l’intenzione. In definitiva, se quei segnali sono davvero veloci, quei pazienti o quelle persone ora stanno controllando le tecnologie con un livello potrebbe non essere possibile con un normale corpo umano».

 

Scrive Futurism che «oltre a battere Neuralink – che il CEO Elon Musk in precedenza sosteneva sarebbe passato alla ricerca umana entro l’anno scorso – Synchron offre anche un approccio molto meno invasivo agli impianti neurali. L’impianto di Neuralink include fili che vengono fatti passare attraverso il cranio dell’utente, mentre lo Stentrode può rimanere completamente fuori dal cranio.

 

La corsa per sviluppare e testare gli impianti neurali si sta surriscaldando anche al di là di Synchron e Neuralink.

 

Bloomberg ha riferito che la società di neurotecnologie Paradromics ha raccolto 20 milioni di dollari per sviluppare e perfezionare ulteriormente il proprio impianto neurale, che ambisce a garantire alle persone con paralisi la capacità di muoversi e comunicare tramite l’interfaccia cervello-computer.

 

Come riporta Futurism, anche Paradromics è rimasta indietro rispetto a Synchron nel percorso normativo, ma afferma che chiederà il permesso di testare sugli esseri umani già il prossimo anno.

 

Dalla medicina al transumanismo il passo è – sempre – brevissimo.

Anche Facebook aveva in piano la creazione di un apparecchio in grado di leggere la mente degli utenti, ma ha comunicato di aver rinunziato al progetto.

 

Come ricordiamo sempre, tutto ciò che in campo medico inizia come beneficio per una nicchia terapeutica finisce per diventare eugenetica di massa. Quando il chip di interfaccia cerebrale sarà completo, difficile pensare che l’uomo comune non vorrà l’impianto che gli consentirà azioni speciali (guidare l’auto con il cervello, etc.), accessi (alla rete, alla comunicazione), etc.

 

Dalla medicina al transumanismo il passo è – sempre – brevissimo.

 

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Cervello

Fa il tampone e perde liquido cerebrospinale per nove mesi

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Un uomo della Repubblica Ceca  si è sottoposto a un esame dopo che il naso aveva cominciato a colargli incessantemente mesi prima.

 

Tuttavia, il liquido che gli colava dalle narici si è scoperto non essere muco: era il liquido cerebrospinale, ossia il liquido che aiuta ad attutire il cervello e il midollo spinale all’interno del cranio,.

 

Il liquido cerebrospinale fuoriusciva da una lesione causata da un tampone nasale per COVID-19, secondo quanto riporta Live Science.

 

Il tampone per rilevare il COVID gli aveva danneggiato la lamina cribrosa, un osso che separa il naso dal cervello

L’uomo aveva fatto il tampone nasale nel marzo 2020. Il suo test è risultato negativo e ha semplicemente pensato di avere brutte allergie quando la sua narice destra ha iniziato ad avere delle perdite subito dopo essere stato «tamponato».

 

Nel dicembre successivo l’uomo ha deciso di farsi visitare da un medico e, dopo aver scansionato la testa dell’uomo, il medico ha scoperto che il tampone per rilevare il COVID gli aveva danneggiato la lamina cribrosa, un osso che separa il naso dal cervello.

 

Come osserva Live Science, le perdite di liquido cerebrospinale non sono intrinsecamente dannose e i pazienti possono vivere la propria vita per anni senza problemi, ma rendono le persone più suscettibili a pericolose infezioni cerebrali come la meningite, poiché il sistema nervoso centrale è più esposto.

 

Sempre stando a quanto sostiene Live Science, altri due pazienti hanno sviluppato perdite di liquido cerebrospinale dopo aver eseguito i test nasali COVID. 

 

Le perdite di liquido cerebrospinale rendono le persone più suscettibili a pericolose infezioni cerebrali come la meningite, poiché il sistema nervoso centrale è più esposto

Diversi scienziati e ricercatori hanno messo in guardia l’opinione pubblica riguardo a possibili danni causati da questi test alquanto invasivi, soprattutto nei confronti dei minori.

 

Peraltro è doveroso aggiungere che questi «test» – come dimostrato ampiamente – non hanno un’attendibilità del 100%.

 

Anche alcuni collaboratori di Renovatio 21 hanno potuto testimoniare, a partire dall’inverno scorso, la scarsissima affidabilità di questi tamponi nasali che, ahinoi, a seconda del risultato, determinano la segregazione domiciliare o meno.

 

 

 

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Bioetica

Organoidi cerebrali prodotti in laboratorio sviluppano occhi rudimentali

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

 

La nuova tecnica delle cellule staminali per far crescere gli organoidi cerebrali sta producendo alcuni risultati inquietanti.

 

In uno studio su Cell Stem Cell, scienziati tedeschi hanno utilizzato cellule staminali pluripotenti indotte umane (iPSC) per creare organoidi cerebrali con una struttura oculare chiamata coppa ottica.

 

Gli organoidi hanno sviluppato spontaneamente coppe ottiche bilateralmente simmetriche dalla parte anteriore della regione simile al cervello, dimostrando l’intrinseca capacità di auto-modellazione delle iPSC in un processo biologico altamente complesso.

 

«Il nostro lavoro mette in evidenza la notevole capacità degli organoidi cerebrali di generare strutture sensoriali primitive che sono sensibili alla luce e ospitano tipi di cellule simili a quelle che si trovano nel corpo», afferma Jay Gopalakrishnan dell’ospedale universitario di Düsseldorf.

 

«Questi organoidi possono aiutare a studiare le interazioni cervello-occhio durante lo sviluppo dell’embrione, modellare i disturbi retinici congeniti e generare tipi di cellule retiniche specifici del paziente per test farmacologici personalizzati e terapie di trapianto».

 

Gli organoidi del cervello umano hanno formato coppe ottiche, che sono apparsi già 30 giorni e sono maturati come strutture visibili entro 50 giorni. Questo lasso di tempo è parallelo a quello dello sviluppo retinico nell’embrione umano e potrebbe rendere più efficienti alcuni tipi di esperimenti di neurobiologia dello sviluppo.

 

Attraverso 16 lotti indipendenti da quattro donatori iPSC, i ricercatori hanno generato 314 organoidi cerebrali, il 72% dei quali formava coppe ottiche, dimostrando che il metodo è riproducibile.

 

Queste strutture contenevano diversi tipi di cellule retiniche, che formavano reti neuronali elettricamente attive che rispondevano alla luce. Gli organoidi cerebrali della coppa ottica contenevano anche cristallino e tessuto corneale e mostravano connettività retinica alle regioni del cervello.

 

«Nel cervello dei mammiferi, le fibre nervose delle cellule gangliari della retina si estendono per connettersi con i loro bersagli cerebrali, un aspetto che non è mai stato mostrato prima in un sistema in vitro», afferma Gopalakrishnan.

 

Negli studi futuri, hanno in programma di sviluppare strategie per mantenere vitali le coppe ottiche per lunghi periodi di tempo, utilizzandole per studiare i meccanismi che causano i disturbi della retina.

 

Scrivendo su The Niche, un ben informato commentatore sulla ricerca sulle cellule staminali, Paul Knoepfler, della UC Davis School of Medicine, si chiede se dovrebbero esserci limiti alla crescita di strutture simili agli embrioni che stanno diventando sempre più complesse.

 

Ha due opinioni:

 

«Per quanto riguarda i modelli di embrioni umani che stanno iniziando ad essere così simili agli embrioni umani reali, penso che i limiti abbiano senso. Per gli organoidi del cervello umano non tanto. Queste strutture sono abbastanza lontane dai veri cervelli umani e i rapporti sull’attività neurale in esse non mostrano nulla di simile a una funzione coerente su una base coerente».

 

 

Michael Cook

Direttore di Bioedge

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

Immagine © Elke Gabriel / CC BY-NC-SA

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