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Taccheggiatrice ricoverata dopo aver nascosto una bottiglia laddove non batte il Sole

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Una donna del Michigan è stata arrestata e poi trasportata d’urgenza in ospedale dopo aver rubato una bottiglia di vino e averla nascosta all’interno di una cavità corporea, secondo quanto riferito dalla polizia.

 

La quarantottenne sarebbe stata sorpresa dai commessi di un negozio di liquori di Traverse City mentre beveva una bottiglia di alcol senza pagarla, e sarebbe tornata il giorno dopo per rubare una bottiglia di Chardonnay.

 

I dipendenti hanno tentato di fermarla, ma non sono riusciti a trovare la bevanda rubata. Questo fino a quando la polizia non l’ha arrestata e ha trovato l’oggetto nascosto in un orifizio corporeo non specificato, momento in cui è stata portata al Munson Medical Center per le cure.

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La donna, di cui non è stato reso noto il nome, è stata accusata di due capi d’imputazione per frode al dettaglio, un capo d’imputazione per contrabbando e un capo d’imputazione per violazione di domicilio.

 

L’uso di orifizi corporei per nascondere beni rubati o merce di contrabbando è una pratica illegale in Italia e nella maggior parte dei paesi, perseguibile penalmente (reati come ricettazione, contrabbando, introduzione clandestina di merci, ecc.). Le forze dell’ordine e le dogane sono addestrate a riconoscere questi metodi e utilizzano scanner, perquisizioni e procedure specifiche proprio per individuarli.

 

Nel mondo del narcotraffico il fenomeno si chiama «body packing» (ingestione di pacchetti) o «body pushing» o «body stuffing» (inserimento in cavità come vagina, retto o persino altri orifizi). È una pratica nota soprattutto nel traffico di droga (coca, eroina, metanfetamine), ma occasionalmente usata anche per piccoli oggetti di valore o contrabbando vario. Le autorità doganali, penitenziarie e di frontiera usano cani, scanner a raggi X, tomografie e perquisizioni mirate proprio per contrastarla. È rischiosa per chi la pratica perché la rottura dei pacchetti comporta un’overdose letale (chiamata in letteratura medica «body packers syndrome»).

 

La cronaca riporta molti casi estremi dell’usanza criminale: in Etiopia (2017) un trafficante ingoiò 100 preservativi pieni di droga, un caso estremo documentato in letteratura medica. Similmente, in vari aeroporti sono stati trovati casi con pacchetti sia ingeriti sia inseriti in cavità vaginali. Uno studio descrive una donna con uan combo di  7 pacchetti nello stomaco + 1 nella vagina.

 

C’è quindi lo schema del contrabbando penitenziario con arresto intenzionale: l’anno scorso in California un gruppo di 10 persone nascondeva droga nelle cavità corporee, si faceva arrestare apposta per introdurla in carcere. Si tratta di uno dei casi più recenti e paradossali di «contrabbando assistito dalle autorità».

 

In un altro episodio impressionante, si è veduto uomo con cocaina impiantata chirurgicamente nelle cosce

 

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Bizzarria

Robot gigante in vendita. Si trasforma in un robocane

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L’azienda robotica cinese Unitree, nota per i suoi cani robot e umanoidi, ha presentato un «mecha con equipaggio» pronto per la produzione: una grande macchina robotica pilotata da un essere umano.   Unitree ha scritto su X che il mecha con equipaggio costa 650.000 dollari e pesa quanto un’auto. Il mecha bipede è pilotato da un operatore umano che siede al suo interno.   Il robottone sembra uscita da un film di fantascienza. Inquieta pure la capacità di esso ditrasformarsi in un gigantesco robocane.   Secondo quanto riportato dal quotidiano del Partito Comunista Cinese in lingua inglese Global Times, Wang Xingxing, CEO di Unitree Robotics, avrebbe pilotato il robot bipede nel video promozionale, definendolo «il primo robot con equipaggio pronto per la produzione al mondo».  

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«Gli scenari applicativi dei prodotti Unitree mirano principalmente a cambiare il nostro modo di lavorare. Ad esempio, i nostri robot possono essere utilizzati in ambienti difficili e ad alto rischio», ha affermato Huang Jiawei, membro del team marketing di Unitree.   Jiawei ha proseguito: «In questa fase, i nostri robot quadrupedi B2 e A2 sono già impiegati in contesti di ispezione e assistenza clienti. Attraverso l’utilizzo dei robot, speriamo di migliorare l’efficienza lavorativa e ottimizzare le modalità di lavoro delle persone».   «Il prodotto è ancora alla sua prima generazione in questa fase, e c’è davvero molto spazio per la fantasia», ha affermato.   Di fatto, notiamo nel video, i pezzi di pneumatico messi sul gabbiotto per assorbire gli urti – la camminata, vero miracolo cinetico che mantiene l’equilibrio cambiandolo, è da sempre la parte più difficile del movimento umano da riprodurre per gli androidi, quindi immaginiamo gli urti. Le mani, notiamo, sono pure abbozzatissime.   C’è da dire anche che mentre il CEO si fa vedere fiero montato sull’apparecchio, il video con il robottone in movimento mostra invece un pilota con tanto di casco integrale scuro.   Particolarmente inquietante è la trasformazione in robocane, con il mecha che si piega sulla schiena, lasciando irrisolto il problema del pilota, che si troverebbe sdraiato.

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Il Giappone è da sempre patria dei tentativi di portare alla luce robotti giganti, come nei suoi film di animazione.   È il caso della Tsubame Industries, una startup che ha creato Archax, che ha aspetto minaccioso ma si muove solo su ruote.     In precedenza si era parlato del Kuratas, mecha gigante pilotabile creato dalla compagnia giapponese Suidobashi Heavy Industry. Alto 4 metri e pesante circa 4,5 tonnellate, è progettato per essere guidato da un pilota all’interno della cabina di comando o controllato a distanza tramite smartphone e tablet. Il Kuratas è stato sviluppato dall’artista Kogoro Kurata (da cui prende il nome) e dal robotico Wataru Yoshizaki. Kurata ha dichiarato di essersi ispirato ai mecha che compaiono frequentemente negli anime, in particolare a quelli della serie Armored Trooper Votoms, che guardava da bambino.     Il Kuratas è diventato famoso anche a livello internazionale nel 2017, quando ha partecipato al primo storico duello di robot giganti contro il «Mark II» (Eagle Prime) dell’azienda statunitense MegaBots.     Altri tentativi, come quelli dell’ingegner Masaki Nagumo, non erano andati oltre lo scenografico.  

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Animali

Zebra scappa dallo zoo: in realtà è solo un asino dipinto

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I funzionari dello zoo in Armenia hanno dichiarato che le segnalazioni di una zebra fuggita dalla struttura erano in realtà il risultato di un asino dipinto di bianco e nero per scherzo.

 

La polizia di Yerevan, capitale del Paese, ha ricevuto venerdì mattina la segnalazione che una zebra era scappata dallo zoo di Yerevan e si aggirava lungo il viale Myasnikyan. Lo zoo ha poi rilasciato una dichiarazione all’agenzia di stampa Shamshyan spiegando che l’animale in questione non proveniva dalla struttura e non era nemmeno una zebra.

 

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«La notizia di stamattina non era altro che uno scherzo di cattivo gusto», ha dichiarato lo zoo. «Un cittadino, la cui identità è attualmente al vaglio delle forze dell’ordine, ha dipinto il suo asino a strisce e lo ha portato in viale Myasnikyan per girare un video. Desideriamo informarvi che le zebre dello zoo sono al sicuro e si trovano nel loro recinto.»

 

Lo zoo ha messo in guardia contro simili bravate, affermando che i coloranti chimici possono essere tossici per gli animali e causare problemi di salute.

 

Se il ciuco zebrato fosse davvero evaso, non si sarebbe trattato della prima volta che uno zoo viene accusato di utilizzare animali falsi. Come riportato da Renovatio 21, lo zoo di Hangzhou, nella Cina orientale, aveva ufficialmente negato le accuse di utilizzo di esseri umani in costume invece di veri orsi.

 

 

La possibilità di dipingere un ciuco come una zebra non può che ricordare metaforicamente la natura profonda della squadra di calcio di cui l’ungulato bianconero è simbolo, la Juventus, società sportiva creata dalla famiglia che produce (a spese del contribuente) blocchi di metallo e poi li dipinge – col marketing, con la politica, con la sudditanza psicologica dell’intera nazione sabaudizzata – in modo che assomiglino ad automobili.

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Indiano porta il cadavere della sorella in banca

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Un episodio verificatosi in India, dove un uomo si è presentato in banca portando lo scheletro della sorella per dimostrare il decesso e ritirare i suoi soldi, ha provocato grande indignazione nel subcontinente.   Le immagini dell’accaduto, risalente a lunedì nello Stato indiano orientale dell’Orissa, si sono diffuse rapidamente in rete.   La banca capogruppo statale dell’istituto di credito ha precisato di aver chiesto soltanto documenti validi per il prelievo del denaro del defunto, smentendo le voci secondo cui avrebbe imposto la presenza fisica della persona scomparsa.   La banca ha affermato di aver erogato l’importo di 204 dollari a nome di tre eredi legittimi e di aver consegnato loro la somma.  

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Il ministro dell’Orissa, Suresh Pujari, ha dichiarato che si è trattato di una «mancanza di approccio umanitario», aggiungendo che il governo adotterà provvedimenti severi nei confronti dei funzionari coinvolti.   I partiti di opposizione hanno condannato l’incidente, definendolo insensibile. Un parlamentare dell’opposizione della Camera alta del Parlamento, Manas Ranjan, ha chiesto un intervento urgente del ministro delle Finanze federale Nirmala Sitharaman per semplificare le procedure bancarie, secondo quanto riportato da PTI.   Non si tratta del primo caso del genere.   Come riportato da Renovatio 21, due anni fa in Brasile era emerso il caso di una donna che aveva portato il cadavere di un uomo anziano in banca per avere un prestito. Sosteneva che fosse lo zio, poi è stata arrestata.   La vicenda fa pensare ad una pellicola di fine anni Ottanta oramai dimenticata, Weekend at Bernie’s (in italiano Weekend con il morto), dove una coppia di amici, sorpresi dalla morte improvvisa del loro ricco ospite, cominciano a portarlo in giro fingendo che sia ancora vivo.   In molti all’epoca usavano la trama del film per descrivere la situazione della Casa Bianca sotto Joe Biden, il quale, peraltro ha appena raccontato una poderosa balla a base proprio di uno zio morto, in questo caso mangiato da cannibali guineani.

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