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«Le autorità considerano il proprio popolo come un nemico». Parla relatore speciale ONU sulla tortura

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Il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura Nils Melzer ha commentato in maniera drammatica le immagine di brutalità viste la scorsa domenica a Berlino.

 

«Le autorità considerano sempre più il proprio popolo come un nemico» ha detto l’uomo dell’ONU.

 

Melzer, un professore di diritto internazionale, aveva richiesto su Twitter di poter parlare con testimoni oculari dopo aver visto i video della repressione violenta della polizia tedesca contro i manifestanti antilockdown.

«Le autorità considerano sempre più il proprio popolo come un nemico»

 

Le botte elargite dai corazzatissimi celerini teutonici non avevano risparmiato donne e anziani.

 

Un video mostrava una manifestante berlinese che veniva afferrata per la gola e gettata brutalmente a terra dalla polizia antisommossa, mentre un’altra mostrava un ragazzo che veniva colpito in faccia mentre cercava di venire in aiuto di sua madre.

Se davvero ora le autorità sono entrate in guerra con la popolazione, quale legittimità può avere ancora lo Stato moderno?

 

 

 

La risposta alla richiesta di Melzer è stata decisa, con oltre un centinaio di denunce di violenza che si sono riversate, lasciando a lui il compito di «chiedere chiarimenti, nonché punizioni e riparazioni per le violazioni delle regole», riferisce il Berliner Zeitung.

 

 

Il professore afferma che ci sono chiaramente prove sufficienti «per un intervento ufficiale da parte mia con il governo federale».

 

Il COVID ha accelerato questo aggiornamento del sistema operativo dello Stato, ora basato sempre più sul software della Necrocultura: reprimi la vita, sterilizza la gioia, elimina l’essere umano

Ci chiediamo: se il professor Melzer avesse ragione, se davvero ora le autorità sono entrate in guerra con la popolazione, quale legittimità può avere ancora lo Stato moderno?

 

Per noi, tuttavia, non si tratta di novità: la Cultura della Morte è essenzialmente l’odio sistematico per gli esseri umani, sempre più introiettato dallo Stato e dalle sue strutture.

 

Ora, il COVID ha accelerato questo aggiornamento del sistema operativo dello Stato, ora basato sempre più sul software della Necrocultura: reprimi la vita, sterilizza la gioia, elimina l’essere umano.

 

 

 

 

 

 

Necrocultura

Il network neodemocristiano dietro alla Meloni

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Le sigle e siglette dell’associazionismo e movimentismo cattolico e pro life, sempre munite dell’appoggio esterno episcopale, storicamente compongono quel soggetto politico che, simulando di difendere la vita umana, ha di fatto aperto le porte al suo definitivo oltraggio.

 

A partire dalla legge 194 del 1978 – partorita da madre democristiana (al governo c’era Belzebù) sotto il nome orwelliano di legge «per la tutela sociale della maternità» – va preso atto di come il vero autore dello scivolamento normativo verso lo stravolgimento dei principi della bioetica (cosiddetti non negoziabili) sia stato proprio il network democristiano, che ha lavorato di fino, a colpi di «male minore», siglando via via tutte le tappe della dissoluzione, per arrivare ai recenti traguardi del genderismo educativo e del transumanesimo biotecnologico – cioè alla manomissione programmatica della vita e del suo codice fondamentale.

 

Non ci fosse stata a ogni passaggio la mano benedicente del mondo ecclesiastico (chierici e laici), il programma non sarebbe filato così liscio, nel continuum montante che è giunto oggi a travolgere la sovranità biologica umana. 

 

Ecco, quella rete neodemocristiana che da decenni avanza nell’interstizio tra CEI e politica, e che negli ultimi tempi appariva decadente e sfilacciata, si è magicamente ri-agglutinata a ridosso della tornata elettorale appena conclusa. Clericali e di ogni ordine e grado hanno risposto tutti al richiamo della fiamma tricolore. E sono diventati, tutti, fratelli d’Italia.

 

Non se ne è accorto nessuno, forse nemmeno i diretti interessati, ma è accaduto che una ben precisa linea di pensiero e un intero sistema di potere ad essa legato, precedente di molto il fenomeno Meloni, sono stati recepiti in blocco nel suo partito, il quale del resto soffre il problema della fragilità: è cresciuto più in fretta della sua classe dirigente, e quindi, già in passato, ha finito per caricare a bordo, pericolosamente, un po’ di tutto. 

 

Quanto all’orizzonte ideale di Giorgia Meloni riguardo al tema della vita, esso è noto da tempo. La Meloni non è contraria all’aborto, non vuole l’abrogazione della legge 194, ripete anche lei l’eterna solfa dell’aiuto alle madri, spesso declinata nella formula della «piena applicazione della 194». 

 

La sua reazione stizzita, lo scorso giugno, dinanzi alla rivoluzionaria sentenza della Corte Suprema americana che depennava l’aborto dalla lista dei diritti federalmente garantiti, è di ciò prova evidente.

 

Per ribadire a scanso di equivoci la posizione per cui l’aborto non si tocca, sono scesi infine in campo addirittura i suoi familiari: la sorella, il compagno. Quest’ultimo ci ha aggiunto sopra il carico di qualche altra perla di modernità, per esempio affermando la liceità di far vedere ai bambini cartoni animati omogenitoriali

 

Meno noto invece è l’altro fatto, e cioè che dietro alla Meloni si sia allineata la costellazione di potere politico-religioso con le varie figurine del suo album. 

 

Per esempio, è significativo che abbiano riesumato la veterana Eugenia Roccella. Prima con il PDL, poi con gli scissionisti NCD di Alfano (dietro i quali, dissero i retroscenisti, c’erano i vescovi), per anni è stata personaggio di riferimento del mondo catto-pro-life e pro-family, al punto che le fecero presentare il primo Family Day nel 2007. Nel 2018 non entrò in Parlamento. Ora, cambiato partito, torna alla grande: fallito l’uninominale da Bologna a Foggia (unica sconfitta del centrodestra in Puglia), è stata ripescata col proporzionale in Calabria.

 

La sua è una storia interessante: figlia di uno dei fondatori del Partito Radicale, in gioventù ha fatto la femminista d’avanguardia, pubblicando anche un manualetto dal titolo: Aborto facciamolo da noi. Poi qualcosa è cambiato, anche se la nostra, in fondo, si è sempre prodigata per la difesa della 194, come ha precisato anche a inizio mese in un’intervista al Giornale.

 

«La 194 non si tocca. Ma si fa ancora troppo poco per la maternità» virgoletta il titolo del pezzo.

 

Per chi pensa che il Family Day fosse una manifestazione spinta dai vescovi, che nel 2007 erano guidati dal cardinale Ruini, all’osservatore profano verrebbe naturale dedurre che la Roccella sia stata reclutata nel partito berlusconiano per rivestire il ruolo di «uomo del Vaticano» in politica, secondo la definizione che Bossi diede alla Pivetti.

 

Del resto lo stesso cardinale Ruini, comandante in capo degli zucchetti, bersaglio degli attacchi di una sinistra talmente sciocca da crederlo un avversario, non mancava occasione per ribadire anche lui quella linea: la 194 non si tocca, diceva già all’epoca, quando nel 2008 chiese di «non rivoltarsi» contro la 194. «L’ex presidente della CEI ha evitato, “parlando a titolo personale”, di utilizzare la parola “omicidio” per l’aborto» scriveva La Stampa, descrivendo un’intervista TV del cardinale con Giuliano Ferrara.

 

Altra candidata eletta con Fratelli d’Italia è Maria Rachele Ruju, che – bizzarra coincidenza – è un’altra presentatrice del Family Day: il secondo, quello del 2015 contro le unioni monosessuali (e si è visto come è finita).

 

La Ruiu vanta una carriera nel giro delle varie siglette pro-vita capitoline: una di queste ha organizzato un evento (in teoria) contro l’aborto – sostegno alla maternità, difesa della vita, eccetera eccetera – lo scorso maggio a Roma. Nel manifesto dell’evento, e nei cartelli precompilati che il sito suggeriva generosamente di stampare a proprie spese e di portare alla manifestazione, non vi era traccia della parola «194», numero che ha giustamente ossessionato decenni di antiabortismo italico.

 

Anche la Ruju, esattamente come la collega di partito e di Family Day Roccella, aveva reso poco prima del voto un’intervista al Giornale, in cui dichiarava, all’unisono con le gerarchie cattoliche, che una richiesta di abolizione della 194 «non avrebbe alcun senso né risultato». 

 

Nel frattempo monsignor Paglia, sempre poche settimane fa, a poche ore dal voto, parlava della 194 come «pilastro della vita sociale» del Paese. 

 

E per l’occasione, a quanto pare importante, rispunta fuori lo stesso cardinale Ruini, che i benpensanti potrebbero ritenere sulla carta un conservatore agli antipodi di Paglia: macché, anche lui, sul Corriere della Sera, canta nel coro a difesa della 194.

 

«Spero che la legge 194 sia finalmente attuata anche dove dice che lo Stato riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio» afferma il cardinale , che ha tenuto poi anche ad enunciare la nuova grande battaglia: «le unioni civili dovrebbero essere differenziate realmente, e non solo a parole, dal matrimonio tra persone dello stesso sesso. Devono essere unioni, non matrimoni».

 

 

Intanto nello stesso coro si arruolano altre voci illustri. Per esempio arriva la scrittrice Silvana De Mari, che già aveva lanciato un movimento-partito (i «Liberi in Veritate», già visti in TV in trasmissioni movimentate), poi aveva fatto endorsement per Italia Sovrana e Popolare, e poi a sorpresa, in zona Cesarini, invita tutti a votare Meloni.

 

A urne appena chiuse, ecco che in un articolo de La Verità sostiene (lei quoque) che bisogna difendere la 194 sotto attacco, come sotto attacco sarebbero anche le unioni civili, per le quali il pericolo è che possano diventare «matrimonio» – ammettiamo a questo punto di non capire esattamente che differenza vi sia, ma ci fidiamo del pensiero della fantasiosa autrice de L’ultimo orco, L’ultimo elfo, l’ultimo mago, Gli ultimi incantesimi

 

Insomma, vengono radunati nomi che garantiscono, in teoria, la pace con la galassia curiale, anche se ormai tutti sanno che questa elettoralmente non conta più nulla.

 

Ora, la posizione dettata dall’alto sull’aborto, e che tutti ripetono a pappagallo come un sol uomo, ben esprime il metodo in uso in ambiente neodemocristiano, metodo che si applica ai vari altri temi del suo programma. Un vasto programma.

 

Dobbiamo infatti ricordare che, dallo stesso partito della Roccella, il NCD, proviene anche Beatrice Lorenzin. Come ministro della Sanità, nel 2014 la Lorenzin volò a Washington per firmare alla Casa Bianca l’impegno a fare dell’Italia il «capofila per le strategie vaccinali a livello mondiale», e in particolare della vaccinazione totale dei bambini. L’impegno si tradusse nella normativa che, dal 2017, ha impedito a tante famiglie di portare i figli a scuola.

 

E quale fu la reazione delle gerarchie cattoliche alla legge ultravaccinista, che di fatto funse da prova generale per la successiva Italia della certificazione verde? Comunicati congiunti di Pontificia Accademia della Vita (ancora Paglia) e medici cattolici per dire che l’obbligo vaccinale sui bambini andava benissimo; note bioetiche per dire che la presenza di linee cellulari di feto abortito nella produzione dei vaccini era moralmente lecita, perché «distante nel tempo» (è il peccato a scadenza, come lo yogurt); qualche cattolicissima pubblicazione per dire che, anche se contenevano cellule di feto abortito, bisognava farli senza tante storie, sarà mai.

 

Insomma, anche qui, corrispondenza di amorosi sensi tra politica e zucchetti, e pure certa intelligentsia catto-conservatrice: come dimenticare il panegirico del banchiere Ettore Gotti Tedeschi per la Lorenzin?

 

Ma non è tutto. Ricordiamo come la Lorenzin fu anche colei che introdusse la riproduzione artificiale nei LEA: cioè, inventò la provetta finanziata dal contribuente. Andò oltre, è lanciò un incredibile evento, il Fertility Day, dove non si celebrava la maternità (altrimenti sarebbe stato maternity) ma la fertilità, e nemmeno nel senso che si può intendere di primo acchito: uno dei poster per reclamizzare l’evento raffigurava infatti una fila di preservativi appesi.

 

Difficile spiegare come la contraccezione ci pigli con la fertilità, a meno che non si capisca come la riproduzione possa essere fatta totalmente divorziare dalla sessualità, e affidata alla zootecnica. Del resto, tra le realtà coinvolte del Fertility Day c’erano importanti ditte di produzione di bambini in vitro.

 

La Roccella, che all’epoca era passata dall’NCD alleato di Renzi (sì, quello del governo che varò le unioni civili della Cirinnà e contro cui facevano i Family Day: un circo) ad un partito biodegradabile chiamato Idea, era più che altro concentrata sul paletto dell’omologa, nel senso: va bene il pupo in provetta, purché sia fatto con i gameti della coppia, in attesa che la Finestra di Overton e la magistratura smontino la legge 40 e sdoganino il gamete qualunque.

 

Fu sottosegretario alla Salute dal 2008 al 2011, ma non sotto il ministero della Lorenzin, nel quale però fu consulente per la Procreazione Medicalmente assistita Assuntina Morresi, definita dall’Espresso «alter ego della Roccella» e autrice di libri insieme a lei. Una che assicurò che la riproduzione artificiale finisse nei LEA e che siede tuttora al CNB, il Comitato Nazionale di Bioetica – in quota cattolica.

 

Ora come esercizio si confronti questa storia di preservativi e bambini artificiali con le ultime esibizioni dalla Pontificia Accademia per la Vita: ed ecco subito apparire convegno e libro che aprono ai bambini sintetici e alla contraccezione, con i gesuiti a dire che potrebbe essere materia della prossima enciclica, per la quale perfino avrebbero già un nome, Gaudium vitae.

 

Se ci avete seguito, avrete capito che il quadro è abbastanza chiaro: vi è un disegno, vecchio di decenni, per portare il mondo cattolico – e quindi, il grosso della destra italiana – verso il definitivo disarmo nei confronti del sacrificio umano, dei bambini fabbricati in laboratorio, della sottomissione biologica via vaccino o terapie geniche sperimentali.

 

Tutti temi che la gerarchia vaticana ha accettato di lasciar andare, e che il network neodemocristiano – infiltrato, come da dottrina Ruini, in tutti i partiti – continua a promuovere materialmente dentro governi e partiti diversi.

 

Permettere l’uccisione dei bambini in grembo, la loro precoce marchiatura, la produzione di bambini artificiali – che, a breve, saranno magari ammessi solo se bioingegnerizzati con il CRISPR – è, ictu oculi, proprio ciò che chiede l’agenda del Nuovo Ordine Mondiale – quella cultura della morte globalista che la neochiesa non vede l’ora di assecondare.

 

Avremo – abbiamo – un mondo di rovina biologica universale, un mondo in cui l’Imago Dei è sistematicamente calpestata, con la guarentigia morale e legale del potere temporale e religioso e la fornitura armi di offesa materiale da parte del complesso industrial-sanitario.

 

Il partito vincitore delle elezioni, consapevole o no, è in questo gioco.

 

Niente di nuovo sotto il sole: se non che, dopo la sottomissione massiva al trattamento genetico di Stato, tutto diviene più accelerato. E più apocalittico.

 

Roberto Dal Bosco

Elisabetta Frezza

 

 

 

 

Immagine di dati.camera.it via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International (CC BY 4.0); immagine modificata

 

 

 

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Il vertice delle Nazioni Unite mira a distruggere i valori tradizionali

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Le Nazioni Unite (ONU) hanno organizzato un vertice sull’istruzione chiedendo agli educatori di essere creatori di contenuti che «insegnano i valori moderni e rimuovono qualsiasi influenza dei genitori e delle culture tradizionali nell’educazione dei bambini».

 

 

Al vertice «Education Transformation», tenutosi dal 16 al 19 settembre a New York, le Nazioni Unite hanno proposto una conferenza in cui si chiedeva lo sradicamento di quelli che chiamano «valori tradizionali violenti» e la promozione di «un’educazione sessuale completa».

 

Questo vertice prevede un’agenda educativa globale guidata dalla burocrazia delle Nazioni Unite a New York. I governi sono stati esortati a garantire Nuniversalismo progressivo nell’istruzione» attraverso politiche volte a sradicare «norme culturali e sociali radicate che ostacolano l’inclusione, l’equità e l’uguaglianza».

 

Il vertice offre un’agenda di trasformazione dell’istruzione incoraggiando gli educatori a essere il pezzo che trasforma il sistema dall’interno.

 

I promotori vogliono che l’istruzione sia «inclusiva, equa, sicura e sana» e chiedono ai governi «un universalismo progressivo nell’istruzione, con politiche per sradicare le norme culturali e sociali radicate che ostacolano l’inclusione, l’equità e l’uguaglianza”.

 

Un documento che propone di «estendere il ruolo dell’insegnante da £fornitore di conoscenza” a “produttore di conoscenza e creatore di significato di realtà complesse”», affermando che «i valori moderni dovrebbero essere insegnati e che tutta l’influenza dei genitori e delle culture tradizionali in l’educazione dei bambini dovrebbe essere eliminata».

 

D’altra parte, l’UNESCO, attraverso il suo Direttore Generale, Audrey Azolay, ha affermato che «gli obiettivi principali di un’educazione del 21° secolo sono insegnare ai bambini e ai giovani le risposte ai cambiamenti climatici e sostenere la diversità».

 

Ma la cosa più preoccupante è quando chiedono che l’educatore sia un creatore di contenuti che «insegna i valori moderni e rimuove ogni influenza genitoriale e culturale».

 

Il segretario generale del vertice ha affermato: «Legislazione e politiche sono essenziali per proteggere i diritti, promuovere l’inclusione, prevenire e combattere ogni forma di violenza, stigma, discriminazione ed esclusione».

 

Una parte del vertice era intitolata: “Educazione trasformativa di genere”, che non era altro che un appello a inculcare l’ideologia di genere nei bambini.

 

La rappresentante di Plan International Yona Nestel ha proposto di iniziare un’educazione sessuale completa dall’età di 2 anni in modo che «le idee dei bambini su ciò che è possibile per loro vadano oltre la struttura binaria».

 

«Dobbiamo iniziare molto presto, fin da piccoli: il genere è un costrutto sociale, che si impara… È molto importante investire nei primi anni e garantire che l’educazione trasformativa di genere inizi nei primi anni, il prima possibile».

 

Questa strategia delle Nazioni Unite viene applicata con l’aiuto di gruppi di sinistra in tutto il mondo, ed è probabile che i paesi che l’ONU aiuta siano costretti a partecipare a tali eventi. Tuttavia, ogni paese è libero di assorbire o scartare queste proposte.

 

Questo vertice delle Nazioni Unite non è stato un negoziato del governo. Ma questa è una tattica della sinistra globale all’ONU: impegnarsi in falsi negoziati in cui i documenti prodotti sembrano normativi.

 

L’ONU fa sempre più affidamento su meccanismi non consensuali per portare avanti la sua agenda.

 

I governi sono liberi di ignorare le conclusioni e le raccomandazioni del vertice.

 

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news

 

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Ai politici non importa nulla del vostro voto. Dovreste averlo capito

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Questa foto è stata presa in una città dell’Alta Italia ieri sera. Tuttavia, a quanto ci scrivono i lettori, la medesima scena può essere scattata in ogni parte del Paese, in ogni angolo urbano ed extraurbano.

 

Ovunque vi siano spazi per le affissioni elettorali, quelli sono rimasti vuoti.

 

Le pubblicità elettorali dei partiti sono sparite. O meglio, quest’anno, per un’elezione che sulla carta dovrebbe essere decisiva per le sorti della Nazione, non sono mai partite.

 

Non siamo i soli a notarlo. Sull’argomento sono iniziate prima le lettere ai giornali locali, poi qualche timido articolo sulla stampa. Tuttavia, non ci sembra davvero che si colga il valore di questo segno inedito.

 

Pannelli vuoti, vuotissimi. Rimane solo il riflesso metallico dell’osservatore: che proprio questo sia il messaggio? Rimandare al popolo un’immagine opaca ed incomprensibile di se stesso? Di mostrarlo come un enigma visto attraverso uno specchio scuro?

 

Ammettiamo: non avevamo mai visto il metallo sotto i poster elettorali.

 

 

Ricordate? Fino a qualche anno fa si aveva il problema contrario. I partiti – tutti – piazzavano poster anche dove non potevano. Venivano talvolta puniti con una pecetta che le autorità gli piazzavano sopra, che recitava qualcosa come «affissione abusiva», o giù di lì.

 

Ora avviene il contrario. I partiti non vogliono occupare alcuno spazio. Tecnicamente, non vogliono comunicare con i propri elettori. E non stiamo solo parlando del grado zero della propaganda elettorale che è il poster stradale: vi facciamo una domanda rapida, quanti comizi avete visto nelle vostre città? Avete visto palchetti con i candidati (i fortunati sfuggiti all’orrenda strage dei parlamentari votata da PD e 5 stelle) che si presentano e vi chiedono il voto? Avete visto qualche grande leader calare perfino nella vostra piccola cittadina, esausti dopo tour in cui magari parlano in dieci posti diversi in un giorno, e prendersi almeno gli applausi dei militanti zonali?

 

Avete visto dalle vostre parti Letta, Berlusconi, Conte, Salvini, la Meloni?

 

Non diciamo niente di originale se ci spieghiamo la cosa semplicemente con il fatto che ai partiti non frega più nulla degli elettori.

 

Alla politica non importa più nulla di voi. Dovreste averlo capito.

 

Ogni interfaccia, perfino i manifesti elettorali, devono sparire: perché avere il popolo fra le scatole, quando alla fine si deve solo portare avanti un progetto dettato dall’alto (il «pilota automatico» di cui parlava Draghi) è una bella seccatura.

 

Il popolo potrebbe addirittura chiedere che si faccia il suo bene, o addirittura – anatema sit! – quello che vuole la gente, cioè quello per cui vota.

 

Meglio chiudere ogni finestra tra la politica e la società: chissà mai che quest’ultima possa entrare in casa dei partiti e rovinare il party.

 

La politica è divorziata dalla realtà, e lo sapevamo. È che molti si illudevano che per un po’ avrebbe finto che gli importasse di qualcosa. Non è più il caso.

 

La politica è divenuta una macchina in grado di vivere senza il suo padrone. Anzi, il padrone potrebbe essere divenuto un problema ingombrante, addirittura un avversario: figuratevi la Skynet di Terminator, una macchina che, divenuta senziente ed autosufficiente, considera l’umanità sua creatrice come il nemico da abbattere.

 

Non c’è molto da scherzare sull’argomento: su Renovatio 21 crediamo che questo sia esattamente il cuore dello Stato moderno, lo Stato dominato dalla Cultura della Morte.

 

Lo Stato moderno, lo Stato della Necrocultura non tende al bene dei suoi cittadini, tende alla loro distruzione. La sua sanità uccide vecchi, malati, nascituri e perfino persone che hanno avuto incidenti d’auto, che vengono immantinente squartati per predarne gli organi. La sua scuola insegna la confusione sessuale e famigliare. I suoi servizi sociali preparano i bambini a trattamenti sterilizzanti. La sua politica estera attacca i suoi stessi fornitori di energia, che pure dispongono del più grande arsenale termonucleare del pianeta. Le sue leggi sottomettono e alterano geneticamente la popolazione.

 

Quindi, non c’è molto da stupirsi se i suoi aspiranti kapò non vogliono rivolgervi la parola.

 

Voi siete il problema della politica moderna.

 

Voi, esseri umani, siete la variabile che potrebbe far fallire il piano di cui sperano di essere i maggiordomi.

 

Custodite al costo del sangue la vostra umanità.

 

Perché essa un giorno spazzerà via la boria di coloro che la disprezzano, al punto di nemmeno più chiedervi il voto, nemmeno più volervi stringervi la mano, guardarvi in faccia.

 

Fottetevene di loro – più di quanto loro se ne fottono di voi.

 

Preparatevi, trovate la pace interiore. L’ora si avvicina.

 

L’umanità trionferà su chi la vuole umiliare

 

È un programma che non ha bisogno di manifesti, sul quale non dovrete nemmeno votare. E sarà portato a termine dall’unico potere che conta: quello del Dio vivente.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

 

 

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