Spirito
Madre Teresa disse a un sacerdote: la Comunione sulla mano era «il peggior male» mai visto
In una recente intervista con Matt Fradd nel suo podcast Pints With Aquinas, padre John Perricone ha descritto come Madre Teresa gli avesse detto una volta che ricevere la Santa Eucaristia sulla mano era il peggior male che avesse visto nei suoi decenni di vita religiosa. Lo riporta LifeSite.
Durante il podcasto, trasmesso per la prima volta il 13 aprile, Perricone ha ricordato di aver fatto colazione con Madre Teresa, che aveva assistito a diverse sue messe, e di averle chiesto quale fosse la cosa più malvagia che avesse visto nel suo lavoro con i più vulnerabili in tutto il mondo. Il sacerdote ha sottolineato come, senza esitazione, la santa suora avesse risposto: «La comunione sulla mano».
«Ricordo di averle detto una volta: “Madre, sei stata nelle zone più disagiate del mondo, nei settori più degradati che si possano immaginare, e hai visto i mali più grandi. Dimmi, di tutte le cose che hai visto, qual è il male peggiore che hai incontrato?”» ha raccontato. «Sospettavo che avrebbe risposto aborto o eutanasia, ma mi ha guardato senza batter ciglio e ha detto: “La comunione sulla mano”».
«Dissi: “Madre, davvero”. Lei rispose: “Assolutamente, Padre, che disonore per il nostro Beato Salvatore!”» ha proseguito don Perricone
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La tradizione della Chiesa cattolica, rimasta ininterrotta per molti secoli fino al Concilio Vaticano II, prevede che i fedeli laici ricevano il Santissimo Sacramento, il corpo, il sangue, l’anima e la divinità di Nostro Signore Gesù Cristo, sulla lingua in ginocchio.
Infatti, nella Memoriale Domini, il documento vaticano del 1969 in cui Papa Paolo VI concesse ai vescovi il permesso di distribuire l’Eucaristia sulla mano, il Pontefice ribadì che l’antica pratica di ricevere la Santa Comunione sulla lingua «deve essere conservata… specialmente perché esprime la riverenza dei fedeli per l’Eucaristia».
Diversi eminenti ecclesiastici cattolici hanno criticato aspramente la pratica, ormai diffusa, di ricevere la Santa Comunione sulla mano.
Nel 2018, il cardinale Robert Sarah, allora prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, ha sottolineato che la diffusa pratica di ricevere l’Eucaristia sulla mano fa parte dell’attacco diabolico di Satana al sacramento.
«Perché insistiamo a ricevere la Comunione in piedi e sulla mano?», si chiese Sarah. Il modo in cui la Santa Eucaristia viene distribuita e ricevuta, scrisse, «è una questione importante sulla quale la Chiesa oggi deve riflettere».
Inoltre, un recente studio ha confermato che le pratiche liturgiche tradizionali relative all’Eucaristia, compreso il modo in cui Egli viene ricevuto, accrescono la fede nella Presenza Reale di Nostro Signore nell’Eucaristia.
Nel 2024, un altro studio, il più grande sondaggio mai realizzato sui cattolici statunitensi, condotto dalla Real Presence Coalition (RPC), ha rilevato che la maggioranza dei cattolici desidera la fine della Comunione sulla mano e un ritorno a un culto solenne e riverente.
Negli ultimi anni, nonostante la ritrovata popolarità della Comunione sulla lingua, diversi ecclesiastici hanno tentato di limitare questo metodo tradizionale di ricevere Nostro Signore.
L’estate scorsa, dopo che il vescovo Michael Martin, OFM, aveva iniziato a scoraggiare le pratiche liturgiche tradizionali nella sua diocesi di Charlotte, nella Carolina del Nord, come la ricezione della Comunione sulla lingua, i fedeli cattolici si sono presentati in massa per inginocchiarsi e ricevere il sacramento sulla lingua durante una Messa a cui era presente Martin.
Nonostante la resistenza di molti fedeli, monsignor Martin l’uso delle balaustre dell’altare e degli inginocchiatoi per la Comunione nel dicembre 2025, con le restrizioni entrate in vigore a gennaio di quest’anno, spingendo diversi fedeli della diocesi a protestare contro queste restrizioni «quasi abusive».
I fedeli cattolici anche in Italia possono testimoniare di casi in cui il sacerdote modernista arriva addirittura a negare la Comunione a chi si inginocchia e vuole riceverla sulla lingua.
Come riportato da Renovatio 21, nell’aprile 2025 è emerso un video dove l’arcivescovo Bruno Forte, dell’arcidiocesi di Chieti-Vasto mentre rimprovera tre parrocchiani per aver ricevuto la Santa Eucaristia sulla lingua. Durante l’omelia, monsignor Forte rimprovera fortemente i tre fedeli per aver ricevuto la Santa Comunione sulla lingua e affermata che qualsiasi cattolico che scelga di ricevere la Comunione sulla lingua non solo è «disobbediente» alla gerarchia ecclesiastica, ma commette anche il peccato di orgoglio.
«Permettete che chiarisca un punto. Ci sono state tre persone che non hanno voluto la Comunione in mano. Prima di tutto, nel Nuovo Testamento Gesù dice “làbete“. Il verbo lambano in greco significa prendere in mano» ammonisce il prelato, che decisamente non condivide le posizioni di quanti, come monsignor Athanasius Schneider nel libro Christus Vincit, ritiene che la giusta traduzione, visto anche il latino accipere, non è «prendere» ma «ricevere».
ITALY
Bishop Bruno Forte BERATES three people for receiving Communion on the tongue
He claims that Communion should only be received in the hands and that it is ‘pride’ that makes people do otherwise
What are your thoughts? pic.twitter.com/bWqXm0UiSr
— Catholic Arena (@CatholicArena) April 24, 2025
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«Per secoli la Chiesa ha preso in mano la comunione. Solo in alcuni secoli oscuri, temendo la mancanza di igiene, si è sostituito questo gesto con quello del prenderla in bocca» spiega monsignor Forte, forte forse di tanti insegnamenti pandemici pienamente recepiti dal cattolicesimo moderno.
«Ma grazie a Dio oggi siamo tutti cresciuti. Le mani ce le laviamo», assicura l’arcivescovo, che in realtà non lo può sapere, e che probabilmente non è mai stato nel bagno di un Autogrill, dove è possibile osservare l’immancabile tragitto delle moltitudini dal pisciatoio all’auto senza passare per il lavandino. (Monsignor Forte probabilmente è di quelli che non sanno perché nei bar all’aperitivo la ciotola della nocciolino include un cucchiaino).
«Per cui la Comunione si prende in mano» annunzia perentorio il religioso, «con il gesto umile di stendere la mano e di accoglierla».
«Chi non lo fa, fa un atto di orgoglio, si crede più saggio e più esperto del papa e dei vescovi che hanno deciso che la Comunione si prende in mano». Anche qui, è sensibile un accento dai tempi pandemici, quando alla popolazione veniva ripetuto di fidarsi degli esperti.
«Per piacere siate umili ed obbedienti alla Chiesa. Almeno nel momento in cui fate la Comunione, facendo la volontà che è quella espressa nella Chiesa, dal papa e dai vescovi».
Non è chiaro da dove il monsignore esperto tragga l’ordine secondo cui «la Comunione si prende in mano» secondo la volontà di Chiesa, papa e vescovi.
La Santa Comunione sulla lingua è stata la norma nella Chiesa per oltre 1.300 anni, mentre la Comunione sulla mano si è diffusa a livello mondiale solo con le riforme degli anni Settanta.
Nell’istruzione Memoriale Domini papa Paolo VI scrive della Comunione sulla lingua: «Questo modo di distribuire al Comunione, tenuta presente nel suo complesso la situazione attuale della Chiesa, si deve senz’altro conservare, non solo perché poggia su di una tradizione plurisecolare, ma specialmente perché esprime e significa il riverente rispetto dei fedeli verso la Santa Eucaristia. Non ne è per nulla sminuita la dignità della persona dei comunicandi; tutto anzi rientra in quel doveroso clima di preparazione, necessario perché sia più fruttuosa la Comunione al Corpo del Signore».
Monsignor Forte pare inoltre ignorare l’istruzione Redemptionis Sacramentum (2004) scrive che ogni fedele ha «sempre il diritto di ricevere, a sua scelta, la santa Comunione in bocca».
Renovatio 21 tenta di seguire da vicino i casi di Ostie trafugate, che – lontani dalle cronache mainstream – si ripetono costantemente in tutto il mondo.
Come riportato da Renovatio21, nel 2024 in Francia, il tabernacolo della chiesa di Notre-Dame, a Livry-Gargan (Seine-Saint-Denis) è stato divelto e ritrovato a pochi metri dall’edificio. Il Santissimo Sacramento non è stato trafugato, a differenza di quanto accaduto nella chiesa Sainte-Trinité a Louvroil (Nord) dove sono scomparse le Ostie consacrate.
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Un altro episodio sacrilego è avvenuto nella parrocchia di San Michele Arcangelo a Portland, in Oregon, dove è stato invece rubato il tabernacolo.
Anche l’Italia ha i suoi casi: ad aprile 2024 qualcuno è entrato di notte all’interno del Santuario di Ponte delle Pietra, a Perugia. È stato detto che l’effrazione aveva probabilmente l’intento di trafugare oggetti di arte sacra, tuttavia, ha scritto Renovatio 21 all’epoca, è lecito ipotizzare che l’obiettivo principale dei malviventi fosse quello di rubare le Ostie consacrate.
Molti fedeli sono arrivati alla Santa Messa tradizionale – il vetus ordo, il rito antico, la «Messa in latino», chiamatela come volete – durante la pandemia, quando impressionarono, oltre che il sacerdote con i guanti di lattice, la distribuzione forzata in mano della Santa Comunione.
I lettori di Renovatio 21 che vogliono evitare lo scempio di vedere la Santa Eucarestia piazzata nelle mani dei fedeli possono scriverci per chiederci dove assistere a delle Sante Messe dove ciò non può accadere.
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Immagine di 1930585 Soni via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0)
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Un esorcista racconta: l’anticristo si presenterà come la soluzione ai problemi dell’umanità
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Le riforme liturgiche post-Vaticano II hanno trasformato le messe in una «parodia»: parla il cardinale Rouco Varela
Il cardinale Antonio María Rouco Varela, arcivescovo emerito di Madrid, ha dichiarato questa settimana in un’intervista che i dilaganti abusi liturgici successivi al Concilio Vaticano II hanno trasformato il Santo Sacrificio della Messa in una «parodia». Lo riporta LifeSite.
Nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano spagnuolo El Debate e pubblicata il 21 luglio, in cui discuteva della sacra liturgia e del suo recente appello per il ripristino del Summorum Pontificum, il prelato ottantanovenne ha sottolineato come l’attuazione delle «riforme liturgiche» del Concilio abbia portato a diffusi abusi.
Il cardinale Rouco Varela ha inoltre evidenziato che la «parodia» ha raggiunto un «livello così profondo» da ledere «la verità stessa del sacramento, la coscienza dei fedeli e persino la sensibilità estetica dell’umanità».
«Con il Concilio Vaticano II è stata attuata una riforma liturgica che, in molti e diffusi casi, si è trasformata in una parodia della liturgia», ha dichiarato al giornale.
«E, naturalmente, quando la parodia raggiunge un livello così profondo da intaccare la verità stessa del sacramento, la coscienza dei fedeli e persino la sensibilità estetica dell’umanità – di fronte all’indisciplina quasi anarchica della liturgia in molti casi e in molte parti della Chiesa durante gli anni Settanta – ha indotto gruppi di fedeli a tornare ancora una volta alla tradizione che precedeva la riforma del Concilio Vaticano II», ha aggiunto.
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Il porporato iberico ha espresso la convinzione che gli abusi liturgici seminino divisione tra i fedeli, e che alcuni reagiscano passando all’«altro estremo» ed «esagerando» la soluzione al problema, forse riferendosi alla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX) e ai sedevacantisti.
Il prelato ha poi ricordato diversi esempi di abusi della Messa e della Santa Eucaristia avvenuti negli anni Settanta dopo le riforme post-conciliari, sottolineando come tali abusi abbiano ridotto il Santo Sacrificio della Messa a un «gioco tra amici».
«Si assisteva a ogni sorta di comportamento, e, quel che era peggio, nelle case di formazione – per religiosi e religiose, nei seminari… Celebrare l’Eucaristia in salotto a un tavolino basso», ha detto Rouco Varela. «Seduti o accovacciati, prendendo il vino dal frigorifero, pane di chissà cosa, e poi ognuno diceva quello che gli veniva in mente… Quasi l’unica cosa che poteva essere ricondotta a una verità teologica erano le parole della consacrazione».
«In altre parole, siamo passati dalla celebrazione dell’Eucaristia istituita dal Signore – il sacramento della sua presenza sacrificale e sacrificata sulla croce che nutre le nostre anime; la sua carne e il suo sangue; la presenza del Divino in mezzo alla nostra vita e alla nostra storia – a una sorta di gioco tra amici, niente di più. C’è un abisso tra le due cose», ha aggiunto.
Non è chiaro come il cardinale, comprendendo l’estrema gravità della situazione con il sacrilegio eretto a rito, possa definire «estreme» le posizioni di coloro che non vi si sottomettono.
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Immagine di Barcex via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
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