Connettiti con Renovato 21

Civiltà

Vendetta e sacrificio: i bianchi come capro espiatorio

Pubblicato

il

 

 

 

Le solite critiche alla Critical Race Theory («Teoria critica della razza», CRT) ormai sono diventate cliché.

 

La CRT essenzializza la razza e quelli all’interno delle razze, immaginando tutti i bianchi come razzisti e tutti i neri oppressi. Tratta le persone non come individui con motivazioni e obiettivi individuali, ma strettamente come membri del loro gruppo razziale. Nega il libero arbitrio alle stesse persone che mira a liberare. Implica che l’appartenenza a un gruppo razziale determina le credenze e i comportamenti di coloro che fanno parte di detti gruppi, limitando l’apprezzamento della loro piena umanità. Attribuisce tutti i risultati all’appartenenza a gruppi razziali, negando così il merito a quelli nella categoria «dominante» (bianchi), mentre nega la responsabilità a quelli nelle categorie «subordinate» (neri, indigeni e persone di colore, o BIPOC). Rende i bianchi contemporanei colpevoli per i peccati dei bianchi morti da tempo che hanno beneficiato della schiavitù. Continuando a insistere incessantemente sulla razza, esacerba se non crea conflitti razziali. La CRT crea divisione e minaccia l’ordine sociale provocando inimicizia perpetua tra le razze. Così va la storia.

La CRT essenzializza la razza e quelli all’interno delle razze, immaginando tutti i bianchi come razzisti e tutti i neri oppressi

 

Gli stessi tipi di critiche possono essere rivolte agli Critical Whiteness Studies, gli studi critici sulla bianchezza (CWS) .

 

Tali analisi sono ormai innumerevoli. Piuttosto che impegnarmi in questo tipo di commento critico, in questo articolo, mi propongo di capire come CRT e il suo ramo, CWS, funzionano nel campo sociale.

 

Come funziona l’«abolizione della whiteness» (1), probabilmente l’obiettivo finale di CRT e CWS?

 

La CRT crea divisione e minaccia l’ordine sociale provocando inimicizia perpetua tra le razze

Come potremmo comprendere il trattamento della whiteness da parte di CRT e CWS e l’intenzione di abolirlo?

 

 

Sacrificio rituale del capro espiatorio

Il sacrificio, come sosteneva René Girard, è un meccanismo rituale di violenza che nelle società primitive serviva a sostituire una vittima al posto del vero colpevole nel tentativo di mitigare la violenza altrimenti diretta alla comunità, violenza che altrimenti non avrebbe avuto fine:

 

Il sacrificio, come sosteneva René Girard, è un meccanismo rituale di violenza che nelle società primitive serviva a sostituire una vittima al posto del vero colpevole nel tentativo di mitigare la violenza altrimenti diretta alla comunità, violenza che altrimenti non avrebbe avuto fine

«Perché lo spirito di vendetta, ovunque si manifesti, costituisce una minaccia così intollerabile? Forse perché l’unica vendetta soddisfacente per il sangue versato è versare il sangue dell’assassino; e nella vendetta di sangue non c’è una chiara distinzione tra l’atto per il quale l’assassino viene punito e la punizione stessa. La vendetta professa di essere un atto di rappresaglia, e ogni rappresaglia richiede un’altra rappresaglia. Il crimine a cui si rivolge l’atto di vendetta non è quasi mai un reato senza precedenti; in quasi tutti i casi è stato commesso per vendetta di qualche crimine precedente. La vendetta, quindi, è un processo interminabile, infinitamente ripetitivo. Ogni volta che si presenta in qualche parte della comunità, minaccia di coinvolgere l’intero corpo sociale. C’è il rischio che l’atto di vendetta inizi una reazione a catena le cui conseguenze si dimostreranno rapidamente fatali per qualsiasi società di modeste dimensioni. Il moltiplicarsi delle rappresaglie mette istantaneamente in pericolo l’esistenza stessa di una società, ed è per questo che è universalmente vietata». (2)

 

Il sacrificio, sostiene Girard, è un atto di violenza inteso a prevenire una violenza maggiore, la violenza reciproca della vendetta che se lasciata incontrollata minaccia l’estinzione della comunità.

Il sacrificio, sostiene Girard, è un atto di violenza inteso a prevenire una violenza maggiore, la violenza reciproca della vendetta che se lasciata incontrollata minaccia l’estinzione della comunità.

 

Il sacrificio è quindi un mezzo per limitare e circoscrivere la violenza. Il sacrificio rituale, sostiene Girard, serve come mezzo violento con cui si può evitare una violenza così infinita. La violenza viene deviata su un capro espiatorio sacrificale, che prende il posto di un prototipo su cui sarebbe altrimenti emanata, che istigerebbe ulteriore vendetta. La vittima funge da surrogato per il suo prototipo.

 

In definitiva, il prototipo non è un singolo individuo, ma piuttosto la comunità in generale, perché la vendetta assoluta minaccia tutti. Il sacrificio è offerto al posto di tale vendetta sfrenata:

 

«La vittima non è un sostituto di un individuo particolarmente in pericolo, né viene offerta a qualche individuo di temperamento particolarmente assetato di sangue [un dio]. Piuttosto, è un sostituto per tutti i membri della comunità, offerto dai membri stessi. Il sacrificio serve a proteggere l’intera comunità dalla propria violenza; spinge l’intera comunità a scegliere vittime al di fuori di se stessa. Gli elementi di dissenso sparsi nella comunità vengono attratti dalla persona della vittima sacrificale ed eliminati, almeno temporaneamente, dal suo sacrificio». (3)

Il sacrificio è quindi un mezzo per limitare e circoscrivere la violenza. Il sacrificio rituale serve come mezzo violento con cui si può evitare una violenza così infinita. La violenza viene deviata su un capro espiatorio sacrificale, che prende il posto di un prototipo su cui sarebbe altrimenti emanata

 

 

La whiteness come capro espiatorio

L’abolizione della bianchezza, sostengo, può essere intesa in termini di sacrificio rituale di un capro espiatorio. Non mi riferisco qui al capro espiatorio dei poveri, per lo più rurali, da parte di un’élite urbana bianca, come molti hanno fatto prima di me. (4)

 

Secondo questa formulazione, i bianchi poveri si assumono i peccati di quei bianchi che traggono maggior beneficio dalle condizioni esistenti. Piuttosto, sto sostenendo che nella CRT e negli CWS, il bianco è il capro espiatorio; la whiteness rappresenta gli stessi bianchi.

 

La whiteness diventa il capro espiatorio su cui deve essere messa in atto la vendetta simbolica. La bianchezza è un capro espiatorio perché non è la bianchezza di per sé che ha fatto violenza al BIPOC. Dopotutto, il bianco è un’astrazione. Piuttosto, la bianchezza rappresenta per gli autori in gran parte un inconscio inconscio di sostituzione. L’abolizione del bianco previene la vendetta senza fine, mentre allo stesso tempo la attua. Poiché l’abolizione del bianco non è mai completa, il sacrificio deve essere continuo. CRT e CWS si affermano così come disposizioni e movimenti teorici perennemente necessari, assicurando la loro longevità e la necessità dei loro teorici.

La bianchezza diventa il capro espiatorio su cui deve essere messa in atto la vendetta simbolica. Dopotutto, il bianco è un’astrazione. Piuttosto, la bianchezza rappresenta per gli autori in gran parte un inconscio inconscio di sostituzione

 

Girard rileva tre requisiti che le vittime del sacrificio rituale devono soddisfare per poter fungere da surrogati adeguati:

 

1) i surrogati devono avere una somiglianza, ma non troppo, al prototipo escluso dalla violenza;

 

2) le vittime devono essere emarginate di qualche tipo; devono essere sacrificabili; quindi, non devono essere completamente integrati nel corpo sociale;

 

3) le vittime devono essere sufficientemente allontanate dai legami sociali in modo che «possano essere esposte alla violenza senza timore di rappresaglie. La loro morte non comporta automaticamente un atto di vendetta». (5) Cioè, le vittime devono essere sufficientemente disconnesse dal corpo sociale per evitare ritorsioni.

 

La whiteness soddisfa ciascuno di questi requisiti.

L’abolizione del bianco previene la vendetta senza fine, mentre allo stesso tempo la attua. Poiché l’abolizione del bianco non è mai completa, il sacrificio deve essere continuo

 

Primo, sebbene sia una qualità astratta, il bianco ha una somiglianza con il suo prototipo: i bianchi.

 

In secondo luogo, a causa dell’incessante indottrinamento e propaganda della CRT, la whiteness è diventata una qualità abietta che può essere sacrificata senza scrupoli; la bianchezza non è una qualità rispettabile tale da dover essere protetta.

 

Terzo, poiché è un’astrazione, il bianco non ha legami sociali; la whiteness può essere sacrificata senza istigare ulteriori atti di vendetta.

 

 

Il sacrificio è ancora operativo?

Tuttavia, adottando la teoria del sacrificio rituale di Girard per il momento contemporaneo e in particolare nel contesto di CRT e CWS, si presentano immediatamente alcuni problemi.

Come astrazione, il bianco è più simile a una bambola voodoo concettuale che al capro espiatorio sacrificale del sacrificio rituale

 

Per uno, la «violenza» nel sacrificio della whiteness, almeno per quanto riguarda la teoria critica della razza e gli studi critici sui bianchi , è strettamente simbolica. L’abolizione della bianchezza non implica il sacrificio letterale come nelle società arcaiche. Chiaramente, CRT e CWS non implicano l’uccisione fisica del bianco. Come astrazione, il bianco è più simile a una bambola voodoo concettuale che al capro espiatorio sacrificale del sacrificio rituale. Come la sinistra è incline a dire riguardo gli Antifa, il bianco è semplicemente «un’idea». Non puoi uccidere fisicamente un’idea (che, in effetti, potrebbe essere il problema).

 

Tuttavia, si può sostenere che tutti i sacrifici rituali sono simbolici. La violenza contro il surrogato simboleggia la vendetta non messa in atto contro il prototipo. Il sacrificio della bianchezza esclude semplicemente tutto tranne l’aspetto simbolico del sacrificio rituale. Non è meno sacrificale per questo.

 

Il problema più difficile per questa formulazione è l’apparente esclusione di società come la nostra dalla pratica del sacrificio rituale da parte di Girard. Girard suggerisce che non viviamo più in una società in cui è necessario il sacrificio:

Il sacrificio non viene praticato in società come la nostra non perché siamo moralmente superiori o perché abbiamo interiorizzato una nozione di giustizia astratta, ma perché il sacrificio non è più necessario

 

«Eppure le società come la nostra, che in senso stretto non praticano riti sacrificali, sembrano andare d’accordo senza di loro. La violenza esiste senza dubbio all’interno della nostra società, ma non a tal punto che la società stessa sia minacciata di estinzione». (6)

 

Nel sostenere questo, Girard non sta affatto facendo un paragone morale tra società moderne (o postmoderne) e arcaiche. Si riferisce semplicemente a una differenza funzionale. Il sacrificio non viene praticato in società come la nostra non perché siamo moralmente superiori o perché abbiamo interiorizzato una nozione di giustizia astratta, ma perché il sacrificio non è più necessario:

 

«Non si tratta di codificare il bene e il male o di ispirare il rispetto per qualche concetto astratto di giustizia; si tratta piuttosto di garantire la sicurezza del gruppo controllando l’impulso di vendetta». (7)

 

Secondo Girard, il fattore che ovvia al sacrificio per società come la nostra è lo sviluppo del sistema giudiziario che rende il sacrificio non necessario perché serve ad arginare la spirale della vendetta, un ruolo che il sacrificio ha svolto finora ma non così bene come il sistema giudiziario fa per noi

Girard non sta postulando una narrazione del progresso morale, anche se suggerisce che qualcosa è cambiato che ha reso il sacrificio non necessario. Allora come viene controllato l’impulso di vendetta? Secondo Girard, il fattore che ovvia al sacrificio per società come la nostra è lo sviluppo del sistema giudiziario:

 

«La vendetta è un circolo vizioso il cui effetto sulle società primitive può solo essere ipotizzato. Per noi il cerchio si è rotto. Dobbiamo la nostra fortuna soprattutto a una delle nostre istituzioni sociali: il nostro sistema giudiziario, che serve a deviare la minaccia della vendetta». (8)

 

Il sistema giudiziario rende il sacrificio non necessario perché serve ad arginare la spirale della vendetta, un ruolo che il sacrificio ha svolto finora ma non così bene come il sistema giudiziario fa per noi.

 

Delegando e limitando il ruolo della vendetta al sistema giudiziario, le società moderne hanno dato al sistema giudiziario l’ultima parola sulla vendetta. La vendetta si ferma con il verdetto di «colpevolezza»:

 

Il sistema giudiziario, come osserva Girard, svolge la stessa funzione del sacrificio, solo che lo fa meglio. La vendetta, sebbene oscurata, viene tuttavia intrapresa

«La rottura arriva nel momento in cui l’intervento di un’autorità legale indipendente diventa vincolante. Solo allora gli uomini sono liberati dai terribili obblighi di vendetta. La punizione nella sua veste giudiziaria perde la sua terribile urgenza. Il suo significato rimane lo stesso, ma questo significato diventa sempre più indistinto o addirittura svanisce alla vista. In effetti, il sistema funziona meglio quando tutti gli interessati sono meno consapevoli che ciò comporta una retribuzione. Il sistema può – e non appena potrà – riorganizzarsi attorno all’imputato e al concetto di colpa. In effetti, la vendetta continua a prevalere, ma forgiata in un principio di giustizia astratta che tutti gli uomini sono obbligati a sostenere e rispettare». (9)

 

Quindi, sembrerebbe che Girard stia suggerendo che il sacrificio non è più funzionale oggi. Allo stesso modo, il bianco non può essere un capro espiatorio sacrificale offerto per prevenire la violenza.

 

Tuttavia, uno sguardo più attento alla relazione omologa tra sacrificio e sistema giudiziario può indicare la persistenza del sacrificio, spostato solo in un altro registro. Il sistema giudiziario, come osserva Girard, svolge la stessa funzione del sacrificio, solo che lo fa meglio. La vendetta, sebbene oscurata, viene tuttavia intrapresa:

«La religione primitiva [soprattutto il sacrificio rituale] addomestica, addestra, arma e dirige impulsi violenti come forza difensiva contro quelle forme di violenza che la società considera inammissibili. Postula una strana miscela di violenza e nonviolenza. Lo stesso si può forse dire del nostro sistema di controllo giudiziario»

 

«La religione primitiva [soprattutto il sacrificio rituale] addomestica, addestra, arma e dirige impulsi violenti come forza difensiva contro quelle forme di violenza che la società considera inammissibili. Postula una strana miscela di violenza e nonviolenza. Lo stesso si può forse dire del nostro sistema di controllo giudiziario». (10)

 

Sia il sacrificio rituale che il sistema giudiziario mettono in atto la vendetta. Infatti, Girard vede nel sistema giudiziario una forma di vendetta più efficace e diretta. «Se il nostro sistema sembra più razionale, è perché si conforma più strettamente al principio della vendetta». (11)

 

Tuttavia, il sistema giudiziario differisce dal sacrificio rituale poiché individua la parte «colpevole» e proclama vendetta in particolare su di loro, precludendo così atti di vendetta in corso. Non si prende un sostituto al posto del trasgressore. Il sistema giudiziario individua il trasgressore e gli limita la vendetta, ponendo così fine alla spirale della vendetta.

 

Tuttavia, un sistema giudiziario imperfetto può ed è stato utilizzato come motivazione per continuare la catena della vendetta, e in alcuni casi, la convinzione che la giustizia non sarà mai resa da esso ha incitato i parenti e gli avvocati delle vittime a «prendere la legge in le proprie mani», a volte prima di qualsiasi azione da parte del sistema giudiziario.

 

Sia il sacrificio rituale che il sistema giudiziario mettono in atto la vendetta. «Se il nostro sistema sembra più razionale, è perché si conforma più strettamente al principio della vendetta

Il movimento Black Lives Matter, ispirato alla CRT, è solo uno di questi esempi. Questo fenomeno parla di un sistema che non ha mai e non potrà mai essere perfezionato, lasciando allo stesso modo la porta aperta ad atti di vendetta «privati».

 

E da atti di vendetta privati, secondo la logica di Girard, segue un ruolo continuo di sacrificio in società come la nostra.

 

 

Osservazioni conclusive

Chi può leggere oggi del sistema giudiziario, del sacrificio e della teoria del capro espiatorio, senza pensare al caso di Derek Chauvin, l’ufficiale di polizia recentemente condannato per due capi di omicidio e uno di omicidio colposo per la morte di George Floyd?

 

Qualunque cosa si pensi del verdetto, non si può tuttavia vedere nelle condanne un caso di sacrificio in cui la violenza fatta all’imputato ha l’effetto diretto di precludere ulteriori violenze nel più ampio corpo sociale?

 

Infatti, visti gli appelli alla violenza da parte dei funzionari statali in caso di assoluzione, e data la violenza diffusa in risposta alla morte di Floyd, si poteva prevedere o accettare qualche altro verdetto?

 

Condanna del poliziotto Derek Chauvin: visti gli appelli alla violenza da parte dei funzionari statali in caso di assoluzione, e data la violenza diffusa in risposta alla morte di Floyd, si poteva prevedere o accettare qualche altro verdetto?

Anche se Chauvin fosse innocente di omicidio e omicidio colposo, qualsiasi cosa al di fuori della sua condanna su tutti i fronti probabilmente avrebbe scatenato una violenza diffusa. Infatti, anche con la condanna di Chauvin, gli attivisti del BLM continuano ad agitare e minacciare la violenza. Tale violenza potrebbe chiaramente essere paragonata alla stessa catena di vendetta che il sacrificio dovrebbe prevenire.

 

Qualunque sia il crimine di Chauvin (e il suo stesso cognome, «Chauvin», suggerisce uno «sciovinismo» di cui la «whiteness» è un esempio estremo), il suo ruolo sacrificale difficilmente può essere negato.

 

Ma torniamo al capro espiatorio originale qui trattato: il bianco.

 

Se il bianco è un capro espiatorio, cosa rappresenta esattamente? Qual è il suo prototipo? Il prototipo è ogni bianco, o il bianco è piuttosto una metonimia per un gruppo selezionato di (per lo più) bianchi che, in virtù dell’impossibilità di esigere vendetta diretta su di loro, e in virtù del loro potere di deviare la vendetta su un altro, sono riusciti a sfuggire alla vendetta?

 

Il bianco è il surrogato di un’élite dominante che ha tentato di fare della massa dei bianchi, che hanno avuto poco o nulla a che fare con l’oppressione storica, il capro espiatorio dei propri crimini?

In altre parole, il bianco è il surrogato di un’élite dominante che ha tentato di fare della massa dei bianchi, che hanno avuto poco o nulla a che fare con l’oppressione storica, il capro espiatorio dei propri crimini?

 

Se è così, allora CRT e CWS servono effettivamente a deviare la vendetta da questo prototipo. CRT e CWS servirebbero così questa élite dominante.

 

Dopotutto, sebbene il bianco sia un sostituto, come sottolinea Girard, il prototipo che sostituisce non viene mai completamente dimenticato. La whiteness continua ad essere associata alla maggior parte dei bianchi, mentre coloro che traggono vantaggio dall’oppressione storica scappano.

 

 

Michael Rectenwald

 

 

 

1) «L’abolizione della bianchezza» è un termine usato in CWS, che è una propaggine e affine alla teoria critica della razza. Lo storico marxista e teorico della razza David Roediger potrebbe essere stato il primo a usare la frase nel suo libro Toward the Abolition of Whiteness: Essays on Race, Class and Politic s (1994). Abolire il bianco implica lo smantellamento delle strutture che presumibilmente producono «privilegio bianco», annullando così il razzismo. Nel contesto della CWS, i bianchi che partecipano all’abolizione del bianco sono definiti positivamente come «traditori della razza».

2) René Girard, Violence and the Sacred (New York e Londra: Continuum, 2005), p. 15.

3) Girard, Violence and the Sacred , p. 8.

4) Vedi ad esempio Jim Goad, The Redneck Manifesto: How Hillbillies, Hicks, and White Trash Became America’s Scapegoats (New York: Simon and Schuster, 2014).

5) Girard, Violence and the Sacred , p. 13.

69 Girard, Violence and the Sacred , p. 14.

7) Girard, Violence and the Sacred , p. 22.

8) Girard, Violence and the Sacred , p. 16.

9) Girard, Violence and the Sacred , p. 22.

10) Girard, Violence and the Sacred , p. 21.

11) Girard, Violence and the Sacred , p. 23.

 

 

 

 

 

Articolo apparso su Mises Institute, tradotto e pubblicato su gentile concessione del professor Rectenwald.

 

 

 

PER APPROFONDIRE

Abbiamo parlato di

In affiliazione Amazon

Continua a leggere

Civiltà

Il messaggio di mons. Viganò alla protesta di Roma

Pubblicato

il

Da

 

 

Renovatio 21 pubblica il testo del videomessaggio inviato dall’arcivescovo Carlo Maria Viganò alle persone scese in Piazza del Popolo a Roma il 9 Ottobre 2021

 

 

Cari amici,

 

Vi siete riuniti in questo giorno a Roma, in Piazza del Popolo, e in molte altre piazze d’Italia, come centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo manifestano la propria opposizione all’instaurazione di una tirannide globale. Milioni di cittadini di ogni Nazione, nel silenzio assordante dei media, da mesi gridano il proprio «No!» : No alla follia pandemica, No ai lockdown, ai coprifuoco, all’imposizione delle vaccinazioni, No ai passaporti sanitari, ai ricatti di un potere totalitario asservito all’élite.

 

Sono trascorsi quasi due anni dall’inizio di questo incubo planetario. Ci siamo addentrati in un labirinto, passo dopo passo.

 

All’inizio erano le mascherine al chiuso; poi arrivarono i lockdown con le autocertificazioni; poi il coprifuoco… ricordate?

 

Ci hanno impedito di andare in chiesa, di uscire di casa, di lavorare, di andare a scuola, di visitare i nostri cari e addirittura i parenti moribondi in ospedale. Passo dopo passo

Ogni volta, dinanzi ad un abuso che poteva sembrare giustificato dall’emergenza, abbiamo accettato di farci sottrarre un po’ di libertà. Passo dopo passo.

 

Ci hanno impedito di andare in chiesa, di uscire di casa, di lavorare, di andare a scuola, di visitare i nostri cari e addirittura i parenti moribondi in ospedale. Passo dopo passo.

 

A una certa ora della sera, nelle nostre strade, si vedevano solo i rider per le consegne di Amazon e JustEat: nuove vittime del Great Reset, nuovi schiavi del Sistema, assieme a tanti piccoli imprenditori, a proprietari di negozi, bar e ristoranti, costretti al fallimento da norme assurde, illegittime e controproducenti.

 

Senza parlare del tracollo psicologico che ha colpito molti di noi, dai più piccoli ai più anziani: gli uni privati di ogni contatto sociale, gli altri reclusi nelle RSA senza cure, condannati a morire da un protocollo ministeriale.

Passo dopo passo, ci siamo abituati all’idea che un Comitato Tecnico-Scientifico potesse decidere – così almeno ci hanno raccontato – che il virus circolava solo dopo le 18, o che colpiva nei bar gli avventori in piedi e non quelli seduti, che contagiava nelle chiese o nei musei ma non sui treni dei pendolari o sugli autobus pieni di studenti

 

Passo dopo passo, ci siamo abituati all’idea che un Comitato Tecnico-Scientifico potesse decidere – così almeno ci hanno raccontato – che il virus circolava solo dopo le 18, o che colpiva nei bar gli avventori in piedi e non quelli seduti, che contagiava nelle chiese o nei musei ma non sui treni dei pendolari o sugli autobus pieni di studenti.

 

Passo dopo passo, ci hanno fatto credere che un’influenza stagionale come qualsiasi altro Coronavirus potesse uccidere migliaia di persone, senza però dirci che ai medici di base e nei reparti ospedalieri era stato vietato di somministrare cure, aspettando che la malattia si aggravasse.

 

Non ci hanno detto che il COVID, su indicazione dell’autorità sanitaria, doveva essere curato come una malattia polmonare, mentre era di origine circolatoria; non ci hanno detto che erano state proibite le autopsie e che i cadaveri venivano cremati, per impedire di scoprire le cause della malattia e capire come curarla.

 

Ma intanto ci mostravano i camion militari del Generale Figliuolo, carichi di cadaveri; e si guardavano bene dallo spiegare che quei camion contenevano poche bare, accumulate a Bergamo dopo un periodo in cui alle pompe funebri era stato impedito di ritirare le salme e di organizzarne i funerali.

 

Quale impatto, sull’intera popolazione, confinata in casa davanti al televisore, ipnotizzata dal terrorismo mediatico, scientificamente pianificato secondo i più cinici principi della propaganda!

Ma quale impatto, sull’intera popolazione, confinata in casa davanti al televisore, ipnotizzata dal terrorismo mediatico, scientificamente pianificato secondo i più cinici principi della propaganda!

 

Pensate agli anziani, lontani dai loro cari, privati di ogni conforto anche spirituale – era vietato l’accesso anche ai preti per amministrare l’Estrema Unzione! – costretti a subire questo martellamento quotidiano, a veder morire il proprio vicino di letto, ad assistere alla disperazione di persone ancora più sole di loro.

 

Oggi scopriamo che la somministrazione del Propofol, un anestetico che serve per indurre il coma farmacologico, (…)  era prassi comune a tutti gli ospedali, (…) come ha segnalato il dott. Scoglio.

 

In pratica, ci stanno dicendo con la massima tranquillità che lo scorso anno i malati gravi di COVID, prima di essere intubati, venivano sedati con il Propofol, nella consapevolezza che questo ne avrebbe causato la morte. E ce lo dicono in modo così sfrontato, perché evidentemente sono persuasi che nessuno di noi avrà nulla da obiettare, che nessun magistrato aprirà un fascicolo, che nessun giornalista denuncerà questo ennesimo scandalo, che nessun politico oserà criticare il Primo Ministro o il Ministro della Salute.

 

Passo dopo passo, siamo arrivati a vederci costretti, per non perdere il lavoro e per poter svolgere le normali attività, a presentare un documento – il green pass– che certifica lo stato di salute di vaccinati contagiosi e contagiabili e di negativi a tamponi sostanzialmente inaffidabili. Perché, come sapete, il vaccino non protegge dal contagio e i tamponi non garantiscono che il risultato corrisponda alla realtà.

 

E per cosa? Per un’influenza che si poteva curare – e che in molti casi è stata curata con successo documentato, dove lo hanno lasciato fare – ma che doveva essere incurabile, per poter legittimare la sperimentazione dei vaccini in deroga alle norme ordinarie.

 

E sempre in questi giorni – giorni in cui la verità sembra venire sempre più alla luce – apprendiamo dalle dichiarazioni di alcuni medici che i tamponi, sulla base dei quali ci hanno confinato in casa o costretti a ridicole ed estenuanti quarantene; i tamponi che ci hanno imposto per rilevare i casi di positivi da usare per le famose statistiche degli esperti sono inaffidabili.

 

E ce lo dicono oggi, impunemente, dopo aver mandato in rovina l’economia, il tessuto sociale, l’equilibrio psicofisico di un’intera Nazione. Ma se quei tamponi non servono oggi, non servivano nemmeno ieri; e lo dicevano non solo i «complottisti», ma i loro stessi inventori, affermando che non avevano uso diagnostico. Ma siccome oggi occorre delegittimare i tamponi perché costituiscono l’unica alternativa – anche se costosa – all’inoculazione del siero genico sperimentale, ecco che magicamente non sono più attendibili, mentre prima lo erano per legge. Un po’ come il COVID dopo le 18.

 

Ho accennato, poco fa, al labirinto nel quale ci siamo inoltrati. Più precisamente: un labirinto nel quale ci siamo ritrovati seguendo coloro che ci promettevano di uscirne, sapendo benissimo che non ha uscita. Ad ogni passo che abbiamo compiuto addentrandoci nei meandri di questo labirinto, ci siamo allontanati e smarriti.

 

Perché questo è un labirinto. Un groviglio di affermazioni pseudoscientifiche, di contraddizioni logiche, di proclami apodittici, di dogmi proclamati dai nuovi sacerdoti del COVID, dal Sinedrio pandemico. 

Perché questo è un labirinto. Un groviglio di affermazioni pseudoscientifiche, di contraddizioni logiche, di proclami apodittici, di dogmi proclamati dai nuovi sacerdoti del COVID, dal Sinedrio pandemico.

 

Non vi è nulla di consequenziale e di razionale in quello che ci viene detto, ed è proprio nel credere che quanto ci raccontano abbia senso, che ci inoltriamo sempre più nel labirinto.

 

«Vacciniamoci per salvare i fragili e gli anziani che non si possono vaccinare», ci dicevano, mentre vaccinavano i fragili e gli anziani.

 

«Vacciniamoci per poter togliere la mascherina e ricominciare a vivere», e poco dopo scoprivamo che non solo avremmo dovuto portare la mascherina, ma che una dose di siero non era più sufficiente, e nemmeno due, e forse neanche tre.

 

Intanto i fragili e gli anziani muoiono di COVID anche dopo la doppia dose, e se sopravvivono è perché negli ospedali – smentitemi, se ci riuscite – da qualche tempo ai malati di COVID si somministra l’azitromicina, facendola figurare come cura contro i parassiti intestinali ma sapendo benissimo che serve proprio contro il virus. Per non intaccare la credibilità dei vaccini, non certo per la salute dei pazienti.

 

Dobbiamo uscire da questo labirinto, cari amici. Ma non possiamo uscirne limitandoci a protestare contro il green pass, che è solo il più recente strumento di repressione, e certamente non l’ultimo.

 

Certo: il green pass è un’aberrazione giuridica, un odioso ricatto, una prova della pretestuosità dell’allarme pandemico; ma se anche revocassero il green pass, rimarrebbe l’assurdità di considerare mortale un virus curabile che non ha fatto più morti di quelli degli scorsi anni; l’assurdità di portare mascherine che non solo non servono a nulla – per stessa ammissione degli «esperti» – ma che al contrario provocano malattie polmonari gravi e patologie cerebrali; l’assurdità di considerare «vaccino» un farmaco che non serve a dare immunità e che dimostra di avere effetti collaterali così gravi, da superare nei soli pochi mesi di somministrazione i decessi di tutti i vaccini degli ultimi dieci anni; l’assurdità di lasciarci inoculare un farmaco sperimentale che agisce sul nostro DNA, rendendoci organismi geneticamente modificati; l’assurdità di seguire indicazioni e protocolli che paiono scritti da stregoni e non da medici coscienziosi, vista la serie di contrordini ormai giunta al patetico.

 

L’assurdità di confutare seriamente e pacatamente ad affermazioni così scandalose e false da non meritare risposta. Quella di Draghi: «Chi si vaccina si salva, chi non si vaccina muore» è una menzogna; affermare «I vaccinati non muoiono di COVID» è falso, com’è falso affermare che il COVID sia una malattia mortale, dal momento che diventa tale solo se non la si cura.

 

Ed è falso che non ci sono cure, perché quelle cure tanto screditate sono oggi utilizzate proprio dalle autorità europee a scopo preventivo sui profughi afgani che abbiamo accolto qualche settimana fa.

 

È tutto falso. Falsi i dati sui deceduti per COVID. Falsa l’attendibilità dei tamponi. Falsa l’efficacia e la non pericolosità dei vaccini. Falsi i ricoveri nelle terapie intensive. Falsa la «non correlazione» dei «malori improvvisi» che colpiscono i vaccinati. Falsi gli allarmi dei telegiornali, falsi i servizi dei programmi di intrattenimento in cui intervengono i soliti «esperti» e virostar, false le previsioni degli esperti di statistica

È tutto falso. Falsi i dati sui deceduti per COVID. Falsa l’attendibilità dei tamponi. Falsa l’efficacia e la non pericolosità dei vaccini. Falsi i ricoveri nelle terapie intensive. Falsa la «non correlazione» dei «malori improvvisi» che colpiscono i vaccinati. Falsi gli allarmi dei telegiornali, falsi i servizi dei programmi di intrattenimento in cui intervengono i soliti «esperti» e virostar, false le previsioni degli esperti di statistica.

 

Usciamo dal labirinto! Rifiutiamo la narrazione mediatica, magari decidendoci a spegnere il televisore, che oggi si è trasformato in un tabernacolo infernale.

 

Rompiamo il cortocircuito logico di chi pretende il nostro assenso anche quando mente spudoratamente. E per uscire dal labirinto, cari amici, occorre guardare le cose con uno sguardo che non si limiti ai singoli fatti, ma li veda tutti in un quadro più ampio, in cui la pandemia è uno strumento di ingegneria sociale provocato ad arte con lo scopo di portarci proprio al green pass, al controllo totale, alla limitazione delle libertà naturali e costituzionali in nome di un Great Reset che nessuno di noi vuole, che nessuno ci ha mai chiesto di votare, che concentra il potere e le ricchezze nelle mani di un’élite – quella dei «filantrocapitalisti» come Gates e Soros – e che considera il resto dell’umanità come un serbatoio di schiavi e clienti, ai quali dare quel minimo di denaro – creato dal nulla e che grava come debito proprio su di loro – che serve a permettere loro di comprare i beni che questa élite produce; beni prodotti con manodopera a basso costo, ben inteso, costretta a tutto pur di sopravvivere. Mentre si prepara a venderci anche l’aria, l’acqua e la luce del sole, magari col pretesto dell’emergenza green e sotto la spinta dei ridicoli Fridays for Future di Greta Thunberg.

 

Usciamo dal labirinto, riconoscendo che vi è un problema di autorità: autorità civile che non persegue il bene comune dei cittadini, e autorità religiosa che non solo ha smesso di occuparsi della salvezza eterna dei fedeli, ma li consegna nelle fauci di un drago infernale.

 

Usciamo dal labirinto imparando a usare il giudizio critico, a non farci ingannare da chi ha un curriculum di tali abusi, menzogne e crimini, da non lasciar supporre che si comporterà diversamente con noi.

 

Usciamo dal labirinto comprendendo che è in atto una guerra mondiale, combattuta non con armi reali, ma con armi non convenzionali, come la censura delle informazioni, l’asservimento dei medici, la complicità di politici, magistrati e forze dell’ordine

Usciamo dal labirinto comprendendo che è in atto una guerra mondiale, combattuta non con armi reali, ma con armi non convenzionali, come la censura delle informazioni, l’asservimento dei medici, la complicità di politici, magistrati e forze dell’ordine; una guerra che lascia sul suo cammino vittime innocenti, che distrugge la società, che colpisce le persone nell’anima prima ancora che nel corpo, che è stata dichiarata contro tutto quello che richiama la nostra Civiltà, la nostra cultura, la nostra Fede, i nostri valori. Una guerra tra Luce e tenebre, tra Bene e male.

 

A costoro non importa nulla della nostra salute, come non importa di preservare l’ambiente o di promuovere la pace: secondo alcuni – come il il ministro Cingolani – più della metà di noi esseri umani dovrebbe scomparire, perché siamo dei parassiti per il pianeta.

 

Ed è proprio chi teorizza il depopolamento del pianeta ricorrendo ai nuovi vaccini, all’aborto, all’eutanasia e alla sterilizzazione di massa, che guarda caso si propone come benefico filantropo e distribuisce dei vaccini efficaci proprio per questo scopo.

 

E tutti coloro che a vario titolo si sono venduti a questi «filantropi» ci chiedono di «credere nella scienza» (oggi per il COVID, domani per il surriscaldamento globale), rinunciando alla ragione in nome di un assenso fideistico che sconfina nel suicidio.

 

Usciamo dal labirinto! Non possiamo vincere una partita, quando le regole possono in qualsiasi momento essere stravolte dal nostro avversario.

 

Dobbiamo riconoscere che, se siamo giunti a questo punto, lo dobbiamo in gran parte alla nostra infedeltà, all’aver lasciato che altri decidessero al posto di Dio cosa è giusto e cosa non lo è, all’aver consentito che in nome della tolleranza si permettesse la violazione della legge naturale e la degenerazione della morale cristiana, l’omicidio dei bambini nel ventre materno, l’uccisione dei malati e degli anziani, e la corruzione dei bambini e dei giovani.

 

Quanto avviene oggi è il frutto avvelenato di decenni di dissoluzione, di ribellione alla Legge del Signore, di peccati e vizi che gridano vendetta al cospetto di Dio. La Provvidenza ci mostra come può diventare il mondo, quando abbandona la Signoria di Gesù Cristo e si pone sotto la schiavitù di Satana

Quanto avviene oggi è il frutto avvelenato di decenni di dissoluzione, di ribellione alla Legge del Signore, di peccati e vizi che gridano vendetta al cospetto di Dio. La Provvidenza ci mostra come può diventare il mondo, quando abbandona la Signoria di Gesù Cristo e si pone sotto la schiavitù di Satana.

 

Le mie non sono parole apocalittiche – come qualcuno sostiene – ma un severo monito, come Pastore, a tornare a Dio, a riconoscere che dove non regnano Cristo Re e Maria Regina, impera la crudele e spietata tirannide del demonio, che promette fratellanza universale, mentre vuole solo la vostra distruzione in terra e la vostra dannazione eterna.

 

Gesù Cristo è Re e Signore della Storia, nelle Sue mani sono le sorti e i destini di ciascuno di noi, degli Stati e della Santa Chiesa.  Egli non permetterà che soccombiamo dinanzi all’assalto del nemico del genere umano.

 

Ritornate, ritorniamo tutti a Lui, con la fiducia del figliuol prodigo che chiede umilmente al padre di perdonarlo e di riaccoglierlo nella sua casa.

 

Ritorniamo ad essere Cristiani, fieri della nostra Fede e della civiltà che la Religione ha edificato nel corso di duemila anni di Storia.

 

Ritorniamo a difendere nell’impegno civile e politico quei valori non negoziabili che oggi vediamo negati e conculcati. Ma soprattutto – vi prego, vi scongiuro – ritorniamo a vivere nella Grazia di Dio, a frequentare i Sacramenti, a praticare le virtù, ad essere Cristiani coerenti con le promesse del Battesimo, autentici testimoni di Cristo.

Disobbedienza civile, coordinamento delle azioni di protesta, contatti con i movimenti di altri Stati, unione in un’alleanza antiglobalista che assicuri aiuto e supporto contro le autorità asservite al Sistema 

 

Per uscire dal labirinto, occorre ripercorrere a ritroso il cammino intrapreso: il nostro «filo di Arianna» è la difesa della famiglia, del tessuto sociale e religioso della Nazione, della nostra cultura che è ineludibilmente cristiana, cattolica e romana.

 

Noi Italiani non siamo razzisti! In nome della Carità che nel corso dei secoli ha rappresentato uno dei vanti dell’Europa cristiana, possiamo accogliere chi è perseguitato e proscritto dal proprio Paese, ma non possiamo renderci responsabili dello sfruttamento di milioni di migranti, sotto il pretesto dell’accoglienza. Sappiamo che la loro immigrazione in Europa è stata pianificata dall’élite per distruggere la nostra identità civile, culturale e religiosa; serve all’élite per creare caos sociale, per immettere manodopera sottopagata, per fomentare guerre tra poveri e per privare dei loro giovani i Paesi dai quali provengono.

 

Per uscire dal labirinto, dobbiamo resistere con coraggio e fermezza, come seppero opporsi alle dittature del secolo scorso i nostri padri. Disobbedienza civile, coordinamento delle azioni di protesta, contatti con i movimenti di altri Stati, unione in un’alleanza antiglobalista che assicuri aiuto e supporto contro le autorità asservite al Sistema. Una resistenza serena, nutrita dalla consapevolezza che il mondo prospettato dal Great Reset non è il nostro mondo, poiché fondato su un’ideologia di morte, su un pensiero antiumano e anticristico, e che si regge solo sulla forza delle armi o sul ricatto verso chi non può ribellarsi.

 

Dimenticano, questi sciagurati servi del Nuovo Ordine, che la loro è un’utopia, anzi una distopia infernale, che ripugna a tutti noi proprio perché non considera che non siamo fatti di circuiti elettromagnetici, ma di carne e sangue, di passioni, di affetti, di gesti di eroismo e di generosità.

Una resistenza serena, nutrita dalla consapevolezza che il mondo prospettato dal Great Reset non è il nostro mondo, poiché fondato su un’ideologia di morte, su un pensiero antiumano e anticristico, e che si regge solo sulla forza delle armi o sul ricatto verso chi non può ribellarsi

 

Perché siamo umani, fatti a immagine e somiglianza di Dio, dotati di intelligenza e libera volontà. Ma questo, i demoni non possono comprenderlo: per questo falliranno miseramente.

 

E perché questo giorno in cui manifestate pubblicamente e con coraggio la vostra opposizione all’incombente tirannide non rimanga sterile e privo di luce soprannaturale, vi invito tutti a recitare con me le parole che il Signore ci ha insegnato.

 

Facciamolo con fervore, con slancio di carità, invocando la protezione di Nostro Signore e della Sua Santissima Madre su noi tutti, sulle nostre famiglie, sulla nostra Patria e sul mondo intero

 

Padre nostro, che sei nei cieli…

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

Continua a leggere

Civiltà

Il politicamente corretto e l’emergere della tirannia COVID

Pubblicato

il

Da

 

 

Segni di incipienti impulsi totalitari sono stati evidenti fin dall’ascesa del politicamente corretto. (1)

 

Eppure, gli avvertimenti di coloro che hanno visto il carattere della cultura della «social justice» [termine ora usato per gli individui che promuovono punti di vista socialmente progressisti, di sinistra e liberali, inclusi femminismo, diritti civili, diritti di gay e transgender, politica dell’identità e multiculturalismo, ndr] contemporanea sono rimasti in gran parte inascoltati.

 

Tuttavia, anche prima di degenerare nel «woke» [ideologia basata sulla razza che insiste sull’oppressione dei non-bianchi, ndr], la cultura della social justice portava i semi del declino della civiltà e il sorgere simultaneo della tirannia sociale e politica.

 

L’arma della fragilità per lo più finta da parte dei totalitari snowflake è stato schierato per abrogare i diritti di coloro ritenuti offensivi, dannosi e persino «pericolosi». Ha anche dimostrato un «discorso paralogistico» o «discorso che è fuori dal contatto con la realtà, che implica premesse e conclusioni illogiche, fallaci, ingiustificate». (2)  Tale pensiero è caratteristico dell’isteria sociale. (3)

 

Questo armamento si è intensificato, facendo germogliare la «cancel culture», i germogli da cui da allora sono sbocciate le purghe neo-staliniste.

 

Il relativismo, il soggettivismo e l’antioggettività della teoria postmoderna, così come la priorità che attribuisce al linguaggio, sono stati imbrigliati dagli attivisti per la giustizia sociale e dai loro seguaci e portati a fini politici

Come ho sottolineato per primo, la social justice equivale al «postmodernismo pratico». (4) Il relativismo, il soggettivismo e l’antioggettività della teoria postmoderna, così come la priorità che attribuisce al linguaggio, sono stati imbrigliati dagli attivisti per la giustizia sociale e dai loro seguaci e portati a fini politici.

 

L’ideologia della giustizia sociale afferma che le «narrazioni», la «mia verità» e il linguaggio prevalgono o producono la realtà. In termini di ideologia transgender, ciò significa che dichiarare il proprio genere, o la mera (ri)denominazione, sostituisce e annulla la biologia. In termini di teoria critica della razza e del movimento Black Lives Matter, significa che le storie personali di oppressione sovrascrivono prove, statistiche e l’arco della storia.

 

Dato che gli appelli a criteri oggettivi sono banditi, quando sostenuti dal potere richiesto, tali affermazioni sono necessariamente autoritarie. Senza criteri oggettivi, non esiste corte d’appello se non quella di potere, e quindi tali «verità» sono ritenute incontrovertibili. (5)

 

Le ramificazioni legali del postmodernismo pratico sono state niente meno che sorprendenti.

 

Le politiche della cosiddetta diversità, equità e inclusione (DEI) hanno accelerato il già prevalente movimento ascendente delle persone non qualificate, coloro che hanno raggiunto posizioni importanti grazie all’azione affermativa e all’adesione all’ideologia politica.

 

L’ideologia della giustizia sociale afferma che le «narrazioni», la «mia verità» e il linguaggio prevalgono o producono la realtà. In termini di ideologia transgender, ciò significa che dichiarare il proprio genere sostituisce e annulla la biologia. In termini di Teoria Critica della Razza e del movimento Black Lives Matter, significa che le storie personali di oppressione sovrascrivono prove, statistiche e l’arco della storia

DEI (o DIE) si è metastatizzato in tutta la cultura in generale, con segni della mobilità verso l’alto dei non qualificati visti nel governo , nel mondo accademico e nel mondo aziendale. Su Twitter, agli account di attivisti insignificanti e di sinistra altrimenti incompiuta viene concesso il segno di spunta blu ufficiale di autorità e importanza.

 

Storicamente, il movimento ascendente dei non qualificati è stato foriero di un crescente autoritarismo; i non qualificati favoriscono l’autoritarismo, che protegge il loro status immeritato, e l’autoritarismo seleziona i non qualificati, che diventano accaniti lealisti del regime autoritario. (6) Pertanto, il movimento verso l’alto del non qualificato dovrebbe essere preso come un segno rivelatore.

 

Il regime COVID ha esteso e approfondito la crisi epistemica inaugurata dal postmodernismo e dal postmodernismo pratico

Il regime COVID ha esteso e approfondito la crisi epistemica inaugurata dal postmodernismo e dal postmodernismo pratico.

 

Il discorso paralogistico è ora penetrato nella «scienza», che si è trasformata in una serie di non sequitur sostenuti dalla forza. La scienza è diventata postmoderna, dimostrando l’affermazione del sociologo della scienza Bruno Latour: nel mondo postmoderno, i fatti scientifici sono semplicemente affermazioni socialmente costruite che diventano «troppo costose» da rovesciare. (7)

 

La scienza è ora una mossa del potere che si basa sull’iscrizione di «alleati» in un processo di affermazioni a «scatola nera». I fatti sono semplicemente «scatole nere» che diventano resistenti all’apertura. Tale resistenza deriva dal numero e dalla forza di altri fatti e alleati – altri scienziati, uomini d’affari, media, ecc. – che gli scienziati possono collegare alle proprie affermazioni, creando scatole nere che diventano troppo difficili da aprire. La forza di un fatto è il risultato della rete sociale che si crea nel processo di rivendicazione. (8)

 

Il regime COVID è la «scienza in azione» postmoderna, per citare Latour. Non si è mai trattato di scienza legittima o di salute pubblica. Altrimenti, i rimedi noti per il COVID-19 e i pericoli dei vaccini non sarebbero mai stati soppressi.

 

Il regime COVID è la «scienza in azione» postmoderna, per citare Latour. Non si è mai trattato di scienza legittima o di salute pubblica. Altrimenti, i rimedi noti per il COVID-19 e i pericoli dei vaccini non sarebbero mai stati soppressi.

La wokeness ha posto le basi per la tirannia COVID in piena regola: i locdown, le mascherine o e ora la demonizzazione dei non vaccinati e l’istituzione del passaporto vaccinale. L’arma della fragilità da parte dei totalitari snowflake  è stato esteso e amplificato dal regime COVID, che interpreta tutti coloro che si oppongono come «estremisti domestici violenti». I non vaccinati sono le nuove «persone pericolose», reprobi che dovrebbero essere rinchiusi, messi in quarantena e, secondo alcuni, fucilati.

 

Gli entusiasti woke del COVID hanno dimostrato di essere le stesse persone e le due preoccupazioni sono convergenti ad ogni angolo. Ad esempio, il regime COVID è venuto in difesa del movimento Black Lives Matter quando oltre milleduecento funzionari sanitari hanno firmato una lettera aperta in difesa delle proteste BLM, sostenendo che poiché, come il COVID, il suprematismo bianco  rappresenta un grande pericolo per la salute pubblica, le proteste BLM dovrebbero continuare indisturbate.

 

Come inconsapevoli fanti di Big Pharma e agenti dello Stato, i «membri» di Antifa hanno molestato e sparato ai manifestanti antivaccini.

 

Come inconsapevoli fanti di Big Pharma e agenti dello Stato, i «membri» di Antifa hanno molestato e sparato ai manifestanti antivaccini.

Nel frattempo, l’American Civil Liberties Union, ora completamente woke, ha taciuto sulla cultura della cancellazione delle libertà civili di coloro che non sono di sinistra. Recentemente, l’organizzazione ha sostenuto che «lontano dal compromettere le libertà civili, il vaccino impone in realtà  ulteriori  libertà civili» (enfasi nell’originale). Alla faccia del significato di «libertà civili» e della difesa dell’autonomia corporea da parte dell’ACLU.

 

Come molte corporazioni e associazioni di categoria, anche la National Football League si è diventata woke . L’organizzazione richiede che i suoi giocatori siano vaccinati o comunque isolati e penalizzati. E recentemente ha annullato la performance per l’inno nazionale del vincitore del Grammy Award Vittoria Boyd per il suo rifiuto, per motivi religiosi, dei vaccini COVID, nonostante il fatto che il cantante sarebbe stato centinaia di iarde da chiunque sul campo.

 

L’elenco delle connessioni woke-COVID potrebbe continuare all’infinito.

Il totalitarismo COVID comporta l’inversione postmoderna della realtà e della morale. I vaccinati ora devono essere protetti dai non vaccinati, anche se il vaccino avrebbe dovuto fornire quella protezione. Ora è «morale» pretendere che gli altri facciano iniezioni contro la loro volontà ed è “immorale” resistere a tali richieste.

 

Il totalitarismo COVID comporta l’inversione postmoderna della realtà e della morale. I vaccinati ora devono essere protetti dai non vaccinati, anche se il vaccino avrebbe dovuto fornire quella protezione. Ora è «morale» pretendere che gli altri facciano iniezioni contro la loro volontà ed è “immorale” resistere a tali richieste.

 

Il regime COVID coinvolge la scienza postmoderna pratica. «La scienza» è tutto ciò che le autorità affermano essere vero, e tutte le altre indagini scientifiche sono bandite in anticipo. Coloro che sono impegnati in aperte indagini e dibattiti scientifici vengono ridicolizzati e respinti a priori, e la loro reputazione distrutta.

 

Come l’assemblea dei teorici postmoderni, il regime COVID è una convenzione di ciarlatani. Lord Fauci rilascia dichiarazioni ex cathedra, nonostante la loro contraddizione con gli standard epidemiologici accettati e con le sue dichiarazioni precedenti, mentre l’establishment medico e i media vanno avanti nel viaggio.

 

Il regime COVID  è un consenso di isterici postmoderni. I compiacenti osservano rituali superstiziosi e rivolgono il loro sdegno ai non vaccinati piuttosto che alle autorità responsabili della loro follia.

Il regime COVID  è un consenso di isterici postmoderni. I compiacenti osservano rituali superstiziosi e rivolgono il loro sdegno ai non vaccinati piuttosto che alle autorità responsabili della loro follia.

 

Tutto ciò si aggiunge alla continua eliminazione dei diritti individuali e al potere crescente di uno stato burocratico delirante.

 

Solo una svolta post-postmoderna può portare al rovesciamento del totalitarismo COVID.

 

La marea deve volgere contro il consenso pratico postmoderno, portando a un ripristino della competenza sulla promozione del non qualificato, al ristabilimento della scienza legittima, a un rinnovato rispetto per il valore della verità e alla successiva eliminazione dell’autoritarismo dalla sfera pubblica.

 

In breve, richiederà la completa ricostruzione dell’ordine sociale.

 

 

Michael Rectenwald

 

 

NOTE

 

1) Michael Rectenwald, “Why Political Correctness Is Incorrect,” International Business Times, 22 novembre 2020, https://www.ibtimes.com/why-political-correctness-incorrect-2645346.

2)Andrew M. Łobaczewski, Political Ponerology: The Science of Evil, Psychopathy, and the Origins of Totalitarianism, rev. ed., ed. Harrison Koehli (Otto, NC: Red Pill Press), in uscita, p. 87n173. (I numeri di pagina possono essere soggetti a cambiamento)

3)Andrew M. Łobaczewski, Political Ponerology, p. 87.

4) Michael Rectenwald, Springtime for Snowflakes: «Social Justice» and Its Postmodern Parentage: A Memoir (Nashville, TN: New English Review Press, 2018), pp. xii, e 114–15.

5) Michael Rectenwald, «Why Postmodernism Is Incompatible with a Politics of Liberty», Mises Wire, 5 aprile 2021. https://mises.org/wire/why-postmodernism-incompatible-politics-liberty.

6) Łobaczewski, Political Ponerology, p. 72.

7) Bruno Latour and Steve Woolgar, Laboratory Life: The Construction of Scientific Facts (Princeton, NJ: Princeton University Press, 2006), p. 243.

8) Bruno Latour, Science in Action: How to Follow Scientists and Engineers through Society (Cambridge, MA: Harvard University Press, 2015).

 

 

Articolo apparso su Mises Institute, tradotto e pubblicato su gentile concessione del professor Rectenwald.

 

 

Continua a leggere

Civiltà

Equinozio, magia eterna

Pubblicato

il

Da

 

 

Oggi è l’equinozio di autunno.

 

Tutti sappiamo cos’è: il giorno in cui la durata della notte coincide con quella del giorno.

 

Tecnicamente, equinozio è l’istante nel tempo in cui il piano dell’equatore terrestre passa attraverso il centro geometrico del disco solare.Ciò si verifica due volte all’anno, intorno al 20 marzo e al 23 settembre. In altre parole, è il momento in cui il centro visibile del Sole è direttamente sopra l’equatore.

 

L’equinozio è un allineamento della Terra con l’astro che le dà la vita. Forse per questo da sempre varie religioni hanno considerato l’equinozio come una data di festa – perfino la laica Repubblica Francese, creata e portata avanti dalla massoneria come altre repubbliche europee, la vuole come festività nazionale.

 

Tutto il mondo dell’esoterismo e della magia freme nelle ore dell’equinozio. The Equinox era la rivista di occultismo pubblicata dal padre del neopaganesimo magico e del satanismo moderno Aleister Crowley.

 

C’è tuttavia una vera magia che vale la pena di ricordare: la precessione degli equinozi. Concetto non facilissimo da afferrare, tanto che chi scrive una volta ne chiese conto ad una laureanda in  Astronomia, che fece scena muta.

C’è una vera magia che vale la pena di ricordare: la precessione degli equinozi

 

 

La precessione è il lento ed inesorabile cambiamento di  l’orientamento dell’asse di rotazione terrestre rispetto alle costellazioni.

 

La precessione (cioè rotazione dell’asse attorno alla perpendicolare: immaginate una trottola) avviene per la forma non perfettamente sferica del pianeta e per l’intervento gravitazionale della Luna e del Sole.

 

Il moto completo della precessione è di 25.772 anni circa. In gergo, si chiama suggestivamente «anno platonico». Platone aveva infatti definito nel suo dialogo Timeo il periodo di ritorno del cielo alla sua posizione iniziale come «anno perfetto».

 

In questi quasi 26 millenni si avvicendano quindi le diverse ere astrologiche, e conseguentemente, cambia la stella polare: tra circa 13.000 anni a indicare il Nord  sarà Vega e non Polaris, cioè quella che a questa altezza dell’anno platonico chiamiamo « Stella Polare».

Il moto completo della precessione è di 25.772 anni circa. In gergo, si chiama suggestivamente «anno platonico»

 

In pratica, con il tempo l’asse della Terra (chiamato anche punto vernale, punto d’Ariete o punto Gamma) punti verso verso diverse costellazioni. Ciò ha creato l’idea che il mondo attraversi varie ere astrologiche.

 

L’era astrologica, o era zodiacale, è la suddivisione che il pensiero magico ha dato alla storia del mondo. Essa si compone di dodici eoni, che collimano perfettamente con i dodici segni dello Zodiaco, ciascuno dei quali della durata di 2160 anni.

 

Il punto vernale – che è la congiunzione dell’asse del pianeta con il Sole che avviene nel giorno dell’equinozio di primavera – circa 2100 anni fa, puntava la  costellazione dell’Ariete. In seguito con il passare dei secoli, la precessione, lo ha man mano spostato verso la costellazione dei Pesci (qui abbondano i riferimenti degli astrologi all’ascesa del Cristianesimo); secondo alcuni saremmo ora all’alba, dell’era astrologica successiva, la celeberrima Era dell’Acquario, popolarizzata dalla canzone del musical Hair. Sulla sua partenza le fonti sono discordi: taluni dicono che sarebbe scoccata proprio nel dicembre del fatale anno 2020, altri sostengono che sarebbe partita nel marzo di quest’anno.

 

Qui tuttavia si innesta la vera magia della storia degli equinozi.

Con il tempo l’asse della Terra punti verso verso diverse costellazioni. Ciò ha creato l’idea che il mondo attraversi varie ere astrologiche

 

La scoperta della precessione è dibattuta: babilonesi, egizi, cinesi… molti hanno trovato vaghe tracce di una possibile comprensione del fenomeno dei popoli antichi.

 

Tuttavia, qualcuno parla di una scoperta molto precedente, risalente addirittura al Neolitico. E con implicazioni di mistero totale.

 

Giorgio de Santillana, un fisico ebreo romano che fuggì dal fascismo riparando in USA (dove insegnò storia della scienza al MIT di Boston) pubblicò nel 1969 uno strano libro dal titolo assai poetico, Il mulino di Amleto. (Il libro, compilato con la scienziata Hertha von Dechend, è pubblicato ancora oggi in Italia dall’ineffabile editore Adelphi…)

 

L’idea alla base del volume si attirò critiche severe da parte della comunità scientifica.

 

Santillana sostiene che la conoscenza della precessione degli equinozi e delle ere astrologiche era conosciuta sin dai tempi di una non precisata civiltà megalitica capace di «insospettabile sofisticazione».

Santillana sostiene che la conoscenza della precessione degli equinozi e delle ere astrologiche era conosciuta sin dai tempi di una non precisata civiltà megalitica capace di «insospettabile sofisticazione»

 

La conoscenza della precessione e del susseguirsi delle ere zodiacali sarebbe stato quindi incapsulato nelle mitologie umane, di modo da far arrivare il messaggio sino a noi. Questi misteriosi antichi avrebbero inserito la realtà del fenomeno astronomico in particolare  sotto forma di una storia relativa a una macina e a un giovane protagonista (il mulino di Amleto che dà il titolo del libro, e un riferimento alla figura mitologica nordica Amlóða che compare nel racconto epico islandese Edda e che avrebbe poi ispirato Guglielmo Shakespeare nella creazione dell’eroe della sua tragedia più famosa).

 

Il libro ricostruisce il mito di un «mulino celeste» che ruota attorno al Polo e macina il sale e la terra del mondo, ed è associato ad un vortice.

 

La macina che cade dalla sua struttura rappresenta il passaggio della stella polare di un’epoca (simboleggiata da un sovrano o un re di qualche tipo) ad una nuova (simboleggiata dal rovesciamento del vecchio re dell’autorità e il potenziamento del nuovo).

 

Secondo gli autori questi «miti del mulino» sarebbe presenti in varie mitologie mondiali, come si evincerebbe da  « oggetti cosmografici di molte epoche e climi (…) Saxo Grammaticus, Snorri Sturluson (…) Firdausi, Platone, Plutarco, il Kalevala, Mahabharata, e Gilgamesh, per non dimenticare l’Africa, le Americhe e l’Oceania».

 

«Possiamo quindi vedere come tanti miti, all’apparenza fantastici e arbitrari, di cui il racconto greco dell’Argonauta è una progenie tardiva, possano fornire una terminologia di motivi immaginali, una sorta di codice che sta cominciando a essere decifrato» scrive Santillana in un precedente libro del 1961, Le origini del pensiero scientifico.

 

«Possiamo quindi vedere come tanti miti, all’apparenza fantastici e arbitrari (…) possano fornire una terminologia di motivi immaginali, una sorta di codice che sta cominciando a essere decifrato»

Tale codice segreto, scrive lo studioso, «aveva lo scopo di consentire a coloro che sapevano (A) di determinare inequivocabilmente la posizione di determinati pianeti rispetto alla terra, al firmamento e l’uno all’altro; (B) di presentare quale conoscenza ci fosse del tessuto del mondo nella forma di racconti su “come è iniziato il mondo”».

 

Le implicazioni di questo pensiero sono immense. C’è un’intelligenza superiore, che giace sotto la storia?

 

Immaginate lo shock per il Progressismo, l’idea che eravamo delle scimmie, poi dei bruti, e poi via via ci siamo «civilizzati» fino ai viaggi spaziali, i vaccini mRNA e i matrimoni gay. E se, invece, vi fossero state delle civiltà precedenti che avevano capito molto più di quanto siamo in grado di capire noi?

 

Le implicazioni di questo pensiero sono immense. C’è un’intelligenza superiore, che giace sotto la storia? E se la storia umana potesse quindi essere una forma di involuzione (una caduta, in termini religiosi…) invece di un luminoso sentiero verso un futuro sempre migliore, sempre più giusto ed intelligente?

E se la storia umana potesse quindi essere una forma di involuzione (una caduta, in termini religiosi…) invece di un luminoso sentiero verso un futuro sempre migliore, sempre più giusto ed intelligente?

 

E se tutto quello che sappiamo della storia, quindi, fosse falso? Se invece che guardare i nostri antenati dall’alto verso il basso, la situazione si rovesciasse?

 

Ancora: e se non avessimo neppure iniziato a decifrare le tracce che gli antichi ci hanno lasciato? Se la saggezza di cui disponiamo oggi non fosse nemmeno una frazione di quella di cui disponeva chi è venuto prima di noi?

 

Il pensiero progressista – cioè, l’incarnazione moderna dell’illuminismo massonico che ci ha dato le rivoluzioni degli ultimi secoli – non può tollerare in alcun modo un simile pensiero.

 

Ecco perché all’epoca il volume fu stroncato come «non serio», «amatoriale nel senso peggiore possibile» e quindi, di fatto, dimenticato, relegato allo scaffale delle bizzarrie. Esso poteva rappresentare un esercizio di mitologia comparata, al massimo, o di archeoastronomia, lo studio di come nelle passate epoche era osservato il cielo.

 

Per quanto l’accademia rigettasse il libro, l’idea continuava a vivere in libri come nel fortunatissimo saggio di pseudoarcheologia Impronte degli dei del giornalista Graham Hancock, dove si parla di questa sapiente civiltà scomparsa dopo un cataclisma, esattamente come quella di cui parla lo stesso Platone sempre nel Timeo e nel Crizia – Atlantide.

 

Il pensiero progressista – cioè, l’incarnazione moderna dell’illuminismo massonico che ci ha dato le rivoluzioni degli ultimi secoli – non può tollerare in alcun modo un simile pensiero

Scienziati ed intellettuali ridono di libri come questo – come ridevano di Donald Trump, diciamo.

 

Poi capita di leggere che, sì, in effetti l’allineamento perfetto delle Piramidi di Giza sarebbe dovuto proprio… all’equinozio d’autunno.

 

«Nel corso degli anni, gli esperti hanno proposto una serie di teorie per spiegare come gli antichi egizi costruissero le piramidi. Alcuni hanno ipotizzato di aver usato le costellazioni, mentre altri credono facessero affidamento sul sole» scrive la Smithsonian Magazine, che introduce il lavoro dell’archeologo Glen Dash. La rivista è serioso organo dello Smithsonian Institute, rispettabile ente di ricerca con annesso un notissimo museo a Washington D.C. e altri 19 musei, cosa che difatto rende lo Smithsonian il più grande gruppo museale al mondo.

 

«Nel suo articolo, Dash suggerisce che gli antichi egizi usassero effettivamente il sole per allineare le piramidi, ma in particolare il giorno dell’equinozio d’autunno» scrive la rivista.

 

«Per dimostrare la sua teoria, Dash ha piantato un’asta per tracciare il movimento del sole il 22 settembre 2016, il giorno dell’equinozio d’autunno (…) ha segnato la posizione dell’ombra della verga durante il giorno, formando una curva. Alla fine della giornata, ha avvolto un pezzo di spago attorno al palo e lo ha usato per segnare un arco che intercettava due punti della curva. Quando viene tracciata una linea retta, è quasi perfettamente puntata da est a ovest, con una leggera rotazione in senso antiorario, proprio come l’allineamento delle tre piramidi più grandi dell’Egitto».

 

Da qui si potrebbe aprire la storia della «Teoria della Correlazione di Orione».

 

L’idea – discussa in egittologia come teoria di frangia dal 1989 e popolarizzata dal film Stargate – ritiene che vi sia una correlazione tra la posizione delle tre piramidi di Giza e la Cintura di Orione della costellazione di Orione, e che questa correlazione fosse intesa come tale dai costruttori originali del complesso piramidale di Giza.

 

Le stelle di Orione erano associate a Osiride , il dio egizio  della rinascita e dell’aldilà. Accanto alle piramidi, sappiamo esserci un altro enigmatico monumento, la sfinge: un leone con la testa di donna. Ebbene,  secondo alcuni calcoli astronomici, l’era zodiacale della costruzione delle piramide era quella del Leone…

 

A noi non resta che far notare: quanta magia, in questo mondo. Quanta profondità, quanto significato hanno le sue storie. E che eterno mistero può nascondersi dietro ad un giorno qualsiasi, un giorno come oggi, equinozio d’autunno 2021.

Anche qui, un messaggio cifrato, incastonato in una mitologia antichissima.

 

Lasciamo i soloni ridere, e gli appassionati affondare nella letteratura sull’argomento.

 

A noi non resta che far notare: quanta magia, in questo mondo. Quanta profondità, quanto significato hanno le sue storie.

 

E che eterno mistero può nascondersi dietro ad un giorno qualsiasi, un giorno come oggi, equinozio d’autunno 2021.

 

 

 

PER APPROFONDIRE

Abbiamo parlato di


In affiliazione Amazon

Immagine di Thvg via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)

Continua a leggere

Più popolari