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Necrocultura

Il principe Enrico all’ONU fa un discorso a favore dell’aborto: un classico degli Windsor, vera famiglia della Morte

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Il membro della famiglia reale britannica, il principe Enrico il Duca del Sussex, ha tenuto un discorso alle Nazioni Unite a New York lunedì per commemorare il cosiddetto Mandela Day.

 

Sul perché le Nazioni Unite facciano parlare il reale caduto in disgrazia (a causa dei dissidi tra la moglie talmente commoner da essere addirittura americana e la real casa) non abbiamo spiegazioni plausibili.

 

Il principe, noto per i suoi travestimenti carnevaleschi da gerarca nazista e per i dubbi sul suo padre biologico, ha divagato per una serie di temi politicamente corretti oppornusticamente rilanciati dallo scranno del Palazzo di vetro. Ecco che il principino parla di democrazia (senza che nessuno noti il controsenso), di cambiamento climatico, di disuguaglianza (ricordiamo: è sempre un principe a parlare) e di persone «vulnerabili» deluse dal sistema.

 

La persona e l’eredità di Nelson Mandela sono stati utilizzati da sua altezza il marito di Megan per rafforzare i suoi frusti e noiosi punti di discussione goscisti.

 

Quaggiù siamo impressionati che si citi il principale avversario dell’apartheid quando ne è stato globalmente istituita una – l’apartheid biotica – mille volte più infame, anche nel Regno Unito dell’Enrico, e pure nella California dove si è trasferito con la turbolenta consorte. Non ci risulta che i due abbiano detto nulla a riguardo.

 

Il Duca Enrico ha quindi dichiarato che bisogna «ascoltare il consiglio che Mandela una volta ha dato a suo figlio, di non rinunciare mai alla battaglia anche nell’ora più buia».

 

Pare chiaro che la battaglia nell’ora più buia, per il reale britannico, sia rappresentata dall’accesso all’aborto messo in discussione dalla Corte Suprema USA e dal cambiamento climatico.

 

Circa a metà del discorso, il roscio Duca ha rivelato il vero cuore delle sue intenzioni e come intendeva usare l’eredità di Mandela per promuovere la sua agenda.

 

In circa 40 secondi è passato da «una pandemia che continua a devastare» il mondo, a «i cambiamenti climatici che devastano il nostro pianeta” e, infine, il “ritorno dei diritti costituzionali» negli Stati Uniti che costituisce «un assalto globale al democrazia».

 

Con questo, il rosso sta ovviamente sottolineando il ribaltamento della sentenza Roe v. Wade, con cui la Corte Suprema americana ha tolto all’uccisione dei feti la copertura costituzionale.

 

Insomma, il principino propala Cultura della Morte, dall’alto del Palazzo dell’ONU.

 

Solo chi non conosce veramente la famiglia britannica si può stupire.

 

Nel 1967, fu sua nonna, la regina Elisabetta che diede l’«assenso reale» all’Abortion Act che approvava l’aborto in Inghilterra fino alla 28ª settimana di gestazione.

 

Da allora, il Regno degli Windsor ha trucidato oltre 10 milioni di bambini non nati.

 

Bisogna, ulteriormente ricordare suo marito il principe Filippo, nonno dell’Enrico, morto da poco. Iniziato alla Massoneria nel 1952, onorando una promessa fatta al defunto re, si dice che non fosse un libero muratore davvero devoto per quanto riguarda la sua partecipazione, tuttavia, la sua visione del mondo rifletteva ciò che i massoni hanno creduto a lungo.

 

La Massoneria offre una «religione naturalistica e universale», vale a dire una visione del mondo che consente un Creatore divino, ma che poi vede il mondo attraverso una lente più naturalista o materialista. Questo tipo di visione del mondo facilita un tipo di panteismo naturale in cui non esiste una chiara distinzione tra il valore di una persona umana e il mondo naturale.

 

Da questa radice filosofica possiamo cominciare a comprendere come negli anni Sessanta e Settanta il principe Filippo iniziò a esternare il suo ardore nei confronti del «problema ambientale».

 

Nel 1972 il Filippo parlò della sua preoccupazione per una «catastrofe» all’orizzonte, causata, diceva da «sovrappopolazione, inquinamento ambientale» e altro ancora.

 

Quindi, nel 1988, il Filippo rilasciò la famosa dichiarazione sulla reincarnazione, dicendo che una volta morto avrebbe desiderato tornare sulla terra incarnato in un «virus mortale per contribuire a risolvere la sovrappopolazione».

 

Tali tendenze antiumane, evidenti nei discorsi di Filippo e nelle attività della Regina Elisabetta, sono state trasmesse geneticamente alla discendenza.

 

Carlo, il principe di Galles, acceso ambientalista che partecipa a tutti i simposi internazionali sul clima, ha dichiarato «l’atteggiamento tradizionale nei confronti della natura sacra della vita» è responsabile della sovrappopolazione e, a meno che non si accetti il controllo delle nascite, il «pianeta povero» non lo farà essere in grado di «sostenerci tutti».

 

Il figlio maggiore di Carlo, il principe Guglielmo, Duca di  ha espresso le sue opinioni sul controllo della popolazione. In particolare nel 2017 e nel 2021 ha essenzialmente incolpato gli africani di avere troppi figli, ritenendo che così facendo avrebbero messo in pericolo la fauna selvatica del continente.

 

I commentatori hanno trovato questo ironico considerando che Guglielmo e sua moglie hanno tre figli, numero maggiore di quello che Charles ha avuto con Diana, la famosa madre di Guglielmo, la cui morte ancora emana un triste mistero.

 

Il principe Harry, tuttavia, non si illude che avere più di due figli sia accettabile. È profondamente preoccupato per «Madre Natura», avendo suggerito che la presunta pandemia fosse una risposta al trattarla male .

 

Nel 2019, parlando con la primatologa Jane Goodall, Harry ha detto che non avrebbe mai avuto più di due figli. «Due, massimo» disse entusiasta. Ha aggiunto che una specie «evoluta come tutti dovremmo essere» non dovrebbe essere così irresponsabile con la procreazione.

 

«Sembra che il principe Harry sia la prova che la famiglia reale britannica si è evoluta da un’istituzione monarchica cristiana in una esca della massoneria per il controllo della popolazione e l’allarmismo ambientale» ha scritto Kennedy Hall su Lifesitenews.

 

Renovatio 21 ritiene invece che la famiglia reale britannica mai sia stata cristiana – ricordando che proprio il trono di Londra è stato un fulcro di distruzione della Cristianità con lo scisma d’Occidente.

 

Fu in quel periodo, in ispecie in quello di Elisabetta I, che in Albione si gettarono le basi per un nuovo corso storico del Regno, basi che erano giocoforza l’antitesi di quelle che costituivano l’Europa cristiana da cui si volevano separare per sempre.

 

Il risultato, fu un imperialismo genocida e l’istituzione di un Regno incline, più che a Cristo, alla Cultura della Morte. I numerosi casi che continuano ad arrivarci dagli ospedali britannici stanno a dimostrarlo. Il lettore di Renovatio 21 lo sa.

 

Ecco la nascita dell’utilitarismo, che altro non è se non la filosofia del sacrificio del più debole per il godimento del più forte – in sé, concetto sommamente massonico, che vede il non-iniziato sottomesso all’iniziato. Ciò ha le implicazioni statuali e sanitarie spaventose che vediamo oggi. Pensate ad Alfie, al suo «best interest», ai giudici parrucconi che lo hanno messo a morte, a tutto l’orrore britannico che sta dietro alla sua condanna.

 

Gli Windsor, che in realtà sono tedeschi e si chiamano Coburgo-Gotha, sono arrivati dopo, ma sedutosi sul trono inglese hanno portato avanti e perfezionato la leadership reale nella Necrocultura globale.

 

Gli Windsor, come i Rockefeller e negli ultimi anni i Gates, sono una vera «famiglia della Morte» che regna gli ultimi secoli, troneggiando sul sangue di milioni di innocenti sacrificati al loro impero del niente.

 

 

 

 

 

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Eutanasia

«È diventato tutto blu». Il vero significato del sacrificio umano di Archie Battersbee

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Archie Battersbee è stato assassinato dal sistema sanitario e giudiziario britannico lo scorso 6 agosto.

 

Come riportato da Renovatio 21, i medici hanno staccato le macchine che lo tenevano in vita dopo le sentenze di tutti i gradi di giudizio dei tribunali britannici e la pilatesca decisione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo di «non interferire» con gli omicidi sanitari in Albione.

 

L’uccisione del bambino è stata portata avanti contro la disperata difesa dei genitori, che hanno lottato fino all’ultimo.  Essi sono stati quindi anche testimoni oculari della morte del figlio per mano della Cultura della Morte ospedaliera e dello Stato malvagio.

 

Le macchine sono state staccate alle 10 di quel giorno, ora di Greenwich. Alle 12:15 Archie è spirato.

 

Ella Carter, un’amica di famiglia, era presente. Ha raccontato l’orrore infinito a cui ha assistito.

 

«Gli sono stati tolti tutti i farmaci alle 10 e i suoi valori sono rimasti completamente stabili per due ore» ha detto la ragazza.

 

Poi «è diventato completamente blu».

 

Difficile scrollarsi dalla mente questa immagine: un bambino che cambia colore. E muore.

 

«Non c’è assolutamente nulla di dignitoso nel guardare un membro della famiglia o un bambino soffocare» ha dichiarato la Carter. «Nessuna famiglia dovrebbe mai passare quello che abbiamo passato noi, è barbaro».

 

 

La giovane sconvolta dice il vero. Dice esattamente quello che sta accadendo – e a livello storico, metastorico, metafisico.

 

Casi comi quelli di Archie servono esattamente a questo, ad abituarci alla fine della dignità umana: così, le persone ritenute inservibili potranno essere terminate, scartate, cancellate – se ci pensate è quello che succede già nei Paesi nordici, Islanda in testa, dove non nascono più feti con la sindrome di Down, perché uccisi subito.

 

Forzarci a vedere lo Stato che uccide un nostro parente, ancorché bambino innocente, è un esercizio che, a quanto pare, ritengono dobbiamo fare. Il popolo deve abituarsi: uccideremo i vostri cari, se lo riteniamo, dice il potere. Non c’è Ippocrate, non c’è giudice parruccone, non c’è forza che vi possa salvare. Siete senza scampo.

 

L’amica di famiglia, in lacrime, parla di «barbarie». Anche qui, coglie nel segno.

 

Una società che uccide i propri figli non fa più parte della Civiltà. Il contrario della Civiltà è, appunto, la barbarie – il quadro in cui regna la violenza priva di legge e di morale, una violenza totalmente arbitraria, che può decidere di ferire, violentare, ammazzare chiunque, anche i bambini.

 

La fine della Civiltà è necessaria, perché con la restaurazione della barbarie potrà tornare il sacrificio umano.

 

Il moltiplicarsi di questi casi rivoltanti indica esattamente questo: la celebrazione di sacrifici umani, consumati pubblicamente, a cui dobbiamo assistere tutti, senza fiatare.

 

Fino a che, reimmessa la giusta dose di tributi a Moloch, ciò diverrà normale, diverrà legge – in effetti, legge lo è già.

 

L’assassinio del bambino inglese, diventato tutto blu, è solo «gestione della barbarie». Come da titolo del libro fondamentale dell’ISIS: e infatti, questo ci stanno preparando, un mondo di terrore.

 

Eccoci a guardare attonite le anteprime atroci del crollo della Civiltà, piccole anticipazioni di quello che sarà il futuro del pianeta dominato dalla Necrocultura.

 

Tuttavia non è finita.

 

È possibile fermare questo processo? Sì.

 

E ponetevi anche la domanda successiva: sarà possibile punire i responsabili?

 

Un uomo che non se lo chiede almeno una volta al giorno non è un uomo, è un complice dell’Impero della Morte che ci divora i figli.

 

Una uomo, una donna, che davanti a tale scempio non pensa di reagire ha già abdicato alla sua umanità, entrando già moralmente nel transumano, nel post-umano, nel dis-umano.

 

Guardando questo panorama di devastazione, un essere umano che vuole rimanere tale una cosa sola ha nel cuore: la lotta per la Vita e la Civiltà.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

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Necrocultura

Montini ha aiutato la bomba atomica. Bergoglio la bomba a mRNA

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Sta per finire anche questo triduo atomico 2022. Non è una ricorrenza molto sentita qui, ci rendiamo conto: il bombardamento di Hiroshima il 6 agosto 1945 e di Nagasaki tre giorni dopo non colpisce l’immaginario di tutti – solo di qualche apocalittico che realizza la portata del fenomeno, ossia l’introduzione del concetto di potenziale annientamento dell’intero genere umano. In pratica, sì, l’apocalisse.

 

In questi tre giorni, a Hiroshima c’è una grande manifestazione serale, capeggiata dal sindaco, dove tutti, hibakusha (i «sopravvissuti alla bomba») in testa, depongono origami lungo il fiume, a lato del genbaku dome, un palazzo liberty che hanno lasciato devastato per farne un simbolo del martirio atomico della città.

 

A Nagasaki, la città cattolica, è diverso – malgrado la distruzione sia stata perfino maggiore, e assuma uno strano sapore religioso: la bomba cadde sulla cattedrale di Urakami, durante l’orario delle confessioni. Pochi metri più in là, la piazzetta dove trovarono il martirio decine di cristiani giapponesi – tra cui alcuni bambini – tra il XVI e il XVII secolo. Nagasaki, per qualche motivo, non pare intaccata del «dolorismo» che si respira ad Hiroshima.

 

Tuttavia, dico che sono rimasto ore a fissare, nel museo sotto la cattedrale ricostruita, un rosario dissolto dalla bomba atomica.

 

A pochi importa, perché in fondo la maggior parte delle persone ha confinato la possibilità di sterminio termonucleare alle due città giapponesi bombardate dal massone Truman. Al massimo, c’era da avere un po’ di paura durante la Guerra Fredda. Ma ora? Tutto è alle spalle. Giusto?

 

La realtà è che un uomo che possa dirsi tale non può non pensare alla possibilità di distruzione del mondo, anche più volte al giorno.

 

Quindi, non è lecito abbandonare il monito mostruoso di Hiroshima e Nagasaki.

 

Noi lo facciamo a modo nostro. Ogni anno, ripubblichiamo un articolo in particolare (quest’anno lo abbiamo segnalato nella Newslettera di sabato), quello secondo cui il Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI, avrebbe stoppato il canale per gli accordi di pace che Tokyo voleva creare con Washington per tramite della Santa Sede, in cui da pochi mesi (abbiamo visto pochi anni fa una cerimonia per il 75° delle relazioni: un rito pagano in Vaticano) il Giappone aveva un ambasciatore, Ken Harada, e un rappresentante  piuttosto operativo, Masahide Kanayama. La storia dice, più o meno, che gli sforzi dei diplomatici nipponici si scontrarono contro il muro di Montini, noto per essere vicino al capo dei servizi americani James Jesus Angleton.

 

In pratica, il futuro papa, che all’epoca sostituto della Segreteria di Stato, non trasmise il programma di pace giapponese a Pio XII – il risultato fu la continuazione della guerra fino al suo doppio climax nucleare, una trovata americana utile a spaventare l’Unione Sovietica che da pochissimi giorni (cose che molti non sanno…) aveva  dichiarato guerra al Giappone, preparandosi con probabilità ad invadere la grande isola settentrionale dell’Hokkaido.

 

Il destino del Giappone poteva quindi essere quello di una Paese diviso in due da una spartizione delle superpotenze, come la Germania, e poi la Corea, il Vietnam, etc.

 

Ciò non accadde, perché la dimostrazione della potenza dell’atomo diede agli americani un vantaggio militare e decisionale sulla nuova epoca.

 

Quindi, qualcuno può arrivare a dire che, con le sue azioni volte forse a favorire gli USA, il Montini aprì la strada alla distruzione atomica delle due cittadine giapponesi, una delle quali pure l’unica cattolica in tutto il Sol Levante.

 

Si tratta di una visione storica abissale: un futuro papa… responsabile dello distruzione nucleare? Qualche studioso americano ammicca. Quali forse i motivi del favore concesso da Montini agli uomini di Washington, è motivo di speculazione. Ci sono quelli che, convinti, ricordano che si tratta del Paese con la bandiera piena di stelle a 5 punte, e che un identico pentacolo si trova anche nella mano della sue effigie scolpita in bronzo sulla Porta del Bene e del Male posta in uno degli ingressi del Vaticano.

 

 

Questa storia di Vaticano atomico, che in Italia praticamente abbiamo raccontato solo noi, ci è costata vari attacchi, lettere infuocate di persone indignate, qualche insulto.

 

È comprensibile. Se ciò fosse vero, riconosciamo quanto potrebbe essere difficile da accettare. Un uomo che diviene papa non può aver lavorato per la morte di centinaia di migliaia di persone – non è possibile.

 

Tuttavia, è un pensiero che deve tornarci in mente oggi, quasi 80 anni dopo.

 

Bergoglio, a quanto possiamo sapere, non ha tramato per accelerare l’annientamento cattolico di alcune città, tuttavia è innegabile che si sia speso, anche apertamente, per una bomba dagli effetti ancora più massivi: la bomba all’mRNA.

 

In molti hanno sottolineato che la campagna di vaccinazione mondiale, fatta senza conoscere i rischi a lungo termine di una tecnologia di modifica genetica mai prima provata sull’uomo,  possa dirsi una potenziale «bomba ad orologeria».

 

Non sappiamo quando scoppierà: al momento possiamo solo, come tentiamo di fare qui, registrare il numero impressionante di morti e feriti, dati che trovano la loro via nonostante la spirale del silenzio dei media, della politica e dell’infame classe medica che ora, per spiegare il massacro in corso, si è inventata la «morte in culla» per adulti.

 

Possiamo ritenere, tuttavia, che siamo solo all’inizio. Potremmo vedere altri effetti nei prossimi mesi, o anni. Per esempio, un calo delle nascite, dovuto al fatto oramai certo – nonostante i mesi di smentite dall’alto – che il vaccino possa interferire con il ciclo delle donne.

 

La bomba mRNA, quindi, possiamo dire che è bella che innescata.

 

Sappiamo come il Bergoglio abbia dato una grande mano. Ha cacciato chi in Vaticano si opponeva al siero genico. Ha creato il primo volo interamente vaccinato della storia, quello che lo ha portato in Iraq. Ha incontrato in segreto due volte Albert Bourla, il CEO di Pfizer. Ha fatto campagna per il vaccino in ogni modo, al punto da sembrare, come è stato detto, un piazzista di Big Pharma.

 

Soprattutto, Bergoglio ha agito con lo strumento definitivo per vaccinare tutti: il silenzio.

 

Il silenzio papale sull’origine maligna del siero – l’uso di linee cellulare da feto abortito – ha disintegrato l’unico scudo rimasto a chi voleva evitare la siringa, l’obiezione di coscienza. Questa grande foglia di fico della morale moderna, a cui però grati si sarebbero attaccati in milioni in tutto il mondo.

 

Non avvicinandosi nemmeno al tema, il papa ha direttamente reso inservibile l’argomento: medici, infermieri, soldati, in Italia come negli USA e ovunque, si sono visti così rigettate le proprie richieste di esenzione. È inutile ricordare che non era mai successo: l’obiezione di coscienza, qui come oltreoceano, era una vacca sacra, una riserva indiana che il potere della Cultura della Morte aveva deciso di lasciare intatta.

 

Ora, grazie a Francesco, non è più così.

 

Una parte considerevole dell’umanità, grazie al papa, è ora stata iniettata con una sostanza sintetica, che in natura è talmente potente da poter trasformare il bruco in farfalla: l’mRNA. Ossia, una molecola della vita, sempre più vicina a quella utilizzata dal Signore per creare l’uomo e la natura, che nei preti dovrebbe quindi incutere riverenza e timore.

 

Sappiamo dalle gole profonde scappate dalla filiera intorno a Pfizer quanto i laboratori reputassero importante quel che pensava la gerarchia cattolica, e quindi non è un mistero che la storia delle linee cellulari da aborto sia stata occultata, o passata nei media come una fake news. Non lo è.

 

Possiamo dire, di nostro, che questo è il lavoro che nel 2017, 2018 e 2019 aveva cominciato a fare Renovatio 21: spingere il mondo cattolico, cardinali inclusi, a rendersi conto del problema etico dei vaccini fatti con pezzi di bambino innocente. Se avessimo avuto successo, se dall’altra parte non vi fosse stato solo un Vaticano quasi interamente occupato dalle forze del male, possiamo dire che avremo dato un contributo nemmeno piccolo alla follia del 2021: sarebbe bastata una parola, da parte cattolica, e le esenzioni di milioni di persone in tutto il mondo sarebbero divenute valide.

 

Non è andata così. Abbiamo fallito noi. Soprattutto, però ci siamo scontrati ingenuamente con un piano che il papa stava già portando avanti da anni, visibilmente, per quanto ci riguarda, dal 2017, quando vescovi e preti si buttarono a pesce a difendere la legge Lorenzin.

 

Il papa aveva un suo disegno da portare avanti, evidentemente. Voleva arrivare, abbiamo scritto, a universalizzare quel «battesimo di Satana» che è il vaccino.

 

Ci è riuscito.

 

La bomba genetica è detonata in tutto il pianeta, in larga parte grazie a lui, che non ha concesso ai suoi fedeli di obiettare secondo lo Spirito.

 

Ora, se dovessimo fare un calcolo utilitarista… Montini e le bombe atomiche che (forse) avrebbe contribuito più o meno involontariamente ad organizzare, oppure Bergoglio, e i suoi spot in mondovisione al siero genico, la sua protervia nel punire i non vaccinati, la sua insistenza nell’infettare il gregge con l’mRNA alieno… ?

 

Ecco, non vogliamo dare una risposta. Il lettore se la dia da sé.

 

L’importante per noi era significare che c’è la bomba atomica, ma c’è anche la bomba genica. Non c’è solo la distruzione nucleare, ma anche la distruzione biomolecolare. E il papa ha decisamente le sue responsabilità in materia.

 

Il tema, ad ogni modo, è sempre lo stesso: la Necrocultura, che ha sovvertito anche i palazzi della divina istituzione fondata per combatterla.

 

Scrivevamo, all’inizio di questo articolo, di quegli uomini che, in quanto uomini, temono l’apocalisse.

Vi sono, con evidenza, uomini che l’apocalisse la desiderano.

 

Chi servono?

 

Chi è il signore di costoro?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Immagine di Dark-Wayfarer via Deviantart pubblicata su licenza Attribution-NonCommercial-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-NC-SA 3.0); immagine modificata nel colore.

 

 

 

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Essere genitori

Hanno ammazzato anche Archie: lo Stato utilitarista uccide il ragazzo «nel suo miglior interesse».

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Archie Battersbee, 12 anni, è morto ieri alle 12.15, ora del meridiano di Greenwich, al London Royal Hospital.

 

È morto soffocato: alle 10 le macchine che gli consentivano di respirare sono state spente, come da decisione dei medici e della magistratura britannica – con l’aggiunta della pilatesca Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, il cui pronunciamento era atteso con fiducia, ma che invece non si è opposta per «non interferire» con la giustizia di Albione.

 

A nulla sono valsi i ricorsi legali della famiglia, l’eco della protesta per mantenere in vita il figlio che ha varcato i confini nazionali. Non è mancata, al solito, l’offerta di spostare il bambino in Italia. Come era successo per Alfie, abbiamo visto quanto serve.

 

Tutti i gradi della magistratura parruccona hanno decretato che non era la famiglia a poter decidere se tenere vivo il bambino (concetto di per sé aberrante, ci rendiamo conto), ma i medici, che hanno agito nel suo «best interest».

 

Lo hanno ammazzato nel suo «miglior interesse». Lo hanno trucidato a suo vantaggio. Uccidere un bambino per «tutelarlo» Questa è l’irrazionalità assassina a cui è arrivato il mondo moderno, che si nutre oramai di oscene contraddizioni che provocano ondate di morte.

 

Il bambino era stato trovato privo di sensi nella sua casa del Sussex  lo scorso 7 aprile. Il lettore può notare, quindi, come i tempi nei quali si svolgono questo tipo di fenomeni – famiglie di comatosi contro medici e magistratura – si stiano accorciando. Non è escluso che a breve vedremo processi eutanatici per direttissima: vere e proprie sentenze di morte, comminate nel giro di poche ore.

 

Ricordiamo che erano stati i medici a chiedere alla magistratura di giudicare se fosse giusto proseguire a tener vivo il ragazzino con la ventilazione artificiale. I dottori infatti erano certi che il bambino non avesse possibilità di guarire.

 

Sappiamo cosa ha ucciso Archie. Non sono solo i medici e i giudici. È ciò che li contiene, li giustifica, li aizza nel loro lavoro di morte.

 

È lo Stato utilitarista. Per la filosofia utilitarista – che nasce proprio a Londra nel Settecento con l’inquietante filosofo Jeremy Bentham – il più debole può essere sacrificato al più forte, qualora quest’ultimo tragga dal sacrificio del primo un grande godimento. È la teoria per cui una minoranza della società è giusto che vada schiacciata a vantaggio del «piacere» (Bentham parla proprio di questo, con calcoli matematici) della maggioranza.  Chi ricorda i discorsi su vaccini, green pass e lockdown può capire di cosa stiamo parlando – perché l’utilitarismo è oramai il sistema operativo di ogni Stato moderno, che odia l’umanità e vuole umiliarla e ridurla.

 

Il più debole sacrificato al più forte. Il minore al maggiore. Tale sistema era perfetto per l’impero genocida che sterminava irlandesi e indiani, con carestie programmate, portandone vie le risorse, per il maggior godimento della società londinese.

 

Ecco quindi che l’utilitarismo diventa eugenetica, e chiama all’assassinio massivo degli stessi bambini britannici (Charlie, Alfie, Archie…): le loro vite sono divenute quelle che nella Germania di Hitler – grande discepolo delle teorie antropologiche angloamericane – veniva chiamata lebensunwerten leben, «vita indegna di essere vissuta».

 

Lo Stato utilitarista è quindi lo Stato della Necrocultura. L’utilitarismo è in fondo solo una elaborazione della Cultura della Morte.

 

Quindi, lo Stato utilitarista neonazista ha ucciso un altro bambino, sì: ma ne ammazza decine di migliaia ogni giorno con aborti, riproduzione in provetta, espianto di organi.

 

Perché è grazie agli orrori permessi dalla Necrocultura che lo Stato moderno può nutrirsi e prosperare.

 

 

 

 

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