Connettiti con Renovato 21

Eutanasia

PERCHÉ HANNO UCCISO ALFIE EVANS

Pubblicato

il

 

 

 

Hanno ucciso Alfie Evans, anche se i media hanno preferito usare altre perifrasi, del tipo «Alfie si è spento».

Perfino i media «cattolici», che avevano impugnato il caso (premiati, talvolta, con un agognato selfie papale), forse per ordini superiori, hanno evitato di chiamare il caso Alfie per quello che è: infanticidio di Stato.

 

A questa domanda, che ognuno si dovrebbe porre, è molto semplice: perché?

Perché siamo arrivati a vedere lo spettacolo, mediaticamente e diplomaticamente osceno, dello Stato moderno che pretende la morte di un suo cittadino innocente?

Perché hanno dimostrato questa ferrea ostinazione (edulcorando la neolingua, potremmo dire: «accanimento non-terapeutico») nel voler soffocare un bambino di pochi mesi?

 

In rete molti si chiedono la solita, semplicissima domanda: cosa c’è dietro?

 

Proviamo a rispondere.

 

Amare lo Stato della Morte

Vogliamo ricordare innanzitutto una coincidenza scioccante: sia nel caso di Charlie Gard che nel caso di Alfie la morte del bambino è sopravvenuta appena dopo che i genitori si sono piegati al compromesso con lo Stato della Morte e i suoi lager ospedalieri.

Una coincidenza scioccante: sia nel caso di Charlie Gard che nel caso di Alfie la morte del bambino è sopravvenuta appena dopo che i genitori si sono piegati al compromesso con lo Stato della Morte e i suoi lager ospedalieri

 

Avevo commentato, alle dichiarazioni di pace con le istituzioni che i Gard fecero alla morte del figlio, con le parole che chiudono il capolavoro di George Orwell 1984: «Egli amava il grande fratello».

Esse rappresentavano la riuscita ri-educazione del protagonista, portato ad amare lo Stato totalitario che lo aveva torturato.

 

Questo mi pare ora lampante: allo Stato moderno nulla importa della vita umana, tantomeno di quella dei suoi cittadini. Non è che per esso i cittadini possono morire: i cittadini devono morire. L’argomento dei costi sanitari, tanto usato dalla propaganda della Germania hitleriana negli anni Trenta e ora tranquillamente discusso nella rubrica di Corrado Augias su Repubblica, è sempre lì pronto a saltar fuori, e non solo dal Ministero della Salute o dal Ministero delle Finanze. È un sentire generale.

 

No, allo Stato moderno della Vita non importa nulla.

 

Di una cosa però allo Stato importa: l’opinione.

Non tanto perché essa genera voti, ma perché senza di essa il collasso è inevitabile.

Così, le dissonanze cognitive vanno piallate, costi quello che costi.

No, allo Stato moderno della Vita non importa nulla. Di una cosa però allo Stato importa: l’opinione

Piegare la volontà dei genitori di Alfie (e, nel pensiero del mostro statale, di tutta l’«Armata» transnazionale che si sono tirati dietro) era cosa di primissima necessità.

 

Riportare la dissidenza fuori dal dubbio tremendo in cui, inevitabile, è arrivata («Che legittimità ha uno Stato che uccide un bambino? Che legittimità ha una medicina che da strumento di cura diviene strumento di morte? Che legittimità ha una magistratura che considera la morte il «miglior interesse» di un suo cittadino?») era talmente essenziale che nell’operazione di normalizzazione è stata coinvolta l’odierna ancella della Morte, ossia la chiesa cattolica: eccoti il comunicato del vescovo di Liverpool che difende un ospedale già piagato da scandali per traffico di organi di bambini, eccoti l’incontro con il «papa» con il muso lungo…

 

La verità sul ruolo della chiesa in tutto questo, la disse un funzionario vaticano ad una signora vicina alla famiglia Evans (diciamo così, nella crisi, una sorta di «segretaria») che letteralmente aggrappata fra urla e pianti per oltre un giorno alla grata del Santo Uffizio (una scena, per chi l’ha testimoniata, straziante) per chiedere la grazia dei passaporti vaticani e di un intervento più diretto del Pontefice, è stata alla fine ricevuta, e liquidata con questa frase «Signora, se lo facciamo per ‘sto bambino, dobbiamo farlo per migliaia di altri».

 

 

Britannia cambogiana

Ma tutto questo è acqua passata.

L’importante è stato ristabilire la legge, e, magari grazie anche ai tanti articoli e interviste che dal Guardian a Repubblica al Corriere chiedevano a gran voce l’infanticidio, tranquillizzare le persone. Trucidare Alfie era la cosa giusta da fare, e c’è pure qualche prete infame che lo ha detto pubblicamente.

Lo Stato moderno agisce per il vostro bene: questa deve essere la vostra opinione.

 

La Cambogia di Pol Pot aveva interiorizzato questa necessità di avere un popolo sottomesso allo Stato totale perfino nei suoi sentimenti: l’Angkar (parola piuttosto indefinita che può significare «organizzazione», «partito» ma che nei fatti indicava l’ente imperscrutabile e onnipervadente che tutto vedeva e tutto decideva nell’incubo Khmer) era da considerarsi, dice il cambogiano Hong Thong Hoeung, come «unico oggetto d’amore consentito alle persone», che di fatto – dopo estenuanti giornate di lavoro forzato nei campi di riso – venivano fatte accoppiare secondo scelte di governo, con tanto di bambini-soldato armati che, di guardia alla porta delle capanne, dovevano verificare dai suoni l’avvenuta consumazione dei rapporti ordinati dall’Angkar.

L’infanticidio poi, come testimoniano tante storie orrende, era per i Khmer Rossi pratica estremamente comune.

 

L’Angkar non riuscì ad essere credibile, non vinse né i cuori né le opinioni, e collassò.

 

La Britannia invece è una Cambogia che dura da almeno cinque secoli.

 

La common law che ha ordinato la morte di Alfie affonda le sue radici nel Seicento. Essa prevede che i genitori non abbiano «responsabilità assoluta» sui figli, perché questa ricade sulla Corona (=lo Stato), di cui il cittadino è subject, «soggetto», o meglio, «assoggettato».

È per questo paternalismo di Stato  che i genitori di Alfie non sono stati rappresentati in tribunale dai loro legali, ma da un avvocato d’ufficio. Era stata la stessa cosa con Charlie Gard: affidarono il suo caso ad una giovane avvocatessa che la pensava in modo diametralmente opposto rispetto ai Gard, cioè voleva anche lei la morte del piccolo.

 

La Corona è parens patriae, «genitore della patria». Sappiamo che l’esperimento totalista inglese è talmente riuscito che il Capo dello Stato, la Regina, è al contempo anche capo della religione nazionale (la barzelletta anglicana) e pure coinvolta della religione delle élite (la massoneria).

 

È per questo paternalismo di Stato (un paternalismo come quello di Crono, il dio che divorava il suoi figli) che i genitori di Alfie non sono stati rappresentati in tribunale dai loro legali, ma da un avvocato d’ufficio.

Era stata la stessa cosa con Charlie Gard: affidarono il suo caso ad una giovane avvocatessa che la pensava in modo diametralmente opposto rispetto ai Gard, cioè voleva anche lei la morte del piccolo.

 

Accettare l’infanticidio di Stato

Di più: come pare ovvio, con il sistema dei precedenti della common law, il precedente di Alfie spalancherà la porta a migliaia di morti di questo tipo. Oggi il Corriere, organo della normalizzazione italiana, citava che in Inghilterra ci sarebbero stati almeno altri 20 casi simili, privi di clamore. Non è impensabile.

Ora questi casi diventeranno 200, 2000, 20.000, 200.000. Perché la morte si estenderà anche agli adulti.

Con il sistema dei precedenti della common law, il precedente i Alfie spalancherà la porta a migliaia di morti di questo tipo. Ora questi casi diventeranno 200, 2000, 20.000, 200.000. Perché la morte si estenderà anche agli adulti.

 

Quindi, il caso Alfie serve essenzialmente proprio a quello: all’accettazione dell’Omicidio di Stato, dell’Infanticidio di Stato, o, se preferite, dell’aborto post-natale: quest’ultimo è un caposaldo della filosofia utilitarista che anima da secoli Albione e che ora, con la retrocessione del Cristianesimo, infetta l’intero Occidente. Ne diremo in un altro articolo.

 

Alfie, quantomeno da un punto di vista giuridico e pure – al netto delle sacche di resistenza – mediatico, ha reso accettabile qualcosa che poco prima era impensabile, radicale.

Così come da Finestra di Overton.

 

È evidente come qualcuno abbia spinto perché la normalizzazione della Morte avvenisse. Casualmente, questo tipo di cambiamenti nella società paiono seguire delle dinamiche, come dire, «epidemiche».

Il caso Alfie serve essenzialmente proprio a quello: all’accettazione dell’Omicidio di Stato, dell’Infanticidio di Stato, o, se preferite, dell’aborto post-natale

 

Fateci caso: l’aborto, l’Inghilterra lo legalizzò nel 1968, gli Stati Uniti e il resto del mondo – l’Italia non fa mai eccezione – seguirono.

 

Lo stesso per la fecondazione in vitro, con il primo «superbaby» nato in provetta (Louise Browne, ora quarantenne un po’ porcina e molto obesa) nata in Inghilterra nel 1978.

 

E poi ancora, recentissimo: il matrimonio omosessuale, a cascata da un paese ad un altro, in un brevissimo lasso di tempo.

Ora c’è il biotestamento, come da legge varata pochi mesi fa dal governo Gentiloni in articulo mortis.

«Best interest» è la bella espressione di semplice e lucida anglofonia per dire «Lebensunwertes Lebens», cioè la «vita indegna di essere vissuta» dei nazisti.

 

«Biotestamento» è la parola gentile per dire eutanasia, o meglio suicidio o omicidio di Stato; «accanicamento terapeutico» – lo abbiamo capito – pure.

 

Così come «best interest» è la bella espressione di semplice e lucida anglofonia per dire «Lebensunwertes Lebens», cioè la «vita indegna di essere vissuta» dei nazisti.

 

Qualcuno sta agendo perché tutto questo diventi perfettamente accettabile: e Alfie era il sacrificio necessario perché l’ordine del nuovo sterminio venga eseguito. Sì, prendetelo proprio come un sacrificio umano: il ritorno del sacrificio umano, tra aborti, embrioni in provetta, eutanasia, droghe e vaccini è esattamente il motivo per cui abbiamo costruito Renovatio 21. La nostra minuscola resistenza alla Cultura della Morte e ai fiumi di sangue che essa demanda. 

Dietro alla morte di Alfie c’è la Necrocultura, il suo programma, la sua potenza. Dietro alla morte di Alfie c’è lo Stato moderno, lo Stato necroculturale

 

Quindi: cosa c’è dietro alla morte di Alfie? Spero lo abbiate capito.

C’è la Necrocultura, il suo programma, la sua potenza.

 

Dietro alla morte di Alfie c’è lo Stato moderno, lo Stato necroculturale. Che va distrutto, cancellato, dimenticato.

 

Il sacrificio umano di Alfie Evans deve insegnarcelo una volta per tutte.

 

 

Roberto Dal Bosco

Continua a leggere

Eutanasia

Uomo dice di aver ucciso la moglie perché non poteva permettersi le spese mediche

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

Un uomo di 75 anni del Missouri è stato accusato dell’omicidio di sua moglie dopo averla strangolata in un letto d’ospedale perché non poteva prendersi cura di lei adeguatamente o pagare le sue spese mediche.

 

La polizia dice che Ronnie Wiggs ha fatto visita a sua moglie Ellen all’inizio di questo mese. Era in ospedale per cambiare porta per il suo trattamento di dialisi. Circa un’ora dopo, il personale ospedaliero è stato chiamato nella stanza della donna di 72 anni dopo un apparente arresto cardiaco. Non rispondeva e in seguito si è scoperto che era cerebralmente morta. Dopo aver recuperato i suoi organi per il trapianto, è stata dichiarata morta.

 

Tuttavia, il personale ha notato lividi e abrasioni sulla gola della signora Wiggs. Qualcuno sopra il marito dice: «l’ho fatto io, l’ho uccisa, l’ho strangolata».

 

Il Wiggs ha poi detto alla polizia di aver tentato di uccidere sua moglie due volte mentre era in ospedale. La prima volta sua moglie si era svegliata e gli aveva detto di non riprovarci. Il secondo tentativo è stato sventato da tutti i numerosi monitor a cui era collegata sua moglie.

 

La morte di Ellen Wiggs non è eutanasia, ma è un esempio della disperazione che può prendere chi si prende cura dei coniugi malati e anziani.

 

Michael Cook

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


Immagine Dipartimento di Polizia di Indipendence; modificata

Continua a leggere

Eutanasia

Il consiglio medico irlandese si prepara all’eutanasia legale assistita

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.   A marzo, una commissione del parlamento irlandese ha raccomandato che «il governo introduca una legislazione che consenta la morte assistita».   Se questo verrà approvato, i medici irlandesi saranno pronti ad attuarlo. Nell’ultima edizione della sua Guida all’etica e alla condotta professionale, il Consiglio medico ha cancellato la frase: «non devi prendere parte all’uccisione deliberata di un paziente».   Il professor Des O’Neill, consulente geriatra, ha espresso la sua rabbia per il processo presumibilmente imperfetto attraverso il quale è stato apportato il cambiamento di politica. In un editoriale sul Medical Independent, ha lamentato di aver dovuto ricorrere a una richiesta di libertà d’informazione per leggere il verbale della decisione presa dal Consiglio medico.

Sostieni Renovatio 21

«Il comitato sta dicendo che ciò che è legale è etico, cosa che è stata successivamente citata come la motivazione per abbandonare la restrizione etica di lunga data e ben motivata sull’eutanasia e sul suicidio assistito. Il fatto che questa posizione eticamente impoverita sia stata adottata la dice lunga sull’analfabetismo etico oppure su una strategia inarticolata volta a rimuovere un importante principio etico dalla guida».   Il professor O’Neill ha affermato che molti medici non erano a conoscenza del fatto che il Consiglio fosse a favore di una posizione «se è legale, è etica». Inoltre, anche nel mezzo di un intenso dibattito pubblico, questo è stato tenuto nascosto. «Il fatto che questo processo nascosto sia avvenuto mentre era in corso e prominente un dibattito pubblico e politico significativo sull’eutanasia e sul suicidio assistito è molto preoccupante», ha scritto.   Le conseguenze a lungo termine del cambiamento potrebbero danneggiare la professione medica, ha avvertito:   «L’incapacità di comunicare e impegnarsi in modo appropriato su una questione etica importante danneggerà in modo duraturo la credibilità e la posizione del Consiglio medico come punto focale per una riflessione etica ponderata e per il sostegno non solo delle generazioni presenti e future di medici, ma anche dei pazienti e del pubblico».   Michael Cook   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.  

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21
 
Continua a leggere

Eutanasia

Un uomo quadriplegico canadese sceglie la morte assistita piuttosto che convivere con le piaghe da decubito

Pubblicato

il

Da

Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

Un uomo quadriplegico del Quebec ha scelto la morte assistita a causa di una piaga da decubito che ha contratto quando un ospedale non gli ha fornito uno speciale materasso a pressione.

 

Nel mese di gennaio Normand Meunier si è recato al pronto soccorso di un ospedale di Saint-Jérôme, nel Quebec, per un problema respiratorio. È rimasto in una barella per quattro giorni senza materasso che alleviasse la pressione e ha sviluppato enormi piaghe da decubito sulle natiche.

 

La miseria, a quanto pare, era così grande che ha chiesto l’eutanasia, o, come viene chiamata in Canada, MAiD. «Non voglio essere un peso. In ogni caso i pareri medici dicono che non sarò di peso a lungo; come dicono i vecchi, è meglio calciare il barattolo», ha detto Meunier.

Sostieni Renovatio 21

È morto il 29 marzo.

 

«Tutta questa storia è una vergogna», ha detto a CBC News Steven Laperrière, del Regroupement des attivisties pour l’inclusion au Québec (RAPLIQ), che sostiene le persone con disabilità . «Cosa facciamo per aiutare le persone disabili o malate a vivere dignitosamente prima di morire dignitosamente?»

 

Laperrière ha affermato che procurarsi un materasso adeguato non è come «cercare di mettere in orbita una navetta spaziale». «È piuttosto semplice… Nessuno mi convincerà che nel giro di poche ore non sarebbe stato possibile trovare il materasso adatto».

 

Le autorità sanitarie stanno indagando sulle circostanze della morte di Meunier.

 

Il bioeticista Trudo Lemmens, dell’Università di Toronto, ha commentato che questo incidente è «un esempio dei problemi del nostro sistema sanitario». Le persone vulnerabili si sentono come un peso.

 

«Poi il sistema risponde dicendo: “beh, hai accesso all’assistenza medica e alla possibilità di morire”», ha detto Lemmens. «L’assistenza medica in caso di morte è più facilmente disponibile e su base più regolare rispetto ad alcune delle cure più elementari».

 

Michael Cook

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

Iscriviti alla Newslettera di Renovatio 21

SOSTIENI RENOVATIO 21


 

Continua a leggere

Più popolari