Bioetica
Alfie e l’invasione degli ultracorpi
Paradigma di sterminio e sostituzione dell’essere umano
La sorte di Alfie Evans da Liverpool non differisce da quella dei tantissimi innocenti condannati a morte dai burocrati becchini affacendati giorno e notte a servire il sistema di potere transnazionale che a grandi passi si sta impadronendo dei consessi umani e, una a una, delle nostre vite.
Questo sistema di potere è un’idra vorace che si sforza di apparire in pubblico nella veste rassicurante di sommo tutore del «miglior interesse» delle sue vittime: indossa la maschera beffarda che molti suoi lacchè – chierici e laici – sono accorsi a loro volta ad acquistare al mercato delle idee false e vincenti nel tempo delle «verità» capovolte, onde incassare tutte le prebende del caso.
La cupola felicemente unita sotto la ragione sociale di una grande impresa funebre dispone a piacimento dei corpi e dei cervelli della massa turlupinata e offesa, ridotta ad accettare il suo stesso sterminio con le buone o con le cattive. E tutti noi ci scopriamo spettatori impotenti e indifesi di una trama ordita altrove, che sta già catturando anche i figli di un’Italia piegata ai venti che soffiano impetuosi da nord.
Le DAT sono state confezionate apposta per assicurare all’Italia un luminoso futuro di «accompagnamento» degli improduttivi alla dolce morte massiva
Forse non ci siamo ancora resi conto che quell’Alfie per cui ci siamo indignati e prodigati e per cui abbiamo pianto tutte le nostre lacrime non è una triste prerogativa della perfida Albione, perché, mentre l’Italia per bene trepidava per lui, i dipendenti nostrani della cupola di cui sopra ben sapevano che l’humus culturale e la rete normativa erano già stesi anche in casa nostra, pronti per regalarci domani, grazie allo squarcio aperto contra legem a suo tempo dalla povera Eluana, la schiera italica di martiri giustiziati, finalmente anche qui, a norma di legge.
Le DAT sono state confezionate apposta in fretta e furia da un parlamento (appunto) in articulo mortis, per assicurare all’Italia – ex culla del diritto e centro della ex cristianità – un luminoso futuro di «accompagnamento» degli improduttivi alla dolce morte massiva, segnando un altro fondamentale passo avanti verso la totale reificazione dell’essere umano.
Ma nessuno spiega quale sia e a che punto sia il definitivo cambio di paradigma, teorico e pratico, che punta a travolgere e stravolgere l’ordine della creazione, la concezione stessa dell’uomo e della sua natura spirituale, a beneficio della massa telecomandata già rapinata del suo Dio.
Proviamo a farlo noi.
Perché non si tratta solo dell’eliminazione dell’essere umano, ma – per quanto incredibile – della sua sostituzione su scala planetaria.
Perché non si tratta solo dell’eliminazione dell’essere umano, ma – per quanto incredibile – della sua sostituzione su scala planetaria.
Perché il ricordo di Alfie deve restare vivo
Dunque, al di là dello slancio generoso che ha fatto di Alfie in men che non si dica un cittadino italiano – slancio per cui ci siamo sentiti per una volta tutti orgogliosi della nostra patria – in realtà lo iato tra Liverpool e Roma è solo apparente.
L’Italia sconta appena un po’ di ritardo nella applicazione pratica dei protocolli comuni previsti da una agenda comune che, come abbiamo visto, deve essere portata avanti ad ogni costo spazzando via tutto quanto si frapponga a ostacolo della sua rapida realizzazione.
È per questo che la storia del piccolo guerriero di Liverpool deve restare viva nella memoria di tutti. Perché, in ragione dei suoi protagonisti e antagonisti, dei modi e dei tempi e dei luoghi del suo dispiegarsi, essa è un paradigma di dolore e di vittoria.
Questa cosa il Potere lo ha capito bene, e infatti in tutti i modi ha cercato di cancellare le tracce e la memoria di un sacrificio umano che già ha scosso tante coscienze assopite, ma che è capace di essere, ancora, pericolosamente fecondo.
Improvvisamente un bambino malato che non voleva morire, insieme ai suoi genitori che lo volevano difendere dai carnefici, ha fatto emergere dalla palude mefitica dell’indistinto la sagoma del bene e quella del male, e noi le abbiamo potute vedere e quasi toccare, queste sagome, e abbiamo capito chi ci sta dietro, chi le disegna, chi le anima e quale abisso le separa.
Dio si serve dei piccoli per scuotere l’umanità, Maria Sua madre appare ai pastorelli e non ai potenti della terra.
Dio si serve dei piccoli per scuotere l’umanità, Maria Sua madre appare ai pastorelli e non ai potenti della terra.
Non per caso questo piccolo figlio dell’uomo ha generato tanto dolore nei buoni e, insieme, tanto imbarazzo ai potenti.
Parla da solo, anzi grida, il silenzio imposto su una morte troppo scomoda.
Tanto scomoda, tanto vergognosa, tanto dissonante con quella natura che si cerca in tutti i modi di reprimere, che quanti sono stati complici del misfatto hanno poi voluto non solo cancellare alla vista il corpo del reato, ma quasi rimuoverlo dal proprio vissuto a costo di mettere a nudo le proprie vergogne.
Quanta paura può fare un martire innocente. Tanta da azzerare persino la pietà, esteriore e interiore, in chi dovrebbe essere, della pietà cristiana, il dispensatore di professione.
Basti pensare che, quando Alfie è potuto tornare a casa, da morto, qualche giorno prima del suo funerale, il vescovo di Liverpool, che già tanto si era speso a sostegno dell’ospedale degli orrori, ha vietato a tutti i preti della diocesi di andare a casa dei genitori per portare loro conforto e recitare un rosario.
Quanta paura può fare un martire innocente. Tanta da azzerare persino la pietà, esteriore e interiore, in chi dovrebbe essere, della pietà cristiana, il dispensatore di professione.
Una cellula sana di un mondo malato
Combattendo la sua guerra contro i cattivi, Alfie ci ha mostrato uno scenario da vertigine. Può sembrare il set di un film di fantascienza, ma ci siamo finiti dentro davvero con le nostre vite, e per le nuove generazioni tutto questo orrore è in predicato di assumere le sembianze sinistre della normalità.
Può sembrare il set di un film di fantascienza, ma ci siamo finiti dentro davvero con le nostre vite, e per le nuove generazioni tutto questo orrore è in predicato di assumere le sembianze sinistre della normalità.
L’uccisione di Alfie Evans, certo, è stata la prova generale del cosiddetto aborto post-natale. Quello teorizzato da Peter Singer («Se il feto non ha lo stesso diritto alla vita di una persona, ci sembra allora che non lo abbia neanche il neonato, e che la vita di un neonato abbia così meno valore di quello che ha la vita di un maiale, di un cane o di uno scimpanzè per l’animale non umano») e sul quale si è costruito una fama, derivativa e funesta, il duo bioetico nostrano Minerva-Giubilini.
Ma l’uccisione di Alfie Evans non è solo questo.
Egli è stato martire di un’altra guerra epocale, una guerra di cui pochi, quasi nessuno, ha ancora contezza: la guerra per la sostituzione della stirpe dell’uomo.
Egli è stato martire di un’altra guerra epocale, una guerra di cui pochi, quasi nessuno, ha ancora contezza: la guerra per la sostituzione della stirpe dell’uomo.
Egli è stato martire di un’altra guerra epocale, una guerra di cui pochi, quasi nessuno, ha ancora contezza: la guerra per la sostituzione della stirpe dell’uomo.
Alfie doveva morire perché era il figlio naturale di una giovanissima coppia inglese non abbiente e poco istruita, e non era sufficientemente sano – o forse lo era e poi qualcosa è cambiato…
La regia ha allora impartito il suo ordine categorico:
«Cari genitori, vostro figlio è difettoso, rottamatelo. Prima o dopo la nascita, fa lo stesso, basta sia eliminato (i pezzi di ricambio, peraltro, possono sempre tornare utili). La tecnica è in grado di offrirvene uno di qualità migliore, e con garanzia. Affidatevi alla scienza che ve lo fabbrica in provetta, selezionandolo con le caratteristiche desiderate”. Fivet, designer babies, CRISPR-CAS9: l’ingegneria genetica permette oggi di scegliere la propria discendenza e di produrla artificialmente (sulla carta) più sana e più forte, senza subire l’alea connessa alla roulette russa della natura».
Ma qualcosa è andato storto, alla regia, perché i due ragazzini non abbienti e poco istruiti dei sobborghi inglesi non hanno abboccato al piano predisposto per loro, hanno osato ribellarsi sul serio e hanno saputo opporre una resistenza eroica, oltre ogni immaginazione e oltre ogni umana possibilità. Come solo uno strumento della Provvidenza divina può fare.
Hanno difeso la vita del loro figlio malato fino a stanare tutte le responsabilità e a scoprire tutti gli altari rovesciati eretti dalla schiera dei senza-dio.
Il potere è inciampato in una giovane coppia rimasta incredibilmente preservata dal germe antinatalista, contraccettivo, eugenetico ed eutanasico che ha aggredito l’occidente suicida.
Il potere è inciampato in una giovane coppia rimasta incredibilmente preservata dal germe antinatalista, contraccettivo, eugenetico ed eutanasico che ha aggredito l’occidente suicida.
Per Thomas e Kate Evans, Alfie era semplicemente il loro bambino, una sacra creatura di Dio da amare da curare e da proteggere, non una suppellettile difettata e intercambiabile al mercato della vita come il mondo vuole rendere i bambini: oggetti utili a colmare esigenze emotive, affettive e, se del caso, sessuali, di adulti vuoti e disperati.
A ben guardare, dunque, è la scienza riprogenetica il vero perno su cui si regge la proposta di business zootecnico per la famiglia moderna, e l’eutanasia infantile è solo la componente complementare del piano diabolico.
L’Inghilterra e l’invasione degli ultracorpi
Che la nostra non sia una ricostruzione immaginifica e strampalata, lo dimostra la storia recente del piccolo Charlie Gard, anche lui messo a morte in Inghilterra sotto lo sguardo straziato di un mondo ancora refrattario ad accettare l’abominio dell’uccisione deliberata di un bambino.
I genitori di Charlie, giovani fotogenici e slegati quanto basta dalla dottrina cattolica, erano la coppia ideale per realizzare senza saperlo questa forma di trasbordo biologico inavvertito per cui, rinunciato a un figlio, se ne cerca un altro con garanzia di qualità.
la scienza riprogenetica il vero perno su cui si regge la proposta di business zootecnico per la famiglia moderna, e l’eutanasia infantile è solo la componente complementare del piano diabolico.
Si parlava per Charlie di malattia mitocondriale.
Come ricorda il Daily Mail in una intervista alla signora Gard, “qualsiasi bambino concepito naturalmente potrebbe avere da una a quattro probabilità di patire la stessa difficile condizione di Charlie”; e Connie Gard di rimando spiega: «Avremmo bisogno di avere un tipo di fecondazione in vitro chiamato diagnosi genetica preimpianto, noto come PGD, in cui vengono sottoposti a screening gli embrioni per questa condizione».
Così il fratellino di Charlie sarà verosimilmente prodotto in laboratorio e, dopo la tragedia in mondovisione, i Gard diventeranno, loro malgrado, la famiglia-poster della provetta onnipotente.
Di più: è molto probabile che verrà loro proposta la Three Parents IVF, ossia la fecondazione in provetta con donazione di mitocondri da soggetto terzo rispetto alla coppia. In pratica, l’ovulo fecondato avrà il nucleo di una donna e i mitocondri di un’altra: tre DNA per una creatura.
Gli effetti a lungo termine sono ovviamente sconosciuti, ma chi siamo noi per giudicare la scienza e il progresso.
Così il fratellino di Charlie sarà verosimilmente prodotto in laboratorio e, dopo la tragedia in mondovisione, i Gard diventeranno, loro malgrado, la famiglia-poster della provetta onnipotente.
Ora, le storie di Charlie e di Alfie non sono avvenute in Inghilterra per una sfortunata coincidenza: l’Inghilterra possiede un ente apposito che si occupa di provette, la Human Fertilization and Embryology Authority (HFEA).
Come qualsiasi consorzio statale o privato di bioetica, esso agisce come una sorta di ufficio permessi.
Proprio quest’anno, l’HFEA ha detto sì per due casi di Three parents IVF, che nella neolingua orwelliana dell’uomo prodotto in laboratorio si chiama anche «donazione mitocondriale» (l’utero in affitto, nella neolingua, è GPA, «gestazione per altri»).
Ma la connessione geografica ha radici ben più profonde, perché proprio a Londra si è consumato il grande tradimento della Cristianità ad opera di un potere corrotto e sanguinario come quello di Enrico VIII, re adultero e assassino.
L’Inghilterra, improvvisamente trovatasi priva del fondamento della religione, cercò subito di sostituirlo con qualcos’altro: la scienza. Ecco Newton, ecco le filosofie empiriste, il tutto con un afflato esoterico di cui non diremo qui, ma che porta con sé un preciso connotato sulfureo.
La cosiddetta modernità, nata in Inghilterra dallo sfregio a Cristo e al suo Regno, trova oggi il suo nuovo compimento scientifico, sino al livello micrologico, con la fabbricazione di umani al di fuori del concepimento e la correlativa strage di embrioni. (Il sesso e la crudeltà erano, alla fine, i peccati di Enrico VIII…).
La FIVET, come noto, moltiplica per venti i numeri dell’aborto: per ogni bambino che arriva fra le braccia della famigliola «pianificata», si ammazzano (si scartano, si disintegrano, si congelano) almeno una ventina di embrioni.
La FIVET, come noto, moltiplica per venti i numeri dell’aborto: per ogni bambino che arriva fra le braccia della famigliola «pianificata», si ammazzano (si scartano, si disintegrano, si congelano) almeno una ventina di embrioni.
L’obiettivo della modernità travestita da progresso è desessualizzare la procreazione, interrompere la continuità umana e sostituirla con la programmazione di una stirpe slegata dalla sacra unione tra un uomo e una donna ed estranea al susseguirsi delle generazioni.
Estranea, cioè, alla «tradizione», ovvero al tramandarsi, secondo una catena naturale, del testo più antico: il DNA.
L’incarnazione rinnegata
Non ci vuole molto per capire che questa è la vera guerra in corso. La guerra al concepito. Cioè a quel momento, unico e irripetibile, in cui la vita umana si forma e si trasmette.
Et incarnatus est. Lo si diceva in ginocchio, una volta, quando la Chiesa onorava davvero Cristo e i suoi martiri.
Perché la chiesa ha autorizzato l’uccisione di Alfie? Perché quella che regna oggi è la chiesa anticoncezionale che ha dichiarato guerra al concepimento, cioè al tramite per il quale Dio stesso venne sulla Terra.
L’obiettivo della modernità travestita da progresso è desessualizzare la procreazione, interrompere la continuità umana e sostituirla con la programmazione di una stirpe slegata dalla sacra unione tra un uomo e una donna ed estranea al susseguirsi delle generazioni. Estranea, cioè, alla «tradizione», ovvero al tramandarsi, secondo una catena naturale, del testo più antico: il DNA.
Di più: è la chiesa che non vuole martiri, perché i martiri sono il seme dei cristiani.
Tra convegni di ingegneria genetica in Cappella Sistina e proclami malthusiani della Pontificia Accademia per la Vita, è evidente come questa gerarchia sia ormai sfacciatamente impegnata nella diffusione della Necrocultura secondo i dettami dell’agenda mondialista.
Il che implica il rinnegamento dei principi cardine su cui si regge tutto l’impianto della morale cristiana.
Sotto attacco è la «tradizione» realizzata proprio attraverso il concepimento; il libro della genetica trasmesso di generazione in generazione con la legge naturale della vita è il testo sacro che vogliono manomettere i biomodernisti della provetta.
Ma alla fine di questa analisi, spregiudicata solo in apparenza, tocca ancora un passaggio ulteriore, perché è inevitabile porsi a questo punto un interrogativo teologico, di cui vogliamo lasciare la risposta a chi legge.
Se lo spirito si incarna nel corpo al momento del concepimento della nuova vita (così come venne annunziato alla Vergine Maria), ci chiediamo: per i bambini fabbricati in laboratorio da mani umane, che ne è dell’anima?
Il Catechismo della Chiesa Cattolica, al numero 366 recita:
«La Chiesa insegna che ogni anima spirituale è creata direttamente da Dio – non è “prodotta” dai genitori – ed è immortale: essa non perisce al momento della sua separazione dal corpo nella morte, e di nuovo si unirà al corpo al momento della risurrezione finale».
Nell’orizzonte, reale e attuale, che abbiamo tratteggiato, Alfie è stata un’estrema, imprevista resistenza al modello di bambino intercambiabile proposto – e ove necessario imposto – alla famigliola moderna interprete obbligata della pianificazione genitoriale (che in inglese, si dice per l’appunto planned parenthood).
L’esercito di creature di laboratorio è pronto a invadere il nostro mondo, già despiritualizzato a morte.
Alfie è stata un’estrema, imprevista resistenza al modello di bambino intercambiabile proposto – e ove necessario imposto – alla famigliola moderna interprete obbligata della pianificazione genitoriale
Ecco l’invasione degli ultracorpi: le provette, i frigoriferi, le leggi 40, servivano solo a questo.
Grazie ad Alfie Evans, alla sua dolcissima mamma e al suo papà di tempra antica, abbiamo vissuto il compatimento autentico di un dolore cocente e abbiamo potuto ammirare, in questo dolore, la forza invincibile della natura umana toccata dalla grazia.
Alfie ha donato la vita per smascherare il male nel mondo, e per vincerlo. Davanti alla sua missione non possiamo che inchinarci e metterci, ciascuno per la propria piccola parte, sotto la stessa insegna del piccolo gladiatore.
L’insegna della Vita secondo il volere di Dio e non dell’uomo.
L’insegna di quella umanità decisa a resistere all’invasione delle creature sintetiche e del principe del mondo.
Bioetica
Il principato di Andorra blocca la legge a favore dell’aborto in attesa dei colloqui con il Vaticano
Il governo andorrano ha completato una bozza di legge per depenalizzare l’aborto, ma ha precisato che non procederà fino alla conclusione dei colloqui in corso con la Santa Sede.
Il 1° giugno, Ladislau Baró, ministro delle Relazioni istituzionali, dell’Istruzione e delle Università di Andorra, ha confermato che una proposta di legge per depenalizzare l’aborto è già stata redatta integralmente, ma non è stata ancora presa alcuna decisione politica poiché sono in corso i colloqui con la Santa Sede.
«Esiste già una proposta legislativa completa», ha affermato il Baró, aggiungendo che «tutti gli aspetti tecnici e filosofici sono stati redatti e preparati».
Il Baró ha sottolineato che il testo giuridico è completo, ma il governo non procederà fino alla conclusione dell’attuale processo di dialogo. Il dibattito in corso affonda le sue radici nella peculiare struttura costituzionale di Andorra: una diarchia parlamentare in cui il capo del governo è eletto dal Parlamento, mentre il capo dello Stato è condiviso da due co-principi, il presidente della Francia e il vescovo di La Seu d’Urgell, attualmente Josep-Lluís Serrano Pentinat.
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A causa di questo assetto, le proposte relative alla legislazione sull’aborto sono state spesso discusse non solo in termini legislativi e politici, ma anche in relazione al mantenimento dell’equilibrio istituzionale del principato.
Secondo il Baró, il governo deve stabilire se la proposta di legge possa raggiungere simultaneamente due obiettivi: eliminare le sanzioni penali per le donne che ricorrono all’aborto e, al contempo, preservare la stabilità istituzionale del Paese, affermando che restano ancora diverse sessioni di lavoro prima che l’esecutivo completi il processo di valutazione della proposta.
Baró ha sottolineato che la Santa Sede non detiene l’autorità decisionale sulla legislazione in sé. Ha affermato che la responsabilità ultima spetta al governo andorrano, che deve presentare qualsiasi disegno di legge, e al Consell General, il Parlamento del Paese, che ne deciderà il destino. Ciononostante, ha confermato che le discussioni in corso con la Santa Sede rimangono una parte necessaria del processo prima che qualsiasi iniziativa legislativa venga formalmente portata avanti.
Il ministro ha inoltre respinto le ipotesi secondo cui il Paese si starebbe avvicinando a una crisi istituzionale sulla questione. Ha affermato che Andorra rimane «molto lontana» da qualsiasi scenario che comporti una rottura del suo assetto costituzionale e «molto vicina» a trovare un equilibrio praticabile in merito. Pur rifiutandosi di fornire una tempistica precisa, Baró ha indicato che la questione dell’aborto dovrà essere risolta durante l’attuale legislatura.
Le dichiarazioni del governo giungono poco più di un mese dopo che il presidente francese Emmanuel Macron, durante una visita ufficiale nel principato, ha pubblicamente rinnovato la pressione per una modifica delle leggi sull’aborto di Andorra.
Il 28 aprile, Macron ha effettuato la sua seconda visita ad Andorra in veste di co-principe francese. Durante la visita, ha rivelato di aver discusso della depenalizzazione dell’aborto sia con il primo ministro Xavier Espot che con il vescovo Serrano Pentinat. Macron ha inoltre affrontato pubblicamente la questione durante un discorso tenuto nella capitale andorrana il 29 aprile.
«Parleremo di tutti gli argomenti e ne farò riferimento anche domani nel mio discorso», ha detto Macron al vescovo. Anche il primo ministro Espot ha affrontato l’argomento durante la visita, sostenendo che qualsiasi progresso sulla depenalizzazione dell’aborto dovrebbe essere perseguito con quello che ha definito «realismo, prudenza e ambizione». Ha affermato che questi principi costituiscono parte di un approccio condiviso tra il suo governo e Macron.
Nonostante l’appoggio pubblico di Macron, non si è registrata alcuna campagna pubblica analoga da parte del vescovo Serrano Pentinat. Il ruolo del vescovo è rimasto invece legato al processo di dialogo in corso tra le autorità andorrane e la Santa Sede, che, secondo quanto affermano i funzionari governativi, è tuttora in corso e non ha ancora raggiunto la sua conclusione.
In Andorra l’aborto rimane illegale in ogni circostanza, compresi i casi di stupro o anomalie fetali. La legislazione del Paese ha subito pressioni da parte dei sostenitori dell’aborto sia a livello nazionale che internazionale, mentre proseguono i negoziati legislativi.
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Andorra è tecnicamente una co-principazia parlamentare unica. I suoi capi di Stato sono due co-principi: il vescovo di Urgell e il presidente della Francia. Il potere legislativo spetta al Consiglio Generale, un Parlamento unicamerale eletto ogni quattro anni. Il governo è guidato da un Capo di Governo che detiene il potere esecutivo. Pur non essendo nell’UE, il paese ne è fortemente integrato.
Il Vescovo di Urgell (una diocesi cattolica in Catalogna, Spagna) esercita la funzione di co-principe di Andorra, agendo come Capo di Stato insieme al Presidente della Repubblica Francese. Si tratta di una carica puramente istituzionale e non religiosa per il territorio andorrano.
Insieme al suo omologo francese, il v escovo svolge compiti formali e di rappresentanza. Tra le sue funzioni principali rientrano la promulgazione delle leggi approvate dal Parlamento, l’indizione delle elezioni e la nomina formale del Capo del Governo, sebbene la gestione politica ed esecutiva del paese spetti interamente alle autorità locali andorrane.
Questo sistema, ereditato dal XIII secolo, conferisce al vescovo un ruolo sia spirituale che politico, rendendolo una figura chiave nel governo andorrano. Il vescovo Josep-Lluis Serrano Pentinat, nominato vescovo coadiutore di Urgell nel luglio 2024, è succeduto al vescovo Joan-Enric Vives il 31 maggio 2025. Il suo arrivo coincide con un acceso dibattito sulla riforma legislativa dell’aborto.
Il cardinale Parolin, durante una visita ad Andorra nel settembre 2023, aveva descritto la questione dell’aborto come un «argomento molto delicato e complesso», invocando un approccio improntato a «discrezione e saggezza».
Il Principato è diventato profondamente secolarizzato, in particolare negli anni Novanta: nel 1993, la Chiesa ha ratificato un emendamento costituzionale che definisce Andorra come uno stato «laico». Il culto domenicale è in declino – circa il 20-30% dei fedeli, una percentuale ancora molto invidiabile rispetto al 5% dei praticanti nella Francia continentale – e sono state attuate le consuete riforme sociali, il divorzio nel 1995 e le unioni civili tra persone dello stesso sesso nel 2005.
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Immagine di r Luis Miguel Bugallo Sánchez (Lmbuga) via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 3.0 Unported
Bioetica
Startup testa farmaci su cervelli umani appena estratti e mantenuti in vita con macchinari di supporto vitale
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Bioetica
Corpi senza testa per produrre organi: l’uomo ridotto a funzione, la medicina contro l’anima
Qualche tempo fa su Renovatio 21 avevamo parlato del «trapianto dell’uomo» il progetto visionario di un neurochirurgo italiano: non più sostituire singoli organi, ma arrivare a trasferire l’identità, a trattare il corpo umano come una piattaforma intercambiabile.
Una notizia rilanciata in questi giorni dalla stampa internazionale, e ripresa anche dal Corriere della Sera, che parla apertamente di «cloni senza cervello come banca degli organi», mostra che non si trattava di fantascienza. Startup biotech sostenute da capitali miliardari stanno esplorando la possibilità di creare organismi umani privi di attività cerebrale, sviluppati artificialmente proprio con l’obiettivo di fungere da riserva di organi.
Si parla di corpi «senza coscienza», mantenuti biologicamente attivi attraverso tecnologie avanzate, destinati a fornire tessuti perfettamente compatibili e sempre disponibili. In altri termini, si tratterebbe di produrre organismi progettati per funzionare biologicamente, ma privati intenzionalmente di ciò che li renderebbe soggetti. L’obiettivo dichiarato è semplice: evitare problemi etici. Niente attività cerebrale, niente coscienza, niente dolore.
La verità è che gli organi non bastano a soddisfare la richiesta del sistema trapiantologico e la risposta delle istituzioni è stata fin qui quella di tentare di ridurre il numero delle opposizioni, insistere sulla cosiddetta cultura del dono, forzare il consenso. La risposta tecnologica è molto più radicale: produrre direttamente ciò che serve, bypassando il consenso del donatore e finanche la dichiarazione di morte cerebrale.
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Tale deriva non nasce oggi, ma è il frutto di un’idea che abbiamo già accettato senza quasi accorgercene: ossia, l’idea che la persona coincida con il suo cervello. Se sussiste l’attività cerebrale sussiste anche la persona. È la stessa logica che ha reso possibile la morte cerebrale: un corpo ancora caldo, perfuso, biologicamente integrato, viene dichiarato morto perché ha perso determinate funzioni e da quel momento diventa disponibile.
Oggi si tenta di compiere un passo ulteriore: invece di dichiarare morto un vivente, si costruisce un vivente che non sarà mai considerato tale.
Ma è proprio qui che emerge il vuoto più profondo della concezione moderna dell’uomo: l’assenza totale dell’anima. Per la grande tradizione filosofica, da Aristotele a san Tommaso d’Aquino, l’uomo non è la somma di funzioni, né un cervello che governa un corpo, bensì un’unità sostanziale di anima e corpo.
L’anima è forma del corpo, principio vitale che rende quell’organismo un essere umano e non un semplice aggregato biologico.
Finché l’organismo vive come unità integrata, l’anima è presente. La modernità ha progressivamente espunto questa dimensione, dapprima facendo coincidere l’anima con la coscienza, poi la coscienza con la funzione cerebrale, infine la funzione con un dato misurabile.
Cosicché l’uomo è diventato un sistema, un insieme di processi, un dispositivo biologico. E un dispositivo, per definizione, può essere spento, smontato, ricostruito. I «corpi senza testa» sono semplicemente la conseguenza estrema, ma perfettamente coerente, di tale riduzione.
Da anni una certa bioetica sostiene che la dignità non appartiene all’essere umano in quanto tale, ma solo a chi possiede determinate capacità: autocoscienza, memoria, intenzione. Se queste mancano, non c’è persona. Il risultato è paradossale: per evitare di usare una persona, si costruisce un essere umano privato di tutto ciò che lo renderebbe tale. Non si risolve il problema, lo si elimina alla radice.
A questo punto la domanda diventa inevitabile: che differenza c’è tra questo modello e un allevamento? Corpi umani coltivati, mantenuti, utilizzati come riserva biologica. La differenza con l’allevamento animale, a questo punto, è solo culturale e col tempo tenderà a svanire.
Il punto è che questo distopico futuro non arriva all’improvviso: si ridefinisce la morte, si rende disponibile il corpo, si trasformano gli organi in risorse trasferibili. Infine, si passa alla produzione e all’allevamento.
Ogni passaggio, preso da solo, appare logico. Ma è l’insieme che rivela la direzione: quando si perde il concetto di anima, si perde anche il concetto di persona e quando la persona scompare, il corpo diventa inevitabilmente materia.
E ciò che resta è solo la tecnica.
Alfredo De Matteo
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