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Necrocultura

Perché gli Windsor non hanno salvato Alfie?

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Perché gli Windsor non hanno salvato Alfie?

Perché gli Windsor odiano gli esseri umani.

 

La risposta, per quanto possa sembrarvi forte, è semplice è incontrovertibile.

 

In questi giorni strazianti in cui molti sono scesi in campo per sostenere e chiedere a gran voce la salvezza del piccolo Alfie, qualcuno si è chiesto e ci ha chiesto per quale motivo i reali inglesi non fossero intervenuti in merito a questa triste vicenda.

Lo sprezzante disinteresse per il piccolo ed indifeso suddito ci viene data direttamente da una lunga serie di fatti che contraddistinguono la famiglia Windsor, il cui vero nome – prima di una operazione di rebranding utilizzante il nome di una cittadina inglese per cancellare l’ascendenza tedesca – è Sassonia-Coburgo-Gotha (quando cambiarono il nome l’imperatore Guglielmo II scherzò scespirianamente: «le allegre comari di Sassonia-Coburgo-Gotha).

 

C’è innanzitutto Filippo, il Duca di Edimburgo marito di Elisabetta nata, secondo un libro, con una avanguardistica forma di inseminazione artificiale, perché la Regina Madre non amava i rapporti sessuali. Filippo è noto per la sua schiettezza, che lo ha portato varie volte a fare gaffe razziste.

 

Filippo nel 2011 ha sostenuto la «limitazione volontaria della famiglia» come mezzo per porre rimedio al sovrappopolamento, che egli descriveva come la più grande sfida per la conservazione della natura.

 

Tuttavia la dichiarazione più gustosa rilasciata al consorte della regina è un’altra.

Il Principe Filippo è apertis verbis propugnatore della riduzione della popolazione a meno di un miliardo, ed è famoso il suo sogno, pubblicato nella prefazione del suo libro del 1986 If I were an animal («Se io fossi un animale»), di reincarnarsi un giorno come un virus mortale, per poter contribuire ad un giusto sterminio di questa umanità in eccedenza. Ripeté questo suo desiderio varie volte, anche di fronte ad Agenzie di Stampa.

Filippo d’Edimburgo: «Nel caso in cui mi reincarnassi, mi piacerebbe tornare sottoforma di un virus mortale, in modo da poter contribuire in qualche modo a risolvere il problema della sovrappopolazione».

 

«Nel caso in cui mi reincarnassi, mi piacerebbe tornare sottoforma di un virus mortale, in modo da poter contribuire in qualche modo a risolvere il problema della sovrappopolazione».

 

Sono dichiarazioni fatte alla Deutsche Press Agentur nel 1998.

 

«Non puoi tenere un gregge che non riesci a nutrire. In altre parole la conservazione può esigere la cernita e l’eliminazione per mantenere l’equilibrio tra il numero di ciascuna specie in rapporto ad un dato habitat. Mi rendo conto che si tratta di un argomento scottante, ma resta il fatto che l’umanità è parte del mondo vivente».

 

Filippo d’Edinburgo non parla qui a titolo personale, lo fa da cofondatore – con il sodale, Bernardo d’Olanda (l’ex nazista fondatore del Gruppo Bilderberg) – del World Wildlife Fund e cioè l’arcinoto WWF, la pietosa ONG che ha l’immortale e sconsolato Panda impresso nel logo.

Il Panda va salvato, Alfie no.

Il Panda va salvato, Alfie no.

 

Nel 2011 il ruolo di Presidente del WWF è passato al figlio, il principe Carlo. Il goffo reale fu coordinatore ed oratore alla conferenza sui cambiamenti climatici di Parigi (COP21).

Il fine dichiarato di Carlo è quello della decarbonizzazione, che vuole perseguire limitando l’agricoltura.

Al lettore lasciamo capire perché: meno cibo, meno esseri umani.

Il fine dichiarato di Carlo è quello della decarbonizzazione, che vuole perseguire limitando l’agricoltura. Meno cibo, meno esseri umani.

 

I reali britannici in passato hanno realizzato le loro idee genocide con altri mezzi, più fisici.

 

Il 24 luglio 2015 il membro della Lok Sabha (il parlamento indiano) ed esponente del Partito del Congresso Shashi Tharoor ha parlato all’Università di Oxford dei 200 anni di crimini perpetrati da Albione nei confronti della popolazione indiana, che produceva, all’epoca, il 24% dell’economia mondiale. La dominazione anglica li portò al 4%. Ne conseguirono carestie sfrenate che costarono, dicono alcuni storici, fino a 29 milioni di morti.

 

Un esempio, di questa insana propensione di Londra verso lo sterminio la si vide recentemente nel 1943, quando Winston Churchill ordinò di rimuovere le scorte alimentari del Bengala, ottenendo una fame che uccise quattro milioni di persone.

Le carestie provocate dagli inglesi costarono un milione di morti in Irlanda e fino a 29 milioni di morti in India.

 

Tra il 1845 e il 1852 la Corona provocò la «grande carestia delle patate»: la Great Famine è la base dell’emigrazione massiva degli irlandesi in USA, ma soprattutto essa ridusse di un quarto la popolazione del Paese. Morirono 1 milione di persone.

 

Alla tradizione anti-umana di famiglia si è aggiunto, di recente, il principe Guglielmo, che la nostra stampa chiama William (una volta invece i nomi dei reali si traducevano sempre: Elisabetta del resto non la chiamiamo Elizabeth, e Carlo non è Charles).

 

La rapida crescita della popolazione umana «rischia di avere un impatto terribile» sul mondo, ha avvertito Guglielmo Duca di Cambridge, già in attesa del terzo figlio.

Il Principe William: la rapida crescita della popolazione umana rischia di avere un impatto terribile sul mondo

 

Il Duca ha affermato che anche la natura di conseguenza è sottoposta ad «un’enorme pressione» e ha chiesto che il problema venga affrontato con rinnovato vigore.

William, patrono reale della Tusk Trust, durante il gala di beneficenza a Londra, ha dichiarato che è necessario prendere provvedimenti per salvare alcune popolazioni animali.

«Durante la mia vita, abbiamo assistito alla diminuzione di più della metà della popolazione animale globale».

«Dovremo lavorare molto più duramente e riflettere in maniera più approfondita, se vogliamo assicurarci che gli esseri umani e le altre specie animali con cui condividiamo questo pianeta possano continuare a coesistere».

 

«Solo in Africa la rapida crescita della popolazione è prevista raddoppiare entro il 2050 – un vertiginoso incremento di tre milioni e mezzo di persone al mese».

«È indubbio che questo aumento sottoponga habitat e fauna ad un’incredibile pressione»

«Urbanizzazione, sviluppo delle infrastrutture, coltivazione – tutte cose buone di per sé, ma che in realtà avranno un impatto terribile a meno che non iniziamo a prendere provvedimenti già da ora».

L’elefante, insomma, merita una serata di gala con dichiarazioni di Sua Altezza. Alfie neanche mezza parola.

 

Il Duca ha affermato che il sovrappascolo e le scarse risorse idriche potrebbero avere un «effetto catastrofico» in assenza di idee su come ovviare a questi problemi.

Il Duca ha avvertito che molte specie animali, tra cui il rinoceronte, il leone e il pangolino, stanno affrontando una seria minaccia esistenziale a causa del commercio illegale di animali.

 

«È crudele, distrugge le comunità, i mezzi di sostentamento e sostiene il crimine organizzato».

«Per questo motivo il mondo è un luogo peggiore, e dobbiamo eliminarlo».

Ha anche detto di essere soddisfatto del fatto che il governo abbia recentemente annunciato dei piani per limitare le vendite di avorio nel Regno Unito.

Che la famiglia reale britannica sia protettrice delle idee anti-umane lo sanno bene in Vaticano, dove hanno adottato i loro ideologi della depopolazione

 

L’elefante, insomma, merita una serata di gala con dichiarazioni di Sua Altezza. Alfie neanche mezza parola.

 

Che la famiglia reale britannica sia protettrice delle idee anti-umane lo sanno bene in Vaticano, dove hanno adottato i loro ideologi della depopolazione.

 

Va ricordato qui il massimo teorico della de-carbonizzazione e della riduzione dell’umanità, Hans Joachim Schellnhuber,  ha strutturato l’enciclica Laudato Sì. Schellnhuber è Commander of the British Empire (CBE), titolo assegnatogli da Elisabetta, che lo portò anche ad altre conferenze internazionali sul clima lanciando pubblici discorsi sulla bontà delle sue idee.

Gli Windsor, bastioni della Necrocultura globale, non hanno pensato nemmeno per un millesimo di secondo di salvare Alfie. Il loro programma è l’opposto. È la morte.

 

Schellnhuber nel 2009 dichiarò che in fondo il cambiamento climatico era quasi una cosa buona, perché avrebbe portato la popolazione terrestre sotto il miliardo di individui. Cioè un genocidio utile e felice, esattamente come quello progettato da Gianroberto Casaleggio.

Quando sentite Bergoglio borbottare sui «migranti climatici», egli sta ulteriormente ripetendo il ritornello dell’uomo passatogli dalla Corona reale britannica.

 

Sono solo alcuni esempi.

Speriamo però sia chiaro quanto gli Windsor, bastioni della Necrocultura globale, non abbiano pensato nemmeno per un millesimo di secondo di salvare Alfie.

 

Il loro programma è l’opposto. È la morte.

 

Un tempo, alla nascita di un reale si graziavano i condannati a morte. Oggi si trucidano bambini innocenti.

 

E poi certo, il fatto che il terzo Royal Baby («non fate figli! Noi però sì») sia stato presentato al mondo da Kate Middleton con un vestito che pare in tutto e per tutto un omaggio alla Mia Farrow madre dell’Anticristo di Rosemary’s Baby, beh, questo fa davvero venire strani pensieri.

 

 

Roberto Dal Bosco

Cristiano Lugli

 

 

 

 

 

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Necrocultura

Quando Papa Benedetto tuonava contro l’uso degli embrioni per la ricerca

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Oggi abbiamo un papa che straparla di ecologia e obbliga a vaccini ottenuti tramite il sacrificio di feti abortiti. Un pontefice che, su qualsiasi tema ma soprattutto su questi, sembra incapace di affrontare la complessità. Come escluso da una  visione del quadro di insieme della società umana: cioè, non in grado di fare il mestiere che per millenni hanno fatto i vicari di Cristo in Terra.

 

Dobbiamo ricordare fino a pochi anni fa non era così. Dobbiamo ricordare che, fino allo strano golpe che ha intronato Bergoglio, c’era un papa che scriveva, e pensava, in modo diverso. Comunicando ai fedeli cose che, nell’ora presente, suonano profetiche, di importanza assoluta.

 

«Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita dell’uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale»

«Il problema decisivo è la complessiva tenuta morale della società. Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita dell’uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale».

 

Sono parole dal punto 50 del IV capitolo della Caritas in Veritate, l’enciclica scritta da Benedetto XVI del 2009 riguardo lo «sviluppo umano integrale nella carità e nella verità».

 

Rileggiamo. L’ambientalismo è niente, «se si sacrificano embrioni umani alla ricerca».

 

«La fecondazione in vitro, la ricerca sugli embrioni, la possibilità della clonazione e dell’ibridazione umana nascono e sono promosse nell’attuale cultura del disincanto totale, che crede di aver svelato ogni mistero, perché si è ormai arrivati alla radice della vita»

Parole che esplodono nella mente di noi esuli figli di Eva nell’anno del Signore 2021, il tempo della peste, della tirannide e della follia. Il tempo in cui gli stessi cattolici giustificano il sacrificio «scientifico» degli embrioni umani. Quello, e oltre: lo squartamento a cuor battente dei feti per asportarne organi e tessuti da usare in laboratorio, magari per la produzione di immonde linee cellulari «immortalizzate» con oncogeni, magari per creare topi «umanizzati».

 

Ecco, dinanzi all’abominio che ora ci sembra inarrestabile, una volta c’era qualcuno che, almeno a parole, tentava di ergere una diga di umanità.

 

«La fecondazione in vitro, la ricerca sugli embrioni, la possibilità della clonazione e dell’ibridazione umana nascono e sono promosse nell’attuale cultura del disincanto totale, che crede di aver svelato ogni mistero, perché si è ormai arrivati alla radice della vita. Qui l’assolutismo della tecnica trova la sua massima espressione. In tale tipo di cultura la coscienza è solo chiamata a prendere atto di una mera possibilità tecnica» (Caritas in Veritate, VI, 75)

 

Abbiamo criticato Ratzinger in passato. Ma ci è impossibile, davanti a queste parole, non vedere come quel papa volasse altissimo, comprendendo battaglie – come quella contro la produzione di esseri umani in provetta, cioè la riproduzione artificiale, la FIVET ora pagata dallo Stato – ora totalmente inarticolabili. Renovatio 21, che questa battaglia tenta di farla,  sa bene quanto sia difficile anche solo far capire di cosa si stia parlando. Invece, neanche una dozzina di anni fa, lo scriveva il papa. Nero su bianco.

 

«Non si possono tuttavia minimizzare gli scenari inquietanti per il futuro dell’uomo e i nuovi potenti strumenti che la “cultura della morte” ha a disposizione»

Ora chiudete gli occhi. Pensate ai ragazzi di oggi. Riportate alla mente l’immagine del papa con Greta Thunberg. Pensate al giovane ragazzo allontanato dalla Guardia svizzera perché non si piegava all’obbligo vaccinale del papa, che è la sottomissione ad un vaccino ottenuto tramite cellule di aborto.

 

Ora riapriteli. Leggete.

 

«È una contraddizione chiedere alle nuove generazioni il rispetto dell’ambiente naturale, quando l’educazione e le leggi non le aiutano a rispettare se stesse. Il libro della natura è uno e indivisibile, sul versante dell’ambiente come sul versante della vita, della sessualità, del matrimonio, della famiglia, delle relazioni sociali, in una parola dello sviluppo umano integrale. I doveri che abbiamo verso l’ambiente si collegano con i doveri che abbiamo verso la persona considerata in se stessa e in relazione con gli altri. Non si possono esigere gli uni e conculcare gli altri. Questa è una grave antinomia della mentalità e della prassi odierna, che avvilisce la persona, sconvolge l’ambiente e danneggia la società». (Caritas in Veritate, IV, 51)

 

Ora pensate a noi, che vi tormentiamo con questa idea, quella della Cultura della Morte (che noi chiamiamo, spesse volte, Necrocultura), sapendo che è un’espressione in via di sparizione del discorso cattolico, soppiantata dall’ecoterzomondismo della «cultura dello scarto» o dalla definizione-Tuttocittà papale delle «periferie esistenziali».

 

Della Necrocultura un tempo si parlava nelle encicliche.

 

«Non si possono tuttavia minimizzare gli scenari inquietanti per il futuro dell’uomo e i nuovi potenti strumenti che la “cultura della morte” ha a disposizione. Alla diffusa, tragica, piaga dell’aborto si potrebbe aggiungere in futuro, ma è già surrettiziamente in nuce, una sistematica pianificazione eugenetica delle nascite. Sul versante opposto, va facendosi strada una mens eutanasica, manifestazione non meno abusiva di dominio sulla vita, che in certe condizioni viene considerata non più degna di essere vissuta. Dietro questi scenari stanno posizioni culturali negatrici della dignità umana». (Caritas in Veritate, VI, 75)

 

Ratzinger comprendeva che si stava preparando una rivoluzione antropologica. Tuttavia non osava pensare che essa potesse promanare direttamente dalla manipolazione della vita, dalla biotecnologia genetica applicata sull’umanità tutta tramite la siringa mRNA.

Sono passati pochissimi anni. La Cultura della Morte ha affinato i suoi strumenti in modo inimmaginabile. L’aborto da «diritto» femminista e liberale è divenuto base industriale per la farmaceutica globale. L’eutanasia è realtà – anzi, siamo andati oltre, stiamo per votare un referendum sulla depenalizzazione dell’omicidio del consenziente, qualcosa che con la «dolce morte» non ha niente a che fare. L’eugenetica è qui, per la Lebensunwertes Leben, la vita considerata indegna di essere vissuta (ora chiamata briosamente «best interest») hanno già ucciso diversi bambini. La «dignità umana», in un mondo dove persino i volti delle persone sono coperti, è un miraggio lontano, un’espressione pomposa svuotata di ogni realtà.

 

Soprattutto, abbiamo un nuovo, grande strumento della Necrocultura che Ratzinger non aveva previsto: il vaccino pandemico. Esso proviene dallo stesso pozzo maligno da cui provengono tutti i mezzi del male – esso è fatto di sacrifici umani, di bambini immolati. Ma non solo: esso è in grado di ordinare il mondo, di dividerlo e dominarlo, di marchiare l’umanità per permetterle di vivere come annunciato nell’Apocalisse di Giovanni.

 

«Oggi occorre affermare che la questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica, nel senso che essa implica il modo stesso non solo di concepire, ma anche di manipolare la vita, sempre più posta dalle biotecnologie nelle mani dell’uomo». (Caritas in Veritate, VI, 75)

 

Ratzinger comprendeva che si stava preparando una rivoluzione antropologica. Tuttavia non osava pensare che essa potesse promanare direttamente dalla manipolazione della vita, dalla biotecnologia genetica applicata sull’umanità tutta tramite la siringa mRNA.

 

La Cultura della Morte provoca la manipolazione della vita, pensava il papa. Ora abbiamo appreso che la manipolazione della vita non solo giustifica, ma potenzia, produce la Necrocultura

La Cultura della Morte provoca la manipolazione della vita, pensava il papa. Ora abbiamo appreso che la manipolazione della vita non solo giustifica, ma potenzia, produce la Necrocultura.

 

Non è il primo scritto del tedesco a suonare oggi come profetico. «La Bestia è un numero, e ci trasforma in numeri» aveva detto il cardinale Ratzinger ai seminaristi di Palermo nel 2000. Egli parlò di «un mondo che corre il rischio di adottare la stessa struttura dei campi di concentramento, se viene accettata la legge universale della macchina».

 

«Le macchine che sono state costruite impongono questa stessa legge, questa stessa legge che era adottata nei campi di concentramento (…) Secondo la logica della macchina, secondo i padroni della macchina, l’uomo deve essere interpretato da un computer, e questo è possibile solamente se l’uomo viene tradotto in numeri».

 

Sono parole perfette per l’era dei vaccini genetici creati al computer e finanziati dall’informatico Bill Gates, l’era dei campi di quarantena, l’era dove la libertà si può sperare solo tramite un codice numerico verde fornito dalla macchina.

 

Quindi, ci rimane la domanda che si sono fatti tutti, ma che nessuno ha mai posto seriamente: perché Ratzinger se ne è andato?

 

Quindi, ci rimane la domanda che si sono fatti tutti, ma che nessuno ha mai posto seriamente: perché Ratzinger se ne è andato? È stato forse per far posto esattamente a tutto ciò che egli paventava nei suoi scritti e nei suo discorsi?

È stato forse per far posto esattamente a tutto ciò che egli paventava nei suoi scritti e nei suo discorsi?

 

È un bel mistero. Un mistero che ha, in verità, indicibili resposabilità mondiali. Un mistero da cui sono dipese immani conseguenze per lo spirito e la carne di tutti i popoli.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

Immagine di Mangouste35 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0); immagine modificata

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Necrocultura

L’apocalisse dell’utilitarismo: e se l’estinzione fosse meglio per tutti?

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

L’editorialista più erudito d’Australia è probabilmente Henry Ergas, un economista che ha trascorso molti anni presso l’OCSE a Parigi prima di tornare in Australia.

 

In un recente articolo, «È la fine del mondo come lo conosciamo – ancora una volta», ha galoppato attraverso le visioni occidentali dell’apocalisse – il mito greco dell’eterno ritorno, l’ultima venuta di Cristo, il libro di Jean-Baptiste Cousin de Grainville Last Days of Humanity (per me nuovo), The World Set Free di HG Wells (che predisse la bomba atomica) e oggigiorno, il collasso ambientale.

 

Il suo argomento  sarebbe che l’immaginazione occidentale moderna è facilmente catturata dalle visioni della catastrofe finale, come nella pandemia di COVID-19, nei cambiamenti climatici o nella guerra nucleare. La sua premessa era che l’estinzione è ovviamente una cosa negativa.

 

Ma cosa succede se l’estinzione non è davvero una cattiva opzione alla luce dell’alternativa?

Cosa succede se l’estinzione non è davvero una cattiva opzione alla luce dell’alternativa?

 

Scrivendo nel blog di Etica Pratica (ripubblicato dal New Statesman ), il filosofo Roger Crisp, dell’Università di Oxford, riflette sul fatto che l’estinzione immediata metterebbe almeno fine al dolore collettivo dell’esistenza:

 

«Forse uno dei motivi per cui pensiamo che l’estinzione sarebbe così grave è che non siamo riusciti a riconoscere quanto sia terribile l’agonia estrema».

 

«Tuttavia, abbiamo prove sufficienti e capacità immaginativa per dire che non è irragionevole vedere il dolore di un’ora di tortura come qualcosa che non può mai essere controbilanciato da alcuna quantità di valore positivo. E se questa visione è corretta, allora suggerisce che il miglior risultato sarebbe l’estinzione immediata che segue dal permettere a un asteroide di colpire il nostro pianeta…»

 

«La questione se l’estinzione sarebbe un bene o un male in generale è ovviamente molto importante, soprattutto di fronte a potenziali eventi catastrofici al cardine della storia. Ma è anche molto difficile rispondere a questa domanda».

 

«In definitiva, non sto affermando che l’estinzione sarebbe un bene, solo che, poiché potrebbe esserlo, dovremmo dedicare molta più attenzione a pensare al valore dell’estinzione rispetto a quella che abbiamo fino ad oggi».

 

Crisp è un utilitarista e lo scopo e il valore della sofferenza rappresentano un enigma per coloro che bilanciano il piacere con il dolore.

 

È interessante dare un’occhiata all’escatologia utilitaristica.

 

 

Michael Cook

Direttore di Bioedge

 

 

 

 

 

 

 

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Necrocultura

«Le autorità considerano il proprio popolo come un nemico». Parla relatore speciale ONU sulla tortura

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Il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura Nils Melzer ha commentato in maniera drammatica le immagine di brutalità viste la scorsa domenica a Berlino.

 

«Le autorità considerano sempre più il proprio popolo come un nemico» ha detto l’uomo dell’ONU.

 

Melzer, un professore di diritto internazionale, aveva richiesto su Twitter di poter parlare con testimoni oculari dopo aver visto i video della repressione violenta della polizia tedesca contro i manifestanti antilockdown.

«Le autorità considerano sempre più il proprio popolo come un nemico»

 

Le botte elargite dai corazzatissimi celerini teutonici non avevano risparmiato donne e anziani.

 

Un video mostrava una manifestante berlinese che veniva afferrata per la gola e gettata brutalmente a terra dalla polizia antisommossa, mentre un’altra mostrava un ragazzo che veniva colpito in faccia mentre cercava di venire in aiuto di sua madre.

Se davvero ora le autorità sono entrate in guerra con la popolazione, quale legittimità può avere ancora lo Stato moderno?

 

 

 

La risposta alla richiesta di Melzer è stata decisa, con oltre un centinaio di denunce di violenza che si sono riversate, lasciando a lui il compito di «chiedere chiarimenti, nonché punizioni e riparazioni per le violazioni delle regole», riferisce il Berliner Zeitung.

 

 

Il professore afferma che ci sono chiaramente prove sufficienti «per un intervento ufficiale da parte mia con il governo federale».

 

Il COVID ha accelerato questo aggiornamento del sistema operativo dello Stato, ora basato sempre più sul software della Necrocultura: reprimi la vita, sterilizza la gioia, elimina l’essere umano

Ci chiediamo: se il professor Melzer avesse ragione, se davvero ora le autorità sono entrate in guerra con la popolazione, quale legittimità può avere ancora lo Stato moderno?

 

Per noi, tuttavia, non si tratta di novità: la Cultura della Morte è essenzialmente l’odio sistematico per gli esseri umani, sempre più introiettato dallo Stato e dalle sue strutture.

 

Ora, il COVID ha accelerato questo aggiornamento del sistema operativo dello Stato, ora basato sempre più sul software della Necrocultura: reprimi la vita, sterilizza la gioia, elimina l’essere umano.

 

 

 

 

 

 

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