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Necrocultura

Elon Musk contro Bill Gates e gli emoji trans dell’«uomo incinto»

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Elon Musk in un tweet infilza contemporaneamente Bill Gates e gli emoji transessualisti con l’«uomo incinto».

 

In un post di poche ore fa, il Musk ha messo le foto del sultano del vaccino globale e del nuovo emoticon trans, creando un qualche  collegamento semantico tra le due cose.

 

La didascalia dice moltissimo:

 

«Nel caso doveste perdere un’erezione velocemente

 

 

Si tratta di uno degli affronti più diretti fatti dal Musk, attuale uomo più ricco del mondo sulla carta, contro il Gates, che è stato in cima alla classifica dei paperoni per decenni.

 

Le differenze tra i due non potrebbero essere più grandi. Musk è partito davvero dal nulla, Gates è un figlio di papà.

 

Musk si oppone all’obbligo vaccinale e ha messo in dubbio fortemente i lockdown e la narrazione COVID, Gates finanzia con i suoi miliardi le farmaceutiche l’OMS e una ridda di altri enti per creare e mantenere lo stato pandemico.

 

Musk ritiene che il calo demografico sia il più grande problema della civiltà e che la sovrappopolazione sia un mito tossico, Gates investe ulteriori miliardi in aborto e contraccezione.

 

Musk fa prodotti che sono amati alla follia dai consumatori (le Tesla) o che stanno aiutando l’umanità a tornare nello spazio (SpaceX), Gates fa prodotti che molti odiano (Windows, office, etc.) e a cui in vari casi si sentono condannati.

 

Come riportato da Renovatio 21, Gates si sta interessando del clima in un modo davvero inquietante (cospargere il celo di solfato per oscurare il sole), sull’argomento ha scritto un libro e può educare alla sua visione ambiental-misantropica diecine di capi di Stato tutti in una volta. Quando, intervistato, gli è stato chiesto se quindi da buon ecologista possiede un’auto elettrica ha risposto che sì, era orgoglioso della sua Porsche Taycan. La Tesla, cioè la macchina elettrica per eccellenza, non la ha evidentemente considerata.

 

Anzi. In un podcast di Joe Rogan Musk ha rivelato che il Gates avrebbe scommesso in borsa contro le azioni Tesla. Gli è andata male, ma tanto vi sono i guadagni fatti con vaccini etc.

 

Non c’è solo un battibecco tra miliardari in questa storia.

C’è lo scontro tra due idee del mondo. Da una parte il mondo vaccinato-sterilizzato-sottomesso-transessualizzato, dall’altra parte chi vi si oppone, gli uomini liberi. Da una parte la Necrocultura, dall’altra parte l’umanità.

 

In questo sardonica perculazione, c’è lo scontro tra la vita e la morte. Il Bene e il Male.

 

Viva Elone.

 

 

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Necrocultura

L’antinatalismo e il «dono» della non-esistenza

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

La filosofia dell’antinatalismo si rifiuta di morire. Nell’ultimo numero di Cambridge Quarterly of Healthcare Ethics, il bioeticista finlandese Matti Häyry rinnova l’argomento dell’astinenza riproduttiva.

 

Il titolo dell’articolo tradisce il gioco: «Se devi fare loro un regalo, allora dai loro il dono dell’inesistenza».

 

Häyry ha una visione piuttosto cupa dell’esistenza. Scrive: «ho vissuto una vita relativamente buona, per quanto riguarda le vite umane, ed è perfettamente possibile che continuerò a farlo. Con un po’ di fortuna, posso fingere fino alla fine e creare una bionarrativa abbastanza decente. Eppure non voglio particolarmente sperimentare nulla di tutto ciò».

 

Non affronta sofferenze insopportabili. «La mia vita potrebbe non essere una drammatica sofferenza, come suggerito per ogni vita dalla filosofia di Schopenhauer, ma l’impossibilità di continuare la tranquillità epicurea e l’irraggiungibilità della perfezione kantiana completata (con la conseguente frustrazione schopenhaueriana) sono prospettive sufficientemente ossessionanti per me. Per non parlare di cose peggiori, che ovviamente sono anche possibili».

 

Questo è abbastanza, sente, per rendere la vita non degna.

 

Con questo in mente, è comprensibile che consigli agli aspiranti genitori di non farlo. Come scrive nel blog Journal of Medical Ethics, «qualsiasi vita umana può rivelarsi così brutta che non vale la pena di essere vissuta per l’individuo che la vive. Pertanto, i potenziali genitori farebbero una scommessa inaccettabile creando una nuova vita».

 

 

Michael Cook

 

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

 

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Necrocultura

Benedetto muore. Il mistero rimane. Il danno globale pure

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Benedetto XIV è morto. Il mistero di quel che ha fatto rimane invece qui con noi – anzi su tutti noi. Il mistero, e il danno.

 

Gli inviati del New York Times, nel necrologio istantaneo, lo hanno definito «tradizionalista», probabilmente senza sapere cosa significhi. Il Ratzinger era, invece, un conservatore – al punto che taluni vedevano in lui il massimo filosofo conservatore vivente.

 

La storiella che si racconta, di solito, è questa: il giovane Ratzinger aveva lavorato al Concilio Vaticano II, sul fronte modernista. Più avanti avrebbe avuto una sorta di pentimento, tornando su posizioni più conservatrici, con le quali avrebbe portato avanti la Congregazione della Dottrina della Fede dell’era Woytila.

 

Bisogna ricordarlo, quel tempo, in cui i giornali ce lo descrivevano come spavaldo e financo aggressivo: lo chiamavano «il Panzer della Curia». Da cardinale e supremo teologo della Santa Sede, si scagliava contro l’ingresso della Turchia in Europa e indicava la chiesa ortodossa e quella anglicana come sorelle minori di quella cattolica. I laici – parola che all’epoca significava in semplicità «nemici della Chiesa» – si scandalizzavano e godevano a dipingere l’immagine del carrarmato teutonico della Fede, utile al fumetto della Chiesa granitica ed intollerante, incompatibile con la modernità.

 

Abbiamo visto, dopo l’elezione al Soglio di Pietro, altre cose: la Turchia in Europa era la benvenuta, e riguardo ai diversamente cristiani, scavalcò gli scismatici ed andò direttamente dagli eretici, facendo un bel pellegrinaggio nei luoghi di Martin Lutero, quello che i tradizionalista, quelli veri, ancora chiamano Porcus Saxoniae, il maiale della Sassonia. Di lì all’incredibile statua dell’eretico montata in Vaticano da Bergoglio, il passo è brevissimo.

 

Tuttavia, in alcune occasioni, Ratzinger aveva proferito parole misteriosamente lucide, profetiche – parole vaticinanti, come da Re del Vaticano, il Re più vicino a Dio di tutta la terra, tecnicamente. Su Renovatio 21, negli anni, ne abbiamo ricordato qualcuna.

 

Poche settimane prima di divenire papa, il cardinale Ratzinger aveva fatto un discorso ai preti e seminaristi di Palermo (15 marzo 2000).

 

«Nel loro orrore, [i campi di concentramento] hanno cancellato, cancellato volti e storia, nomi, cancellato persone. Hanno trasformato l’uomo in un numero, l’uomo non è che un numero, è un pezzo di un macchinario, l’uomo non è che un pezzo di un macchinario, di un ingranaggio, non è più che una funzione».

 

«Ai nostri giorni non dovremmo dimenticare che queste mostruosità della storia hanno prefigurato il destino di un mondo che corre il rischio di adottare la stessa struttura dei campi di concentramento, se viene accettata la legge universale della macchina»

 

«Le macchine che sono state costruite impongono questa stessa legge, questa stessa legge che era adottata nei campi di concentramento. Secondo la logica della macchina, secondo i padroni della macchina, l’uomo deve essere interpretato da un computer, e questo è possibile solamente se l’uomo viene tradotto in numeri».

 

Chiunque abbia dinanzi agli occhi la mutazione della nostra società – cioè un incubo di biosorveglianza elettronica massiva, dalla Cina comunista al green pass – non può che sentire la profondità di queste parole, che parlano del nostro presente, del futuro, dell’eternità.

 

Quella volta Ratzinger andò oltre, e unì questo pensiero all’Apocalisse.

 

«La Bestia è un numero, e ci trasforma in numeri. Dio nostro Padre invece ha un nome, e chiama ciascuno di noi per nome. È una persona, e quando guarda ciascuno di noi vede una persona, una persona eterna, una persona amata».

 

Nel 2000 il teologo belga monsignor Michel Schooyans (deceduto a maggio, nel silenzio assordante ed imbarazzatissimo del Vaticano) pubblicò il libro Nuovo disordine mondiale. La grande trappola per ridurre il numero dei commensali alla tavola dell’umanità. Il volume trattava quell’argomento che ora è, per i recenti eventi, ora ben presente a tutti: la spinta da parte di potenze supernazionali per la riduzione della popolazione del pianeta. Monsignor Schooyans aveva dedicato molti testi sull’argomento, accusando direttamente l’ONU, e dimostrando come tutti i Summit sulla popolazione (Cairo, Pechino, etc.) finissero automaticamente per essere un assedio di tutti gli Stati «avanzati» contro il Vaticano, per imporre contraccezione e aborti; a difendere lo Stato Pontificio rimanevano solo i Paesi africani… Abbiamo visto, per esempio a Parigi sei mesi fa, quanto ciò sia cambiato.

 

Tutto questo oramai è rovesciato: fautori della depopolazione come Paul R. Ehrlich sono ora invitati alle conferenze in Vaticano, e il mondo onusiano stravede per la chiesa bergogliana, di fatto trasformatasi in una grande ONG della sinistra globale e in cinghia di trasmissione del Grande Reset.

 

Ebbene, il Nuovo disordine mondiale dello Schooyanas, veniva introdotto da un testo del cardinale Ratzinger, che anche qui, faceva uscire parole potenti, senza curarsi di nominare quell’espressione innominabile – «Nuovo Ordine Mondiale».

 

«Ci sono i tentativi di costruire il futuro attingendo, in maniera più o meno profonda, alle fonti delle tradizioni liberali» scrive il cardinale tedesco. «Questi tentativi stanno assumendo una configurazione sempre più definita, che va sotto il nome di Nuovo Ordine Mondiale; trovano espressione sempre più evidente nell’ONU e nelle sue Conferenze internazionali, in particolare quelle del Cairo e di Pechino, che nelle loro proposte di vie per arrivare a condizioni di vita diverse, lasciano trasparire una vera e propria filosofia dell’uomo nuovo e del mondo nuovo».

 

«Una filosofia di questo tipo non ha più la carica utopica che caratterizzava il sogno marxista; essa è al contrario molto realistica, in quanto fissa i limiti del benessere, ricercato a partire dai limiti dei mezzi disponibili per raggiungerlo e raccomanda, per esempio, senza per questo cercare di giustificarsi, di non preoccuparsi della cura di coloro che non sono più produttivi o che non possono più sperare in una determinata qualità della vita».

 

«Questa filosofia, inoltre, non si aspetta più che gli uomini, abituatisi oramai alla ricchezza e al benessere, siano pronti a fare i sacrifici necessari per raggiungere un benessere generale, bensì propone delle strategie per ridurre il numero dei commensali alla tavola dell’umanità, affinché non venga intaccata la pretesa felicità che taluni hanno raggiunto».

 

«La peculiarità di questa nuova antropologia, che dovrebbe costituire la base del Nuovo Ordine Mondiale, diventa palese soprattutto nell’immagine della donna, nell’ideologia del “Women’s empowerment”, nata dalla conferenza di Pechino. Scopo di questa ideologia è l’autorealizzazione della donna: principali ostacoli che si frappongono tra lei e la sua autorealizzazione sono però la famiglia e la maternità».

 

«Per questo, la donna deve essere liberata, in modo particolare, da ciò che la caratterizza, vale a dire dalla sua specificità femminile. Quest’ultima viene chiamata ad annullarsi di fronte ad una “Gender equity and equality”, di fronte ad un essere umano indistinto ed uniforme, nella vita del quale la sessualità non ha altro senso se non quello di una droga voluttuosa, di cui sì può far uso senza alcun criterio».

 

Ratzinger condannava il pensiero gender – prevedendo come si sarebbe trasformato – e senza problema, attaccava l’ONU – e il Nuovo Ordine Mondiale, che qualcuno stava costruendo a partire dalla distruzione della donna, un programma antico dei nemici di Cristo, come sappiamo.

 

Tuttavia, c’è ancora un discorso sconosciuto, ma fondamentale, che vale la pena di ricordare qui. Perché, se quella fosse rimasta la linea della Chiesa (cioè, magari, immaginiamo, se lui fosse rimasto papa, non «emerito»), il biennio pandemico, con i vaccini mRNA, il green pass, etc., sarebbe stato molto diverso.

 

Enciclica Caritas in Veritate, capitolo IV, punto 50.

 

«Il problema decisivo è la complessiva tenuta morale della società. Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita dell’uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale».

 

Rileggiamo. L’ambientalismo è niente, «se si sacrificano embrioni umani alla ricerca». La ricerca scientifica non può utilizzare embrioni assassinati, perché cioè distrugge il tessuto morale della società.

 

«La fecondazione in vitro, la ricerca sugli embrioni, la possibilità della clonazione e dell’ibridazione umana nascono e sono promosse nell’attuale cultura del disincanto totale, che crede di aver svelato ogni mistero, perché si è ormai arrivati alla radice della vita. Qui l’assolutismo della tecnica trova la sua massima espressione. In tale tipo di cultura la coscienza è solo chiamata a prendere atto di una mera possibilità tecnica» (Caritas in Veritate, VI, 75)

 

La ricerca sugli embrioni come attività permessa dal «disincanto totale». Anche questo è un tema che, negli ultimi anni, abbiamo imparato a conoscere. Così come, l’«assolutismo della tecnica», cioè la dittatura della supposta «scienza», la tecnocrazia che ci ha feriti in ogni modo, e si prepara a privarci di ogni residuo di libertà.

 

Ecco che Benedetto parlava di una società che è proprio come la nostra attuale: la coscienza dell’individuo serve solo come approvazione di ciò che è stato deciso sopra di lui. La coscienza è valida solo se afferma la propria sottomissione. È esattamente il tempo che stiamo vivendo.

 

È il trionfo della Cultura della Morte, che era pienamente visibile al papa poi dimissionario.

 

«Non si possono tuttavia minimizzare gli scenari inquietanti per il futuro dell’uomo e i nuovi potenti strumenti che la “cultura della morte” ha a disposizione. Alla diffusa, tragica, piaga dell’aborto si potrebbe aggiungere in futuro, ma è già surrettiziamente in nuce, una sistematica pianificazione eugenetica delle nascite. Sul versante opposto, va facendosi strada una mens eutanasica, manifestazione non meno abusiva di dominio sulla vita, che in certe condizioni viene considerata non più degna di essere vissuta. Dietro questi scenari stanno posizioni culturali negatrici della dignità umana». (Caritas in Veritate, VI, 75)

 

Rileggendo tutti questi virgolettati, insabbiati negli anni dai media anche cattolici, il lettore può capire come il mistero della rinuncia di Benedetto si infittisce ancora di più.

 

Il papa si dimise per far posto ad un altro papa – che convive con lui, ci viene fotografato assieme, come se vi fossero due soli, due lune, due cieli – che, invece che parlare di scienza e sacrificio di embrioni, portò tutti i dipendenti del Vaticano a sottomettersi ad un vaccino che proveniva esattamente da quello: da un essere umano innocente ammazzato per il «progresso» biomedico e per il lucro delle farmaceutiche.

 

Ma non c’è solo il vaccino Battesimo di Satana, e la sua forsennata divulgazione da parte del papato in combutta con Big Pharma.

 

Lo abbiamo evidenziato tante volte: nel Vaticano capovolto del dopo-Ratzinger, si invitano a corte esperti in eugenetica, si apre alla contraccezione e alla fecondazione in vitro (che era, come visto, attaccata direttamente nelle encicliche ratzingueriane).

 

Ci sono pochi dubbi: la Necrocultura pare essersi presa la Santa Sede. Il Dio che vi si adora, non è più il Signore della Vita. Questo, davvero, è evidente.

 

Tuttavia, vogliamo qui considerare qualcosa di più concreto.

 

Se i discorsi contro il sacrifizio degli embrioni per la ricerca scientifica e la «tenuta morale della società» fossero rimasti – in quanto infallibili parole ex cathedra di un papa regnante – vi sarebbe stata, di sicuro, la possibilità di avere quello per cui Renovatio 21 si è battuta sin dal primo giorno della sua esistenza: l’obiezione di coscienza vaccinale.

 

Se il papa condanna i farmaci ottenuti con gli embrioni uccisi, allora sarà ben possibile, in ogni Paese con presenza cattolica, rifiutare. E se è lecito, per via del primato della coscienza ricordato dal papa religioso, respingere farmaci contaminati dal male, allora capite bene che anche il green pass sarebbe stato impossibile da instaurare – e con esso tutta l’architettura di sorveglianza che ne seguirà.

 

Sarebbe bastata una parola del papa per far crollare l’obbligo vaccinale in ogni Nazione del mondo: è una cosa che si sente dire da mesi. Come vedete, possiamo dire che quella parola già c’era, solo offuscata dalla congiunzione mostruosa della presenza di un altro papa a ricoprire il papato del pontefice ancora vivente.

 

E quella parola, sottolineiamo, avrebbe cambiato tutto: quanti sarebbero sfuggiti alla coercizione del siero genico? E quindi, quanti malori non avremmo visto?

 

Con probabilità, quella vostra zia sarebbe ancora lì, e non avrebbe lasciato distrutta la famiglia.

 

Con probabilità, ci sarebbero stati meno incidenti di scuolabus – dove muoiono gli autisti e magari pure i bambini.

 

Meno morti improvvise, sui campi di calcio, sui palchi, e ovunque.

 

Nessun eccesso statistico dei decessi, di cui pure qualcuno sta provando a parlare. Nessun misterioso aumento di neonati morti, bambini nati morti, di aborti spontanei, etc.

 

Con l’obiezione di coscienza, coperta dalle parole di un papa, avremmo potuto salvare il cuore di chissà quanti ragazzi, e il sistema immunitario di tanti che ora si stanno ammalando. Non solo: sto pensando alle storie dei soldati USA, che si sono presentati a migliaia con documenti per l’obiezione di coscienza (contenenti, più o meno, quello che diceva Benedetto su scienza e sacrificio di embrioni), scritti di anche 40 pagine, per vederseli, tutti, respinti. Le ramificazioni potrebbero essere esiziali: in una guerra contro la Russia o contro la Cina, i militari americani rischiano di essere decimati, più che dalle armi ipersoniche, dalle miocarditi.

 

E poi ancora: i giovani, tantissimi, che si spengono d’improvviso. Vite distrutte da una crudeltà indicibile. E non stiamo nemmeno a parlare di quanto sta succedendo all’obbiettivo ultimo del Serpente Antico, la riproduzione umana, con la minaccia del disastro genetico che si abbatte sulla fertilità di uomini e donne, quest’ultime già notoriamente con l’ovulazione compromessa.

 

Il computo della strage, presente e futura, è immane. È ancora incalcolato, forse incalcolabile.

 

Per cui, davvero: c’è nessuno che riesca a fare il pensierino che, dietro al mistero inspiegato della sua rinuncia, vi sia quanto vi stiamo dicendo?

 

Qualcuno che voglia dire ad alta voce che l’abdicazione di Benedetto era per realizzare il danno globale?

 

Sia come sia, è finita. E, nel disastro, perfino la saggezza proverbiale è stata contaminata: morto un papa non se ne fa un altro.

 

Per cui, caro Benedetto, Requiescat in Pace. Noi invece ci restiamo nel luogo in cui ci hai lasciati, un mondo inquietante, un mondo in guerra, un mondo lasciato preda dei lupi.

 

Un mondo consegnato al principe di questo mondo.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Immagine di Sergey Kozhukhov via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0); immagine modificata

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Necrocultura

Natale senza tregua

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Chi di noi non è arrivato a questo Natale sfinito, esausto, esaurito. Chi di noi non ha percepito che questo è stato un anno difficile – come mai ne avevamo visti.

 

Quelli che hanno un lavoro autonomo possono aver rincorso i clienti che non pagano, magari solo per racimolare il danaro per pagare le tasse che sono calate spietate, e nient’altro.

 

Quelli che hanno bambini, hanno dovuto subire le montagne russe delle febbre a 40°C, con la serie a raffica di influenze ravvicinate – una cosa, come vi abbiamo tentato di dire su Renovatio 21, anche quella mai vista, e che nessuno ha nemmeno iniziato a spiegare cosa può essere, perché non lo sanno nemmeno, perché hanno paura della risposta (che è: immunodeficienza da lockdown biennale), perché non ha il vaccino pronto, perché le farmaceutiche e Bill Gates ancora non hanno dato loro il copione del caso.

 

Quelli che hanno resistito, senza stipendio e senza sostegno, alla sottomissione biologica nel proprio ambito lavorativo, sappiamo come possono essere arrivati a questo Natale.

 

E poi quelli che pensavano di uscire intonsi dalla follia pandemica, che invece si sono ritrovati con famigliari impazziti, e tutt’intorno morti per malori improvvisi che fanno crollare famiglie ed equilibri.

 

Sì, siamo arrivati al Natale 2022 stanchi, distrutti. Più che mai. Chi di noi, quindi, non crede che a questo punto, ci meritiamo una tregua. Almeno a Natale e Santo Stefano. A casa, senza pensieri, vera vacanza, parola che deriva dal latino vacuum, il vuoto. Eccoci, «svuotati» dei nostri pesi, la realtà per magico potere del calendario gregoriano ci dà tregua.

 

Negli anni mi è diventato impossibile non pensare alla tregua di Natale. Sapete tutti di cosa sto parlando: una serie di cessate il fuoco spontanei che avvennero durante il primo Natale della Grande Guerra, nel 1914. D’improvviso, senza che la cosa fosse minimamente organizzata, sul fronte belga e non solo soldati tedeschi e inglesi cominciarono a cantare canti natalizi. Poi emersero dalle trincee, e cominciarono a incontrarsi nella terra di nessuno.

 

Partirono scambi di souvenir, di cibo, alcool, tabacco: di «doni» di Natale veri e propri. I soldati, tecnicamente nemici, fraternizzavano. Si raccontavano storie della loro vita, o addirittura cercavano di mettere le proprie capacità al servizio del nemico.

 

Bruce Bairnsfather, caricaturista inglese che combatté per tutta la guerra, ricorda: «Non mi sarei persa per niente quell’unico e strano giorno di Natale… Ho notato un ufficiale tedesco, una specie di tenente direi, ed essendo un po’ un collezionista, gli ho fatto capire che mi era piaciuto ad alcuni dei suoi bottoni… Ho tirato fuori le mie cesoie e, con qualche abile taglio, ho tolto un paio dei suoi bottoni e me li sono messi in tasca. Allora gliene diedi due dei miei in cambio… L’ultimo che vidi fu un mio mitragliere, un po’ parrucchiere dilettante nella vita civile, che tagliava i capelli innaturalmente lunghi di un docile Boche [termine alleato per definire i soldati tedeschi, ndr], pazientemente inginocchiato a terra mentre le cesoie automatiche gli si arrampicavano sulla nuca».

 

Partirono diverse partite di calcio, simbolo estremo del livello di relazione che si era raggiunto tra quegli uomini: il gioco. I ragazzi che prima si uccidevano, in quel miracolo di Natale, iniziarono a giocare

 

A fine anno il quotidiano fiorentino La Nazione diede una potente descrizione del calcio della tregua di Natale: «l’accordo era completo. I tedeschi nella notte di Capodanno avevano ornato l’orlo della trincea di lampioncini multicolori e per tutta la notte cantammo, ora essi ora noi, le più gaie canzoni. All’alba potremmo anzi combinare una partita di football. Mai più squisita cortesia regnò fra i giuocatori di due teams. Però intanto, all’intorno, vari compagni nostri erano caduti per lo scoppio di qualche shrapnel venuto da lontano e sospendemmo la partita per seppellire i morti, a cui da entrambe le parti furono resi gli estremi onori»

 

È vero che in altre zone si continuò a combattere, che i francesi non furono così disposti al Natale come tedeschi e inglesi, tuttavia si riporta di incontri tra militari nella terra di nessuno anche sul fronte orientale, perfino con i russi, che il Natale lo festeggiano a gennaio.

 

Le testimonianze giunte al presente sono da lagrime agli occhi.

 

È istruttivo anche sapere poi cosa accadde. Gli ufficiali redarguirono i soldati, in alcuni casi li passarono per la corte marziale. Per evitare altre tregue spontanee di questo tipo (di cui, comunque, ci furono cenni anche negli anni successivi, subito repressi) le élite militari decisero bombardamenti di artiglieria alla vigilia di Natale, così che tra botti e morti ai soldati passasse la voglia di stringer la mano al nemico. Furono perfino organizzate rotazioni in modo tale che, cambiando spesso il personale in trincea, a qualcuno non saltasse in mente di tendere la mano all’uomo che al di là del filo spinato, ad un certo punto scopri essere, appunto, un uomo, come te…

 

Sappiamo cosa successe poi: armi chimiche. Essere assassinati in massa è il giusto contrappasso per quegli uomini che si scoprono memori della legge naturale. Stragi di massa con l’iprite (da Ypres, una delle località dove nel 1914 partì la tregua di Natale) per cancellare l’umanità, che il vizio, talvolta, di non odiare il suo prossimo, di non desiderare la morte, né la propria né quella dell’altro, di amare il bene e odiare il male.

 

È parimenti indicativo ricordare un’altra cosa: i giornali insabbiarono tutto. La notizia stupefacente della pace fra soldati instauratasi col Natale fu taciuta da tutti i media mondiali, che ne erano tuttavia ovviamente informati, vista la quantità di testimoni. Fu il New York Times, quotidiano di un Paese allora non ancora in guerra, a cominciare a pubblicare la notizia solo 6 giorni dopo, il 31 dicembre 1914. I giornali tedeschi tentavano di sbilanciarsi contro i soldati della tregua, ma con poca convinzione. In Italia, allora Paese che stava decidendo se intervenire o meno, la stampa disse che nonostante i canti e gli alberelli nelle trincee i combattimenti erano andate avanti.

 

I giornali, quindi, mentivano. In tutto il mondo. Ora come oggi, i media servivano il loro padrone, fermano se necessario i segni di umanità che emergevano dalla catastrofe in corso.

 

Tutto questo vi ricorda qualcosa?

 

Se leggete Renovatio 21, sì. Sapete che viviamo in un mondo comandato in modo sempre più pervasivo da quel sistema che Giovanni Paolo II chiamava la Cultura della Morte. Per la Necrocultura, anche oggi gli Stati mandano a morire i loro uomini – non al fronte, o almeno non ancora, ma nel laboratorio, nella biomedicina.

 

Lo Stato moderno, anzi, ha perfezionato l’istinto di morte del suo predecessore otto-novecentesco, che uccideva i suoi sudditi con guerre inutili, ma non era arrivato a considerare i propri cittadini come nemici. Purtroppo, come sapete, è ciò che avviene oggi: in quanto esseri umani, voi siete i nemici dello Stato moderno, il cui sistema operativo prevede la disumanizzazione, la degradazione, la riduzione dell’umanità.

 

Lo Stato moderno può sacrificare le masse senza bisogno di Grandi Guerre. Ecco l’aborto, ecco la provetta, ecco l’espianto di organi, ecco i vaccini. Morte e devastazione, mutilazioni, cancellazione della dignità umana.

 

Sì, la vostra vita, che lo abbiate accettato o meno, è una guerra. Una guerra fatta per sottomettervi e per uccidervi. E non è mai stato più chiaro di adesso. Una guerra in cui non c’è più né giudeo né greco, né bianco né negro, né ricco né povero: conta solo l’adesione più o meno volontaria di ciascuno al programma della Morte che si dipana dinanzi ai nostri occhi.

 

Se vi sembrano parole forti, fate attenzione: nessuno lo sta negando. L’utilitarismo, che è la filosofia politica che funge da maschera della Necrocultura presso lo Stato moderno, vi aiuta ad accettarlo: il feto deve morire per la serenità esistenziale della madre, l’embrione deve essere scartato per impiantare quello migliore,  l’incosciente deve essere squartato per il maggior godimento del malato che riceverà il trapianto, il danneggiato da vaccino ci può stare, perché deve sacrificarsi per un bene più grande, l’immunizzazione universale, anche se questa è solo un miraggio…

 

In pratica: nessuno, davvero, nessun politico, nessun intellettuale, nessun giornale, nessun dottore, nessun partito, vi sta dicendo qualcosa che non sia un discorso sulla vostra stessa morte.

 

A questo punto, potete capire perché non è possibile, oggi, chiedere una tregua di Natale.

 

Non possiamo farlo perché, a differenza degli inglesi, che avevano i tedeschi, e dei tedeschi, che avevano gli inglesi, noi dall’altra parte non abbiamo uomini. Chi vuole ucciderci non è un ragazzo di un altro Paese, ma è un sistema, un algoritmo anticristico, una demonica potenza dell’aria, una macchina senza pietà, che vuole solo distruggere l’umanità, che opera per l’unico fine del Trionfo della Morte.

 

No, il nostro nemico, oggi, non è umano. Non è possibile, quindi, chiedere una tregua. Il nostro nemico combatte non per vincere una battaglia, ma per portare a termine il nostro sterminio.

 

Quindi mi resta solo di augurare Buon Natale a quanti tentano di resistere.

 

Buon Natale a quanti hanno accettato il supplizio di rimanere puri.

 

Buon Natale a quanti hanno fatto voto di non tollerare di essere sorvegliati come dei terminali elettronici.

 

Buon Natale a quanti hanno fatto il sacrificio di rimanere umani.

 

Vi perseguitano, e non vi daranno tregua nemmeno il giorno di Natale, perché essi, in realtà, è proprio il Natale che odiano – odiano l’essere umano, per cui anche la religione il cui Dio ama a tal punto l’uomo da discendere sotto forma di bambino. Odiano Dio, odiano l’uomo, odiano l’Imago Dei. Odiano voi.

 

Buon Natale a quanti che, capito che si tratta di una guerra, non hanno lasciato la presa.

 

Buon Natale a voi che siete estenuati, sfibrati, stremati.

 

Buon Natale a chi non scappa da questa trincea. Per quanto possa valere, dà qualche parte, sporco, spossato e insignificante, ci sono anche io, e non ho intenzione di disertare, né di risparmiarmi negli attacchi al nemico.

 

Buon Natale a chi assieme a noi vive per mettere la vita contro la morte, il bambino contro il nulla.

 

Buon Natale.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

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