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Autismo

Epstein andava alla ricerca di bambini autistici da impiegare per la sua società di DNA e Intelligenza Artificiale

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Nuovi allucinanti dettagli continuano ad uscire dalla storia di Epstein. Dopo gli incontri con il capo della CIA, l’ex premier israeliano, Woody Allen, i Rothschild e Noam Chomsky, emergono altri sorprendenti incontri del ricco pedofilo: quelli con bambini autistici delle Isole Vergini, da utilizzare negli algoritmi di una sua società di raccolta dati DNA.

 

Siamo oramai ben oltre il film, il romanzo, la fiction: siamo alla pura allucinazione. Che, epperò, dice tanto, tantissimo su ciò che sta succedendo oggi nelle nostre vite.

 

Come noto, il Wall Street Journal sta pubblicando una serie di documenti inediti, tra cui l’agenda degli appuntamenti di Epstein. Vi sono altri documenti legali: come noto, la procura delle Isole Vergini americane sta procedendo contro Epstein coinvolgendo anche la banca JP Morgan e tutta una serie di magnati a cui sono stati spediti dei mandati di comparizione, compreso Elon Musk e compreso Larry Page di Google, che risulta però irreperibile.

 

Qualcuno sospetta che la fonte del WSJ sia la stessa procura delle Isole Vergini, dove la figura della procuratrice generale che indagava sul piano Epstein, Denise M. George, è stata licenziata dal governatore.

 

Forse a causa di questi accadimenti, stanno uscendo notizie sempre più sbalorditive.

 

Nel 2007, dopo 13 mesi di detenzione in Florida per aver procurato una ragazza minorenne per la prostituzione, Epstein ha spostato il centro dei suoi interessi commerciali nelle Isole Vergini americane, dove – oltre che a possedere l’Isola di Little Saint James dove sarebbe avvenuto il traffico delle minorenni ai potenti della Terra – nel 2012, ha fondato Southern Trust, una società di data mining (cioè di raccolta dati) del DNA che mirava a lavorare con Big Pharma.

 

«Southern Trust stava cercando di valutare la predisposizione dei clienti al cancro “fondamentalmente organizzando algoritmi matematici”», scrive un articolo del New York Times dell’ottobre 2019.

 

Epstein disse all’epoca alla Commissione per lo sviluppo economico delle Isole Vergini americane che voleva coinvolgere i bambini locali nelle attività di programmazione e Intelligenza Artificiale della sua azienda.

 

Intervistata per la trasmissione YouTube Redacted, la giornalista investigativa Whitney Webb – che ha appena dato alle stampe due densi volumi sul caso Epstein – sostiene che il miliardario pedofilo avrebbe preso di mira specificamente i bambini vulnerabili, svantaggiati e poveri, una strategia che ha replicato la sua precedente tattica di adescare ragazze adolescenti economicamente svantaggiate.

 

«Alcuni di questi sforzi che stava creando nelle Isole Vergini prendevano di mira bambini maltrattati, bambini orfani e delinquenti minorili», sostiene la Webb. «Molti di quei bambini potrebbero non avere genitori, quindi ancora una volta questo è molto inquietante».

 

Storie come questa ci inducono a pensare che lo Epstein in realtà non gestisse solo una rete di traffico di minorenni da usare per eventuali ricatti ai potenti. La sua ragnatela era molto più fitta, e copriva diversi ambiti.

«Epstein stava reclutando ragazzi per lavorare in un’officina di programmazione dalle scuole delle Isole Vergini, ma ci è permesso parlare dei suoi crimini di traffico sessuale a Palm Beach dal 2000 al 2006 solo per quanto riguarda i media mainstream. C’è molto di più qui».

 

Il caso Epstein è sempre più una finestra sui sistemi utilizzati dall’oligarcato. «Questo è solo un microcosmo in un gruppo più ampio di persone che si mascherano da filantropi, ma in realtà stanno costruendo una prigione digitale» dice l’autrice. «Lo stanno sperimentando proprio ora su bambini vulnerabili, principalmente bambini neri, in Africa e nei Caraibi».

 

«Si tratta di legare un ID digitale a un portafoglio digitale e creare fondamentalmente un apparato di sorveglianza in cui vengono monitorate le prestazioni di questi bambini nelle scuole e ciò che fanno nella loro vita e i dati vengono salvati. E lo stanno usando per alimentare algoritmi di Intelligenza Artificiale, molto probabilmente senza il loro consenso».

 

«Alla fine della giornata, l’intenzione è di avere tutti i bambini e tutte le persone su questo tipo di sistema – su questa griglia di sorveglianza digitale – legati al tuo portafoglio digitale che contiene un CBDC [le monete digitali di Stato in arrivo, ndr] e avere tutto tracciato. Epstein stava cercando di anticipare questo oltre un decennio fa con la sua compagnia, Southern Trust, e aveva i tuoi dati genetici legati alla tua istruzione, legati alle tue finanze».

 

La Webb afferma che gli sforzi commerciali di Epstein nelle Isole Vergini americane fanno luce sulla «natura predatoria delle persone che stanno cercando di portare avanti» questa rete di sorveglianza che comprende i dati del cittadino.

 

Genetica, Algoritmi, Intelligenza Artificiale, sistemi di sorveglianza biometrica. Colpisce quanto Epstein già lustri fa fosse avanti con l’agenda che stia vedendo dipanarsi sotto i nostri occhi, tra mRNA, green pass, euro digitale, tracking carbonico e discorsi cinesi, climatici e transumanisti vari da Grande Reset e Quarta Rivoluzione Industriale made in Davos.

 

Colpisce nell’intervista, tuttavia, un riferimento all’autismo. Secondo quanto dice l’intervistatore Clayton Morris, che cita documenti del caso, vi sarebbe stata una predilezione di Epstein per arruolare in questo suo progetto di algoritmi genetici dei bambini autistici.

 

«È come un cattivo di James Bond» dice Morris «come se dovessi scrivere una parte per un film, ma ti dicessero che è ridicolo pensare a un miliardario che va alle Isole Vergini e cerca bambini per fare ricerca biomedica impiantando cose nei loro cervelli… e poi nella sua testimonianza nei documenti che ho visto, parla specificatamente di bambini autistici…. tipo un quarto di loro erano autistici… cercava specificatamente per bambini nello spettro».

 

Epstein aveva dichiarato un interesse per l’autismo anche in una vecchia intervista ad una rivista scientifica nel 2017, ripescata dal New York Post, dove si discuteva del suo interesse per il Massachusetts Institute of Technology, detto anche MIT, cioè il prestigiosissimo politecnico bostoniano. Qui l’enigmatico magnate pedofilo dichiarava di essere stato attratto dal MIT a causa della natura psicologica suo corpo studentesco unico: «Direi che il 25 percento dei bambini è autistico, nello spettro… Non lavorano davvero in gruppo. Non stanno prendendo lezioni. Non danno incarichi di insegnamento. Non hanno molto da fare, sono lì per pensare».

 

Secondo Whitney Webb, potrebbe essere che Epstein cercasse le capacità matematiche riconosciute in certi casi di autismo.

 

«Qualcosa di cui parla nella sua testimonianza alla Commissione delle Isole Vergini è l’idea di voler sequenziare geneticamente gli isolani, in quanto popolazione isolata, e poi parla di come quell’informazione genetica può essere usata per educare quei bambini».

 

Siamo dinanzi, senza ombra di dubbi, a microprogrammi prototipali di eugenetica del XXI secolo, dove la macchina va a giocare un ruolo fondamentale, e la popolazione viene schedata biologicamente e incoraggiata e/o scoraggiata alle attività in base del loro profilo genetico.

 

Non è una novità per il lettore di Renovatio 21, dove è stata ampiamente discussa la cifra eugenetica di Epstein, che voleva – tra le altre cose – usare le «sue» ragazzine come portatrici di embrioni concepiti dallo sperma di professori-geni che frequentavano il miliardario pedofilo. Secondo quanto riportato, il luogo dove le ragazze avrebbero dovuto portare avanti la gravidanza doveva essere un ranch in New Mexico.

 

Renovatio 21 ha ipotizzato che alla base dell’amicizia tra Bill Gates ed Epstein (una mai del tutto spiegata, che anche oggi imbarazza l’uomo Microsoft) potrebbe esserci stato anche l’eugenetica.

 

Se pensavate che l’eugenetica fosse sparita con Hitler vi sbagliate di grosso: gli stessi oligarchi che, in fine, Hitler lo avevano finanziato, sotto il naso delle sedicenti democrazie l’hanno portata avanti per tutto il XX secolo e ora, nel XXI, si servono di tecnologie informatiche e di intere popolazioni assoggettate.

 

Ci sembra ogni giorno di più che Epstein sia solo la punta dell’iceberg eugenetico delle élite occidentali.

 

Stiamo per vedere l’eugenetica scatenarsi come mai avremmo immaginato. Perché, ricordatelo sempre, fare i bambini con la bioingegneria «sarà come vaccinarli».

 

E, abbiamo capito, vanno vaccinati tutti – ma proprio tutti.

 

 

Roberto Dal Bosco

Autismo

L’esposizione alle muffe potrebbe avere un ruolo nell’autismo?

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Gli esperti, e diversi studi pubblicati, suggeriscono che la probabilità che l’esposizione alle muffe possa contribuire all’autismo sia sufficientemente elevata da giustificare ulteriori ricerche. Sottolineano l’importanza di sensibilizzare i genitori e le donne in gravidanza sui pericoli dell’esposizione alle muffe negli ambienti domestici e negli alimenti.

 

L’esposizione alle muffe potrebbe essere in parte responsabile del costante aumento delle diagnosi di autismo tra i bambini statunitensi negli ultimi anni?

 

Relativamente pochi studi hanno esaminato una possibile correlazione. Tuttavia, diversi siti web di rilievo sull’autismo suggeriscono che vi siano prove del fatto che, quando alcuni bambini e donne in gravidanza sono esposti alla muffa, tale esposizione possa contribuire all’insorgenza dell’autismo. L’esposizione alla muffa può anche causare sintomi simili all’autismo o aggravare la condizione in alcuni bambini.

 

Secondo Lindsey Wells, medico naturopata, non esiste un singolo fattore causale dell’autismo. Tuttavia, le muffe e le micotossine – composti tossici prodotti naturalmente da alcuni tipi di muffa – sono «un potenziale fattore ambientale da considerare nella valutazione di un bambino con autismo».

 

L’esposizione alle muffe può causare «la disregolazione di sistemi chiave dell’organismo, tra cui il sistema immunitario, il microbiota e la capacità di utilizzare correttamente la vitamina D», ha dichiarato la biologa Christina Parks, Ph.D., al quotidiano The Defender.

 

L’esposizione e la contaminazione da muffe dovrebbero essere considerate parte del «carico totale» che «potrebbe spingere i bambini oltre il punto di non ritorno tossico, portando a neuroinfiammazione, neurodegenerazione e una diagnosi di autismo», ha affermato Brian Hooker, Ph.D., responsabile scientifico di Children’s Health Defense (CHD).

 

La teoria del carico totale sostiene che l’insorgenza dell’autismo sia molto probabilmente determinata da una complessa combinazione di fattori biologici, ambientali, immunologici, neurologici, psicologici e tossicologici.

 

Le prove di una correlazione tra muffa e autismo sono supportate anche dalle testimonianze di alcuni genitori, i quali affermano che l’esposizione alla muffa ha provocato sintomi autistici nei loro figli.

 

Gli esperti, e diversi studi pubblicati, suggeriscono che la probabilità sia sufficientemente elevata da giustificare ulteriori ricerche. Sottolineano l’importanza di sensibilizzare i genitori e le donne in gravidanza sui pericoli dell’esposizione alle muffe.

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Diversi studi hanno ipotizzato un possibile legame tra muffa e autismo.

Gli autori di uno studio del 2016 pubblicato sulla rivista Toxins hanno analizzato 54 bambini per la presenza di 87 micotossine nelle urine. Non hanno riscontrato «alcuna associazione positiva» tra la presenza di micotossine e l’autismo, poiché non sono riusciti a identificare la presenza di micotossine in nessuno dei bambini autistici del campione.

 

Ma Hooker ha definito lo studio «sottodimensionato». «Gli studi che ho visto e che contestano un legame tra muffa e autismo sono generalmente progettati per non trovare ciò che gli autori affermano di cercare», ha detto Hooker.

 

Parks ha suggerito che lo studio del 2016 potrebbe essere un caso anomalo. «Gran parte della ricerca sul legame tra muffa e autismo esamina l’effetto della muffa sul sistema immunitario, sul microbioma e sulle vie di segnalazione infiammatoria. La ricerca dimostra che l’esposizione alla muffa può provocare una grave disregolazione di questi sistemi, fungendo teoricamente da fattore scatenante per l’insorgenza dell’autismo o per il peggioramento dei sintomi», ha affermato.

 

Una revisione sistematica pubblicata nel 2021 sulla rivista Current Molecular Pharmacology ha analizzato 11 studi che esaminavano una possibile connessione tra l’esposizione alle micotossine e l’autismo. La revisione ha rilevato che nella maggior parte degli studi sono stati trovati «possibili collegamenti» tra le micotossine e l’autismo.

 

Uno studio del 2017 pubblicato sulla rivista Toxins ha esaminato 172 bambini autistici e 61 bambini non autistici in Italia, riscontrando «differenze significative» nei livelli di micotossine nei bambini autistici. Lo studio ha inoltre rilevato livelli più elevati di citochine – proteine ​​che contribuiscono a controllare l’infiammazione – e di anticorpi contro il grano e il glutine.

 

Il fisico medico Alex Zaharakis, CEO di Autism is Biomedical, ha affermato che i risultati di questi studi corrispondono alle sue osservazioni. Ha dichiarato di aver constatato che «livelli elevati di micotossine influiscono sullo stato cognitivo e sulle funzionalità dell’individuo”.

 

«In base alla mia esperienza con i test e il lavoro svolto con molte famiglie, mi aspetterei che ci sia una correlazione tra l’esposizione alle micotossine e la gravità dell’autismo in alcuni individui», ha affermato Zaharakis.

 

L’esposizione alle muffe può anche essere associata a una serie di sintomi che possono sovrapporsi a sintomi o condizioni concomitanti riscontrati nelle persone con autismo, ha affermato Wells. Questi sintomi possono variare da difficoltà cognitive a disturbi del sonno, sintomi gastrointestinali e disturbi comportamentali o dell’umore.

 

Alcuni studi pubblicati hanno individuato un legame tra la muffa e i sintomi comunemente associati all’autismo. Uno studio del 2020 pubblicato sulla rivista Brain, Behavior, and Immunity ha rilevato che l’esposizione alla muffa era collegata a «disfunzioni cognitive ed emotive».

 

Inoltre, uno studio del 1987 pubblicato sulla rivista Life Sciences ha rilevato che diverse tossine fungine responsabili dei tremori interferiscono con la normale funzione dei recettori cerebrali, contribuendo all’eccessiva attività nervosa che causa tremori e convulsioni.

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La muffa può avere un impatto sui bambini e causare l’autismo attraverso molteplici meccanismi.

Secondo Parks, «diversi percorsi convergenti» di esposizione alla muffa possono portare alla comparsa di sintomi comuni tra le persone autistiche.

 

Tra questi, l’attivazione del sistema immunitario, che può portare all’infiammazione, e l’attivazione dei mastociti, in cui i mastociti, una componente chiave del sistema immunitario, rilasciano istamina e altre sostanze chimiche con troppa facilità o frequenza. Ciò può causare annebbiamento mentale e problemi digestivi.

 

L’esposizione alle muffe può anche causare un’alterazione della barriera emato-encefalica o del microbiota intestinale. Può inoltre provocare disfunzione mitocondriale, una condizione che si verifica quando i mitocondri, le cellule che producono l’energia del corpo, funzionano a una capacità ridotta.

 

Wells ha affermato che, quando valuta i bambini con autismo, esamina diversi sistemi interconnessi che comunemente contribuiscono alla sintomatologia. Tra questi figurano la salute gastrointestinale, la funzione mitocondriale, il metabolismo, la regolazione immunitaria, le infezioni e l’esposizione a fattori ambientali.

 

«La muffa ha il potenziale di influenzare ciascuno di questi sistemi», ha detto Wells. Ha osservato che l’esposizione alla muffa è stata associata a una funzione immunitaria compromessa e l’attivazione immunitaria cronica può contribuire alla neuroinfiammazione. È anche associata a una funzione immunitaria compromessa, che può aumentare la suscettibilità alle infezioni.

 

In un’intervista rilasciata lo scorso anno a CHD.TV, il medico e ricercatore Dr. Christian Bogner ha affermato che una delle modalità con cui la muffa può colpire i bambini autistici è attraverso il tratto gastrointestinale. «Fino al 90% dei bambini autistici presenta problemi gastrointestinali», ha dichiarato Bogner.

 

«Riscontriamo costantemente una grave proliferazione di batteri patogeni che producono tossine responsabili dell’aumento della permeabilità intestinale», ha affermato Bogner. Di conseguenza, «le tossine della muffa che avrebbero dovuto essere eliminate iniziano a riversarsi nel flusso sanguigno».

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L’esposizione alle muffe in casa e negli alimenti può colpire i bambini.

Secondo Hooker, un luogo comune di esposizione alla muffa è la casa, in particolare in ambienti umidi o bui.

 

«I due casi di autismo di cui sono a conoscenza personalmente, in cui i bambini non erano vaccinati e non erano stati esposti al paracetamolo, riguardano la tossicità della muffa e uno di questi ha portato a un accordo extragiudiziale con il proprietario dell’edificio in cui risiedeva l’individuo», ha affermato Hooker.

 

In un’intervista del 2023 con CHD.TV, Elise Pugliese ha affermato che la tossicità della muffa Aspergillus, presente in modo latente nella sua casa, ha colpito i suoi figli, nonostante non fossero vaccinati. In particolare, ha avuto un impatto negativo sul figlio Levi, che ha sviluppato gravi sintomi simili all’autismo, tra cui ritardi nel linguaggio, tic vocali e regressione dello sviluppo.

 

Pugliese ha affermato che, dopo una serie di diagnosi errate, gli esami hanno dimostrato che Levi aveva l’aspergillus niger nel corpo, causato da una contaminazione presente nell’abitazione della sua famiglia. Le sue condizioni sono migliorate significativamente dopo che la famiglia si è trasferita e ha prestato maggiore attenzione ai potenziali agenti contaminanti nella nuova casa.

 

Il cibo è un’altra possibile fonte di esposizione alle muffe. Zaharakis ha affermato che «l’esposizione attraverso la dieta è un altro potenziale fattore che contribuisce all’assunzione di determinate micotossine, poiché basse concentrazioni possono essere presenti naturalmente in alcuni cereali, frutta secca, spezie, caffè, frutta disidratata e altri alimenti».

 

Nell’intervista rilasciata a CHD.TV lo scorso anno, Bogner ha affermato che Stati Uniti, India e Cina presentano alcuni dei peggiori livelli di contaminazione da muffe nelle colture . Ha dichiarato che le colture di grano, mais, soia ed erba medica «hanno tutte dimostrato di contenere tossine fungine».

 

«È quasi impossibile trovare colture statunitensi completamente prive di tossine fungine», ha affermato. Ha inoltre sottolineato che l’esposizione alle spore di muffa negli alimenti può causare infiammazione, infiammazione cronica, immunosoppressione o cancro.

 

Zaharakis ha osservato che molte colture vengono anche irrorate con glifosato , un diserbante comunemente collegato al cancro che, secondo alcuni studi, può alterare la funzionalità intestinale. «Il glifosato… uccide i batteri del microbiota attraverso la via dello shikimato, indebolendo potenzialmente l’intestino e aumentando la suscettibilità alla contaminazione da muffe».

 

Wells ha affermato che, sebbene il cibo possa contribuire all’esposizione alle muffe, la maggior parte dell’esposizione cronica a muffe e micotossine deriva da edifici danneggiati dall’acqua. Questo è un problema ancora più grave perché i bambini possono essere continuamente esposti attraverso l’aria che respirano e gli ambienti in cui trascorrono la maggior parte del loro tempo.

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Anche le donne in gravidanza e i loro feti sono a rischio a causa dell’esposizione alle muffe.

Gli esperti hanno osservato che anche le donne in gravidanza e i loro feti sono a rischio a causa dell’esposizione alle muffe. Parks ha affermato che l’esposizione durante la gravidanza può influire sul feto perché spesso provoca un’attivazione immunitaria cronica nella madre.

 

Uno studio pubblicato lo scorso anno sulla rivista Toxins, che ha analizzato campioni di sangue neonatale, ha rilevato che quasi l’87% dei neonati presentava livelli rilevabili di almeno una micotossina.

 

Wells ha affermato che la scoperta è importante perché «dimostra che l’esposizione alle micotossine non è un problema solo dopo la nascita, poiché i neonati vengono al mondo già carichi di tossine ambientali».

 

Ha aggiunto: «un tempo si pensava che i bambini in via di sviluppo nell’utero fossero in gran parte protetti dall’esposizione a fattori ambientali. Ora abbiamo sempre più prove che l’ambiente in cui vive la madre può influenzare direttamente lo sviluppo del feto e la sua salute futura».

 

«L’esposizione alle micotossine durante la gravidanza è stata associata a esiti avversi della gravidanza e del parto, tra cui aborto spontaneo, morte fetale intrauterina, parto prematuro, ritardo della crescita fetale, basso peso alla nascita e ittero neonatale».

 

Secondo Zaharakis, l’uso cronico di antibiotici da parte delle donne in gravidanza e dei bambini piccoli può amplificare gli effetti di agenti tossici, tra cui le muffe. I bambini nati con parto cesareo, inoltre, potrebbero presentare un microbioma incompleto a causa della modalità del parto, ha affermato.

 

Ma anche a parità di livelli di esposizione, non tutti i bambini saranno esposti allo stesso grado di rischio, secondo Parks.

 

«Il profilo genetico e i fattori di predisposizione di ognuno sono diversi, quindi l’esposizione alle muffe potrebbe scatenare sintomi dello spettro autistico in una persona e sintomi autoimmuni o intolleranze alimentari in un’altra», ha affermato Parks.

 

Durante l’intervista a CHD.TV, Bogner ha osservato che, anche con l’esposizione agli stessi alimenti contaminati, non tutti i bambini saranno colpiti dagli effetti della muffa. «Ci deve essere qualcos’altro». Quel qualcosa in più è «la predisposizione genetica, ovvero l’incapacità di disintossicarsi correttamente da queste tossine», ha affermato.

 

Wells era d’accordo. «La genetica influenza l’efficacia con cui un bambino disintossica ed elimina le tossine ambientali, regola l’infiammazione, risponde alle infezioni, produce energia cellulare e protegge il cervello dallo stress ossidativo».

 

Zaharakis ha affermato che l’esposizione alle muffe può anche esacerbare i sintomi già esistenti dell’autismo. «Gli individui con un microbioma squilibrato o una funzione immunitaria alterata possono essere più suscettibili alla proliferazione fungina, alla colonizzazione o agli effetti biologici delle micotossine», ha dichiarato.

 

Wells ha osservato questo fenomeno nella sua pratica clinica. «Muffe e micotossine possono colpire molti degli stessi sistemi già vulnerabili nei bambini con autismo», ha affermato, perché «il loro quadro clinico è spesso più complesso». Di conseguenza, «i loro sintomi possono essere più gravi e può essere necessario più tempo per osservare miglioramenti significativi».

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Gli esperti raccomandano test regolari e chiedono maggiori ricerche sul legame tra muffa e autismo.

Diversi studi, tra cui lo studio Toxins del 2017 e lo studio Current Molecular Pharmacology del 2021, hanno richiesto ulteriori ricerche su un possibile legame tra muffa e autismo.

 

Wells ha auspicato «ampi studi prospettici che valutino l’esposizione ambientale prima del concepimento, durante la gravidanza e per tutta la prima infanzia», ​​al fine di comprendere come la tempistica, la gravità e la durata dell’esposizione possano influenzare lo sviluppo neurologico.

 

Ha inoltre auspicato ulteriori ricerche per comprendere perché alcuni bambini siano più suscettibili. «Identificare le differenze genetiche, i biomarcatori e le vulnerabilità biologiche sottostanti che influenzano la risposta di un bambino alle muffe e alle micotossine potrebbe aiutarci a individuare i bambini più a rischio», ha affermato.

 

Zaharakis ha suggerito che muffe e micotossine dovrebbero essere studiate come possibili fattori che contribuiscono all’insorgenza dell’autismo. Ha affermato che le persone con autismo «sono suscettibili a molteplici problemi perché i loro sistemi immunitari e di disintossicazione sono compromessi».

 

L’anno scorso, il Segretario alla Salute degli Stati Uniti, Robert F. Kennedy Jr., ha annunciato che il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti avrebbe avviato degli studi per determinare tutte le possibili cause dell’autismo.

 

Gli esperti hanno suggerito ai genitori di sottoporre regolarmente a test i propri figli e le proprie case. Wells ha raccomandato di iniziare con il test delle micotossine nelle urine per valutare se un bambino presenta segni di esposizione a tali tossine.

 

Bogner ha affermato che tutti i bambini che ha visitato nel suo studio presentavano tossine della muffa nelle urine.

 

Valutare l’ambiente in cui vive il bambino e cercare segni di danni causati dall’acqua, attuali o pregressi, è altrettanto importante, ha affermato Wells. «Per le famiglie preoccupate per l’esposizione alla muffa, spesso consiglio un test ERMI come prima valutazione dell’abitazione, in particolare nelle aree in cui il bambino trascorre la maggior parte del tempo».

 

Michael Nevradakis

Ph.D.

 

© 13 luglio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

 

 

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Immagine di Давид Андронов via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International

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Autismo

«Cosa succederà a mio figlio quando morirò?»: la crisi che affrontano i genitori di adulti con autismo

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.   In un mondo in cui i tassi di autismo continuano a crescere in modo incontrollato, un numero crescente di genitori anziani di bambini con autismo grave si preoccupa di chi si prenderà cura del loro bambino e di dove vivrà il figlio adulto una volta che loro non ci saranno più.   «Per molte persone si tratta di una crisi quotidiana», ha dichiarato a The Defender John Gilmore, padre di un figlio adulto autistico . «In molti luoghi, persino negli stati con servizi relativamente buoni, l’alloggio viene fornito solo in situazioni di emergenza, come ad esempio quando muore un genitore single che si prende cura del figlio».   Gilmore è membro dell’Interagency Autism Coordinating Committee (IACC), un comitato istituito a gennaio dal Segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr. Il comitato fornisce consulenza al governo federale su questioni relative all’autismo.   L’alloggio per le persone con autismo grave è in cima alla lista delle priorità del comitato, ha affermato Gilmore. «Ci è voluto più tempo del previsto per far partire l’IACC, ma ora ci siamo, e l’alloggio è probabilmente la questione non medica più importante che stiamo prendendo in considerazione».

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Nel suo primo incontro di aprile, l’IACC ha raccomandato alle agenzie federali di adottare il termine «autismo profondo» per riferirsi alle persone con autismo di età pari o superiore a 8 anni che hanno una capacità di linguaggio scarsa o assente, necessitano di supervisione continua o quasi continua per la propria sicurezza e hanno bisogno di un aiuto sostanziale per le attività della vita quotidiana.   L’IACC ha dichiarato di augurarsi che l’adozione di un termine standardizzato apra la strada a ricerche e politiche a beneficio di questo sottogruppo di individui con autismo.   Secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), circa il 27% dei bambini a cui viene diagnosticato l’autismo presenta una forma grave di autismo.   Jill Escher, presidente del Consiglio nazionale sull’autismo grave e madre di due adulti con autismo grave non verbale, ha dichiarato al The Defender che storicamente le politiche federali non sono riuscite a fornire alloggi di buona qualità per persone come i suoi figli.   «Si tratta di una crisi enorme che continua ad aggravarsi di anno in anno, man mano che la popolazione di giovani adulti invecchia e i genitori diventano più fragili e muoiono», ha affermato Escher.   Secondo un sondaggio nazionale condotto lo scorso anno dal National Council on Severe Autism, solo il 12% dei genitori e degli assistenti di persone con autismo grave ha un piano concreto per il momento in cui non saranno più in grado di prendersi cura del proprio figlio.   L’indagine, condotta su quasi 1.300 genitori e persone che si prendono cura di altri, ha anche rivelato che il 65% di queste persone aveva un’età compresa tra i 45 e i 64 anni.   Quasi la metà ha dichiarato di essere ancora in fase di pianificazione per il momento in cui non potrà più prendersi cura del proprio figlio, e quasi un terzo non aveva alcun piano.

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«Nessun altro si preoccupa di loro come me»

Questi dati non sorprendono affatto Brian Hooker, Ph.D., responsabile scientifico di Children’s Health Defense (CHD). L’unico figlio di Hooker e di sua moglie è un adulto affetto da autismo grave che necessita di assistenza 24 ore su 24, 7 giorni su 7.   «Non sappiamo ancora quale sarà il nostro piano definitivo per lui», ha dichiarato Hooker in una recente intervista a CHD.TV con il dottor Andrew Wakefield. «Stiamo cercando di capirlo con timore e apprensione, cercando di individuare la migliore traiettoria per mio figlio, oltre al fatto che io e mia moglie vivremo fino a 130 o 140 anni».   Secondo i dati più recenti del CDC, circa 1 bambino su 31 negli Stati Uniti riceve una diagnosi di autismo , confermando un aumento che dura da decenni.   Garantire cure e alloggi di qualità al crescente numero di figli adulti con autismo è un problema che non è mai stato affrontato in modo esaustivo, ha affermato Wakefield.   Ecco perché Wakefield ha scritto The Bequest, il suo ultimo libro, uscito il 26 giugno. Il libro, che Wakefield intende adattare per il cinema, si concentra sul dilemma che i genitori di un bambino autistico si trovano ad affrontare quando si tratta di garantire che il loro figlio sia ben accudito e amato dopo la loro morte.   «Questo è uno dei problemi che affligge milioni di genitori in tutto il paese e nel mondo ogni notte. Li tiene svegli. Cosa succederà a mio figlio quando morirò?» ha detto Wakefield a Hooker. «Perché quando non ci sarò più, nessuno si prenderà cura di loro come faccio io, nessuno li capirà e, in effetti, nessuno li amerà. E allora cosa succederà?»   I genitori di bambini con autismo grave affrontano uno stress incredibile.   Secondo un rapporto del 2023 di Psychology Today, il tasso di divorzio tra i genitori di un bambino autistico si aggira intorno all’80%. Si tratta di una percentuale più che doppia rispetto al tasso di divorzio complessivo del Paese , secondo i dati più recenti del CDC.   Alcuni stati, tra cui la California, offrono assistenza ai genitori, compresi servizi di supporto a domicilio o un compenso per l’assistenza prestata, ha affermato Hooker, residente in California.   Ma questi servizi tendono a mancare negli stati con un’imposta sul reddito statale minima o inesistente, ha affermato Escher, che vive anche lei in California. «Il Texas non offre nulla», ha aggiunto.

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Oggigiorno, la lista d’attesa per le case famiglia è in genere di 15 anni

Una delle caratteristiche che rendono la California unica è il Lanterman Act, una legge statale che garantisce alle persone con disabilità dello sviluppo il diritto a servizi e supporto.   Secondo Jennifer Ayari, responsabile dell’ufficio stampa del Dipartimento dei Servizi per lo Sviluppo della California, la legge prevede la gestione di centri regionali che assistono oltre 222.000 persone con diagnosi di autismo, tra cui circa 47.400 adulti di età pari o superiore a 22 anni.   «In alcuni casi», ha dichiarato Ayari a The Defender, «i centri regionali possono fornire alloggi specializzati e servizi di supporto residenziale alle persone con disabilità che soddisfano determinati requisiti». Ma questi servizi vengono resi disponibili solo «dopo che tutte le altre fonti di servizi e supporto sono state esaurite», ha aggiunto.   Le case famiglia rappresentano la soluzione tipica quando i genitori o i parenti non sono in grado di prendersi cura del figlio adulto, ma spesso hanno lunghe liste d’attesa.   Gilmore, che vive a Nuova York, ha raccontato che un suo amico, dopo 15 anni di attesa, è stato finalmente informato che si era liberato un posto in una casa famiglia per il figlio adulto autistico. «Aspettare 15 anni è ormai la norma», ha affermato Gilmore.   Il Dipartimento dei Servizi per lo Sviluppo della California gestisce quasi 641 case famiglia, con altre 48 in fase di sviluppo, ha affermato Ayari.   Tuttavia, Hooker ha affermato che tale cifra è «ben lungi dall’essere sufficiente» a soddisfare le crescenti esigenze di questa popolazione.   Inoltre, i centri regionali della California, che formulano le raccomandazioni sul luogo di residenza più adatto per una persona con autismo grave, di solito privilegiano il soggiorno a domicilio e raccomandano le case famiglia solo in caso di emergenza.

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Le case famiglia potrebbero non soddisfare i bisogni degli adulti con autismo grave.

Anche quando gli adulti con autismo grave riescono a essere inseriti in una comunità alloggio, ciò non garantisce che il luogo rappresenti per loro un ambiente sicuro e stimolante, ha affermato Escher.   «Molte di queste case famiglia non sono attrezzate per le situazioni di emergenza, e questo diventa davvero molto difficile», ha affermato Hooker.   Escher ha affermato che molte case famiglia sono influenzate da politiche federali «impregnate di ideologia e di vane illusioni sulla disabilità».   Questa ideologia presuppone che le persone con disabilità, comprese quelle con autismo grave, debbano vivere nella comunità. Ciò significa, in genere, che le case famiglia vengono collocate in quartieri urbani privi di ampi spazi verdi o di contatto con la natura, ha affermato.   La maggior parte delle case famiglia non dispone di servizi specializzati, come recinzioni, cancelli, attrezzature sensoriali, altalene, trampolini, vasche idromassaggio o piscine, di cui le persone con autismo grave hanno bisogno per sentirsi al sicuro e felici.   Sebbene sia probabile che gli adulti con autismo prospererebbero in ambienti più rurali e terapeutici, per i residenti di alcuni stati è quasi impossibile ottenere questo tipo di alloggio e assistenza per il proprio figlio.   Questo è il caso della Pennsylvania, ha affermato Escher, che ha una norma che impone il collocamento in comunità residenziali per gli adulti con autismo grave. «Non sono aperti ad altre alternative».   Gilmore ha affermato di ritenere che la situazione abitativa per gli adulti con autismo grave sia destinata a peggiorare prima di migliorare.   «Lo tsunami di bambini a cui è stato diagnosticato l’autismo negli anni Novanta ora è composto da adulti», ha affermato. «I loro genitori stanno invecchiando e cominciano a scomparire, e i contribuenti inizieranno a capire quanto abbiano contribuito economicamente nel corso degli anni».   Suzanne Burdick Ph.D.   © 6 luglio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.    

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Autismo

Ex scienziato CDC specializzato in autismo estradato in USA: accusa di frode e riciclaggio

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.

 

Poul Thorsen, danese di nascita, che ha lavorato per i CDC (Centers for Disease Control and Prevention) a partire dalla fine degli anni Novanta, è stato incriminato nel 2011 per il presunto uso improprio di oltre un milione di dollari di fondi dei CDC destinati alla ricerca sull’autismo e sulla salute pubblica. Thorsen è accusato di aver dirottato i fondi per uso personale. È inoltre noto per aver contribuito alla stesura di studi che non hanno riscontrato alcun legame tra vaccini e autismo. I critici sostengono che tali studi, tuttora ampiamente citati, presentassero delle lacune.

 

Un ex scienziato dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), che ha svolto un ruolo chiave nella ricerca che negava qualsiasi legame tra vaccinazione e autismo, è stato estradato negli Stati Uniti la scorsa settimana per affrontare le accuse di frode telematica e riciclaggio di denaro derivanti da un’incriminazione del 2011.

 

Poul Thorsen, 65 anni, di nazionalità danese, ha iniziato a lavorare per i CDC (Centers for Disease Control and Prevention) alla fine degli anni Novanta. Nel 2011, una giuria federale lo ha incriminato per il presunto uso improprio di oltre un milione di dollari di fondi dei CDC destinati alla ricerca sull’autismo e sulla salute pubblica. Thorsen è accusato di aver dirottato i fondi per uso personale.

 

Nonostante l’incriminazione e l’esistenza di un trattato di estradizione tra Stati Uniti e Danimarca, Thorsen ha continuato a vivere e lavorare in Danimarca. Tuttavia, l’anno scorso è stato arrestato in Germania su mandato dell’Interpol.

 

L’8 maggio, gli agenti di sicurezza aerea statunitensi lo hanno scortato dalla Germania ad Atlanta, dove è stato formalmente incriminato.

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Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti (HHS), che aveva inserito Thorsen nella sua lista dei più ricercati nel 2012, ha pubblicato un video della sua estradizione.

 

Secondo il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti (DOJ), Thorsen è accusato di due capi d’imputazione per frode telematica e nove per riciclaggio di denaro. È detenuto senza possibilità di cauzione in attesa del processo.

 

Nel 2011, gli studi di cui Thorsen era coautore sono stati utilizzati per archiviare le cause intentate dai genitori di bambini autistici danneggiati dai vaccini, nell’ambito del procedimento omnibus sull’autismo pendente dinanzi al Programma di risarcimento per danni da vaccino (VICP).

 

Un libro del 2016, Master Manipulator: The Explosive True Story of Fraud, Embezzlement, and Government Betrayal at the CDC, si è concentrato sul caso Thorsen, descrivendolo come «un criminale di livello mondiale la cui manipolazione dei dati sanitari ha dato al CDC e alle grandi aziende farmaceutiche ciò che volevano: un rapporto che scagionava il thimerosal da qualsiasi possibile ruolo nella crisi dell’autismo».

 

Mary Holland, CEO di Children’s Health Defense (CHD), ha affermato che Thorsen «ha avuto un ruolo centrale nelle menzogne ​​del CDC e delle case farmaceutiche secondo cui “i vaccini non causano l’autismo“».

 

Brian Hooker, Ph.D., responsabile scientifico di CHD, ha affermato che il lavoro di Thorsen «ha fatto regredire la ricerca sull’autismo di oltre 20 anni».

 

Secondo il rapporto MAHA, «le amministrazioni precedenti non sembravano interessate a perseguire Thorsen». Di conseguenza, Thorsen «viveva apertamente, apparentemente senza timore di essere catturato in Danimarca».

 

Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) e il Dipartimento di Giustizia (DOJ) non hanno risposto alle richieste di commento del quotidiano The Defender.

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Thorsen è stato coautore di articoli «imperfetti» che vengono ancora utilizzati per smentire il legame tra vaccini e autismo.

Quando Thorsen entrò a far parte del CDC come ricercatore ospite, la sua ricerca si concentrava sui difetti congeniti e sulle disabilità dello sviluppo. Tuttavia, all’inizio degli anni 2000, spostò la sua attenzione sulla ricerca sull’autismo.

 

Secondo il Dipartimento di Giustizia statunitense, due agenzie governative danesi hanno ricevuto oltre 11 milioni di dollari tra il 2000 e il 2009 per una serie di studi, tra cui ricerche sul legame tra vaccini e autismo.

 

Thorsen tornò in Danimarca nel 2002 e «divenne responsabile dell’amministrazione dei fondi per la ricerca assegnati dal CDC». Tuttavia, il Dipartimento di Giustizia e il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani sostengono che Thorsen abbia sottratto parte di questi fondi, utilizzandoli per acquistare una casa ad Atlanta, due auto e una motocicletta.

 

Nonostante le presunte attività fraudolente, Thorsen ha lasciato un’impronta indelebile sulla ricerca sull’autismo e sulle successive narrazioni secondo cui l’autismo non è collegato ai vaccini.

 

Secondo un rapporto del 2017 del World Mercury Project, predecessore del CHD, «l’influenza di Thorsen sui progetti e sulle politiche vaccinali statunitensi è notevole».

 

«Gli studi da lui condotti hanno avuto una forte influenza sulla revisione e sui risultati dell’Institute of Medicine (ora noto come National Academy of Medicine)… quando hanno esaminato il thimerosal nei vaccini», afferma il rapporto.

 

Uno di questi studi, lo «studio Madsen», pubblicato nel 2002 sul New England Journal of Medicine e di cui Thorsen era coautore, era uno studio basato sulla popolazione relativo al vaccino contro morbillo, parotite e rosolia (MMR) e all’autismo. Lo studio concluse che vi sono «prove concrete contro l’ipotesi che la vaccinazione MMR causi l’autismo».

 

Tuttavia, secondo il rapporto del 2017, lo studio di Madsen era «viziato fin dall’inizio» perché i ricercatori hanno esaminato le cartelle cliniche di soli 40 dei 316 bambini con autismo inclusi nella coorte dello studio. Un’analisi sottoposta a revisione paritaria lo scorso anno ha sollevato ulteriori dubbi sulle conclusioni dello studio.

 

Nel 2003, Madsen e Thorsen furono tra i coautori di uno studio pubblicato su Pediatrics, la rivista ufficiale dell’American Academy of Pediatrics. Tale studio «non ha confermato una correlazione tra i vaccini contenenti timerosal e l’incidenza dell’autismo».

 

Hooker ha accusato gli autori di entrambi gli studi di aver nascosto dati, commesso semplici errori aritmetici volti a non trovare una correlazione e selezionato le informazioni in modo da «plasmare la narrativa del CDC».

 

Entrambi gli studi si basavano su dati demografici danesi. Secondo il rapporto del 2017, gli studi hanno aggirato le procedure di valutazione etica richieste per questa categoria di ricerca:

 

Lo studio di Thorsen sull’autismo e il vaccino MMR di Madsen è stato condotto e pubblicato senza la revisione e l’approvazione del comitato etico (l’equivalente danese dell’IRB [Institutional Review Board]). Inoltre, dimostra che Thorsen non ha ottenuto le revisioni annuali per la protezione dei soggetti umani, come richiesto dalla legge federale statunitense.

 

Quando il CDC scoprì che Thorsen non aveva ottenuto le necessarie approvazioni etiche, l’agenzia non segnalò gli errori e gli studi non furono ritirati. Al contrario, i funzionari del CDC misero in atto un’operazione di insabbiamento, afferma il rapporto del 2017.

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Thorsen ha utilizzato i dati danesi per trarre conclusioni sul calendario vaccinale statunitense.

Secondo il Segretario alla Salute degli Stati Uniti Robert F. Kennedy Jr., l’utilizzo di dati medici danesi per trarre conclusioni sul calendario vaccinale infantile statunitense e sul suo potenziale legame con l’epidemia di autismo tra i bambini americani solleva interrogativi.

 

In un editoriale scritto l’anno scorso per TrialSite News, Kennedy ha osservato che il programma di vaccinazione infantile del CDC è «notevolmente più aggressivo di quello danese», il che rende discutibili i confronti diretti.

 

Kennedy ha citato studi danesi più recenti che continuano a negare qualsiasi legame tra vaccini e autismo. Alcuni di questi studi sono stati condotti da ricercatori della North Atlantic Neuro-Epidemiology Alliance (NANEA), un istituto di ricerca danese diretto da Thorsen, al quale ha destinato ingenti finanziamenti del CDC.

 

Secondo il rapporto MAHA, «lo scopo della ricerca di NANEA era quello di utilizzare dati sanitari provenienti dalla Danimarca, non dagli Stati Uniti, per condurre studi volti a determinare se i vaccini fossero alla base dell’aumento dei casi di autismo negli Stati Uniti».

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«L’industria dei vaccini sarebbe crollata» se la ricerca di Thorsen non fosse stata pubblicata.

Secondo il rapporto del 2017, i documenti Madsen-Thorsen sono stati utilizzati per respingere oltre 5.000 richieste presentate nell’ambito del procedimento Omnibus sull’autismo.

 

«Se queste rivendicazioni fossero state accolte a favore dei ricorrenti, avrebbero comportato risarcimenti per un totale stimato di 10 miliardi di dollari», si legge nel rapporto del 2017.

 

Il ricercatore James Grundvig è l’autore di Master Manipulator e il genitore di un bambino autistico che ha subito danni a causa del vaccino. Grundvig, che ha presentato una delle richieste di risarcimento respinte dal VICP, ha affermato che il rifiuto lo ha motivato a indagare su Thorsen e sul CDC e a scrivere il suo libro.

 

L’indagine di Grundvig ha rivelato che Thorsen era utile al CDC, poiché le sue scoperte si adattavano alla narrazione secondo cui i vaccini non causano l’autismo.

 

«All’interno del CDC sapevano cosa stesse causando l’epidemia di autismo all’epoca, e avevano bisogno di spendere dai 25 ai 30 milioni di dollari nei successivi cinque anni, una cifra enorme 25 anni fa, per insabbiare tutta la frode e nascondere il legame tra autismo e vaccini», ha affermato Grundvig.

 

Ha affermato che «l’intero settore dei vaccini sarebbe crollato in quel momento» se la ricerca di Thorsen non fosse stata pubblicata.

 

Il dottor Dave Weldon, medico e membro repubblicano della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti tra il 1995 e il 2009, che il presidente Donald Trump aveva nominato a capo del CDC alla fine del 2024 prima di ritirare la sua nomina, ha definito la «ricerca dubbia» di Thorsen il suo «crimine più grande».

 

Weldon ha detto:

 

«Il suo crimine più grave non è il denaro che ha rubato, bensì la sua discutibile ricerca, utilizzata dal CDC per respingere la causa intentata da centinaia di famiglie con figli evidentemente danneggiati dai vaccini».

 

«Si è trattato di una totale violazione delle intenzioni del Congresso quando è stato creato il programma di risarcimento per i vaccini, e la giustizia è attesa da tempo. Abbiamo bisogno di piena responsabilità e di piena trasparenza».

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Rischia decenni di carcere, Thorsen rivelerà la verità sui suoi studi sull’autismo?

Secondo il rapporto del 2017, in seguito all’incriminazione del 2011, Thorsen ha vissuto e lavorato in Danimarca, tra l’altro presso l’ospedale di Lillebælt e l’Università della Danimarca Meridionale.

 

Grundvig ha affermato che è probabile che la Danimarca abbia evitato l’estradizione di Thorsen nell’ambito di un tentativo di insabbiare una frode più ampia legata alla ricerca.

 

«Se la Danimarca e la sua comunità medica sono rimaste intrappolate in questa incredibile frode e menzogna che ha sostanzialmente permesso lo scoppio dell’epidemia di autismo, la loro immagine ne risentirà moltissimo. Pertanto, non c’era alcuna possibilità che la Danimarca estradasse Thorsen», ha affermato Grundvig.

 

L’estradizione di Thorsen ha anche risvolti politici. Secondo il quotidiano danese Politiken, Thorsen «rischia di diventare una vittima danese delle pressioni politiche che l’amministrazione Trump ha esercitato sempre più sul sistema giudiziario americano». Gli avvocati di Thorsen hanno dichiarato alle autorità tedesche che negli Stati Uniti non avrebbe ricevuto un processo equo.

 

Il Ministero della Giustizia danese, il Ministero dell’Interno, la Polizia danese, l’Ambasciata danese a Washington, DC, l’Ospedale di Lillebælt e l’Università della Danimarca Meridionale non hanno risposto alle richieste di commento di The Defender. Il Ministero degli Esteri danese e l’Ufficio del Primo Ministro danese hanno rimandato The Defender al Ministero della Giustizia.

 

Il rapporto del 2017 ha rilevato che non fu il CDC a scoprire la frode in cui Thorsen sarebbe stato coinvolto, bensì il suo ex datore di lavoro, l’Università di Aarhus in Danimarca.

 

Il rapporto ha inoltre evidenziato che i funzionari pubblici statunitensi «non sono riusciti a prendere le distanze da Thorsen in alcun modo». Una funzionaria del CDC, Diana Schendel, ha intrattenuto una relazione sentimentale inappropriata con Thorsen e in seguito ha accettato un incarico presso l’Università di Aarhus per dirigere la ricerca sull’autismo. Lavora tuttora presso l’università.

 

Hooker ha affermato che «sia gli Stati Uniti che la Danimarca avevano molto da perdere» estradando Thorsen. «Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) è stato in balia delle grandi aziende farmaceutiche per molti anni. Solo sotto la guida del Segretario Kennedy si sarebbe potuto intraprendere questo compito monumentale», ha dichiarato Hooker.

 

Grundvig ha affermato che Thorsen, che ora rischia decenni di carcere, potrebbe cercare di rivelare informazioni su ricerche fraudolente in cambio di una pena più lieve. Ha aggiunto che queste informazioni potrebbero coinvolgere funzionari e ricercatori del settore della sanità pubblica statunitense.

 

«Se rischia 20 o 25 anni, morirà in una prigione americana», ha detto Grundvig. «Lo vuole? Probabilmente no. Quindi, logicamente, è lecito pensare che parlerà a ruota libera e racconterà tutto».

 

Holland ha dichiarato: «di fronte alla prospettiva di una detenzione a tempo indeterminato negli Stati Uniti, spero che dirà la verità su ciò che ha fatto, su chi erano i suoi complici e sull’intero piano criminale».

 

Michael Nevradakis

Ph.D.

 

© 11 maggio 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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