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Eugenetica e transumanismo WEF: a Davos relatrice afferma che le «previsioni genetiche» sulle malattie potrebbero influire sulle decisioni di avere figli

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La professoressa universitaria statunitense Nita Farahany, ospite al World Economic Forum di Davos, ha dichiarato che le «previsioni genetiche» potrebbero avere un ruolo nel decidere se le persone «decidano di avere figli».

 

«Molte persone e molte organizzazioni diverse con cui lavoro lottano con questioni di previsioni genetiche, in particolare per gli «highly penetrants», il che significa che è c’è la predizione che probabilmente svilupperai la malattia, come ad esempio la SLA, ma non lo fai sapere quando» ha detto la Farahany durante una tavola rotonda intitolata Transforming Medicine, Redefining Life (« Trasformare la medicina, ridefinire la vita»).

 

«Quindi, hai una previsione incredibilmente alta, ma hai ben poca idea di quando sarebbe l’inizio» della malattia. «Come consigli a qualcuno su come integrare tali informazioni nelle loro vite, indipendentemente dal fatto che debbano o meno eseguire test genetici?» si è chiesta l’esperta.

 

«Quali potrebbero essere anche le implicazioni per i loro familiari, perché se hanno quel particolare gene, quella particolare mutazione, potrebbe benissimo essere che i loro figli ce l’abbiano; oppure potrebbe benissimo implicare se decidono o meno di avere figli, di trasmetterlo ai loro figli».

 

La Farahany ha quindi discusso se i datori di lavoro e le compagnie assicurative debbano avere accesso ai dati sulla salute delle persone e alle «previsioni genetiche». Il che significa che si pone la domanda: è lecito discriminare professionalmente non i malati, ma i potenzialmente malati.

 

Insomma: tra le nevi miliardarie di Davos, siamo in pieno Gattacca. Si tratta di una conversazione eugenetica allo Stato puro, di quelle che sarebbero piaciute una volta poco più a Nord.

 

La Farahany non è nuova a dichiarazioni sconvolgenti, fatte come nulla fosse. In un discorso precedente, la professoressa della Duke University ha affermato che i dispositivi indossabili per la lettura della mente non sono un’invenzione del futuro, ma sono già qui fra noi, nei dispositivi indossabili dai consumatori: fasce per capelli che hanno sensori in grado di rilevare l’attività delle onde cerebrali, auricolari, cuffie, piccoli tatuaggi che puoi indossare dietro l’orecchio – «possiamo raccogliere stati emotivi, come la felicità, la tristezza o la rabbia», aveva detto Farahany durante l’evento WEF 2023 chiamato «Ready for Brain Transparency?» («Pronti alla trasparenza celebrale?»).

 

Durante la conferenza, la professoressa ha descritto tale tecnologia come integrata in «dispositivi multifunzionali», in modo che, ad esempio, gli stessi auricolari utilizzati per «prendere chiamate in teleconferenza e ascoltare musica» verrebbe migliorato con sensori elettroencefalografici per captare le onde cerebrali.

 

Farahany ha predetto che nel «futuro a breve termine» tali dispositivi diventeranno «il modo principale con cui interagiamo con tutto il resto della nostra tecnologia» e ha sottolineato che le principali aziende tecnologiche come Meta, guidata da Mark Zuckerberg, stanno «studiando modi per rendere questi dispositivi universalmente applicabili» al resto della nostra tecnologia.

 

“Noi come società dovremmo volerlo”, ha detto la Farahany parlando di tecnologie di lettura del pensiero che potrebbero aiutare a individuare autisti di camion che si addormentano. «In oltre 5.000 aziende in tutto il mondo, i dipendenti stanno già monitorando la loro attività cerebrale per testare i loro livelli di affaticamento», come nelle ferrovie Pechino-Shanghai, dove «i conduttori dei treni sono tenuti a indossare cappelli che raccolgono la loro attività cerebrale», o nelle «società minerarie di tutto il mondo». Perché «se fatta bene, la neurotecnologia ha promesse straordinarie».

 

È stato quindi toccato il tema aziendale riguardo ai dipendenti, cioè «se una persona sta prestando attenzione o se la sua mente sta vagando» e a cosa, più precisamente, sta prestando attenzione.

 

Tale tecnologia non solo può valutare se qualcuno sta prestando attenzione e a cosa, ma può intervenire per riportare la mente in carreggiata. Farahany ha condiviso che il MIT Media Lab ha già sviluppato una «sciarpa tattile» che «dà a una persona un piccolo ronzio – letteralmente – quando la sua mente inizia a vagare per aiutarla a rimettere a fuoco e affinare la sua attenzione».

 

Secondo Farahany, sebbene «non possiamo decodificare il parlato utilizzando semplici dispositivi indossabili», «ciò non significa che non ci sia già molto che possiamo decodificare», e prevede che l’ampiezza di ciò che possiamo raccogliere dal cervello aumenterà considerevolmente «nei prossimi giorni man mano che l’IA diventerà più potente, man mano che i sensori diventeranno più potenti».

 

Ritiene che un’importante difesa contro potenziali abusi della privacy che utilizzano tale tecnologia sia preventivamente «riconoscimento del diritto alla libertà cognitiva, diritto all’autodeterminazione del nostro cervello e delle nostre esperienze mentali», e ha aggiunto che «richiede che aggiorniamo l’esistente internazionale diritti umani».

 

Con questi diritti fondamentali in atto e le «migliori pratiche» in base alle quali i datori di lavoro monitoreranno solo cose come i livelli di affaticamento quando potrebbero determinare, ad esempio, se qualcuno ha sentimenti «amorosi» per un collega, quei datori di lavoro «rispetteranno l’autonomia dell’individuo», ritiene Farahany.

 

Il concetto delle scansioni cerebrali è stato teorizzato da Klaus Schwab nel suo libro sulla Quarta Rivoluzione Industriale, ritenuta una «fusione della nostra identità fisica, digitale e biologica».

 

«Anche attraversare un confine nazionale potrebbe un giorno richiedere una scansione cerebrale dettagliata per valutare il rischio per la sicurezza di un individuo» dice Schwab. «I dispositivi esterni di oggi, dai computer indossabili alle cuffie per la realtà virtuale, diventeranno quasi certamente impiantabili nel nostro corpo e nel nostro cervello».

 

Un video di una passata edizione del WEF lo vede discutere entusiasta di questa trasparenza cognitiva con il cofondatore di Google Sergej Brin, con il vecchio che si esalta all’idea di poter sapere tramiti impianti cerebrali di massa cosa pensa il pubblico in sala.

 

 

Come riportato da Renovatio 21, nel 2022 era stato il capo della Nokia a dire che i cellulari «saranno costruiti direttamente nei nostri corpi».

 

 

«La visione che la Farahany ha descritto nei suoi discorsi sembra andare di pari passo con l’idea di uno stato di sicurezza biomedica, qualcosa a cui hanno alluso altri relatori del WEF» scrive Lifesitenews ricordando le parole dell’ex primo ministro britannico Tony Blair, il quale ha affermato in un altro evento di Davos che i registri digitali vaccinali e l’infrastruttura digitale per i dati sanitari sono «importanti» per prepararsi, ovviamente, a future pandemie.

 

Blair, che alcuni indicano come successore di Klaus Schwab, durante il biennio pandemico ha più volte spinto per passaporti vaccinali ed altri sistemi di bio-tracciamento degli esseri umani.

 

Non stupisce che Blair sia tra coloro che vogliono la guerra alla Russia – se necessario anche con armi nucleari.

 

 

 

 

Immagine di World Economic Forum via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike 2.0 Generic (CC BY-NC-SA 2.0)

 

 

 

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YouTuber dichiara pubblicamente l’aborto di suo figlio down

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L’influencer di YouTube Jesse Ridgway sta affrontando una massiccia ondata di critiche dopo aver annunciato su X che lui e sua moglie hanno deciso di abortire il loro bambino dopo che gli era stata diagnosticata la sindrome di Down. Lo riporta LifeSite.

 

L’uomo, noto come lo YouTuber «McJuggerNuggets», è diventato famoso con serie di video come «Psycho Family» e «Psycho Dad», in cui distruggeva oggetti in preda a una finta rabbia. Il Ridgway ha dichiarato che lui e sua moglie hanno fatto delle ricerche sulla sindrome di Down e hanno deciso che la cosa migliore sia per il bambino che per la sua famiglia sarebbe stata interrompere la gravidanza nell’utero, e ha fatto notare che oltre il 90% dei bambini a cui viene diagnosticata la sindrome di Down vengono abortiti.

 

«Il 50% dei bambini con sindrome di Down presenta difetti cardiaci. Il 75% avrà problemi di udito. Oltre il 50% avrà problemi di vista. Funzione immunitaria compromessa, disabilità dello sviluppo, difficoltà di apprendimento, ritardo nello sviluppo fisico, scarso tono muscolare, problemi strutturali al viso, ridotta aspettativa di vita, etc.» ha dichiarato lo youtuberro. «Purtroppo, la lista è lunga, sentitevi liberi di cercarla… La sindrome di Down non è una “benedizione”, è oggettivamente terribile dal punto di vista della salute. Non mi rendevo conto di quanto fosse difficile per il bambino, per non parlare della famiglia… molto spesso, saranno completamente dipendenti dagli altri per il resto della loro vita».

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«A tutti i miei fan che hanno espresso la loro opinione su questo argomento e che hanno autismo, sindrome di Down o qualsiasi altra condizione… vi siamo grati», ha aggiunto, nonostante lui e sua moglie abbiano interrotto la gravidanza proprio perché la bambina aveva la sindrome di Down. «Siete molto importanti e siamo felici che siate qui. Vi ammiro, voi e le vostre famiglie, per la forza e il coraggio che avete avuto nell’andare avanti. Per quanto ci riguarda, abbiamo preso una decisione difficile che crediamo sarà benefica per la nostra famiglia a lungo termine . Per fortuna, avevamo una scelta».

 

Dopo una prima fase di calma, l’uomo che ha approvato l’assassinio del suo discendente nel grembo materno ha mostrato ira per i commenti ricevuti.

 

«Le ultime 24 ore hanno messo a nudo un lato dell’umanità profondamente inquietante. Essere chiamati “pezzi di merda assassini, malvagi, paragonati a Hitler” e ricevere CONTINUE MINACCE DI MORTE», ha scritto.

 

«Se avete mai voluto meravigliarvi della depravazione delle persone online, date un’occhiata alle risposte al mio ultimo tweet. È uno spettacolo deplorevole di proporzioni epiche. Questo riflette il mondo e il contesto in cui viviamo oggi», ha continuato l’influencerro. «Ciò che è ancora più preoccupante è che molte di queste persone usano Dio o Gesù come giustificazione per minacciarci e volerci mandare all’inferno… sembra piuttosto ipocrita».

 

«Fate attenzione alle fonti da cui traete le vostre informazioni online, che si tratti di inquietanti account di propaganda, intelligenza artificiale, seminatori di paura che aizzano l’odio… viviamo in un’epoca complessa e l’autenticità e l’empatia saranno le valute più importanti del futuro», ha aggiunto. «Ad ogni modo, non vedo l’ora di vedere tutte queste parole tritate e distorte di nuovo, così che le persone possano aumentare i propri follower e fomentare l’indignazione. Dopotutto, è un ecosistema naturale: anche chi si nutre di ciò che si trova deve pur mangiare!»

 


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Ovviamente le reazioni sono state sempre più tranchant.

 

Abby Johnson, già dirigente presso l’ente abortista Planned Parenthood poi convertitasi all’attivismo pro-life h24, ha risposto con semplicità: «Siamo sbalorditi dalla depravazione della vostra decisione di uccidere vostro figlio basandovi sull’eugenetica».

 

«Tu non sei la vittima qui. E credo che sia proprio questo che ti tormenta in questo momento» scrive un altro utente. A cui un altro ancora risponde: «Hai centrato il punto. Si sentono in colpa. Hanno scritto questo post proprio per trovare qualcuno che capisse quello che hanno fatto. Invece, sono stati massacrati».

 

«Non l’avete perso per un aborto spontaneo o per complicazioni di salute, l’aveta ucciso perché non era abbastanza perfetto per voi» scrive un commentatore coreano. «Smettetela di fare le vittime e affrontate la realtà: avete assassinato tuo figlio. Non siete voi la vittima, è vostro figlio, ora morto, che non ha avuto la possibilità di vivere».

 

Secondo uno studio del 2011 pubblicato sull’American Journal of Medical Genetics, nonostante le frequenti difficoltà di salute, quasi il 99% delle persone con sindrome di Down dichiara di essere felice della propria vita – cioè non arriva a desiderare di «non essere mai nato», come avviene invece in molti cosiddetti sani che magari si impasticcano di psicofarmaci SSRI, poesie depressive di Leopardi mandate a memoria alla scuola dell’obbligo e parafilosofie necrotiche buddiste diffuse nella società adultera e postcristiana.

 

Secondo le medesime statistiche, solo il 4% dei genitori di bambini con sindrome di Down esprimeva rimpianto per aver avuto il proprio figlio.

 

Secondo i numeri, il 96% degli affetti da sindrome di down è soddisfatto del proprio aspetto; il 97% è soddisfatto di se stesso. Quando gli attivisti pro-aborto affermano che l’aborto è un atto di misericordia, non si riferiscono a queste persone felici. Si riferiscono a se stessi. Le persone con sindrome di Down sono, secondo i parametri, tra le persone più felici al mondo – e ciò farebbe saltare perfino degli argomenti utilitaristi (la filosofia politica per cui bisogna massimizzare il piacere e diminuire il dolore in una società, e ciò a possibile discapito di minoranze e persino maggioranza)

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La distruzione prenatale dei Down è quindi pura discriminazione nei confronti delle persone con disabilità, o, in una parola, «eugenetica», totalmente allineata con il concetto hitlerista di Lebens unwertes leben, la «vita indegna di essere vissuta» che presiedeva alla morte medica massiva inflitta ai «diversi» durante gli anni della Germania nazionalsocialista, il Paese considerato dallo Stato moderno (che, in realtà, né è fratello se non figlio) come il nec plus ultra del genocidio.

 

Il genocidio dei down non è però leggenda o teoria, ma realtà di fatto, in tutto l’Occidente ed oltre.

 

Come noto nel 2017, la sindrome di Down è «quasi scomparsa» in Islanda grazie al feticidio legalizzato. Nel 2019, nel Paese sono nati solo 18 bambini con sindrome di Down. Un rapporto del 2025 ha indicato che anche la Scozia ha assistito a «un drammatico aumento degli aborti con diagnosi di sindrome di Down, con dati governativi che mostrano un aumento dell’82% dal 2021». Nel 2024, nel Paese sono stati abortiti 60 bambini non ancora nati con sindrome di Down, mentre nel 2021 il numero era di 33. In l’Irlanda, che ha da pochi anni legalizzato l’aborto, vede ora il 95% delle donne abortire in presenza di una diagnosi di sindrome di down per il feto. Si stima che il 90% dei bambini a cui viene diagnosticata la sindrome di Down in Gran Bretagna venga abortito, il 65% in Norvegia , praticamente il 100% in Islanda e il 95% in Spagna.

 

In Italia il genocidio dei down passa per l’espansione dei NIPT (Test Non-Invasivi Prenatali), i test che permettono di capire se un bambino quando è ancora nel grembo della madre, è down o no. I NIPT sono offerti in certe regioni dalla sanità pubblica, come sempre complice nel massacro del suo stesso popolo.

 

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«Organi e sperma prelevati dai corpi» nel ranch di Epstein

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Una rappresentante dello Stato del Nuovo Messico ha dichiarato che alcune persone si sono «fatte avanti raccontando di essere state drogate» e che i loro «organi sessuali e lo sperma sono stati prelevati dai loro corpi» nel ranch appartenuto al defunto molestatore sessuale Jeffrey Epstein.   «Ci sono persone che si sono presentate affermando di essere state drogate, di aver subito il prelievo di organi sessuali e sperma e di essersi risvegliate vicino a attrezzature mediche senza sapere dove si trovassero né cosa fosse accaduto loro», ha riferito al Daily Mail la deputata statale democratica Andrea Romero.   «È una vicenda estremamente oscura e inquietante, e so bene che parlarne può sembrare qualcosa di molto cospirazionista… Ma dobbiamo arrivare alla verità su ciò che è realmente successo qui, nel nostro territorio» ha proseguito.   Secondo un articolo del New York Times del 2019, prima della sua morte Epstein «sperava di diffondere il proprio DNA nel genere umano fecondando donne nel suo vasto ranch nel Nuovo Messico» e aveva «confidato questo piano a scienziati e ad altre persone».

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Lo scorso mese, i legislatori statali hanno approvato all’unanimità l’istituzione di una «commissione per la verità» incaricata di indagare sulle accuse di attività illegali compiute da Epstein nel suo Zorro Ranch in Nuovo Messico.   A differenza delle altre proprietà di Epstein, lo Zorro Ranch non è mai stato perquisito dalle forze dell’ordine dopo il suo arresto per traffico sessuale nel 2019.   «Il Dipartimento di Giustizia del Nuovo Messico sta conducendo un’indagine penale su questioni relative al Nuovo Messico che coinvolgono Jeffrey Epstein, incluse le attività legate allo Zorro Ranch», ha dichiarato il Dipartimento di Giustizia del New Mexico in una nota. «Stiamo cercando informazioni attendibili da parte di cittadini che possano avere conoscenze rilevanti sugli eventi accaduti nel Nuovo Messico».   Come riportato da Renovatio 21, il ranch dell’Epstein è sotto inchiesta penale dopo le affermazioni su «corpi sepolti» nella proprietà.   Come riportato da Renovatio 21, il ranch del Nuovo Messico sembrava essere legato anche ai progetti eugenetici di Epstein, che intendeva usare le sue «ninfette» come madri surrogate per gli amici geni dell’accademia. L’eugenetica è un argomento forse condiviso anche con il miliardario Bill Gates, ora perennemente danneggiato dall’uscita degli ultimi file.   Come riportato da Renovatio 21, dai file di Epstein emergono pure storie dell’orrore di aborti traumatici.   Pochi giorni fa il primo ministro polacco Donald Tusk ha annunciato che il suo governo avvierà verifiche per accertare se bambini polacchi siano stati vittime di abusi all’interno del cosiddetto «circolo satanico» legato a Epstein.

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La CEDU a gamba tesa sull’aborto in Polonia: liberi feticidi eugenetici per i cittadini UE

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La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha sentenziato che la Polonia ha violato la privacy di una donna costretta ad abortire un figlio malato andando all’estero, incerta sulla legalità dell’intervento in patria.

 

La causa è stata promossa da una residente di Cracovia, nel sud della Polonia, al quarto mese di gravidanza quando le fu diagnosticata una grave patologia genetica al feto. Aveva pianificato di interrompere legalmente la gestazione nel proprio Paese, ma le fu negato dopo che la Corte costituzionale polacca aveva bandito l’aborto per malformazioni fetali; i dettagli della nuova normativa, tuttavia, non furono pubblicati ufficialmente per mesi.

 

Tale ritardo generò una confusione generalizzata sull’effettiva applicazione della pronuncia. La donna dovette così recarsi nei Paesi Bassi per ottenere un ottenere l’uccisione del suo figlio giudicato non sufficientemente in salute.

 

«In quel lasso di tempo non era chiaro se le limitazioni fossero già operative o se l’interruzione di gravidanza potesse ancora essere effettuata lecitamente», ha statuito la CEDU nella sentenza emessa giovedì. Il tribunale ha disposto che la Polonia corrisponda alla donna 1.495 euro per danni materiali e 15.000 euro per danni morali. Ovviamente, al bambini ritenuto ammalato e quindi ammazzato, non può andare non solo un soldo, ma nemmeno un pensiero degli eurogiudici dei «diritti dell’uomo» (come no).

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I giudici hanno inoltre contestato la composizione della Corte costituzionale polacca, oggetto di forti critiche. La Commissione Europea e le forze di opposizione hanno denunciato che l’assetto del tribunale è stato condizionato dal partito di governo Diritto e Giustizia (PiS).

 

Prima della pronuncia del 2020, la legislazione polacca sull’aborto ammetteva l’interruzione di gravidanza in caso di stupro, incesto, rischio per la vita o la salute della gestante o gravi anomalie fetali. La sentenza ha soppresso quest’ultima fattispecie, che costituiva la maggioranza degli aborti legali nel Paese. La decisione scatenò imponenti manifestazioni nazionali, con numerose associazioni per i diritti delle donne che la bollarono come una delle più lesive degli ultimi decenni.

 

La pronuncia della Corte di Strasburgo non abroga la norma polacca, ma vincola lo Stato al rispetto dei diritti sanciti dalla Convenzione. Potrebbe inoltre indurre modifiche nelle procedure di esecuzione di simili verdetti in futuro.

 

Di fatto la CEDU non solo dirama l’ordine di sottomettersi al libero feticidio in Polonia e in tutta Europa, ma va oltre: uccidere un bambino nel grembo materno perché imperfetto è, tecnicamente, eugenetica. L’eugenetica diviene quindi una componente della UE.

 

E quindi, a questo punto, ci scappa automatica la reductio ad Hitlerum: hanno ragione quelli che vedono nell’UE gli albori di un vero e proprio Quarto Reich.

 

Risposta: eccerto, magari con l’aggiunta dei gay pride, il greene e gli islamo-africani spadroneggianti nelle nostre città, ma l’UE è di fatto una regione del mondo dove si uccidono i deboli e gli imperfetti – per ordine del giudice.

 

Adolfo, ovunque egli sia, in qualche tomba segreta, o in un vaso di cenere raccolta da qualche soldato sovietico, o in un villaggio nella jungla brasiliana come nelle barzellette e nelle serie TV, applaude felice: brava Europa!

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