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La vera storia del dottor Wakefield e del vaccino MPR

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Renovatio 21 pubblica questa analisi approfondita del caso contro il Dr. Andrew Wakefield scritta da Mary Holland, JD (juris doctor, espressione che si usa negli USA per definire un dottore in legge). Mary Holland è la direttrice del Graduate Lawyering Program presso la School of Law della New York University. Ha scritto e curato libri e articoli sui diritti umani. Ha lavorato per un giudice federale, ha lavorato presso il Comitato degli Avvocati per i Diritti Umani e presso importanti studi legali statunitensi. Si è laureata all’Harvard College e ha conseguito la specializzazione alla Columbia University. È co-fondatrice e membro del consiglio di amministrazione del Center for Personal Rights (Centro per i Diritti personali).

Questo scritto compone il capitolo 25 del libro Vaccine Epidemic, di cui consigliamo la lettura.

 

 

Introduzione

Se avete sentito il nome del dottor Wakefield – e probabilmente l’avete sentito – avete ascoltato due storie. Avete appreso che il Dr. Wakefield è un imbroglione, un ricercatore non eticamente corretto e un buffone che è stato «cancellato» dal registro inglese dei medici e il cui articolo del 1998 sull’autismo e le malattie gastrointestinali è stato «ritirato» da un’importante rivista medica. Avete anche sentito una storia molto diversa, che il Dr. Wakefield è uno scienziato brillante e coraggioso, un medico compassionevole amato dai suoi pazienti e un campione per le famiglie con autismo e danni da vaccino. Qual è la verità?

Il Dr. Wakefield è stato punito per aver sostenuto la possibilità di scegliere la vaccinazione

Chi è il dottor Andrew Wakefield?

Il Dr. Wakefield si laureò alla St. Mary’s Hospital Medical School dell’Università di Londra nel 1981; fu l’unico della quarta generazione della sua famiglia a studiare medicina in quell’ospedale universitario. Proseguì la sua carriera in chirurgia gastrointestinale con una specializzazione in malattie infiammatorie intestinali. Nel 1985 diventò membro del Royal College of Surgeons e nel 2001 fu ammesso al Royal College of Pathologists. Ricoprì incarichi accademici presso il Royal Free Hospital e pubblicò oltre 140 articoli scientifici originali, capitoli di libri e commenti scientifici.

 

I retroscena della controversia

All’inizio degli anni ’90, il Dr. Wakefield iniziò a studiare un possibile legame tra il virus del morbillo e le malattie intestinali. Pubblicò uno studio nel 1993, «Prove di infezione persistente del virus del morbillo nella malattia di Crohn» e fu coautore di un articolo del 1995 pubblicato su The Lancet, «Il vaccino contro il morbillo è un fattore di rischio per le malattie infiammatorie intestinali?».

 

All’incirca nello stesso periodo, il Dr. Wakefield scrisse un manoscritto inedito di 250 pagine contenente una revisione della letteratura scientifica disponibile sulla sicurezza dei vaccini contro il morbillo. Stava rapidamente emergendo come uno degli esperti mondiali di vaccinazione anti morbillo.

All’inizio degli anni ’90, il Dr. Wakefield iniziò a studiare un possibile legame tra il virus del morbillo e le malattie intestinali. Stava rapidamente emergendo come uno degli esperti mondiali di vaccinazione anti morbillo

 

Nel 1996, un legale, l’avvocato Barr dello studio legale Dawbarns, contattò il Dr. Wakefield e gli chiese se volesse lavorare come consulente in una causa legale per la difesa di bambini danneggiati dai vaccini contenenti il virus del morbillo. L’avvocato stava intentando la causa per conto dei genitori che sostenevano che i vaccini avevano causato disabilità ai loro figli, compreso l’autismo.

 

Sei mesi prima di questo, e indipendentemente dallo svolgimento del contenzioso, alcuni genitori di bambini con autismo e gravi sintomi gastrointestinali avevano preso contatti con il Dr. Wakefield grazie alle sue pubblicazioni sul vaccino contro il morbillo, chiedendo aiuto per il dolore e la sofferenza dei loro figli, che essi ritenevano essere stati causati dal vaccino. Il Dr. Wakefield prese due decisioni importanti, ma separate, in quel momento: di cercare di aiutare le famiglie alle prese con autismo e problemi gastrointestinali e di diventare un consulente nel caso legale riguardante i vaccini e l’autismo.

 

Il Dr. Wakefield è stato reso un esempio

Barr chiese al Dr. Wakefield di studiare due questioni:

 

(1) se il morbillo potesse persistere dopo l’infezione o la ricezione del vaccino MPR; e

 

(2) se il virus del morbillo potesse portare a complicazioni, come il morbo di Crohn o l’autismo.

 

A causa di ritardi burocratici nel suo ospedale, tuttavia, il Dr. Wakefield non iniziò questo studio relativo al contenzioso fino all’ottobre 1997. Nel luglio 1997, il Dr. Wakefield e il suo collega, il professor John Walker-Smith, avevano già esaminato i «12 del Lancet»: dodici pazienti con autismo e sintomi gastrointestinali che erano alla base del caso di studio nell’articolo pubblicato nel 1998 su The Lancet.

The Lancet, i media, il Ministero della Salute britannico, l’industria farmaceutica e anche con il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti e il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, per screditare il Dr. Wakefield

 

Il Dr. Wakefield e altri avevano raccomandato che questi pazienti consultassero il Prof. Walker-Smith, medico eminente descritto dai suoi pari come uno dei più importanti gastroenterologi pediatrici del mondo.

 

Il prof. Walker-Smith si era recentemente trasferito al St. Mary’s Hospital da un’altra istituzione e aveva portato con sé gli stessi privilegi clinici e le autorizzazioni etiche di cui godeva nel suo precedente ospedale. Il professore, un suo collega (il dottor Simon Murch) e un team di altri medici svolsero un ampio lavoro clinico su questi bambini malati che il prof. Walker-Smith riteneva «clinicamente idonei», mentre il dottor Wakefield coordinò un dettagliato esame dell’attività di ricerca dei tessuti ottenuti mediante biopsia.

 

I test clinici comprendevano colonscopie, risonanze magnetiche e punture lombari per valutare i disturbi mitocondriali. Gli «studi clinicamente indicati» non richiesero l’autorizzazione del comitato etico del Royal Free Hospital, perché i test erano richiesti a beneficio dei singoli pazienti. La ricerca del Dr. Wakefield fu coperta da un’appropriata approvazione etica.

 

Nel 1998, per annunciare la pubblicazione dell’articolo di The Lancet scritto dal Dr. Wakefield e da altri dodici scienziati, il preside della St. Mary Medical School indisse una conferenza stampa. Anche se questa non era una pratica standard, il decano presumibilmente cercava di migliorare la visibilità della scuola nell’ambito della ricerca d’avanguardia.

 

L’articolo fu definito sulla rivista medica come un «rapporto preliminare», con la precisazione che «non ha dimostrato un’associazione tra il vaccino contro morbillo, parotite e rosolia e la sindrome descritta. Sono in corso studi virologici che possono aiutare a risolvere questo problema».

 

Nel 1992 due diverse combinazioni di vaccini MPR erano state ritirate dal mercato britannico perché non erano sicure, quindi la vaccinazione MPR era già un argomento caldo prima della pubblicazione dell’articolo di The Lancet

Durante la conferenza stampa, il Dr. Wakefield fu interrogato sulla sicurezza del vaccino MPR. Nel 1992 due diverse combinazioni di vaccini MPR erano state ritirate dal mercato britannico perché non erano sicure, quindi la vaccinazione MPR era già un argomento caldo prima della pubblicazione dell’articolo di The Lancet.

 

Il Dr. Wakefield rispose che, data la scarsità della ricerca sulla sicurezza del vaccino MPR combinato e fino a quando non fossero stati fatti ulteriori studi sulla sicurezza, i vaccini avrebbero dovuto essere separati nelle loro componenti. In precedenza aveva informato i suoi colleghi che questa era la sua opinione e che l’avrebbe espressa, se glielo avessero chiesto.

 

La conferenza stampa del 1998 scatenò una tempesta mediatica, con un gran numero di genitori che sollevarono domande scomode sulla sicurezza della «iniezione trivalente» e richiesero vaccini singoli per il morbillo, la parotite e la rosolia.

 

Nel bel mezzo della controversia, nell’agosto 1998, il governo britannico prese un’importante decisione. Rese indisponibili i componenti separati del vaccino contro il morbillo, gli orecchioni e la rosolia, forzando così la mano ai genitori preoccupati. A quel punto, i tassi di vaccinazione contro il morbillo tra i bambini del Regno Unito diminuirono significativamente. Le epidemie di morbillo diventarono più frequenti e comportarono alcuni casi di gravi complicazioni e decessi. Qualcuno cercò di incolpare il dottor Wakefield di aver spaventato irresponsabilmente i genitori e di aver scatenato una crisi sanitaria pubblica.

 

Il governo britannico aveva un grosso problema tra le mani: un problema che presto si sarebbe fatto strada verso gli Stati Uniti.

Nel bel mezzo della controversia, nell’agosto 1998, il governo britannico rese indisponibili i componenti separati del vaccino contro il morbillo, gli orecchioni e la rosolia. Qualcuno cercò di incolpare il dottor Wakefield di aver spaventato irresponsabilmente i genitori e di aver scatenato una crisi sanitaria pubblica

 

La polemica che circondava il Dr. Wakefield ribolliva. Nel febbraio 2004 raggiunse un punto critico quando il Dr. Richard Horton, redattore di The Lancet, tenne una conferenza stampa per dichiarare che l’articolo del 1998 era «gravemente viziato» perché il Dr. Wakefield non aveva rivelato il conflitto di interesse con lo studio da lui condotto connesso al contenzioso.

 

Il reporter britannico Brian Deer pubblicò la storia sul Sunday Times, descrivendo nel dettaglio i presunti conflitti di interesse non rivelati. Subito dopo la pubblicazione, il Deer inviò una lettera dettagliata al British General Medical Council (GMC), che regola la pratica della medicina. Il GMC in seguito avviò un procedimento contro il Dr. Wakefield che culminò con la sua radiazione nel maggio 2010 e con il ritiro dell’articolo di The Lancet del 1998.

 

Le accuse contro il dottor Wakefield

La molto pubblicizzata, pluriennale e multimilionaria accusa contro il dottor Wakefield affermava che:

 

– Il Dr. Wakefield fu pagato 55.000 sterline inglesi (circa 90.000 dollari USA) da parte dei legali per lo studio pubblicato su The Lancet ed egli non rivelò questo conflitto di interessi;

 

– Lui e i suoi colleghi eseguirono test medici non necessari sui bambini nello studio del 1998 e non disponevano di adeguate autorizzazioni etiche;

 

 – I bambini dello studio del 1998 furono selezionati ai fini del contenzioso (come descritto nell’articolo del Sunday Times) e non vennero segnalati da medici locali; e

 

– Effettuò prelievi di sangue ad alcuni bambini alla festa di compleanno di suo figlio da usare come campioni di controllo nello studio del 1998 con cinica indifferenza per il disagio che questo poteva causare ai piccoli.

 

Sulla base dei suoi risultati, il GMC concluse che il Dr. Wakefield aveva compiuto una «grave scorrettezza professionale» e tenuto un comportamento «disonesto», «fuorviante» e «irresponsabile», giustificando la sanzione della sua rimozione dalla professione medica.

L’accusatore di Wakefield: Il giornalista Brian Deer

 

Esaminiamo le accuse del GMC e le prove.

 

Mancata comunicazione del pagamento da parte dei querelanti

Il Dr. Wakefield accettò 55.000 sterline per condurre uno studio per la causa collettiva riguardante i vaccini e l’autismo. Si trattava di fondi per la ricerca da cui il Dr. Wakefield non ricavò personalmente alcun compenso. Il Dr. Wakefield iniziò questo studio solo dopo che la serie di casi per il Lancet 12 era stata presentata.

 

Documenti legali dimostrano che l’ospedale del Dr. Wakefield era a conoscenza di questo studio e della quantità di denaro ricevuto, la maggior parte del quale servì a pagare lo stipendio del tecnico di laboratorio incaricato.

Documenti legali dimostrano che l’ospedale del Dr. Wakefield era a conoscenza di questo studio e della quantità di denaro ricevuto, la maggior parte del quale servì a pagare lo stipendio del tecnico di laboratorio incaricato

 

I documenti dimostrano inoltre che il Dr. Wakefield aveva reso noto in un giornale nazionale più di un anno prima della pubblicazione dell’articolo del 1998 che stava lavorando con i contendenti. Il Dr. Horton, redattore di The Lancet, era stato informato e avrebbe dovuto essere ben consapevole del ruolo del Dr. Wakefield nel contenzioso relativo al vaccino prima della pubblicazione dell’articolo del 1998.

 

«Necessità medica» e autorizzazioni etiche

I 12 bambini dello studio del Lancet erano malati. Ad ogni bambino furono effettuati esami con l’intento di aiutare quel bambino. L’amministrazione ospedaliera era pienamente consapevole degli esami in corso e non sollevò obiezioni. Poiché tutti i test erano «clinicamente idonei» e non condotti per scopi di ricerca, non fu richiesta alcuna autorizzazione etica oltre a quanto già in possesso del Prof. Walker-Smith.

 

In particolare, nessun paziente, genitore o tutore accusò mai il Dr. Wakefield o testimoniò contro di lui per violazioni etiche o procedure mediche inutili. Il Dr. Wakefield e i suoi colleghi respingono la decisione del GMC secondo cui i test per i 12 del Lancet non erano necessari.

 

I bambini presi in carico di Lancet 12

Il GMC contestò che i bambini fossero stati presi in carico per via della controversia e non attraverso i normali canali medici. Questo non è corretto. I genitori iniziarono a contattare il Dr. Wakefield molto prima dell’inizio del contenzioso e indipendentemente da esso. Poiché lo studio del contenzioso non era ancora iniziato nel momento in cui lo studio di The Lancet fu completato e presentato alla rivista, questa conclusione è falsa. Il Dr. Wakefield e i suoi colleghi respingono questa accusa; le famiglie li contattarono direttamente grazie alla loro competenza medica.

 

Prelievo dei campioni di sangue di controllo durante la festa di compleanno di un bambino

Il Dr. Wakefield predispose il prelievo di campioni di sangue di controllo da bambini sani, in normale via di sviluppo nel corso della festa di compleanno di suo figlio. La maggior parte dei genitori dei bambini erano colleghi medici e amici. Fece questo con il consenso pienamente informato dei bambini e dei genitori e diede ai bambini cinque sterline ciascuno per il loro disturbo. La procedura fu intrapresa da un medico adeguatamente qualificato utilizzando una tecnica standard. I bambini furono felici di essere d’aiuto e continuarono a godersi la festa di compleanno.

 

Anche se questo è effettivamente un metodo non convenzionale per la raccolta di campioni di sangue di controllo, non si tratta affatto di un «grave scorrettezza professionale» o di una violazione etica tale da giustificare la revoca dell’abilitazione.

 

Il GMC ha distrutto la reputazione professionale e i mezzi di sussistenza del Dr. Wakefield e The Lancet e altre riviste lo hanno privato del suo successo professionale con la ritrattazione

La descrizione di questo incidente da parte del GMC come esempio di «cinica indifferenza» per la sofferenza dei bambini sembra essere una grossolana esagerazione. Infatti, l’Alta Corte di Giustizia del Regno Unito ha assolto il professor Walker-Smith nel marzo 2012 e la rivista The Lancet ha lasciato intendere che sta considerando di annullare la sua ritrattazione.

 

Il GMC non riuscì a provare il suo caso contro il dottor Wakefield. Utilizzando il rapporto di Brian Deer come prova, il GMC sembra aver intenzionalmente messo in conflitto lo studio Lancet 12 e il successivo studio del processo per creare l’apparenza di un conflitto di interessi di natura economica.

 

La stampa, e in particolare il giornalista Brian Deer, processò il dottor Wakefield nel tribunale dell’opinione pubblica, mentre il GMC lo stava perseguendo nel suo tribunale di controllo

Allo stesso modo, il GMC sembra aver applicato erroneamente gli standard di ricerca etica a esami che erano «clinicamente indicati» per bambini gravemente malati. Il conflitto tra terapia e ricerca non solo danneggiò gravemente il Dr. Wakefield e i suoi colleghi, ma creò un precedente pericoloso per la pratica della medicina. I responsabili sanitari governativi (di incerta competenza) criticarono il Prof. Walker-Smith, l’autorità mondiale più eminente in gastroenterologia pediatrica, sulla base del suo giudizio clinico su quali esami fossero necessari.

 

Quali decisioni mediche metteranno in dubbio i regolatori la prossima volta? La stampa, e in particolare il giornalista Brian Deer, processò il dottor Wakefield nel tribunale dell’opinione pubblica, mentre il GMC lo stava perseguendo nel suo tribunale di controllo. Deer sostenne che il Dr. Wakefield aveva una domanda di brevetto in attesa per un vaccino singolo contro il morbillo e sperava di «guadagnare» invitando i genitori a rinunciare all’MPR per vaccini singoli contro il morbillo. Le prove dimostrano che il Dr. Wakefield non era titolare di un brevetto per un vaccino singolo contro il morbillo.

 

Il St. Mary’s Hospital aveva un brevetto per un vaccino terapeutico singolo contro il morbillo con le benefiche proprietà immunitarie del fattore di transito, destinato a persone già infettate dal virus del morbillo. Questo vaccino contro il morbillo non era un prodotto preventivo per persone non esposte al virus; in altre parole, non c’era una possibile concorrenza tra il vaccino MPR e il vaccino singolo per morbillo per il quale l’ospedale, e non il Dr. Wakefield, aveva un brevetto.

Le prove dimostrano che il Dr. Wakefield non era titolare di un brevetto per un vaccino singolo contro il morbillo

 

Nel 2009, Deer accusò anche il Dr. Wakefield di aver falsificato i dati. Il GMC non formulò mai questa accusa, ma i media la colsero e, in particolare, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti la usò frequentemente nel procedimento Omnibus sull’autismo presso il Tribunale per i Risarcimenti contro il Governo Federale degli Stati Uniti. In quei procedimenti finalizzati a determinare se le famiglie potessero ricevere un risarcimento per l’autismo indotto da vaccino MPR, il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti si diede da fare per descrivere il Dr. Wakefield come l’autore di una frode scientifica, anche se egli non era direttamente rilevante per il procedimento.

 

Nel suo libro del 2010, Callous Disregard [«Cinica indifferenza», NdR], il Dr. Wakefield mostra che le accuse di frode di Deer sono false.

 

Il CPR non trovò alcuna prova della frode scientifica del Dr. Wakefield. Al contrario, molti scienziati e laboratori in tutto il mondo confermarono i risultati del Dr. Wakefield riguardo a infiammazione e sintomi gastrointestinali gravi in un’alta percentuale di bambini con autismo. Nella sua ritrattazione del 2 febbraio 2010, The Lancet non denunciò una frode. Basandosi esclusivamente sul procedimento del GMC, ritirò l’articolo, affermando che gli autori non avevano indicato i pazienti come loro rappresentati e che il team di studio non aveva ricevuto l’approvazione del comitato etico dell’ospedale.

 

Molti scienziati e laboratori in tutto il mondo confermarono i risultati del Dr. Wakefield riguardo a infiammazione e sintomi gastrointestinali gravi in un’alta percentuale di bambini con autismo

Le conclusioni del GMC e la fiducia riposta in esse da The Lancet appaiono infondate.

 

Il significato dell’accusa a Wakefield

Allora, cosa riguardava veramente questa importante accusa? Se non ci sono state frodi scientifiche, conflitti di interessi non rivelati, nessuna violazione etica nell’esecuzione di esami su bambini malati e nessuna lamentela da parte dei pazienti o delle loro famiglie, qual è stato il vero motivo? Lo scandalo internazionale e il processo multimilionario si è limitato a punire un medico per aver prelevato sangue da bambini in occasione di una festa di compleanno, con il loro consenso e quello dei loro genitori? Certo che no.

 

Il dottor Wakefield era, e rimane, un dissidente dell’ortodossia medica. L’establishment  medico lo ha sottoposto a un moderno processo mediatico a causa del suo dissenso

Il dottor Wakefield era, e rimane, un dissidente dell’ortodossia medica. L’establishment  medico lo ha sottoposto a un moderno processo mediatico a causa del suo dissenso. La ricerca del Dr. Wakefield ha sollevato dubbi fondamentali sulla sicurezza dei vaccini e sull’eziologia dell’autismo. Il Dr. Wakefield è stato punito per la sua temerarietà nel mettere in guardia l’opinione pubblica sui rischi dei vaccini e nell’esortarla a usare il proprio giudizio. Il Dr. Wakefield è stato punito per aver sostenuto la possibilità di scegliere la vaccinazione.

 

La ricerca del Dr. Wakefield ha sollevato dubbi fondamentali sulla sicurezza dei vaccini e sull’eziologia dell’autismo

Lo scopo del procedimento, come in ogni processo mediatico, era quello di comunicare ad altri medici e scienziati e al pubblico l’errore commesso dal colpevole. Un processo mediatico offre una facciata di giusto processo ma, in fondo, rivela potere assoluto.

 

Il chiaro intento dell’accusa era quello di dissuadere altri dal seguire le orme del Dr. Wakefield e di insegnare la lezione che chiunque nella comunità medica o scientifica osi mettere pubblicamente in discussione la sicurezza e l’efficacia dei vaccini sarà punito con la massima severità. Il GMC sembra aver deciso che, se il prezzo di una tale lezione sono l’ignoranza scientifica sui legami tra autismo e vaccini e la sofferenza dei bambini gravemente malati, così sia.

 

Il Dr. Wakefield è stato reso un esempio.

Il Dr. Wakefield è stato punito per la sua temerarietà nel mettere in guardia l’opinione pubblica sui rischi dei vaccini e nell’esortarla a usare il proprio giudizio

 

Il GMC ha distrutto la reputazione professionale e i mezzi di sussistenza del Dr. Wakefield e The Lancet e altre riviste lo hanno privato del suo successo professionale con la ritrattazione.

 

Il GMC si è accordato con The Lancet, i media, il Ministero della Salute britannico, l’industria farmaceutica e anche con il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti e il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti, per screditare il Dr. Wakefield.

Tra non molto tempo, il mondo probabilmente riconoscerà che è stato il dottor Wakefield, non i suoi detrattori, a difendere la pratica della medicina e il progresso della scienza. Il Dr. Wakefield rimane un dissidente indomito di fronte ad un’istituzione medica e scientifica repressiva.

 

Il Center for Personal Rights è fiducioso che il mondo guarderà indietro al procedimento contro il Dr. Wakefield, il Dr. Walker-Smith e il Dr. Murch con vergogna e rimorso.

 

A tempo debito, il mondo ha reso omaggio anche ai dissidenti per i diritti umani: Nelson Mandela è uscito dal carcere in Sudafrica sotto apartheid per diventare il suo presidente più amato; Andrei Sakharov ha lasciato l’esilio in Russia per diventare il suo faro morale; Vaclav Havel è uscito da una prigione ceca per diventare il suo primo presidente post-comunista; e Liu Xiaobo, un sostenitore cinese dei diritti umani, ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 2010 in contumacia perché era in carcere. Con il tempo, la Cina abbraccerà le dee do  Liu  per creare un futuro migliore.

 

Tra non molto tempo, il mondo probabilmente riconoscerà che è stato il dottor Wakefield, non i suoi detrattori, a difendere la pratica della medicina e il progresso della scienza. Il Dr. Wakefield rimane un dissidente indomito di fronte ad un’istituzione medica e scientifica repressiva.

 

 

 

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Vaccini

L’ONU rinnova l’appello per i vaccini in 100 giorni

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https://childrenshealthdefense.org/defender/globalists-really-want-it-un-renews-push-for-vaccines-in-100-days/

 

Le Nazioni Unite affermano che, durante una pandemia globale, il mondo deve aiutare i paesi a basso reddito ad accedere ai vaccini con la stessa rapidità dei paesi più ricchi. Tuttavia, Brian Hooker, responsabile scientifico di Children’s Health Defense, ha dichiarato che dare priorità alla velocità rispetto alla sicurezza non lascia tempo sufficiente per valutare l’efficacia o i potenziali rischi dei vaccini. Hooker ha definito la «Missione dei 100 giorni» delle Nazioni Unite «un vero e proprio incubo annunciato».

 

Le Nazioni Unite stanno rilanciando l’iniziativa per costruire le infrastrutture necessarie a sviluppare un vaccino entro 100 giorni dalla prossima pandemia, uno sforzo sostenuto da Bill Gates e dalla Fondazione Gates.

 

In un documento programmatico pubblicato all’inizio di questo mese, l’Istituto per l’acqua, l’ambiente e la salute dell’Università delle Nazioni Unite ha affermato che l’obiettivo è guidato dall’equità: aiutare i paesi a basso reddito ad accedere ai vaccini con la stessa rapidità dei paesi più ricchi durante un’emergenza sanitaria globale.

 

Secondo il documento, i modelli suggeriscono che la somministrazione del vaccino contro il COVID-19 entro 100 giorni dal sequenziamento del virus avrebbe salvato circa 8 milioni di vite entro la fine del 2021 e avrebbe evitato costi sanitari e perdite di produttività fino a 14 trilioni di dollari.

 

In base a queste proiezioni, migliorare l’equità nell’accesso ai vaccini nelle future pandemie richiederà alla comunità sanitaria globale di dare priorità alla capacità produttiva regionale, unitamente a «quadri di preparazione resilienti e preesistenti».

 

Secondo il rapporto, uno di questi modelli è «The 100 Days Mission», un’iniziativa della Coalition for Epidemic Preparedness Innovations (CEPI) che mira a «contenere potenzialmente le epidemie prima che sfuggano al controllo».

Un vero e proprio incubo annunciato

Secondo il documento delle Nazioni Unite, la Missione dei 100 giorni può contribuire a «un sistema globale in grado di rispondere rapidamente alle future emergenze sanitarie, indirizzando al contempo la protezione verso le popolazioni che ne hanno più bisogno».

 

Per Brian Hooker, Ph.D., responsabile scientifico di Children’s Health Defense (CHD), dare priorità alla velocità rispetto alla sicurezza non lascia tempo sufficiente per valutare l’efficacia o i potenziali rischi dei vaccini. Hooker ha definito il piano «un vero e proprio incubo annunciato».

 

«Nessun intervento non testato dovrebbe essere implementato entro 100 giorni da una “minaccia pandemica”… Anche se la piattaforma per la somministrazione di un vaccino fosse adeguatamente testata, non ci sarebbero indizi su come l’antigene del vaccino… reagirebbe a livello fisiologico, non ci sarebbe tempo per studi sugli animali e nessuna valutazione di eventuali sequele a lungo termine della vaccinazione».

 

«Questo non solo produrrebbe un vaccino inefficace, ma potrebbe anche causare danni ben maggiori rispetto all’infezione che ha ispirato l’intervento».

 

Jeffrey Tucker, presidente e fondatore del Brownstone Institute, ha dichiarato a The Defender che il piano delle Nazioni Unite elenca i lockdown come componente chiave per contenere una futura epidemia.

 

«Questo piano prevede 100 giorni di lockdown prima del rilascio del vaccino, ammesso che sia possibile. L’adesione a queste misure sarà molto bassa», ha affermato Tucker.

 

Secondo Tucker, non esiste alcuna prova che una pandemia sia stata fermata dai vaccini, perché questi «non riescono a stare al passo con le mutazioni». Ha affermato che le iniezioni «stimoleranno le mutazioni e, di conseguenza, renderanno obsoleta la formula del vaccino».

 

«Questo piano esiste solo sulla carta e non ha nulla a che vedere con la realtà. Se venisse messo in atto, potrebbe potenzialmente causare danni maggiori rispetto al precedente tentativo durante il COVID», ha affermato Tucker.

CEPI è collegato alla Fondazione Gates e al Forum economico mondiale.

La missione «100 Days Mission» del CEPI , lanciata nel 2021, è sostenuta dai governi del G7 e del G20, che rappresentano le maggiori economie mondiali, e dalla Fondazione Gates e dal Wellcome Trust , che hanno co-lanciato la missione.

 

Nel 2017, la Fondazione Gates ha lanciato CEPI insieme al Wellcome Trust, ai governi di Germania, India, Giappone e Norvegia e al Forum economico mondiale (WEF). CEPI è stato presentato ufficialmente in occasione del vertice WEF di quell’anno a Davos, in Svizzera, con il sostegno dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

 

Nel 2022, la Fondazione Gates e il Wellcome Trust hanno stanziato 300 milioni di dollari al CEPI per «combattere il COVID-19», sviluppare vaccini di «nuova generazione» contro il COVID-19 e «contrastare» la «minaccia di future pandemie».

 

I membri della Fondazione Gates siedono nel consiglio di amministrazione del CEPI e nel suo comitato consultivo scientifico.

 

A sua volta, Gavi, l’Alleanza per i Vaccini, fa parte del Gruppo di Coordinamento Congiunto del CEPI . La Fondazione Gates è il maggiore donatore privato di Gavi. Ha finanziato il lancio di Gavi e detiene un seggio permanente nel suo consiglio di amministrazione.

 

Lo scorso anno, la Fondazione Gates ha promesso 1,6 miliardi di dollari in cinque anni a GAVI. La Fondazione Gates e Gavi sono due dei maggiori donatori dell’OMS.

 

Il ricercatore James Roguski ha dichiarato a The Defender che il documento programmatico delle Nazioni Unite e la Missione dei 100 giorni sono pensati per generare enormi profitti per le grandi aziende farmaceutiche. L’OMS e altre agenzie sanitarie governative sono «da tempo asserviti» a quello che lui ha definito «il complesso industriale farmaceutico-ospedaliero-sanitario».

 

«Il loro inganno è quello di parlare di prevenzione, preparazione e risposta alle pandemie, mentre il loro vero obiettivo è aumentare la produzione, la promozione, l’approvvigionamento e i profitti derivanti dai loro prodotti farmaceutici legati alla pandemia», ha affermato Roguski.

 

Il dottor David Bell, medico di sanità pubblica, consulente biotecnologico e ricercatore senior presso il Brownstone Institute, ha affermato che tale stratagemma consiste nel mascherare documenti come il documento programmatico e la Missione dei 100 giorni con un linguaggio che richiama l’«equità».

 

«Questo documento è tipico della letteratura che sta emergendo e che spinge per una deviazione neocoloniale delle risorse sanitarie globali, dalle cause delle malattie curabili ad alto impatto nelle popolazioni a basso reddito verso beni altamente redditizi prodotti dalle grandi aziende farmaceutiche», ha affermato Bell.

 

Bell ha affermato che il documento programmatico «ignora le prove contrarie e si basa pesantemente su modelli incoerenti». Ha aggiunto che l’affermazione secondo cui si sarebbero potute salvare 8 milioni di vite se un vaccino contro il COVID-19 fosse stato disponibile entro 100 giorni dal sequenziamento del virus è superiore al numero ufficiale di decessi per COVID-19 registrati dall’OMS.

 

Hooker ha affermato che, anziché affrettarsi a rilasciare vaccini potenzialmente rischiosi, in caso di una futura epidemia si dovrebbe utilizzare «una serie di farmaci già noti per la loro efficacia anti-infettiva o antivirale». Hooker ha spiegato che questi farmaci, la cui efficacia è stata dimostrata, sono progettati per «combattere l’infezione piuttosto che prevenirla».

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«I globalisti vogliono davvero» un accordo sulla pandemia

In un’intervista rilasciata a The Defender all’inizio di questo mese, Bell ha affermato che la spinta a puntare sui paesi a basso reddito con «beni vendibili per rare ma molto redditizie epidemie internazionali» implica anche gli sforzi per finalizzare l’ Accordo sulla pandemia dell’OMS e il relativo accesso agli agenti patogeni e la condivisione dei benefici (PABS).

 

Se aderissero al PABS, i Paesi condividerebbero campioni biologici e dati genetici in cambio di «eventuali vaccini, trattamenti e strumenti diagnostici derivanti da tali studi». L’Accordo sulla pandemia, approvato dall’Assemblea mondiale della sanità dell’OMS lo scorso anno, non può essere formalmente «aperto alla firma» finché non saranno conclusi i negoziati sul PABS.

 

Roguski ha affermato che diversi articoli dell’Accordo sulla pandemia riflettono queste priorità.

 

Le clausole invitano i paesi a incoraggiare i produttori di vaccini e di altri prodotti per la pandemia a ottenere l’approvazione normativa e l’approvazione dell’OMS per l’uso, a migliorare le procedure dell’OMS per la valutazione di questi prodotti e a monitorare le fonti di finanziamento e i fondi assegnati ai paesi per l’attuazione dell’Accordo sulla pandemia.

 

Kaveh Madani, Ph.D., uno dei coautori del documento, ha sottolineato queste priorità. Madani ha affermato che le nazioni «devono rafforzare le basi per l’equità attraverso meccanismi di cooperazione globale in grado di migliorare efficacemente il finanziamento, la produzione e la distribuzione».

 

All’inizio di questo mese, l’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una «Dichiarazione politica sulla prevenzione, la preparazione e la risposta alle pandemie», chiedendo una maggiore cooperazione medica e scientifica a livello globale per affrontare la minaccia di future pandemie e per la finalizzazione dell’Accordo sulle pandemie.

 

La dichiarazione, giuridicamente non vincolante, è stata approvata con 153 voti favorevoli e 3 contrari. Gli Stati Uniti si sono opposti.

 

Bell ha citato il progetto REPPARE (Re-Evaluating the Pandemic Preparedness And REsponse agenda), una serie di 13 pubblicazioni che sostengono che l’urgenza e la portata dell’agenda internazionale per la preparazione alle pandemie non siano supportate da prove sufficientemente solide, trasparenti e indipendenti.

 

Il progetto REPPARE, di cui Bell è stato co-responsabile scientifico, ha inoltre evidenziato incertezze nelle previsioni sul rischio di future pandemie, modelli statistici basati su presupposti discutibili, una serie di prove prive di conferma indipendente e un’analisi costi-benefici insufficiente di iniziative come la «Missione dei 100 giorni».

 

Karl Jablonowski, Ph.D., ricercatore senior del CHD, ha citato il modello alla base del documento programmatico, che stimava che 8,3 milioni di vite avrebbero potuto essere salvate se i vaccini contro il COVID-19 fossero stati disponibili entro 100 giorni.

 

Jablonowski ha affermato che la cifra di 8,3 milioni è «basata su un articolo del 2024 pubblicato su Lancet Global Health, che a sua volta si basa su un articolo del 2022 pubblicato su Lancet Infectious Disease dagli stessi autori».

 

Questo modello è stato oggetto di critiche . Un articolo afferma che il modello non «tiene adeguatamente conto della complessità delle dimensioni biologiche, sociali e culturali della salute pubblica». Pertanto, il modello «non dovrebbe essere utilizzato per orientare le politiche di salute pubblica».

 

Bell ha affermato che gli autori del documento programmatico «potrebbero non comprendere appieno la scarsa qualità dei dati e dei modelli che citano».

 

Roguski ha dichiarato che i negoziati sul PABS riprenderanno il 2 novembre. Ha aggiunto che, se questi negoziati avranno successo, «allora tali questioni potranno essere formalmente incorporate in un accordo internazionale giuridicamente vincolante».

 

Scrivendo su Substack, la dottoressa Meryl Nass, fondatrice di Door to Freedom, ha suggerito che i principali attori globali continueranno a promuovere la Missione dei 100 giorni.

 

«I globalisti lo vogliono davvero», ha scritto Nass. «Sta arrivando».

 

Michael Nevradakis

Ph.D.

 

© 29 ottobre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.

 

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Vaccini

Vaccino COVID, Londra era a conoscenza del rischio fatale di coaguli, ma ha permesso la sperimentazione sui bambini

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Renovatio 21 traduce questo articolo per gentile concessione di Children’s Health Defense. Le opinioni degli articoli pubblicati non coincidono necessariamente con quelle di Renovatio 21.   Un documento recentemente pubblicato rivela che, nel 2021, durante una sperimentazione clinica nel Regno Unito, bambini anche di soli 6 anni hanno continuato a ricevere il vaccino anti-COVID-19 di AstraZeneca, nonostante i consulenti del governo britannico fossero a conoscenza del rischio potenzialmente letale di trombosi. Il dottor Angus Dalgleish, professore di oncologia presso la City St George’s, Università di Londra, ha affermato che il rischio di trombosi avrebbe dovuto rappresentare «un campanello d’allarme immediato per interrompere subito tutte le vaccinazioni infantili».   Un documento recentemente pubblicato rivela che bambini di appena 6 anni hanno continuato a ricevere il vaccino anti-COVID-19 di AstraZeneca durante una sperimentazione clinica nel Regno Unito nel 2021, nonostante i consulenti del governo britannico fossero a conoscenza del rischio potenzialmente letale di coaguli di sangue. La notizia è stata riportata per la prima volta lunedì da GB News.   Le rivelazioni emergono dai verbali di una riunione del 21 maggio 2021 della Commissione sui medicinali per uso umano, che fornisce consulenza al governo del Regno Unito in materia di sicurezza, efficacia e qualità dei medicinali. La riunione ha affrontato un «rischio molto basso ma potenzialmente molto grave» di trombocitopenia trombotica immunitaria indotta da vaccino (VITT).   La VITT è una sindrome potenzialmente letale che causa la formazione di coaguli di sangue (trombosi) e una bassa conta piastrinica (trombocitopenia). È stata associata sia ai vaccini anti-COVID-19 a mRNA che a quelli non a mRNA , incluso il vaccino di AstraZeneca.   Il documento parzialmente censurato, contrassegnato come «Ufficiale – Riservato – Informazioni commerciali» e «Non destinato alla pubblicazione», mostra che almeno un membro presente alla riunione ha sostenuto che la sperimentazione «dovrebbe essere autorizzata a procedere» anche se spesso non esiste «alcun intervento efficace» disponibile per la VITT. Dai verbali è emerso che il Gruppo consultivo di esperti sui medicinali pediatrici del Regno Unito ha concordato che la sperimentazione clinica, che ha coinvolto 262 bambini di età compresa tra i 6 e i 17 anni, di cui 112 di età compresa tra i 6 e gli 11 anni, dovesse proseguire, nonostante la sperimentazione fosse stata temporaneamente sospesa nell’aprile 2021 per indagare su segnalazioni di coaguli di sangue «estremamente rari».   I partecipanti all’incontro, tra cui diversi consulenti con legami con AstraZeneca o l’Università di Oxford, co-sviluppatrice del vaccino, sono giunti a questa conclusione pur riconoscendo che il «beneficio diretto» del vaccino per i bambini era «piuttosto remoto» e che il beneficio della vaccinazione, «se bilanciato con il rischio», è basso.   GB News ha citato uno studio pubblicato su The Lancet nel giugno 2022, secondo il quale i bambini partecipanti alla sperimentazione clinica avrebbero ricevuto la seconda dose del vaccino AstraZeneca 112 giorni dopo la prima. Secondo GB News, ciò significa che i bambini avrebbero ricevuto la seconda dose «circa due mesi» dopo l’incontro del maggio 2021.   Lo studio pubblicato su Lancet afferma che l’Unità per le sperimentazioni cliniche dell’Agenzia britannica per la regolamentazione dei medicinali e dei prodotti sanitari (MHRA) ha approvato la seconda dose dopo una «revisione».   Alison Cave, Ph.D., responsabile della sicurezza presso la MHRA, ha dichiarato a The Defender che «le informazioni emergenti sulla sicurezza, comprese le preoccupazioni relative alla trombosi con trombocitopenia e al rapporto rischio-beneficio di un’ulteriore vaccinazione nei partecipanti alla sperimentazione, sono state soggette al controllo normativo e a una valutazione da parte di esperti indipendenti», dopo la sospensione della sperimentazione.   Cave ha affermato che le decisioni normative vengono prese «sulla base delle prove disponibili al momento e sono soggette a revisione man mano che emergono nuove prove, con la sicurezza e gli interessi dei partecipanti alla sperimentazione al centro di tali decisioni».   Il dottor Angus Dalgleish, professore di oncologia al City St George’s, Università di Londra, si è detto «sbalordito dal fatto che il comitato, composto da così tanti esperti, sia rimasto in silenzio». Ha definito il comitato «negligente», affermando che il grave rischio di coaguli di sangue avrebbe dovuto rappresentare «un campanello d’allarme immediato per interrompere subito tutte le vaccinazioni infantili».

Il processo è proseguito nonostante le crescenti prove del rischio di coaguli di sangue

La sperimentazione clinica è stata avviata nel febbraio 2021, quando «le prove dimostravano già che i bambini sani correvano un rischio estremamente basso di malattia grave o morte a causa del COVID», ha riportato GB News. La sperimentazione si è concentrata sul profilo di sicurezza del vaccino, piuttosto che sulla sua efficacia nella prevenzione dell’infezione.   La sperimentazione è proseguita tra crescenti segnalazioni di gravi eventi avversi legati al vaccino AstraZeneca nella popolazione generale. GB News ha riportato:   «Quando gli esperti si sono riuniti il ​​21 maggio 2021, l’ente regolatore britannico per i farmaci aveva già ricevuto 332 segnalazioni della rara condizione di coagulazione del sangue collegata al vaccino AstraZeneca, tra cui 58 decessi».   «Entro novembre 2022, dopo la conclusione del processo, il numero dei casi sospetti era salito a 445 e quello dei decessi a 81».   Brian Hooker, Ph.D., responsabile scientifico di Children’s Health Defense (CHD), ha affermato che i dati sulla sicurezza nel mondo reale erano sufficienti per interrompere qualsiasi sperimentazione che coinvolgesse bambini.   «Considerato l’altissimo tasso di eventi avversi riscontrati in queste sperimentazioni, il vaccino AstraZeneca non avrebbe mai dovuto essere somministrato a nessun bambino, punto e basta», ha affermato Hooker. «Se questi funzionari avessero davvero seguito le indicazioni scientifiche, il vaccino non sarebbe mai entrato nella fase di sperimentazione e non sarebbe nemmeno stato immesso sul mercato, soprattutto per i bambini».   I risultati della sperimentazione clinica sono stati pubblicati lo scorso anno sulla rivista Vaccine, identificando cinque eventi avversi gravi e quattro eventi avversi di particolare interesse, sebbene i ricercatori abbiano concluso che nessuno di questi danni fosse collegato al vaccino. Alcuni degli autori dello studio avevano legami con AstraZeneca o Oxford.   Karl Jablonowski, Ph.D., ricercatore senior del CHD, ha affermato che diversi articoli pubblicati entro la riunione di maggio 2021, tra cui uno sul New England Journal of Medicine, avevano già evidenziato il rischio di quella che lui ha definito una «catastrofe cardiovascolare» legata ai vaccini contro il COVID-19.   Dati successivi hanno confermato questi primi segnali di sicurezza. I dati ottenuti tramite una richiesta di accesso agli atti mostrano che solo nel 2021 l’MHRA ha ricevuto 48.472 segnalazioni di eventi avversi che collegano il vaccino anti-COVID-19 di AstraZeneca a problemi cardiaci.   Il Regno Unito e alcuni paesi europei avevano già iniziato a rivedere le precedenti raccomandazioni sul vaccino AstraZeneca in seguito a segnalazioni di potenziali e pericolosi coaguli di sangue.   Nell’aprile del 2021, un mese prima che la Commissione sui medicinali per uso umano si riunisse per discutere del rischio di coagulazione del sangue associato al vaccino AstraZeneca, il Comitato congiunto britannico per la vaccinazione e l’immunizzazione ha consigliato alle persone di età inferiore ai 30 anni di optare per un vaccino diverso qualora non avessero ancora ricevuto la dose iniziale.   La raccomandazione è stata estesa agli adulti sani di età inferiore ai 40 anni il 7 maggio 2021, due settimane prima della riunione della Commissione sui medicinali per uso umano.   Alcuni Paesi europei hanno inoltre sospeso l’uso dei vaccini AstraZeneca per la popolazione generale o per specifici gruppi di popolazione durante questo periodo.   Danimarca, Norvegia e Islanda hanno sospeso la sperimentazione del vaccino AstraZeneca nel marzo 2021, seguite poi da Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Svezia. Secondo quanto riportato da GB News, quando tutti i bambini partecipanti alla sperimentazione di AstraZeneca hanno ricevuto la seconda dose, molti di questi avvisi o sospensioni erano in vigore da «quasi quattro mesi».

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Le discussioni «franche» sulla sicurezza dei vaccini si sono svolte solo a porte chiuse

Il dottor Bob Gill, medico di base del Servizio Sanitario Nazionale del Regno Unito, ha affermato che la decisione di non interrompere la sperimentazione di AstraZeneca sui bambini, nonostante i rischi noti dei vaccini, «dimostra la cattura del potere regolatorio» da parte di una «rete di potere» che coinvolge le grandi aziende farmaceutiche e il governo.   «Assistiamo a questo fenomeno ripetutamente: gli enti regolatori, per qualsiasi motivo, non fanno ciò che sembrerebbe ovvio per tutelare la sicurezza dei pazienti», ha affermato Gill. Ha aggiunto che la stessa rete di potere incentiva un «sistema basato su obiettivi» che spinge i medici a vaccinare una certa percentuale dei loro pazienti.   Secondo Gill, la censura nei media tradizionali e sulle piattaforme dei social media ha contribuito a questa situazione, poiché «le voci dissenzienti venivano diffamate o messe a tacere» se mettevano in discussione la sicurezza dei vaccini contro il COVID-19.   Jablonowski ha affermato che i verbali della riunione del maggio 2021 mostrano che si sono svolte «discussioni franche» sulla sicurezza e sui potenziali rischi del vaccino AstraZeneca, ma solo a porte chiuse. «Al di fuori di quelle porte, non c’è stata alcuna discussione franca, in mezzo alla censura rigida», ha detto Jablonowski.

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Il Regno Unito ha accelerato la campagna di vaccinazione contro il COVID, contro il parere degli esperti medici

Uno studio del 2022 pubblicato sulla rivista Drug Safety ha rilevato che, entro maggio 2022, erano stati segnalati 443 casi di trombocitopenia concomitante in seguito alla vaccinazione con AstraZeneca, inclusi 81 decessi.   Nel Regno Unito sono state intentate oltre 80 cause legali per presunti danni causati dal vaccino AstraZeneca.   Nel 2024, AstraZeneca ha ritirato dal mercato il suo vaccino contro il COVID-19 , ma ha affermato che il ritiro era dovuto al calo della domanda globale, non a problemi di sicurezza o a controversie legali nel Regno Unito.   Alcuni messaggi privati ​​di WhatsApp, condivisi con il Telegraph nel 2023, hanno rivelato che i politici e i funzionari della sanità pubblica del Regno Unito hanno preso decisioni politiche relative al COVID-19 basandosi su convenienze politiche piuttosto che su criteri scientifici, contraddicendo le loro dichiarazioni pubbliche.   Questi documenti, noti come Lockdown Files, hanno dimostrato che i funzionari hanno scelto di accelerare la distribuzione dei vaccini contro il COVID-19, contro il parere di alcuni esperti medici.   Michael Nevradakis Ph.D.   © 27 ottobre 2026, Children’s Health Defense, Inc. Questo articolo è riprodotto e distribuito con il permesso di Children’s Health Defense, Inc. Vuoi saperne di più dalla Difesa della salute dei bambini? Iscriviti per ricevere gratuitamente notizie e aggiornamenti da Robert F. Kennedy, Jr. e la Difesa della salute dei bambini. La tua donazione ci aiuterà a supportare gli sforzi di CHD.   Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.  

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Politica

Caos per l’emendamento sul reintegro dei medici definiti «no-vax». Intervista al dottor Dario Giacomini

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La Camera dei Deputati ha approvato il Ddl di riforma delle professioni sanitarie. Al suo interno c’è un emendamento che prevede l’archiviazione dei procedimenti disciplinari a carico dei sanitari che, durante il periodo COVID, contestarono le politiche sanitarie di allora. Sul provvedimento, sulle reazioni politiche e sui prossimi passi abbiamo sentito l’associazione ContiamoCi!, che si è battuta per migliorare il testo dell’emendamento ed è impegnata in una raccolta firme per modificare un altro articolo dello stesso Ddl.

 

ContiamoCi! è stata ringraziata dall’onorevole Buonguerrieri (FDI), prima firmataria: «oggi, grazie a un emendamento di Fratelli d’Italia a mia prima firma alla riforma delle professioni sanitarie, poniamo fine a un’ingiustizia che si protraeva da troppi anni. I medici e gli operatori sanitari radiati durante la pandemia di COVID, per la sola ‘colpa’ di curare i pazienti in scienza e coscienza rifiutando protocolli che si sono spesso rivelati scientificamente infondati, potranno tornare a esercitare il loro lavoro. Contestualmente, un mio ordine del giorno impegna il governo a reintegrare i professionisti sospesi prevedendo l’archiviazione, da parte degli Ordini o degli organi disciplinari competenti, dei procedimenti ancora aperti a loro carico. Ringrazio per il supporto tutte le associazioni che hanno partecipato alla redazione dei testi presentati, in particolare l’associazione ContiamoCi!, che si batte per la libertà di cura e di scelta».

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L’introduzione dell’emendamento ha suscitato polemiche di vastità imprevista. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, senza dire esattamente di cosa parlasse, ha dichiarato che va contrastato chi «avvelena le opinioni sui vaccini», definendo tali posizioni come «distruttive e sconcertanti».

 

Gli ha fatto eco Stefania Craxi, figlia dello statista morto esule in Tunisia, che ha promesso «modifiche al Senato» per la legge che reintegrerebbe i medici etichettati come «no-vax», ma che magari, semplicemente, consideravano contrario ai loro studi (e magari al giuramento di Ippocrate) il vaccinare con un siero sperimentale un immunodepresso, una donna incinta o un malato di cancro.

 

Abbiamo intervistato il dottor Dario Giacomini, presidente dell’associazione ContiamoCi!, fondatore del sindacato DI.CO.SI, medico già primario di radiologia.

 

Dottor Giacomini, cosa è successo ieri alla Camera?

Ieri pomeriggio è stato approvato il Ddl, e al suo interno c’era l’emendamento che aveva fatto tanto rumore già a luglio, a firma Buonguerrieri. In commissione era già stato approvato, ieri è stato portato in Aula e votato. Come ContiamoCi! ci eravamo spesi per migliorarne ulteriormente il testo, in modo che tutti i sanitari che sono, o sono stati, oggetto di provvedimenti disciplinari per aver contestato le politiche sanitarie del periodo COVID vedessero archiviate le loro posizioni.

 

In concreto, cosa significa?

Significa che se in quel periodo eri un sanitario, un medico o altro, e avevi contestato in scienza e coscienza terapie promosse con circolari del ministero della Salute ma che non ritenevi idonee all’iter diagnostico e terapeutico di quello specifico paziente, oppure avevi contestato l’obbligo vaccinale o il green pass, e per questo eri sotto procedimento disciplinare da parte dell’Ordine, quelle posizioni vengono archiviate. È un grandissimo successo e sta creando un gran putiferio, già da ieri sera e da stamattina.

Cosa ha detto il presidente della Repubblica?

Non è entrato direttamente nella questione, ma guarda caso proprio questa mattina, in occasione di un evento al Quirinale ha affermato, come riportato da Repubblica e dai telegiornali nazionali, che anche la vaccinazione è un presidio fondamentale e che ci sono canali di informazione che stanno inquinando la percezione di queste terapie nella popolazione. In sostanza ha detto che chi fa questo non rende un servizio alla scienza, ma compie un’operazione pericolosa.

 

Voi come rispondete?

Lo contestiamo, e oggi ho fatto un video proprio su questo. Non stiamo discutendo la validità di un farmaco o di una terapia in sé, ma l’applicazione pratica che ne è stata fatta in quegli anni. Sono state tolte ai cittadini la libertà di scelta, sancita dalla Costituzione che il presidente dovrebbe conoscere molto bene, e al medico la libertà di operare secondo scienza e coscienza e secondo il giuramento di Ippocrate. Erano violati dei capisaldi per noi sacri, e continuiamo a contestare anche queste affermazioni.

 

Come legge tutto questo?

La narrazione sul COVID, nonostante la commissione parlamentare d’inchiesta, deve restare monolitica e non può essere messa in discussione. Allora sorgono delle domande: si vuole davvero difendere la salute dei cittadini, o si vogliono difendere apparati e poteri che su quell’impalcatura hanno costruito la loro realtà e la loro storia?

 

C’è un legame con quanto accaduto in commissione COVID?

Sì, c’è una continuità con quello che è successo in commissione due giorni fa, quando è stato audito Speranza. È stata una lunga audizione, che mi sono ascoltato. Speranza ha aperto la sua relazione rivendicando che tutta la gestione COVID è stata, lo ha detto lui, una gestione politica di due governi, il Conte 2 e il Draghi, con maggioranze anche diverse. Per me questo fa tutta la differenza del mondo, perché è quello che dicevamo da sempre: non era una questione sanitaria, ma una scelta di indirizzo politico, a nostro parere di un totalitarismo sanitario. Sentirlo dall’ex ministro della Salute è una certificazione.

 

Con quali conseguenze?

Se erano scelte politiche, a fronte delle quali si è deciso di chiudere le scuole, fare i lockdown, danneggiare l’economia dei cittadini, imporre obblighi vaccinali, espellere dal lavoro prima i sanitari e poi altre professioni, espellere gli over 50, introdurre un lasciapassare basato sulla vaccinazione, allora cambia l’ambito. Chi ha subito quelle imposizioni è stato perseguitato politicamente – è divenuto un perseguitato politico. In quel caso non basta una commissione d’inchiesta parlamentare: forse serviranno altri tribunali, altre sedi. Se in una democrazia c’è una persecuzione politica, c’è qualcosa di diverso: siamo in uno Stato, se non dittatoriale, quantomeno totalitario.

 

Come si stanno muovendo le forze politiche?

Di sicuro c’è stata una levata di scudi di tutto il centrosinistra: da Calenda al PD, molti hanno subito stigmatizzato il centrodestra.

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Vi accusano di essere «no-vax» e di cercarne i voti.

Ribadiamo che questa etichetta ci va stretta e non è corretta. Qui non si parla di «sì-vax» o «no-vax», ma di libertà di scelta e di giuramento di Ippocrate, se restiamo nella cornice della professione medica. E se parliamo di cittadini, parliamo di persone che hanno voluto difendere l’articolo 32 della Costituzione, il diritto a decidere sul proprio corpo, voluto da Aldo Moro, un democristiano che non era né «sì-vax» né «no-vax». Le stesse parole di Speranza confermano che non eravamo perseguitati in nome della scienza, ma per un’ideologia di fondo. Cosa ci fosse dietro, si potrebbe fare molta dietrologia, ma la realtà dei fatti è questa.

 

E gli ordini dei medici?

Si sono subito allarmati, mostrandosi dispiaciuti e costernati per quanto sta avvenendo alla Camera. Ho letto anche una dichiarazione della senatrice Craxi, che avrebbe detto che al Senato si cercherà di affossare questo articolo. Si stanno muovendo perché, seppur piccolo, è un primo schiaffo a una narrazione: per la prima volta in un Parlamento italiano si ottiene un passo avanti, e a mio avviso molto più significativo della cancellazione delle multe agli over 50.

 

Perché è così importante?

Perché la campagna vaccinale e il DL 44 che ne è seguito servivano innanzitutto a piegare la volontà dei sanitari e dei medici e ad asservirli alle necessità dei governi allora in carica. Per convincere i cittadini a sottostare all’obbligo vaccinale e al green pass bisognava prima spezzare ogni resistenza della classe medica, perché i cittadini si fidavano ancora dei medici. Se molti medici si fossero mostrati scettici, l’operazione non sarebbe mai partita come volevano. Ancora oggi si cerca di mantenere quel perimetro e di impedire che si formi una crepa.

 

E adesso cosa succederà?

Lo vedremo nei prossimi giorni. Da quello che percepisco dai messaggi che ricevo, ci sono pressioni fortissime, come ce n’erano state perché la commissione d’inchiesta non si avviasse o per modificarne parametri e perimetri, perché certi argomenti non dovevano essere trattati. Figuriamoci ora che non si tratta più di audizioni e testimonianze, ma che si comincia a parlare di leggi dello Stato. È un salto di qualità importante e le risposte saranno altrettanto forti: ci sarà un bel braccio di ferro, e la differenza possiamo farla noi.

 

Cosa chiede ai cittadini?

Dalle pagine di Renovatio 21 sollecito tutti i cittadini sensibili a questi temi, che in un modo o nell’altro hanno subito i ricatti di quegli anni, a fare da cassa di risonanza. Al di là di ciò che raccontano i telegiornali e certi siti, il popolo italiano vuole superare quella fase e ristabilire la verità su quel periodo storico. Una forza parlamentare, per quanto rappresentativa di una parte della popolazione, può essere schiacciata dalla potenza mediatica della controparte: il centrosinistra, lo sappiamo, controlla i grandi gruppi editoriali italiani. La risposta deve partire dal basso.

 

Per quanto riguarda il sindacato DI.CO.SI., cosa avete in programma?

Nel nome dei diritti costituzionali continueremo a batterci perché ai lavoratori siano riconosciuti i danni subiti in quegli anni. I danni morali, psicologici, le pressioni, le persecuzioni non potranno mai essere ripagati. Però il riconoscimento degli emolumenti non percepiti e dei contributi previdenziali non versati è una battaglia che portiamo avanti, e speriamo che questa piccola crepa si allarghi fino a comprenderla.

 

State raccogliendo firme per modificare un altro articolo dello stesso Ddl.

Sì, quello che consente a sanitari stranieri di lavorare in Italia in deroga, con titoli di studio non equiparati a quelli italiani e senza un’adeguata conoscenza della lingua. Con la scusa, ancora una volta, di un’emergenza, in questo caso la carenza di personale, rischiamo di aprire le porte a moltissimi operatori di cui non conosciamo la preparazione né le competenze sanitarie e linguistiche. Si parla di migliaia di infermieri provenienti dall’India e, da notizie che arrivano, pare ci sia un giro importante di lauree infermieristiche vendute in quel Paese.

 

Rischiamo di ritrovarci con persone che formalmente hanno un titolo, ma le cui competenze non sono verificate, e le verificheremmo sulla pelle dei cittadini. Abbiamo chiesto che le competenze linguistiche siano accertate in modo puntuale, non solo per il dialogo normale ma anche per quello professionale, cioè sulla materia sanitaria.

 

Quindi l’emergenza COVID ha generato altri casi di questo tipo?

Sì, ancora una volta. L’assetto emergenziale creato con il COVID si ripete ora con i sanitari stranieri e si ripeterà in altri casi. È diventato un modus operandi: la democrazia delle emergenze. Ma in emergenza la democrazia non c’è più, perché bisogna decidere in fretta. Ai tempi dei Romani si sospendeva la democrazia, si nominava un console e ci si affidava completamente a lui, l’unico che poteva portarci fuori dalle secche. Oggi lo stiamo facendo sulla pelle e sulla salute dei cittadini italiani, e chissà quante altre emergenze si potranno sviluppare. Per questo siamo nelle piazze di tutta Italia, e anche online, a raccogliere firme per spingere governo e forze parlamentari a modificare questo articolo.

Nello stesso Ddl si parla anche di approccio «One Health».

Sì, si ribadisce l’importanza di quell’approccio: cambiano i ministri, ma il concetto resta. Speranza è in commissione d’inchiesta per essere audito e gli si punta il dito contro, ma intanto le manine nei ministeri continuano a portare avanti i concetti che lui ha introdotto. È l’apoteosi delle emergenze che diventano paradigma di gestione della cosa pubblica e della vita dei cittadini.

 

Quali rischi vede?

Quando si dice che la salute umana è strettamente collegata a quella ambientale e animale, significa che qualsiasi emergenza può essere proclamata in qualsiasi momento per la salvezza dell’ambiente. Allora ci puoi mettere tutto il green, le guerre, qualsiasi cosa: ogni abitudine umana può essere potenzialmente dannosa per l’ambiente, e in nome della nuova sacralità dell’ambiente, di questo ambientalismo ideologico, in realtà fortemente finanziato e gestito dal capitalismo globalista, potremmo ritrovarci in galera. Ed è gravissimo.

 

È un percorso nuovo?

No, ci sono gli antefatti: la modifica dell’articolo costituzionale sul paesaggio e sulla tutela dell’ambiente per le generazioni future. Ormai c’è un aspetto costituzionale in tutto questo, il che dimostra che la cosa è stata apparecchiata negli anni precedenti al COVID. Queste questioni sono solo il punto di arrivo di un percorso lungo.

 

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Immagine della Presidenza della Repubblica Italiana via Wikimedia; fonte Quirinale.it; immagine modificata

 

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