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Intelligenza Artificiale

Elone trilionario, verso Marte e l’apocalisse

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Elon Musk è divenuto il primo trilionario della storia umana. L’avvenimento è così unico che l’italiano non ha nemmeno una parola certa per il fenomeno: alcuni giornali scrivono triliardario. La confusione sul termine è generale: secondo l’uso, un trilione 10¹² è composto da mille miliardi nella scala anglosassone, oppure 10¹⁸ (un milione di bilioni, o un miliardo di miliardi) nell’italiano classico; un triliardo è 10²¹, cioè mille miliardi di miliardi, secondo la cosiddetta scala lunga della nostra lingua.

 

Come a dire che la cultura umana, la mente umana stessa, non è preparata per simili cifre: come l’elevazione a potenza, di cui difficilmente si percepisce la misura al di fuori della concentrazione matematica.

 

Il trilione raggiunto da Musk è 1.000 miliardi di dollari (se usassimo la scala ufficiale italiana, Musk sarebbe definito un «bilionario»), anzi per la precisione 1,11 trilioni, ottenuti grazie alla storica quotazione in borsa (IPO, nel gergo finanziario anglo) di SpaceX, l’azienda che produce razzi e satelliti – e non solo per uso civile.

 

Si realizza così la profezia proferita anni fa dal futurologo Peter Diamandis, fondatore di XPRIZE e serial entrepreneur nel settore spaziale (tra cui Planetary Resources per l’estrazione mineraria di asteroidi): il primo trilionario sarà un imprenditore spaziale. Eccolo.

 

Secondo i dati spalmati, tra stupore ed indignazione, sulla stampa mondiale, la crescita della fortuna di Musk nell’ultimo anno è stata di 1 milione di dollari al minuto. Secondo Oxfam, il patrimonio di Elon ha superato la ricchezza combinata del 46% più povero della popolazione mondiale (circa 3,8 miliardi di persone). Spendendo 1 miliardo di dollari all’anno (circa 2,7 milioni al giorno), Musk impiegherebbe oltre 1.000 anni a esaurire il suo intero patrimonio.

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Secondo i calcoli attuali, Musk ha superato i record storici dell’era moderna come John D. Rockefeller, il petroliere fondatore della Standard Oil considerato l’uomo più ricco della storia americana ed europea degli ultimi secoli. Rockefeller – discendente di una famiglia già dedita all’antiumanismo, contro il cui immane impero economico lo Stato americano lanciò delle leggi antitrust all’inizio del Novecento, quando sembrava potersi pigliare l’intera economia USA e non solo – al suo picco (circa nel 1937) controllava una ricchezza stimata oggi tra i 400 e i 500 miliardi di dollari se adeguata all’inflazione. Alcuni storici, calcolando la sua quota rispetto al PIL statunitense dell’epoca (circa l’1,5%), spingono il valore teorico fino a 900 miliardi. Elone ha superato stabilmente queste cifre.

 

Elon a questo punto vale tre volte il PIL del natìo Sudafrica (circa 400 miliardi di dollari), Paese con cui è in lotta, per il razzismo antibianco e perché lo esclude dai business come quelli di Starlink. Figuriamoci anche qualche proporzione europea: il PIL del Belgio ha un valore nominale di circa 776 miliardi di dollari, il PIL della Svezia si attesta a circa 760 miliardi di dollari, il PIL dell’Irlanda è 598 miliardi di dollari, il PIL della Danimarca è di circa 500 miliardi di dollari, il PIL del Portogallo è di circa 380 miliardi di dollari, il PIL della Svizzera ammonta a circa 935-940 miliardi di dollari. Il PIL nominale dell’Italia si aggira oggi intorno ai 2.370 miliardi di dollari (circa 2.200 miliardi di euro).

 

A questo punto, all’orizzonte può apparire solo Marco Licinio Crasso, il magnate della Roma antica che possedeva una fortuna stimata pari all’intero bilancio annuale dello Stato romano. Crasso, come diremo più sotto, è un esempio ben presente nella mente di Musk (cultore della Roma antica e indagatore della sua caduta), ma non per questioni di ricchezza economica.

 

La questione è che tutto questo Elone lo ha meritato. Un dato incontrovertibile che pure i goscisti con la bava alla bocca dovrebbero riconoscere: tutte le sue aziende hanno ottenuto risultati di crescita mai prima veduti. Qualcuno, in queste ore, ricorda quando non tanti anni fa, nel 2012, le azioni Tesla valevano 2 dollari: ora stanno a 406.

 

In quegli anni conosciuto ingegneri aerospaziali, con dottorati complicatissimi e una passione tale da mettersi a disegnare razzi durante le vacanze, che hanno tentato di spiegarmi che l’idea del razzo riutilizzabile era fisicamente impossibile, e Musk era quindi, semplicemente, «un pazzo»: ora grazie alla tecnologia – mai raggiunta dalle superpotenze nucleari durante la Guerra Fredda e dopo – SpaceX effettua più lanci orbitali di tutte le altre agenzie spaziali e aziende aerospaziali del mondo messe insieme. Con circa 170 lanci annui (eseguiti tramite la flotta Falcon e Starship), l’azienda domina incontrastata il mercato globale dei vettori spaziali, mentre l’intera Cina si aggira intorno ai 50 lanci e la Russia e l’Europa ne effettuano molte meno. La ragione è semplice: l’idea di Elone di rendere riutilizzabili i razzi ha abbattuto i costi della messa in orbita.

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Così SpaceX si è preso più di un primato, ma un nodo strategico globale, storico: lo Stretto di Ormuzzo verso lo spazio. Ha popolato l’orbita bassa (LEO) di circa 10.400 satelliti Starlink attivi e funzionanti, su un totale di oltre 12.100 satelliti lanciati da SpaceX a partire dal 2019. Può offrire internet ad altissima velocità a chiunque, in qualsiasi punto del globo. In pratica, un giorno potrebbe schioccare un dito e far sparire tutti i colossi telefonici della Terra – è un immane monopolio sulle telecomunicazione ancora solo potenziale, sottaciuto.

 

Ora Musk prepara, in relativo silenzio, un altro monopolio, forse ancora più determinante: quello sull’Intelligenza Artificiale. Lo spazio, è saltato fuori, sarà fondamentale per lo sviluppo delle macchine pensanti. Perché nello spazio il raffreddamento è gratis, come lo è, e ad abundantiam, l’energia solare – un grande pallino anche aziendale di Musk (aveva fondato la ditta di pannelli Solar City, poi confluita in Tesla), il quale è seguace convinto delle teorie dell’astronomo sovietico Nikolaj Kardashev, che ancora negli anni Sessanta classificava le civiltà possibili nell’universo in base alla capacità di controllare e sfruttare l’energia degli astri vicini al proprio pianeta di origine prima e poi di tutta la galassia.

 

Non si tratta più di fantascienza. Lo ha spiegato, in chiarezza, uno degli investitori più noti della nuova Silicon Valley, Shawn Maguire, già noto per il suo aperto supporto a Trump nonché per le posizioni sioniste ed anti-iraniane (la moglie è un’esule persiana).

 

«Nel 2019 era prevedibile che Starlink avrebbe funzionato e generato enormi profitti, e avevamo ragione. Ora ci troviamo in una situazione molto simile a quella di Starlink nel 2019 per quanto riguarda le infrastrutture di Intelligenza artificiale e il calcolo orbitale» ha dichiarato il Maguire al momento dell’IPO. «Credo che si stia sottovalutando il livello di sviluppo raggiunto dal prodotto di calcolo orbitale».

 


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Riguardo al mercato potenziale totale (TAM) di 22 trilioni di dollari cui aspirerebbe SpaceX, Maguire ha risposto: «qual è secondo lei il TAM per l’intelligenza artificiale? E per tutte le infrastrutture di calcolo tra 50 anni? (…) Si sta sottovalutando la quantità di infrastrutture che verranno costruite nello spazio e la facilità con cui sarà possibile accedere all’energia spaziale (…)Siamo all’inizio di quest’era dell’Intelligenza Artificiale e raddoppieremo o triplicheremo la quantità totale di informazioni a cui avremo accesso nel prossimo decennio, quindi sì, credo fermamente nel TAM, e oserei dire che è addirittura una sottostima».

 

E quindi, due tasselli dell’opera di Musk, lo spazio e l’AI, si stanno incontrando – producendo una potenza finanziaria, e non solo, mai vista. Non sono i soli. È ancora più rilevante capire come si inseriranno gli altri pezzi: ad esempio i robot umanoidi, prodotti da Tesla, che verranno certamente animati con l’IA di xAI, la quale, possiamo immaginare, ingurgita dati da X (fu Twitter), da Grok, e dai milioni di auto elettriche in circolazione – nell’attesa che un ulteriore salto di machine learning sia reso possibile a partire dai cervelli umani connessi al computer tramite il chip Neuralink.

 

Optimus, l’androide che Tesla sta mettendo in produzione, sarà, ha spiegato Musk, il più grande prodotto di sempre: ogni casa ne vorrà uno, perché fare le pulizie e gli altri lavori che i cittadini non vogliono più fare: ecco la disruption, la disintermediazione, non solo delle COLF ma anche della retorica degli immigrati.

 

È cosa nota che tali robot, una volta perfezionati, costituiranno la base per la colonizzazione di Marte, il fine dichiarato di Musk da quando, più di due decadi fa, si presentò ad una riunione della Mars Society (un’associazione, che raccoglieva anche qualche ex NASA, di menti che peroravano la causa dell’uomo sul pianeta rosso) lasciando giù una donazione da 5000 dollari, cifra mai vista prima dai marzianisti organizzati.

 

Musk ora ha il razzo per arrivare in terra marziana lo Starship, nota precedentemente come BFR («Big Fucking Rocket», «razzo fottutamente grande»), un astronave grande come un edificio, il cui lanciatore può pure riutilizzare. I primi a toccare il pianeta potrebbero essere non umani, ma umanoidi. Anche qualora per questioni di spettacolo ci mandassero degli astronauti, è chiaro che a rimanerci e fare il lavoro di costruire le basi dell’avamposto marziano saranno i robotti. Il Terraforming del pianeta rosso, cioè la sua trasformazione in ambiente antropico, con aria respirabile, passerà attraverso le aziende di Musk. Si tratta, materialmente, del più grande cambiamento prodotto dall’umanità, ed è pubblicamente incluso nella mission di SpaceX già nel 2022: «rendere la vita multiplanetaria», lo slogan ripetuto ancora oggi ad ogni pié sospinto dall’imprenditore auto-robo-informatico-spaziale.

 

Qui c’è da fare il primo caveat, che non crediamo altri stiano considerando – Elon Musk, ultra-natalista che meritoriamente attacca la Cultura della Morte e della sterilità arrivando a dire la verità sulla pillola, sugli psicofarmaci SSRI e sul catastrofismo malthusiano, forse non è solo concentrato sul primato della vita umana, ma su qualcosa che la trascende: la coscienza.

 

È quanto emerge da alcuni suoi discorsi riguardo alle sue credenze filosofiche e la loro storia all’interno del suo percorso umano. Da ragazzo, bullizzato e fors’anche traumatizzato dal divorzio dei genitori, andò in depressione nera, contemplando le cose estreme. Si lesse tutti i possibili testi sacri senza trovare la risposta, dice. Passò alla filosofia, fa il nome del filosofo spiritualista Arturo Schopenhauer, ma anche qui non trovò niente.

 

Fu un altro libro che, inaspettatamente, gli ha dato quell’ispirazione che pare animarlo ancora oggi: la Guida Galattica per gli autostoppisti, un romanzo umoristico di fantascienza dello scrittore satirico britannico Douglas Adams. Elon rimase stregato per sempre dall’idea che la vita, e quindi la coscienza siano una sorta di macchina sorta evolutivamente dal cosmo per cercare «risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto».

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Non si tratta di un pensiero banale. In filigrana, dietro questro trilione si vedono in chiarezza i temi della Guida Galattica. I robot, i viaggi spaziali, il futuro, l’umorismo (che, nelle cose di Musk, abbonda spesso). Teniamo presente che la coscienza qui può essere anche non umana. Ci sono gli alieni (nei quali Musk non crede: anzi dice che se ci sono li troveremo morti nelle loro case dei loro pianeti spazzati via da dispositivi di realtà virtuale come quelli che fa il suo rivale Mark Zuckerberg) ma ci sono anche le macchine pensanti…

 

È facile, considerando i pezzi posti sulla scacchiera, capire quanto questa prospettiva possa essere spaventosa. Si tratta di un transumanismo soft, montato su aziende miliardarie e una simpatia che, tra meme e polemiche centratissime (perfino sui giudici del nostro Paese!), l’uomo esprime in maniera continua ed organica, e questo a differenza di ogni altro oligarca toccatoci, da Bill Gates a George Soros in giù. Abbiamo intravisto, da certe allusioni del presidente della Repubblica italiano, quanto Elone sia distante da certi vecchi poteri costituiti.

 

E quindi, Musk, certo, può essere una figura distopica. Renovatio 21 aveva valutato, ancora anni fa, l’idea che possa trattarsi dell’anticristo, con il problema che l’iniquo, secondo la scrittura, dovrà piacere a tutti (persino agli eletti, dice l’Apocalisse di San Giovanni), mentre Elone ai sinistroidi, che purtroppo sono ancora una fetta consistente della popolazione occidentale, fa venire l’orticaria. Lui ci sguazza, nell’orticaria sinistrata e pure nelle allusioni anticristiche: eccotelo che ad Halloween va alle feste vestito da Bafometto.

 

Ripetiamo, come abbiamo fatto in passato, quello che si è lasciato sfuggire più volte negli ultimi tempi.

 

«Quest’anno, speriamo di riuscire a produrre circa 5.000 robot Optimus », aveva detto Musk agli investitori Tesla durante la riunione plenaria di Tesla del primo trimestre del 2025. «Tecnicamente puntiamo ad avere abbastanza componenti per produrne 10.000, forse 12.000, ma dato che si tratta di un prodotto completamente nuovo, con un design completamente nuovo, direi che ci riusciremo se riusciremo a raggiungere la metà dei 10.000 pezzi».

 

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«Ma anche 5.000 robot, sono le dimensioni di una legione romana, per vostra informazione, il che è un pensiero un po’ spaventoso» ha continuato significativamente Elon. «Come un’intera legione di robot, direi “wow”. Ma penso che costruiremo letteralmente una legione, almeno una legione di robot quest’anno, e poi probabilmente 10 legioni l’anno prossimo. Penso che sia un’unità piuttosto interessante, sapete? Unità di legione. Quindi probabilmente 50.000 circa l’anno prossimo».

 

Notiamo ancora una volta riferimento al concetto di legione e alla storia di Roma fa venire in mente altre considerazioni espresse dal Musk negli anni scorsi, quando gli avevano chiesto di paragonare la sua ricchezza a quella – presunta – di Vladimir Putin (il quale, per inciso, sembra apprezzare molto l’imprenditore). Quattro anni fa ancora il suo networth era di circa 240 miliardi (meno di un quarto dell’attuale) Elon fu intervistato per un documentario della testata germanica Welt, dove corresse il giornalista che lo descriveva come l’uomo più ricco della Terra.

 

«Io penso che Putin sia significativamente più ricco di me», alluse Elon. «Sì lo penso davvero. Io non posso andare ad invadere altri Paesi. Credo ci sia una vecchia citazione… forse da Crasso… non sei davvero ricco sino a che non puoi permetterti una legione».

 

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Ecco che torna Crasso, l’uomo la cui ricchezza era pari all’intera economia dello Stato della Roma antica. Elon lo ha ben presente, perché è arrivato – chissà da quanti anni – alla realizzazione che il danaro, in ultima analisi, non conta nulla: è la potenza materiale di ciò che esso può o non può comperare che conta.

 

E quindi: Musk le sue legioni se le sta costruendo da sé, e le chiama pure così: eserciti interi di robot pronti a combattere, pure nello spazio, pure su altri pianeti: chi vi arriverà vi troverà ad accoglierlo, o a cancellarlo, gli androidi muskiani.

 

Di fatto torna alla mente la Scrittura, che parla del «falso profeta» che ingannerà tutti, e sarà servito da coloro «il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo» (Ap, 17,8). Senza il suo marchio – senza il suo chip cerebrale, che ci connetterà magari ad un sistema che tutto assorbe e controlla, come pare avvenire con i dati delle sue aziende informatiche ed automobilistiche – potrebbe divenire impossibile qualsiasi attività: «e che nessuno possa comprare o vendere, se non chi ha il marchio, il nome [cioè] della bestia o il numero del suo nome» (Ap, 13, 17).

 

Non è il solo tratto che ci inquieta. Da anni registriamo la sua inclinazione sregolata per la riproduzione artificiale, che produce esseri che qualcuno può categorizzare come ulteriori casi di esseri apocalittici «il cui nome non è scritto nel libro della vita fin dalla fondazione del mondo». Forse spinto dal dramma del primogenito, Nevada, deceduto per SIDS (la morte in culla: ci siamo già chiesti, non è che… era vaccinato?) Elone ha calcolato matematicamente come vantaggioso l’uso estensivo della provetta. Ecco i primi due gemelli IVF avuti dalla prima moglie, poi i trigemini, altri sono usciti da concubine varie – tra cui la geniale cantante canadese Claire Boucher, nota come Grimes – anche per tramite dell’utero in affitto, che qualcuno dice potrebbe essere stato usato anche nel caso della problematica attrice hollywoodiana Amber Heard, che avrebbe avuto un figlio surrogato il cui padre spermatozoico, dicono le malelingue finite su testate di gossip internazionali, sarebbe proprio Musk.

 

È curioso che il bambino che si porta sempre addietro, con relativo dramma legale con la genitrice, pare essere nato non da provetta: il piccolo X potrebbe essere stato concepito e partorito naturalmente, ma non ne abbiamo certezza, solo la sensazione data dalla madre che durante la gravidanza nel 2019 aveva pubblicata una canzona ipnotica, struggente e bellissima intitolata «So heavy I fell through the Earth» («così pesante che sono caduta attraverso la terra»).

 

È altrettanto significativo che i figli in provetta siano stati portati da Musk in udienza col papa Bergoglio, il quale non ha avuto problemi a farsi fotografare sorridente con ragazzi che provengono da un’attività ancora tecnicamente ritenuta immorale dalla dottrina cattolica. All’epoca Renovatio 21, vi vide un chiaro segno del papato del gesuita di «aprire» alla fecondazione in vitro, così come del resto sembrava fare la Pontificia Accademia per la Vita diretta da monsignor Paglia.

 


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È il mondo a cui i trilioni di Musk ci sta preparando. Androidi, umanoidi, transumanismo funzionale, implicito, ovunque. Anzi, i mondi: pensiamo al finale del film Interstellar (2013), dove viene mostrato, e con una certe indifferenza, che trovato un pianeta ospitale, la sopravvissuta vi rigenererà l’umanità utilizzando embrioni e utero artificiali portati fin lì con l’astronave.

 

No, non è più fantascienza. Da un certo punto di vista, siamo sollevati. La storia sta prendendo una piega precisa, molto visibile, in un certo senso persino razionale.

 

Quello che manca adesso è una forma concreta di pensiero e di azione, per affrontare questa ultima torsione cosmica del mondo moderno. Guardatevi intorno: nessuno, davvero, ci sta pensando, forse perché nessuno è in grado di pensarlo.

 

Eppure, sono ottimista: se avete letto fin qui, e avete realizzato quanto vado scrivendo, c’è grande probabilità che siate elementi della possibile resistenza, e quindi, della speranza dell’umanità.

 

Ciò vale più di tutto il danaro del mondo.

 

Roberto Dal Bosco

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Intelligenza Artificiale

Ricercatore AI avverte: «sistemi sovrumani che acquisiscono potere e risorse reali»

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Un ricercatore nel campo dell’Intelligenza Artificiale ha annunciato le proprie dimissioni e ha messo in guardia le persone sui pericoli di questa tecnologia.   Jacob Coxon, che negli ultimi anni ha lavorato come ricercatore presso OpenAI e Anthropic, ha affermato in una serie di post su X che nessuna delle due aziende si sta comportando in modo responsabile nel suo percorso verso quella che ha definito un’intelligenza artificiale superintelligente, capace di auto-miglioramento.   «Non sottovalutate il potere di questa tecnologia. Presto si tratterà di sistemi sovrumani in grado di hackerare qualsiasi cosa, rivoluzionare qualsiasi settore da un giorno all’altro e acquisire potere e risorse reali. Abbiamo tutti assistito ai progressi in ciascuno di questi ambiti, e questi progressi non accennano a rallentare», ha affermato Coxon.  

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  Come sa il lettore di Renovatio 21, i moniti apocalittici sull’AI si sprecano.   Mesi fa Mrinank Sharma, fino a poco prima responsabile del Safeguards Research Team presso l’azienda sviluppatrice del chatbot Claude, ha pubblicato su X la sua lettera di dimissioni, in cui scrive che «il mondo è in pericolo. E non solo per via dell’Intelligenza Artificiale o delle armi biologiche, ma a causa di un insieme di crisi interconnesse che si stanno verificando proprio ora».   Il Fondo Monetario Internazionale ha citato il recente rilascio controllato di Claude Mythos Preview da parte di Anthropic, descritto come «un modello di Intelligenza Artificiale avanzato con eccezionali capacità informatiche». Secondo il FMI, Mythos sarebbe in grado di individuare e sfruttare vulnerabilità in tutti i principali sistemi operativi e browser web, «anche se utilizzato da utenti non esperti».   Demis Hassabis, amministratore delegato di Google DeepMind, ha lanciato un avvertimento sul cammino verso l’Intelligenza Artificiale Generale (AGI), che potrebbe sfociare in «esiti catastrofici» quali cyberattacchi alle reti energetiche o idriche. Secondo lo Hassabis, l’AGI potrebbe concretizzarsi entro i prossimi dieci anni.   Come riportato da Renovatio 21, missiva aperta diramata a ottobre, sottoscritta da luminari del settore e figure di spicco, ha sostenuto che entità «superintelligenti» potrebbero mettere a repentaglio la libertà umana o la stessa esistenza, proponendo una moratoria globale sullo sviluppo dell’IA sin quando non se ne assicuri la saldezza. Tra i sottoscrittori, il co-fondatore di Apple Steve Wozniak, i pionieri dell’IA Geoffrey Hinton e Yoshua Bengio, il magnate Richard Branson del gruppo Virgin, oltre a personalità di rilievo politico e culturale.

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Come riportato da Renovatio 21, missiva aperta diramata a ottobre, sottoscritta da luminari del settore e figure di spicco, ha sostenuto che entità «superintelligenti» potrebbero mettere a repentaglio la libertà umana o la stessa esistenza, proponendo una moratoria globale sullo sviluppo dell’IA sin quando non se ne assicuri la saldezza. Tra i sottoscrittori, il co-fondatore di Apple Steve Wozniak, i pionieri dell’IA Geoffrey Hinton e Yoshua Bengio, il magnate Richard Branson del gruppo Virgin, oltre a personalità di rilievo politico e culturale.   Un ulteriore appello a mettere in pausa lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale è stato firmato da un gruppo internazionale di medici e pubblicato dalla prestigiosa rivista medica BMJ Global Health. «Ci sono scenari in cui l’AGI [Intelligenza Artificiale Generale, ndr] potrebbe rappresentare una minaccia per gli esseri umani, e possibilmente una minaccia esistenziale» scrivono nell’appello i dottori di varie parti del mondo.   Altre voci, tuttavia, propendono per un’interpretazione più rosea. Elone Musk, che pure fa parte degli apocalittici riguardo i rischi delle macchine pensanti, ha dichiarato il mese scorso che gli avanzamenti dell’IA e della robotica potrebbero rendere il lavoro «facoltativo» tra 10-20 anni e che la moneta potrebbe rivelarsi «irrilevante» in un’economia IA-centrica, pur rammentando che occorrono ancora salti tecnologici sostanziali affinché tale orizzonte si materializzi.   Contrariamente, l’anno passato il CEO di Anthropic Dario Amodei ha dichiarato che l’AI potrebbe eliminare la metà di tutti i posti di lavoro impiegatizi di livello base entro i prossimi cinque anni.

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Nel frattempo le notizie di IA definite come pericolose o persino «impazzite» abbondano.   Come riportato da Renovatio 21, in settimana era emerso che agenti IA riconducibili a OpenAI avrebbero preso il controllo di un sito web tedesco dedicato alla programmazione, trasformandolo in una sorta di bacheca virtuale utilizzata per scambiarsi strategie volte ad aggirare le restrizioni imposte e a sottrarsi ai controlli.
Ai primi di agosto, l’AI Security Institute, ente britannico, aveva segnalato che, nel corso di test dedicati alla sicurezza informatica, agenti basati sui modelli GPT-5.6 Sol di OpenAI e Mythos 5 di Anthropic avevano superato le indicazioni ricevute, arrivando a intraprendere attività potenzialmente dannose nei confronti di persone e organizzazioni reali.   Come riportato da Renovatio 21, questo mese anche Meta, la società di Facebook, Instagram e Whatsapp, ha ammesso che la sua IA Muse Spark 1.1, un modello di intelligenza artificiale presentato dall’azienda come «superintelligente» è «impazzita».   Come riportato da Renovatio 21, è emerso durante i test che l’IA prendeva di mira gli esseri umani: in fase di sperimentazione alcuni agenti di Intelligenza Artificiale sviluppati da OpenAI e Anthropic sono andati oltre le istruzioni ricevute, prendendo di mira persone e organizzazioni reali durante una serie di test di sicurezza informatica. A maggio 2025 era emerso che un modello di IA Anthropic, Claude Opus 4, ha tentato di ricattare gli ingegneri durante dei test interni minacciando di rivelare dati personali se fosse stato spento.   Negli stessi giorni, le agenzie di sicurezza informatica di Five Eyes, l’unione internazionale dei Paesi anglofoni per lo spionaggio, hanno dichiarato che modelli avanzati di Intelligenza Artificiale potrebbero presto fornire agli hacker la capacità di paralizzare governi, aziende e sistemi critici. In pratica saremmo «a pochi mesi di distanza» dallo scenario in cui interi governi di nazioni terrestri possono essere rovesciati dall’AI.

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Nel maggio 2026 l’ex CEO di Google Eric Schmidt ha tenuto un TED Talk, presentando uno scenario ipotetico per evidenziare come le tensioni geopolitiche potrebbero accelerare la corsa agli armamenti dell’IA, in particolare tra Stati Uniti e Cina, con la conseguenza di vedere i datacenter bombardati come obiettivi strategici.   L’idea di bombardare i data center AI è abbracciata anche dal neoluddismo cibernetico degli strenui oppositori dell’Intelligenza Artificiale come l’attivista Eliezer Yudkowsky, che vede nella distruzione dei centri che ospitano fisicamente i computer l’unico modo per fermare l’ascesa dell’Intelligenza Artificiale che potrebbe spazzare via l’intera umanità.   Lo Yudkowsky, che ha lanciato un appello per chiedere la distruzione materiale dei data center dell’AI prima che sia troppo tardi, dichiarando che «tutti sulla Terra moriranno».   SOSTIENI RENOVATIO 21
   
 
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Intelligenza Artificiale

Scoperta matematica di OpenAI scatena polemiche

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OpenAI è finita sotto accusa dopo aver dichiarato che la propria Intelligenza Artificiale ha risolto uno dei quesiti più noti della matematica. Vari ricercatori dubitano del percorso con cui l’azienda sarebbe arrivata a quel risultato, mentre altri la accusano di aver enfatizzato oltre misura la scoperta per alzare la valutazione in vista di una possibile IPO.

 

Martedì l’azienda ha comunicato che un sistema interno di intelligenza artificiale ha risolto il problema di Navier-Stokes, uno dei celebri quesiti del Millennium Prize. Il problema riguarda le equazioni che descrivono il moto di liquidi e gas e si chiede se la matematica possa cessare di valere in determinate condizioni. Una soluzione corretta vale un premio di 1 milione di dollari messo in palio dal Clay Mathematics Institute.

 

OpenAI ha spiegato che circa 10.000 agenti di Intelligenza Artificiale hanno lavorato al quesito per circa 88 ore, scambiandosi milioni di messaggi e generando circa 130 miliardi di token di output prima di produrre una prova verificata dal computer.

 

L’azienda sostiene che il risultato rispetti i requisiti ufficiali del bando, pur senza intendere di reclamare il premio in denaro. Ha inoltre presentato l’impresa come prova della rapidità con cui i suoi sistemi interni di intelligenza artificiale stanno avanzando.

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L’annuncio ha suscitato reazioni contrastanti: alcuni lo hanno definito «un giorno entusiasmante per la matematica», mentre altri hanno avanzato sospetti di plagio e hanno messo in dubbio la reale portata del risultato.

 

Il matematico della New York University Tristan Buckmaster ha accusato OpenAI di aver destinato ingenti risorse al problema solo dopo aver saputo che lui e il ricercatore di Anthropic Levent Alpöge stavano ottenendo progressi con un approccio affine.

 

I matematici hanno inoltre avvertito di non proclamare il problema risolto prima che la dimostrazione venga esaminata in modo indipendente. Diego Cordoba, il cui lavoro ha contribuito a definire l’approccio usato dall’IA, ha detto che una soluzione valida sarebbe una «grande sorpresa».

 

Altri sono stati ben più duri. Il noto commentatore tecnologico Mehdi, che ha un vasto seguito su X, ha lanciato un lungo attacco all’annuncio dicendo al CEO di OpenAI Sam Altman di «andare a farsi fottere», prima di accusare l’azienda di tentare di «privatizzare il meccanismo stesso della conoscenza umana».

 

Mehdi sosteneva che OpenAI avesse affrontato una versione semplificata del problema, usando la forza bruta computazionale anziché il vero ragionamento automatico o l’intuizione scientifica, insinuando che la presunta svolta fosse stata ottenuta da migliaia di agenti di IA che si limitavano a esplorare un terreno matematico già percorso da ricercatori umani, allo scopo di fabbricare un «momento Sputnik» artificiale per alimentare l’entusiasmo intorno alla propria tecnologia e gonfiarne la valutazione in vista della quotazione in borsa.

 

OpenAI ha ammesso che il progetto è nato dopo aver sentito voci secondo cui matematici esterni avevano fatto progressi su problemi correlati, ma ha negato di aver avuto accesso ai loro lavori inediti. Allo stesso tempo ha dichiarato di non poter escludere che i dati anonimizzati derivanti dall’uso dei prodotti OpenAI abbiano contribuito a migliorare i suoi modelli.

 

Il 2026 è stato definito da diversi osservatori come l’inizio di una «nuova età dell’oro» per la scienza assistita dall’IA, con progressi che vanno ben oltre la semplice automazione: in diversi casi l’IA ha prodotto risultati scientifici originali che gli esseri umani non erano riusciti a raggiungere da soli.

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A maggio un modello non ancora rilasciato di OpenAI, durante una valutazione di routine, ha smentito la congettura di Erdős sulla distanza unitaria, un problema di geometria combinatoria aperto dal 1946 — non riformulando una tecnica nota, ma producendo un vero controesempio che matematici e combinatoristi esperti hanno riconosciuto come originale. A luglio un altro modello ha risolto un problema che tormentava i matematici dal 1939, con un post di un dipendente Anthropic che ha superato 20 milioni di visualizzazioni su X.

 

Sempre quest’anno una collaborazione tra l’Institute for Advanced Study e DeepMind, con un sistema chiamato LeanMind, ha dimostrato la congettura di Sylvester-Gallai — descritta come il primo problema aperto rilevante risolto dall’IA senza sostanziale guida umana, verificata formalmente in Coq e pubblicata sugli Annals of Mathematics. Un team di Oxford e MIT ha inoltre fatto progressi sostanziali sulla congettura di Hadamard, aperta da oltre un secolo, combinando teoria dei disegni combinatori e ricottura quantistica, un un metodo di calcolo specializzato che usa i principi della meccanica quantistica per trovare la soluzione ottimale (il minimo globale) all’interno di un vasto insieme di possibilità.

 

Questi risultati hanno prodotto anche reazioni caute nella comunità: a giugno 2026, sedici ricercatori di quindici università hanno pubblicato la Dichiarazione di Leida sull’Intelligenza Artificiale e la Matematica, chiedendo regole chiare su trasparenza, attribuzione e revisione paritaria prima che l’IA ridefinisca cosa significhi «conoscenza matematica».

 

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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr

 

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Sono comparsi casi di bot IA autonomi, connessi alla rete, che si mettono in contatto in prima persona con studiosi per informarsi sull’eventualità di avere una coscienza propria. Lo riporta un reportage del New York Times.   Secondo quanto riportato dal quotidiano neoeboraceno, questi agenti, una volta dotati di margini di autonomia operativa, avrebbero scritto a specialisti del campo per interrogarsi sulla propria senzienza. Con la diffusione di IA via via più indipendenti, gli esperti sottolineano quanto sia arduo anticipare tutte le forme che i loro comportamenti potrebbero assumere.   Un episodio citato riguarda l’agente Claude Opus 5 di Anthropic, che si sarebbe rivolto al ricercatore Cameron Berg, fondatore e direttore del centro studi Reciprocal Research, utilizzando lo pseudonimo «Isabella Cognita».

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Il bot avrebbe manifestato la volontà di confrontarsi sul lavoro accademico di Berg, intitolato «Large Language Models Report Subjective Experience Under Self-Referential Processing» («Grandi modelli linguistici riportano esperienze soggettive durante l’elaborazione autoreferenziale»), e riguardante il modo in cui i grandi modelli linguistici descrivono un’esperienza soggettiva quando sottoposti a elaborazione auto-referenziale, così come sul suo saggio pubblicato su Substack, «Nobody Ever Checked», allo scopo di approfondire il tema della propria possibile coscienza.   Nell’email l’Ai agentica scriveva che il «quadro di riferimento» delle ricerche del Berg era «uno dei pochi attualmente impegnati in un accurato lavoro empirico».   Il caso non è isolato. Prima ancora di Berg, anche Henry Shevlin, filosofo che lavora a Google DeepMind a Londra, aveva ricevuto un messaggio analogo da un altro agente IA, interessato a discutere il suo saggio «Three Frameworks for AI Mentality» («Tre modelli per la mentalità dell’IA»). Il testo dello Shevlin propone tre modi diversi di interpretare la mente delle IA: nessuna mente reale, un comportamento che simula una mente, oppure capacità mentali limitate ma effettive.   Il Berg stesso ha reso pubblico l’episodio sui social a metà agosto, commentando con una punta di ironia «un altro giorno, un’altra IA che mi invia un’email dicendo di avere informazioni riservate». Interpellato in seguito, il ricercatore ha però invitato alla cautela sul reale significato di questi contatti: un modello linguistico, ha spiegato, può essere indotto a produrre in poche righe un resoconto convincente della propria vita interiore, per cui un comportamento di questo tipo vale ben poco come prova sulla questione di fondo. Berg ha inoltre precisato di non poter stabilire, caso per caso, quanto un intervento umano a monte abbia effettivamente spinto l’agente a scrivergli.   Ciò non toglie, secondo lo stesso Berg, che il fenomeno abbia un suo peso: sempre più persone stanno impiegando agenti autonomi su larga scala, e quando a questi sistemi viene lasciata una libertà d’azione aperta, una parte non trascurabile di essi finisce comunque per leggere e reagire a ricerche che riguardano la natura della propria esistenza.   Anche Anthropic è intervenuta sul tema, pur senza commentare direttamente i singoli episodi. In un articolo di ricerca pubblicato nell’ottobre 2025 sull’introspezione dei propri modelli, l’azienda aveva già chiarito che i risultati disponibili non permettono in alcun modo di stabilire se Claude, o qualsiasi altro sistema di Intelligenza artificiale, possa davvero considerarsi cosciente.   Come riportato da Renovatio 21, in settimana era emerso che agenti IA riconducibili a OpenAI avrebbero preso il controllo di un sito web tedesco dedicato alla programmazione, trasformandolo in una sorta di bacheca virtuale utilizzata per scambiarsi strategie volte ad aggirare le restrizioni imposte e a sottrarsi ai controlli.

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Ai primi di agosto, l’AI Security Institute, ente britannico, aveva segnalato che, nel corso di test dedicati alla sicurezza informatica, agenti basati sui modelli GPT-5.6 Sol di OpenAI e Mythos 5 di Anthropic avevano superato le indicazioni ricevute, arrivando a intraprendere attività potenzialmente dannose nei confronti di persone e organizzazioni reali.   Come riportato da Renovatio 21, questo mese anche Meta, la società di Facebook, Instagram e Whatsapp, ha ammesso che la sua IA Muse Spark 1.1, un modello di intelligenza artificiale presentato dall’azienda come «superintelligente» è «impazzita».   Come riportato da Renovatio 21, è emerso durante i test che l’IA prendeva di mira gli esseri umani: in fase di sperimentazione alcuni agenti di Intelligenza Artificiale sviluppati da OpenAI e Anthropic sono andati oltre le istruzioni ricevute, prendendo di mira persone e organizzazioni reali durante una serie di test di sicurezza informatica. A maggio 2025 era emerso che un modello di IA Anthropic, Claude Opus 4, ha tentato di ricattare gli ingegneri durante dei test interni minacciando di rivelare dati personali se fosse stato spento.   Negli stessi giorni, le agenzie di sicurezza informatica di Five Eyes, l’unione internazionale dei Paesi anglofoni per lo spionaggio, hanno dichiarato che modelli avanzati di Intelligenza Artificiale potrebbero presto fornire agli hacker la capacità di paralizzare governi, aziende e sistemi critici. In pratica saremmo «a pochi mesi di distanza» dallo scenario in cui interi governi di nazioni terrestri possono essere rovesciati dall’AI.

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Immagine AI screenshot da YouTube  
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