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Militaria

La Russia usa un secondo missile ipersonico

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Il ministero della Difesa russo ha dichiarato in un aggiornamento operativo del 20 marzo che domenica mattina la Russia ha lanciato un missile ipersonico Kinzhal («pugnale») su un aereo nel cielo sopra la Crimea, colpendo e distruggendo l’impianto di stoccaggio vicino a Kostyantynivka, che si trova nella parte settentrionale dell’oblast’ di Nikolaev.

 

Si tratterebbe del secondo utilizzo di un missile ipersonico nella guerra Russia-Ucraina e, allo stesso tempo, il secondo utilizzo di tale arma in combattimento bellico tout court.

 

Secondo quanto riferito, il primo è avvenuto venerdì, con il ministero della Difesa russo che ha affermato che le sue forze hanno utilizzato un missile ipersonico per distruggere un grande deposito sotterraneo di missili e munizioni aeronautiche nella regione ucraina di Ivano-Frankovsk.

 

Le armi ipersoniche sono definite come qualsiasi cosa che viaggi oltre Mach 5, o circa 6000 km/h, che è cinque volte più veloce della velocità del suono.

 

Gli Stati Uniti non dispongono ancora di queste armi, una carenza che fa saltare del tutto la teoria dell’equilibrio della deterrenza atomica.

 

È stato semplicemente eccezionale il commento recente dato al presidente USA Joe Biden.

 

«È, come tutti sapete, è un’arma significativa… è come qualsiasi altro missile, non fa molta differenza, tranne che è quasi impossibile fermarlo».

 

No, non è un titolo di The Onion, il giornale satirico americano. È la realtà. Guardate voi stessi.

 

 

 

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Geopolitica

Video con i britannici che addestrano gli ucraini all’uso di droni sottomarini

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L’uso recente di sofisticati strumenti subacquei da parte delle forze NATO e dei loro partner non è un mistero per nessuno.

 

Renovatio 21 aveva riportato la coincidenza di BALTOPS, l’esercitazione del Patto Atlantico tenuta lo scorso giugno  esattamente nei tratti di mare dove si è registrato il sabotaggio dei gasdotti russo-tedeschi Nord Stream e Nord Stream 2, con mostruosa catastrofe ambientale, che ci ha ricordato il mito nordico del Mulino di Amleto.

 

Lo scorso 27 agosto l’emittente Sky News ha mandato in onda un servizio televisivo dove che raccontava come i marinai della Royal Navy britannica insegnavano alle loro controparti ucraine a usare droni sommergibili per ripulire le mine sottomarine sul Mar Nero.

 

«Lontani dal fronte, questi marinai ucraini sono nel Regno Unito ad addestrarsi con la Marina Reale e le controparti statunitensi per imparare ad usare droni sottomarini cacciatori di mine».

 

 

«Questi vascelli ispezionano il fondale marino usando tecnologia sonar»

 

Tali strumenti, dice il servizio, era destinato allo sminamento del Mar Nero, in particolare della regione di Odessa.

 

Ci limitiamo solo a segnalare questa notizia di droni militari subaquei ucraino-britannico-statunitensi che vanno nel fondale marino.

 

Il lettore faccia risuonare dentro di sé l’informazione come gli pare.

 

 

 

 

Immagine screenshot da YouTube

 

 

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Militaria

Droni militari subacquei, la NATO ha condotto nel Baltico esercitazioni specifiche la scorsa estate

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BALTOPS, le esercitazioni NATO di questa estate nel Mar Baltico hanno coinvolto l’uso di droni subacquei.

 

A giugno la rivista Seapower ha scritto che le esercitazioni dell’Alleanza Atlantica utilizzavano anche «tecnologia di caccia alle mine con veicoli subacquei senza pilota», cioè droni sottomarini.

 

Queste operazioni sono state condotte nell’area delle attuali esplosioni dei gasdotti Nord Stream.

 

«La sperimentazione è stata condotta al largo della costa di Bornholm, in Danimarca», riferisce Seapower, «con i partecipanti del Naval Information Warfare Center Pacific, del Naval Undersea Warfare Center di Newport e del Mine Warfare Readiness and Effectiveness Measuring».

 

A dare manforte alle grandi manovre con droni sottomarini anche le forze armate USA.

 

«A sostegno di BALTOPS, la 6a flotta della Marina degli Stati Uniti ha collaborato con i centri di ricerca e guerra della Marina degli Stati Uniti per portare gli ultimi progressi nella tecnologia di caccia alle mine di veicoli subacquei senza pilota nel Mar Baltico per dimostrare l’efficacia del veicolo negli scenari operativi» scrive la testata.

 

«Quest’anno la sperimentazione si è concentrata sulla navigazione UUV [droni sottomarini. ndr], operazioni di gruppo e miglioramenti nelle comunicazioni acustiche, il tutto raccogliendo set di dati ambientali critici per far avanzare gli algoritmi di riconoscimento automatico del bersaglio per il rilevamento delle mine».

 

«Quest’anno abbiamo visto il futuro a breve e lungo termine della tecnologia UUV per la caccia alle mine e siamo entusiasti di vedere quanto velocemente la tecnologia e le capacità stanno migliorando» ha dichiarato il tenente a capo della sperimentazione per la 6ª flotta USA.

 

L’esercitazione BALTOPS 22 ha avuto luogo dal 5 al 17 giugno coinvolgendo 14 alleati  NATO, 2 nazioni partner, oltre 45 navi, più di 75 aerei e circa 7.000 membri del personale militari. La partenza si è avuta da Stoccolma, Paese fino a poco fa neutrale che quest’anno ha precipitosamente chiesto di entrare nel Patto Atlantico assieme alla Finlandia.

 

Bornholm è proprio l’isola della Danimarca a 37 chilometri della costa dei dipressi della quale sono avvenute le misteriose esplosioni ai gasdotti russo-tedeschi Nord Stream e Nord Stream 2.

 

Il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, commentando gli esiti del vertice NATO di Madrid, l’estate scorsa ha definito in Baltico «un lago NATO».

 

 

 

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Geopolitica

Il Senato americano approva altri 12,3 miliardi di dollari in «aiuti» all’Ucraina

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La quantità di danaro promesso da Washington a Kiev oramai è uscita da ogni pudore possibile.

 

Un voto di chiusura del Senato USA ieri ha spianato la strada all’approvazione di una risoluzione continua che include altri 12,3 miliardi di dollari per l’Ucraina.

 

Il pacchetto, annunciato dai negoziatori del Congresso USA, include 7,5 miliardi di dollari in assistenza militare e altri 4,5 miliardi di dollari in sostegno economico e umanitario, riporta il sito Defense News.

 

Il disegno di legge stanzia 3 miliardi di dollari dei 7,5 miliardi di dollari in aiuti militari per la Ukraine Security Assistance Initiative («Iniziativa di assistenza alla sicurezza dell’Ucraina»), che consente al Pentagono di stipulare contratti per nuove armi e attrezzature per Kiev, e altri 2,8 miliardi di dollari per rafforzare le forze statunitensi di stanza nel teatro europeo.

 

Vengono assegnati inoltre di 1,5 miliardi di dollari di finanziamenti per riempire le scorte statunitensi di armi già inviate in Ucraina, un importo che include 540 milioni di dollari per il rifornimento di munizioni critiche.

 

L’ispettore generale del Pentagono riceverà anche 2 milioni di dollari in fondi aggiuntivi per supervisionare questo aiuto.

 

In particolare, il disegno di legge fornisce alla National Nuclear Security Administration («Amministrazione nazionale per la sicurezza nucleare») 35 milioni di dollari «per prepararsi e rispondere a potenziali incidenti nucleari e radiologici in Ucraina». Un dettaglio che in questo momento non suona in modo indifferente

 

Il disegno di legge autorizza anche un separato 3,7 miliardi di dollari in Presidential Drawdown Authority (PDA), che consente alla Casa Bianca di inviare ulteriori aiuti alla sicurezza in Ucraina dalle scorte statunitensi esistenti.

 

Cinque mesi fa l’Ucraina aveva messo un prezzo alla sua guerra: in una intervista al Washington Post, il ministro delle finanze ucraino Serhiy Marchenko aveva spiegato che, oltre a qualsiasi costo militare (e le armi leggere e pesanti che arrivano a profusione da ogni Paese NATO, Italia compresa), erano a quel punto necessari altri 5 miliardi di dollari al mese.

 

È altresì noto che forse solo il 30% delle armi regalate dai Paesi NATO all’Ucraina finiscono davvero al fronte: una grossa parte pare essere rivenduta sul Dark Web, ingrassando una filiera di corruzione politico-militare e armando potenziali terroristi che useranno tali armamenti contro l’Occidente stesso.

 

Una volta di più, ha ragione Ron Paul: la guerra è un racket. Nell’asse Washington-Kiev più che mai.

 

 

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