Necrocultura
Benedetto muore. Il mistero rimane. Il danno globale pure
Benedetto XIV è morto. Il mistero di quel che ha fatto rimane invece qui con noi – anzi su tutti noi. Il mistero, e il danno.
Gli inviati del New York Times, nel necrologio istantaneo, lo hanno definito «tradizionalista», probabilmente senza sapere cosa significhi. Il Ratzinger era, invece, un conservatore – al punto che taluni vedevano in lui il massimo filosofo conservatore vivente.
La storiella che si racconta, di solito, è questa: il giovane Ratzinger aveva lavorato al Concilio Vaticano II, sul fronte modernista. Più avanti avrebbe avuto una sorta di pentimento, tornando su posizioni più conservatrici, con le quali avrebbe portato avanti la Congregazione della Dottrina della Fede dell’era Woytila.
Bisogna ricordarlo, quel tempo, in cui i giornali ce lo descrivevano come spavaldo e financo aggressivo: lo chiamavano «il Panzer della Curia». Da cardinale e supremo teologo della Santa Sede, si scagliava contro l’ingresso della Turchia in Europa e indicava la chiesa ortodossa e quella anglicana come sorelle minori di quella cattolica. I laici – parola che all’epoca significava in semplicità «nemici della Chiesa» – si scandalizzavano e godevano a dipingere l’immagine del carrarmato teutonico della Fede, utile al fumetto della Chiesa granitica ed intollerante, incompatibile con la modernità.
Abbiamo visto, dopo l’elezione al Soglio di Pietro, altre cose: la Turchia in Europa era la benvenuta, e riguardo ai diversamente cristiani, scavalcò gli scismatici ed andò direttamente dagli eretici, facendo un bel pellegrinaggio nei luoghi di Martin Lutero, quello che i tradizionalista, quelli veri, ancora chiamano Porcus Saxoniae, il maiale della Sassonia. Di lì all’incredibile statua dell’eretico montata in Vaticano da Bergoglio, il passo è brevissimo.
Tuttavia, in alcune occasioni, Ratzinger aveva proferito parole misteriosamente lucide, profetiche – parole vaticinanti, come da Re del Vaticano, il Re più vicino a Dio di tutta la terra, tecnicamente. Su Renovatio 21, negli anni, ne abbiamo ricordato qualcuna.
Poche settimane prima di divenire papa, il cardinale Ratzinger aveva fatto un discorso ai preti e seminaristi di Palermo (15 marzo 2000).
«Nel loro orrore, [i campi di concentramento] hanno cancellato, cancellato volti e storia, nomi, cancellato persone. Hanno trasformato l’uomo in un numero, l’uomo non è che un numero, è un pezzo di un macchinario, l’uomo non è che un pezzo di un macchinario, di un ingranaggio, non è più che una funzione».
«Ai nostri giorni non dovremmo dimenticare che queste mostruosità della storia hanno prefigurato il destino di un mondo che corre il rischio di adottare la stessa struttura dei campi di concentramento, se viene accettata la legge universale della macchina»
«Le macchine che sono state costruite impongono questa stessa legge, questa stessa legge che era adottata nei campi di concentramento. Secondo la logica della macchina, secondo i padroni della macchina, l’uomo deve essere interpretato da un computer, e questo è possibile solamente se l’uomo viene tradotto in numeri».
Chiunque abbia dinanzi agli occhi la mutazione della nostra società – cioè un incubo di biosorveglianza elettronica massiva, dalla Cina comunista al green pass – non può che sentire la profondità di queste parole, che parlano del nostro presente, del futuro, dell’eternità.
Quella volta Ratzinger andò oltre, e unì questo pensiero all’Apocalisse.
«La Bestia è un numero, e ci trasforma in numeri. Dio nostro Padre invece ha un nome, e chiama ciascuno di noi per nome. È una persona, e quando guarda ciascuno di noi vede una persona, una persona eterna, una persona amata».
Nel 2000 il teologo belga monsignor Michel Schooyans (deceduto a maggio, nel silenzio assordante ed imbarazzatissimo del Vaticano) pubblicò il libro Nuovo disordine mondiale. La grande trappola per ridurre il numero dei commensali alla tavola dell’umanità. Il volume trattava quell’argomento che ora è, per i recenti eventi, ora ben presente a tutti: la spinta da parte di potenze supernazionali per la riduzione della popolazione del pianeta. Monsignor Schooyans aveva dedicato molti testi sull’argomento, accusando direttamente l’ONU, e dimostrando come tutti i Summit sulla popolazione (Cairo, Pechino, etc.) finissero automaticamente per essere un assedio di tutti gli Stati «avanzati» contro il Vaticano, per imporre contraccezione e aborti; a difendere lo Stato Pontificio rimanevano solo i Paesi africani… Abbiamo visto, per esempio a Parigi sei mesi fa, quanto ciò sia cambiato.
Tutto questo oramai è rovesciato: fautori della depopolazione come Paul R. Ehrlich sono ora invitati alle conferenze in Vaticano, e il mondo onusiano stravede per la chiesa bergogliana, di fatto trasformatasi in una grande ONG della sinistra globale e in cinghia di trasmissione del Grande Reset.
Ebbene, il Nuovo disordine mondiale dello Schooyanas, veniva introdotto da un testo del cardinale Ratzinger, che anche qui, faceva uscire parole potenti, senza curarsi di nominare quell’espressione innominabile – «Nuovo Ordine Mondiale».
«Ci sono i tentativi di costruire il futuro attingendo, in maniera più o meno profonda, alle fonti delle tradizioni liberali» scrive il cardinale tedesco. «Questi tentativi stanno assumendo una configurazione sempre più definita, che va sotto il nome di Nuovo Ordine Mondiale; trovano espressione sempre più evidente nell’ONU e nelle sue Conferenze internazionali, in particolare quelle del Cairo e di Pechino, che nelle loro proposte di vie per arrivare a condizioni di vita diverse, lasciano trasparire una vera e propria filosofia dell’uomo nuovo e del mondo nuovo».
«Una filosofia di questo tipo non ha più la carica utopica che caratterizzava il sogno marxista; essa è al contrario molto realistica, in quanto fissa i limiti del benessere, ricercato a partire dai limiti dei mezzi disponibili per raggiungerlo e raccomanda, per esempio, senza per questo cercare di giustificarsi, di non preoccuparsi della cura di coloro che non sono più produttivi o che non possono più sperare in una determinata qualità della vita».
«Questa filosofia, inoltre, non si aspetta più che gli uomini, abituatisi oramai alla ricchezza e al benessere, siano pronti a fare i sacrifici necessari per raggiungere un benessere generale, bensì propone delle strategie per ridurre il numero dei commensali alla tavola dell’umanità, affinché non venga intaccata la pretesa felicità che taluni hanno raggiunto».
«La peculiarità di questa nuova antropologia, che dovrebbe costituire la base del Nuovo Ordine Mondiale, diventa palese soprattutto nell’immagine della donna, nell’ideologia del “Women’s empowerment”, nata dalla conferenza di Pechino. Scopo di questa ideologia è l’autorealizzazione della donna: principali ostacoli che si frappongono tra lei e la sua autorealizzazione sono però la famiglia e la maternità».
«Per questo, la donna deve essere liberata, in modo particolare, da ciò che la caratterizza, vale a dire dalla sua specificità femminile. Quest’ultima viene chiamata ad annullarsi di fronte ad una “Gender equity and equality”, di fronte ad un essere umano indistinto ed uniforme, nella vita del quale la sessualità non ha altro senso se non quello di una droga voluttuosa, di cui sì può far uso senza alcun criterio».
Ratzinger condannava il pensiero gender – prevedendo come si sarebbe trasformato – e senza problema, attaccava l’ONU – e il Nuovo Ordine Mondiale, che qualcuno stava costruendo a partire dalla distruzione della donna, un programma antico dei nemici di Cristo, come sappiamo.
Tuttavia, c’è ancora un discorso sconosciuto, ma fondamentale, che vale la pena di ricordare qui. Perché, se quella fosse rimasta la linea della Chiesa (cioè, magari, immaginiamo, se lui fosse rimasto papa, non «emerito»), il biennio pandemico, con i vaccini mRNA, il green pass, etc., sarebbe stato molto diverso.
Enciclica Caritas in Veritate, capitolo IV, punto 50.
«Il problema decisivo è la complessiva tenuta morale della società. Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita dell’uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale».
Rileggiamo. L’ambientalismo è niente, «se si sacrificano embrioni umani alla ricerca». La ricerca scientifica non può utilizzare embrioni assassinati, perché cioè distrugge il tessuto morale della società.
«La fecondazione in vitro, la ricerca sugli embrioni, la possibilità della clonazione e dell’ibridazione umana nascono e sono promosse nell’attuale cultura del disincanto totale, che crede di aver svelato ogni mistero, perché si è ormai arrivati alla radice della vita. Qui l’assolutismo della tecnica trova la sua massima espressione. In tale tipo di cultura la coscienza è solo chiamata a prendere atto di una mera possibilità tecnica» (Caritas in Veritate, VI, 75)
La ricerca sugli embrioni come attività permessa dal «disincanto totale». Anche questo è un tema che, negli ultimi anni, abbiamo imparato a conoscere. Così come, l’«assolutismo della tecnica», cioè la dittatura della supposta «scienza», la tecnocrazia che ci ha feriti in ogni modo, e si prepara a privarci di ogni residuo di libertà.
Ecco che Benedetto parlava di una società che è proprio come la nostra attuale: la coscienza dell’individuo serve solo come approvazione di ciò che è stato deciso sopra di lui. La coscienza è valida solo se afferma la propria sottomissione. È esattamente il tempo che stiamo vivendo.
È il trionfo della Cultura della Morte, che era pienamente visibile al papa poi dimissionario.
«Non si possono tuttavia minimizzare gli scenari inquietanti per il futuro dell’uomo e i nuovi potenti strumenti che la “cultura della morte” ha a disposizione. Alla diffusa, tragica, piaga dell’aborto si potrebbe aggiungere in futuro, ma è già surrettiziamente in nuce, una sistematica pianificazione eugenetica delle nascite. Sul versante opposto, va facendosi strada una mens eutanasica, manifestazione non meno abusiva di dominio sulla vita, che in certe condizioni viene considerata non più degna di essere vissuta. Dietro questi scenari stanno posizioni culturali negatrici della dignità umana». (Caritas in Veritate, VI, 75)
Rileggendo tutti questi virgolettati, insabbiati negli anni dai media anche cattolici, il lettore può capire come il mistero della rinuncia di Benedetto si infittisce ancora di più.
Il papa si dimise per far posto ad un altro papa – che convive con lui, ci viene fotografato assieme, come se vi fossero due soli, due lune, due cieli – che, invece che parlare di scienza e sacrificio di embrioni, portò tutti i dipendenti del Vaticano a sottomettersi ad un vaccino che proveniva esattamente da quello: da un essere umano innocente ammazzato per il «progresso» biomedico e per il lucro delle farmaceutiche.
Ma non c’è solo il vaccino Battesimo di Satana, e la sua forsennata divulgazione da parte del papato in combutta con Big Pharma.
Lo abbiamo evidenziato tante volte: nel Vaticano capovolto del dopo-Ratzinger, si invitano a corte esperti in eugenetica, si apre alla contraccezione e alla fecondazione in vitro (che era, come visto, attaccata direttamente nelle encicliche ratzingueriane).
Ci sono pochi dubbi: la Necrocultura pare essersi presa la Santa Sede. Il Dio che vi si adora, non è più il Signore della Vita. Questo, davvero, è evidente.
Tuttavia, vogliamo qui considerare qualcosa di più concreto.
Se i discorsi contro il sacrifizio degli embrioni per la ricerca scientifica e la «tenuta morale della società» fossero rimasti – in quanto infallibili parole ex cathedra di un papa regnante – vi sarebbe stata, di sicuro, la possibilità di avere quello per cui Renovatio 21 si è battuta sin dal primo giorno della sua esistenza: l’obiezione di coscienza vaccinale.
Se il papa condanna i farmaci ottenuti con gli embrioni uccisi, allora sarà ben possibile, in ogni Paese con presenza cattolica, rifiutare. E se è lecito, per via del primato della coscienza ricordato dal papa religioso, respingere farmaci contaminati dal male, allora capite bene che anche il green pass sarebbe stato impossibile da instaurare – e con esso tutta l’architettura di sorveglianza che ne seguirà.
Sarebbe bastata una parola del papa per far crollare l’obbligo vaccinale in ogni Nazione del mondo: è una cosa che si sente dire da mesi. Come vedete, possiamo dire che quella parola già c’era, solo offuscata dalla congiunzione mostruosa della presenza di un altro papa a ricoprire il papato del pontefice ancora vivente.
E quella parola, sottolineiamo, avrebbe cambiato tutto: quanti sarebbero sfuggiti alla coercizione del siero genico? E quindi, quanti malori non avremmo visto?
Con probabilità, quella vostra zia sarebbe ancora lì, e non avrebbe lasciato distrutta la famiglia.
Con probabilità, ci sarebbero stati meno incidenti di scuolabus – dove muoiono gli autisti e magari pure i bambini.
Meno morti improvvise, sui campi di calcio, sui palchi, e ovunque.
Nessun eccesso statistico dei decessi, di cui pure qualcuno sta provando a parlare. Nessun misterioso aumento di neonati morti, bambini nati morti, di aborti spontanei, etc.
Con l’obiezione di coscienza, coperta dalle parole di un papa, avremmo potuto salvare il cuore di chissà quanti ragazzi, e il sistema immunitario di tanti che ora si stanno ammalando. Non solo: sto pensando alle storie dei soldati USA, che si sono presentati a migliaia con documenti per l’obiezione di coscienza (contenenti, più o meno, quello che diceva Benedetto su scienza e sacrificio di embrioni), scritti di anche 40 pagine, per vederseli, tutti, respinti. Le ramificazioni potrebbero essere esiziali: in una guerra contro la Russia o contro la Cina, i militari americani rischiano di essere decimati, più che dalle armi ipersoniche, dalle miocarditi.
E poi ancora: i giovani, tantissimi, che si spengono d’improvviso. Vite distrutte da una crudeltà indicibile. E non stiamo nemmeno a parlare di quanto sta succedendo all’obbiettivo ultimo del Serpente Antico, la riproduzione umana, con la minaccia del disastro genetico che si abbatte sulla fertilità di uomini e donne, quest’ultime già notoriamente con l’ovulazione compromessa.
Il computo della strage, presente e futura, è immane. È ancora incalcolato, forse incalcolabile.
Per cui, davvero: c’è nessuno che riesca a fare il pensierino che, dietro al mistero inspiegato della sua rinuncia, vi sia quanto vi stiamo dicendo?
Qualcuno che voglia dire ad alta voce che l’abdicazione di Benedetto era per realizzare il danno globale?
Sia come sia, è finita. E, nel disastro, perfino la saggezza proverbiale è stata contaminata: morto un papa non se ne fa un altro.
Per cui, caro Benedetto, Requiescat in Pace. Noi invece ci restiamo nel luogo in cui ci hai lasciati, un mondo inquietante, un mondo in guerra, un mondo lasciato preda dei lupi.
Un mondo consegnato al principe di questo mondo.
Roberto Dal Bosco
Immagine di Sergey Kozhukhov via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0); immagine modificata
Necrocultura
Halloween, la festa di sangue è di nuovo qui
Siamo arrivati anche quest’anno alla notte maledetta, che oramai è divenuta – nel mondo moderno invertito – una festa irrinunziabile.
Non crediamo che Halloween sia più disinstallabile dalla società. Lo ho capito poco fa quando ho sentito il maestro di judo di mio figlio, dopo il formalissimo saluto rei al termine della lezione, congedarsi dai ragazzi dicendo «buona festa». Ho pensato: oramai è tardi. L’halloweenizzazione è avvenuta sotto i nostri occhi – da bambini, appena pochi decenni fa, non v’era nulla di simile – e i motivi sappiamo bene quali sono.
Nella società post-cristiana non si rispettano più i santi e i morti, ma i vampiri e gli zombi. Essenzialmente, come sempre, i mostri, i demoni, si prendono lo spazio vuoto lasciato dalla fine del cristianesimo. È giocoforza un atto di ripaganizzazione, di ridemonizzazione.
Come notissimo, Halloween ha origini religiose, cioè pagane: affonda le radici nel Samhain (il capodanno celtico – la parola, si creda, possa significare «fine dell’estate» in gaelico irlandese) e nella vigilia di Ognissanti (in inglese, All Hallows’ Eve). Nel neopaganesimo e nella Wicca, Samhain è il più importante dei Sabbat, spesso chiamato «capodanno delle streghe». Si onorano gli antenati, si accendono candele, si preparano altari e tavole per i defunti. Nelle tradizioni popolari la notte era anche propizia alla divinazione: specchi, mele sbucciate e noci servivano a ricevere presagi su amori e destino. L’Ottocento spiritista, con sedute e tavolini parlanti, ha rafforzato l’idea di Halloween come notte dei contatti con l’aldilà.
La sua trasformazione in spettacolo, intrattenimento e consumo è però chiaramente americana e novecentesca.
Nell’Ottocento la festa arriva negli Stati Uniti con gli immigrati irlandesi e scozzesi, in fuga anche dalla Grande Carestia, ma resta una ricorrenza di comunità, fatta di giochi e scherzi. Il primo salto commerciale è nei primi anni del Novecento: aziende come la Dennison Manufacturing vendono addobbi e carta crespa a tema, e cartoline e decorazioni fanno della festa un prodotto da catalogo.
Negli anni Venti e Trenta, con la Grande Depressione, gli scherzi di Halloween degenerano spesso in vandalismo. Secondo molti storici, comuni e associazioni rispondono incanalando i ragazzi nel «dolcetto o scherzetto»: dolci in cambio di tranquillità, una spiegazione che, più che minacce esoteriche, fa capire che dietro potrebbe esserci un controllo sociopolitico della violenza (esattamente come avviene, secondo il pensiero di René Girard, per le feste antiche, come il Carnevale).
Il rito si fissa e l’industria dei dolciumi trova un nuovo mercato. Dopo il razionamento dello zucchero in tempo di guerra, nel dopoguerra la pratica esplode nei nuovi quartieri residenziali del baby boom, insieme ai costumi industriali, venduti in scatola con maschera di plastica e spesso ispirati a personaggi di cinema e fumetti.
Da allora Halloween è tra le ricorrenze più redditizie dell’anno: costumi, zucche, dolciumi e decorazioni valgono oltre dieci miliardi di dollari l’anno solo negli Stati Uniti. Dagli anni Novanta il modello, spinto da cinema, televisione e grande distribuzione, si è esportato in Europa e in Italia.
E quindi: mostri e commercio. Demoni e sterco del demonio. Fa poca differenza, perché alla fine, sì, in questa notte la gente muore per davvero, e siamo qui a scriverlo, per ricordarlo a tutti. Forse non è il caso di ignorare Halloween e, lontani da zucche e cioccolatini, il suo lato ctonio e assassino.
Questa è la classica, immancabile, lista del sangue di Halloween che ogni anno manda in stampa Renovatio 21 – epperò arricchita ed aggiornata.
Notte del 31 ottobre 1957, Los Angeles, California: il veterano della Seconda Guerra Mondiale Peter Fabiano, ex marine, apre la porta convinto di trovare un bambino in cerca di dolcetti. Viene invece colpito a morte da un proiettile sparato a bruciapelo. Le indagini porteranno all’ex amante lesbica della moglie e a una sua complice.
Notte del 31 ottobre 1967, Van Nuys, Los Angeles: Kenneth Lindstrand, 32 anni, viene ucciso a colpi d’arma da fuoco a una festa di Halloween davanti a quasi cento testimoni. Era uno dei pochi senza costume, e all’inizio gli invitati pensarono a uno scherzo. Jack Gentry Stearns fu condannato all’ergastolo: aveva avuto da ridire sul fatto che Lindstrand ballasse con la moglie.
Notte del 30 ottobre 1973, Fond du Lac, Wisconsin: la bimba di nove anni Lisa French bussa alla porta del vicino Gerald Turner per il classico «dolcetto o scherzetto». Turner la violenta, l’uccide, la infila in un sacco di plastica e la abbandona in una discarica.
Notte del 31 ottobre 1974, Deer Park, Texas: l’ottoenne Timothy O’Bryan mangia una caramella Pixy Stick raccolta durante il giro dei dolcetti. Si accascia, ha convulsioni e muore un’ora dopo in ospedale. Ad avvelenarlo era stato il padre, per incassare l’assicurazione sulla vita del figlio. L’uomo verrà giustiziato nove anni più tardi.
Notte del 31 ottobre 1975 (un Halloween particolarmente cupo), Greenwich, Connecticut: la quindicenne Martha Moxley viene ritrovata picchiata e accoltellata sotto l’albero di casa. Accanto al corpo, una mazza da golf ferro 6 spezzata in quattro pezzi.
Notte del 31 ottobre 1979, sobborgo di Sunland-Tujunga, Los Angeles: la sedicenne Shirley Ledford sta rientrando in autostop da una festa di Halloween quando due uomini la caricano sul loro furgone. Non sa di aver incontrato i Toolbox Killers, Lawrence Bittaker e Roy Norris, noti per rapire autostoppiste, torturarle con attrezzi da lavoro e fotografarle durante gli omicidi. Dopo aver seviziato Ledford, ne gettano il corpo sul prato di una casa estranea. Sarà la quinta e ultima vittima della coppia, denunciata da un amico.
Notte del 31 ottobre 1981, Amarillo, Texas: il diciassettenne Johnny Lee Garrett violenta una suora di 76 anni e la uccide a coltellate.
Ancora notte del 31 ottobre 1981, Manhattan, New York: il fotografo Ronald Sisman e la studentessa dello Smith College Elizabeth Platzman vengono picchiati nel loro appartamento di Manhattan e poi uccisi. L’alloggio è stato messo a soqquadro, ma nulla sembra mancare. Sul duplice omicidio circolano teorie che collegano Sisman a una setta responsabile delle uccisioni seriali di Son of Sam. Il giornalista Maury Terry ipotizza persino legami con produttori di snuff movie: ne tratta il documentario Netflix Sons of Sam.
Sempre notte del 31 ottobre 1981, Point Pleasant, Virginia Occidentale: la diciassettenne Maria Ciallella dice al padre che uscirà e tornerà intorno a mezzanotte. Un agente la vede camminare sul ciglio della strada e sta per offrirle un passaggio. Dieci minuti dopo, la ragazza è scomparsa. Il cadavere, fatto a pezzi in tre parti, verrà ritrovato nel 1983 nel giardino della madre del serial killer Richard Biegenwald, il «Thrill Killer» del Jersey Shore.
Notte del 31 ottobre 1989, Galveston, Texas: Sylvia Salinas, 30 anni, viene uccisa mentre lavora nel suo piccolo alimentari. Il caso è irrisolto.
Notte del 31 ottobre 1992, New Orleans, Louisiana: lo studente giapponese in scambio Yoshihiro Hattori, diretto a una festa di Halloween, si perde e bussa a una porta. Nessuno risponde. Torna alla macchina, la porta si apre: «Siamo qui per la festa», dice il ragazzo. Riceve in risposta un colpo di revolver. Il padrone di casa viene accusato di omicidio colposo ma si appella alla Castle Doctrine, il diritto di usare la forza letale per difendere la propria abitazione. Una giuria lo dichiara non colpevole.
Notte del 31 ottobre 1993, Pasadena, California: tre adolescenti vengono uccisi a colpi di arma da fuoco mentre rientrano da una festa.
Notte del 31 ottobre 1994: il settenne Tony Bagley, vestito da scheletro, fa «dolcetto o scherzetto» con la famiglia. Un uomo incappucciato irrompe in strada e spara contro i Bagley. Tutti vengono colpiti, il bambino muore in ospedale. Caso irrisolto.
Notte del 31 ottobre 1995, West Allis, Wisconsin: i vigili del fuoco, intervenuti per del fumo al Windsong Village Apartments, trovano morta Terrie L. Engel, 26 anni, nel suo appartamento parzialmente bruciato. Le indagini accertarono che aveva ferite al collo. Altro caso mai risolto.
Notte del 31 ottobre 1998, South Bronx, New York: il programmatore Karl Jackson sta andando a prendere il figlio a una festicciola quando il parabrezza della sua auto viene centrato da un uovo. Scende per protestare con i responsabili, che lo inseguono, lo bloccano e gli sparano alla testa.
Notte del 31 ottobre 2002, Università del Minnesota: lo studente Carl Jenkins scompare e viene ritrovato quattro mesi dopo nel fiume Mississippi. Alcuni collegano la morte allo «Smiley Face Killer»: secondo una teoria, tra anni Novanta e Duemila un assassino del Midwest avrebbe ucciso almeno 45 giovani uomini, lasciando in una dozzina di casi graffiti di facce sorridenti vicino ai corpi.
Notte del 31 ottobre 2004, Napa Valley, California: Leslie Mazzara e Adriane Insogna vengono massacrate nel loro appartamento. L’assassino risulterà essere il fidanzato di una loro amica intima.
Notte del 31 ottobre 2005, Frederica, Delaware: la comunità osserva per ore una macabra decorazione appesa a un albero in piazza pubblica. Solo dopo ci si rende conto che non è un addobbo: è il cadavere impiccato di una donna di 42 anni.
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Notte del 31 ottobre 2008, Sumter, Carolina del Sud: il dodicenne T.J. Darrisaw bussa a una porta per «dolcetto o scherzetto» e riceve 29 colpi di kalashnikov, 11 dei quali lo uccidono sul colpo. Padre e fratellino restano feriti ma sopravvivono. L’autore era un trafficante di droga che temeva una rappresaglia di una gang rivale.
Notte del 31 ottobre 2010, Benton Township, Michigan: il sedicenne Devon Griffin rientra a casa dopo la messa e una notte passata fuori. Trova la casa insolitamente silenziosa, va a controllare e scopre il patrigno coperto di sangue a letto. La polizia troverà altri due cadaveri: la madre e il fratello di Griffin. L’assassino era il fratellastro William Liske.
Notte del 31 ottobre 2011, Armstrong, Columbia Britannica: l’18enne Taylor Van Diest manda un SMS al fidanzato: si sente seguita. Viene ritrovata in fin di vita accanto ai binari ferroviari, massacrata di botte. Morirà poco dopo in ospedale.
Notte del 31 ottobre 2012, Michigan: il predicatore John D. White bussa alla roulotte della sua amante, che vive col figlio in un trailer park. La strangola, ne getta il corpo nei boschi, poi torna e veste il bambino con un costume di Halloween.
Notte del 31 ottobre 2013, New York: il 19enne Anthony Seaberry viene ucciso da uno sconosciuto con la maschera di Scream. Caso irrisolto, ma potrebbe essere opera di un uomo responsabile di altre sparatorie, abbattuto dalla polizia quella stessa sera.
Notte del 31 ottobre 2017, Manhattan, Nuova York: un uomo noleggia un pick-up in un Home Depot del Nuovo Jersey e investe pedoni e ciclisti lungo la pista ciclabile vicino al World Trade Center. Il bilancio è di otto morti e undici feriti. Cinque delle vittime erano un gruppo di amici argentini in viaggio per i 30 anni dal diploma. L’autore, Sayfullo Saipov, aveva nei telefoni migliaia di immagini e video collegati all’ISIS. La parata di Halloween si svolse comunque la sera stessa.
Notte del 31 ottobre 2019, Orinda, California: durante una festa di Halloween in una villa affittata per una notte su Airbnb, vengono uccise cinque persone e altre quattro restano ferite. Due giorni dopo Airbnb vietò gli affitti brevi per feste di Halloween. Alla festa c’erano almeno cento persone. Più persone armate spararono a distanza ravvicinata, dopo aver fatto entrare le armi superando un addetto alla sicurezza che beveva.
Notte del 29 ottobre 2022, Itaewon, Seul (non è un fatto criminale, ma è la più grave tragedia legata a Halloween): una calca nelle strette vie del quartiere provoca 159 morti e 197 feriti. I primi bilanci parlavano di 153 morti, poi saliti. Le vittime erano in maggioranza adolescenti e ventenni. Secondo le ricostruzioni, la polizia aveva ricevuto 11 chiamate d’emergenza sulla folla già quattro ore prima, senza intervenire. Il capo della polizia di Seul è stato poi incriminato.
Notte del 31 ottobre 2022, Chicago (Garfield Park): un drive-by contro la folla a un angolo di strada ferisce fino a 15 persone, tra cui tre minori di 3, 11 e 13 anni.
Halloween 2023: il weekend registra vittime in varie città. A Tampa, Florida, due morti; a Texarkana, Texas, tre; due ciascuna a Dodge City (Kansas), San Antonio (Texas) e Mansfield (Ohio). Molti decessi derivano da liti scoppiate durante i festeggiamenti, inclusa la strage di Ybor City a Tampa, domenica mattina all’uscita dei bar con decine di persone in costume per strada. A Indianapolis, una sparatoria in una grande festa di Halloween uccide un adolescente e ferisce altri nove tra i 16 e i 21 anni, tutti in condizioni stabili. A Chicago, almeno 15 feriti (due gravi) in una sparatoria contro la folla a una festa. Il responsabile è stato fermato, ma lunedì mattina non erano ancora state formulate accuse.
In Texas, cinque morti e sei feriti in due sparatorie distinte sabato sera. A San Antonio, una 13enne resta ferita e i genitori uccisi durante una festa in casa. Un 20enne arriva, scoppia una lite, inizia a sparare; un 40enne risponde al fuoco. A Texarkana – 724 km più a nord, al confine con l’Arkansas – tre morti e tre feriti in una festa nel retro di un’azienda. Due uomini litigano, estraggono le armi. Nessun arresto. A Cumberland, Maryland, un 17enne ucciso e tre feriti (20-24 anni) in una sparatoria sabato mattina presto.
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Halloweeno 2024: Orlando, Florida (1° novembre 2024, prime ore del mattino), due persone sono state uccise e altre otto ferite in una sparatoria di massa nel centro di Orlando, durante i festeggiamenti notturni di Halloween. Un adolescente di 17 anni, Jaylen Edgar, è stato arrestato sul posto e accusato degli omicidi. Denver, Colorado: La polizia ha riferito che una sparatoria in una festa in casa nell’area di Denver ha provocato la morte di tre persone. Vancouver Mall, Stato di Washington: Le autorità hanno riferito che un individuo che indossava una maschera tipo Halloween ha sparato mortalmente a una persona in un centro commerciale.
Akron, Ohio (28 ottobre 2024): un adolescente è stato ucciso e altri due sono rimasti feriti in una sparatoria a una festa di Halloween. Un uomo di 18 anni è stato arrestato, ma i detective stavano ancora lavorando per determinare chi avesse sparato. Aggiungiamo i due ragazzi di 12 anni i quali sono morti in incidenti separati che hanno coinvolto trattori durante attrazioni di «haunted hayride» (giostre spaventose su carri trainati da trattori) nelle settimane precedenti Halloween nel Tennessee e nel Minnesota. Entrambi gli incidenti sono stati fatali, uno il 12 ottobre e l’altro l’11 ottobre.
L’anno scorso ha pure offerto la sua scia di sangue halloweenista.
Maxton, Carolina del Nord, 25 ottobre 2025, circa l’1 di notte: spari a una festa in una casa uccidono Jessie Locklear Jr., 49 anni, e Nehemiah Locklear, 16. In tutto i colpiti sono 13.
West Valley City, Utah, 26 ottobre 2025, circa le 00:40: un 18enne muore e un 16enne resta ferito in una sparatoria fuori da una festa.
Chula Vista, California, venerdì 31 ottobre 2025: due adolescenti di 15 e 17 anni vengono uccisi a una festa di Halloween dopo una lite.
Newhall, California, 31 ottobre 2025: una sparatoria nata da una rissa a una festa uccide un uomo. La vittima è stata identificata come Elijah Harts, 29 anni. Un articolo successivo parla di due morti e dell’arresto di un 19enne.
Empire, California, 1° novembre 2025, 00:27: gli agenti intervengono per spari a una festa di Halloween, con un omicidio.
Sacramento, 31 ottobre 2025: quattro feriti in una sparatoria a una festa illegale con oltre cento persone.
Insomma, la gente si veste da morto vivente, poi muore veramente assassinata nei modi più atroci. O anche in quelli meno atroci. Una ricerca del Journal of the American Medical Association indica che il rischio di decessi di pedoni è del 43% più alto ad Halloween rispetto a qualsiasi altra notte, e si sono verificati incidenti stradali mortali. Che importa: teniamo a mente che è davvero una festa della morte.
E quindi, è ovvio che la Necrocultura l’abbia eretta al nuovo carnevale, al limite dell’obbligo scolastico. Vogliono dare ai vostri figli l’inferno sulla terra, semplicemente, stasera, lo simulano.
Perché l’inferno dei demoni chiede cose precise: le anime innocenti, e il sacrificio umano.
Di quello ce ne sarà anche quest’anno abbondanza. Lo vedrete nell’articolo dell’anno prossimo.
Fateci un favore, state a casa.
Buonanotte.
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La guerra occulta oltre l’aborto
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Serial killer a piede libero in Michigan
La polizia di Lansing, nel Michigan, sta indagando per capire se un serial killer sia responsabile della morte di cinque uomini, i cui corpi sono stati trovati lungo un breve tratto di sentiero fluviale in città nell’ultimo anno.
Le vittime, di età compresa tra i 22 e i 70 anni, erano tutte presumibilmente senzatetto. I loro corpi sono stati rinvenuti lungo un tratto di sentiero di 2,4 km vicino al centro di Lansing tra l’ottobre 2025 e l’agosto 2026.
«Una delle domande che ci vengono poste è: “Abbiamo un serial killer a Lansing?”», ha dichiarato il capo della polizia Robert Backus ai giornalisti durante una recente conferenza stampa. «Quello che vogliamo che il pubblico sappia è che stiamo indagando su tutti questi casi. Sono tutti oggetto di indagine attiva e stiamo valutando l’ipotesi che possano essere casi collegati».
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Quattro vittime presentavano apparenti lesioni al volto da corpo contundente, mentre la quinta è stata accoltellata. Tre decessi sono stati classificati come omicidi, uno resta di natura indeterminata e la causa del quinto non è ancora stata accertata.
Edward Smith è stato accusato di omicidio per l’accoltellamento di Daniel Lusk, 22 anni, avvenuto il 20 agosto, ma la polizia non lo ha ancora collegato agli altri decessi. Un’altra vittima, Louis Woodruff, 57 anni, è stata trovata ferita il 30 agosto, dopo l’arresto di Smith, ed è deceduta il 1° settembre.
Gli inquirenti sospettano che alcuni degli uomini possano essere stati aggrediti di notte mentre erano sdraiati o dormivano, anche se la polizia sottolinea che l’ipotesi non è ancora confermata.
La mancanza di testimoni e la scarsità di filmati di sorveglianza hanno ostacolato le indagini. La polizia ha intensificato i pattugliamenti e ha dispiegato telecamere mobili lungo il percorso, mentre gli assistenti sociali stanno contattando i senzatetto per aiutarli a trovare un alloggio.
Negli Stati Uniti gli omicidi seriali sono rari e rappresentano meno dell’1% di tutti gli omicidi, secondo l’FBI. Uno dei casi più noti degli ultimi anni ha riguardato Rex Heuermann, arrestato nel luglio 2023 in relazione agli omicidi di Gilgo Beach, nello Stato di Nuova York. A giugno è stato condannato all’ergastolo dopo aver ammesso di aver ucciso otto donne.
Il numero di omicidi seriali è calato in modo marcato rispetto al picco tra gli anni Settanta e Novanta, quando negli Stati Uniti si stimavano decine di serial killerri attivi ogni anno. Secondo i database più usati, come quello curato da Radford e Florida Atlantic University, gli episodi sono diminuiti di molto dopo il 1990, e oggi i casi accertati sono una frazione di allora.
Le spiegazioni sono diverse e probabilmente concorrenti. Le tecniche forensi, a partire dal DNA e dalla genealogia genetica, hanno reso molto più rischioso commettere più omicidi senza essere identificati, e hanno permesso di risolvere casi vecchi di decenni. Telecamere, telefoni, pagamenti tracciabili e banche dati condivise tra le polizie hanno ridotto lo spazio per muoversi inosservati. Sono diminuite anche le vittime facili, come autostoppisti e persone che frequentavano luoghi isolati, e c’è stato un calo generale della criminalità violenta, legato in parte a fattori sociali e ambientali.
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Tuttavia, altri osservatori hanno teorie diverse: i serial killer deriverebbero da programmi psicologici militari attivi durante conflitti come quello del Vietnam, come il Phoenix program, che di fatto rendeva i soldati mostri assetati di sangue.
Per questo, ipotizza Renovatio 21, una nuova ondata di assassini seriali è prevedibile con la guerra ucraina.
Nel frattempo dobbiamo avere a che fare con il tempio dei serial killer odierni, cioè l’ospedale: come ripete Renovatio 21, la professione sanitaria è la meta prediletta per l’infiltrazione di serial killer nella società, sia come medici che come infermieri. Nei nosocomi essi, coperti dalla professione ippocratica, possono uccidere quantità di persona a cui l’assassino seriale «di strada» mai può aspirare.
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Immagine di Tony Webster via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic
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