Spirito
«La Bestia è un numero, e ci trasforma in numeri». Quando Ratzinger profetava contro l’Ordine Mondiale
«Nel loro orrore, [i campi di concentramento] hanno cancellato, cancellato volti e storia, nomi, cancellato persone. Hanno trasformato l’uomo in un numero, l’uomo non è che un numero, è un pezzo di un macchinario, l’uomo non è che un pezzo di un macchinario, di un ingranaggio, non è più che una funzione».
A proferire queste parole non è Gunther Anders, ma un filosofo assai più prolifico e sofisticato. Qualcuno che parimenti sapeva, forte anche dell’appoggio dei testi sacri, che la tendenza dell’umanità abbandonata alla tecnica non potrà che far tornare l’incubo totalitario concentrazionario.
«Ai nostri giorni non dovremmo dimenticare che queste mostruosità della storia hanno prefigurato il destino di un mondo che corre il rischio di adottare la stessa struttura dei campi di concentramento, se viene accettata la legge universale della macchina»
Parole di estrema precisione.
«Le macchine che sono state costruite impongono questa stessa legge, questa stessa legge che era adottata nei campi di concentramento. Secondo la logica della macchina, secondo i padroni della macchina, l’uomo deve essere interpretato da un computer, e questo è possibile solamente se l’uomo viene tradotto in numeri».
«Ai nostri giorni non dovremmo dimenticare che queste mostruosità della storia hanno prefigurato il destino di un mondo che corre il rischio di adottare la stessa struttura dei campi di concentramento, se viene accettata la legge universale della macchina»
Una descrizione più nitida e apocalittica di quello che sta accadendo al mondo – specialmente in questo momento – non riusciamo a trovarla.
«La Bestia è un numero, e ci trasforma in numeri. Dio nostro Padre invece ha un nome, e chiama ciascuno di noi per nome. È una persona, e quando guarda ciascuno di noi vede una persona, una persona eterna, una persona amata».
Queste parole abissali furono proferite dal cardinale Joseph Ratzinger in un discorso ai preti e ai seminaristi a Palermo, il 15 marzo 2000.
Ratzinger era ancora il cardinale Ratzinger, amabilmente detto dai giornali, che avevano capito pochissimo, «il panzer della curia». Si sottolineava, parlando del bavarese, che aveva fatto dichiarazioni riguardanti la supremazia della Chiesa cattolica rispetto agli scismi orientale ed anglicano, e che aveva espresso opposizione all’ingresso della Turchia in Europa. Nel 2000, anno del Giubileo, Ratzinger aveva poi tenuto una conferenza stampa in cui annunciava che non c’era nulla di particolare rispetto al Terzo Segreto di Fatima.
«Le macchine che sono state costruite impongono questa stessa legge, questa stessa legge che era adottata nei campi di concentramento»
Poi, poche ore prima di divenire papa, fece rimbombare sui giornali dal conclave 2005 (dove si credeva che il suo avversario fosse Martini…) la sua definizione dell’evo moderno come «dittatura del relativismo». L’espressione restò impressa nella mente dei conservatori per almeno un decennio.
Divenuto pontefice, Ratzinger tornò indietro su tante cose. Visitò le terre di Lutero. Tentò di riassorbire dei fuorisciti anglicani. Andò in viaggio in Turchia, e non si oppose più al possibile ingresso di Ankara in UE (altri tempi, allora era perfino pensabile).
Soprattutto, papa Benedetto XVI parlò più volte del Nuovo Ordine Mondiale, chiamandolo proprio così, per nome, e non per dirne qualcosa di negativo. Nel dicembre 2005, fresco di elezione al Soglio, annunciò in Piazza San Pietro la necessità di un impegno per «l’edificazione di un nuovo ordine mondiale fondato su giusti rapporti etici ed economici». Una definizione che pare uscita dai libri di Klaus Schwab e dell’élite di Davos che vuole celebrare l”avvento dello stakeholder capitalism.
Una volta di più, Ratzinger rimane un enigma. Conosceva, da filosofo acutissimo, la realtà delle cose, al punto da poter divenire perfino profetico: oggi l’uomo è divenuto più che numero, è divenuto codice. La genetica, come ha capito da decenni Bill Gates («Il gene è il software più sofisticato che ci sia»), altro non è che la digitalizzazione della vita biologica, ed è per questo che il marchio della Bestia è genetico – è appunto, un codice, un’espressione informatica, un numero.
La sottomissione dell’umanità alla tecnica, sotto il falso mito del progresso, e l’istinto inconfessato al controllo, altro non poteva produrre che la satanica prigione pandemica globale che Ratzinger, parlando ai seminaristi siciliani, sembrava già ben prefigurare.
«Secondo la logica della macchina, secondo i padroni della macchina, l’uomo deve essere interpretato da un computer, e questo è possibile solamente se l’uomo viene tradotto in numeri»
Tuttavia, le sue azioni da papa sono misteriosamente andate nella direzione opposta.
In primis, con le sue dimissioni – un arcano non ancora spiegato da nessuno, un fatto sul quale si stende un silenzio che è già di per sé uno scandalo.
Possiamo notare una cosa: la prima volta che si parlò delle dimissioni di Ratzinger fu nel 2011, quando arrivò ad un quotidiano italiano l’intercettazione di un cardinale siculo in viaggio a Shanghai. Il prelato confidava agli ascoltatori che Ratzinger si sarebbe dimesso presto, perché in pericolo di morte. Il papa, diceva il prelato, stava preparando a succedergli Scola, l’arcivescovo ciellino di Milano.
Molti risero. Un papa che si dimette? Implausibile. Mai visto. Mai sentito. Noi notammo invece una cosa strana davvero: il leak proveniva dalla Cina.
Il Paese con cui poi il Vaticano di Bergoglio avrebbe stretto un patto sanguinario, dove in cambio di non si sa che cosa i cristiani cinesi continuano a venir massacrati.
Il Paese da cui proviene il coronavirus e, di conseguenza, tutta la follia pandemica presente.
Ancora di più: il Paese senza il quale non è possibile realizzare il Nuovo Ordine Mondiale, che si deve basare sullo smantellamento del potere dell’Occidente, quindi sulla sua deindustrializzazione, il suo depotenziamento come motore dello sviluppo umano.
Senza Cina non c’è globalizzazione. Non c’è finanziarizzazione. Non c’è digitalizzazione: cioè la trasformazione dell’uomo in numero, così come – diceva Ratzinger 21 anni fa – vuole «la Bestia».
«La Bestia è un numero, e ci trasforma in numeri. Dio nostro Padre invece ha un nome, e chiama ciascuno di noi per nome. È una persona, e quando guarda ciascuno di noi vede una persona, una persona eterna, una persona amata».
Ratzinger lo sapeva. E qualche mese fa ha fatto il vaccino ottenuto con cellule di feto abortito.
Nel mistero di Ratzinger, abbiamo una certezza per l’ora presente.
«La Bestia» è arrivata, e ci ha trasformati in numeri, piegandoci ad un marchio senza il quale «nessuno può comprare né vendere».
Roberto Dal Bosco
Immagine di Rvn88 via Wikimedia pubblicata su licenza Attribution 3.0 Unported (CC BY 3.0); modifiche apportate.
Spirito
Condannati ingiustamente: rispondete con la carità
Omelia pronunciata domenica 26 luglio 2026 presso il Seminario Saint-Curé-d’Ars di Flavigny da padre Gaud.
«La mia casa è una casa di preghiera, ma voi ne avete fatto una spelonca di ladri».
Questa è la parola che Nostro Signore pronuncia quando scaccia venditori e acquirenti dal Tempio. Poco prima, prima di entrare nel Tempio, mentre si avvicinava a Gerusalemme, Gesù pianse.
Quando Gesù dice questo, sta citando un profeta dell’Antico Testamento, il profeta Geremia, nel capitolo 7:
Non confidate in parole false, dicendo: «Questo è il tempio del Signore, il tempio del Signore, il tempio del Signore». Ecco, voi confidate in parole ingannevoli che non servono a nulla. Rubate, uccidete, commettete adulterio. Poi venite e vi presentate davanti a me in questa casa e dite: «Siamo salvati», per continuare a commettere tutte queste abominazioni. Questa casa è forse ai vostri occhi una spelonca di ladri?
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Il pericolo di una fede che rimane esteriore
Gesù vuole mostrarci un punto importante, poiché, come sapete, annuncia contemporaneamente la distruzione di Gerusalemme. Pertanto, l’insegnamento che impartisce in questo momento è fondamentale per il futuro di una società, per il futuro di una Chiesa, per il futuro di ciascuno di noi. Ciò che egli denuncia qui, come vedete, è una sorta di rifugio ingannevole nelle realtà sante.
Gesù non dice che il popolo ebraico rinneghi Dio. Nemmeno Geremia lo dice. Sono un popolo che crede, e credono così tanto da sentirsi al sicuro perché possiedono il Tempio di Gerusalemme.
Anche noi possiamo cadere nella stessa trappola, ovvero dire: «sono battezzato, vado a messa, prego, cosa ne so io? Appartengo al Tempio di Dio, che è la Chiesa Cattolica. Sono persino in comunione con Roma. Quindi va tutto bene».
Tutte queste realtà sono sacre, naturalmente, ma diventano pericolose se cercano di evitare una profonda conversione nei nostri cuori, di evitare un atteggiamento di verità, di rimanere superficiali.
I Padri della Chiesa, commentando questo passo, ammoniscono i cristiani dicendo: fate attenzione, perché quando Gesù dice questo, non si riferisce semplicemente al Tempio di Gerusalemme costruito in pietra, ma parla di voi stessi, della vostra persona, del vostro stesso corpo. San Paolo aveva affermato: «Voi siete il Tempio di Dio. Il vostro corpo è il Tempio di Dio».
Ciò che è importante ricordare in questo avvertimento di Gesù è cosa Dio trova in questo tempio. Quando Cristo viene, ad esempio, quando viene a voi durante la comunione, quando vi avvicinate alla Santa Mensa, Egli entra in voi. Cosa trova in questo tempio? Trova forse una tana di ladri, cioè un cuore interamente assorbito, ossessionato dalle finanze, dai beni materiali, dalle preoccupazioni di questo mondo?
Gesù non dice: «Non dobbiamo preoccuparci delle preoccupazioni di questo mondo», ovviamente no. Abbiamo una responsabilità in questo senso. Ma Gesù ci dice: non dobbiamo permettere che le preoccupazioni di questo mondo prendano il sopravvento al punto da invadere la nostra anima e il nostro cuore, non lasciando spazio a Dio stesso, al sacro.
Ed è proprio questa la domanda che ci poniamo ogni sera prima di andare a letto, quando esaminiamo la nostra coscienza: oggi, cosa ha trovato Cristo entrando nel mio cuore?
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Due tentazioni di fronte alle condanne di Roma
Vorrei applicare questo concetto agli eventi attuali e in particolare, come ben sapete, alle condanne a cui è stata sottoposta la Fraternità Sacerdotale San Pio X. Vedete, nel nostro atteggiamento verso Roma e le sue condanne si manifestano due tentazioni in qualche modo opposte.
La prima tentazione sarebbe semplicemente quella di affidarci alla nostra appartenenza alla Tradizione della Chiesa.
Il rischio che corriamo è pensare, a volte anche senza rendercene conto: «abbiamo conservato la vera, santa liturgia. Abbiamo conservato la vera dottrina della Chiesa, la santa dottrina, senza mescolarla con tutti questi errori moderni. Quindi, siamo necessariamente i più fedeli». Beh, no, non necessariamente.
Preservando la sacra liturgia, i veri sacramenti della Chiesa e la completa dottrina tradizionale, avete tutti i mezzi per essere i più fedeli. Ma non siamo necessariamente i più fedeli. Possiamo dire: «questa è la vera Chiesa», non «il Tempio del Signore, il Tempio del Signore«, ma «questa è la vera Chiesa, la vera Chiesa, la vera Chiesa».
Eppure, gli ebrei avevano il Tempio e furono condannati proprio perché erano attaccati unicamente a questa apparenza esteriore. Noi non dovremmo essere un po’ farisei, per così dire, un po’ superficiali, rivolti all’esteriorità, dicendo: «abbiamo conservato la liturgia, la fede, e perciò siamo i più puri».
Il cuore e l’anima devono essere in sintonia con le forme, la verità e la dottrina. Sintonizziamoci interiormente su ciò in cui crediamo. Credo, cari fratelli, che sia proprio questo che state cercando di fare bene.
La seconda tentazione, per certi versi opposta, è quella di coloro che, all’interno della Chiesa, diranno oggi: «Noi abbiamo il Tempio del Signore, il Tempio del Signore, e siamo in comunione con Roma, siamo in comunione con Roma, in comunione con Roma. Perciò siamo i veri fedeli. La Fraternità Sacerdotale San Pio X è deviante perché Roma ha deciso che la Fraternità Sacerdotale San Pio X sarà scomunicata».
Ma dobbiamo andare molto oltre. Dobbiamo porci la domanda interiormente.
Coloro che dicono: «siamo con il papa attuale, quindi dobbiamo avere ragione», stanno facendo esattamente ciò che Geremia denuncia riguardo agli ebrei: «abbiamo il Tempio, quindi siamo salvati. Apparteniamo visibilmente, esteriormente e legalmente all’istituzione. Quindi siamo salvati». Questo è falso. È la stessa cosa. È il pericolo della superficialità, del fariseismo. È la stessa cosa.
In ogni caso, per tutti i cattolici è necessario andare oltre questa superficialità. Bisogna andare al cuore della verità. E il cuore della verità, il cuore di ciò che salverà un cattolico, di ciò che salverà l’umanità sulla terra, è la conformità al Vangelo. Si vive veramente il Vangelo, conformandosi alla fede della Chiesa, alla morale della Chiesa, che non è altro che la fede tradizionale, la morale tradizionale, che il Vangelo, i Padri della Chiesa e l’intero Magistero hanno predicato per duemila anni.
Ma non basta averlo nella testa, indossarlo, averlo addosso, nel proprio abbigliamento, nel proprio modo di fare; bisogna averlo nel cuore. Questo è ciò che state facendo, questa è la battaglia spirituale che stiamo combattendo, e Dio sa che la nostra vita nel mondo moderno non è facile.
Dio ti offre molte opportunità per combattere la battaglia spirituale e rimanere fedele al Vangelo, e questo è meraviglioso. Ciò dimostra che sei veramente sincero nel cuore. Non sei superficiale perché, proprio perché, affronti le tentazioni e le combatti con perseveranza.
Come vedete, questo è un profondo invito da parte di Cristo oggi ad andare oltre la superficialità.
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Prima di combattere, bisogna amare
Il secondo punto importante di questo brano del Vangelo è che Nostro Signore Gesù Cristo sta per condannare Gerusalemme e dirà: “Non rimarrà pietra su pietra”. Questo è un vero giudizio di Dio. Ma prima di pronunciare questo giudizio, cosa fece? Pianse. E questo dovrebbe mostrarci l’atteggiamento che dovremmo avere anche noi: pianse su Gerusalemme.
Per noi è la stessa cosa nella nostra lotta per la difesa dell’autentica Tradizione cattolica, cioè della fede, per la difesa delle forme liturgiche, come diciamo oggi, della liturgia tradizionale, cioè per la validità e la fecondità dei sacramenti.
Prima di combattere, dobbiamo avere, come Nostro Signore Gesù Cristo, questo amore di compassione per i nostri fratelli cattolici che hanno questo atteggiamento superficiale: «abbiamo comunione con Roma, abbiamo comunione con Roma, abbiamo comunione con Roma».
Dobbiamo piangere per coloro che non capiscono – non li accuso, perché spesso non capiscono – che si rifugiano dietro questo atteggiamento superficiale che è una trappola, che impedisce loro di andare a fondo delle cose e di vedere che ci sono infedeltà nella santa Chiesa cattolica oggi contro le quali dobbiamo combattere.
È il nostro amore compassionevole per tutti i nostri fratelli e sorelle, siano essi papi, vescovi o fedeli. Dobbiamo coltivare questo amore compassionevole nelle nostre anime. Dobbiamo piangere per la Chiesa, o meglio, non per la Chiesa nel suo complesso, ma per gli uomini e le donne di ecclesiastico di oggi; dobbiamo piangere, avere questa compassione e pregare per loro.
E così, ancor prima di dire: «chi ci condanna si sbaglia. Papa Leone XIV, almeno a quanto pare, si sbaglia», dobbiamo piangere. Questo pianto viene dal cuore, da un amore compassionevole per le anime, per coloro che un giorno compariranno davanti al Signore.
Prima di correggere gli altri, dobbiamo amarli. Questo è veramente l’atteggiamento che il nostro Superiore Generale – avete tutti letto la sua lettera del 3 luglio al Papa – è il magnifico atteggiamento che ci insegna.
Prima di giudicare e condannare Gerusalemme, dichiarandone la distruzione, Cristo piange per amore della città e del suo popolo. La ama prima di riprendersela, e poi scende nel Tempio e scaccia i mercanti.
Non si sottrae al suo dovere verso lo Stato, non è un liberale; caccia i mercanti dal Tempio e ne spiega il motivo. Spiega loro i loro peccati, ma tutto ciò scaturisce da un amore immenso. Questo è l’atteggiamento che dobbiamo avere.
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«Lasciate che la carità sia la radice di tutte le vostre azioni»
Concludo citando un magnifico passo di Sant’Agostino che descrive appieno la situazione che stiamo vivendo. Si trova nel suo trattato De vera religione, capitolo 6:
«Spesso, la divina Provvidenza permette che le vittime di agitazioni sediziose fomentate da uomini carnali, persino i giusti, vengano esclusi dall’assemblea dei cristiani, scomunicati. Se queste persone giuste sopportano tale ingiustizia e ignominia senza spirito di scisma, senza turbare la pace della Chiesa, senza fomentare divisioni, insegnano con il loro atteggiamento verso gli uomini con quale amore sincero e vero affetto Dio deve essere servito».
E poi aggiunge:
«Il loro obiettivo è tornare non appena la tempesta si sarà placata. E se non possono, perché la stessa tempesta persiste o si fa ancora più violenta, conservano comunque nel cuore la carità verso coloro da cui subiscono ingiustizie. E difendono, fino alla morte, con la loro testimonianza, la fede che sanno essere costantemente predicata nella Chiesa cattolica. Dio sta segretamente preparando la ricompensa per la loro pazienza».
È splendido, rispecchia perfettamente la situazione attuale.
Nel trattato Sul battesimo contro i donatisti , conclude con questa celebre frase, che dovrebbe essere un motto: «molti di coloro che sembrano essere dentro, e molti di coloro che sembrano essere fuori sono in realtà dentro».
È esattamente ciò che accadde con il Tempio di Gerusalemme. Tutti quegli ebrei che misero a morte Nostro Signore Gesù Cristo sembravano essere figli di Abramo, ebrei, veri credenti. In realtà, non la possedevano più; erano fuori dalla fede. E il Tempio sta per essere distrutto.
In conclusione, lasciamo la parola finale a Sant’Agostino. In un commentario all’Epistola di San Giovanni, egli afferma che dobbiamo lottare per difendere la fede:
«Ma se correggete, correggete per amore. Se parlate, parlate per amore. Se tacete, tacete per amore. La carità sia la radice di tutte le vostre azioni.»
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
Articolo previamente apparso su FSSPX.News
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Immagine da FSSPX.News
Spirito
Il vescovo definisce il diavolo «immaginario» e quello contro l’omofobia come l’unico esorcismo necessario
Há justificativas teológicas para Consagração a São Miguel? Consagra-se é a Deus Pai, Filho e Espírito Santo. O diabo que se combate não é muito imaginário? Exorcismo maior deve ser: da homofobia, do feminicídio, do racismo, dos crimes contra indígenas. Dessa legião de maldades.
— Dom Vicente Ferreira (@DomVicenteF) August 8, 2026
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Spirito
La Chiesa nega i funerali ai massoni. Per fortuna
Recentemente ha fatto scalpore la notizia che in Italia sono state sospese due cerimonie funebri cattoliche destinate a persone appartenenti alla massoneria, applicando le norme previste dal diritto canonico.
Il 7 e l’8 agosto, due vescovi cattolici, rispettivamente a Roma e nella diocesi di Ventimiglia-Sanremo, hanno deciso di interrompere le celebrazioni religiose già programmate per due uomini la cui appartenenza alla massoneria era stata resa pubblica poco prima dei funerali. A Roma, il cardinale Baldassarre Reina, vicario generale del Papa per la diocesi di Roma, ha negato il permesso di celebrare la messa funebre per il musicista Bruno Battisti D’Amario – compositore e chitarrista noto per aver collaborato con il Maestro Ennio Morricone in numerose sue colonne sonore – dopo che il Grande Oriente d’Italia ne aveva reso nota l’appartenenza alle proprie fila.
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Il giorno seguente il vescovo della diocesi di Ventimiglia-Sanremo ha annullato un altro funerale cattolico, motivando la decisione con riferimento al canone 1184 del Codice di Diritto Canonico e con il precedente costituito dal caso avvenuto a Roma. Il Corriere della Sera ci dice che il porporato «ha disposto la sospensione delle esequie ecclesiastiche di Mario Tarducci, 73 anni, già maestro venerabile della loggia massonica Mimosa n. 985 all’Oriente di Bordighera, i cui funerali erano previsti stamani nella chiesa di San Marco Evangelista a Camporosso».
Nel giustificare la propria decisione, il vescovo ha chiarito che l’appartenenza del defunto alla loggia massonica è stata conosciuta «solo ad esequie già fissate», tramite articoli apparsi sui giornali locali e le partecipazioni di cordoglio esposte pubblicamente, nelle quali veniva indicato il ruolo di Tarducci quale «venerabile maestro».
«Battisti D’Amario era infatti fondatore di una loggia romana del Grande Oriente d’Italia e autore dell’inno ufficiale dell’organizzazione massonica» riporta La Repubblica. «Proprio queste informazioni, diffuse attraverso una nota pubblicata dal Grande Oriente d’Italia dopo la sua morte, hanno portato alla decisione delle autorità ecclesiastiche».
Il rettore della Chiesa degli Artisti, dove si sarebbe dovuta svolgere la funzione funebre, monsignor Antonio Staglianò, ha dichiarato: «Sono stato allertato dalla Segreteria di Stato che mi ha girato l’articolo del Grande Oriente d’Italia rivelando l’identità massonica apicale del chitarrista D’Amario. Ho chiamato il cardinale chiedendogli di farmi mandare dall’ufficio giuridico una dichiarazione circa l’impossibilità di celebrare le esequie in chiesa. Cosa che il cardinale vicario ha fatto».
La vicenda riporta inevitabilmente alla storica posizione della Chiesa cattolica nei confronti della massoneria, una posizione che affonda le proprie radici nel magistero di Leone XIII. Nell’occasione vale la pena rileggere qualche passaggio dell’enciclica Humanum genus dei Leone XIII, pubblicata il 20 aprile 1884:
«Vedemmo e sentimmo vivamente nell’animo la necessità di opporCi, quanto fosse possibile, con la Nostra autorità a male si grande. E colta bene spesso opportuna occasione, venimmo svolgendo or l’una or l’altra di quelle capitali dottrine, in cui il veleno degli errori massonici pareva che fosse più intimamente penetrato. Così con la Lettera Enciclica Quod Apostolici muneris, sfolgorammo i mostruosi errori dei Socialisti e Comunisti: con l’altra Arcanum prendemmo a spiegare e difendere il vero e genuino concetto della famiglia, che ha l’origine e sorgente sua nel matrimonio: con quella che incomincia Diuturnum ritraemmo l’idea del potere politico, esemplata ai principi dell’Evangelo, e mirabilmente consentanea alla natura delle cose e al bene dei popoli e dei sovrani».
«Ora poi, ad esempio dei Nostri Predecessori, Ci siam risoluti di prender direttamente di mira la stessa società Massonica nel complesso delle sue dottrine, dei suoi disegni, delle sue tendenze, delle sue opere, affinché, meglio conosciutane la malefica natura, ne sia schivato più cautamente il contagio».
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Al di là della vicenda che ha riguardato le sue esequie, merita di essere ricordata anche la lunga e prestigiosa carriera di Bruno Battisti D’Amario, figura di rilievo della musica italiana. Chitarrista, compositore e arrangiatore, si forma al Conservatorio Santa Cecilia di Roma, conseguendo il diploma sia in chitarra sia in composizione.
Durante gli anni della formazione entra in contatto con Ennio Morricone, con il quale inizia una collaborazione destinata a segnare profondamente la sua carriera. D’Amario partecipa come chitarrista alla realizzazione di numerose incisioni e di alcune tra le più celebri colonne sonore del cinema italiano. La sua chitarra è presente in importanti film musicati da Morricone, tra cui Per qualche dollaro in più, Il buono, il brutto, il cattivo, C’era una volta il West, Il mio nome è Nessuno, Sacco e Vanzetti e Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto.
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La sua attività non si limita al cinema. Tra gli anni Sessanta e Settanta D’Amario collabora con numerosi protagonisti della musica italiana, partecipando alle incisioni di brani interpretati, tra gli altri, da Gianni Morandi, Domenico Modugno, Rita Pavone, Luigi Tenco e Riccardo Cocciante. Lavora con importanti compositori e direttori d’orchestra, tra cui Armando Trovajoli, con il quale prende parte alla celebre commedia musicale Rugantino.
Entra a far parte dell’Orchestra della RAI e, nel corso della sua carriera, si dedica anche alla produzione discografica e all’attività di arrangiatore. A partire dal 1969 realizza alcuni album strumentali dedicati alla chitarra e, successivamente, collabora con Nicola Piovani, partecipando anche alla registrazione di due importanti album di Fabrizio De André: Non al denaro, non all’amore né al cielo e Storia di un impiegato.
Al posto del rito funebre è stato consentito un momento di raccoglimento e preghiera. Sempre secondo il quotidiano del fu «laico» Eugenio Scalfari, il gesto è stato autorizzato «come atto di carità cristiana e come segno della speranza che noi cattolici possiamo nutrire per tutti», ha dichiarato monsignor Staglianò.
Occorre rammentare cosa dice il diritto canonico (Can. 1184) in merito:
«1) Se prima della morte non diedero alcun segno di pentimento, devono essere privati delle esequie ecclesiastiche: 1° quelli che sono notoriamente apostati, eretici, scismatici; 2° coloro che scelsero la cremazione del proprio corpo per ragioni contrarie alla fede cristiana; 3° gli altri peccatori manifesti, ai quali non è possibile concedere le esequie senza pubblico scandalo dei fedeli. 2) Presentandosi qualche dubbio, si consulti l’Ordinario del luogo, al cui giudizio bisogna stare».
La decisione riporta alla luce la storica incompatibilità tra appartenenza alla Chiesa cattolica e adesione alla massoneria, ribadita più volte dal Magistero e confermata anche negli ultimi decenni dalla Santa Sede. Secondo la dottrina cattolica, l’iscrizione alle associazioni massoniche resta incompatibile con la fede cristiana e impedisce l’accesso ai sacramenti.
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Alcune alte cariche ecclesiastiche rimarcano questo pericolo per Chiesa Cattolica, come il vescovo texano Joseph Strickland, che ha recentemente lanciato un avvertimento pubblico sull’incompatibilità della Massoneria con la fede cattolica. «È ora che ogni cattolico abbia ben chiaro che la Massoneria è INCOMPATIBILE con la nostra fede cattolica», aveva dichiarato il vescovo emerito di Tyler.
Come riportato da Renovatio 21, anche il vicario generale della diocesi di Evansville, nell’Indiana, ha ribadito con forza ai cattolici che la Chiesa non consente ai suoi membri di aderire alle logge massoniche: «non possiamo sostenere le organizzazioni … che si oppongono alla Chiesa cattolica e hanno la sua caduta come uno dei loro obiettivi». Come ricordava Papa Leone XIII, la massoneria ha il desiderio di «Voler distruggere la religione e la Chiesa fondata da Dio stesso, e da Lui assicurata di vita immortale».
La carriera del chitarrista romano è di tutto rispetto e lo eleva a uno dei più talentuosi musicisti italiani; ma, al cospetto di Dio, il curriculum terreno non conta nulla.
Concludo con le parole di Leone XIII: «Per quanto infatti sia grande negli uomini l’arte di fingere e l’uso di mentire, egli è impossibile che la causa non si manifesti in qualche modo pe’ suoi effetti. “Non può un albero buono dar frutti cattivi, né un albero cattivo frutti buoni” (Mt, 7, 18). Ora della Massonica sètta esiziali ed acerbissimi sono i frutti. Imperocché dalle non dubbie prove che abbiamo testè ricordate apparisce, supremo intendimento dei Frammassoni esser questo: distruggere da capo a fondo tutto l’ordine religioso e sociale, qual fu creato dal Cristianesimo, e pigliando fondamenti e nome dal Naturalismo, rifarlo a loro senno di pianta».
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Wikimedia
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