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Civiltà

La Necrocultura vuole distruggere la donna

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«Una mamma che educa un bambino, educa un uomo. Una mamma che educa una bambina, educa un popolo».

 

È un detto che circola. Qualcuno lo ritiene un proverbio indiano, qualcuno indiano d’America, qualcuno un proverbio africano.

 

Non ha importanza da dove provenga questa saggezza, l’importante è la sua assoluta verità.

 

La donna è il centro assoluto della società umana.

 

Di più: l’umanità stessa discende da una donna, sta scritto.

 

La parola «madre» pare essere comune a tutte le lingue del mondo – forse con la solita eccezione del giapponese e di poche altre.

 

Secondo gli studiosi, dall’indoeuropeo mether deriva la mater latina, la greca mētēr, la sanscrita mātṛ,  la russo matʹ, l’antica germanica moder, l’albanese motër (“sorella”), l’armena mayr, la persiano mâdar, la sanscrita mātṛ. Se scavalchiamo la barriera indoeuropea e ci affacciamo in Cina, pure troviamo 妈妈, la māmā.

 

Con i derivati della madre descriviamo gli elementi fondamentali dell’essere:  materia, deriva ovviamente da mater.

 

E la società, si diceva (in realtà, si dice ancora oggi in India, per esempio) è fondata sul matrimonio. I patrimoni vanno e vengono, e non generano nulla. Il matrimonio, fino a poco fa, invece era, più o meno, uno solo. E generava la cosa più importante: i figli.

 

C’è la matrice: la base fondamentale fondamentale di un sistema secondo la matematica, l’informatica. La generatrice di codici validi, autentici, funzionali.

 

Poi la parola donna. La donna, da cui la dama di tante lingue europee.

 

In molto sono certi dell’origine dal latino volgare dŏmna, che deriverebbe dal latino dŏmĭna e cioè «signora, padrona della domus», della casa. La donna e la casa sono unite in un unico concetto. Qui perfino il giapponese è d’accordo: 奥さん, okusan, è il mondo gentile con cui ci si riferisce ad una moglie o a una donna in età di maritarsi: letteralmente significa «signora all’Interno», o meglio «signora nella profondità dell’edificio».

 

Una casa senza donna non è una vera casa. Dal momento che la Civiltà è cominciata quando dalle caverne siamo passati a costruirci un tetto, immaginiamo l’importanza della padrona di casa.

 

In realtà, anche nelle caverne, qualcuno sostiene, comandava lei. L’antropologo Owen Lovejoy, un evoluzionista, sostiene che il bipedalismo – cioè l’abbandono delle quattro zampe – nell’uomo è scattato per un motivo specifico: gli australopitechi maschi con le mani libere potevano portare più cibo alle femmine che, sedentarie, stavano con i piccoli. Quindi, le femmine, già all’epoca material girls, tendevano a preferire gli uomini di postura eretta, accoppiandosi preferibilmente con essi. La teoria di Lovejoy potrebbe spiegare tantissime cose anche del nostro tempo. Se credessimo alla teoria dell’evoluzione, diremmo che ha ragione, e finalmente qualcuno che ci indica le basi biologica del SUV.

 

Sì, la donna è il fulcro della Civiltà umana.

Sì, la donna è il fulcro della Civiltà umana. Nessun culto l’ha spiegato come il Cattolicesimo, con la devozione mariana, incompresa o invidiata da ogni altra pseudo-religione.

 

Ecco perché bisogna riconoscere che la donna è, oramai da secoli, l’obbiettivo degli attacchi di chi la Civiltà umana vuole distruggerla.

 

Ecco perché, oggi, la donna viene degradata, deformata, cancellata.

 

E tutto questo fa parte di un disegno preciso.

 

«Nella nostra società cristiana, la donna, collo sguardo fisso in Maria, conserva nella famiglia e nella società, l’aroma della purezza – scriveva più di cento anni fa monsignor Enrico Delassus in quello che è il più grande manuale per riconoscere l’impatto l’opera massonica degli ultimi secoli nella nostra società, Il Problema dell’ora presente.

Ecco perché bisogna riconoscere che la donna è, oramai da secoli, l’obbiettivo degli attacchi di chi la Civiltà umana vuole distruggerla

 

Il potere della donna sul consorzio umano è immenso, riconosce monsignor Delassus: La virtù che emana da essa, circonda anche l’uomo vizioso, lo sforza a una certa ritenutezza e tante volte giunge perfino a sollevarlo dalla corruzione. La setta [cioè la massoneria, ndr] lo sa, e per questo fa di tutto per trascinare nel fango la donna».

 

Il libro riporta e analizza istruzioni e pensieri abissali contenuti nell’epistolario tra vari vertici della massoneria del primo Ottocento. Gli altissimi cospiratori massoni hanno nomi fantasiosi e fichissimi: Nubius, Piccolo Tigre, Volpe (le Renard), Vindice (Le vengeur).

 

Scrive Delassus:

 

«Vindice ce lo fa sapere: “Un mio amico, giorni fa, rideva filosoficamente di questi nostri progetti e diceva: Per abbattere il cattolicismo, bisogna prima sopprimere la donna. La frase è vera in un senso, ma poiché non possiamo sopprimere la donna, corrompiamola”».

 

Questa semplice frase spiega secoli di storia di ciò che stato inflitto alla donna, dal femminismo ai pantaloni a vita bassa, dagli steroidi anticoncezionali (chiamati, forse per pudore, «la pillola») alle gare di nuoto, o di boxe, o di corsa, vinte a man bassa dai transessuali.

 

Delassus aggiunge un pensiero piuttosto abissale sull’importanza di qualcosa alla quale, confessiamo, non pensiamo mai: la sparizione delle suore.

 

«I licei delle giovani non furono istituiti coll’intenzione di rispondere a questa parola d’ordine? Non è il medesimo pensiero che ha dettato i decreti Combes, che hanno fatto chiudere tutti gli stabilimenti tenuti dalle religiose? Le religiose, prima in iscuola, poi nelle riunioni domenicali, ispirano alle fanciulle il rispetto a se stesse, la decenza e la purità. Malgrado tutte le seduzioni e gli allettamenti, la fede e i costumi cristiani si sono mantenuti in tante famiglie per mezzo delle madri educate dalle religiose. Sparse ovunque, nelle nostre città e nei nostri villaggi, esse erano il più potente ostacolo alla grande impresa di corruzione promossa dalla setta. Essa ha deciso di farle sparire. Si è chiesto per quale aberrazione i nostri governanti aveano potuto scegliere come prime vittime queste donne così dedicate al bene, così venerate dalle popolazioni, in mezzo alle quali si trovano. Non ci fu un errore, ma un calcolo».

 

Non errore, calcolo. Sì.

 

Il mondo moderno è il calcolo della rovina della donna. La sua degradazione è programmatica, continua, inesausta.

Il mondo moderno è il calcolo della rovina della donna. La sua degradazione è programmatica, continua, inesausta

 

Da pura, l’hanno resa impura: pensate al fatto che non esiste più un’attrice affermata che non accetti una scena di nudo a carattere semi-pornografico, o peggio.

 

Da fertile l’anno resa infertile: e qui c’è il caso degli ormoni steroidei sintetici ingollati dalla quasi totalità della popolazione femminile, che, per sterilizzarlo, trasformano la psiche e il corpo delle donne, portando rischi sanitari immensi e, cosa poco nota, un inquinamento chimico devastante nei fiumi e nei mari, con tanto di pesci mutanti.

 

Da padrona della casa, l’hanno fatta schiava del lavoro: possiamo capire che il femminismo alla fine si riduce a questo, all’aver scollato la domina dalla domus, rendendola quindi un controsenso etimologico – la padrona della casa non è più a casa.

 

Da madre, l’hanno resa prostituta: eccovi l’utero in affitto, pardon, la maternità surrogata, pardon, la «gestazione per altri».

 

Da generatrice della vita, l’hanno resa assassina: e questo è il succo dell’aborto legale.

 

La storia della Necrocultura coincide con la storia di questo attacco totale alla donna. Chi vuole terminare l’essere umano, è partito cercando di trasformare la donna.

 

Se vuoi far cadere l’arco, parti dalla pietra angolare. E poi, per chi ci crede, c’è quella antica questione… «Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno» (Genesi 3, 15)

 

Rivoltiamo il detto indiano, africano, pellerossa che sia.

 

Chi non educa un bambino, disintegra un uomo. E chi non educa una bambina, distrugge un intero popolo.

Dobbiamo rimettere le donne al centro delle nostre case, al centro della nostra Civiltà.

 

Per salvare la Civiltà dobbiamo difendere, per prima cosa, le nostre donne.

 

Dobbiamo amarle, dobbiamo proteggerle.

 

Dobbiamo rimetterle al centro delle nostre case, al centro del nostro universo.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

Immagine di Ninjatic via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)

Civiltà

Wormhole creati da civiltà aliene: un astrofisico dice che li abbiamo già visti

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È possibile che una civiltà aliena estremamente avanzata abbia creato in tutto l’universo un sistema di trasporto basato su wormhole – ossia cunicoli spazio-temporale –  e potremmo persino individuarli. Lo riporta Futurism.

 

Sebbene sia una teoria piuttosto bizzarra, secondo un nuovo articolo di BBC Science Focus, essa ha incuriosito alcuni scienziati.

 

L’astrofisico dell’Università di Nagoya, Fumio Abe, ha detto che potremmo aver già catturato le prove di una tale rete nelle osservazioni esistenti, ma le abbiamo perse nel mare di dati, portando alla prospettiva intrigante che la rianalisi delle vecchie osservazioni potrebbe portare a una svolta nel SETI.

 

«Se i wormhole hanno un raggio della gola compreso tra cento e dieci milioni di chilometri, sono legati alla nostra Galassia e sono comuni come le stelle ordinarie, il rilevamento potrebbe essere ottenuto rianalizzando i dati passati», ha detto Abe a Science Focus.

 

È una teoria allettante che suggerisce un percorso alternativo per capire una volta per tutte se gli esseri umani sono soli nell’universo.

 

Questi wormhole sono appunto tunnel teorici con due estremità in punti separati nel tempo e nello spazio. Sebbene non vìolino la teoria della relatività generale di Einstein, non abbiamo ancora certezza della loro effettiva esistenza, per non parlare poi di qualche civiltà decisamente avanzata che sarebbe in grado di produrli.

 

Perché un wormhole esista, però, ci vorrebbe una quantità enorme di energia. L’idea sarebbe che «se gli ET hanno creato una rete di wormhole, potrebbe essere rilevabile dal microlensing gravitazionale».

 

Questa tecnica è stata utilizzata in passato per rilevare migliaia di esopianeti e stelle distanti rilevando il modo in cui piegano la luce. Se possa essere utilizzato per rilevare i wormhole, per essere chiari, è una questione aperta.

 

Fortunatamente, individuare i wormhole non è la nostra unica possibilità di rilevare la vita in altre parti dell’universo.

 

Science Focus ha anche indicato la ricerca di megastrutture, ancora solo teoriche, che sfruttano l’energia di una stella racchiudendola completamente, o sostanze chimiche atmosferiche legate all’inquinamento umano, o veicoli spaziali riflettenti estremamente sottili chiamati vele di luce, ognuno dei quali potrebbe teoricamente portarci alla scoperta di una civiltà extraterrestre.

 

Le antenne radio per individuare segnali alieni sono sempre in allerta, come con questo misterioso segnale radio proveniente dal centro della Via Lattea che è stato captato dagli scienziati con il nome tecnico di ASKAP J173608.2-321635.

 

Il concetto di wormhole è una prospettiva allettante, soprattutto considerando il fatto che potrebbero dare a una civiltà aliena – o anche a noi – la capacità di viaggiare su vasti distese di spazio e tempo, un po’ come la porta che conduceva a un altro mondo nel kolossal hollywoodiano anni Novanta, Stargate.

 

 

 

Immagine di ErikShoemaker via Deviantart pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported (CC BY-NC-ND 3.0)

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Civiltà

Telescopio spaziale potrebbe rilevare civiltà aliene guardando l’inquinamento degli esopianeti

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Gli scienziati stanno già pianificando come un nuovo telescopio potrebbe rilevare le civiltà aliene.

 

Il nuovo telescopio spaziale NASA dal nome controverso  – James Webb Space Telescope (JWST) – non ha ancora ufficialmente avviato le operazioni scientifiche, ma già gli astronomi sono ansiosi di cercare civiltà aliene usando il costosissimo osservatorio.

 

Il telescopio è abbastanza potente da visualizzare direttamente i singoli esopianeti in orbita attorno a stelle lontane, una prospettiva allettante che secondo alcuni potrebbe portarci a scoprire una volta per tutte se siamo soli nell’universo, o meno, scrive Futurism.

 

In un documento non ancora sottoposto a revisione paritaria individuato dal sito Universe Today, un team di astronomi della NASA e di altre istituzioni ha suggerito che il JWST potrebbe essere utilizzato per individuare i pianeti con tracce rilevabili di clorofluorocarburi (CFC) nella loro atmosfera.

 

Il loro ragionamento è il seguente: i gas serra come i CFC potrebbero essere segni di civiltà extraterrestri, dal momento che gli stessi gas hanno portato l’umanità a fare un buco nello strato di ozono terrestre, come chiaro segno di una civiltà industrializzata. In breve, gli alieni che hanno inquinato la loro atmosfera potrebbero fornire un segno di vita extraterrestre.

 

Il team ha persino identificato un primo obiettivo da cercare per i CFC: TRAPPIST-1, un sistema composto da diversi pianeti delle dimensioni della Terra in orbita attorno a una stella nana rossa a soli 40 anni luce di distanza.

 

«I CFC sono un notevole esempio di tecnosignature sulla Terra e il rilevamento di CFC su un pianeta come TRAPPIST-1 e sarebbe difficile da spiegare attraverso le caratteristiche biologiche o geologiche che conosciamo oggi», si legge nel documento.

 

TRAPPIST-1 è relativamente debole, il che significa che gli spettrometri a infrarossi del JWST non ne sarebbero sopraffatti. In effetti, il nostro Sole sarebbe troppo luminoso se un telescopio come il JWST tentasse la stessa cosa, ma da un punto di vista di TRAPPIST-1.

 

Ma ciò potrebbe presto cambiare man mano che elaboriamo tecnologie ancora più sofisticate.

«Nei prossimi decenni ci saranno almeno due delle tecnosignature passive della Terra, emissioni radio e inquinamento atmosferico, che sarebbero rilevabili dalla nostra stessa tecnologia attorno alla stella più vicina», concludono gli scienziati.

 

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Civiltà

«Siamo entrati in una lotta metafisica»: il sermone di Cirillo, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie

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Il 6 marzo 2022, nella Domenica dei Latticini, commemorazione della caduta di Adamo (Domenica del perdono), il Santissimo Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Cirillo ha celebrato la Divina Liturgia nella Cattedrale del Cristo Salvatore a Mosca. Al termine della sacra funzione, il primate della Chiesa Ortodossa Russa ha tenuto il seguente sermone.

 

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo!

 

Faccio a tutti i voi i miei auguri, miei cari vescovi, padri, fratelli e sorelle, per questa domenica, la domenica del perdono, l’ultima domenica prima dell’inizio dello stadio della Santa Quaresima, il grande digiuno!

 

La Grande Quaresima è indicata da molti venerabili asceti come sorgente spirituale. Coincide con la sorgente fisica e nello stesso tempo è percepita dalla coscienza della Chiesa come sorgente spirituale.

 

Cos’è la primavera? La primavera è rinascita della vita, è rinnovamento, è nuova forza. Sappiamo che è in primavera che il potente succo irrompe fino a un’altezza di dieci, venti, cento metri, facendo rivivere l’albero. Questo è davvero un miracolo straordinario di Dio, un miracolo della vita.

 

La primavera è la rinascita della vita, è una specie di grande simbolo della vita. E quindi, non è affatto un caso che la principale festa primaverile sia la Pasqua del Signore, che è anche un segno, un segno, un simbolo di vita eterna.

 

E noi crediamo che sia così, il che significa che tutta la fede cristiana che condividiamo con voi è una fede che afferma la vita, che è contro la morte, contro la distruzione, che afferma la necessità di seguire le leggi divine per vivere, per non morire né in questo mondo né nel mondo a venire.

 

Sappiamo tuttavia che questa primavera è stata offuscata da gravi eventi, legati al deterioramento della situazione politica nel Donbass, praticamente lo scoppio delle ostilità. Vorrei dire qualcosa su questo argomento.

Nel Donbass c’è stato un rifiuto, un rifiuto fondamentale dei cosiddetti valori che oggi vengono offerti da chi rivendica il potere mondiale

 

Per otto anni ci sono stati tentativi di distruggere ciò che c’è stato nel Donbass. E nel Donbass c’è stato un rifiuto, un rifiuto fondamentale dei cosiddetti valori che oggi vengono offerti da chi rivendica il potere mondiale.

 

Oggi viene effettuata una specie di test per la lealtà di un governo, una specie di passaggio a quel mondo «felice», il mondo del consumo eccessivo, il mondo della «libertà» visibile.

 

Sapete qual è questo test? Il test è molto semplice e allo stesso tempo terribile: è una parata omosessuale. Le richieste a molti di organizzare una parata omosessuale sono una prova di lealtà a quel mondo molto potente; e sappiamo che se le persone o le nazioni rifiutano queste richieste, allora non entrano in quel mondo, ne diventano estranei.

 

Ma noi conosciamo cosa sia questo peccato, che si promuove attraverso le cosiddette marce dell’orgoglio. Questo è un peccato che è condannato dalla Parola di Dio, sia dall’Antico che dal Nuovo Testamento.

 

Certo il Signore, condannando il peccato, non condanna il peccatore. Lo chiama solo al pentimento, ma in nessun modo può accettare che, attraverso una persona peccatrice e il suo comportamento, il peccato diventi uno standard di vita, una variazione del comportamento umano rispettata e accettabile.

Se l’umanità concorda sul fatto che il peccato sia una delle opzioni per il comportamento umano, allora la Civiltà umana finirà

 

Se l’umanità riconosce che il peccato non sia una violazione della legge di Dio, se l’umanità concorda sul fatto che il peccato sia una delle opzioni per il comportamento umano, allora la Civiltà umana finirà.

 

E le parate omosessuali sono progettate per dimostrare che il peccato è una delle variazioni del comportamento umano. Ecco perché per entrare nel club di quei Paesi è necessario organizzare una parata del gay pride.

 

Non occorre fare una dichiarazione politica «siamo con voi», non occorre firmare accordi, ma organizzare una parata omosessuale.

 

E sappiamo come le persone resistono a queste richieste e che oppongono resistenza vengano represse con la forza. Ciò significa che si tratta di imporre con la violenza un peccato condannato dalla legge di Dio, e quindi, di imporre con la forza alle persone la negazione di Dio e della sua verità.

 

Ciò che sta accadendo oggi nell’ambito delle relazioni internazionali, quindi, non ha solo un significato politico. Stiamo parlando di qualcosa di diverso e molto più importante della politica. Si tratta della salvezza umana, di dove andrà a finire l’umanità: da quale parte di Dio Salvatore, che viene nel mondo come Giudice e Creatore, a destra o a sinistra.

 

Oggi, per debolezza, stupidità, ignoranza, e il più delle volte per riluttanza a resistere, molti vanno lì, sul lato sinistro. E tutto ciò che è connesso con la giustificazione del peccato, condannata dalla Scrittura, si rivela oggi una prova per la nostra fedeltà al Signore, per la nostra capacità di confessare la fede nel nostro Salvatore.

 

Tutto ciò che dico non ha semplicemente un significato teorico, e non solo un intendimento spirituale. Intorno a questo argomento oggi c’è una vera guerra.

Chi sta attaccando l’Ucraina oggi, dove la repressione e lo sterminio delle persone nel Donbass va avanti da otto anni?

 

Chi sta attaccando l’Ucraina oggi, dove la repressione e lo sterminio delle persone nel Donbass va avanti da otto anni?

 

Otto anni di sofferenza e il mondo intero tace: cosa significa?

 

Ma sappiamo che i nostri fratelli e sorelle stanno davvero soffrendo; inoltre, possono soffrire per la loro fedeltà alla Chiesa.

 

E così oggi, nella domenica del perdono, da un lato, come vostro pastore, invito tutti a perdonare i peccati e gli insulti, anche quando è molto difficile farlo, quando le persone sono in guerra tra loro. Ma il perdono senza giustizia è resa e debolezza.

 

Pertanto, il perdono deve essere accompagnato dall’indispensabile conservazione del diritto di stare dalla parte della luce, dalla parte della giustizia divina, dalla parte dei comandamenti di Dio, dalla parte che ci ha indicato la luce di Cristo, la Sua Parola, il Suo Vangelo, i suoi grandi comandamenti, donati alla stirpe degli uomini.

 

Tutto ciò indica che siamo entrati in una lotta che non ha solo un significato fisico, ma metafisico.

 

So come, sfortunatamente, gli ortodossi, i credenti, scegliendo la via di minor resistenza in questa guerra, non riflettano su tutto ciò che oggi esponiamo, ma seguano vilmente la strada che mostrano loro i poteri costituiti.

 

Non condanniamo nessuno, non invitiamo nessuno a prendere la croce, ma diciamo solo: saremo fedeli alla parola di Dio, saremo fedeli alla sua legge, saremo fedeli alla legge dell’amore e della giustizia, e se vediamo violazioni di questa legge, non sopporteremo mai coloro che la oltraggiano, offuscando il confine tra santità e peccato, e ancor più coloro che promuovono il peccato come esempio o come uno dei modelli di comportamento umano.

 

Oggi i nostri fratelli nel Donbass, ortodossi, stanno indubbiamente soffrendo, e noi non possiamo che stare con loro, prima di tutto nella preghiera. È necessario pregare affinché il Signore li aiuti a preservare la fede ortodossa, a non soccombere alle tentazioni e alle seduzioni.

 

Allo stesso tempo, dobbiamo pregare affinché la pace giunga al più presto, che il sangue dei nostri fratelli e sorelle si fermi, che il Signore inclini la sua misericordia verso la terra sofferente del Donbass, che ha portato per otto anni questo triste segno, generato dal peccato e dall’odio degli uomini.

 

Entrando nello stadio della Grande Quaresima, cerchiamo di perdonare tutti. Cos’è il perdono?

 

Se chiedi perdono a una persona che ha infranto la legge o ha fatto qualcosa di malvagio e ingiusto nei tuoi confronti, non giustifichi il suo comportamento in tal modo, ma semplicemente smetti di odiare questa persona. Essa smette di essere tuo nemico, il che significa che con il tuo perdono lo consegni al giudizio di Dio.

 

Questo è il vero significato di perdonarci a vicenda i nostri peccati e i nostri errori. Perdoniamo, rinunciamo all’odio e alla vendetta, ma non possiamo cancellare la falsità umana in cielo; perciò, mediante il nostro perdono, affidiamo quanti son colpevoli contro di noi nelle mani di Dio, affinché vengano operati su di loro il giudizio e la misericordia di Dio.

 

Perché il nostro atteggiamento cristiano verso i peccati, le delusioni e gli insulti umani, non sia causa della loro morte, ma affinché il giusto giudizio di Dio sia fatto su tutti, anche su coloro che si assumono la responsabilità più pesante, allargando il divario tra fratelli, colmandolo di odio, malizia e morte.

 

Possa il Signore misericordioso compiere il Suo giusto giudizio su tutti noi. E per non essere dalla parte sinistra del Salvatore venuto nel mondo in conseguenza di questo giudizio, dobbiamo pentirci dei nostri peccati.

 

Accostati alla tua vita con un’analisi molto profonda e imparziale, chiediti cosa è bene e cosa è male, e non giustificarti in nessun caso dicendo: ho litigato con questo o quello, perché hanno sbagliato. Questo è un argomento ingannevole, questo è l’approccio sbagliato. Davanti a Dio bisogna sempre chiedere: Signore, cosa ho fatto di male? E se il Signore ci aiuta a realizzare il nostro errore, allora bisogna pentirsi di questo errore.

 

Ed è soprattutto oggi, nella domenica del perdono, che dobbiamo compiere questa opera di autoaccusa dei nostri peccati e della nostra iniquità, l’opera di consegnarci nelle mani di Dio, e l’opera più importante è il perdono di coloro che ci hanno offeso .

Quale gioia ci sarà se alcuni sono in pace, mentre altri sono in balia del male e nel dolore di una guerra intestina?

 

Il Signore ci aiuti tutti a passare i giorni della Santa Quaresima per entrare degnamente nella gioia della luminosa Risurrezione di Cristo.

 

E preghiamo affinché tutti coloro che oggi lottano, che versano sangue, che soffrono, entrino in questa gioia della Risurrezione, nella pace e nella tranquillità. Perché quale gioia ci sarà se alcuni sono in pace, mentre altri sono in balia del male e nel dolore di una guerra intestina?

 

Il Signore ci aiuti tutti, soprattutto in questo modo, e non altrimenti, ad entrare nel campo della Santa Grande Quaresima, per salvare le nostre anime e contribuire alla diffusione del bene nel nostro mondo peccaminoso e spesso terribilmente caduto nell’errore, affinché la verità della Dio regni, domini e guidi il genere umano.

 

Amen.

 

 

Traduzione dal russo di Nicolò Ghigi

 

 

 

Immagine di Serge Serebro via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0)

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