Connettiti con Renovato 21

Politica

Quando il PD inneggia al Nuovo Ordine Mondiale

Pubblicato

il

Riemerge in rete questi giorni uno strano screenshot, che pare proprio della pagina web del Partito Democratico.

 

Si tratta in realtà di roba vecchia, almeno due anni. È una relazione dell’onorevole Emanuele Fiano alla Direzione del 26 giugno 2020, e si intitola, effettivamente «Per un nuovo ordine mondiale». Il pezzo è accompagnato da un’immagine della Terra, forse vista attraverso le sue temperature, che si libra in un nero senza stelle.

 

L’autore del discorso, Emanuele Fiano è stato eletto per 4 legislature di seguito, dopo essere risultato non eletto nel 1996. È figlio di un deportato ad Auschwitz e di Rina Lattes, cognome assai importante nella storia dell’ebraismo italiano. Il Fiano, scrive Wikipedia, ha vissuto in un Kibbutz in Israele al confine con il Libano e ha svolto il ruolo di consigliere di consigliere nella comunità ebraica milanese dal 1988 al 20021 e poi consigliere dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane.

 

Da deputato, si è contraddistinto per la sua lotta all’emersione del neofascismo, sostenendo l’applicazione della Legge Mancino, promuovendo un disegno di legge sull’apologia del fascismo e proponendo, con una petizione, di impedire che formazioni di carattere fascista possano presentarsi alle tornate elettorali.

 

Per il PD – partito che non ha mancato di sostenere l’Ucraina dove impazzava il Battaglione Azov – ha avuto la funzione di responsabile nazionale per la politica estera.

 

Fiano avrebbe parlato di «squadrismo fascista» anche nel caso dei no-vax che avrebbero insultato il suo compagno di partito sindaco di Pesaro.

 

Parimenti nel lontano 2017, all’attuazione della legge Lorenzin sulle vaccinazioni pediatriche, definì «veri e propri squadristi» i contestatori che avrebbero «aggredito poco fa tre deputati del Partito Democratico, appena usciti dall’Aula di Montecitorio dopo aver approvato le nuove norme sull’obbligo di vaccinazione. Noi rivendichiamo con orgoglio questa legge che guarda con senso di responsabilità alla salvaguardia della salute pubblica di tutta la nostra comunità» scrive un comunicato del PD, che conclude augurandosi «che Questura di Roma e Procura della Repubblica consegnino presto alla giustizia gli autori di queste violenze».

 

In TV, collegato dalla sua libreria aveva quindi dichiarato che «i 46 milioni di italiani vaccinati sono stufi» di «essere ostaggio dei no-vax», secondo il titolo della clip di Sky.

 

Sempre in televisione, il Fiano avrebbe detto all’attore Enrico Montesano, latore di posizioni antivacciniste e anti-green pass, «Montesano, lei non è nessuno».

 

Questo per chi non conoscesse l’onorevole Fiano, che non è un deputato PD qualunque.

 

Il suo scritto dell’estate 2020, quindi, va visto come un documento significativo.

 

Fiano ritiene che «nella vicenda COVID (…)  l’umanità intera, ha potuto toccare con mano le molte fragilità che percorrono l’intero globo».

 

«Nello scenario mondiale, la forza della Pandemia ha portato alla consapevolezza di una grande fragilità del mondo, ad una grande richiesta di protezione e ad una grande necessità di sviluppo complessivo».

 

La pandemia, con la maiuscola, ha insomma insegnato al mondo che ha bisogni di essere «protetto» da un potere più grande, par di capire.

 

«L’epidemia che ha minacciato la vita e la salute di miliardi di persone(…) muterà in senso permanente le forme del nostro stare nel mondo (…) per esempio, la crisi colpisce non già solo la dimensione finanziaria quanto piuttosto proprio l’economia reale, modificando quindi nel concreto modelli di vita personale e delle comunità, da quelle piccole a quelle nazionali e sovranazionali». Fiano è lucido.

 

Dice, parlando del partito discendente del PCI, dice che «la nostra posizione» è «saldamente ancorata all’Alleanza atlantica e al multilateralismo, come ad una visione aperta dei mercati, dell’economia e del libero scambio, tradizionalmente condivisa dai paesi del G8, così come dal complesso dei Paesi europei», lamentando che non è così ovunque, perché  «populismo, sovranismo, nazionalismo, egoismo, protezionismo, costituiscono un asse di riferimento politico-culturale, che va dagli USAdi Trump all’Ungheria di Orban, e anche l’Italia che disegnerebbero Salvini e Meloni, qualora al governo, rischierebbe una virata radicale in quella direzione».

 

La soluzione è una de-nazionalizzazione, a partire da Bruxelles e dal Partito Socialista Europeo, di cui il PD fa parte.

 

«Il nostro Partito dovrà favorire un’iniziativa politica affinché il PSE esca dalla pura dimensione federativa per assumere quella di vero e proprio Partito sovranazionale, asse portante di una nuova Europa».

 

L’onorevole prosegue parlando dell’«idea di una visione multilaterale che serva a rafforzare il profilo del nuovo ordine mondiale a cui aspiriamo». Il corsivo è nostro. Se Fiano scrive pandemia con la P maiuscola, a differenza di Renovatio 21 scrive Nuovo Ordine Mondiale tutto in minuscolo. La questione è che usa l’esatta espressione che conosciamo tutti, e che via via si è spostata dall’essere utilizzata dal demi-monde complottista all’essere tranquillamente consumata nel mainstream.

 

«C’è una necessità straordinaria di una visione globale e multilaterale del nuovo ordine mondiale; particolarismi, nazionalismo e debolezze, come anche quelle che l’Europa ha mostrato purtroppo negli ultimi anni, fino alla svolta di questi mesi, hanno contribuito ad una paralisi di questa visione multilaterale». Il corsivo è sempre nostro.

 

Ancora: per l’onorevole della comunità milanese bisogna «dare una guida democratica e condivisa alla globalizzazione, un ordine al mondo globale, in una direzione di salvaguardia del multilateralismo, come italiani e come europei». E tre. La formula usata tre volte.

 

Ma aspettate. C’è il gran finale: «… dobbiamo essere noi a civilizzare la globalizzazione. Lavorando per una guida democratica del nuovo ordine mondiale». E quattro.

 

Di fatto non c’è molto da stupirsi, perché il discorsone è intitolato appunto, ricordiamocelo, «Per un nuovo ordine mondiale».

 

Ora, ci sfugge davvero come un sedicente specialista di lotta alle realtà del demi-monde dell’estrema destra, pure di origini ebraiche, possa non aver mai sentito l’espressione «Nuovo Ordine Mondiale», onnipresente per decadi sulle bocche di cattolicòidi, complottàri, fasciòidi, antisemitàri.

 

Forse l’onorevole sta trollando.

 

O forse è un caso di cultural appropriation? Come un bianco che si veste come un nero o un cinese, qualcosa divenuto inaccettabile per il politicamente corretto in USA, ma che forse se si tratta di fascio-complottisti si può fare: usiamo pure le loro espressioni chiave, facciamole nostre. È così?

 

La questione è che, come riportato da Renovatio 21, l’onorevole Fiano mica è solo.

 

Prima di ricordare i discorsi di George Bush padre e di Ratzinger e Bergoglio, dobbiamo abbassarci al Concertone del primo maggio, dove il capo della CGIL Landini scandiva della necessità di  «sconfiggere la logica di Putin» sostenendo che investire in armi invece che in vaccini per tuttol il mondo è sbagliato.

 

Rimediare a queste storture, disse  «…vuol dire affermare un Nuovo Ordine Mondiale».

 

 

Ma cosa significa questa espressione?

 

Facciamo un esempio, ricordando cosa scriveva il libro di Ralph. A. Epperson  New World Order nel 1990.

 

«I matrimoni omosessuali saranno legalizzati; ai genitori non sarà permesso crescere i propri figli (lo Stato lo farà;) tutte le donne saranno impiegate dallo Stato e non potranno più fare le casalinghe; il divorzio diventerà estremamente facile e il matrimonio monogino verrà gradualmente eliminato».

 

A onore del partito di Fiano, bisogna dire che su ognuno di questi punti i piddini hanno fatto touchdown. Unioni gay, celo. Figli cresciuti dallo Stato: con certe storie di assistenti sociali che ricorderete, celo. Donne non più casalinghe: femminismo, celo. Divorzio breve: legge della deputata PD Moretti 2014, celo. Sulla poligamia siamo alla finestra, ma vogliamo ricordare il grande esempio di colui che fu il vero padre spirituale del PD, Eugenio Scalfari, estintosi pochi giorni fa.

 

Insomma, sì: il Fiano e tutto il suo partito hanno tutto il diritto di reclamare l’uso dell’espressione «Nuovo Ordine Mondiale».

 

Il PD è il partito del Nuovo Ordine Mondiale. Purtroppo, non è originale nemmeno in questo: è solo uno dei tanti, uno fra tutti.

 

A noi, francamente, va benissimo così. Perché abbiamo letto Sun Tzu, L’arte della guerra, capitolo VI, paragrafo 23: «obbliga l’avversario a rivelarsi».

 

Più rivelato di così…

 

Quindi, per favore, invece che far girare screenshot sui social, ringraziate.

 

Sul serio.

 

 

 

 

 

 

Immagine di Filip Filkovic via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial 2.0 Generic (CC BY-NC 2.0); immagine modificata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Continua a leggere

Pensiero

Devastazione multidimensionale e voto di mangiatoia: prima breve meditazione sui risultati elettorali

Pubblicato

il

Da

Il risultato delle elezioni politiche 2022 è devastante. Multidimensionalmente devastante.

 

Lo scenario politico, sociopolitico, geopolitico dell’Italia ne esce segnato con forza.

 

Innanzitutto, ha vinto, stravinto l’unico partito finito all’opposizione. Questo dovrebbe essere un bel messaggio per il potere riguardo a Draghi, la tecnocrazia e lo Stato-partito che ficca in un blob fusionale tutte le compagini politiche possibili.

 

Ricordate: il prototipo di Draghi, Mario Monti, dopo averci governato su mandato dei poteri desovranizzanti si candidò con un partito creato per la bisogna, Scelta Civica, che divenne Sciolta Civica nel giro di pochi mesi: e aveva preso il 10%, una cifra che adesso molti si sognano.  Nonostante i voti e i deputati, il partito si rivelò biodegradabile.

 

Pensiamo quindi il messaggio per Draghi sia netto, tuttavia, come abbiamo visto a Nuova York dove è stato insignito del Bafometto d’oro da Kissinger in persona (mancavano solo Joker, Lex Luthor e Irisa di Candy Candy), il potere costituito se ne sbatte allegramente, e piazzerà Draghi al vertice della NATO (lui, che il lato economico della alla Russia l’avrebbe organizzato, ha scritto il Financial Times) oppure, peggio, dietro alla Meloni a vermilinguare verso il prossimo passo, che è la CBDC, la valuta digitale da Banca Centrale, che nel nostro caso è l’«inevitabile» euro digitale – cioè, come sa il lettore di Renovatio 21, il «danaro programmabile» con cui sorveglieranno e soprattutto telecomanderanno le vostre esistenze via piattaforme dove diverrete utenti privi di diritti.

 

Ma andiamo oltre. Berlusconi raggiunge una cifra che non pensavamo, ma rimane ostaggio di un partitello, che pur spogliatosi dei Brunetta e delle Carfagne, esprime gente come la Ronzulli. Sappiamo che, purtroppo, il migliore di quel partito è morto poche settimane fa. Il risultato, ribadiamo, è comunque ottimo: chi pensava alla disintegrazione di Forza Italia (per esempio: noi) si sbagliava.

 

Già dalle prime ore di spoglio diveniva chiaro che il PD era arrivato al risultato peggiore di sempre. Con la sequela di leader pieni di carisma di questi anni (Bersani, Zingaretti, soprattutto Letta) era possibile. La soglia del 20% era considerata da tutti come non oltrepassabile: è il metabolismo basale piddino, fatto, immaginiamo dalla base, dai lavoratori coop con le relative famiglie, le regioni Emilia-Romagna e Toscana con tutto l’indotto piddizzato nei decenni. Ebbene, Letta è riuscito a infrangere anche questa certezza: perfino chi deve al PD lo stipendio non lo vota più.

 

Quel 20% era considerabile come un «voto di mangiatoia», che quindi è solido e affidabile.

 

Riteniamo che sia così spiegabile il successo all’altro grande vincitore morale della tornata elettorale, il M5S. Ogni promessa di cambiamento (il motivo per cui presero oltre il 35% l’altra volta) è stata fumata con il Conte bis e il governo Draghi. C’è stato poi di tutto: scandali, urla, accuse orrende contro il figlio del fondatore (una cosa non troppo dissimile a quella che negli anni Cinquanta fece dimettere immediatamente il senatore Piccioni; ma ora è diverso), scissioni Dirty Dancing, e soprattutto un tizio calato dall’alto, anzi dal basso, dal Meridione, che con la sua carriera di avvocato-professore e la sua pochette poco c’entrava con il sentire popolano grilloide.

 

E invece, è successo il peggio: valanghe di voti ai 5 stelle, ma concentrati, guarda guarda, tutti al Sud. Il lettore sta pensando per caso al Reddito di Cittadinanza, che di fatto è un assistenzialismo da Cassa del Mezzogiorno (abolita via referendum, in teoria) spudorato? Mica possiamo entrare nella testa degli elettori.

 

Tuttavia, il dato è davvero disarmante: circoscrizioni, in Puglia e in Campania, dove il M5S è oltre il 40%, praticamente quasi un cittadino su due. Prendete invece il dato del Veneto: i grillini sono arrivano appena al 5%.

 

La distinzione dell’Italia secondo i blocchi latitudinali, Nord contro Sud, era in realtà già ben visibile nel 2018: ora è esplosa impudicamente. Due Italie diverse, che votano diversamente, perché vivono diversamente, esistono diversamente – e in modo diametralmente opposto. Ciò è per forza di cose drammatico, e non sappiamo, nel breve e medio termine, quanto risolvibile.

 

La Lega Nord, che era nata più di trent’anni fa proprio su questa divisione, paga il prezzo più alto. La Lega nazionale è finita. Il risultato, che la mette sullo stesso piano di Forza Italia e perfino del duo-bullo Calenda-Renzi, è semplicemente mostruoso, soprattutto pensando che si partiva dalla Madonnina del Duomo di Milano, quel comizio con Salvini e dietro tutta la destra Europea in fila (dalla Le Pen in giù) che portò più del 35% dei voti alle Europee 2019.

 

La Lega paga l’essere stata con Draghi? Certo. Paga il fatto di aver voluto – crediamo sia la spiegazione – far parte del sedicente governo di «ricostruzione» post-pandemica, magari intestandosi un po’ della pioggia di miliardi PNNR (a proposito, li avete visti voi?) di modo da non essere esclusi dal possibile voto di mangiatoia che ne sarebbe uscito.

 

Bella scelta: avesse fatto questo anno e mezzo all’opposizione, ora probabilmente la storia sarebbe diversa, e magari il mondo avrebbe potuto avere il primo premier europeo, tra una Nutella e l’altra, a parlare di fine delle sanzioni alla Russia, fine degli armamenti all’Ucraina, fine del suicidio economico-energetico della Nazione.

 

Il risultato della Lega, quindi, sarà tragico non solo per l’Italia, ma possibilmente per il mondo intero. Perché la guerra e l’energia (ciò che rende uno Stato possibile: la difesa dei cittadini dalla violenza e la fornitura minima di strumenti per vivere) erano in realtà l’unico tema su cui valeva la pena di votare, più, certo, la questione della sottomissione bioelettronica che ci attende.

 

Il risultato della Lega sarà tragico poi soprattutto per la Lega: non immaginiamo le notti dei lunghi coltelli che si preparano, i Giorgetti, gli Zaia, i Fedriga, che avrebbero potuto essere domati se Salvini avesse fatto almeno almeno il 15%, ma così è davvero finita.

 

Ancora più preoccupante, ma ne scriveremo un’altra volta, è il danno che si potrebbe produrre sul territorio: la forza della Lega, come noto, sono le sue radici locali, le migliaia di sindaci e consiglieri dei piccoli comuni, che in trent’anni magari non hanno amministrato male, e quindi magari valeva la pena di tenerseli.

 

È chiaro che il programma di Fratelli d’Italia, che ha nella Lega l’unico vero avversario, sarà quello di disinstallarli, per sostituirli con chissà chi: sappiamo che il partito ha in questo momento più potere di spesa di quanto ne sappia spendere, che il successo è tale che si sono creati buchi di personale, e chissà cosa può entrarvi dentro (qualche inchiesta giornalistica in merito c’è).

 

Infine, una parola sui partitini antisistema, che dovrebbero starci a cuore ma in realtà non lo sono mai stati.

 

La débâcle è senza fine.

 

Molti sono ridotti a prefissi telefonici piemontesi (0,1…) come il partito della Cunial, che forse ingiustamente ci eravamo dimenticati (davvero) di citare nel precedente pezzo sui partiti che non avremmo votato.

 

Non vanno sopra l’1% Paragone e Italia Sovrana.

 

C’è perfino un prefisso telefonico internazionale (0,0…): è il caso di Adinolfi, che ha preso lo 0,06% alla Camera, ma ci hanno detto che ha comunque già fatto un post tutto baldanzoso.

 

Insomma: la ridda di possibili gatekeeper e scappati di casa è stata distrutta.

 

Ora c’è da capire cosa succederà a tutto il loro pur piccolo capitale politico di dissenso. Crediamo che, come il summenzionato partito di Monti e tanti altri, si vada verso il biodegradabile.

 

Non crediamo che nessuno di questi partiti possa durare nel tempo. Italia sovrana, con dentro Rizzo e Ingroia, è già in se stessa divisa. Paragone ci chiediamo come farà a tenersi dentro anche lui i vari nomi e le varie componenti, alcune dotate di identità propria – sempre che il Paragone abbia voglia di andare avanti, e che magari, colpo di fortuna, non torni nella TV nazionale con un programma tutto suo. La Cunial neanche stavolta vorremmo spendere tempo a considerarla.

 

In realtà, al di là della morfologia interna dei vari partitini, è un’altra la cosa che vogliamo dire: tutti questi partiti moriranno per mancanza di cultura – o meglio, di idee, financo di Fede.

 

Cosa credono, i membri di queste compagini? Hanno un’idea persistente delle cose? Hanno – perdonaci il termine – un’ideologia? Riformuliamo: hanno una visione del mondo che accomuna tutti i quadri, i vertici e la base?

 

No: hanno solo il dissenso della gente, magari drogata dalla dopamina Telegram. Hanno solo il risentimento, che sappiamo quanto possa essere cieco e fallimentare se non direzionato dalla corretta visione delle cose.

 

Diciamo di più: praticamente nessuno di questi partiti ha un vero ripetitore coerente della cultura che dovrebbero rappresentare.

 

Potete annegare nella pubblicità dei loro siti, gustarvi video e post con gli emoji nei loro canali YouTube e Telegram, finché glieli lasciano: dispositivi fatti per offrire una massima esposizione con la minima riflessioni, creati per far vivere le persone solo nel presente, senza chiedere loro di pensare o di credere. Anzi, pensare e credere e quanto i social media vogliono evitare che facciate, per questo offrono a chiunque (o quasi) una piattaforma.

 

Sono tutte realtà senza radici – e il loro sradicamento è moltiplicato dai canali che utilizzano per arrivare al popolo, cioè ai loro elettori.

 

Ecco perché, oltre ad esplodere o ad implodere, ad un certo punto spariranno – perché, come con l’euro digitale, al potere basta premere un pulsante per paralizzarli o frantumarli.

 

Più passa il tempo, e più credo che la realtà cui un movimento odierno deve votarsi è quella di una rete fisica: persone, incontri, carta: libri e financo giornali, newslettere di cellulosa, spediti in casa di persone che comunque si trovano, de visu, si parlano a voce e mangiano insieme, cioè fanno quelle cose dove i social media non arrivano.

 

Se non le si oppone materialmente una Cultura umana – coerente, persistente, vivificante – la Cultura della Morte vince. Sempre. Contro chiunque.

 

Le considerazioni partitiche sulle elezioni sono finite.

 

Rimane ora la realtà: una crisi economica senza precedenti è davanti a noi e potrebbe mandarci alla fame. Una crisi energetica potrebbe a breve eutanatizzare per assideramento migliaia e migliaia di anziani, e non solo loro. Una crisi geopolitica potrebbe, come disse Putin a inizio anno, trascinarci in una guerra nucleare europea senza vincitori, una guerra a cui di fatto stiamo già prendendo parte.

 

Nessuna di queste cose, le uniche importanti, saranno prese in carico dai partiti e dal futuro governo a sovranità limitata.

 

Per cui, ribadiamo ancora una volta, quello che con probabilità farà il governo Meloni sarà quello che si preparano a fare i governi di tutta Europa: la repressione verso chi dissentirà dalla miseria del Nuovo Ordine Mondiale.

 

Questo è il vero dato devastante uscito dalle urne.

 

Ma quali elezioni. Rimboccatevi le maniche: la campagna della popolazione umana per la propria sopravvivenza è appena iniziata.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

Continua a leggere

Necrocultura

Ai politici non importa nulla del vostro voto. Dovreste averlo capito

Pubblicato

il

Da

Questa foto è stata presa in una città dell’Alta Italia ieri sera. Tuttavia, a quanto ci scrivono i lettori, la medesima scena può essere scattata in ogni parte del Paese, in ogni angolo urbano ed extraurbano.

 

Ovunque vi siano spazi per le affissioni elettorali, quelli sono rimasti vuoti.

 

Le pubblicità elettorali dei partiti sono sparite. O meglio, quest’anno, per un’elezione che sulla carta dovrebbe essere decisiva per le sorti della Nazione, non sono mai partite.

 

Non siamo i soli a notarlo. Sull’argomento sono iniziate prima le lettere ai giornali locali, poi qualche timido articolo sulla stampa. Tuttavia, non ci sembra davvero che si colga il valore di questo segno inedito.

 

Pannelli vuoti, vuotissimi. Rimane solo il riflesso metallico dell’osservatore: che proprio questo sia il messaggio? Rimandare al popolo un’immagine opaca ed incomprensibile di se stesso? Di mostrarlo come un enigma visto attraverso uno specchio scuro?

 

Ammettiamo: non avevamo mai visto il metallo sotto i poster elettorali.

 

 

Ricordate? Fino a qualche anno fa si aveva il problema contrario. I partiti – tutti – piazzavano poster anche dove non potevano. Venivano talvolta puniti con una pecetta che le autorità gli piazzavano sopra, che recitava qualcosa come «affissione abusiva», o giù di lì.

 

Ora avviene il contrario. I partiti non vogliono occupare alcuno spazio. Tecnicamente, non vogliono comunicare con i propri elettori. E non stiamo solo parlando del grado zero della propaganda elettorale che è il poster stradale: vi facciamo una domanda rapida, quanti comizi avete visto nelle vostre città? Avete visto palchetti con i candidati (i fortunati sfuggiti all’orrenda strage dei parlamentari votata da PD e 5 stelle) che si presentano e vi chiedono il voto? Avete visto qualche grande leader calare perfino nella vostra piccola cittadina, esausti dopo tour in cui magari parlano in dieci posti diversi in un giorno, e prendersi almeno gli applausi dei militanti zonali?

 

Avete visto dalle vostre parti Letta, Berlusconi, Conte, Salvini, la Meloni?

 

Non diciamo niente di originale se ci spieghiamo la cosa semplicemente con il fatto che ai partiti non frega più nulla degli elettori.

 

Alla politica non importa più nulla di voi. Dovreste averlo capito.

 

Ogni interfaccia, perfino i manifesti elettorali, devono sparire: perché avere il popolo fra le scatole, quando alla fine si deve solo portare avanti un progetto dettato dall’alto (il «pilota automatico» di cui parlava Draghi) è una bella seccatura.

 

Il popolo potrebbe addirittura chiedere che si faccia il suo bene, o addirittura – anatema sit! – quello che vuole la gente, cioè quello per cui vota.

 

Meglio chiudere ogni finestra tra la politica e la società: chissà mai che quest’ultima possa entrare in casa dei partiti e rovinare il party.

 

La politica è divorziata dalla realtà, e lo sapevamo. È che molti si illudevano che per un po’ avrebbe finto che gli importasse di qualcosa. Non è più il caso.

 

La politica è divenuta una macchina in grado di vivere senza il suo padrone. Anzi, il padrone potrebbe essere divenuto un problema ingombrante, addirittura un avversario: figuratevi la Skynet di Terminator, una macchina che, divenuta senziente ed autosufficiente, considera l’umanità sua creatrice come il nemico da abbattere.

 

Non c’è molto da scherzare sull’argomento: su Renovatio 21 crediamo che questo sia esattamente il cuore dello Stato moderno, lo Stato dominato dalla Cultura della Morte.

 

Lo Stato moderno, lo Stato della Necrocultura non tende al bene dei suoi cittadini, tende alla loro distruzione. La sua sanità uccide vecchi, malati, nascituri e perfino persone che hanno avuto incidenti d’auto, che vengono immantinente squartati per predarne gli organi. La sua scuola insegna la confusione sessuale e famigliare. I suoi servizi sociali preparano i bambini a trattamenti sterilizzanti. La sua politica estera attacca i suoi stessi fornitori di energia, che pure dispongono del più grande arsenale termonucleare del pianeta. Le sue leggi sottomettono e alterano geneticamente la popolazione.

 

Quindi, non c’è molto da stupirsi se i suoi aspiranti kapò non vogliono rivolgervi la parola.

 

Voi siete il problema della politica moderna.

 

Voi, esseri umani, siete la variabile che potrebbe far fallire il piano di cui sperano di essere i maggiordomi.

 

Custodite al costo del sangue la vostra umanità.

 

Perché essa un giorno spazzerà via la boria di coloro che la disprezzano, al punto di nemmeno più chiedervi il voto, nemmeno più volervi stringervi la mano, guardarvi in faccia.

 

Fottetevene di loro – più di quanto loro se ne fottono di voi.

 

Preparatevi, trovate la pace interiore. L’ora si avvicina.

 

L’umanità trionferà su chi la vuole umiliare

 

È un programma che non ha bisogno di manifesti, sul quale non dovrete nemmeno votare. E sarà portato a termine dall’unico potere che conta: quello del Dio vivente.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

 

 

Continua a leggere

Internet

Il NY Post: Facebook trasmetteva dati di utenti di «destra conservatrice» al reparto «terrorismo interno» dell’FBI

Pubblicato

il

Da

Secondo gli informatori del ministero della Giustizia, Facebook avrebbe spiato i messaggi privati ​​degli americani e li ha segnalati all’FBI se esprimono dichiarazioni «anti-governative o anti-autorità», inclusa la messa in discussione della legittimità delle elezioni statunitensi del 2020. Lo riporta il New York Post.

 

«Nell’ambito dell’operazione di collaborazione dell’FBI, qualcuno su Facebook ha segnalato in rosso questi messaggi privati ​​presumibilmente sovversivi negli ultimi 19 mesi e li ha trasmessi in forma oscurata all’unità operativa del terrorismo interno presso il quartier generale dell’FBI a Washington, DC, senza un mandato di comparizione» scrive la reporter Miranda Devine sul giornale di Nuova York.

 

Ciò sarebbe stato fatto «al di fuori del processo legale e senza una causa probabile», ha affermato una delle fonti, che ha parlato in condizione di anonimato. «Facebook fornisce all’FBI conversazioni private protette dal Primo Emendamento senza alcun mandato di comparizione» virgoletta l’articolo del quotidiano.

 

I messaggi privati delle persone segnalate sarebbero quindi stati raccolti come «indizi» per gli agenti sul campo dell’FBI in tutto il Paese, che successivamente avrebbero richiesto subpoenas (citazioni in giudizio) all’ufficio del procuratore degli Stati Uniti partner nel loro distretto per ottenere ufficialmente le conversazioni private che Facebook avrebbe già mostrato loro.

 

Tuttavia, «quando gli utenti di Facebook presi di mira sono stati indagati da agenti in un ufficio locale dell’FBI, a volte utilizzando tecniche di sorveglianza segrete, non è emerso nulla di criminale o violento».

 

«È stata una perdita di tempo», ha affermato una fonte a conoscenza delle richieste di citazione presentate durante «una frenesia di 19 mesi dal quartier generale dell’FBI a Washington, DC, per produrre il carico di lavoro che corrispondesse alla retorica dell’amministrazione Biden sul terrorismo interno dopo il 6 gennaio 2021», cioè la cosiddetta «Rivolta del Campidoglio».

 

Gli utenti di Facebook le cui comunicazioni private Facebook aveva segnalato come terrorismo interno per l’FBI sarebbero stati tutti «individui di destra conservatrice», continua il New York Post.

 

Facebook ha negato le accuse con due dichiarazioni.

 

Nella sua prima dichiarazione, la portavoce della società madre di Facebook Erica Sackin ha affermato:

 

«Queste affermazioni sono false perché riflettono un malinteso su come i nostri sistemi proteggano le persone dai danni e su come ci impegniamo con le forze dell’ordine. Esaminiamo attentamente tutte le richieste del governo di informazioni sugli utenti per assicurarci che siano legalmente valide e su misura e spesso respingiamo. Rispondiamo alle richieste legali di informazioni in conformità con la legge applicabile e i nostri termini e forniamo avviso agli utenti ogni volta che è consentito»

 

L‘articolo di Miranda Devine tuttavia segnala che «in una seconda “dichiarazione aggiornata” non richiesta inviata 64 minuti dopo, Sackin ha modificato il suo linguaggio per dire che le affermazioni sono “sbagliate”, non “false”».

 

«Queste affermazioni sono semplicemente sbagliate. Il suggerimento di cercare i messaggi privati ​​delle persone per il linguaggio anti-governativo o le domande sulla validità delle elezioni passate e quindi di fornirli in modo proattivo all’FBI è chiaramente impreciso e non ci sono prove a sostegno», afferma Sackin come riportata dal Post. La Sackin ha lavorato come «esperto di risposta alle crisi (…) per Planned Parenthood e “Obama for America” ​​e ora guida le comunicazioni di Facebook su “antiterrorismo e organizzazioni e individui pericolosi”».

 

«In una dichiarazione mercoledì, l’FBI non ha né confermato né smentito le accuse mossegli sulla sua operazione congiunta con Facebook, che è designata come “non classificata/sensibile alle forze dell’ordine» informa il New York Post.

 

Secondo le fonti del quotidiano americano, «alcuni degli americani presi di mira avevano pubblicato foto di se stessi che “sparavano insieme e si lamentavano di quello che è successo [dopo le elezioni del 2020]. Alcuni erano membri di una milizia ma questo sarebbe protetto dal Secondo Emendamento”».

 

«Loro stavano cercando individui conservatori di destra. Nessuno era di tipo Antifa».

 

Una conversazione privata mirata alle indagini “si è trasformata in più casi perché c’erano più persone in tutte queste diverse chat”».

 

Pochi giorni fa durante il podcast di Joe Rogan, Mark Zuckerberg aveva raccontato che durante la campagna presidenziale 2020 l’FBI aveva spinto la censura della storia del compromettente laptop di Hunter Biden, scrive la BBC.

 

«Lo sfondo qui è che l’FBI è venuta da noi – alcune persone della nostra squadra – e ha detto ‘Ehi, solo così, sapete, dovreste stare in allerta. Abbiamo pensato che ci potrebbe essere molta propaganda russa nelle elezioni del 2016, abbiamo notato che fondamentalmente sta per esserci una specie di rilascio simile a quello» aveva rivelato lo Zuckerbergo, sconvolgendo i sostenitori di Trump, che conoscevano quella storia e la videro censurata su Twitter e altrove.

 

Secondo il New York Post, il motivo per cui gli informatori parlano con il giornale è il dissenso che provano alcuni  impiegati dello Stato dinanzi alle azioni dell’amministrazione Biden.

 

«I disordini sono cresciuti tra la base dell’FBI e in alcune parti del Dipartimento di Giustizia per mesi. È arrivato al culmine dopo il raid del mese scorso nella casa di Mar-a-Lago dell’ex presidente Donald Trump in Florida».

 

Come riportato da Renovatio 21, dopo il raid di Mar-a-Lago alcune voci negli USA arrivano ora a chiedere lo scioglimento dell’FBI. I raid con perquisizioni stanno continuando nei confronti di dozzine di alleati di Trump.

 

«La cosa più spaventosa è il potere combinato di Big Tech in collusione con il braccio dell’FBI», dice un informatore alla Devine.  «Google , Facebook e Twitter , queste aziende sono globaliste. Non hanno a cuore il nostro interesse nazionale».

 

Renovatio 21 non ha idea se meccanismi tra forze dell’ordine e Big tech simili a quelli sopra descritti possano essere in vigore anche in altri Stati come quello italiano.

 

 

 

 

Immagine di Anthony Quintano via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

 

 

Continua a leggere

Più popolari