Pensiero
Perché Trump attacca il papa?
E così, dopo la hybris estrema dell’ultimatum che annunziava «la cancellazione di un’intera civiltà» – con tanto di frase aggiunta «lode ad Allah» – il presidente Donald Trump è andato molto oltre.
Sul suo social, Truth, spunta un suo post dove compare nei panni di Gesù Cristo che taumaturgicamente guarisce il popolo americano..
L’immagine è blasfema ed irricevibile. Qualcuno ha notato, sullo sfondo del sole luminoso, forse la figura di una versione mecha-kaiju della Statua della Libertà, ma sarà il solito tocco inquietante che dà l’Intelligenza Artificiale.
BLASPHEMY. pic.twitter.com/n7Vn36Lvkr
— Carrie Prejean Boller (@CarriePrejean1) April 13, 2026
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Tuttavia, sappiamo che un paragone tra Nostro Signore e The Donald era stato tracciato pochi giorni fa da Paula White, la «pastora» sionista in carica alla Casa Bianca, la cui congregazione a Pasqua raccoglieva nella sua «funzione» forse 200 persone (c’è quasi più gente agli eventi che organizza il vostro affezionatissimo).
“Christian pastor” Paula White, President Trump’s spiritual advisor, compares Trump to Jesus.
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— AF Post (@AFpost) April 2, 2026
Era presente sul palco il vescovo Robert Barron, prelato podcasterro che ha paura del diavolo e non difende le signore cattoliche dinanzi alla prepotenza sionista. E quindi, il Donaldo per forza si sente un po’ unto. Al punto che ora il bersaglio è diventato ufficialmente il papa – e qui cercheremo di dire perché.
Il messaggio è ancora più impressionante di quelli di scherno agli avversari morti che il presidente ha prodotto di recente, e pure di quello con cui ha insultato Tucker Carlson, Megyn Kelly, Candace Owens, Alex Jones, ai quali deve porzioni non indifferenti di consenso per tutte e due le elezioni vittoriose.
«Papa Leone è DEBOLE in materia di criminalità e pessimo in politica estera» attacca il presidente statunitense. «Parla di “paura” dell’amministrazione Trump, ma non menziona la PAURA che la Chiesa Cattolica e tutte le altre organizzazioni cristiane hanno provato durante il COVID, quando arrestavano sacerdoti, ministri e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose, anche all’aperto e mantenendo una distanza di tre o addirittura sei metri». Qui, bisogna dire, il presidente non ha tutti i torti, tuttavia va ricordato che le prime clausure, e l’avvio del programma letale del vaccino mRNA, furono fatti nell’ultimo anno del suo primo mandato.
«Preferisco di gran lunga suo fratello Louis a lui, perché Louis è un vero sostenitore del MAGA. Lui ha capito tutto, Leone no!» puntualizza il Donald, che subito dopo l’elezione al Soglio del Prevost aveva invitato alla Casa Bianca e ad altri eventi il fratello floridiano suo sostenitore – che per qualche ragione aveva posato con Trump presso lo Studio Ovale in camicetta.
Pope Leo XIV’s MAGA boomer brother Louis Prevost met President Trump in the Oval Office.
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— AF Post (@AFpost) May 21, 2025
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«Non voglio un papa che pensi che sia giusto che l’Iran abbia un’arma nucleare» dice Trump, che non è nemmeno cattolico. «Non voglio un papa che pensi che sia terribile che l’America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che inviava enormi quantità di droga negli Stati Uniti e, peggio ancora, svuotava le sue prigioni, compresi assassini, spacciatori e criminali, nel nostro Paese».
«E non voglio un papa che critichi il Presidente degli Stati Uniti perché sto facendo esattamente ciò per cui sono stato eletto, CON UNA VITTORIA SCHIACCIANTE, ovvero raggiungere livelli record di criminalità e creare il miglior mercato azionario della storia. Leone dovrebbe essermi grato perché, come tutti sanno, è stata una sorpresa sconvolgente. Non era in nessuna lista per diventare papa, ed è stato messo lì dalla Chiesa solo perché era americano, e pensavano che questo fosse il modo migliore per gestire il Presidente Donald J. Trump» assicura il presunto «leader del mondo libero».
«Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano. Sfortunatamente, la debolezza di Leone sulla criminalità e sulle armi nucleari non mi va giù, né mi va giù il fatto che incontri simpatizzanti di Obama come David Axelrod, un PERDENTE della sinistra, che è uno di quelli che volevano che i fedeli e il clero venissero arrestati».
«Leone dovrebbe darsi una regolata come Papa, usare il buon senso, smetterla di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull’essere un grande papa, non un politico. Gli sta causando molto danno e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la Chiesa cattolica!» conclude, firmandosi «Presidente DONALD J. TRUMP»
L’attacco è senza precedenti, oltre che per linguaggio, per l’assoluta mancanza di diplomazia. In molti lo vedono come un attacco frontale al cattolicesimo, e lo è. Non solo: nella logica invertita di «colpirne 100 per educarne 1», Trump sta con probabilità bastonando il cattolicesimo americano, e ancora più a fondo i suoi rappresentanti all’interno dell’amministrazione. In particolare, il convertito JD Vance.
Avevamo scritto come, allo scoccare della tregua, gli «adults in the room» cattolici avessero preso in mano le redini della questione, contro i luterani sionisti che avevano portato il Paese nell’umiliante stallo di Ormuzzo. Vari livelli cattolici dell’amministrazione si erano mossi contro la guerra voluta da Israele. Il capo dell’antiterrorismo Joe Kent (veterano della forze speciali e vedovo di soldatessa criptologa uccisa in Siria, accusato pure lui di essere «debole») si era dimesso. Il segretario di Stato Marco Rubio, che è stato neocon ma è pur sempre cattolico (nonostante varie altre conversioni), dopo aver detto che gli USA erano stati trascinati in guerra dallo Stato Ebraico è sparito – durante le negoziazione ad Islamabad, lui era ad un incontro di MMA…
E poi lui, JD Vance, il ragazzo che dovrebbe ereditare la Casa Bianca nel 2028 (a meno che il re non voglia piazzarci un suo figliuolo: del resto è amico di Kim…). Il vicepresidente, lo sappiamo, non piace tantissimo agli ebrei: caso unico, non è andato a chinare la kippah sul Muro del Pianto – passaggio obbligatorio per qualsiasi politico USA, dal presidente in giù – preferendo, nel suo ultimo viaggio in Israele, andare a visitare i cristiani della Terra Santa e i loro luoghi.
La risposta degli israeliani è arrivata immediata. La Knesset, il Parlamento dello Stato Giudaico, emette, lui ancora presente, vota sulla sovranità della Cisgiordania – che gli israeliani e i loro minions americani sionisti chiamano «Giudea & Samaria», un affronto terrificante, che JD ritiene essere stata una «stupida trovata politica».
Lo stesso Vance, è emerso, era risolutamente contrario alla guerra in Iran. Non è un caso, a questo punto, quello che è successo dopo. Gli iraniani hanno fatto capire che avrebbero voluto lui per i negoziati. Detto, fatto: lo spediscono in Pakistan, ma ci attaccano i due consiglieri ebrei di Trump, l’amico avvocato Steve Witkoff e il genero Jared Kushner, ebreo ortodosso la cui famiglia finanzia da decadi Netanyahu. Il lettore di Renovatio 21 ricorderà quando, ottenuto il rilascio da parte di Hamas di tutti gli ostaggi, i due cercavano di placare la folla di Tel Aviv che fischiavano il nome del premier israeliano.
In rete ora circolano ricostruzioni secondo cui a far fallire i negoziati nell’ultima ora sarebbero stati i due ebrei vicini a Trump. JD resta col cerino in mano, e finisce perfino a rimangiarsi ridicolmente la protezione del Libano: perché l’accordo prevedeva lo stop ai bombardamenti di Beirut, e invece gli israeliani – i veri padroni del giuoco – lanciano subito 100 azioni militari in 10 minuti, colpendo quartieri residenziali della capitale libanese, morti e feriti ovunque, caos e rovina, sangue e distruzione, as usual.
E quindi: è in atto un purga anticattolica dentro il potere americano, e il presidente ha deciso da che parte stare. Qualcuno ha programmato questa operazione. Noi avevamo notato una strana puzza attorno alla notizia, ripetuta a pappagallo da tutte le testate del mondo, dell’incontro dove gli uomini del Pentagono avrebbero minacciato il Vaticano con le spettro di una nuova Avignone: non solo era sospetto il racconto (Elbridge Colby, l’ufficiale della Difesa coinvolto, è cattolico, e pure ragionevole), lo era pure la fonte, la testata The Free Press della lesbica sionista Bari Weiss, la giovane giornalista è ora al centro di immensi investimenti della classe degli ultramiliardari filoisraeliani (come gli Ellison, che le hanno affidato, a lei giornalista poco più che blogger, l’intera rete di notizie CBS, e comprato TikTok per soprammercato).
La divisione, infiammata a dovere dagli strateghi nemmeno più tanto occulti, segue quindi una linea etno-religiosa. I cattolici vanno neutralizzati perché sono la vera, consistente minaccia all’altra parte, cioè gli ebrei e i loro sodali cristiano-sionisti, i fondamentalisti luterani millenaristi («dispensazionalisti», è il termine teologico esatto) che, dopo essersi fatti riscrivere la Scrittura da un tizio finanziato dai Rothschild (la Bibbia Scofield), credono che bisogna difendere Israele ad ogni costo, perché il loro Messia, che sarebbe il nostro anticristo, meccanicamente produrrà dopo 7 anni il ritorno di Cristo sulla Terra.
In molti ora dicono che questa teologia è oramai al capolinea: non attecchisce in alcun modo sulle nuove generazioni, che vedono con orrore il genocidio di Gaza e si chiedono come la generazione dei loro genitori abbia potuto accettarla e persino fare il tifo per essa. Il capolinea del fondamentalismo sionista americano significa la fine del consenso per le violenze israeliane – e Israele lo sa, e per questo agisce con questa fretta infernale, i boomer – come Trump, che guarda ancora la TV e vi crede pure – non dureranno per sempre.
In realtà, in America non si sta spegnendo solo il fondamentalismo cristiano-sionista: è tutto il protestantismo che sta morendo. A differenza del cattolicesimo, che sta registrando un boom di battesimi mai visto (al punto che la trasmissione di inchiesta 60 Minutes vi ha realizzato un servizio in cui interroga tre vescovi bergogliani, che ovviamente non ci stanno capendo nulla), è tutto il protestantesimo che sta andando al macero, vittima della sua grottesca rarefazione, delle sue contraddizioni, del suo cattivo gusto rivoltante.
Secondo il saggista francese Emmanuel Todd, autore del libro La sconfitta dell’Occidente, il declino degli USA dipende dalla sparizione della sua grammatica profonda – cioè il protestantesimo. Tale tesi è stata sposata dallo studioso cattolico americano E. Michael Jones, che dice: se il protestantesimo sparisce, le uniche due «identità» americane rimaste, cioè cattolici ed ebrei, si trovano a lottare per la primazia sul Paese, nella società come nel governo.
E quindi non deve sorprendere l’anticattolicesimo alzare la testa in USA. Attacchi ai cattolici tradizionisti sono arrivati dal senatore texano Ted Cruz, noto per aver dichiarato che il suo primo obiettivo politico è la difesa di Israele (e noto pure, ricordiamo noi, per essere figlio di uno strano cubano-canadese che frequentava Lee Harvey Oswald).
Negli stessi giorni, è spuntato al Pentagono un pastore protestante, Doug Wilson, che ha dichiarato che le processioni cattoliche andrebbero proibite, perché costituiscono «idolatria», cos’ come il culto della Vergine. Discorsi del genere non si sentivano pubblicamente da decenni: la cattofobia pare, quindi, sempre più slatentizzata.
Secretary Pete Hegseth Pastor who was Invited to Pray at Pentagon Says Publicly Eucharist and Marian Procession Should NOT be Permitted in Public. See more here: https://t.co/5fpjjd1ff8 pic.twitter.com/iKJg1bPCuI
— John-Henry Westen (@JhWesten) March 13, 2026
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Si muove una nuova persecuzione anticattolica in America? Non è improbabile. Il presidente che parla del vicario di Cristo come di un «debole» è in linea con il suo padrone Bibi Netanyahu, che pochi giorni fa ha detto che sul piano storico Genghis Kahn (cioè la forza militare ferale, cioè la volontà di sterminio) vince sempre su Gesù Cristo. Un discorso che avrebbe dovuto incendiare mezzo mondo, non solo per la bestemmia, ma per l’incapacità totale di comprendere Cristo, il suo messaggio, la sua forza.
A Tel Aviv e a Washington non credono nella Pace, perché non credono nella sua forza, non credono nel suo Dio. Il Dio della pace ha dimostrato di poter regnare sulla storia, e far sopravvivere il suo culto dinanzi ai nemici militari più armati ed assetati di sangue. Questo i cratolatri, coloro che credono solo nel potere della forza, non sembrano considerarlo.
Eppure, qualcuno glielo dovrebbe dire, ai re del mondo moderno. Il Re dei re, nella pace e nell’amore, è loro superiore. Il Re dei re vive nei millenni: e il suo regno, a differenza dei miseri mandati umani, non avrà fine. Il Re dei re può detronizzarli fulmineamente, perché, come disse Nostro Signore a Ponzio Pilato che con tutta la potenza dell’Impero romano lo stava mettendo a morte, non est enim potestas nisi a Deo, non c’è autorità se non da Dio.
E invece: hanno deciso di sfidare Dio, persino di canzonarlo. Lo sapranno? Deus non irridetur. Dio non si fa irridere, mentre la battaglia tra ebrei e cattolici dentro l’America avrà ramificazioni immani in tutto il mondo.
Sappiamo già chi vincerà – perché lo abbiamo già visto. Perché sappiamo che pure nell’umiliazione più disperante, nella violenza più degradante, Cristo vince. Cristo regna. Christus imperat.
Cristo comanda. Lo Stato moderno ha bisogno di reimpararlo. Il momento probabilmente è arrivato.
Roberto Dal Bosco
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Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr
Pensiero
La vera storia di Jean-Paul Sartre e del maggio ’68
Sartre n’était pas un philosophe qui s’est trompé.
C’était un homme qui a choisi. Le camp des bourreaux. Puis le camp de ceux qui touchent les enfants. Et la France l’a porté en triomphe. On va le prendre par A + B. Pas par l’ambiance. Par les actes. A. Le communiste. Sartre… https://t.co/QYE7W5bigO pic.twitter.com/Np6Rh5qxOA — Brivael Le Pogam (@brivael) August 27, 2026
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Pensiero
Lo Stato Moloch, l’italiano cattivo e i sanitari che ballano. La tragedia della bambina «no-vax» di Palermo
Pareva un caso sonnacchioso da fine estate.
Una bimba di quattro anni, tale Anna Rosa, Rosa Maria o giù di lì, viene portata all’ospedale di Palermo perché ha la febbre alta, mal di gola e vomito. Al pronto soccorso ci sarà qualche specializzando o un medico consumato dal caldo. La guardano un po’ e la dimettono subito con diagnosi di «tonsillite essudativa febbrile».
Che significa, in parole povere, che ha le placche; anche in agosto, succede; ormai non ci si capisce più niente, sapete quanti ne abbiamo? Prenda l’antibiotico e la tachipirina, e nel caso tornate.
Però la febbre non passa, e quando la riportano in ospedale, due giorni dopo, qualcuno si accorge che non è una tonsillite, ma una difterite. Malattia poco frequente e però curabile, se si prende in tempo. La curano, infatti, ma potrebbe non essere stata presa in tempo, o qualcosa va storto, perché la bimba muore.
Oh be’, sarà un errore medico, uno delle centinaia di migliaia in cui ogni anno incorrono i medici in Italia. Una morte che riempie un trafiletto di colore ed entra dritta dritta nelle statistiche, come quello di Trento, quell’altro di Albenga, quelli di Bari, e così via. Spiace, s’intende.
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Ma ecco che salta fuori che la bambina non era vaccinata, perché i genitori si sono opposti.
La belva apre l’occhio. In un lampo si volta e mette a fuoco la preda.
Partono all’assalto i cosiddetti professionisti dell’informazione. Alla faccia di ogni privacy: sparano il nome e cognome della bambina; il nome e cognome della mamma; il nome e cognome del papà. Chi sono e da dove vengono.
Non c’è ancora nessuna conferma, si attendono gli esami, l’autopsia è ancora di là da farsi. Beh, inezie. Il verdetto è già pronto e strillato nei titoli: BAMBINA NON VACCINATA MORTA DI DIFTERITE – I GENITORI SONO NOVAX.
È il lacerante colpo di timpano che dà il via all’osceno sabba intorno al corpicino di Anna Rosa. Ai giornali, ai TG e ai sedicenti esperti non sembra vero di stirare la gobba e rinverdire i fasti del COVID, e fanno a gara per puntare l’indice più a fondo nelle anime straziate di due genitori ai quali è morta una figlia.
Da subito ci si preoccupa di chiarire che i medici non c’entrano niente. L’hanno detto subito, in ospedale: noi abbiamo fatto di tutto. Come non crederci? Lo dice anche il luminare televisivo. Anche se poi si scopre che non solo hanno confuso la difterite con la tonsillite, perdendo tre giorni, ma che a quanto pare hanno recuperato, il 17 agosto, vaccinandola. D’accordo, una volta si diceva che non si vaccina a malattia in corso per via dell’effetto ADE che intensifica l’infezione, ma che sarà mai? I medici e gli infermieri sono i buoni. Sono sempre i buoni, figuriamoci. Ballano perfino Jerusalema.
I cattivi invece sono i genitori «novax». La morte è colpa loro. Capite, mamma e papà? Lo spiegano i virologi con il muso bianco di cerone: la colpa è solo vostra. Della vostra scelta di non vaccinare Anna Rosa, della vostra riluttanza, ignoranza e diffidenza antiscientifica.
Non importa se nella sola Europa l’obbligo vaccinale anti-difterite è sconosciuto in Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito. Che è come dire 260 milioni di abitanti nelle quali non si scorge alcuna ecatombe.
Non importa nemmeno se in Italia il tasso di mortalità all’introduzione del vaccino, nel 1939, era stabilmente basso da vent’anni; non importa se negli anni successivi è perfino aumentato ed è andato a diminuire solo dal 1946, con la fine della guerra e il miglioramento delle condizioni di vita. Se non ci si vaccina, ci si ammala e si muore: parole famose, degne del marmo. La piccola è morta per causa vostra, cari genitori. Altre ragioni non ce ne sono. Siete colpevoli.
È tutto un po’ folle e campato in aria, ma l’azione va a segno. La mamma di Anna Rosa ne è ferita e sfoga il suo dolore su Facebook, respingendo tutto. Denuncia l’errore medico, osserva che la difterite è ancora un sospetto, e ricorda che in casa ha una bara bianca e che solo Dio può giudicare. Sciocchezze. La povera donna ha il torto di rifarsi a quelli che in tempi di maggior decenza si chiamavano rispetto, prudenza, tatto, umanità, timor di Dio. Nulla le viene perdonato, anche perché il suo messaggio, giustamente, non si cura affatto del decoro: è senza punteggiatura, ha una sintassi sconnessa e indulge ad abbreviazioni come «ke» per «che», e «xke» in luogo di «perché».
La madre della bambina morta viene dunque derisa a sangue dalla schiera degli esseri superiori che scrivono pulito. Un’ignorante, dicono sguaiatamente, ed è il meno; un’analfabeta, non fa meraviglia che creda in Dio.
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Del resto, è del quartiere Zen di Palermo, o no? Ci pensa un articolo illuminato a rivelare che qui, come in certe tribù del Borneo, ci sia una «radicata credenza popolare» secondo cui i vaccini siano legati all’autismo, per cui la gente rifiuta l’esavalente. Si informa, peraltro, che allo Zen i ragazzini circolano su moto truccate, girano come ridere coltelli e armi, a capodanno sparano e il parroco è minacciato. Non c’entra nulla, è chiaro, ma tant’è. Siamo tra i selvaggi.
Si alzano sospiri, si scuotono teste: a gente così andrebbero tolti i figli.
Detto, fatto. Si muovono i pezzi da novanta. La Procura competente iscrive mamma e papà, a lettere di pece, nel registro degli indagati per omicidio colposo. Omicidio della loro figlia di quattro anni.
Il Tribunale per i minorenni, per non essere da meno, fa partire degli accertamenti per valutare la loro responsabilità genitoriale. Già, perché hanno altri tre bambini: e glieli porteranno via.
Non solo: avvia un’operazione, definita «urgentisssima», in grande stile. «A partire dal primo giorno di scuola i Carabinieri entreranno nelle materne e nelle elementari di Palermo nord per scovare i bambini non vaccinati». Proprio così, scovare.
La storia continua e non terminerà a breve, ma già da questo si capisce che a Palermo si è riproposto il terno che sei anni fa è uscito su tutte le ruote e ha sbancato l’Italia tutta.
A questo punto, per comprendere bene conviene rivolgersi alla smorfia napoletana, la più titolata, rodata e attendibile.
Innanzitutto si deve considerare la propaganda, affidata ai giornalisti impapocchiati, ai luridi programmi televisivi, ai virologi drogati. Loro, il compito di dare l’accelerata improvvisa, di montare il caso dicendo tutto anche se non si sa niente. Prestigiatori dell’apparenza, stringono un qualunque effetto alla causa che viene loro additata, a scorno di ogni logica, senza timore alcuno. Strillano all’unisono, berciano, battono la grancassa, la buttano in caciara, fanno gran mostra di civici sdegni e invocano il pugno duro.
La smorfia discretamente suggerisce il 4, «’o Puorco».
Tra i significati del numero ci sono anche la Casacca, che si gira e si volta con la convenienza; il Carnefice, colui che fa il lavoro sporco di sgozzare e imbrattarsi; la Bara Vuota, emblema del nulla spacciato per tragedia, come a Bergamo; e, naturalmente, i Pupazzi e il Servo.
Com’è ovvio, la propaganda nulla fa se non ci sono orecchie per ascoltare e bocche per ripetere e amplificare.
E qui entra in gioco l’innumere e garrulo esercito dei vigliacchi, dei mezzi sapienti la cui cultura affonda le radici nei libri di Piero Angela o di Biglino, degli sputacchioni di schermi, degli spiritosissimi, degli statisti da bar, dei rospi ricoperti di veleno. I loro versi assordano come lo starnazzo delle oche alla vista del pastone, ignare dei fornelli che si scaldano alle loro spalle.
Sono i fiancheggiatori, gli utili idioti, la falange quadrata in cui una testa vale l’altra e tutte insieme non valgono uno zero. L’esponente tipico si distingue per la cattiveria: perché l’italiano, checché se ne dica, è cattivo. Basta farsi un giro sui social, dove la melma ribolle più acre, per rendersi conto della pochezza e della mancanza di umanità con cui il bastardume italico tratta le tre cose su cui non è lecito scherzare mai: l’innocenza dei bambini, la misericordia di Dio e il dolore dei genitori.
La smorfia napoletana, a colpo sicuro, indica il 71, «l’Ommo ‘e Merda». Il numero si riferisce peraltro anche al Corvo, egida di queste ripugnanti creature; all’Allegria, loro livido connotato; al Gelo, perché tanto e di natura infernale ce ne vuole in cuore, per fare quel che fanno e come lo fanno; all’Inquisizione, nel duplice senso di tribunale – ma plebeo, da pescivendole e tricoteuses – e di delazione e caccia all’uomo; al Carcinoma, poiché infine questo sono, e della specie più malodorante, rispetto al corpo del disgraziato nostro Paese.
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L’ultimo estratto della terna è il 90, «’a Paura». L’abbinamento alla vicenda sembra banale tanto è semplice, ma a ben vedere c’è di più. La smorfia, che le verità maggiori le indica per accenni, tra i significati riporta il Quirinale: e non è dubbio che con ciò voglia intendere lo Stato italiano nella sua essenza.
Già, perché lo Stato fa paura.
Fa paura in quanto dallo Stato c’è soprattutto da aspettarsi il Male. I suoi bracci operativi, esplica la smorfia, sono il Magistrato che gli conferisce la patente di legittimità e il Generale che lo esegue con la forza. La tenaglia – lo si vede tutti i giorni – si inceppa quando c’è da far rispettare il Bene, il Giusto, la tutela degli inermi, la protezione dell’uomo comune, della famiglia, dell’ordine naturale. In questi casi, quando non fa difetto il magistrato non risponde il generale; e così si forma la convinzione comune che lo Stato sia un ente floscio, imbelle, malfatto e deforme, buono solo a farsi buggerare e ridere dietro.
È un inganno. Laddove lo Stato vuol far valere le cose che gli stanno più a cuore si strappa la maschera di buon minchione, e si svela nella sua vera natura di Moloch.
C’è da far seccare una radice? Da esigere un sacrificio della vita, della libertà, della dignità? Occorre opprimere qualcuno? La tenaglia funziona a meraviglia. Preceduta dalla propaganda di regime e invocata dalla turba dei vili, lo Stato irrompe con la pesantezza di un elefante indiano in piena corsa, stritolando tutto ciò che trova. Il magistrato, seduto nel castelletto sulla groppa, muove il suo bastoncello, imperturbabile, velato da mille cortine di seta; il generale, alle redini, spinge l’animale a tutta forza contro l’obiettivo.
La famiglia di Anna Rosa ha ben motivo di temere. Lo Stato l’ha presa di mira ed è capacissimo, con il pretesto della morte della bambina, di smembrarla e di alzare le teste dei suoi membri sulle picche per spargere il panico.
Lo Stato infatti non solo fa paura in quanto è da temere, ma fa paura in quanto genera terrore. La paura è il modo con cui il Moloch si alimenta e alimenta i suoi soggetti. L’ideale è quello di una popolazione intimorita e inerme, che si può comandare alzando appena un sopracciglio o con una mezza parola. Un po’ come facevano certi padri antichi, i quali però amavano la prole e ne ricevevano il rispetto, dove lo Stato senza pupille esige solo l’obbedienza e la sottomissione più vieta.
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Colpirne uno per educarne cento: i recalcitranti, e anche soltanto i dubbiosi, devono essere ammaestrati dall’accaduto. Devono avere paura di fare la fine di Anna Rosa, di essere colpiti dalla difterite, di non essere curati, di morire, di essere disprezzati e segnati a dito, di perdere la capacità genitoriale, di doversi svenare in spese legali, di passare anni a combattere oltre i propri mezzi, nella solitudine e nel dolore.
Devono avere paura e chinare la testa davanti a questo mostro di morte che è lo Stato, indicibilmente inumano, ingiusto e violento, che vuol essere onorato come un dio, la cui cifra è proprio la paura e il cui numero è il 90.
Ad esso la smorfia napoletana, dalla quale non si sfugge, alla lettera S offre il significato di Satana.
Massimo Zanetti
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Immagine screenshot da Twitter
Pensiero
Dall’aborto alla strage figlicida, il ritorno della strega Medea
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