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Necrocultura

«Omofobia», perché Renovatio 21 non parteciperà alle prossime manifestazioni contro la legge

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Nei prossimi giorni sono previste molte manifestazioni in varie città d’Italia per esprimere il dissenso nei confronti della futura legge sull’omofobia – la cosiddetta Scalfarotto-Zan.

 

Il rischio è abissale, perché con questa legge si introdurrà una volte per tutte nella nostra società il concetto di reato di opinione, o per usare il gergo orwelliano, lo «psicoreato».

 

Con questa legge si introdurrà una volte per tutte nella nostra società il concetto di reato di opinione, o per usare il gergo orwelliano, lo «psicoreato»

È lo stesso foro interiore del cittadino ad essere in pericolo, in quanto la legge intende punire – severamente – il pensiero, e quindi «rieducare» la psiche del reo – esattamente come avveniva nella Cina di Mao. La deriva totalitaria è evidente e mostruosa.

 

Tuttavia, Renovatio 21 non parteciperà a nessuna delle proteste programmate, e sconsigliamo i nostri lettori dal farlo.

 

Il motivo è semplice: crediamo che attualmente la protesta sia guidata da forze vicine alla Conferenza Epsicopale Italiana. Il fine della CEI – e di tutti i democristiani che ne sono più o meno occultamente eterodiretti – non è impedire la legge, ma arrivare ad un compromesso.

 

Non parteciperemo perché crediamo che attualmente la protesta sia guidata da forze vicine alla Conferenza Epsicopale Italiana. Il fine della CEI – e di tutti i democristiani che ne sono più o meno occultamente eterodiretti – non è impedire la legge, ma arrivare ad un compromesso

I democristiani, clericali o laici che siano, non vogliono rigettare in toto questa mostruosità, come sarebbe giusto fare: vogliono giungere ad un punto d’incontro con il Male, un luogo dello spirito detto propriamente «Male minore».

 

Essi cercheranno quindi di accordarsi su qualche «paletto» (lo chiamano così), qualche emendamentino «salva-preti», «salva-Bibbia», «salva-San Paolo»; magari riusciranno pure ad addolcire le pene (meno anni di carcere, meno mesi di rieducazione). Quindi canteranno vittoria.

 

Ecco perché non andiamo in piazza: noi non vogliamo il compromesso, perché abbiamo visto dove ha portato in questi decenni questa politica: aborto illimitato, provetta illimitata, gender a scuola, omo-matrimoni, obbligo di vaccinazione totale.

Ecco perché non andiamo in Piazza: noi non vogliamo il compromesso, perché abbiamo visto dove ha portato in questi decenni questa politica: aborto illimitato, provetta illimitata, gender a scuola, omo-matrimoni, obbligo di vaccinazione totale

 

Il Male minore apre la porta al Male maggiore – sempre.

 

Ecco perché non vogliamo il compromesso, né tantomeno il «dialogo», parola sputtanatissima che tanto piace ai massoni.

 

Non vogliamo il compromesso: noi vogliamo lo scontro. Perché la Verità è urto, la Verità è decisione, la Verità fa male. La Verità non è mai Grigio.

 

Da troppo tempo abbiamo visto questa logica in opera. Un’opposizione sintetica che raggruppa come carta moschicida tante persone per bene (specie cattolici), per poi portarla da nessuna parte, mentre i pupazzi della CEI in Parlamento votano l’ennesimo compromesso con la Cultura della Morte.

Il Male minore apre la porta al Male maggiore – sempre

 

Quanti di voi ricordano sigle e manifestazioni a favore della Vita e della Famiglia di questi ultimi anni? Quali risultati hanno portato?

 

Un’opposizione sintetica che raggruppa come carta moschicida tante persone per bene (specie cattolici), per poi portarla da nessuna parte, mentre i pupazzi della CEI in Parlamento votano l’ennesimo compromesso con la Cultura della Morte

Noi ricordiamo cosa è successo: pillola abortiva RU486 per tutti (in ispecie per i topi e rane delle fogne che così possono nutrirsi dei feti gettati nel water domestico), gender Buona-scuola (votata da tanti parlamentari vescovili), «unioni civili» (votate con al governo un partito neodemocristiano), ormoni di Stato per i ragazzini confusi, bambini in provetta per tutti quanti – il conto lo paga la Regione – con produzione e impianto praticamente illimitato degli embrioni. Poi su un altro tema bioeticamente piuttosto rilevante – i vaccini, magari quelli fatti con cellule di feto abortito – questi non hanno detto una parola, chissà perché.

 

Sembrava volessero dar battaglia: hanno ottenuto, sempre, l’esatto contrario.

 

Abbiamo capito che ciò succede perché, da parte del clero e quindi dei suoi sottoposti, non c’è mai stata davvero la voglia di combattere davvero – e di vincere. C’era solo la necessità di accordarsi.

 

Da parte del clero e quindi dei suoi sottoposti, non c’è mai stata davvero la voglia di combattere davvero – e di vincere. C’era solo la necessità di accordarsi

Potete leggere il quotidiano dei vescovi (5,5 milioni di euro di contributi pubblici nel 2018), che in questi giorni ha strizzato l’occhio alla legge anti-omofobia.

 

Oppure, per capire che le manifestazioni dei prossimi giorni non vanno da nessuna parte, basta che vi facciate una semplice domanda.

 

Perché, essendo che in pratica tutti i partecipanti sono cattolici, non organizzano invece una processione?

 

Hanno sicuramente contatto con preti e vescovi, per non dire di più. Probabilmente, sanno pure che una cerimonia religiosa, a differenza di ogni altro tipo di manifestazione, non necessita in alcun modo di permesso da parte delle autorità: per la legge italiana, gli organizzatori sono semplicemente tenuti ad informare dell’evento a chi di competenza.

Perché, essendo che in pratica tutti i partecipanti sono cattolici, non organizzano invece una processione?

 

Il Codice Penale protegge poi i riti religiosi punendo severamente chiunque li interrompa: cioè, se disturbi una marcia non succede nulla, se disturbi una processione vai al gabbio.

 

E poi, essendo che i fondatori di Renovatio 21 più di qualche processione la hanno organizzata, c’è la parte più importante: una processione è un atto forte, duro, indimenticabile. Un atto di fede irrevocabile, insostituibile, irriducibile. Puoi rimangiarti il tuo voto e la tua opinione, ma mai la tua Fede. I governi non temono il dissenso dei cittadini; tuttavia tremano quando a rivoltarsi sono i fedeli.

 

Una processione è un atto forte, duro, indimenticabile. Un atto di fede irrevocabile, insostituibile, irriducibile. Puoi rimangiarti il tuo voto e la tua opinione, ma mai la tua Fede. I governi non temono il dissenso dei cittadini; tuttavia tremano quando a rivoltarsi sono i fedeli

Se i «cattolici» che ora vogliono scendere in piazza organizzassero una processione, sarebbe un atto di scontro frontale. Nessuno potrebbe revocarla. Una processione pesca nel profondo, e resta per sempre nella memoria di una città. Indicendo una processione, tutti i fedeli si devono schierare da una parte o dall’altra. Bianco o Nero: Grigio addio.

 

Una processione avrebbe perlopiù un valore fondamentale ed assoluto: riparare allo scandalo perpetrato attraverso la sola intenzione di un simile disegno di legge.

 

Il DDL Zan-Scalfarotto, infatti, non ha solo l’obiettivo di «imbavagliare» chiunque voglia esprimere un democratico dissenso, ma mira altresì alla giunzione fra una richiesta di “diritti” contrari alla legge naturale  e un’ulteriore passo verso la normalizzazione di ciò che un tempo non sarebbe stato considerato tale.

 

Ecco il motivo per il quale, davanti ad una pubblica intenzione che tende ad oltraggiare pubblicamente e profondamente Dio stesso in qualità di unico Legislatore della legge naturale, fondata sulla Verità e sulla natura stessa, l’unica soluzione possibile è riparare pubblicamente a questa intenzione contraria alla natura e a Dio.

 

Il mezzo con il quale riparare, però, non potrà mai essere un mezzo «laico»: dovrà piuttosto essere il gran mezzo della preghiera, veicolo sostanziale ed in grado di congiungere la terra con il Cielo, la richiesta con l’ascolto, la riparazione con la pietas divina. I cattolici, se fossero tali, dovrebbero pensarla così.

Con una processione, in teoria la cosa più naturale per i cattolici, salterebbe ogni compromesso

 

Con una processione, in teoria la cosa più naturale per i cattolici, salterebbe ogni compromesso.

 

Per questo chi tira le fila manda avanti dei laici con le loro sterili piazzate. Perché non c’è la vera intenzione di combattere, non c’è la vera intenzione di vincere.

Per questo chi tira le fila manda avanti dei laici con le loro sterili piazzate. Perché non c’è la vera intenzione di combattere, non c’è la vera intenzione di vincere

Chi si associa con chi vuole perdere, commette un gesto, se non stupido, inutile, se non sbagliato, nocivo.

 

La filiera del compromesso è già partita: monsignori, parlamentari timorati non di Dio ma dei vescovi, personaggi sempre più improbabili del carrozzone inconcludente prolifo-famigliota, più tanti ingenui che si prestano a fare da comparsa sperando che le foto della mandria cattorivoltosa vengano bene.

 

Resistenza simbolica, opposizione sintetica, opposizione controllata: chiamatela come volete

Resistenza simbolica, opposizione sintetica, opposizione controllata: chiamatela come volete.

 

Vi consigliamo: statene alla larga. La loro rete serve a realizzare l’esatto contrario di quel che dicono di voler fare.

 

Non siate soldatini ingenui del Male minore. Perché esso serve solo ad aprire la porta al vampiro che viene a divorarvi.

Non siate soldatini ingenui del Male minore. Perché esso serve solo ad aprire la porta al vampiro che viene a divorarvi.

 

 

 

 

 

 

 

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Necrocultura

Quando Papa Benedetto tuonava contro l’uso degli embrioni per la ricerca

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Oggi abbiamo un papa che straparla di ecologia e obbliga a vaccini ottenuti tramite il sacrificio di feti abortiti. Un pontefice che, su qualsiasi tema ma soprattutto su questi, sembra incapace di affrontare la complessità. Come escluso da una  visione del quadro di insieme della società umana: cioè, non in grado di fare il mestiere che per millenni hanno fatto i vicari di Cristo in Terra.

 

Dobbiamo ricordare fino a pochi anni fa non era così. Dobbiamo ricordare che, fino allo strano golpe che ha intronato Bergoglio, c’era un papa che scriveva, e pensava, in modo diverso. Comunicando ai fedeli cose che, nell’ora presente, suonano profetiche, di importanza assoluta.

 

«Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita dell’uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale»

«Il problema decisivo è la complessiva tenuta morale della società. Se non si rispetta il diritto alla vita e alla morte naturale, se si rende artificiale il concepimento, la gestazione e la nascita dell’uomo, se si sacrificano embrioni umani alla ricerca, la coscienza comune finisce per perdere il concetto di ecologia umana e, con esso, quello di ecologia ambientale».

 

Sono parole dal punto 50 del IV capitolo della Caritas in Veritate, l’enciclica scritta da Benedetto XVI del 2009 riguardo lo «sviluppo umano integrale nella carità e nella verità».

 

Rileggiamo. L’ambientalismo è niente, «se si sacrificano embrioni umani alla ricerca».

 

«La fecondazione in vitro, la ricerca sugli embrioni, la possibilità della clonazione e dell’ibridazione umana nascono e sono promosse nell’attuale cultura del disincanto totale, che crede di aver svelato ogni mistero, perché si è ormai arrivati alla radice della vita»

Parole che esplodono nella mente di noi esuli figli di Eva nell’anno del Signore 2021, il tempo della peste, della tirannide e della follia. Il tempo in cui gli stessi cattolici giustificano il sacrificio «scientifico» degli embrioni umani. Quello, e oltre: lo squartamento a cuor battente dei feti per asportarne organi e tessuti da usare in laboratorio, magari per la produzione di immonde linee cellulari «immortalizzate» con oncogeni, magari per creare topi «umanizzati».

 

Ecco, dinanzi all’abominio che ora ci sembra inarrestabile, una volta c’era qualcuno che, almeno a parole, tentava di ergere una diga di umanità.

 

«La fecondazione in vitro, la ricerca sugli embrioni, la possibilità della clonazione e dell’ibridazione umana nascono e sono promosse nell’attuale cultura del disincanto totale, che crede di aver svelato ogni mistero, perché si è ormai arrivati alla radice della vita. Qui l’assolutismo della tecnica trova la sua massima espressione. In tale tipo di cultura la coscienza è solo chiamata a prendere atto di una mera possibilità tecnica» (Caritas in Veritate, VI, 75)

 

Abbiamo criticato Ratzinger in passato. Ma ci è impossibile, davanti a queste parole, non vedere come quel papa volasse altissimo, comprendendo battaglie – come quella contro la produzione di esseri umani in provetta, cioè la riproduzione artificiale, la FIVET ora pagata dallo Stato – ora totalmente inarticolabili. Renovatio 21, che questa battaglia tenta di farla,  sa bene quanto sia difficile anche solo far capire di cosa si stia parlando. Invece, neanche una dozzina di anni fa, lo scriveva il papa. Nero su bianco.

 

«Non si possono tuttavia minimizzare gli scenari inquietanti per il futuro dell’uomo e i nuovi potenti strumenti che la “cultura della morte” ha a disposizione»

Ora chiudete gli occhi. Pensate ai ragazzi di oggi. Riportate alla mente l’immagine del papa con Greta Thunberg. Pensate al giovane ragazzo allontanato dalla Guardia svizzera perché non si piegava all’obbligo vaccinale del papa, che è la sottomissione ad un vaccino ottenuto tramite cellule di aborto.

 

Ora riapriteli. Leggete.

 

«È una contraddizione chiedere alle nuove generazioni il rispetto dell’ambiente naturale, quando l’educazione e le leggi non le aiutano a rispettare se stesse. Il libro della natura è uno e indivisibile, sul versante dell’ambiente come sul versante della vita, della sessualità, del matrimonio, della famiglia, delle relazioni sociali, in una parola dello sviluppo umano integrale. I doveri che abbiamo verso l’ambiente si collegano con i doveri che abbiamo verso la persona considerata in se stessa e in relazione con gli altri. Non si possono esigere gli uni e conculcare gli altri. Questa è una grave antinomia della mentalità e della prassi odierna, che avvilisce la persona, sconvolge l’ambiente e danneggia la società». (Caritas in Veritate, IV, 51)

 

Ora pensate a noi, che vi tormentiamo con questa idea, quella della Cultura della Morte (che noi chiamiamo, spesse volte, Necrocultura), sapendo che è un’espressione in via di sparizione del discorso cattolico, soppiantata dall’ecoterzomondismo della «cultura dello scarto» o dalla definizione-Tuttocittà papale delle «periferie esistenziali».

 

Della Necrocultura un tempo si parlava nelle encicliche.

 

«Non si possono tuttavia minimizzare gli scenari inquietanti per il futuro dell’uomo e i nuovi potenti strumenti che la “cultura della morte” ha a disposizione. Alla diffusa, tragica, piaga dell’aborto si potrebbe aggiungere in futuro, ma è già surrettiziamente in nuce, una sistematica pianificazione eugenetica delle nascite. Sul versante opposto, va facendosi strada una mens eutanasica, manifestazione non meno abusiva di dominio sulla vita, che in certe condizioni viene considerata non più degna di essere vissuta. Dietro questi scenari stanno posizioni culturali negatrici della dignità umana». (Caritas in Veritate, VI, 75)

 

Ratzinger comprendeva che si stava preparando una rivoluzione antropologica. Tuttavia non osava pensare che essa potesse promanare direttamente dalla manipolazione della vita, dalla biotecnologia genetica applicata sull’umanità tutta tramite la siringa mRNA.

Sono passati pochissimi anni. La Cultura della Morte ha affinato i suoi strumenti in modo inimmaginabile. L’aborto da «diritto» femminista e liberale è divenuto base industriale per la farmaceutica globale. L’eutanasia è realtà – anzi, siamo andati oltre, stiamo per votare un referendum sulla depenalizzazione dell’omicidio del consenziente, qualcosa che con la «dolce morte» non ha niente a che fare. L’eugenetica è qui, per la Lebensunwertes Leben, la vita considerata indegna di essere vissuta (ora chiamata briosamente «best interest») hanno già ucciso diversi bambini. La «dignità umana», in un mondo dove persino i volti delle persone sono coperti, è un miraggio lontano, un’espressione pomposa svuotata di ogni realtà.

 

Soprattutto, abbiamo un nuovo, grande strumento della Necrocultura che Ratzinger non aveva previsto: il vaccino pandemico. Esso proviene dallo stesso pozzo maligno da cui provengono tutti i mezzi del male – esso è fatto di sacrifici umani, di bambini immolati. Ma non solo: esso è in grado di ordinare il mondo, di dividerlo e dominarlo, di marchiare l’umanità per permetterle di vivere come annunciato nell’Apocalisse di Giovanni.

 

«Oggi occorre affermare che la questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica, nel senso che essa implica il modo stesso non solo di concepire, ma anche di manipolare la vita, sempre più posta dalle biotecnologie nelle mani dell’uomo». (Caritas in Veritate, VI, 75)

 

Ratzinger comprendeva che si stava preparando una rivoluzione antropologica. Tuttavia non osava pensare che essa potesse promanare direttamente dalla manipolazione della vita, dalla biotecnologia genetica applicata sull’umanità tutta tramite la siringa mRNA.

 

La Cultura della Morte provoca la manipolazione della vita, pensava il papa. Ora abbiamo appreso che la manipolazione della vita non solo giustifica, ma potenzia, produce la Necrocultura

La Cultura della Morte provoca la manipolazione della vita, pensava il papa. Ora abbiamo appreso che la manipolazione della vita non solo giustifica, ma potenzia, produce la Necrocultura.

 

Non è il primo scritto del tedesco a suonare oggi come profetico. «La Bestia è un numero, e ci trasforma in numeri» aveva detto il cardinale Ratzinger ai seminaristi di Palermo nel 2000. Egli parlò di «un mondo che corre il rischio di adottare la stessa struttura dei campi di concentramento, se viene accettata la legge universale della macchina».

 

«Le macchine che sono state costruite impongono questa stessa legge, questa stessa legge che era adottata nei campi di concentramento (…) Secondo la logica della macchina, secondo i padroni della macchina, l’uomo deve essere interpretato da un computer, e questo è possibile solamente se l’uomo viene tradotto in numeri».

 

Sono parole perfette per l’era dei vaccini genetici creati al computer e finanziati dall’informatico Bill Gates, l’era dei campi di quarantena, l’era dove la libertà si può sperare solo tramite un codice numerico verde fornito dalla macchina.

 

Quindi, ci rimane la domanda che si sono fatti tutti, ma che nessuno ha mai posto seriamente: perché Ratzinger se ne è andato?

 

Quindi, ci rimane la domanda che si sono fatti tutti, ma che nessuno ha mai posto seriamente: perché Ratzinger se ne è andato? È stato forse per far posto esattamente a tutto ciò che egli paventava nei suoi scritti e nei suo discorsi?

È stato forse per far posto esattamente a tutto ciò che egli paventava nei suoi scritti e nei suo discorsi?

 

È un bel mistero. Un mistero che ha, in verità, indicibili resposabilità mondiali. Un mistero da cui sono dipese immani conseguenze per lo spirito e la carne di tutti i popoli.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

 

Immagine di Mangouste35 via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 3.0 Unported (CC BY-SA 3.0); immagine modificata

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Necrocultura

L’apocalisse dell’utilitarismo: e se l’estinzione fosse meglio per tutti?

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Renovatio 21 traduce questo articolo di Bioedge.

 

 

L’editorialista più erudito d’Australia è probabilmente Henry Ergas, un economista che ha trascorso molti anni presso l’OCSE a Parigi prima di tornare in Australia.

 

In un recente articolo, «È la fine del mondo come lo conosciamo – ancora una volta», ha galoppato attraverso le visioni occidentali dell’apocalisse – il mito greco dell’eterno ritorno, l’ultima venuta di Cristo, il libro di Jean-Baptiste Cousin de Grainville Last Days of Humanity (per me nuovo), The World Set Free di HG Wells (che predisse la bomba atomica) e oggigiorno, il collasso ambientale.

 

Il suo argomento  sarebbe che l’immaginazione occidentale moderna è facilmente catturata dalle visioni della catastrofe finale, come nella pandemia di COVID-19, nei cambiamenti climatici o nella guerra nucleare. La sua premessa era che l’estinzione è ovviamente una cosa negativa.

 

Ma cosa succede se l’estinzione non è davvero una cattiva opzione alla luce dell’alternativa?

Cosa succede se l’estinzione non è davvero una cattiva opzione alla luce dell’alternativa?

 

Scrivendo nel blog di Etica Pratica (ripubblicato dal New Statesman ), il filosofo Roger Crisp, dell’Università di Oxford, riflette sul fatto che l’estinzione immediata metterebbe almeno fine al dolore collettivo dell’esistenza:

 

«Forse uno dei motivi per cui pensiamo che l’estinzione sarebbe così grave è che non siamo riusciti a riconoscere quanto sia terribile l’agonia estrema».

 

«Tuttavia, abbiamo prove sufficienti e capacità immaginativa per dire che non è irragionevole vedere il dolore di un’ora di tortura come qualcosa che non può mai essere controbilanciato da alcuna quantità di valore positivo. E se questa visione è corretta, allora suggerisce che il miglior risultato sarebbe l’estinzione immediata che segue dal permettere a un asteroide di colpire il nostro pianeta…»

 

«La questione se l’estinzione sarebbe un bene o un male in generale è ovviamente molto importante, soprattutto di fronte a potenziali eventi catastrofici al cardine della storia. Ma è anche molto difficile rispondere a questa domanda».

 

«In definitiva, non sto affermando che l’estinzione sarebbe un bene, solo che, poiché potrebbe esserlo, dovremmo dedicare molta più attenzione a pensare al valore dell’estinzione rispetto a quella che abbiamo fino ad oggi».

 

Crisp è un utilitarista e lo scopo e il valore della sofferenza rappresentano un enigma per coloro che bilanciano il piacere con il dolore.

 

È interessante dare un’occhiata all’escatologia utilitaristica.

 

 

Michael Cook

Direttore di Bioedge

 

 

 

 

 

 

 

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«Le autorità considerano il proprio popolo come un nemico». Parla relatore speciale ONU sulla tortura

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Il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura Nils Melzer ha commentato in maniera drammatica le immagine di brutalità viste la scorsa domenica a Berlino.

 

«Le autorità considerano sempre più il proprio popolo come un nemico» ha detto l’uomo dell’ONU.

 

Melzer, un professore di diritto internazionale, aveva richiesto su Twitter di poter parlare con testimoni oculari dopo aver visto i video della repressione violenta della polizia tedesca contro i manifestanti antilockdown.

«Le autorità considerano sempre più il proprio popolo come un nemico»

 

Le botte elargite dai corazzatissimi celerini teutonici non avevano risparmiato donne e anziani.

 

Un video mostrava una manifestante berlinese che veniva afferrata per la gola e gettata brutalmente a terra dalla polizia antisommossa, mentre un’altra mostrava un ragazzo che veniva colpito in faccia mentre cercava di venire in aiuto di sua madre.

Se davvero ora le autorità sono entrate in guerra con la popolazione, quale legittimità può avere ancora lo Stato moderno?

 

 

 

La risposta alla richiesta di Melzer è stata decisa, con oltre un centinaio di denunce di violenza che si sono riversate, lasciando a lui il compito di «chiedere chiarimenti, nonché punizioni e riparazioni per le violazioni delle regole», riferisce il Berliner Zeitung.

 

 

Il professore afferma che ci sono chiaramente prove sufficienti «per un intervento ufficiale da parte mia con il governo federale».

 

Il COVID ha accelerato questo aggiornamento del sistema operativo dello Stato, ora basato sempre più sul software della Necrocultura: reprimi la vita, sterilizza la gioia, elimina l’essere umano

Ci chiediamo: se il professor Melzer avesse ragione, se davvero ora le autorità sono entrate in guerra con la popolazione, quale legittimità può avere ancora lo Stato moderno?

 

Per noi, tuttavia, non si tratta di novità: la Cultura della Morte è essenzialmente l’odio sistematico per gli esseri umani, sempre più introiettato dallo Stato e dalle sue strutture.

 

Ora, il COVID ha accelerato questo aggiornamento del sistema operativo dello Stato, ora basato sempre più sul software della Necrocultura: reprimi la vita, sterilizza la gioia, elimina l’essere umano.

 

 

 

 

 

 

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