Oligarcato
La Trilaterale si riunisce in Asia e si lamenta del comportamento degli USA verso la Cina
Una riunione di Tokyo della Commissione Trilaterale, un istituto USA-Europa-Giappone che celebrerà il suo 50° anniversario l’anno prossimo, ha consentito, per la prima volta, la presenza di membri della stampa durante l’intera giornata dei lavori
I giornalisti di Nikkei Asia che hanno seguito l’incontro del 19-20 novembre dell’Asia Pacific Group hanno valutato che «la stampa è stata invitata a evidenziare una spaccatura che potrebbe emergere tra l’Asia e le altre ali dell’organizzazione».
«Riteniamo che la politica degli Stati Uniti nei confronti dell’Asia, in particolare nei confronti della Cina, sia stata di mentalità ristretta e inflessibile. Vogliamo che il popolo degli Stati Uniti riconosca le varie prospettive asiatiche», ha affermato un leader giapponese dell’organizzazione.
«Senza una guida adeguata, la rivalità tra Stati Uniti e Cina potrebbe portare il mondo a un pericoloso confronto», scrivono i giornalisti.
Ad esempio, indicano il discorso di Rahm Emanuel, l’ambasciatore degli Stati Uniti in Giappone – nonché ex capo di gabinetto di Obama, di cui era intimo, sindaco di Chicago, fratello di un potente dottore bioeticista fanatico vaccinista–eutanatico e figlio di un terrorista israeliano dell’Irgun. Emanuel ha affermato che una questione importante che il mondo deve affrontare è «Democrazia contro autocrazia: vedrai il 2022 come un punto di svolta nel successo della democrazia», ha detto, suggerendo che la Cina, che considera autocratica, sta andando contro il marea della storia.
«A un certo punto o fai lo scemo o fai il furbo», ha detto l’ex capo dello staff della Casa Bianca di Obama. «Cosa sta dicendo l’ambasciatore?» ha detto un ex funzionario giapponese. «Dobbiamo coinvolgere la Cina. Se costringiamo i paesi a scegliere da che parte stare, le nazioni del sud-est asiatico sceglieranno la Cina. La chiave non è costringerli a scegliere». È stata rilevata l’assenza della partecipazione cinese all’evento (i cui organizzatori affermano che i nove membri cinesi della Commissione sarebbero stati invitati).
Un funzionario giapponese ha dichiarato: «mi sento molto imbarazzato e deluso nel vedere il completo vuoto della partecipazione cinese a questo incontro». Un membro delle Filippine ha affermato che non ha senso discutere dell’Asia senza la presenza della Cina. Questo membro era preoccupato per la divisione del mondo in blocchi in competizione: «quando due elefanti combattono, le formiche vengono calpestate. E lo sentiamo. Quando due elefanti combatteranno fino alla morte, saremo tutti morti. E la domanda è: “Per cosa?”»
Un economista sudcoreano ha affermato che il suo paese sarebbe costretto a scegliere tra Stati Uniti e Cina nel mondo della tecnologia: «devi scegliere a quale ecosistema tecnologico vuoi appartenere».
La Trilaterale, a lungo accusata di essere al centro di trame globaliste sin dagli anni Settanta, fu fondata dall’immancabile David Rockefeller con l’aiuto di Henry Kissinger e Zbigniew Brzezinski per opporsi al declino percepito dopo la guerra in Vietnam di un’altra creatura mondialista dei Rockefeller, il Council for Foreign Relations.
Il gruppo italiano della Trilaterale è presieduto dalla giornalista e dirigente RAI Monica Maggioni, già membro anche del Club Bilderberg. Il vicepresidente risulta essere Enrico Tommaso Cucchiani, CEO di Intesa San Paolo.
Altri italiani coinvolti sono Ornella Barra (del grande gruppo di distribuzione Walgreens), Giampaolo Di Paola (già Ministro della Difesa), Marta Dassù (già viceministro degli Esteri), Yoram Gutgeld (israeliano ma deputato in Italia con Renzi di cui era consigliere, poi commissario alla spending review), Enrico Letta (che già frequenta il CFR), Giampiero Massolo (ex capo dei servizi segreti, poi vertice di Fincantieri), Carlo Messina (sempre di Intesa Sanpaolo), Maurizio Molinari (direttore de La Repubblica ed ex direttore de La Stampa), Maurizio Sella (della banca omonima, fondata dall’avo ministro dell’Italia unita ottocentesca) e Marco Tronchetti Provera (ex marito di Afef Jnifen).
In passato sono stati membri della Trilaterale anche nomi come Gianni Agnelli e Mario Monti, il quale fu oggetto di polemica a livello europeo quando divenne Commissario UE nel tardo 2003: l’eurodeputata Patricia McKenna ricordò che, oltre a partecipare al Club Bilderberg, «tre Commissari sono o sono stati membri della Commissione Trilaterale: Mario Monti, Chris Patten e Pedro Solbes Mira»
Nel 2016, la riunione plenaria della Commissioni Trilaterale si svolse a Roma, nientemeno che al Palazzo del Quirinale. Il presidente della Repubblica Mattarella fece un intervento in cui non mancò di citare elogiativamente il David Rockefeller.
«Sono davvero lieto di ricevere al Palazzo del Quirinale i partecipanti alla riunione Plenaria della Commissione Trilaterale» disse la Prima carica dello Stato italiano. «Quando, oltre quaranta anni fa, David Rockfeller ebbe l’intuizione di dar vita alla Commissione, si mosse nell’intento di capitalizzare le risorse e le energie degli ambienti imprenditoriali, culturali e sociali in America, Europa e Giappone, per superare le rigidità che sovente accompagnano le relazioni ufficiali tra Governi, così da fornire interpretazioni non formali ma originali di fenomeni complessi e dalle ampie ramificazioni».
Oligarcato
La «Davos nel deserto» cancellata a causa della guerra
L’Arabia Saudita ha annunciato che il suo principale forum sugli investimenti è stato rinviato al prossimo anno, a causa dei continui attacchi degli Houthi che colpiscono il regno.
Lanciata nel 2017, la conferenza Future Investment Initiative (FII), spesso soprannominata «Davos nel deserto», riunisce leader mondiali, alti dirigenti e investitori globali.
«Questa decisione nasce da un profondo impegno nei confronti dei nostri partner, membri, relatori e delegati», ha dichiarato lunedì in un comunicato stampa la CEO del FII Institute, la dottoressa Maha Bint Mishari Al Saud, aggiungendo che le nuove date per il 2027 saranno annunciate a breve.
L’evento era stato organizzato per celebrare il decimo anniversario della conferenza e si prevedeva la partecipazione di personalità di spicco del mondo finanziario e tecnologico, tra cui l’amministratore delegato di BlackRock Larry Fink, la presidente e responsabile degli investimenti di Alphabet Ruth Porat e l’amministratore delegato di Goldman Sachs David Solomon.
Il conflitto con gli Houthi, noti anche come Ansar Allah, ha causato disagi di vasta portata in Arabia Saudita. Secondo Al Jazeera, agenzie governative e aziende a Riyadh, comprese quelle del Kingdom Center e del King Abdullah Financial District, hanno chiesto ad alcuni dipendenti di lavorare da remoto.
Il rinnovato scontro è iniziato a luglio, quando le forze governative yemenite sostenute dall’Arabia Saudita hanno attaccato l’aeroporto di Sana’a, città controllata dagli Houthi, interrompendo anni di relativa calma seguiti alla tregua mediata dalle Nazioni Unite nel 2022. Gli Houthi hanno accusato Riad dell’attacco.
Gli Houthi hanno reagito con attacchi missilistici e hanno dichiarato un blocco marittimo dell’Arabia Saudita. La mossa è giunta in risposta alle restrizioni imposte dalla coalizione a guida saudita ai porti e agli aeroporti yemeniti controllati dagli Houthi a partire dal marzo 2015, quando Riad è intervenuta nella guerra civile del Paese.
Gli Houthi hanno inoltre conquistato territori lungo la costa yemenita del Mar Rosso, vicino allo stretto di Bab el-Mandeb, una rotta marittima cruciale per le esportazioni di petrolio saudita, dato che il traffico attraverso lo stretto di Ormuzzo rimane fortemente interrotto dal conflitto tra Stati Uniti e Iran.
L’escalation del conflitto ha causato vittime civili sia in Arabia Saudita che in Yemen. Diversi attacchi degli Houthi contro l’aeroporto di Riad all’inizio di questo mese hanno ucciso almeno 14 persone e ne hanno ferite più di 300, secondo le autorità saudite. Gli attacchi sauditi hanno ucciso 141 persone e ne hanno ferite 395 dal 3 settembre, la maggior parte delle quali donne e bambini, ha dichiarato lunedì il ministero della Salute controllato dagli Houthi.
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Immagine di Republic of Korea Office of the President Official Photographer Kang Min Seok via Flickr pubblicata su licenza CC BY-NC-SA 2.0
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Gola profonda del caso Epstein trovato morto in Tailandia
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I am the British whistleblower who reported evidence concerning Howard Lutnick, his links to Jeffrey Epstein, and Cantor Fitzgerald and BGC to the FBI in 2020–21.
Listen to the BBC File on 4 documentary about my whistleblower story: https://t.co/rLRDnZA4Dv BBC News: https://t.co/DdNNOosnKL I later shared evidence with the House Oversight Committee, which subsequently questioned Lutnick behind closed doors. My disclosures also contributed to regulatory action in the US and UK, including a £96m HMRC tax assessment relating to BGC’s partnership scheme. I believe the true tax exposure is substantially higher. I also reported to the FBI and financial regulators matters involving Cantor Fitzgerald’s Relief Fund and BGC/Cantor’s annual 9/11 Charity Day. The personal consequences of whistleblowing, and the retaliation I say followed, have been devastating for my family and me. Mother Jones previously reported that documents I uncovered revealed a years-long business tie between Howard Lutnick, Cantor Fitzgerald and Jeffrey Epstein through AdFin, including a 2018 exchange in which Lutnick and Epstein discussed the company directly: https://t.co/aRdn302v4i https://t.co/aRdn302v4i Follow me here on X and on LinkedIn. I intend to share more of the evidence and the story behind what happened. — Simon Andriesz (@SAndriesz) August 9, 2026
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Oligarcato
La Norvegia indaga sui legami tra la sua élite ed Epstein
Il Parlamento norvegese ha aperto un’inchiesta pubblica sui legami tra l’élite politica e diplomatica del Paese e il finanziere statunitense Jeffrey Epstein, condannato per reati sessuali su minori. Saranno sentiti undici ministri degli Esteri e dello Sviluppo, tra cui l’attuale e l’ex titolare degli Esteri, e il primo ministro Jonas Gahr Stoere, che ricoprì quella carica dal 2005 al 2012.
I documenti su Epstein, resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia statunitense all’inizio di quest’anno, hanno messo in luce i suoi rapporti spesso tossici con politici, membri di famiglie reali e altre figure di spicco, per i quali si ritiene abbia procurato ragazze minorenni a scopo sessuale. Quelle rivelazioni hanno innescato indagini parlamentari e di polizia in Norvegia.
La Commissione permanente per il controllo e gli affari costituzionali del Parlamento sta esaminando la gestione dei fondi per gli aiuti internazionali da parte del ministero degli Esteri, i controlli interni e se i rapporti personali con Epstein possano aver inciso sulle decisioni del governo. Il membro della commissione Jonas Andersen Sayed ha detto che l’esecutivo deve spiegare che cosa sta facendo per ricostruire la fiducia nel servizio diplomatico.
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Restano aperti anche interrogativi sui finanziamenti norvegesi all’International Peace Institute (IPI), che tra il 1997 e il 2018 ha ricevuto dal Ministero degli Esteri circa 130 milioni di corone (12 milioni di euro). Il think tank internazionale è stato guidato dal diplomatico norvegese Terje Roed-Larsen dal 2005 al 2020.
La Norvegia, sede del Premio Nobel per la Pace e da tempo attore centrale della diplomazia internazionale, è finita sotto una luce sempre più intensa per i legami di Epstein con i suoi ambienti politici e diplomatici.
Roed-Larsen, figura chiave dei negoziati di pace in Medio Oriente negli anni Novanta e tra i principali artefici degli Accordi di Oslo del 1993, è uno dei norvegesi di spicco indagati dall’Oekokrim, l’autorità per i crimini economici, dopo la pubblicazione dei documenti del caso Epstein.
Sotto inchiesta ci sono anche l’ex primo ministro Thorbjoern Jagland e l’ex diplomatica Mona Juul. La Juul e lo Jagland sono sospettati di corruzione aggravata, Roed-Larsen di complicità nello stesso reato. Tutti e tre hanno respinto gli addebiti.
Edward Juul Rod-Larsen, 25 anni, è stato trovato morto a Oslo pochi giorni dopo che le polizie francese e norvegese avrebbero avviato un’indagine congiunta sui suoi genitori, Mona Juul e Terje Rod-Larsen; si è sospettato il suicidio. Anche lo Jagland avrebbe cercato di suicidarsi, finendo all’ospedale.
Come riportato da Renovatio 21 ex ministro degli Esteri Boerge Brende ha intanto testimoniato davanti alla commissione, dopo essersi dimesso a febbraio da presidente e amministratore delegato del World Economic Forum in seguito alle indagini sui suoi contatti con Epstein.
In parallelo il parlamento ha nominato una commissione indipendente di accademici ed esperti legali per esaminare le questioni sollevate dai dossier Epstein. Le conclusioni dovranno arrivare entro il 31 gennaio 2028.
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Come riportato da Renovatio 21, i contatti norvegesi dell’Epstein comprendono anche quella che, dopo la recentissima morte di re Aroldo, è ora la regina di Norvegia Mette-Marit.
Secondo i documenti relativi al caso Epstein, la principessa ereditaria si scambiò centinaia di email con l’oscuro oligarca molestatore sessuale tra il 2011 e il 2014 e soggiornò persino nella sua casa in Florida per quattro giorni. Questi scambi sono avvenuti anni dopo che Epstein aveva ammesso di aver sollecitato una minorenne alla prostituzione.
La corrispondenza, personale e a tratti civettuola, ha dimostrato che la loro relazione è durata molto più a lungo di quanto il palazzo avesse pubblicamente affermato. Mette-Marit si è poi scusata per quello che ha definito un errore di valutazione, dicendo che avrebbe dovuto indagare più a fondo sul passato di Epstein.
Come riportato da Renovatio 21, a giugno il figlio di primo letto della regina è stato condannato a 4 anni di reclusione per stupro.
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Immagine di Torbjørn Kjosvold/SMK via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 4.0 International
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