Connettiti con Renovato 21

Epidemie

Le menzogne dei Gates: «Entrambi sembrano banchettare allo stesso tavolo di Big Pharma»

Pubblicato

il

 

 

Il mondo sta lentamente scoprendo che la Fondazione Bill & Melinda Gates non hanno solo fan scatenati – come i politici e i giornalisti a cui magari allungano qualche danaro.

 

Linsey McGoey , professore di sociologia presso l’Università dell’Essex in Inghilterra, ha pubblicato nel 2015 un libro intitolato No Such Thing as a Free Gift: The Gates Foundation and the Price of Philanthropy. («Non esistono regali gratuiti: la Fondazione Gates e il prezzo della filantropia»).

 

«Quando la fondazione versa sovvenzioni non rimborsabili e agevolate dalle tasse alle aziende farmaceutiche più ricche del mondo, o quando difende un sistema globale di brevetti che rende i medicinali salvavita inutilmente costosi sia nelle nazioni povere che in quelle ricche, la responsabilità non si ferma solo a Bill, ma anche con Melinda»

La professoressa McGoey ha scritto sul New York Times un articolo che il giornale definisce «provocatorio», ma a che noi sembra solo realista: «chiedere a Bill Gates di correggere la disuguaglianza è come chiedere a un piromane di pulire la tua casa dopo averla appena incendiata. I filantropi potrebbero avere le tasche profonde per finanziare l’autopompa antincendio e la canna dell’acqua, ma i soldi provengono dal rendere le nostre case invivibili in primo luogo».

 

La professoressa traccia la strana storia della Fondazione: «la fondazione è stata creata nel 2000, unendo due organizzazioni di beneficenza che sono state istituite nel 1994, l’anno in cui Bill e Melinda si sono sposati. Le dimensioni della fondazione sono aumentate in modo significativo nel 2006, quando il signor Buffett ha annunciato che avrebbe donato la maggior parte della sua fortuna alla Berkshire Hathaway all’organizzazione, dicendo che si fidava dell’esperienza di Bill e Melinda per usare i soldi a fin di bene».

 

«È emerso un paradosso. Più grande diventava la fondazione, meno qualcuno sembrava disposto a porre domande difficili sulla sua struttura di gestione segreta o sulla sua propensione a dare soldi a redditizie società farmaceutiche e di carte di credito come Mastercard, nonostante il fatto che donare miliardi a ricche società stabilisse un insolito e preoccupante precedente nel settore filantropico».

 

La tesi della McGoey è che miliardari come Gates contribuiscono alla disuguaglianza in tutto il mondo, attraverso l’elusione fiscale delle imprese, l’ampio divario salariale tra dirigenti e lavoratori a bassa retribuzione e altre politiche. Allora perché dovremmo affidare a loro la risoluzione di problemi globali come la fame e le malattie?

 

«Più grande diventava la Fondazione, meno qualcuno sembrava disposto a porre domande difficili sulla sua struttura di gestione segreta o sulla sua propensione a dare soldi a redditizie società farmaceutiche e di carte di credito come Mastercard, nonostante il fatto che donare miliardi a ricche società stabilisse un insolito e preoccupante precedente nel settore filantropico»

«Entrambi i Gates vivono nel mondo del mercato, anche se a volte si dimentica convenientemente che anche Melinda ha proprietà eccellenti lì. Nella copertura mediatica dopo l’annuncio del divorzio, è stata sostenuta come il freno più “umano ” all’approccio tecno-soluzionista di Bill alla salute e allo sviluppo globali. Ma non credo che ci siano molte prove di un profondo divario tra loro quando si tratta di vedere il mercato come una panacea».

 

In effetti la professoressa McGoey sostiene che i Gates hanno preso una serie di decisioni discutibili con la loro fondazione, dalla creazione di una «struttura di gestione segreta» alla donazione di denaro a sforzi guidati da società come Mastercard:

 

«Quando la fondazione versa sovvenzioni non rimborsabili e agevolate dalle tasse alle aziende farmaceutiche più ricche del mondo, o quando difende un sistema globale di brevetti che rende i medicinali salvavita inutilmente costosi sia nelle nazioni povere che in quelle ricche, la responsabilità non si ferma solo a Bill, ma anche con Melinda. Questo accordo ha lasciato molte persone sbalordite. Sembrava in conflitto con la missione dichiarata della Fondazione Gates di migliorare l’accesso globale ai farmaci, ma non sorprende coloro che seguono da tempo la propensione della Fondazione a dare una mano a Big Pharma».

«Entrambi i Gates sembrano banchettare allo stesso tavolo di Big Pharma»

 

Di recente, è ricordata, Melinda ha dichiarato al Times che i produttori di vaccini come Pfizer e AstraZeneca «dovrebbero realizzare un piccolo profitto, perché vogliamo che rimangano in attività».

 

«Definisci piccolo – si chiede McGoey – AstraZeneca non ha pagato nulla per la ricerca di base di Oxford sul vaccino, ma la società ora ha i diritti di distribuzione esclusivi, che potrebbero guadagnare miliardi dall’accordo mediato dalla Gates Foundation».

 

«L’età della deferenza nei loro confronti è finita, ed era ora»

«Entrambi i Gates sembrano banchettare allo stesso tavolo di Big Pharma, ingoiando un errore fondamentale perpetuato da anni. Questa è l’insistenza sul fatto che le aziende devono “addebitare prezzi astronomici per pagare la ricerca e lo sviluppo”, come ha affermato di recente il rappresentante Katie Porter , anche se “l’importo che spendono per manipolare il mercato per arricchire gli azionisti eclissa completamente ciò che viene speso in ricerca e sviluppo”».

 

L’articolo si conclude con un’auspicio: «L’età della deferenza nei loro confronti è finita, ed era ora».

 

 

 

 

Immagine di Steve Jurvetson via Flickr pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic (CC BY 2.0)

 

 

 

 

Continua a leggere

Epidemie

Balle sui tamponi? Quanti lavoratori sono senza green pass?

Pubblicato

il

Da

 

Si potrebbe avere l’idea che stiano prendendo in giro. Si potrebbe pensare che, sul serio, non abbiano nulla sotto controllo. 

 

Secondo i dati della (piuttosto filogovernativa) Fondazione Gimbe ci sono in Italia 3,8 milioni di lavoratori senza vaccino.

 

Ma secondo i report del  Ministero della Salute pubblicati da Il Sole 24 Ore e da La Repubblica, da mercoledì 13 ottobre  a oggi ci sono stati circa 800.000 tamponi. Tra ieri e oggi 500.000.

 

Secondo i dati della (piuttosto filogovernativa) Fondazione Gimbe ci sono in Italia 3,8 milioni di lavoratori senza vaccino. Da mercoledì 13 ottobre  a oggi ci sono stati circa 800.000 tamponi. Tra ieri e oggi 500.000

Quindi – se la matematica non è un’opinione – oggi 15 ottobre, circa  3 milioni di lavoratori non vaccinati sono andati al lavoro senza green pass  o non sono andati: perché non si sono nemmeno tamponati.

 

Questo nella migliore delle ipotesi: assumendo cioè che in Italia da mercoledì 13 abbiano fatto tamponi solo i lavoratori. Altrimenti i numeri scendono ulteriormente.



Sappiamo inoltre dai giornali che il 23% dei lavoratori in più della norma oggi si è messo in malattia. Non è certo una sfortunata coincidenza, si potrebbe pensare.

 

A meno che non ci sbagliamo (nel caso, diteci dove sbagliamo) oggi l’80% dei lavoratori non vaccinati era senza green pass. Circa 3 milioni di persone.

Ricordatevelo quando al TG – inevitabilmente – vi diranno che fila tutto liscio.

 

Vi stanno prendendo in giro.

 

Si contraddicono con gli stessi numeri che pubblicano sulle prime pagine.

 

A meno che non ci sbagliamo (nel caso, diteci dove sbagliamo) oggi l’80% dei lavoratori non vaccinati era senza green pass. Circa 3 milioni di persone.





Continua a leggere

Epidemie

COVID-19: la morsa si stringe attorno al dottor Fauci

Pubblicato

il

Da

 

 

 

Il 23 settembre 2021 The Intercept ha pubblicato una richiesta di sovvenzione, presentata nel 2018 da EcoHealth Alliance alla DARPA (Defence Advanced Research Projects Agency) (1), ove si legge che l’intento della società è creare in laboratorio un virus artificiale partendo dai coronavirus dei pipistrelli. (2)

 

L’ex consigliere economico del presidente Donald Trump, Peter Navarro, ha peraltro rivelato che EcoHealth Alliance è servita al dottor Anthony Fauci per dirottare denaro pubblico sul finanziamento di ricerche da svolgere nel laboratorio P4 di Wuhan perché illegali negli Stati Uniti.

 

Il direttore di EcoHealth Alliance, Peter Daszak, è il principale promotore della petizione, pubblicata da The Lancet (3), a sostegno del personale sanitario di Wuhan, ingiustamente accusato di essere responsabile dell’epidemia di COVID-19. Daszak è stato altresì membro della missione d’indagine dell’OMS a Wuhan.

 

Il 4 settembre 2021 Alex Jones (InfoWars) ha divulgato due estratti del video, diffuso a ottobre 2019 dalla rete pubblica statunitense CSPAN, di una tavola rotonda sulla creazione di un vaccino universale contro l’influenza (4).

 

Gli esperti vi discutono la necessità:

 

  • di modificare la procedura di autorizzazione dei vaccini contro l’influenza;
  • di cambiare modalità di produzione dei vaccini anti-inflluenzali, sostituendoli con sistemi a RNA messaggero


I partecipanti convengono sul fatto che l’industria farmaceutica non potrà fare il gran passo perché l’influenza non è malattia che faccia paura.

 

Durante la riunione il dottor Anthony Fauci dichiara, in sostanza, che per fare avanzare l’industria farmaceutica e l’umanità occorrerebbe uno choc, un’epidemia influenzale molto più mortale.

 

Anthony Fauci è dal 1984 direttore dell’Istituto Nazionale statunitense per le allergie e le malattie infettive (National Institute of Allergy and Infectious Diseases). È stato collaboratore del segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, di cui nel 2004 ha appoggiato il progetto d’isolamento di persone sane.

 

È altresì membro di Alba Rossa (5), il gruppo che nel 2020, durante l’epidemia COVID, si è speso per l’applicazione del piano d’isolamento Rumsfeld.

 

È stato chiamato dal presidente Trump a dirigere la cellula di crisi COVID-19. Il presidente Joe Biden l’ha confermato nell’incarico.

 

 

NOTE

1) «Leaked Grant Proposal Details High-Risk Coronavirus Research», Sharon Lerner & Maia Hibbett, The Intercept, 23 settembre 2021.

5) «Il COVID-19 e l’Alba Rossa», di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 28 aprile 2020.

 

 

Articolo ripubblicato su licenza Creative Commons CC BY-NC-ND

 

Fonte: «COVID-19: la morsa si stringe attorno al dottor Anthony Fauci», Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 8 ottobre 2021.

 

 

Renovatio 21 offre questa traduzione per dare una informazione a 360º. Ricordiamo che non tutto ciò che viene pubblicato sul sito di Renovatio 21 corrisponde alle nostre posizioni.

Continua a leggere

Epidemie

Ospedali negheranno i trapianti ai non vaccinati in «quasi tutte le situazioni»

Pubblicato

il

Da

 

 

Un sistema sanitario con sede in Colorado afferma che sta negando i trapianti di organi ai pazienti non vaccinati contro il coronavirus in «quasi tutte le situazioni», citando studi che mostrano che questi pazienti hanno molte più probabilità di morire se contraggono il COVID-19.  Lo riporta il Washington Post

Il deputato repubblicano dello stato del Colorado Tim Geitner ha dichiarato che sarebbe stato negato un trapianto di rene a una donna di Colorado Springs perché non vaccinata. Definendo la decisione «disgustosa» e discriminatoria, Geitner ha condiviso una lettera che  il paziente avrebbe ricevuto la scorsa settimana dal centro trapianti.

La lettera diceva che la donna sarebbe stata «inattivata» da una lista d’attesa per il trapianto di rene e aveva 30 giorni per iniziare la vaccinazione contro il coronavirus. Se si fosse rifiutata di essere vaccinata, diceva, sarebbe stata rimossa dalla lista d’attesa.

 

La lettera diceva che la donna sarebbe stata «inattivata» da una lista d’attesa per il trapianto di rene e aveva 30 giorni per iniziare la vaccinazione contro il coronavirus

La paziente in attesa di trapianto ha dichiarato a 9News che «è stata costretta a prendere una decisione che non mi sento a mio agio a prendere in questo momento per poter vivere». L’obbligo vaccinale, quindi, ha trovato un nuovo strumento di coercizione

 

«La politica illustra i costi crescenti di non essere vaccinati e si addentra in un territorio profondamente controverso: l’uso dello stato di immunizzazione per decidere chi riceve cure mediche limitate» scrive il WaPo. Bello l’aggettivo: controverso. Traduciamolo: non ancora completamente passato per la Finestra di Overton.

 

Renovatio 21 si oppone alla trapianto di organi, specie da persone ritenute «clinicamente morte» ma il cui cuore batte ancora, altrimenti non sarebbe possibile espiantarne gli organi: la «donazione», cioè la predazione, avviene solo a cuor battente, basandosi sulla artificiosa nozione di «morte cerebrale» i cui criteri cambiano da Paese a Paese e da un anno all’altro. Come abbiamo scritto, è il concetto di «morte cerebrale» a rendere possibile l’industria dei trapianti, un grande business per medici, ospedali e farmaceutiche che guadagnano clienti a vita di  farmaci come gli antirigetto.

 

Pare che si tratti in questo caso, di una donazione di rene da vivente, volontaria. È stato riportato infatti che la paziente e il suo donatore di reni stanno cercando altre opzioni fuori dallo Stato, poiché non hanno trovato un ospedale del Colorado che eseguirà la procedura prima di essere immunizzati.

 

La filiera della Necrocultura squarta e contamina, segrega e ricatta, in Europa oramai con la stessa mancanza di pudore che regna in Cina. Com’è possibile che il personale medico accetti questa mostruosità?

Non ci stupiamo di questa storia di ordinaria follia biomedica. Essa mette in luce diverse questioni:

 

1) L’instaurazione dell’utilitarismo – cioè il calcolo del piacere individuale – come filosofia che guida lo Stato e la Sanità, e quindi decide la vita e la morte delle persone. La qualità della vita ha perfino una formula, si tende a prediligere nelle cure quindi chi avrà più anni di piacere dinanzi rispetto a chi invece potrà vivere meno.

 

2) Il sistema di allocazione delle risorse mediche – il problema del triage che abbiamo visto in azioni con gli intubati durante la prima ondata pandemica – ora è utilizzabile come ricatto vaccinale.

 

3) il sistema grottesco della predazione degli organi, come riportato da Renovatio 21, non si è fatto scrupolo di espiantare e trapiantare organi di positivi al COVID: per quanto vi possa sembrare allucinante è così. Anzi, si parlava, qualche mese fa, di un boom di disponibilità di organi umani grazie ai morti di COVID. Ora però la faccenda si complica: a quanto è dato di capire potrebbe essere obbligato al vaccino anche il «donatore».

 

Ci rendiamo conto che stanno davvero rendendo accettabile l’idea che un non vaccinato merita di morire?

Qui subentra il paradosso ulteriore che abbiamo visto con il plasma iperimmune: colui che ha contratto il coronavirus ed è guarito può donare il sangue per la plasmaferesi, mentre chi è vaccinato ha dei limiti: egli, secondo le linee guida pubblicate dall’ECDC, deve attendere 48 ore dal vaccino, mentre se «ha sviluppato sintomi dopo la somministrazione del vaccino anti-SARS-CoV-2 può essere accettato alla donazione dopo almeno 7 giorni dalla completa risoluzione dei sintomi».

 

Non abbiamo dubbi che l’idea di escludere dalle cure i non vaccinati trova il favore in una larga parte della popolazione – gli stessi che paragonano i resistenti alla siringa come animali parassiti, subumani da gettare in campi da concentramento o da prendere a cannonate. Tutte cose che sono state davvero dette nel discorso pubblico.

 

La filiera della Necrocultura squarta e contamina, segrega e ricatta, in Europa oramai con la stessa mancanza di pudore che regna in Cina. Com’è possibile che il personale medico accetti questa mostruosità?

 

Ci rendiamo conto che stanno davvero rendendo accettabile l’idea che un non vaccinato merita di morire?

 

 

Continua a leggere

Più popolari