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Vaccinazione e contraccezione: Melinda Gates comincia a gettare la maschera

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Secondo la ultramiliardaria fondatrice, assieme al marito Bill, della Gates Foundation, il vero dramma del COVID, più che i morti (di cui non sembra curarsi più di tanto), più che le libertà personali distrutte in ogni Nazione del pianeta, è uno in particolare:  «Le prime stime suggeriscono anche che la pandemia causerà 49 milioni di donne in più senza contraccettivi, portando a 15 milioni di gravidanze non pianificate»

 

Avete letto bene: nell’intervista concessa a La Stampa e ad altri due giornali internazionali, la moglie di Bill Gates rivela che il problema della pandemia saranno i 15 milioni di bambini nati a causa della mancanza di contraccezione.

 

«Le prime stime suggeriscono anche che la pandemia causerà 49 milioni di donne in più senza contraccettivi, portando a 15 milioni di gravidanze non pianificate»

15 milioni di piccoli esseri umani, venuti sulla Terra per adempiere al disegno della Vita, per la Gates sono un male peggiore del virus e del crollo economico globale che ne sta conseguendo.

 

Non ci sarebbe molto da aggiungere, potremmo chiudere questo articolo qui.

 

La mentalità per cui una nascita non programmata è una nascita sbagliata ha un nome preciso: eugenetica. L’eugenetica è quell’ideologia per cui solo i bambini perfetti – e «voluti» da qualcuno, tanto per cominciare – sono degni di vivere.

 

15 milioni di piccoli esseri umani, venuti sulla Terra per adempiere al disegno della Vita, per Melinda Gates sono un male peggiore del virus e del crollo economico globale che ne sta conseguendo.

L’eugenetica, sia nel caso hitleriano che nel caso del mondo moderno (che ha semplicemente amplificato le idee antropologiche del nazionalsocialismo) porta alla creazione di vita artificiale, allo scarto di embrioni, e a breve alla costruzione dei figli in laboratorio, come è avvenuto con il caso delle gemelle cinesi create con un gene che le rende immuni all’HIV nonché in teoria più intelligenti della media.

 

La tecnologia di editing genetico ora disponibile, di nome CRISPR, ha di fatto già sollevato l’interesse di Bill Gates, che lo ritiene uno strumento da utilizzare assolutamente per risolvere tutte le malattie.

 

Tornando a Melinda, nell’intervista al quotidiano della famiglia Agnelli ha affermato che quello della contraccezione per fermare questa dannata «fertilità da COVID» è un tema impellente che necessita una soluzione immediata:

 

«Un piccolo gruppo di paesi che produce la maggior parte dei principi attivi primari contenuti nei contraccettivi generici, da quando la pandemia ha colpito, ha fatto scorta di questi ingredienti, anche se non ci sono prove che siano a corto di essi. È una politica commerciale senza cuore e senza senso». In pratica, diamo la pillola a tutte, specie nel Terzo Mondo, perché la Pandemia sì uccide ma parrebbe che faccia nascere anche qualche bambino, visto che il lockdown potrebbe davvero aver strappato qualche donna dalle grinfie della contraccezione.

 

La contraccezione, specialmente quella chimica – la cosiddetta pillola – mette il corpo della donna in una situazione innaturale e, come riportato da vari casi, può causare malattie, disfunzioni dell’umore, cancro e persino effetti psicologici come la preferenza sessuale accordata a uomini meno virili.

 

Un altro problema immane è quello ambientale: gli scarichi dei water delle donne che assumono gli ormoni steroidei della pillola finiscono in fiume o in mare, dove possono alterare la fauna marina: si parla di pesci transessuali, nata a causa dell’inquinamento da contraccezione. Chiaramente, si tratta dell’unico inquinamento di cui, nel mondo di Greta Thunberg, mai sentirete parlar.

«Dobbiamo investire nella pianificazione famigliare (…) le donne devono capire come funzionano i propri corpi e prendere le decisioni (…) quando una madre non può stabilire i tempi delle nascite, resta imprigionata in un ciclo di povertà»

 

«Dobbiamo investire nella pianificazione famigliare, deve essere volontaria, ma le donne devono capire come funzionano i propri corpi e prendere le decisioni». Perché «quando una madre non può stabilire i tempi delle nascite, resta imprigionata in un ciclo di povertà» dice nell’intervista Melinda. In pratica, l’equazione che si spaccia al Terzo Mondo è: «se fai figli sei povera».

 

Per il mondo sviluppato, invece, vale sempre il dogma femminista per cui i figli tolgono la libertà: «Le prime stime suggeriscono che in tutto il mondo, in questa recessione, i posti di lavoro delle donne hanno una probabilità di essere tagliati 1,8 volte superiore a quelli degli uomini. Inoltre, proprio mentre il lavoro retribuito delle donne sta crollando, il loro lavoro non retribuito per la cura dei bambini e dei membri della famiglia sta aumentando drasticamente».

Il falso mito della sovrappopolazione cavalcato da decenni dai Gates viene ora lanciatoci in faccia mentre scienziati cominciano a parlare del crollo della fertilità mondiale, con un dimezzamento della popolazione di Paesi come Italia e Giappone previsto prima del 2100.

 

Il falso mito della sovrappopolazione cavalcato da decenni dai Gates viene ora lanciatoci in faccia mentre scienziati cominciano a parlare del crollo della fertilità mondiale, con un dimezzamento della popolazione di Paesi come Italia e Giappone previsto prima del 2100.

 

Non è il trucchetto più basso che salta fuori dall’intervista. Addirittura, la Gates mette in relazione la natalità  con la possibilità di morire del virus:

 

«Di fatto il messaggio che milioni di donne incinte ricevono durante una crisi è che va bene partorire a casa, da sole. Ma non è così. Durante l’epidemia di Ebola del 2014, il principale fattore di mortalità materna è stato di gran lunga il fatto che le donne partorivano sempre più spesso senza assistenza medica».

 

La Gates mette in relazione la natalità  con la possibilità di morire del virus: «Durante l’epidemia di Ebola del 2014, il principale fattore di mortalità materna è stato di gran lunga il fatto che le donne partorivano sempre più spesso senza assistenza medica»

Va notato come lo scorso mercoledì la signora Gates avesse pubblicato nel prestigiosissimo giornale diplomatico Foreign Affairs un articolo in cui si scagliava contro il Presidente Trump esaltando il premier canadese Justin Trudeau e il presidente del Sudafrica Cyril Rahmaposa – tanto per far capire che i Gates sono oramai, più che una famiglia o una fondazione, una realtà geopolitica che ha relazioni diplomatiche proprie. Essendo divenuti i primi contribuenti dell’ONU in assoluto, ciò non può che essere vero.

 

La relazione di simpatia tra i Gates e Pechino è oramai sotto gli occhi di tutti. Il nemico del progressismo vacuo e beota alla Trudeau (o alla PD-M5S) o la ferocia tecno-totalitaria della Cina retta dal Partito Comunista Cinese (altro partner dei partiti di governo in Italia), è proprio vero, pare essere Donald Trump.

 

Renovatio 21 ha riportato che, in pieno lockdown, alcuni incontri tra leader europei per la ricerca sui vaccini – con il Presidente del Consiglio italiano Conte che infine promette agli enti dei Gates 300 milioni di euro – si sono svolti in presenza di Melinda.

È oramai alla luce del sole il fatto che i Gates si ritengano in grado di dettare l’agenda ai potenti della Terra, in una sorta di primato dei miliardi e della filantropia  sulla democrazia, sugli Stati, sul volere dei Popoli

 

È oramai alla luce del sole il fatto che i Gates si ritengano in grado di dettare l’agenda ai potenti della Terra, in una sorta di primato dei miliardi e della filantropia (che, in realtà, è l’esatto contrario: misantropia sterminatrice) sulla democrazia, sugli Stati, sul volere dei Popoli.

 

Nell’articolo su Foreign Affair, la Gates ammette di prendere i suoi dati dall’Istituto Guttmacher, ente che funge da braccio di Ricerca & Sviluppo della multinazionale dell’aborto Planned Parenthood (che significa, appunto, «riproduzione pianificata»), alla quale i Gates ogni anni versano diversi milioni di dollari, e di cui fu dirigente il padre di Bill. Le cliniche private Planned Parenthood disseminate, anche grazie ai danari di Bill & Melinda, in tutti gli USA hanno effettuato qualcosa come 350 mila aborti tra il 2017 e 2018. Dell’aborto e del controllo delle nascite i Gates sono sostenitori radicali e mai lo hanno nascosto tra donazioni milionarie e conferenze TED.

Dell’aborto e del controllo delle nascite i Gates sono sostenitori radicali e mai lo hanno nascosto tra donazioni milionarie e conferenze TED

 

«L’effetto di lungo termine del taglio dei finanziamenti ai servizi di salute riproduttiva [cioè, in genere, contraccezione e aborto, ndr] è profondo della società, e i danni si sentono poi per un periodo compreso tra 20 e 40 anni», dice Melinda a La Stampa. I Gates esprimono una visione mondiale che abbraccia i decenni, come sovrani lungimiranti, come pianificatori che nemmeno dei calcoli sovietici.

 

Dietro alla pandemia, cavallo di battaglia degli ultimi cinque anni dei Gates (e dei Rockefeller, loro graditi ospiti in certe cene), ecco rispuntare limpido il vecchio tema che li ossessionava: il controllo delle nascite, ossia la riduzione della popolazione terrestre, ossia lo sterminio degli umani su questo pianeta – a partire magari dai deboli e dagli innocenti, dagli embrioni agli anziani (che stanno venendo attaccati proprio dalla pandemia che tanto avevano annunziato i Gates).

Questa è la realtà del XXI secolo: la Necrocultura galoppa, seminando morte e distruzione, nelle opere dei miliardari, che si credono gli imperatori del nostro tempo, che, tra vaccini e pillole anticoncezionali, credono di poter disporre a piacimento della nostra biologia e di quella dei nostri figli

 

Questa è la realtà del XXI secolo: la Necrocultura galoppa, seminando morte e distruzione, nelle opere dei miliardari, che si credono gli imperatori del nostro tempo, che, tra vaccini e pillole anticoncezionali, credono di poter disporre a piacimento della nostra biologia e di quella dei nostri figli.

 

Quanto si sbagliano…

 

 

 

 

 

 

 

Immagine da DFID – UK Department for International Development  via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons 

 

 

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Contraccezione

Contraccezione, riproduzione artificiale: la Pontificia Accademia per la Vita fa ancora parlare di sé

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Le recenti rivalutazioni sulla portata dottrinale dell’enciclica Humanae vitae (1968) all’interno della Chiesa, tendono a far pensare che una riforma dell’insegnamento sulla procreazione medicalmente assistita o sulla contraccezione sarebbe all’ordine del giorno. Questo basta per ravvivare la polemica sui «punti non negoziabili» della dottrina cristiana.

 

 

Sono finiti i giorni in cui la cronaca religiosa del Vaticano segnava una pausa estiva, mentre il successore di Pietro abbandonava i palazzi apostolici al loro cocente torpore, per unirsi alla sorridente e pacifica campagna di Castel Gandolfo.

 

Nel luglio 2022 la Pontificia Accademia per la Vita ha riacceso la polemica nel mondo cattolico su diverse questioni bioetiche – che vanno dalla contraccezione alla fecondazione in vitro – che sembravano sufficientemente commentate e risolte da diversi decenni.

 

Tutto inizia con la pubblicazione del libro Etica teologica della vita. Scrittura, tradizione e sfide pratiche, all’inizio dell’estate. Un libro che racchiude diversi contributi presentati in un convegno promosso dall’Accademia nel 2021.

 

Questi difendevano la distinzione tra un presunto ideale morale presentato dalla Chiesa – come il rifiuto della contraccezione – e l’applicazione concreta e pastorale di questo ideale, che giustificherebbe deviazioni dall’insegnamento tradizionale.

 

Sotto il fuoco delle critiche di chi lo accusa di aver dato autorità a teologi ritenuti eterodossi, il presidente dell’Accademia si è giustificato al microfono di Radio Vaticana: «Volevamo piuttosto mettere insieme opinioni diverse su temi anche controversi, offrendo tanti spunti di discussione», ha spiegato monsignor Vincenzo Paglia.

 

Il dibattito è poi divampato all’inizio di agosto, a seguito di un tweet pubblicato sull’account ufficiale dell’Accademia per la Vita in cui si affermava che il contenuto dell’enciclica Humanae Vitae, promulgata da papa Paolo VI nel 1968 e che vietava, tra l’altro, il controllo artificiale delle nascite, non portava il sigillo dell’infallibilità, e quindi è riformabile.

 

L’argomento lascia perplessi, perché equivale a dire che tutto ciò che esce dal dominio dell’infallibilità sarebbe soggetto ad evoluzione: in buona logica formale, si fa meglio…

 

Inoltre, un elemento di dottrina non ha bisogno di essere formalmente dichiarato infallibile per esserlo efficacemente: nessun papa ha mai proclamato «infallibili» gli insegnamenti morali della Chiesa sulla menzogna, il furto o l’omicidio, il che non significa che sia un giorno sarà possibile sgozzare il prossimo in tutta tranquillità.

 

Ma l’Accademia per la Vita sembra ignorare argomenti di logica e di buon senso: uno dei suoi membri illustri, Rodrigo Guerra – che è anche segretario della Pontificia Commissione per l’America Latina, e membro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali – ha detto che era «necessario andare oltre l’Humanae Vitae».

 

Allo stesso modo, la Civiltà Cattolica, gestita dai Gesuiti, ha annunciato il 2 luglio che il Santo Padre potrebbe presto promulgare «una nuova Enciclica o Esortazione apostolica sulla bioetica, che potrebbe forse intitolarsi Gaudium vitae (La gioia della vita)».

 

Sarebbe pertinente «andare oltre l’Humanae Vitae»? Quello che sappiamo è che quanto più critica e negativa è la ricezione dell’enciclica da parte degli episcopati conquistati dalle idee liberali e dallo spirito del 1968, tanto più il declino della teologia morale si trova accentuato nelle regioni interessate.

 

Non si tratta qui di risolvere la questione dello statuto dottrinale dell’enciclica Humanae vitae: almeno possiamo considerarla investita di un alto grado di autorità, perché rientra nel magistero ordinario del Papa e che ripete una insegnamento costante.

 

Certo, il magistero pontificio ordinario resta fallibile – e gli sviluppi della crisi che attraversa la Chiesa da diversi decenni vanno in questa direzione – ma se ne può tanto più presumere l’inerranza quanto più è costante: è questo il caso dell’insegnamento dato in Humanae Vitae?

 

I teologi daranno il loro parere e il Magistero deciderà a tempo debito.

 

 

 

Articolo previamente apparso su FSSPX.news

 

 

 

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Contraccezione

Papa Francesco apre al controllo delle nascite: la moralità è «sempre in via di sviluppo»

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Lo sdoganamento della contraccezione – e della riproduzione artificiale – è decisamente sulla rampa di lancio vaticana.

 

Renovatio 21 ne ha parlato pochi giorni fa, quando la Pontificia Accademia per la Vita di Monsignor Paglia ha lanciato un nuovo libro di Bioetica che sembrava spalancare la porta cattolica alla rivoluzione sessuale e riproduttiva, seppellendo una volte per tutte l’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI.

 

Durante il suo volo di ritorno dal Canada sabato, papa Francesco ha risposto a una domanda riguardante il divieto della Chiesa cattolica sui contraccettivi, affermando che dogma e moralità sono «sempre in via di sviluppo».

 

La giornalista Claire Giangravè di Religion News Service ha chiesto: «Molti cattolici, ma anche molti teologi, credono che sia necessario uno sviluppo nella dottrina della Chiesa per quanto riguarda gli anticoncezionali. (…) è aperto, insomma ad una rivalutazione in questo senso? O esiste una possibilità per una coppia di considerare gli anticoncezionali?».

 

La risposta del pontefice è stata piuttosto netta. «Sappiate che il dogma, la morale, è sempre in una strada di sviluppo»

 

Il papa ha altresì definito la questione come «molto puntuale». Ossia, ha ritenuto di dare una risposta chiara e completa.

 

Egli ha quindi aperto la porta alla «ricerca» teologica, dove per ricerca si intende la possibilità di varcare i limiti.

 

«Non si può fare teologia con un “no” davanti. Poi sarà il Magistero a dire: “No, sei andato oltre, torna”. Ma lo sviluppo teologico deve essere aperto, i teologi ci sono per questo» ha detto Bergoglio.

 

Quindi l’argentino si è riferito esattamente al libro di cui abbiamo discusso: «Sul problema degli anticoncezionali, so che è uscita una pubblicazione, su questo tema e altri temi matrimoniali. Sono gli atti di un congresso e nel congresso ci sono le “ponenze”, poi discutono fra loro e fanno le proposte».

 

Diviene insomma chiaro che la pubblicazione del libro, e ancora prima il convegno del 201  che lo ha originato, fa parte di un’operazione decisa con forza dallo stesso vertice vaticano. L’operazione che è altro non se non il semaforo verde alla contraccezione e, non troppo secondariamente, ai bambini prodotti in laboratorio.

 

Come scritto da Renovatio 21, l’operazione di convegno, libro e ora dichiarazione aerea papale sono con probabilità l’annuncio di una prossima enciclica sull’argomento, quella che abolirà definitivamente il divieto cattolico alla contraccezione così come ribadito nella Humanae Vitae di Paolo VI. Non si tratta di un pensiero peregrino, se, recensendo il volume acui si riferisce Bergoglio, la Civiltà Cattolica, storica rivista dei Gesuiti, lo scorso 2 luglio ha pubblicato un articolo intitolato «Rileggere l’etica teologica della vita alla luce delle sollecitazioni di papa Francesco».

 

Parlare di morale «sempre in sviluppo» significa semplicemente pensare alle cose umane come mode che cambiano: ad esempio ieri il divorzio, l’aborto, i matrimoni omosessuali erano inaccettabili, oggi lo possono essere, perché tutto scorre, e non c’è una verità unica e più grande, immutabile, a cui conformarsi. Oggi sono impensabili la zoogamia, il cannibalismo, l’unione con i robot: domani chissà – se la morale può cambiare, e si sviluppa con il progredire degli anni, queste sono solo alcune delle cose che dobbiamo aspettarci.

 

È il caso di soffermarsi sulla dichiarazione bergogliana, più aperta e specifica che mai, sullo «sviluppo del dogma».

 

L’evoluzione del dogma è il fondamento del modernismo teologico – e non solo quello. Tutto è assoggettato al divenire del mondo, quindi anche la religione. Niente è immutabile – nemmeno Dio: quindi l’esistenza umana deve seguire, più che la legge divina, la legge del mondo.

 

Ciò ovviamente è ciò che il mondo e il suo principe vuole dalla chiesa: la sottomissione dello spirito alla materia, e quindi il cambiamento dei concetti eterni della verità cattolica, i dogmi, e con essi la sottomissione della sposa di Cristo tutta al potere mondano.

 

Secoli di storia, in ogni luogo della terra, dall’antica Roma al Giappone del XVI secolo, dall’Inghilterra elisabettiana al mondo comunista, ci rivelano questo quadro. Persecuzione e inquinamento della dottrina,  così opera l’Impero del mondo contro la Chiesa: per distruggerla deve annacquarla, spogliarla della sua eternità – cioè del suo elemento irriducibile, finale. Cioè spogliarla di Dio.

 

Che mondo prepara, quindi la chiesa di Bergolio? Un mondo senza Dio, popolato di esseri artificiali.

 

E quindi, chi sarà il signore di questa umanità sintetica?

 

Tante volte, Renovatio 21, ha tentato di dare una risposta a questa domanda apocalittica.

 

Qualcuno, a questo punto, può capire come mai alla gerarchia vaticana mai è importato nulla delle linee cellulari di aborto nei vaccini. Anzi, come mai, con l’arrivo della pandemia, ne ha promosso l’uso anche con l’obbligo, dentro e fuori dalle mura leonine.

 

Dunque, Bergoglio è il pontefice di cosa?

 

Lo vedete, ora, il disegno?

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

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Renovatio 21 oltre i 6.000 articoli. Grazie ai suoi lettori

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Il sito che state leggendo ha superato i 6 mila articoli.

 

6 mila storie – 6.040 con questo, per l’esattezza – che abbiamo reputato necessarie, disponibili nell’eternità di internet. 6 mila pensieri, 6 mila informazioni, che crediamo siano fondamentali per le nostre vite.

 

Perché il senso di Renovatio 21 non è mai stato solo quello di informare, di spiegare, di intrattenere – tutte cose che, alla fine, facciamo bene.

 

Il fine di Renvovatio 21 è, come abbiamo dichiarato scandalizzando gli ebeti, la lotta per la Vita e per la Civiltà.

 

La battaglia per la rigenerazione del XXI secolo, che potrebbe essere l’ultimo secolo dell’umanità, che già oggi, per tramite della Cultura della Morte, è sull’orlo dello sterminio, della modifica, della sostituzione.

 

Quindi, quelle 6000 cose che abbiamo scritto qui sono quasi tutte abbastanza importanti – anche troppo, forse, per cui ci va di sdrammatizzare, ogni tanto.

 

Copriamo filoni sconosciuti agli altri giornali e siti, e non solo italiani. Abbiamo anticipato tantissimo di quello che poi è tragicamente accaduto  (e questo molti nostri lettori ce lo riconoscono). Stiamo preconizzando anche ora tante cose – sbalorditive, mostruose, esiziali – che domani attraverseranno le vostre vite.

 

Vaccini. Oligarcato globale. CRISPR. Sovranità biologica. Zanzare OGM. Sovranità spaziale. Fame. Geodemonologia. Robotica assassina. Persecuzioni. Guerra nucleare ipersonica. Biologia umana sintetica. Collasso socioeconomico mondiale. Psicodroghe. Reset. Ritorno della barbarie. Blackout. Sostituzione socio-etnica. Apocalisse umanoide. Sottomissione bioelettronica. Distruzione della classe media. Sacrifici umani massivi. Sono solo degli esempi, che possono far sorridere.

 

Tuttavia, come si diceva, chi rideva di noi, oggi non ride più.

 

Chi ci combatteva sta continuando a farlo, alzando l’intensità dello scontro, e cacciando i colpi in profondità. Ban, censure, fact check, liste di proscrizione, attacchi hacker.

 

Dovete ricordare che il 22 dicembre 2021, 7 mesi fa, nel pieno del processo in tribunale con Facebook, titolavamo: «Renovatio 21 oltre i 4000 articoli».

 

Il 5 aprile, nel mezzo dell’attacco hacker che ha devastato il sito,  scrivevamo che avevamo raggiunto la boa dei 5000 articoli.

 

Ora, tre mesi dopo, altri 1000. Eccoci a 6000 articoli.

 

Non tutti possono comprendere la magnitudine di questo lavoro. Quanto sudore, quanto sacrificio, quante notti (come questa) passate al lavoro. Sappiamo, tuttavia, che i nostri nemici lo comprendono benissimo.

 

Nessuno cresce con questo ritmo. Nessuno dà ai suoi lettori una tale mole di informazioni, di analisi, di visioni.

 

Di più: nessuno vi parlerà con la sincerità di Renovatio 21. Nessuno vi prometterà che non vi mentirà mai. Nessuno può evitare di chiedervi soldi – e noi non lo abbiamo mai fatto, e notate bene che non troverete l’orrenda pubblicità internettara in nessuna parte del sito, e sono 5 anni che esso esiste, quindi pensate al mancato introito che ci costa il rispetto che abbiamo di voi, e della purezza del messaggio di cui vogliamo essere latori.

 

Perché, ripetiamo, questo per noi non è informare, né formare: è combattere.

 

Questo non è un sito, ma un’arma.

 

E questa non è una tranquilla esistenza da passare comodamente stretta tra i guanciali di qualche ideologia: questa per noi è l’immane avventura della resistenza al mondo moderno, della guerra contro la Necrocultura.

 

Quando lo pensiamo, siamo percorsi da un fremito. Perché, nonostante tutto, noi lo sentiamo come un privilegio. Ci è stato dato – in verità, ce lo siamo presi – il ruolo di cartografi dell’abisso dell’ora presente. C’è chi lo ha capito, e ci segue assiduamente. C’è chi ha capito che per essere lucidi bisogna essere spudorati, e quindi senza padroni – cosa rarissima, quantomeno per un sito di queste proporzioni di contenuto e di pubblico.

 

Siamo fieri di quello che facciamo. Ne siamo appagati. Perché nelle centinaia di articoli che pubblichiamo ogni mese vediamo la mappa della battaglia. Una mappa che nessuno è in grado, o vuole, scrivere, né tantomeno seguire. Una battaglia che, lo sapete, pochissimi hanno il coraggio di intraprendere: perché in essa, lo sapete, si può perdere tutto. (Ricordate? Luca 17, 33: «Chi cercherà di salvare la sua vita, la perderà; ma chi la perderà, la preserverà»).

 

Un privilegio ancora più grande, in verità, ci è stato accordato dalla Provvidenza: quella di un pubblico vastissimo. Un pubblico che, incredibile, vuole ascoltare – e sa ascoltare. Un pubblico che ha capito che cerchiamo di parlare alla mente, come al suo cuore: e ci ha lasciato entrare in entrambi, il massimo gesto di generosità possibile.

 

Ora, 6000 articoli non sono nulla.  C’è tanto, tantissimo lavoro ancora da fare.

 

In realtà, del numero degli articoli non deve importare a nessuno. Ci sono tutti gli altri canali da portare avanti.

 

Non vi possiamo più nascondere che vorremmo aprire una piccola casa editrice, per pubblicare quei libri che riteniamo necessari.

 

Ci sono gli incontri dal vivo: siamo partiti facendone in quantità oceanica, la pandemia ci ha fermato, ad oggi dobbiamo ancora ripartire.

 

Ci sono altre questioni ancora: mettere al sicuro il sito, rafforzarlo informaticamente, riuscire a raggiungere quelle porzioni di pubblico che ora Big Tech ci nega con shadow ban vergognosi.

 

Tante cose. Perché Renovatio 21 non è un sito. È… un’istituzione. Questo è quello che vogliamo che sia. Per questo rifiutiamo i social, rifiutiamo Telegram, rifiutiamo gli influencer, rifiutiamo tutte le realtà che prosperano su internet vendendo il nulla elettronico e morale.

 

No. Noi vogliamo mettere radici, dentro e fuori dalla rete. Radici solide – radici eterne: per cui, l’esatto contrario di quello che vuole il potere costituito oggi, che ci vuole sradicati, liquidi, effimeri.

 

Quindi, eccoci a chiedervi aiuto per il progetto. Cosa ci serve? Tutto. Preghiere, pensieri – in passato ve ne abbiamo chiesti. Ma anche, la vostra energia. Collaborazione (qualcuno vuole scrivere? Qualcuno vuole tradurre?). Se ne avete la possibilità, un aiuto materiale. Cambieremo il server a breve, e non siamo esattamente sicuri di potercelo permettere.

 

Qualsiasi modo in cui deciderete di contribuire, la nostra gratitudine sarà eterna.

 

Scriveteci per parlarne. Sapete quanto celeri e completi siamo nelle nostre risposte.

 

Quindi, dicevamo, 6000 articoli – in pochi mesi. Ma molti, molti più lettori eccezionali. O, più che lettori, amici, compagni, commilitoni, fratelli nella battaglia per il XXI secolo.

 

Lo ripetiamo: è un’avventura bellissima. Grazie a voi.

 

Il Signore della Vita vi benedica. Per tutto il XXI secolo, e oltre.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

 

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