Oligarcato
Anche il direttore delle comunicazioni del premier britannico si dimette per lo scandalo Epstein
Il direttore delle comunicazioni del primo ministro britannico Keir Starmer, Tim Allan, si è dimesso a causa delle persistenti conseguenze legate al coinvolgimento di una figura di spicco del Partito Laburista con il finanziere e molestatore sessuale caduto in disgrazia Jeffrey Epstein.
Starmer ha subito gravi danni politici per aver nominato il collega di partito Peter Mandelson ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti, nonostante i suoi noti rapporti con Epstein. Mandelson ha abbandonato l’incarico diplomatico lo scorso settembre e si è dimesso sia dal Partito Laburista che dalla Camera dei Lord in seguito alla pubblicazione dell’ultima tranche di documenti su Epstein il mese scorso.
Allan ha annunciato le proprie dimissioni lunedì, un giorno dopo quelle del capo dello staff di Starmer, dichiarando che questa scelta avrebbe consentito al primo ministro di formare una «nuova squadra».
«Ho deciso di dimettermi per consentire la creazione di una nuova squadra a numero 10. Auguro al Primo Ministro e alla sua squadra ogni successo», ha affermato l’ex direttore delle comunicazioni in una nota. Allan, che era stato consigliere di Tony Blair dal 1992 al 1998, era stato nominato per il suo ultimo ruolo a Downing Street lo scorso settembre.
Le dimissioni giungono dopo quelle di un altro stretto collaboratore del primo ministro, il capo di gabinetto Morgan McSweeney, che ha pure lasciato il suo posto. McSweeney aveva dichiarato di assumersi la «piena responsabilità» per aver consigliato a Starmer la nomina di Mandelson, malgrado i suoi legami con Epstein.
«Dopo un’attenta riflessione, ho deciso di dimettermi dal governo. La decisione di nominare Peter Mandelson è stata sbagliata. Ha danneggiato il nostro partito, il nostro Paese e la fiducia nella politica stessa», aveva affermato McSweeney.
Starmer, che la settimana scorsa aveva espresso la sua «piena fiducia» in McSweeney opponendosi alle richieste di licenziamento, lo ha ringraziato per il suo operato, sottolineando che sia lui che il partito hanno un «debito di gratitudine» nei confronti dell’ex funzionario. In precedenza, il premier britannico si era già scusato con le vittime di Epstein per aver nominato Mandelson.
Gli avversari politici di Starmer lo hanno invitato ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte e a dimettersi. Reform UK ha accusato il governo di aver generato solo «caos» con le sue azioni, mentre lo Scottish National Party ha chiesto le dimissioni del primo ministro.
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Immagine U.K. Prime Minister via Wikimedia pubblicata su licenza Open Government Licence v3.0
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La Polonia avvia un’indagine sul traffico di esseri umani della rete di Epstein
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Zuckerberg fischiato all’UFC
Il CEO di Meta e noto praticante di MMA Mark Zuckerberg è stato sonoramente fischiato durante un incontro UFC sabato sera. Il ragazzo ebreo del Nuovo Jersey non sembra trovare con facilità la simpatia del popolo.
L’ondata di disapprovazione da parte del pubblico dell’evento è stata incontrovertibile, ed inappellabile. In un filmato girato alla T-Mobile Arena di Las Vegas, la folla applaude a gran voce diverse celebrità sul maxischermo, finché non appare il volto dello Zuckerberg.
La telecamera si è soffermata su di lui solo per pochi secondi, ma i presenti hanno lasciato trasparire molto sonoramente la loro pessima opinione del magnate del famoso social netword.
Zuckerberg getting booed? Maybe the crowd knows something we don’t about his grappling defense… 👀 Could be a long night if he’s in the cage!pic.twitter.com/KXXNypw7NX
— Wire Report MMA (@WireReportMMA) March 8, 2026
Il centimiliardario ha riso, ha indicato la telecamera e ha detto «sono fischiato», prima di un breve cenno di accettazione. Quando la telecamera ha inquadrato un’altra celebrità, il calciatore Puka Nacua, i fischi si sono immediatamente trasformati in applausi, che erano stati riservati prima dello Zuckerberg anche alle inquadrature di altri spettatori quali l’attore cattolico Mark Wahlberg e l’ex gloria UFC Robbie Lawler.
MARK ZUCKERBERG GETTING BOOED AT A UFC EVENT WARMS MY HEART pic.twitter.com/ZualHMgpGL
— Brian Krijgsman (@BrianKrijgsman) March 8, 2026
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Lo Zuckerbergo non è mai stato popolare, ma negli ultimi anni ha lavorato duramente per trasformare la sua immagine da nerd della Silicon Valley a leader tecnologico con un linguaggio bro che si presenta a un incontro UFC.
Zuckerberg ha abbandonato il suo famoso abbigliamento monotono, fatto di t-shirt grigie aderenti e jeans ancora più attillati, e ha iniziato a indossare abiti «drip» – e cioè t-shirt oversize, catene d’oro, giacche di montone e occhiali da sole vistosi, come da cascame della sottocultura negra gansta.
Il miliardario negli ultimi anni ha iniziato a praticare arti marziali, in particolare nel ju-jitsu, arrivando perfino a competere agonisticamente – al termine di una gara, fece sì che i suoi uffici stampa rettificassero i giornali che avevano erroneamente riportato per difetto i suoi risultati. La passione pel giugizzu ingenerò anche la possibilità di uno scontro fisico con Elon Musk, che dice di aver parlato persino con l’allore ministro della Cultura italiano Gennaro Sangiuliano per organizzare lo scontro tra i titani del capitalismo digitale proprio al colosseo di Roma.
In un altro episodio, il Musk mandò in streaming le capacità di autoguida della Tesla a San Francisco facendosi portare a casa dello Zuckerberg, per poi quindi suonargli il campanello. Lo Zuck, che pure dovrebbe avere un ring a casa, non si fece trovare. In seguito Elon ha dichiarato di aver calcolato le possibilità di vittoria anche in assenza di una preparazione giugizzista: egli sostiene che negli scontro fisici conta la massa, e il sudafricano è significativamente più alto e pesante (188 cm per 90 kg circa) dell’harvardiano figlio di dentista giudeo del Nuovo Jersey (171 cm per 70 kg circa).
Musk ha continuato a stuzzicare pubblicamente Zuckerberg, sfidandolo persino, scrive Vanity Fair a «letteralmente una gara di misurazione del pene».
Nonostante tutti i suoi sforzi, e anche dopo altre manovre di adulazione come un’apparizione al podcast di Joe Rogan (dove è finito in imbarazzo quando è detto che sì, tira con l’arco, ma non ne sa la marca, perché glielo preparano), lo Zuckerbergo non è ancora amato dal pubblico che sta cercando così duramente di conquistare.
Lo stesso pubblico, tuttavia, ha affidato allo Zuck tutti i suoi dati, con buona pace della privacy. Nel 2010 Business Insider pubblicò dei messaggi personali del CEO di Facebook, presumibilmente del 2004, in cui definiva i primi utenti della piattaforma «dumb fucks», traducibile come «stupidi coglioni». Nella conversazione, mai smentita dallo Zuckerbergo, questi si vantava: «ho più di 4000 email, immagini, indirizzi (…) la gente li ha semplicemente inseriti… non so perché… si “fidano di me”… stupidi coglioni».
Ecco, magari capiamo perché, anche solo epidermicamente, la popolazione non dimostra affetto per il re dei social, che non essendo amato dai sudditi forse re non è: un tiranno, direbbero alcuni, o forse, più semplicemente, un oligarca.
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Il massacro di studentesse è un sacrificio umano alla «setta di Epstein»: parla un ambasciatore dell’Iran
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