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Necrocultura

Meloni, Gasparri e l’inchino a Moloch

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Mondo politico in subbuglio: nella prima seduta del Senato, Maurizio Gasparri di Forza Italia deposita una proposta di legge intitolata «Modifica dell’articolo 1 del codice civile in materia di riconoscimento della capacità giuridica del concepito».

 

Attualmente, si dice, il codice civile vuole che i diritti riconosciuti al concepito siano «subordinati alla nascita». Cioè, hai diritti solo se nasci. Prima sei una non-persona, terminabile a piacere. Lo sappiam bene.

 

Il Gasparri avrebbe inoltre preparato altri testi: uno è per il «reato di surrogazione di maternità commesso all’Estero», cosa che credevamo già punibile con la legge 40/2004, che dice (12 comma 6)  che «chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti o di embrioni o la surrogazione di maternità è punito con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro».

 

Tuttavia con la legge 40 non abbiamo mai visto manette, carcerazioni, multe milionarie. Certo, qualora venisse posto il problema davvero, ciò metterebbe in difficoltà molte coppie monosessuate, qualche esponente politico e un intero comparto dell’economia Ucraina, Paese che anche sotto missili e droni kamikaze continua a sfornare bambini in vitro via uteri in affitto, anche con lo sconto del Black Friday, e programma di arrivare presto all’utero artificiale, cosa a cui non pare aver pensato il Gasparri.

 

Un altro testo depositato dal senatore sarebbe per istituire una «Giornata della vita nascente», e sai che novità, e sai che importanza: non passa mese che qualche risibile gruppuscolo si inventi una data-festicciola per la vita, tanto per battersi il petto riguardo l’aborto, tema che con evidenza non hanno compreso nella sua forma presente.

 

Gasparri, pur non essendo esattamente una costante nel radar dei movimenti prolife italiani durante l’anno, era spesso visibile alle passate della marcia per la vita di Roma, manifestazione che ha chiuso ora i battenti.

 

Come riportato da Renovatio 21, aduna manifestazione romani di due anni fa un nostro lettore aveva portato, in un gesto più che mai solitario, un cartello riguardo all’uso di linee cellulari da feto abortito nella produzione dei vaccini: «NO AI VACCINI CON FETI ABORTITI SI’ ALLA VITA SENZA COMPROMESSI» scriveva il cartello. Gli chiesero di toglierlo.

 

Nell’intervista a Renovatio 21, gli chiedemmo se aveva parlato con dei politici presenti all’evento.

 

«Più che parlato ho fatto un’osservazione in riferimento all’obbligo vaccinale, che ritengo al di fuori di ogni logica, specialmente con qualcosa che non è stato sufficientemente sperimentato. C’erano due senatori, il primo, il senatore Pillon, mi ha detto di aver votato contro. Mentre il senatore Gasparri mi ha detto che lui era a favore. Io ho esclamato “ma come a favore!?!”. Lui ha ripetuto, con voce bassa, di essere a favore. Poi se ne è andato. Ero stupito perché pensavo che a favore dei vaccini potessero essere personaggi politici come la Lorenzin, mentre a destra pensavo che le cose stessero diversamente».

 

Capite che la nostra gioia per l’antiabortismo di Gasparri, e per quello di tutto l’italico sistema pro-vita, finisce esattamente qua.

 

Perché l’aborto, nel momento in cui esso è distribuito come una comunione satanica globale attraverso il siero genico ad una popolazione sottomessa, è solo uno sterile strumento politico, un argomento vuoto buono per far un po’ di casino, farsi belli con certo elettorato, facendo schiumare di rabbia gli avversari: insomma, politica identitaria, la droga per cui gli eletti non decidono più nulla, perché trovano più importante parlare di transessuali che di NATO e giri di miliardi pubblici, che sono invece temi che interessano al manovratore, che mica vuole essere disturbato quando deve manovrare.

 

E poi: come non vedere che l’aborto, nell’era in cui sfornano bambini in provetta, magari bioingegnerizzati CRISPR, in processi zootecnici che ne uccidono dozzine o più per ciascun nato, è pura retroguardia? Stiamo parlando di quanti cavalli deve avere il calesse quando ci spostiamo in aeroplano?

 

Ma torniamo al fatto del giorno.

 

In pratica, la prima cosa che ha fatto il senatore che fu di AN – che ricordiamolo, da anni è invece membro di un partito di matrice liberale, quello berlusconiano – è stato toccare l’aborto.

 

Perché lo ha fatto? Era una mossa per i giornali, che sono corsi a raccogliere le reazioni indignate (eccezionale la Chiara Appendino, quella del vaccino mRNA in gravidanza: «scherza col fuoco, l’Italia si opporrà») oppure qualcos’altro?

 

Voleva una proposta che facesse da diapason per tutta la legislatura? Partiamo così, tutto sarà accordato su questa frequenza ?

 

Oppure, uno può pensare, si tratta di uno sgarbo a FdI – partito della destra saltato fuori da quello in cui militava il Gasparri – e della sua leader, e premier in pectore, Giorgia Meloni?

 

È un’opzione che non può capire Repubblica, né tutta la povera massa goscista: disturbare la destra con l’antiabortismo – posizione che peraltro non ci sembra sia brillata negli oramai 30 anni di vita di Forza Italia.

 

Quindi: trollare Fratelli d’Italia mettendosi contro l’aborto?

 

Possibile? Possibile.

 

Perché, come ha registrato Renovatio 21, la Meloni ha passato mesi a dichiarare la sua volontà di non toccare la 194: abbiamo scritto un articolo, anche molto letto, per spiegare la trama catto-politica che vi sta dietro.

 

Non solo: tramite una raffica di interviste di famigli sui giornali nazionali (prima la sorella, moglie del papavero fiddino Lollobrigida, poi il compagno) il concetto era stato ribadito in ogni modo: «Non è vero che Giorgia è contro l’aborto». Lei stessa lo aveva fatto capire, sbuffando, al momento della rivoluzionaria sentenza Dobbs della Corte Suprema USA, quella che ha cancellato l’aborto come diritto federale riconosciuto dalla Costituzione americana.

 

In tanti ci hanno domandato perché mai, a urne calde, Giorgia avesse dovuto mandare ripetutamente fuori questo messaggio: non toccherò la 194, non toccherò l’aborto. Qualcuno ha tentato di spiegarselo, speranzoso e un po’ fantasy, che si tratta di una finta per far sì che l’Ordine mondiale le permetta di arrivare a Palazzo Chigi.

 

A noi viene in mente un’altra cosa. Una specie di pattern, una piccola tradizione, di cui abbiamo preso nota negli ultimi anni.

 

Il 22 gennaio 1993, a poche ore dalla sua ascesa alla presidenza (che avviene solitamente il 20 gennaio) il neopresidente Bill Clinton, come suo primo atto da vertice della superpotenza americana, abroga la Mexico City Policy: una politica introdotta da Reagan nel 1985 che blocca il finanziamento con fondi federali di ONG che diffondono l’aborto per il mondo.

 

Il 22 gennaio 2001, il neopresidente George W. Bush, in carica da neanche due giorni, rimette in vigore la Mexico City Policy.

 

Il 23 gennaio 2009, il neopresidente Barack Obama, arrivato alla Casa Bianca da neanche 48 ore, indovinate cosa fa: abroga, ancora una volta, la Mexico City Police.

 

Questo ciclo regolare ci porta dritti al 23 gennaio 2017, quando il neoeletto presidente Donald Trump non solo ristabilisce la Mexico City Policy, ma la amplia, coprendo tutte le organizzazioni sanitarie globali che ricevono finanziamenti dal governo degli Stati Uniti, piuttosto che solo le organizzazioni di «pianificazione familiare», cioè le multinazionali abortiste.

 

Indovinate cosa succede, quindi, il 28 gennaio 2021: il neopresidente Joe Biden annulla ancora una volta la regola.

 

Ora, si essere tentati di vedervi un giuochino enantiodromico tra Democratici e Repubblicani USA: occhio per occhio, tit-for-tat, avanti all’infinito.

 

Tuttavia, ci colpisce come Clinton abbia voluto toccare quell’oscura legge, all’apparenza di nessun valore immediato, come primo suo atto di monarca statunitense.

 

Ci diamo una spiegazione, metapolitica, metastorica: quella fretta ha un significato molto preciso. È come se il novello re suggellasse un patto con un potere superiore, di cui spera di ottenere la grazie: permetterò, espanderò il sacrificio umano, dice il nuovo sovrano.

 

È quello che ad un certo punto ho cominciato a chiamare «l’inchino a Moloch».

 

Inizi il tuo futuro da capo di qualcosa, solo se prima fai atto di sottomissione agli dèi della morte.

 

Inchinatevi ai demoni del sacrificio umano. Offrite, magari, anche i vostri figli: la siringa pediatrica è lì per quello.

 

Sappiamo che è la regola che il mondo della Necrocultura imperante vede anche per le sue faccende quotidiane. Quanti di voi si sentirebbero di dire al proprio datore di lavoro di essere contro l’aborto? Quanti di voi credono di poter trattare in società dell’uso di feti abortiti nei vaccini e nei laboratori? Quanti possono aver il coraggio di dire agli amici al bar che i trapianti di organo sono in realtà brutali omicidi per squartamento a scopo predatorio? Quanti se la sentono di parlare in pubblico riguardo all‘abominio apocalittico dei bambini prodotti zootecnicamente, le cui provette oggi sono pagate dallo Stato?

 

Non solo alle alte cariche, quindi. A tutti noi, in effetti, viene chiesto quotidianamente un inchino a Moloch.

 

E il momento più tremendo è quando ti chiedono, per obbligo, di marchiare tuo figlio con vaccini che, in alcuni casi, sì, sono fatti con l’aborto, checché ne dicano i fact checker diffusori di fake news e l’oscena gerarchia cattolica apostata. Questo inchino a Moloch, lo sapete, è partito da prima della pandemia, con la legge Lorenzin, vero prodromo della situazione che stiamo ora vivendo, vero passaggio epocale dove tante, tantissime cose ci divennero chiare.

 

Personalmente, per Moloch non ho piegato il ginocchio – mai. E la cosa mi è costata cara: ho perso lavori, relazioni, opportunità. Ho ricevuto insulti e scherno ad abundantiam, ma quello non fa male. Confesso di non provare alcun orgoglio, alcuna soddisfazione, nello scriverlo. Il mondo è talmente sputtanato che lascio volentieri le pulsioni narcisiste a quelli che hanno bisogno di iscriversi ai movimenti identitari. Ho evitato di farlo, punto. Ho potuto. Ho voluto.

 

So che tante brave persone, tantissime, hanno invece «dovuto» farlo – o almeno sentono così. Piangendo, maledicendosi oppure sanandosi la dissonanza cognitiva con la trasformazione in zeloti della parte avversa, sempre a suon di mantra: «nessuna correlazione», «i vaccini non fanno male», «gli aborti delle linee cellulari sono lontani nel tempo», «se fanno tutti così vuol dire che è giusto», «non potevo lasciare a casa mio figlio da scuola».

 

È possibile perdonare i cristiani che lo hanno fatto e che alla fine hanno capito il loro errore.

 

Il discorso è invece diverso riguardo all’inchino a Moloch da parte dei politici.

 

Non possiamo accettarlo, perché esso comporta un aumento materiale immane del sacrificio degli innocenti.

 

Non possiamo accettarlo, perché riguarda la cosa più importante del mondo – e non a caso, la prima sulla quale i politici sembrano voler decidere.

 

No, non c’è qualcosa di più fondamentale. Se riuscite ad abbandonare la visione materialista, marxista o liberale che sia, della Storia – il mondo è governato dal danaro – potete capirlo.

 

Se nel profondo il mondo non gira per i soldi, quale è la sua moneta ultima?

 

Se il mondo è fatto di spirito, quale è la cosa che conta di più per le potenze in gioco?

 

Ci arrivate: il fulcro di tutto è la vita umana. Le vite degli uomini, passati, presenti e futuri, sono ciò che davvero riveste importanza nel gioco della realtà ultima.

 

Le potenze che tutto muovono si giocano le anime degli esseri umani: l’anima, cioè, etimologicamente, ciò che dà vita.

 

I destini delle anime umane rappresentano la vera economia su cui è basato l’universo.

 

Per un credente non è difficile da capirlo – e da crederlo.

 

Ecco perché non possiamo permetterci sovrani che si inchinano a Moloch: perché in gioco c’è l’intera creazione, umiliata e ferita dalla forza che vive per oltraggiarla, negarla, cancellarla.

 

Mi faccio la promessa di non fidarmi mai più di alcun politico che non abbia compreso questo fondamento. Perché tutto il resto delle cose che farà, discende da questo.

 

Populista, sovranista, sedicente cristiano, pro-lifista, tradizionista: non me ne frega niente. Importa solo se si è inchinato all’idolo distruttore. Quello siamo in grado di vederlo subito, il colore che dà a tutte le cose ci è subito evidente.

 

Perché conosciamo Moloch e i suoi oceani di sangue.

 

Conosciamo il danno che egli fa al mondo e alle nostre vite.

 

 

Roberto Dal Bosco

 

 

 

Necrocultura

La guerra occulta oltre l’aborto

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Renovatio 21 pubblica la trascrizione dell’intervento del direttore Roberto Dal Bosco al convegno della giornata contro aborto ed eutanasia a Verona, Santuario Madonna di Lourdes, il 12 settembre 2026.

 

Buonasera,

 

Ringrazio la Confederazione, ringrazio il professor Viglione e ringrazio soprattutto Alfredo, che collabora con Renovatio 21 e che sta portando avanti con noi la battaglia sulla morte cerebrale. Stiamo capendo solo adesso quanto sia importante questo concetto, come diceva prima Alfredo.

 

Dirò cose terrificanti, offensive. Qualcuno di voi resterà offeso e magari vorrà lasciare la sala. È successo nel bresciano qualche mese fa: quello che dicevo non era stato accettato da una parte del pubblico. Vi chiedo la cortesia di praticare la correzione fraterna alla fine, quando ci saranno le domande. Io sono qua. Se ci sono cose particolarmente brutte, possiamo anche vederci fuori, perché questo è un luogo sacro. Per il resto, cerco di esprimere il mio pensiero e la mia analisi della situazione che osservo da decenni.

 

Ho intitolato questo intervento «La guerra occulta oltre l’aborto» perché sta succedendo molto di più dell’aborto. L’aborto, nel contesto attuale, è in verità uno stalking horse, una bella espressione angloide che in italiano rendiamo con «specchietto per le allodole», ma che in inglese rende molto meglio: è un bersaglio finto, un cavallo finto che ti mettono lì, così tutti tirano sul cavallo mentre la manovra viene fatta da un’altra parte. È un modo per rubare la nostra attenzione. Tra poco vi spiegherò, anche con dei numeri, che è proprio così.

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Ci sono associazioni e movimenti che si occupano di aborto a tempo pieno. Per esempio c’è una famosa associazione che, con tutto il lavoro delicato che fa, ha scelto di aprire una specie di negozio, con le vetrine sulla strada e le insegne luminose, magari anche lampeggianti. Non ho mai capito perché. Poi, ogni tanto, arriva una lesbica femminista arrabbiata che tira un uovo, finiscono sui giornali e partono le mail che chiedono soldi per combattere l’aborto, il gender e tutte queste cose. In tanti anni, non so quanti di voi hanno visto qualche risultato, magari anche mandando soldi.

 

In teoria, però, non siamo gli unici a occuparci di aborto. Un personaggio della stessa associazione, che nel 2022 fu anche eletta parlamentare, ma poi dovette lasciare il posto a Bossi, lavora per l’associazione Pro Vita e dice che sono le abortiste a voler modificare la 194. Quindi abbiamo i pro-vita che non vogliono modificare la 194. È un paradosso non nuovo che non so quanti di voi conoscano: è il paradosso stesso della legge 194, una legge genocida, autogenocida, assassina, che però fu fatta dai democristiani. Questo è il problema.

 

Voi sapete che esiste un libro che non tutti possiedono, io sì: Aborto, facciamolo da noi, curato da Eugenia Roccella negli anni Settanta, in cui si spiegava come fare l’aborto. È esattamente il manuale del boninismo, cioè di quello che faceva alla fine la Bonino, che si è vantata di aver ucciso 10.700 bambini. Lì era spiegato tutto: come funzionava l’aborto, il ruolo politico che aveva, e addirittura che si mettevano gli specchietti davanti alle donne che abortivano perché era una questione di autocoscienza. Vi erano le stupidaggini dell’idolatria marxista, dei gruppettari del tempo. Tutto questo orrore l’ha scritto questa signora, che adesso è ministro della Famiglia nel governo Meloni.

 

Non mi risulta, ma ditemi se sbaglio, che abbia mai detto: «Ripudio tutto, mi sono convertita, viva Maria, viva Gesù». Magari mi sbaglio io. Tuttavia, lei era stata inserita prima nel PDL, con Berlusconi, e le avevano fatto presentare il famoso Family Day, un altro grande stalking horse, un’altra grande gestione di cervelli per conto terzi. Le hanno detto: «Tu sei l’uomo di questo porporato». L’hanno messa nel PDL, poi lei ha tradito Berlusconi e ha fatto il famoso Nuovo Centrodestra, che ha fatto il governo con Renzi: lo sapete tutti, la storia con Letta, con Renzi, etc. A un certo punto, nel 2018, si era inabissata, nessuno la votava più, la Roccella era sparita. Poi, nel 2022, salta fuori con la Meloni.

 

Il motivo per cui risalta fuori e viene fatta direttamente ministro della Famiglia, con una prima dichiarazione del tipo «le famiglie gay non sono di mia competenza», è probabilmente che dietro c’è questo network democristiano che sta dietro alla Roccella e che la Meloni conosce, per ringraziare i cardinali di cui parlava prima il professore, quei porporati che alla fine sono d’accordo con l’aborto. Lo stesso Ruini, che gli ebeti di sinistra pensano sia il demonio tradizionalista cattivo, tante volte ha detto che la 194 non si tocca. L’ha ripetuto tantissime volte, perfino in televisione a Giuliano Ferrara, se non sbaglio nel 2008. Questa è la quota vescovile che c’è nel governo.

 

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Ci sono poi altre associazioni, altre realtà pro-life che qualcuno qui conosce, con contraddizioni simili sull’aborto. Questa che vedete in diapositiva è l’ultima Marcia per la vita fatta durante la catastrofe pandemica. Che cosa è successo? Un signore molto semplice, molto bravo, di buon cuore, marchigiano credo, è andato alla Marcia per la vita con un cartello dove c’è scritto: «No ai vaccini fatti con i feti abortiti». Se c’è un momento in cui l’aborto doveva diventare il pensiero fisso di tutta l’umanità, e in particolare di quella cattolica, è stato durante la pandemia.

 

Lasciatemelo dire, perché la battaglia sull’uso dei feti abortiti nei vaccini ho cominciato a fiutarla nel 2014. Nel 2017, con la legge Lorenzin, sono entrato proprio nel vivo, perché avevo anche il bambino da mandare all’asilo: o davo il marchio della bestia biologico a mio figlio, o non poteva andare all’asilo. Nel 2019 abbiamo organizzato, come Renovatio 21, a Roma, l’unico convegno che sia stato fatto sul tema, col cardinale Burke e ricercatori italiani e americani. Il problema lo conosco bene.

 

Quando poi è saltato fuori il vaccino Pfizer, e tutti gli altri vaccini, quasi tutti erano fatti con cellule di feto abortito. Vi dico anche la linea cellulare: l’MRC-5, e, se volete quello russo o l’AstraZeneca, un’altra linea di feto abortito che si chiama HEK293. Era chiaro che il tema di una manifestazione contro l’aborto fatta durante la pandemia doveva essere i vaccini. Tanto più che la stessa organizzazione, quando feci la conferenza col cardinale Burke, pubblicò un articolo complimentandosi: lo scrisse Alfredo, mi ero dimenticato di questa cosa. Ad ogni modo, è sparito dal sito dell’associazione.

 

Insomma, tra le varie realtà che si intestano la battaglia sull’aborto c’è qualche problema, anche perché poi non si descrive bene l’aborto stesso. Ripeto, secondo me l’aborto è retroguardia, è una fregatura. Ma se parliamo proprio dell’aborto, voi sapete che adesso c’è la RU486, la famosa pillola della morte, e sapete che la sua adozione è stata molto lenta. C’era Silvio Viale, il medico che adesso ha qualche problema a Torino, dove ha le Molinette: è successo questo e quello. Alcune delle persone che abbiamo visto prima, abbiamo scoperto anni fa, avevano votato in commissione perché la RU486 andasse negli ospedali. La storia è stata stranissima.

 

Ebbene, vi do un dato per capire come funziona. Noi ci immaginiamo sempre l’aborto come una cosa chirurgica, il metodo Karman, Emma Bonino eccetera. In verità il 59,4% dei 65.746 aborti del 2023, ultimo dato disponibile dal Ministero, è fatto con la pillola RU486. Nessuno dei gruppi pro life che avete visto finora vi racconterà quello che sto per dire, cioè un’immagine di verità che voglio che vi si stampi nella testa, a meno che non ci sia già. Se qualcuno vomita, non mi interessa.

 

La RU486 è fatta di due pastiglie: una serve a uccidere il feto, l’altra a farlo espellere. Dove viene espulso il feto? Sei in ospedale, ma anche così, siccome la pillola viene assunta a casa, e durante la pandemia –questi numeri sono finti, perché sappiamo che le pillole RU486 si possono ordinare per posta, via internet, come qualsiasi altra sostanza, e vi arrivano a casa… C’è stato un caso clamoroso nel padovano, durante la pandemia: una ragazzina prende la pastiglia e partorisce, scende il feto e lo mette, credo, in giardino. Ai feti nel giardino ci arriviamo dopo. Normalmente, se si prende da casa, il feto finisce nel water.

 

Già quella è un’immagine precisa, che ha una sua diabolicità molto ironica, molto plastica. Prima si parlava un po’ dell’Imago dei, no? Ma in realtà il feto non finisce nel water, nel senso che tu lo vedi lì, sperando che non ci siano anche altri residui, poi tiri l’acqua. E quando tiri l’acqua, dove finisce il feto? Voi sapete che i feti sono ricchi essenzialmente di cellule staminali, di cui vanno a caccia gli atleti, i ricconi di tutti i tipi. alcuni Paesi permettevano, di andare a farsi una bella iniezione di staminali, forse anche embrionali, per il ginocchio, se avevi dei problemi ed eri un campione di qualche sorta.

 

I topi, le rane, i pesci, gli insetti: secondo me i topi sicuramente sono in grado di sentire le staminali, di odorare che quella è carne di prima qualità. Quindi il nostro feto espulso con la RU486 finisce divorato dai topi di fogna, dai pesci e da tutti gli altri animali che potete pensare che stiano nelle fogne. Immaginate: da una parte Gesù bambino, il bue, l’asinello; dall’altra le fogne, con dentro un feto che viene divorato dagli animali più schifosi. Questa è la realtà della RU486. Purtroppo nessuno ve la racconterà mai.

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Ma andiamo oltre. C’è una realtà numerica incontrovertibile, per la quale dobbiamo capire che l’aborto è uno specchietto per le allodole. Se calcoliamo il numero di embrioni uccisi in Italia (nel mondo non ne parliamo), l’aborto non è il primo modo in cui si uccidono gli embrioni. Parlo di quella cosa che non definiscono persona: la Corte Costituzionale nel ’75 diceva che non è persona perché nelle prime settimane no, ma dopo tre settimane e un giorno sì, tre settimane e tre minuti no. Ebbene, è la provetta che uccide più embrioni di tutti.

 

Poi parliamo della provetta, ma aggiungiamo una cosa: non sappiamo bene che cosa siano queste persone fatte in provetta. Non c’è una teologia della provetta, e ci arriviamo, ancora chiara. La riproduzione artificiale è finita nei LEA con la Lorenzin; è finita anche con Zaia come intervento sanitario pubblico, a spese nostre. Questo crea una quantità di embrioni sovrannumerari che fanno la seguente fine. Forse due di questi destini voi li conoscete; un terzo forse ve lo rivelo io per la prima volta oggi.

 

Il primo: gli embrioni vengono scartati, e questa è già una genetica nazista. Vengono guardati al microscopio: questo ha i metaboliti, questo non li ha, questo va via. Nota bene che gli scienziati hanno scoperto negli ultimi anni che alcuni embrioni che sembravano non promettenti poi vengono fuori come bambini normali. Gli scienziati hanno dato loro addirittura un nome, «embrioni mosaico», perché non riescono a concepire che la natura segua piani sconosciuti alla scienza. Idioti.

 

Altri embrioni vengono impiantati ma muoiono nell’impianto. Altri ancora, e questo è il terzo caso (in verità c’è anche un quarto), vengono impiantati e non muoiono. Qui ci sono due diramazioni: o diventano gemelli, oppure diventano chimere. Qualcuno sa cos’è una chimera? Vabbè, non vedo mani alzate. I movimenti pro life che non vi hanno mai parlato della realtà delle cose: la grande produzione di morte di embrioni in Italia, che dovrebbe interessare agli antiabortisti, crea mostri genetici. I due embrioni che sopravvivono si fondono, uno si sottomette all’altro, e viene fuori un essere umano che ha due DNA. In biologia questa si chiama chimera.

 

Ci sono quindi persone che hanno un codice genetico per una parte del corpo, mentre alcuni organi, per esempio l’apparato sessuale, hanno un altro codice genetico. In America ci sono vari casi di persone che non risultano genitori dei propri figli: scoprono di avere un fratello che non hanno mai avuto e mai visto quando salta fuori un test genetico, con la polizia che magari li porta via e li incrimina pure, perché dice: «tu hai rapito questo bambino, il figlio di tuo fratello». In altri casi, peggiori, nelle chimere umane abbiamo la crescita di occhi, capelli, muscoli appena sotto la pelle e sopra le persone. È una condizione che in natura esiste, in alcune scimmie di più, ma che con la fecondazione artificiale, dove butti dentro tutti questi embrioni, viene chiaramente moltiplicata. Anche questo non ce lo dicono.

 

Poi c’è il quarto destino dell’embrione: finire nel limbo dell’azoto liquido. Vengono crioconservati. Voglio notare che siamo in ambiente cattolico e non c’è neanche qui una teologia della crioconservazione: non sappiamo se siano vivi o morti, sono in un limbo vero. Nessuno ci ha mai messo davvero la testa, né a livello filosofico, né soprattutto a livello accademico-religioso. In Italia parliamo di 90-120.000 embrioni conservati: è l’ultima stima, fatta da una brava giornalista che si chiama Gioia Locati, che è andata in giro a prendersi un po’ di numeri. Sono 120.000 embrioni che stanno in azoto liquido in un frigo e non si capisce bene che fine faranno.

 

Qua andiamo veloci. Ci allontaniamo un attimo dall’aborto e arriviamo all’eutanasia, che nella regione in cui siete adesso è un fatto. Voglio farvi notare una cosa che ha un significato particolare. Zaia, che adesso non è più governatore, non è più presidente della Regione, ma è capo della giunta regionale, è stato lui a spingere, in maniera sospetta secondo qualcuno, questa legge. È una persona che viene dalla Lega, da un mondo da cui non ti aspetteresti che faccia il gioco aperto dell’Associazione Luca Coscioni. Ebbene, Zaia, quando è stato eletto nel 2010, in un momento meraviglioso di concordia con i neoeletti governatori della Lombardia, Maroni, e del Piemonte, Cota, tutti della Lega, come prima cosa hanno tolto insieme la RU486 dagli ospedali.

 

Uno si chiede: come riconciliamo questa cosa? Com’è che quello che ha introdotto l’eutanasia in Veneto la settimana scorsa era partito togliendo la RU486 dagli ospedali? La risposta è semplicissima. Dove non c’è un pensiero profondo, dove non c’è una fede, dove non c’è il soprannaturale nel pensiero di chi ci governa, di chi fa scelte qualsiasi, quello che si ottiene per forza è degrado, decadenza e la morte di massa che stiamo vedendo adesso.

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Poi abbiamo visto che la morte va avanti, c’è la predazione degli organi. Qui ha spiegato tutto Alfredo nell’intervento di prima. Non pensiate che questi demoni siano semplicemente una cosa che sta lì in aria: se faccio un incidente stradale, tornando a casa, è molto probabile che debba averci a che fare, nonostante io abbia dichiarato in tutti i modi che non voglio che mi si espiantino gli organi. Che è essenzialmente un altro aborto, di persone più o meno innocenti: forse non innocenti come effetti, ma in alcuni casi sì, anche di più, magari un santo. Può essere squartato. È il permesso di squartare una persona che non lo desidera, una persona più debole. È un altro grande capolavoro del sistema della morte.

 

Andiamo ancora più avanti. Non solo nel Massachusetts, come si diceva prima, c’è stata la firma della legge per l’aborto a termine, cioè fino a nove mesi. Ma c’è anche quello che sta succedendo adesso in Massachusetts, che ritengo veramente uno spartiacque, anche se non abbiamo tempo di parlarne: c’è questa signora che, sotto l’influsso degli psicofarmaci quanto volete, ha strangolato i suoi tre figli, e tutti sono d’accordo, fanno il tifo, dicono che vogliono liberarla.

 

Cito la Pontificia Accademia per la Vita, quella di Paglia, che in un libro dell’anno scorso dice che la procreazione assistita omologa, nelle sue forme, è di per sé una terapia, quindi di fatto è lecita. Una volta, quando si andava dal papa, si controllava che la moglie fosse la moglie, non la seconda moglie. Questi invece che vedete proiettati sono i figli di Musk, tutti fatti in provetta, con il pontefice. Attenzione: Musk vuole l’aumento della popolazione, ma tutta fatta in provetta.

 

Se non lo conoscete, lo conoscerete tra poco, o forse non lo conoscete più: questo è He Jiankui, il cinese che ha fatto le prime due bambine con il CRISPR, con l’ingegneria genetica. Diceva: «Così le ho salvate dall’AIDS, perché ho tolto [il recettore dell’HIV?]». In verità poi si è scoperto, e questo non l’ha detto nessuno, che lo stesso gene genera anche una memoria più forte, quindi ha creato due super bambine.

 

Qui avrei tante cose da dire, ma in verità parliamo essenzialmente di necrocultura. Tutto quello che abbiamo detto è necrocultura, la cultura della morte: abbiamo coniato questa parola. Se parliamo dei feti, succedono tutte queste cose: 34 bambini sepolti nel giardino di una dottoressa in Polonia; un altro caso in Pennsylvania, negli stagni; in Germania ce ne sono state una quantità. C’è tutta questa strana faccenda che riguarda i feti trovati in giro, come questo abbandonato sugli scogli.

 

Gli ultimi minuti li uso per spiegarvi due fenomeni che ho osservato negli anni e a cui non è stata data abbastanza attenzione. Il primo è il caso di Granarolo, a Bologna. Un ragazzo sinti va in un deposito di rifiuti, gestito da altri, si avvicina a dei barili perché probabilmente deve smaltirli, ne apre uno, e ce ne sono parecchi, e salta fuori che nel liquido galleggiano dei feti. Quanti? Non hanno detto: bisogna moltiplicare il numero di feti per i barili.

 

Da dove venissero, anche lì hanno tenuto il riserbo fino alla fine, fino a che non hanno spento completamente la storia, e hanno detto: «Sì, sì, vengono dal Sant’Orsola di Bologna», ospedale importante per la storia dell’aborto, perché ci stanno dei professori particolari. C’era il professor Flamigni che ha fatto anche il primo utero extracorporeo. Questa storia è sparita, eppure ci sono parecchie questioni: ci sono leggi che questa cosa infrange. C’è la legge, per esempio, sull’uso dei cadaveri.

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In verità era questa la cosa per cui probabilmente Alfredo mi aveva chiamato a parlare. Questo è il caso più sconosciuto e secondo me più interessante riguardo ai feti e all’aborto. Se uno segue un po’ le cronache locali (attenzione, non sono cose che finiscono sulle cronache nazionali), quello che accade è che ciclicamente, da quasi trent’anni, saltano fuori storie del genere: si trovano feti imbarattolati, sepolti sottoterra, dove c’è un po’ di verde, sia fuori città sia dentro città.

 

Terlizzi, Bari, 2006, cimitero: trovato sotterrato in modo maldestro un barattolo di vetro contenente un feto maschile di circa tre mesi, conservato in formalina. La Procura di Trani apre un fascicolo per occultamento di cadavere a carico di ignoti, e brancola nel buio ancora adesso.

 

2017, Benevento: rinvenimento di un barattolo di vetro con all’interno un oggetto dalle fattezze di un feto umano, vicino a un fiume, in campagna. Poi i carabinieri, mi sembra, hanno detto: «No, no, era un guanto, ci siamo sbagliati». Perché la notizia, quando esce, finisce su tutti i giornali locali, che vendono più copie così, la mettono in prima pagina, in locandina, e poi salta fuori la smentita. Qualcuno aveva seppellito un guanto dentro un barattolo e sembrava un feto: un guanto a forma di feto, di quelli che non compri neanche su Temu.

 

2017, cimitero di San Marco, Perugia: il custode segnala un barattolo abbandonato in un loculo, con all’interno un probabile feto umano.

 

Torino 2019: un passante ritrova in piazza Benefica un contenitore trasparente con un feto di 10-15 settimane conservato in liquido. I carabinieri indagano, qui, essendo al Nord, si muove anche la magistratura. Poi, come sempre, grande panico negli articoli, e poi salta fuori che il magistrato, secondo Repubblica, avrebbe trovato che il feto veniva dal Sant’Anna. Una volta capito l’ospedale da cui proviene, la storia è finita. Non ci si domanda chi sia la madre, perché sia uscito, come sia uscito dall’ospedale, se è uscito dall’ospedale, per chi sia stato messo lì e perché. Il magistrato dice che al Sant’Anna sono preservati alcuni esemplari anatomici particolarmente significativi dal punto di vista scientifico, con la prospettiva che in futuro possa essere allestito un piccolo museo in cui esporre questo tipo di campioni. Questa è Repubblica, questa è la magistratura italiana più Repubblica: abbiamo trovato un feto, non sappiamo chi è, non sappiamo chi l’ha fatto, non sappiamo come sia uscito dall’ospedale, non sappiamo per chi e perché sia stato messo lì, però ci faremo un museo.

 

2023, Bassano: operazione antidroga tra i cespugli, i carabinieri trovano un feto sepolto. Anche lì succede un’altra cosa: spunta la pista satanica sui giornali, poi sparisce immediatamente. Continuano a saltare fuori questi feti nei barattoli.

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Uno si chiede, e andiamo verso la conclusione, che cos’è questa cosa, e io rispondo come mi rispondo sempre. È chiaro che una società che si decristianizza è una società che si ripaganizza, e il paganesimo, come è stato detto prima, che cos’è? È qualcosa di basato sul sacrificio umano, quindi è chiaro che si torna al sacrificio umano.

 

Tutto quello che abbiamo visto prima è il ritorno al sacrificio umano: l’eutanasia, la morte cerebrale, le provette, tutto quello che volete. Ma perché i barattoli, perché interrarli, perché metterli in giro? Ho solo delle ipotesi.

 

Noi cristiani abbiamo i capitelli. Che cosa sono i capitelli? Sono delle edicole, una specie di segnaposto che irradiano: avete presente le signore che vanno a pregarci nel mese di maggio, dove si fanno le messe. Questi forse sono capitelli del male, capitelli di una realtà che io dico addirittura post satanista, non più satanista. Chi li mette? Chi li fa? Se c’è una regia, perché non sono d’accordo su questa cosa, ma sono tanti casi, sono delle antenne. Stanno dicendo, piazzandole in ogni punto: qui irradiamo l’aborto, perché quelli sono aborti, irradiamo la cultura del male.

 

Questo è tutto quello che avevo da dirvi, pregandovi di combattere la Necrocultura, di combattere questo che abbiamo visto e che non possiamo definire in altro modo che regno sociale di Satana, e di combattere lo Stato moderno.

 

Il nostro Stato vuole dare i funerali di Stato a Emma Bonino, ed è giusto che lo faccia, perché quella è la vera funzione dello Stato: è la vostra morte, è la vostra distruzione. Lo Stato moderno funziona così: è una macchina, non pensa alle persone, pensa al sistema, pensa alla macchina. È per questo che adesso abbraccerà l’intelligenza artificiale per ucciderci.

 

Questo è quanto avevo da dire. Vi ringrazio e mi scuso per aver tardato.

 

Roberto Dal Bosco

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Immagine di lunar caustic via Flickr pubblicata su licenza CC BY 2.0; immagine modificata

 

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Necrocultura

Serial killer a piede libero in Michigan

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La polizia di Lansing, nel Michigan, sta indagando per capire se un serial killer sia responsabile della morte di cinque uomini, i cui corpi sono stati trovati lungo un breve tratto di sentiero fluviale in città nell’ultimo anno.   Le vittime, di età compresa tra i 22 e i 70 anni, erano tutte presumibilmente senzatetto. I loro corpi sono stati rinvenuti lungo un tratto di sentiero di 2,4 km vicino al centro di Lansing tra l’ottobre 2025 e l’agosto 2026.   «Una delle domande che ci vengono poste è: “Abbiamo un serial killer a Lansing?”», ha dichiarato il capo della polizia Robert Backus ai giornalisti durante una recente conferenza stampa. «Quello che vogliamo che il pubblico sappia è che stiamo indagando su tutti questi casi. Sono tutti oggetto di indagine attiva e stiamo valutando l’ipotesi che possano essere casi collegati».

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Quattro vittime presentavano apparenti lesioni al volto da corpo contundente, mentre la quinta è stata accoltellata. Tre decessi sono stati classificati come omicidi, uno resta di natura indeterminata e la causa del quinto non è ancora stata accertata.   Edward Smith è stato accusato di omicidio per l’accoltellamento di Daniel Lusk, 22 anni, avvenuto il 20 agosto, ma la polizia non lo ha ancora collegato agli altri decessi. Un’altra vittima, Louis Woodruff, 57 anni, è stata trovata ferita il 30 agosto, dopo l’arresto di Smith, ed è deceduta il 1° settembre.   Gli inquirenti sospettano che alcuni degli uomini possano essere stati aggrediti di notte mentre erano sdraiati o dormivano, anche se la polizia sottolinea che l’ipotesi non è ancora confermata.   La mancanza di testimoni e la scarsità di filmati di sorveglianza hanno ostacolato le indagini. La polizia ha intensificato i pattugliamenti e ha dispiegato telecamere mobili lungo il percorso, mentre gli assistenti sociali stanno contattando i senzatetto per aiutarli a trovare un alloggio.   Negli Stati Uniti gli omicidi seriali sono rari e rappresentano meno dell’1% di tutti gli omicidi, secondo l’FBI. Uno dei casi più noti degli ultimi anni ha riguardato Rex Heuermann, arrestato nel luglio 2023 in relazione agli omicidi di Gilgo Beach, nello Stato di Nuova York. A giugno è stato condannato all’ergastolo dopo aver ammesso di aver ucciso otto donne.   Il numero di omicidi seriali è calato in modo marcato rispetto al picco tra gli anni Settanta e Novanta, quando negli Stati Uniti si stimavano decine di serial killerri attivi ogni anno. Secondo i database più usati, come quello curato da Radford e Florida Atlantic University, gli episodi sono diminuiti di molto dopo il 1990, e oggi i casi accertati sono una frazione di allora.   Le spiegazioni sono diverse e probabilmente concorrenti. Le tecniche forensi, a partire dal DNA e dalla genealogia genetica, hanno reso molto più rischioso commettere più omicidi senza essere identificati, e hanno permesso di risolvere casi vecchi di decenni. Telecamere, telefoni, pagamenti tracciabili e banche dati condivise tra le polizie hanno ridotto lo spazio per muoversi inosservati. Sono diminuite anche le vittime facili, come autostoppisti e persone che frequentavano luoghi isolati, e c’è stato un calo generale della criminalità violenta, legato in parte a fattori sociali e ambientali.

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Tuttavia, altri osservatori hanno teorie diverse: i serial killer deriverebbero da programmi psicologici militari attivi durante conflitti come quello del Vietnam, come il Phoenix program, che di fatto rendeva i soldati mostri assetati di sangue.   Per questo, ipotizza Renovatio 21, una nuova ondata di assassini seriali è prevedibile con la guerra ucraina.   Nel frattempo dobbiamo avere a che fare con il tempio dei serial killer odierni, cioè l’ospedale: come ripete Renovatio 21, la professione sanitaria è la meta prediletta per l’infiltrazione di serial killer nella società, sia come medici che come infermieri. Nei nosocomi essi, coperti dalla professione ippocratica, possono uccidere quantità di persona a cui l’assassino seriale «di strada» mai può aspirare.  

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Immagine di Tony Webster via Wikimedia pubblicata su licenza Creative Commons Attribution 2.0 Generic  
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Eutanasia

Eutanatizzata dopo essere stata vittima di stupro di gruppo: ecco l’Europa moderna

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La 25 spagnola Noelia Castillo è morta giovedì dopo aver ricevuto farmaci letali in una struttura medica a Sant Pere de Ribes, vicino a Barcellona. Aveva chiesto di essere sola al momento del decesso, sebbene alcuni familiari fossero stati presenti poco prima. Un’amica intima, che sperava di convincerla a cambiare idea, sarebbe stata impedita dall’ospedale di vederla prima.

 

Noelia soffriva di disturbi psichiatrici, tra cui disturbo borderline di personalità, e aveva già tentato il suicidio. Nell’ottobre del 2022, a quanto pare in seguito ad anni di violenze sessuali e a una recente aggressione di gruppo, si gettò da una finestra del quinto piano nel tentativo di togliersi la vita, riportando una paraplegia irreversibile e un dolore cronico. In seguito, le fu riconosciuta una grave disabilità.

 

In un’intervista trasmessa il giorno prima della sua morte, Noelia disse di «non poterne più andare avanti», aggiungendo: «Finalmente ci sono riuscita, quindi vediamo se ora potrò finalmente riposare». Disse anche: «Nessuno della mia famiglia è d’accordo… ma che dire del dolore che ho sofferto in tutti questi anni?».

 

Nell’aprile del 2024, Noelia presentò domanda di eutanasia assistita a un organismo di controllo catalano, che approvò la sua richiesta, ritenendo che soddisfacesse i requisiti di legge. La decisione fu contestata dal padre, rappresentato dallo studio legale cattolico conservatore Abogados Cristianos, il quale sostenne che le condizioni di salute della madre compromettevano la sua capacità di decidere. Il caso passò attraverso diversi tribunali, con la Corte Suprema spagnola che confermò il suo diritto e il rigetto, all’inizio di questo mese, di un ultimo ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

 

Come riportato da Renovatio 21, non solo il Regno di Spagna ha spalancato le porte alla «dolce morte» (con anni di ampie discussioni anche sull’uccisione dei disabili), ma la regione autonoma della Catalonia – creatasi in opposizione separatista a Madrid e quindi al supposto re cattolico – è divenuto in questi anni patria del fondamentalismo eutanasico, con casi davvero grotteschi, come quello dell’assassino stragista che chiede, lamentando il dolore, di essere ucciso prima ancora di venir giudicato definitivamente.

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La stampa spagnuola descritto Noelia come una delle persone più giovani ad essersi sottoposta all’eutanasia nel Paese, che ha legalizzato la pratica nel 2021. La Spagna è uno dei diversi Stati europei che consentono il suicidio assistito per gli adulti affetti da malattie gravi e incurabili o da gravi sofferenze, a determinate condizioni. Secondo i dati del Ministero della Salute, alla fine del 2024 un totale di 1.123 persone si erano sottoposte alla procedura.

 

Il caso di Noelia , il primo in Spagna ad essere portato davanti a un giudice per pronunciarsi sull’eutanasia, ha attirato l’attenzione di tutto il Paese, alimentando il dibattito, anche tra esperti medici ed etici. Alcuni specialisti hanno dichiarato ad ABC che il caso soddisfaceva i criteri legali per la morte assistita, mentre altri lo hanno descritto come «un fallimento della società e della medicina», sollevando dubbi sulla sua capacità mentale e sul fatto che le opzioni terapeutiche alternative fossero state pienamente esplorate.

 

In un post su X, confermando la morte di Castillo, lo studio legale Abogados Cristianos ha chiesto modifiche alla legge, affermando che non tutela le persone vulnerabili. La sua presidente, Polonia Castellanos, ha scritto che «Noelia non è morta, è stata GIUSTIZIATA», criticando quella che ha definito una mancanza di cure adeguate e sostenendo che la morte non dovrebbe essere una soluzione per i giovani.

 

La vicenda offre un quadretto chiarissimo di cosa sta diventando l’Europa: una terra di degradazione e morte. La Necrocultura permette a chiunque di farsi uccidere dallo Stato moderno, mentre quest’ultimo importa milioni di immigrati che aumenteranno stupri e violenza. Un meccanismo perfetto di disintegrazione dell’essere umano: più attacchi alla dignità umana, più morte.

 

Mettiamocelo in testa: è questo quello che esattamente vuole lo Stato moderno, che altro non è che una macchina di morte programmata contro l’essere umano.

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Immagine screenshot da YouTube

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