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Feto trovato in uno stagno. Chi ce lo ha messo? E soprattutto: perché?

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Leesburg è storica cittadina di 40 mila abitanti nello Stato americano della Virginia. Si trova vicino al fiume Potomac, quello che passa per la capitale Washington.

 

Leesburg è il capoluogo di contea della contea di Loudoun – praticamente omonima della piccolo paesino francese che nel Seicento fu teatro della possessione di massa delle suore di un convento, da cui il romanzo I diavoli di Loudun di Aldous Huxley – il luogo finito nelle cronache negli scorsi mesi per il clamore seguito alle presunte molestie sessuali subite da una ragazzina adolescente in un «bagno transgender» ad opera di uno studente transessuale. Lo scandalo si moltiplicò quando la repressione si abbattè sui genitori che protestavano negli incontri con i dirigenti della scuola, con il padre della giovane vittima arrestato dalla polizia durante un meeting.

 

Lo scorso 12 marzo il dipartimento di polizia locale della piccola città americana ha emanato un comunicato stampa agghiacciante.

 

Vi si dichiara che l’11 marzo, «il dipartimento di polizia di Leesburg è stato allertato intorno alle 16:33 da un membro della comunità che ha scoperto il corpo di un feto a termine nello stagno dietro Park Gate Drive, a Leesburg». L’espressione inglese usata per il bambino, «late term», indica un bambino nato tra 41 settimane e 0 giorni e 41 settimane e 6 giorni.

 

Il feto è stato trasportato all’ufficio del capo medico legale della Virginia per l’autopsia.

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«Questa è una situazione profondamente tragica», ha detto il capo della polizia di Leesburg, Thea Pirnat. «Esortiamo chiunque abbia informazioni a farsi avanti, non solo per il bene delle indagini, ma anche per garantire che a chi ne ha bisogno ricevano cure e servizi medici adeguati».

 

La polizia ha anche ricordato alla gente del luogo le risorse disponibili per le donne incinte, inclusa l’opzione per la consegna sicura e anonima dei neonati secondo le leggi Safe Haven della Virginia, con le quali i genitori possono consegnare il proprio bambino se ha 30 giorni o meno, insomma come si faceva un tempo con la ruota degli esposti.

 

«La legge fornisce protezione dalla responsabilità penale e civile in alcuni procedimenti penali e procedimenti civili per i genitori che consegnano in sicurezza i loro bambini», dichiara il dipartimento. «La legge consente a un genitore di rivendicare una difesa affermativa davanti all’accusa se l’accusa si basa esclusivamente sul fatto che il genitore ha lasciato il bambino in un luogo sicuro designato».

 

«L’indagine viene trattata con la massima serietà e sensibilità» afferma il dipartimento nel comunicato. Per il resto, vista la mancanza di aggiornamenti sul caso, possiamo forse usare la famosa espressione giornalistica: la polizia brancola nel buio.

 

La verità è che, con grande probabilità, non si farà molto per risalire a chi ha abbandonato al bambino – anche se, a pensarci, la genetica di consumo in voga negli USA, con cui si stanno prendendo serial killer che l’avevano fatta franca per decenni, potrebbe aiutare ad avvicinarsi quantomeno ai genitori del piccolo.

 

Il vescovo della diocesi di Arlington Michael F. Burbidge ha espresso «grande dolore» per la scoperta. «Esorto i fedeli della diocesi e tutte le persone di buona volontà ad unirsi a me nella preghiera per la madre del bambino e per chiunque sia coinvolto in questo incidente».

 

Il problema è che chiunque in questo caso parte con un’idea che, per quanto non dimostrata, è persistente: si tratta di un caso di degrado, un segno orrendo di disagio sociale, un effetto del livello di bassezza cui è sprofondata la società… Cose così. Inevitabile, a questo punto, che salti fuori anche quello che dice che con l’aborto si risolveva tutto. È il tema dell’antica canzone di Elio e le Storie Tese: Cassonetto differenziato per il frutto del peccato.

 

Eccerto, se il bambino veniva fatto a pezzi nel grembo materno, gli sarebbe stato risparmiato di finire in uno stagno. La minuta voce utilitarista dentro ogni cittadino sincero-democratico dice: così non soffriva. In verità, in tanti, specie se interessati al mantenimento dell’establishment, vorrebbero dire che, uccidendolo semplicemente prima grazie alle leggi feticide, ci risparmiavamo l’orrore, lo scandalo, i quindici minuti di destabilizzazione sociale conseguenti all’orripilante scoperta.

 

Crediamo che ci sia la possibilità che si sbaglino tutti: polizia, abortisti, vescovi, pro-life pregatori vari. Potrebbe essere che si stiano ponendo la domanda sbagliata. Potrebbe essere che stiano guardando al dito invece che alla luna. Perché su Renovatio 21 stiamo, da tempo, sviluppando l’idea che tali ritrovamenti, che avvengono di continuo in tante parti del mondo, non siano casuali, e nemmeno siano tutti scaturigini del degrado sociale della società odierna.

 

Abbiamo sotto gli occhi tanti strani casi italiani, di cui da tempo stiamo tentando di iniziare un censimento.

 

Per esempio, nell’aprile 2006 a Terlizzi (provincia di Bari), in un cimitero, trovano sotterrato maldestramente un feto di sesso maschile di tre mesi: il bambino è inserito in un barattolo di vetro.

 

Nel 2017 in provincia di Benevento, i carabinieri del comando provinciale trovano «un barattolo in vetro, con all’interno un oggetto dalle presunte fattezze di un feto umano» che sarebbe stata messa, anche qui, nel verde, «in un’area prospiciente il fiume Calore, seminascosto dietro un terrapieno». Poco dopo, rientra tutto: si trattava di «due guanti in tessuto, avvolti tra loro con dello spago che erano stati riempiti con una sostanza spugnosa» scrivono i giornali. Insomma, uno «stupido scherzo», dissero. Caso chiuso.

 

A metà novembre 2019, in uno spazio verde di Piazza Benfica, a Torino, un signore che porta a passeggio un cane si accorge che qualcuno aveva messo lì un contenitore con all’interno, visibile nel liquido trasparente di conservazione, un feto embrionale. Dal primo esame svolto all’epoca dei sanitari fu detto che il feto aveva tra le 10 e le 15 settimane. Mesi dopo il Pubblico Ministero chiederà l’archiviazione. I giornali dicono che «il giallo è risolto» perché il feto risalirebbe ad almeno vent’anni prima. Ciò ovviamente non spiega nulla, ma basta trasmettere al lettore sincero-democratico che va tutto bene. Circolare, niente da vedere qui.

 

Giugno 2023, Bassano del Grappa, provincia di Vicenza: in una zona di campagna i carabinieri, secondo quanto riportato, stavano conducendo un’operazione antidroga, andando a cercare luoghi dove gli spacciatori potrebbero nascondere gli stupefacenti. Durante il setaccio, dietro un cespuglio, gli agenti scoprono un barattolo, con dentro un essere umano grande quanto il palmo di una mano. Un feto di sei mesi, conservato in un liquido che probabilmente è formalina. I giornali locali parlano di «ipotesi di riti satanici», ma come sempre, l’eterna «pista del satanismo» va a sparire dopo pochi giorni, come tutta la storia.

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Poi giace da qualche parte, enorme e dimenticato, il caso di Granarolo. Febbraio 2022: un ragazzo che recupera ferro vecchio e altri materiali nelle industrie si reca presso un capannone per eseguire una raccolta. Gli viene detto di portare via anche dei bidoni gialli, sono una quarantina, tutti accatastati lungo un muro, tra altri rifiuti. Il suo compito sarebbe di «smaltirli da qualche parte». Lui ne apre uno: è pieno di un liquido di colore verde. Dentro vi galleggia un feto umano. Il ragazzo si spaventa. Filma la situazione, poi chiama la polizia. Sembra di capire, quindi, che di feti mica ce ne era solo uno: forse che tutti quei bidoni gialli contenevano feti? Da dove provenivano? Di chi erano figli? Cosa ci facevano lì… quanti erano?

 

Come avevamo predetto su queste colonne, anche questa storia di feti abbandonati sparisce immediatamente dai radar. Non ci è chiaro cosa abbiamo fatto le autorità, se una qualche ricostruzione è stata data: avevano detto che forse centravano musei e università, ma era davvero così? Qualche responsabilità è stata assegnata? Qualche indagine è stata conclusa? Stiamo cercando, ma sembra proprio che, come avevamo preconizzato, notizie sulla vicenda non sono state più date – nel disinteresse totale di curia, politici locali, ebetudine pro-life organizzata varia. Va così.

 

Ora, il pensiero che stiamo sviluppando è quello per cui tutti questi casi di feti «abbandonati» non siano effetti casuali del disagio sociale. Potrebbe essere, invece, parti di un disegno «religioso» con forme e dimensioni ancora sconosciute. I feti non sono lasciati lì per caso: sembrano, in molti di questi casi, disposti appositamente, secondo regole precise, forse geografiche, ambientali.

 

Ci aveva colpito, ad esempio, che in Italia i bambini imbarattolati venissero trovati per lo più nel verde, in mezzo al nulla: cespugli, aiuole, campagne, lungo argine. Un po’ come il feto di Leesburg, trovato non in una fogna, ma in un placido specchio d’acqua, tra i verdi giardini delle casette residenziali lì attorno.

 

Renovatio 21 aveva fatto delle ipotesi: la società post-cristiana è in realtà divenuta anche post-satanista, dove il satanismo non più legato a messe nere e formule magiche varie, ma innestata invece nel discorso dei «diritti umani», come il feticidio e i rapporti contronatura, ora divenuti legge dello Stato moderno. Il caso del Tempio di Satana, che vuole aprire cliniche abortiste in nome della libertà religiosa, costruisce altari satanici da piazzare a Natale nei Palazzi del potere e organizza festoni satanici con green pass e mascherina obbligatori, va in questa direzione.

 

Ma quindi, perché la disseminazione dei feti?

 

Abbiamo pensato che forse, la disposizione di questi feti potrebbe suggerire che li si voglia nascondere, come si fa con gli amuleti maledetti affinché persistano la loro funzione contro la vittima: sepolti nell’erba, occultati, ma presenti nella loro drammatica verità. Delle bandierine dell’universo post-satanista, delle «antenne» con la loro funzione: reliquie occulte, ripetitori del messaggio, dell’energia del Male.

 

Un feto a termine ucciso e impiantato nel territorio può volere dire: qui si fa l’aborto. E il fatto che nel caso della Virginia si trattasse di un bambino late term, potrebbe fare pensare qualcuno: nel grande paradosso del presente americano, la Corte Suprema elimina l’aborto come diritto federale mentre una parte della politica parla apertamente di late term abortion, cioè della possibilità di abortire fino al momento della nascita, o pure dopo.

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Se vuole essere un segnale politico per la situazione attuale, il bambino a termine ucciso nello stagno offre un messaggio chiarissimo. Continueremo, andremo avanti anche con l’età dei sacrificandi. Questa terra è nostra.

 

Non è sbagliato pensare che, in questo piano metafisico, vi sia chi all’aborto dedica riti occulti – perché esso è la porta ideale per il ritorno del sacrificio umano, l’inversione definitiva della religione divina, per cui non è più Dio che si sacrifica per l’uomo (come sulla Santa Croce, come nella Santa Messa), ma l’uomo che si sacrifica per gli dei dei pagani – i quali sono, come dice il Salmo, tutti demòni.

 

Il sacrificio umano è, per il momento, illegale, l’aborto no – ed ecco che quindi che essi devono proteggerlo ad ogni costo, attendendo che la fetta superiore del panino, l’eutanasia, scenda giù schiacciando noi in mezzo, fino a rendere l’intera popolazione sacrificabile in ogni momento. Fino a disintegrare una volta per tutte la dignità umana, e rendere la vita spendibile, sprecabile a piacimento. Fino al Regno Sociale di Satana.

 

Vorremmo andare oltre. Stiamo tentando di raccogliere materiale per farci un’idea sui continui casi dei feti nei cassonetti che funestavano in passato le cronache italiane. Forse non era esattamente come pensavamo. Forse anche lì si trattava di un messaggio, della disposizione di antenne oscure, della diffusione del segnale dell’Inferno.

 

Quando avremo tempo, ce ne occuperemo.

 

Nel frattempo, preghiamo il lettore: dai gruppi che vi parlano di difesa della vita, di lotta contro l’aborto – magari chiedendovi con automatica insistenza dei danari – state alla larga.

 

Con evidenza, non hanno capito nulla di quello che sta accadendo. La loro funzione, forse, è proprio quella di farci continuare a non comprendere forme e proporzioni di questa guerra occulta.

 

Roberto Dal Bosco

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Immagine su licenza Envato, rielaborata

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Il ranch di Epstein esorcizzato per tre giorni da un prete cattolico tradizionalista

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Una famiglia texana che ha acquistato lo Zorro Ranch di Jeffrey Epstein nel Nuovo Messico ha fatto esorcizzare la proprietà da un sacerdote cattolico tradizionalista. Lo riporta LifeSite.   «Abbiamo fatto arrivare un esorcista dall’Ohio, un prete che celebra la messa in latino, e ci sono voluti tre giorni solo per esorcizzare ogni singolo angolo della proprietà», ha dichiarato Devin Huffines all’emmittente statunitense Newsmax.   Devin è uno dei cinque figli di Don Huffines, il magnate immobiliare di Dallas e revisore dei conti del Texas che ha acquistato la proprietà. «Siamo cattolici praticanti. L’aspetto spirituale di questa vicenda è reale per noi: demoni e diavoli», ha spiegato Devin.

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Diverse donne hanno affermato di essere state abusate sessualmente da Epstein nel suo ranch. Devin ha dichiarato che inizialmente alcuni membri della sua famiglia si erano mostrati riluttanti all’idea di acquisire il ranch del noto trafficante sessuale e finanziere.   «Tutte le ragazze e mia madre dicevano assolutamente no. Impossibile. Non si può fare. È, sai, disgustoso», ha detto Huffines. Tuttavia, essere rassicurati sul fatto che il denaro ricavato dall’acquisto sarebbe andato alle vittime di Epstein ha contribuito a tranquillizzarle, ha suggerito.   «Alla fine abbiamo pensato che fosse un’opportunità irripetibile, un affare unico», ha detto. Don Huffines acquistò lo Zorro Ranch nel 2023 tramite una società a responsabilità limitata (LLC) e lo ribattezzò San Rafael Ranch. In un’intervista con One America News Network, Huffines spiegò di aver scelto questo nome perché San Rafael è conosciuto come l’angelo della guarigione. Il suo nome significa letteralmente «Dio guarisce».   Dopo che la notizia del cambio di proprietà è stata resa pubblica dal quotidiano The New Mexican a febbraio, la famiglia Huffines ha annunciato l’intenzione di utilizzare la proprietà come centro di ritiro spirituale cristiano.   A febbraio, il Dipartimento di Giustizia del Nuovo Messico ha riaperto un’indagine penale su presunte attività criminali presso lo Zorro Ranch e, con il consenso della famiglia Huffine, ha perquisito la proprietà per due giorni a marzo.   Devin Huffines ha dichiarato a Newsmax che «sembrava che fossero arrivati 60 detective» che «hanno messo a soqquadro il posto» utilizzando «radar a penetrazione del terreno, droni termici, cani addestrati alla ricerca di cadaveri e termocamere installate nelle pareti». Huffines ha detto di aver riflettuto su quale male potesse essersi consumato nella proprietà al suo arrivo.   «Mi è subito venuto in mente, fin dal primo momento, la prima volta che ho visto questo posto: “È successo qualcosa qui dentro?”», ha raccontato a Newsmax.   «Ma la terra non è malvagia. Il settore immobiliare non è malvagio. Non commette crimini. Non pecca. È solo un immobile. È solo un terreno. È solo un edificio, e questo è un edificio di livello mondiale», ha aggiunto Huffines.

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Lo Huffines ha affermato che la sua famiglia intendeva utilizzare il ranch come centro di ritiro cristiano, dove «molta luce avrebbe brillato nell’oscurità». Il centro di ritiro comprenderà «capanne per la preghiera e il digiuno» e offrirà opportunità per la pesca, la caccia, un poligono di tiro e l’equitazione.   I coniugi Huffines stanno progettando un nuovo cancello d’ingresso per il ranch che reciterà la scritta «Tutti coloro che vengono nel nome del Signore sono benvenuti».   Gli esorcismi di case particolari hanno spesso raggiunte le cronache americane.   Come riportato da Renovatio 21, dopo l’aggressione brutale del marito nella loro casa di San Francisco, si disse che l’ex speaker democratica della Camera Nancy Pelosi chiamò l’esorcista.   Una voce del genere era circolata anche riguardo a Melania Trump, che avrebbe fatto esorcizzare la stessa Casa Bianca al momento dell’insediamento del marito.

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 Immagine di pubblico dominio CC0 via Flickr  
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Il Giappone moderno e la sua laicità apparente: dentro le nuove religioni nipponiche

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Durante gli anni della scuola dell’obbligo, ogni cittadino giapponese sente ribadire più volte dagli insegnanti il concetto che il Giappone è uno Stato laico dove vige una completa separazione tra religione e politica.

 

È facile intuire come questo sia il risultato del pesante lavoro operato sulle istituzioni statali nipponiche dall’occupante statunitense negli anni del dopoguerra.

 

Gli americani avevano la necessità di annichilire l’identità nazionale delle nazioni sconfitte, andava quindi reciso il legame tra la religione indigena (il cosidetto shinto) e lo Stato giapponese.

 

Lo shinto era infatti divenuto unica religione di stato con la restaurazione Meiji del 1868, in seguito alla quale i sacerdoti erano passati a essere direttamente funzionari dello Stato che, va ricordato, aveva alla sua testa l’imperatore, discendente diretto della dea del sole Amaterasu No Omikami. Ma sto semplificando per brevità.

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Con la tragedia della Seconda Guerra Mondiale e la conseguente occupazione gringa, tutto questo finisce teoricamente in soffitta e il Giappone diventa uno stato moderno ancora più laico dell’Occidente, allora non ancora del tutto scristianizzato.

 

Prima dell’era Meiji (1868-1912), la religiosità giapponese ruotava attorno al sincretismo tra l’animismo indigeno dello shinto e le varie correnti del buddismo che hanno raggiunto il paese del sol levante nel corso dei secoli. A questi due assi principali del sincretismo giapponese si sono agglutinate innumerevoli altre influenze culturali e religiose di cui oggi le persone hanno più o meno poca contezza: confucianesimo, scampoli di influenze indiane (veicolate dal buddismo ma presenti in forma autonoma: ad esempio negli shichifukujin, i sette dei della fortuna), sciamanesimo e altro ancora.

 

Gli shichifukujin (七福神), le sette divinità della fortuna del folclore e della spiritualità giapponesi, venerate per aver aiuto nella vita di tutti i giorni e per ottenere benefizi pratici.

 

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La pratica religiosa ha assunto però nel corso dei secoli una forma sempre meno vincolante e vissuta il più delle volte in forma personale e non collettiva, fatta eccezione per le feste di templi e santuari. Questa transizione viene spesso attribuita all’interpretazione del buddismo sviluppata dalla corrente Tendai, sorta in Giappone su emulazione degli insegnamentio cinesi del Tiāntái attorno all”800 d.C. Sulla questione tornerò su in futuro.

 

Detto in soldoni, la concezione religiosa dei giapponesi contemporanei può ricordare quella degli italiani post-cattolici di oggi: vai a pregare in Chiesa quando hai bisogno di qualcosa, fai battezzare i bambini perché si fa così (qui in Giappone c’è la cerimonia dello shichigosan che può essere paragonabile), il funerale si fa perché «vai a sapere se dopo c’è qualcosa», «se vado nel tempio di un’altra religione, prego anche lì. Non si sa mai», «non può avere ragione solo una religione, no? Allora gli altri sono tutti scemi?». Il repertorio lo conoscete, immagino.

 

Il Giappone ha rifiutato Cristo proibendo il Cattolicesimo e sterminandone i credenti, l’Italia ha seguito un altro percorso, ma il risultato cambia poco.

 

Manifesto mette in guardia contro le nuove propaggini di Aum Shinrikyo, la setta del guru giustiziato Shoko Asahara cheche negli anni Novanta mise il gas nervino nella metropolitana di Tokyo.

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Quindi il Giappone è laico, laico, laicissimo e molti giapponesi si ritengono non religiosi, se non addiritura atei.

 

Il problema è che un numero di giapponesi che oscilla tra il 10% e il 20% della popolazione (si può azzardare la cifra di venti milioni di persone, un giapponese su sei, ma non esistono dati statistici ufficiali) è fedele, spesso in maniera assai entusiastica e devota, di una delle cosidette nuove religioni giapponesi (新興宗教, shinkoshukyo).

 

I grandi cambiamenti dovuti alla restaurazione Meiji e alla fulminea modernizzazione del paese, sono stati infatti accompagnati dalla nascita di una miriade di nuove religioni (per lo più di derivazione buddista e shinto, anche se non mancano religioni fondate da sciamane e guru vari), inizialmente poco gradite al potere centrale. Lo stesso fenomeno si è ripetuto nel dopoguerra: questo processo è stato definito ironicamente «l’ora di punta degli dei», a causa del gran numero di nuovi culti apparsi all’improvviso.

 

Per il turista che viene in Giappone questo è probabilmente un fenomeno invisibile (fatta eccezione per la Soka Gakkai, che da abbastanza nell’occhio anche in Italia), benchè se lo trovi proprio davanti agli occhi.

 

Siete stati al tempio Sensoji di Asakusa? Probabilmente vi sono sfuggiti i grandi palazzi di proprietà della religione GLA (ci sono grosse scritte GLA dappertutto, GLA sta per «God Light Association»), dove ogni membro mira all’«autorealizzazione» e all’«armonia mondiale», incarnando la luce di Dio in questo mondo.

 

Quartier Generale della God’s Light Association, Asakusa, via Wikimedia CC0

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Avete visitato il TeamLab Borderless a Azabudai Hills, in mezzo a Tokyo? Quell’edificio enorme a forma di piramide obliqua che si trova nei pressi è lo Shakaden, il tempio della Reiyukai, che possiede tutto l’isolato. La Reiyukai, fondata nel 2019, è un nuovo movimento buddista senza sacerdoti, fatto di soli laici, ispirato al buddismo Nichiren ma non affiliato ad alcuna altra setta maggiore.

 

 

 

Siete passati con la linea Sobu per il quartiere di Shinanomachi, a Tokyo? È il quartiere della Soka Gakkai. Non credo vi sia bisogno di presentazioni, visto del successo di cui gode pure in Italia, ancora dai tempi di Roberto Baggio. In Italia l’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai riceve i fondi dell’8 per mille dal 2020. A seguito dell’Intesa con lo Stato italiano siglata nel 2016, i primi fondi sono stati erogati ufficialmente a giugno di sei anni fa. Questo qui sotto è uno dei suoi palazzi in madrepatria.

 

Sede della Soka Gakkai a Shinanomachi, via Wikimedia CC0

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Magari avete fatto una tappa a Takayama, sulle alpi Giapponesi? Quell’enorme tempio bianco e dorato con un fiore di loto sul tetto è la sede della Sukyo Mahikari («Principi universali Vera Luce»), presente in ben 100 Paesi. Afferma che lo scopo dell’organizzazione è aiutare le persone a migliorare la qualità della loro vita e a raggiungere la felicità praticando principi universali, nonché un metodo di purificazione spirituale chiamato «l’arte della Vera Luce», che avrebbe poteri taumaturgici. Ex membri hanno incredibilmente lanciato accuse a base dei famosi Protocolli…

 

Tempio Sukyo Mahikari a Takayama

 

In stazione a Nara, dopo essere fuggiti dai cervi famelici, avete visto i cartelli che indicavano un treno per Tenri? Bene, Tenri è la città della Tenrikyo. L’obiettivo spirituale ultimo del Tenrikyo è la costruzione del Kanrodai, una colonna divinamente designata come axis mundi , e la corretta esecuzione di un rituale detto Kagura attorno al Kanrodai, che porterà alla salvezza di tutti gli esseri umani.

 

Tempio Tenrikyo a Nara, immagine di Singularity via Wikimedia CC BY-SA 4.0

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E se in giro per il Giappone avete visto delle tamarrissime facciate neoclassiche con la scritta Happy Science, allora avete visto alcune sedi della Kofuku No Kagaku, la «Scienza della felicità» (che ha pure un suo partito politico). Happy Science venera una divinità chiamata «El Cantare», che credono essere il «dio Supremo della Terra, il signore di tutti gli dei». Credono che questo essere sia nato sulla Terra 330 milioni di anni fa e che sia la stessa entità venerata in diversi momenti come Elohim, Odino, Thoth, Ophealis (Osiride), Ermes e Buddha Shakyamuni, con il fondatore Ryuho Okawa, un ex trader di Wall street, considerato come incarnazione attuale ed essere supremo venuto da Venere.

 

Palazzo del Kofuku no Kagaku, Immagine di Nesnad via Wikimedia CC BY-SA 3.0

 

Non mancano ovviamente le nuove religioni provenienti dalla potenza occupante: mormoni, Testimoni di Geova, Scientology…

 

Palazzo di Scientology a Tokyo, via Wikimedia CC0

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Questi sono solo alcuni esempi, per darvi un’idea delle dimensioni del fenomeno.

 

La presunta laicità della politica giapponese è stata costretta a gettare la maschera in occasione dell’omicidio dell’ex primo ministro Shinzo Abe, nel 2022. L’assassino ha infatti dichiarato di avere compiuto il crimine per attirare l’attenzione sui legami tra il partito di Abe (Jiminto, i liberal-democratici, al potere praticamente per tutto il dopoguerra) e la Chiesa dell’Unificazione del reverendo Moon, nota in Italia per le vicende legate a monsignor Milingo.

 

Se si considera che la coalizione di governo all’epoca era formata dai liberal-democratici amici dei Moonies e dal Komeito, il partito della Soka Gakkai, è facile capire come la laicità di stato giapponese sia tale solo sula carta.

 

Con buona pace degli occupanti yankee, e del loro semplicismo tipico, eliminare la religione dalla vita quotidiana dei giapponesi pare non essere un compito tanto facile da assolvere.

 

L’intolleranza dei giapponesi non affiliati ad alcuna religione nei confronti delle organizzazioni religiose (ivi comprese quelle tradizionali) è una tendenza che va tenuta d’occhio perché potrebbe avere ricadute sulla politica futura del Paese. Potenzialmente anche su noi Cattolici.

 

Taro Negishi

Corrispondente di Renovatio 21 dal Giappone

 

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Immagini originali © Renovatio 21

 

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Danza di guerra pagana azteca invade il santuario della cattedrale cattolica

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L’Arcidiocesi di Los Angeles ha autorizzato lo svolgimento di un concerto di una «Misa Azteca» («Messa Azteca»), che ha incluso musica, danze e poesie azteche pagane, nella Cattedrale di Nostra Signora degli Angeli il mese scorso. Lo riporta LifeSiteNews.   L’evento sacrilego del 27 giugno, svoltosi nella chiesa madre della più grande arcidiocesi degli Stati Uniti, ha unito la musica sacra della Messa cattolica, come il solenne canto del Kyrie e l’Ite Missa Est, a ritmi aztechi pagani e strumenti indigeni che accompagnavano l’orchestra della cattedrale.   L’evento ha incluso anche danze di guerra azteche eseguite vicino all’altare, con i danzatori vestiti in modo immodesto, e poesie Nahua.   Joseph Julian Gonzalez, compositore della «Misa Azteca», ha affermato che la composizione della Messa nacque dalla sua devozione alla Madonna di Guadalupe e ricordò di essersi sentito ispirato a scriverla dopo che il Kyrie della Messa solenne, eseguito con un ritmo di danza azteca, gli era balzato in testa, credendo che si trattasse di «ispirazione divina».   «È meraviglioso il modo in cui Dio ha voluto davvero portare a sé tutte le persone, compresi gli indigeni», ha detto González. «Arricchisce la nostra conoscenza dell’evento di Guadalupe e arricchisce il nostro cattolicesimo».    

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È stato notato che l’affermazione di González secondo cui la devozione alla Madonna di Guadalupe avrebbe ispirato la creazione di questa composizione è profondamente ironica, dato che la Madonna apparve a San Juan Diego per convertire gli Aztechi e altri popoli indigeni del Nuovo Mondo alla fede cattolica.   Nonostante il chiaro insegnamento della Chiesa, il sincretismo si è diffuso in molte chiese cattoliche del mondo negli ultimi decenni. L’episodio forse più scandaloso si è verificato durante il Sinodo sull’Amazzonia del 2019, quando una cerimonia in onore della «dea» andina della fertilità, Pachamama, si è tenuta nei Giardini Vaticani alla presenza di Papa Francesco, cardinali, vescovi e sacerdoti.   Un gruppo, tra cui frati francescani, si è inginocchiato e prostrato, con la fronte a terra, davanti a due statue lignee di Pachamama. Il rito è stato guidato da una donna con il volto dipinto e un copricapo, che in seguito si è recata da Papa Francesco e gli ha messo degli anelli al dito. Una seconda donna gli ha portato una statua di Pachamama, e Francesco si è fatto il segno della croce davanti ad essa, l’ha benedetta e l’ha presa in dono dalla donna.   Dopo la cerimonia, le statue di Pachamama furono portate in processione nell’Aula Paolo VI, dove il papa, i cardinali e i vescovi si riunirono per discutere del Sinodo sull’Amazzonia. Successivamente, la statua di Pachamama fu portata in processione nella Basilica di San Pietro, dove, ancora una volta, il papa e i cardinali si riunirono intorno ad essa in preghiera.   Questa «messa azteca» segue la «messa maya», un rito oramai ufficializzato dal Vaticano. Al contempo, Bergoglio avviò la «fase sperimentale» di un ulteriore «rito amazzonico» due anni fa. Il rito amazzonico è un prodotto del controverso Sinodo dell’Amazzonia. Tra le numerose proposte sollevate dal suo documento finale ci sono l’apertura dello stato clericale alle donne e l’ammissione degli uomini sposati al sacerdozio, nel tentativo di rendere la Chiesa più attraente per i cattolici della regione.   Va rilevato come il paganesimo verso cui ora sembra volgersi la Chiesa di Roma nn è quello classico mediterraneo ed europeo, in grande parte finito assimilato, ma quello delle Americhe, che come noto era fatto di riti assassini massivi. La tendenza alla ripaganizzazione precolombiana non interessa solo la neochiesa conciliare.   Come riportato da Renovatio 21, curiosamente al World Economic Forum di Davos dello scorso gennaio si è avuto un momento inquietante quando sul palco è stata chiamata a «benedire» i potenti globali lì riunitisi uno sciamano-donna dell’Amazzonia. Curiosa coincidenza, o corrispondenza di amorosi sensi: lo sciamanesimo amazzonico interessa parallelamente, e concretamente, sia l’élite mondialista che le riforme vaticane…   Ci troviamo ancora una volta dinanzi a quello che Renovatio 21 a più riprese ha definito catto-paganesimo papaleadulterazione idolatrica se non demoniaca del rito spinta dallo stesso vertice del papato.   La chiesa dirige decisamente verso il ritorno del sacrificio umano per gli dèi – cioè l’esatto contrario della Santa Messa, che è il sacrificio divino, il sacrificio di Dio, per gli uomini.  

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